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Conoscere Amare Conservare |
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| Prima parte | Seconda parte | |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Sezze dal XV al XIX sec. |
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I personaggi illustri |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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La
città di Sezze ha dato i natali ad illustri cittadini, famosi sia nel
campo artistico che letterario. Nel periodo oggetto di studio,
ricordiamo San Carlo, il Cardinale Corradini, lo scultore Paolo Taccone
e più vicino a noi il pittore Giuseppe Turchi. SAN
CARLO DA SEZZE
San
Carlo da Sezze si colloca storicamente in un quadro che vede la città
di Sezze costellata di conventi, di monasteri dell'ordine francescano. Giancarlo
Marchionne è figlio di Ruggero e di Antonia Maccione. Vive un'infanzia
e adolescenza semplice e allegra, pur mantenendosi in un ambiente
fortemente cristiano caratterizzante la sua famiglia. Basti pensare ad
esempio che due fratelli di Giancarlo, Giovanni Battista e Giovanni,
durante la peste che colpì Sezze nel 1656, morirono "martiri della
carità", perché si impegnarono molto ad aiutare e a sollevare i
contagiati. Nei
suoi scritti si capisce come fin da ragazzo l'amore di Giancarlo fu
particolarmente diretto verso i poveri. All'età di tredici-quattordici
anni, essendo stato punito dal maestro, Giancarlo si allontanò
dall'ambiente scolastico di cui non riusciva a capire e ad accetta re
l'impostazione pedagogica troppo severa. Abbandonata definitivamente la
scuola, si dedica alla vita dei campi e come i suoi fratelli comincia a
lavorare i terreni di famiglia, attività su cui si basa l'economia
setina. La
madre di Giancarlo, Antonia, aveva una devozione particolare per la
comunità francescana, tanto che aveva confezionato per il figlio.
ancora bambino, un vestitino da frate. Frequentando l'ordine francescano
setino, Giancarlo ha modo di sviluppare la
sua conoscenza riguardo la sua spiritualità, frequenta la chiesa
di Santa Maria delle Grazie e il suo convento dove viene a conoscenza
della santità di Salvatore da Horta e Pasquale Baylòn, proponendosi di
imitarli in tutto. Da questa esperienza sboccia la sua vocazione
religiosa: farsi fratello laico. Nonostante la sua vocazione cristiana
si fosse ormai consolidata, avendo fatto voto di castità perpetua ed
essendo la sua vita impregnata di esperienze spirituali, le avversità
non mancarono: vennero, paradossalmente, soprattutto dai genitori ed
altri parenti che, pur felicissimi della scelta religiosa di Giancarlo,
non si rassegnavano alla sua decisione di farsi "fratello
laico". Dopo aver superato tutte le difficoltà, Giancarlo si
presenta al convento romano di " San Francesco a Ripa " per
essere ricevuto nell'ordine francescano. La sua non fu una scelta di
vita facile, in quanto gli ostacoli continuarono anche in noviziato, così
gli vennero concessi altri giorni di prova, oltre il termine usuale
prima di venire ammesso. Si
reca a Carpineto nel 1645 e anche qui deve affrontare la terribile
pestilenza. Era presente ovunque fosse, necessario per prestare aiuto
agli ammalati, recandosi dalle persone ricche per. raccogliere il denaro
che avrebbe donato ai contagiati in continuo aumento. Ritornato da
Palestrina a Roma, ha le esperienze mistiche più significative
soprattutto la stigmatizzazione al cuore, avvenuta nell'ottobre del
1648, durante la messa ascoltata nella chiesa di San Giuseppe a Capo le
Case: dal "pane eucaristico" appena consacrato partì un
raggio di luce che ferì il suo cuore, quasi a siglare concretamente la
spiritualità fortemente cristocentrica ed eucaristica di frate Carlo. Gli
ultimi anni della sua vita sono caratterizzati da numerosi viaggi fino a
quando sopraggiunse la morte, il 6 gennaio del 1670, che assunse
l'aspetto di un lutto cittadino. Venne proclamato beato il 22 gennaio
del 1882 da Leone XIII dopo aver riconosciuto come umanamente e
scientificamente inspiegabile la formazione di un chiodo a forma di
croce sul costato sinistro. Fu proclamato santo, invece, il 12 aprile
1959 da papa Giovanni XXIII. Il rapporto fra San Carlo di Sezze e la nostra comunità, da sempre, è stato molto intenso: profonda la devozione, sincera la fede e genuina l'ammirazione che Sezze gli ha continuamente riservato, in quanto è stato l'esempio di una santità fattasi uomo, un modello di riferimento per intere generazioni. Ecco perché c'e stato nell'autunno del 1998 il ritorno delle sue reliquie nella cattedrale di santa Maria di Sezze in occasione proprio del 350' anniversario della sua stigmatizzazione, che ha rappresentato qualcosa di molto significativo e profondo per i fedeli. PIETRO
MARCELLINO CORRADINI
Pietro
Marcellino Corradini nacque a Sezze il 2 giugno 1658. da Torquato e
Porzia Ciammarucone ed ebbe come madrina al fonte battesimale la serva
di Dio Caterina Savelli. Nella
prima adolescenza fu inviato a Roma per proