Santa Maria delle Grazie

 storia e manifestazioni

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Il convento della Madonna delle Grazie e la 

Via Crucis di San Leonardo da Porto Maurizio

di Vittorio Del Duca

Il complesso della chiesa della Madonna delle Grazie e dell’annesso convento fu edificato nel 1562 in una boscosa collinetta della Conca di Suso a spese della nobile famiglia di Sebastiano Baratta e donato dai suoi eredi all’Ordine dei frati minori Cappuccini.

Qui, lontano dalla palude pontina il clima era salubre e un bosco lussureggiante insieme ad alcune sorgenti offrivano al convento un’atmosfera di grande fascino.

I Cappuccini detennero la chiesa per circa 40 anni, cioè fino al 1602, quando decisero di trasferirsi sul paese in un convento circondato di mura con ameno bosco edificato l’anno prima dal nobile setino Giovanni Pilorci cavaliere. de’ ss. Maurizio e Lazzaro[1], come ringraziamento per il miracoloso rinvenimento di due suoi figli, smarritisi nella fitta boscaglia chiamata ancora oggi La Macchia, a lato della quale edificò il convento con la chiesa di San Francesco[2].

La chiesa della Madonna delle Grazie ed il piccolo convento furono invece affidati alle cure dei Frati minori Riformati, detti Zoccolanti per via dei loro zoccoli, che ne presero possesso il 18 maggio 1614 ristrutturandolo secondo lo stile e le esigenze della Riformella francescana, ovvero il movimento amadeita[3] artefice di una riforma basata sulla rigidità della Regola, segnata dalla predicazione della povertà, dalla penitenza e dalla contemplazione, irrobustita dalla "spiritualità del ritiro", che dette origine ad una nuova famiglia francescana con il centro propulsore a Roma, nel convento di San Bonaventura al Palatino.

Fu in questo convento di Roma che si formo’ l’apostolo della Via Crucis San Leonardo da Porto Maurizio (1676 – 1750) ritenuto da Sant’Alfonso de’ Liguori  il più grande predicatore del XVII secolo e fu nel Convento di Santa Maria delle Grazie che San Carlo da Sezze (1613-70 ) iniziò il suo cammino spirituale attraverso la confessione e la preghiera, come più tardi fece pure il venerabile frà Bonifacio, morto nel 1799[4].

Della ristrutturazione e forse dell’ampliamento dell’intero complesso del convento di Santa Maria delle Grazie ce ne da notizia il Ciammarucone[5] il quale riferisce che al suo tempo (1641) il convento dei Padri Zoccolanti riformati si andava fabbricando con le elemosine del Pubblico, e d’altre persone private, mancandosi solo per il compimento dell’opera una parte della Chiesa, che da quei buoni Padri si va con molta fatica e industria affrettando, non senza un manifesto aiuto divino, avendo con pochissima spesa alzato un grande Edificio, e fors’anche il più bello di quanti n’abbino in questa Provincia[6].

Il Ciammarucone continua la descrizione del luogo e dice che intorno al convento frondeggiava pomposamente, un dilettevole querceto, frammisto a piante d’elci, olmi, lauri, castagni, meraviglia della natura e teatro naturale al nuovo Edificio, dedicato dalla pietà Setina alla povertà Francescana, che di presente lo gode.

La costruzione della chiesa della Madonna delle Grazie così come la vediamo oggi, terminò nel 1650, come si evince dall’iscrizione interna al portone di accesso.

Ospiti del complesso, oltre a San Leonardo daPorto Maurizio, furono Papa Benedetto XIII che nel maggio 1729 vi si trattenne per cinque giorni come promesso al cardinal Corradini e mons. Carlo Rezzonico, futuro Clemente XIII.

Recentemente è stata scoperta al British Museum di Londra una stampa del convento e della chiesa risalente al 1725. Si tratta di un’acquaforte del pittore vedutista romano Paolo Anesi[7], delle dimensioni di mm 131 di altezza e 190 di larghezza che reca in alto, ben visibile, la didascalia Veduta delli Zocolanti di Sezze e a destra il n.5.

Nonostante la precisione della didascalia, il museo tra i suoi documenti ubicava erroneamente il complesso nelle vicinanze di Cortona, ma grazie alla segnalazione della nostra concittadina Daniela De Angelis, appassionata di storia e di tradizioni locali che fece rilevare l’errore, il British Museum ha provveduto alla rettifica[8]

La stampa ci rende così una testimonianza in più, oltre alla descrizione del Ciammarucone, di come appariva ai primi del Settecento il complesso del convento e della chiesa di Santa Maria delle Grazie.[9]

Nell’immagine balza subito agli occhi la mancanza della scalinata con i 10 pianerotoli e le 14 edicole contrapposte per la Via Crucis, poiché la loro costruzione è da ritenersi postuma di alcuni anni rispetto al complesso, precisamente tra il 1732 ed il 1741, quando il convento ospitò a più riprese San Leonardo da Porto Maurizio, missionario inviato a Sezze dal card. Corradini, del quale  era amico e confessore e al quale in punto di morte somministrò l’ultimo sacramento.

Durante il suo apostolato, p. Leonardo eresse la Via Crucis in tutti i luoghi delle sue missioni, nelle chiese ed oratori limitrofi, in numerosi monasteri e in tante abitazioni private[10]. Anche se non è possibile quantificare il numero preciso, quelle da lui annotate[11] e dalle fonti riconosciute, ammontano a circa seicento[12].

La scalinata, come oggi la vediamo è lunga 57m. con un dislivello di 18 metri dalla base fino all’entrata della chiesa. Su 7 dei 10 pianerottoli che la compongono sono disposte 7 coppie di edicole contrapposte per la Via Crucis: su alcune la parte superiore è rifinita con timpano a triangolo, su altre con un arco. Le edicole erano originariamente tinteggiate di ocra rossa (quasi arancione), mentre le parti in rilievo di colore più chiaro.

Il loro stile, di chiara matrice settecentesca, lo ritroviamo nel Ritiro di San Bonaventura al Palatino ma anche a Porto Maurizio (Imperia) città natale di San Leonardo dove per suo volere fu edificata la prima Via Crucis del mondo, seguita dalle altre nei luoghi delle sue missioni, tra cui  Roma dove fu quasi sempre assistito dalla neo Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù. Particolarmente famosa quella al Colosseo, nell’Anno Santo 1750, dove il Papa ancora oggi compie personalmente il rito penitenziale del Venerdì Santo.

Il ricordo delle predicazioni di San Leonardo a Sezze rimase a lungo impresso nella popolazione, le sue parole pronunciate con prodigiosa eloquenza avevano, come mai visto prima, la capacità di suscitare le lacrime dei più grandi peccatori, le penitenze pubbliche, gli odi estinti, la giustizia  e la pace.

Dal convento di Santa Maria delle Grazie, San Leonardo saliva in paese a piedi nudi attraverso la cosiddetta costa del “Monticiglio”, il viale dei Cappuccini e la via che ora porta il suo nome, dedicatagli in seguito dalla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù detta dei Saccpni, che il santo fondò a Sezze sull’esempio dell’omonima Arciconfraternita romana del Sacro di Gesù della quale era confratello.

Durante le sue missioni istituì una Via Crucis presso le suore di Santa Chiara e al Monastero del Bambin Gesù. Mentre predicava nella Cattedrale di Santa Maria contro la bestemmia, operò il miracolo del bestemmiatore[13].

Nel XIX secolo tutta la chiesa venne restaurata e si decise di aggiungere alla volta apposite decorazioni, ricorrendo all’opera del pittore setino Giuseppe Turchi.

Di notevole pregio artistico è nella pala dell’altare la tela di Orazio Borgianni (1574 – 1616) raffigurante la Madonna nell’atto di porgere il Bambino a San Francesco. Questa tela, trafugata negli anni ottanta del Novecento, fu successivamente rinvenuta  ma non nella sua totalità.

Nel 1884 l’intero complesso fu adibito a cimitero, non senza contrasti in Consiglio Comunale con il consigliere Francesco Lombardini, sovraintentende alle Belle Arti, che indicava altri siti (allora assai numerosi ) con l’intento di preservare dalle tombe l’antico fascino del luogo.

L’entrata monumentale del nuovo cimitero, fu progettata dall’ing. Giuseppe Boffi,  sindaco di Sezze Baldassare Fasci, come fanno fede le due iscrizioni poste a lato del cancello nella parte interna.

La rimozione delle salme dal  “Camposanto Vecchio” in località Piagge Marine ed il trasporto al nuovo cimitero iniziò da subito e durò sino a metà degli anni Cinquanta del Novecento, come raccontano ancora oggi i più anziani, per fare spazio all’edilizia residenziale.

Le recenti ed incresciose cronache che hanno portato alla ribalta nazionale il cimitero di Sezze, sono il segnale che giorno dopo giorno si sta perdendo il limite tra ciò che è consentito e quello che non lo è, con immancabili riflessi sul nostro rapporto con la Natura, con i Beni archeologici, monumentali e loro bellezze.

Siamo arrivati ad un punto di rottura che non ci consentirà di poter tornare indietro se non con gravi perdite e quello che perdiamo è perduto per sempre.


[1] GAETANO MORONI- Dizionario di erudizione storico ecclesiastica- Venezia 1854 - vol. LXV, pag. 59

[2] Il complesso della chiesa e del convento fu consacrato dal vescovo Pompeo De Magistris- cfr GAETANO MORONI – op. cit. pag. 59

[3]Il movimento amadeita prende il nome dal beato francescano Amedeo Menezes (Meneses) de Silva (Sylva) nato a Ceuta in Marocco nel 1420 e morto a Milano il 10 agosto 1482.

[4] Frà Bonifacio da Sezze, dapprima sepolto nella chiesa della Madonna delle Grazie nell’ altare laterale a destra di chi entra, fu poi trasferito nella Cattedrale di Sezze.

[5] GIUSEPPE CIAMMARUCONE – Descrittione della città di Sezza colonia latina de’ Romani – 1643, pag. 68

[6] Provincia di Marittima e Campagna

[7] PAOLO ANESI (Roma, 9 luglio 1697Roma, 1773) è stato un pittore e incisore italiano del periodo rococò. Taluni lo vogliono nato a Firenze dove i primi anni tenne bottega, ma per la maggior parte della vita visse a Roma dove lavorò come pittore vedutista, fu il maggior pittore romano di questo stile settecentesco. Molti suoi paesaggi furono comprati da stranieri, per la maggior parte inglesi, che amarono questa tipologia di stile (info Wickipedia) Questo spiega la presenza della stampa al British Museum di Londra.

[8] LEPINI MAGAZINE, anno IX – n. 113 – Gennaio 2021, pag 7 – Daniela De Angelis: Santa Maria delle Grazie al British Museum

[9] Secondo le informazioni del British Museum, la stampa era appartenuta al pittore inglese Edward Daniell poi ceduta al pittore spagnolo José de Madrazo e da questi acquisita dal marchese José de Salamanca y Mayol, politico e finanziere, nonché pioniere dello sviluppo ferroviario spagnolo. L’intera collezione del marchese venne venduta a Londra nel 1869 da Sotheby’s, nota casa d’asta britannica con filiali in tutto il mondo ed acquistata dal British Museum insieme ad altre 2618 stampe.

[10] Clemente XII dispensò il Santo dal ricorrere alle autorizzazioni dei superiori per l’esercizio della pia pratica, come prevedeva la normale prassi, e con il nuovo Breve concesse alle Via Crucis erette nelle chiese le stesse indulgenze di quella praticata a Gerusalemme (Opere Complete II, 180 ss; IV, 560)

[11] Egli stesso compilò l’elenco delle Vie Crucis che eresse, ma con imprecisione (Ib. II, 201 ss.)

[12] KATALIN SOLTÉSZ FRATTAIOLI -San Leonardo da Porto Maurizio, Epistolario – Edizione integrale promossa dal Centro Studi Leonardiani -  Edizioni  Porziuncola -2000- pag 198

[13] Mentre San Leonardo predicava contro la bestemmia, stava un giovane a cavallo; repentinamente cadde a terra con la lingua tutta fuori di bocca, senza poterla ritirare più dentro, ed in breve tempo morì; un tal fatto fu giudicato castigo di Dio, essendo colui stato un gran bestemmiatore. (frà Diego da Firenze - Diario delle Missioni di San Leonardo)


Sabato 3 novembre 2018 - ore 20,00              Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,00 una processione con fiaccolata.
Visto la situazione di disagio venutasi a creare al cimitero, a causa del maltempo dei giorni scorsi, considerato anche le condizioni meteo avverse previste per venerdì 2, la Via Crucis per la commemorazione dei defunti quest'anno sarà posticipata a sabato 3 novembre.


Giovedì 2 novembre 2017 - ore 20,30              Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,30, una processione con fiaccolata.


Lunedì 2 novembre 2016 - ore 20,00              Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,00, una processione con fiaccolata che quest'anno verrà presieduta da tutti i parroci di del paese. Alla processione verranno distribuite le torce.


Lunedì 2 novembre 2015 - ore 20,00              Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,00, una processione con fiaccolata che quest'anno verrà presieduta da tutti i parroci di del paese. Alla processione verranno distribuite le torce.


Domenica 2 novembre 2014 - ore 20,45              Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,45, una processione con fiaccolata che quest'anno verrà presieduta da tutti i parroci di del paese. Alla processione verranno distribuite cinquecento torce.

Seicento setini alla fiaccolata commemorativa

a cura di Lucia Fusco

In occasione della Commemorazione dei Defunti, grazie alla Confraternita della Buona Morte, seicento setini hanno silenziosamente affollato alla luce di torce e delle luci perpetue il Camposanto di Sezze, camminando insieme tra le tombe. La memoria del passato con le tradizioni e le usanze dovrebbe essere insegnata ai nostri giovani. 

È sulla consapevolezza delle nostre radici che si costruisce il futuro: senza il passato la nostra esistenza manca di verticalità. Un cimitero antico, ricco di storia, dove i nostri cari defunti dormono in un clima di dolorosa quiete, nell’attesa della Resurrezione. Di solito la visita ai morti si fa di giorno, recando loro un fiore, una lacrima, un pensiero. Preghiera e silenzio nella notte hanno stimolato nei partecipanti alla fiaccolata commozione e rimpianto, ma anche sentimenti di speranza, perché l’Amore non muore mai.

SANTA MARIA DELLE GRAZIE ( CHIESA CIMITERIALE )

La chiesa di Santa Maria delle Grazie e l’annesso Complesso Conventuale del tempo che fu, sorge attualmente all’interno del Cimitero Comunale di Sezze in località “Suso Zoccolanti”, su una piccola collina a circa un chilometro dalla città di Sezze. Giardini, orti, sorgenti d’acqua che circondavano la Chiesa e il Convento sono stati trasformati in tempi relativamente recenti in Cimitero Comunale.
La fabbricazione di tale Convento, così come ci viene tramandato da numerose fonti bibliografiche, risale al 1567 per opera degli eredi del Sig. Sebastiano Baratta. Il Complesso era destinato ai Padri Cappuccini che lo occuparono per un lungo periodo. Successivamente si trasferirono in un convento di nuova costruzione sito presso il Borgo Passeggiata a Sezze. Tale zona, chiamata oggi Parco dei Cappuccini, anche se ritenuta più salubre era però caratterizzata dalla mancanza d’acqua.
Documenti da cui si possa dedurre il tipo di complesso conventuale, che venne costruito nel 1567, sembra non ve ne siano, restano soltanto alcune incisioni presenti nella chiesa. Si ritiene che, intorno al 1614, i Frati Cappuccini lasciarono il Convento che venne donato dalla cittadinanza ai Padri Riformati, i quali ne presero possesso il 18 maggio dell’anno stesso.
Chiesa e convento vennero praticamente ristrutturati mediante lavori di modifica dei fabbricati che durarono diversi anni. L’intero complesso così come era strutturato non rispondeva alle esigenze dei fabbricati previsti dalla Riforma. 
Poiché non è rimasto nessun documento del primo complesso conventuale le differenze sostanziali tra i fabbricati si possono evidenziare soltanto confrontando un tipico complesso dei Padri Cappuccini con un tipico complesso dei Padri Riformati. Solo così sarà possibile individuare le eventuali parti originali del primo fabbricato che possono essere entrate integralmente a far parte del secondo. Da alcuni confronti strutturali su altri conventi si può ritenere che il fabbricato dopo il 1614 sia rimasto pressoché inalterato fino al 1880, quando i Frati Minori di li a poco decisero la chiusura del Convento.
Nella chiesa era possibile trovare il bellissimo quadro della Madonna, dipinto dal Lanfranchi (oggi conservato nel Museo Archeologico di Sezze); il Crocifisso, scolpito da Fr. Paolo da Valdinoto e vari altri lavori in legno, eseguiti dai nostri religiosi Sezzesi.
Il convento che ospitò una lunga serie di Santi religiosi « alla cui scuola si educarono San Carlo da Sezze e il servo di Dio Fr. Bonifacio » è assai vasto: il chiostro è affrescato con episodi della vita dei P. S. Francesco. 

Al termine della seconda guerra mondiale gli affreschi, i cui resti oggi sono in stato di abbandono, furono ricoperti di vernice bianca. Infine nel 1873, successivamente alla soppressione, venne chiuso ed in esso si realizzò il Cimitero cittadino.
“Sin dai primi anni della religione Francescana o come vuole la tradizione, si ritiene che San Francesco che fu amico del Cardinale Setino allora vivente Leone Brancaleone quando nel 1222 con B. Leonardo da Foligno si
portava a Napoli per la via Appia, in una breve sosta si convenne di edificare un Convento di Minori nella contrada Collegrotte, e precisamente sul piccolo monte denominato ora dei Pilorci del quale non rimane vestigio alcuno. 
Siccome quel luogo è lontano dalla Città, ed incomodo si rendeva a quelli che venissero da altro paese l'accedervi, possedevano i Minori in Sezze un ospizio con chiesa sotto il titolo della Madonna della SANITA' é di S. Elisabetta nel quale si dice dimoravano transitando S. Antonio da Padova, San Bonaventura, Giovanni Binalli VII generale”. Il convento dei riformati nel 1569 era stato edificato dalla famiglia setina Baratta per i frati Cappuccini, che vi dimorarono fino al 1592 quando ne venne fabbricato un altro. Giovanni Baratta ampliò i resti del complesso e, dopo averlo restaurato, lo donò ai Riformati dell'Osservanza che vi si stanziarono nel 1614. Pregio della chiesa di questo Convento è un quadro di Giovanni Lanfranco.
La Chiesa, annessa al convento, sita oggi nel Cimitero di Sezze è detta anche " degli Zoccolanti". E’ stata costruita come risulta dalla scritta sul portone di accesso nel 1650.
In epoca successiva, nell'area di proprietà del Convento, attualmente di proprietà comunale, è sorto il Cimitero di Sezze e la Chiesa è stata aggregata ad esso.
Il complesso attualmente è composto da Chiesa e Convento a cui si accede attraverso una scalinata ripida del XVIII secolo. Certamente non esisteva invece il sistema di rampe che si sviluppa lungo i pendii e che ora serve il complesso cimiteriale. L’unico dipinto che ci è pervenuto si ritiene sia del 1880, una foto di questo è contenuta nelle Memorie storiche della Provincia Riformata Romana e rappresenta una veduta del Complesso dal centro abitato di Sezze. Il parco è ancora libero, si intravedono delle scritture che presumibilmente possono essere assimilate a sepolture. Il muro di cinta, la cancellata e la scalinata di accesso ci appaiono nella veste che tutt’ora hanno. 
Il Complesso possedeva un piano, un seminterrato, che attualmente è scomparso e di cui non è rimasta traccia. Il terreno intorno al Convento è stato riportato fino al livello del piazzale della Chiesa.
La scalinata è composta da undici rampe con gradini in marmo di Peperino, da nove pianerottoli pavimentati con selci calcarei bianchi provenienti dalla cava dell’Arnarello, pavimentate come i pianerottoli sono le scoline per l’eliminazione delle acque metereologiche.
La scalinata è lunga 57m. circa e raggiunge un dislivello (dall’entrata dell’attuale cimitero a quella della Chiesa) pari a 18m. Su 7 dei 10 pianerottoli sono disposte 7 coppie di edicole per la Via Crucis: su alcune la parte superiore è rifinita con timpano a triangolo, su altre con un arco. Le edicole erano tinteggiate originariamente di ocra rossa (quasi arancione), mentre le parti in rilievo erano di colore molto più chiaro. La Via Crucis fu
inaugurata da San Leonardo di Porto Maurizio nel 1732 circa.

La scalinata monumentale termina sul piazzale antistante l’ingresso principale della chiesa che ne costituisce il fondale. L’impianto del Convento è molto semplice e fedele ai dettami della riforma francescana: è costituito dalla chiesa ad una sola navata con campanile non praticabile sito nella destra dove si sviluppa l’intero complesso.
A destra della scalinata monumentale è sito il pozzo sorgivo dalle misure di circa 5m.x3m. profondo 6m. simile ad una galleria con una portata d’acqua pari a circa 10 litri/ secondo. Nel 1900 alimentava il lavatoio pubblico posto all’esterno delle mura del convento vicino il cimitero degli Ebrei, e quello privato dei Frati. Esso rappresentava la fonte d’acqua più vicina alla città di Sezze. All’interno del chiostro c’era un altro pozzo che altro non era che una cisterna a forma di L larga circa 8m.x6m. e profonda 12m.

L’acqua condotta attraverso canali di terracotta, disposti uno di seguito all’altro e uno rovesciati sull’altro, dalla fonte del Pozziglio tagliava il complesso sino al pozzo del chiostro. La condotta venne demolita per la realizzazione dei loculi siti su via Bassiano. Il pozzo del chiostro veniva anche alimentato dalle acque piovane raccolte dal tetto. All’interno del complesso fino al 1950 vi erano vari orti dove la gente coltivava gli ortaggi, gli alberi da frutto e la vite proprio grazie alla sorgente di S. Maria delle Grazie.
Nelle Memorie Storiche della Provincia Riformata Romana si descrive il convento: ”al pian terreno vi erano le Officine, e le 5 stanze per i benefattori erano site intorno al chiostro ormai scomparse”. Di questi ambienti si è persa traccia perché nel 1914 il pian terreno fu trasformato in 34 cappelle funerarie e venduto a privati. La scala accanto alla chiesa conduce ai dormitori del piano superiore, collegati tra loro attraverso 4 corridoi. 
A destra della scalinata monumentale, oltre il pozzo sorgivo, vi era una galleria ad altezza di uomo scavata nella creta con scoli laterali siti a mezza altezza usati sia come supporti dei ceri per illuminare la galleria, sia per la raccolta d’acqua stessa. Essa conduceva sotto il chiostro nel vecchio seminterrato, oggi sede di cappelle funerarie.
Sotto la base della chiesa oggi riposano quasi tutte le Anime della città di Sezze, infatti i vari sotterranei della chiesa ne sono colmi.
La Chiesa, di forma rettangolare, è costituita da una sola navata centrale e da due cappelle laterali. La navata centrale è voltata a botte come le cappelle laterali che formano così il contro peso ai lati della volta della navata principale stessa. Al di là dell’altare maggiore è situato lo spazio del coro in comunicazione con gli ambienti sacerdotali: la sacrestia ed altre due stanze. L’ultima conduceva attraverso una scala di legno al pulpito della chiesa. Sulla sinistra è presente un disimpegno che conduce al chiostro. Da questo stesso disimpegno si accede alla scala principale che conduce ai piani superiori, e dall'alto discendono le corde delle campane del campanile che attraversano i solai i vari sino ad arrivare a terra. La copertura della Chiesa è costituita da un tetto a due falde sorrette da 5 capriate in legno formate da puntoni, catena e monaco.
La Chiesa non possedeva il ballatoio per l'organo, che venne costruito in struttura completamente lignea intorno al 1858 fu sostenuto da due colonne lignee anch'esse, ancora oggi esistenti.
La Chiesa possiede dei pregevoli dipinti e degli arredi lignei di buona fattura. Al suo interno si trova un dipinto su tela raffigurante la Sacra Famiglia e S. Antonio risalente al XVIII: la tela dell’Altare principale fu trafugata negli anni ottanta e solo successivamente fu rinvenuta ma non nella sua totalità. Il dipinto su tela di Orazio Borgianni 1578-1616, raffigura la Madonna porgere il Bimbo a S. Francesco. Il pulpito è risalente al XVII; il coro in legno di noce con 25 stalli risalente al XVII; l’altare maggiore risalente al XVII è stato realizzato in legno di noce fiancheggiato da due alte colonne sormontate da capitelli e timpano, sfortunatamente sono smarriti sia i cherubini che le ghirlande a decoro. 

Il Crocefisso ligneo del XVII fu realizzato da Vincenzo Pietrosanti, originario di Bassiano e religioso dei Padri Minori Osservanti. L’altra tela raffigura i tre Santi del XVII: Santa Filomena, San Francesco, Santa Barbara. Gli armadi della Sacrestia e i paramenti in legno di noce del XVIII sono ornati con cherubini, capitelli, festoni e simboli Francescani. La tela raffigurante la Madonna con il Bambino del XIX fu trafugata e poi restituita; un’altra tela, raffigurante l’Immacolata del XVIII fu anch’essa trafugata e poi restituita. Sui capitelli del cancello d’ingresso si trovano gli Angeli muniti di tromba falce e libri: l’opera fu realizzata da Camillo Giacomini intorno 1860.

Il portone d’ingresso principale del Convento, assai esclusivo nel suo aspetto, fu opera della famiglia degli Spada di Bassiano che intorno al 1860 lo realizzarono. Infine occorre ricordare la stanza delle penitenze sita vicino alla stanza dove dimorò dal 23 al 27 maggio del 1727 “Papa Benedetto XIII insieme a Clemente XII che divento anch’esso papa alla morte di Benedetto”. Il Santo Padre quando giunse a Sezze fu infatti ospite dei Frati Minori Riformati “Zoccolanti” in Santa Maria delle Grazie dove vi è ancora sia la stanza che la finestra colorata in blu da dove presumibilmente si affacciò. Una lapide in marmo fu posta a memoria sulla porta di quella stanza, oggi quella lapide è sita presso il museo religioso della Cattedrale di Santa Maria della città di Sezze.
Occorre ricordare che il nome del luogo chiamato Zoccolanti deriva dal fatto che i Frati Minori Riformati Osservanti Zoccolanti arrivarono in questa zona in occasione della visita del Papa Benedetto XIII. Erano infatti necessari lavori di manutenzione, di ristrutturazione e di rifacimento delle strade del convento nei quali questi Frati erano molto abili. Quindi da qui il nome degli “Zoccolanti in Santa Maria delle Grazie”.
“Non sappiamo proprio comprendere come i buoni Setini abbiano permesso la chiusura di questo Convento, da cui mediante la gesta dei due gloriosi Cittadini, San Carlo e Fra Bonifacio, e le virtù di tanti Religiosi, vennero alla loro patria le più pure glorie. Oggi il tutto è ridotto a Camposanto.”

Testo realizzato grazie alle seguenti fonti:

- Memorie storiche della “Provincia riformata Romana” per il P. Benedetto Spila da Subiaco.
- Da “Dalla Istorica di Sezze” Lombardini 1876.
- Fonti storiche a cura di Roberto Vallecoccia.
- Archivio Storico Sezze


Sabato 2 novembre 2013 - ore 20,30                     Santa Maria delle Grazie, chiesa cimiteriale
Processione con fiaccolata per la Commemorazione dei defunti

pagina a cura di Gianluca Ciarlo e Roberto Vallecoccia
In occasione della Commemorazione dei defunti la Confraternita della Buona Morte come ogni anno organizza, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (Cimitero Di Sezze) con inizio alle ore 20,30, una processione con fiaccolata che quest'anno è stata presieduta da don Gianni Toni e don Giordano Pisanelli. Alla processione sono state distribuite cinquecento torce, con una partecipazione importante di persone che hanno affollato silenziosamente il cimitero di Sezze.  
>>  MANIFESTO DELL'EVENTO

Il servizio fotografico che segue è stato autorizzato dall'ente comunale

Confraternita dell’Orazione e morte di Gesù (“della Buona morte”)
di Massimiliano Di Pastina

La nascita di questa confraternita è probabilmente da ricollegare all’omonima associazione, sorta a Roma nel 1538 per la sepoltura dei morti abbandonati nella campagna. Non sappiamo quando venne istituita la confraternita di Sezze, ma segno certo della sua antichità è la menzione che se ne trova nella relatio ad limina del vescovo diocesano Luca Cardino (1590); il 23 settembre 1606 venne aggregata all’omonima arciconfraternita di Roma e il 20 ottobre 1676 ottenne la comunicazione delle stesse indulgenze di cui godevano i confratelli romani.Tra i suoi scopi, che univano l’esercizio di pratiche cultuali e l’aiuto concreto a situazioni di disagio, quello che in seguito la caratterizzò era legato alla realtà della morte, per cui il sodalizio, oltre a rintracciare e dare sepoltura a coloro che fossero morti fuori città, diede impulso alle celebrazioni in suffragio dei defunti e diede vita alla processione del Cristo morto (l’attuale “Sacra rappresentazione della passione di Cristo”). Al governo della confraternita provvedeva il priore, eletto dai confratelli; l’amministrazione invece era affidata agli officiali, quattro procuratori e un depositario o cassiere, eletti il giorno dell’Epifania a scrutinio segreto, presente il vescovo diocesano o il vicario generale, che nel sec. XVIII viene chiamato governatore della confraternita; questi officiali devono rendere conto ai confratelli dell’amministrazione al termine del loro mandato annuale.Durante le processioni e nelle altre azioni liturgiche i confratelli indossavano l’abito proprio della confraternita, costituito da un saio completamente nero, con cappuccio dello stesso colore; nelle processioni la confraternita era preceduta dalla propria croce e il priore recava in mano un bastone processionale.Con la completa distruzione della collegiata dei S.S. Sebastiano e Rocco (1944), la Confraternita dell’Orazione e morte perse anche la sua sede: dopo varie peregrinazioni, è stata accolta nei locali della chiesa di S. Anna, appartenente alla parrocchia della cattedrale.Con regio decreto del 20 ottobre 1932 la confraternita passò alle dipendenze dell’autorità ecclesiastica anche per quanto riguarda «il funzionamento e l’amministrazione, ai termini dell’art. 29, lettera c), del Concordato con la Santa Sede».

Tradizioni setine del giorno dei morti

La memoria del passato con le sue tradizioni e usanze, dovrebbe essere diffusa fra le nuove generazioni. Sono la nostra stessa vita, la nostra storia. Storia di Sezze e dei Setini. Sono nipote di contadini e figlio di buttero; ho ereditato questi esempi di vita dalla mia famiglia, e di quel mondo ormai lontano, ne mantengo grandi ricordi. Sezze non ha mai avuto negli anni passati un ambiente diverso da quello contadino e zootecnico e, quel mondo e chi proviene da quel mondo ha un patrimonio da ricordare e tramandare. Io, come l’amico Vittorio Del Duca, ho la fortuna di averne (Antonio Danieli).
Il primo novembre, giorno dei Santi, le nostre nonne tornando dalla messa, portavano a casa un bicchiere di acqua santa da posare sul comodino alla sera, prima di coricarsi. Era credenza comune che i nostri morti, nella ricorrenza del due novembre venissero a farci visita durante il sonno. Nel bicchiere non c’era solo acqua benedetta ma anche un dito di olio, sul quale si faceva galleggiare un triangolino di lamiera sottile, a mezzo di tre piccoli sugheri posti ai vertici. Al centro del lamierino, un foro minuscolo permetteva ad uno spago, (detto " stoppino") di essere acceso e di alimentarsi con l’olio, così come un lumino fa con la cera. Intorno al bicchiere venivano poste, appese al muro, le foto dei defunti. 

Si dice che il lume doveva essere acceso per due motivi : il primo era quello di rappresentare che li portavamo nel nostro cuore come una fiamma accesa ad illuminare il loro ricordo. Il secondo motivo era che le anime dei defunti dovevano essere aiutate a tornare nel nostro mondo, illuminando il loro cammino. Far trovare una stanza buia era come far trovare una porta chiusa. Si raccontava che le anime dei nostri cari, venendoci a trovare, immergevano il dito nel bicchiere, facevano il segno della Croce e se ne andavano contenti di averci rivisto e di essere stati onorati. Oggi, raccontandolo ai nostri giovani, forse suscitiamo un sorriso di tenerezza, ma allora era un culto, una credenza, era espressione di genuinità e semplicità di animo. Sempre come devozione ai defunti, il giorno dei morti si costumava a pranzo la minestra di favette, e chi poteva vi aggiungeva anche della cipolla fritta che dava più sapore e profumo. Le favette ovviamente erano quelle secche e venivano messe a “mollo” in acqua il giorno prima. Una volta, da bambino, la nonna me la fece assaggiare, ne conservo un buon ricordo e posso assicurare che era veramente eccellente. 

Anche oggi la mangerei volentieri; peccato però che quelle favette, una volta così comuni, siano un po’ difficili da trovare! Per quanto riguarda le favette c’è da aggiungere che non solo erano un ottimo alimento per la nutrizione umana, ma anche per quella dei bovini. Si sfruttava anche la loro proprietà di fissare l’azoto atmosferico nel terreno, così da rappresentare dopo il letame il primo fertilizzante biologico conosciuto dai nostri nonni. Spesso le fave venivano seminate allo scopo di interrarne i residui come fertilizzanti della coltura successiva. Questa pratica agricola, detta “sovescio”, viene ancora oggi usata nell’agricoltura biologica, in luogo dei concimi chimici azotati.


SANTA MARIA DELLE GRAZIE ( CHIESA CIMITERIALE )

L’anno 1567 la nobile famiglia setina dei Baratta fece edificare, a proprie spese, una chiesa periferica e campagnola, adibita a convento francescano. 

Nel 1602 il capitolo custodiale di San Francesco a Ripa accolse la determinazione di affidarla alle cure dei Minori Francescani Riformati. L’anno 1608 sull’altare maggiore della chiesa venne collocato il magnifico quadro del Lanfranco, che illustra San Francesco in estasi, tra la gloria della Vergine degli Angeli. Tale quadro, disgraziatamente andato in rovina, è stato da poco sottoposto ad un restauro per far rivivere il suo primitivo fulgore pittorico.

Nel secolo XIX tutta la chiesa venne restaurata e si decise anche di aggiungere apposite decorazioni alla volta, ricorrendo all’opera del pittore locale Giuseppe Turchi. Nell’altare laterale, a destra di chi entra, è sepolto il venerabile Bonifacio da Sezze ( morto nel 1799); in quello di sinistra è posto un pregevole crocifisso. E’ la chiesa più cara alla tradizione di San Carlo, che da giovane proprio qui maturò la propria vocazione francescana che lo incamminò verso San Francesco a Ripa di Roma.

sopra una incisione del 1840 di Santa Maria delle Grazie 

Santa Maria delle Grazie dopo il restauro del 2012

Angelo con la falce posto all'ingresso del cimitero opera di Camillo Giacomini circa 1860

traduzione dal latino delle scritte che si trovano all'ingresso del cimitero

La scritta sul pilastro destro dice:  "Limitati furono stabiliti i vostri giorni"

Nel riquadro: "Cimitero di coloro cui è madre la Chiesa Cattolica"

Sul pilastro sinistro si legge: "Agite ora voi che la tromba chiamò al giudizio"

Sulla parte laterale: "La giustizia incalza, la sentenza incombe, premio o pena ,compagno."

particolare della sacrestia del XVII secolo e del chiostro

immagini dell'altare originale e del quadro, rubato nel 1976, 

di Orazio Borgianni raffigurante la Visione di san Francesco d'Assisi 

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Santa Maria delle Grazie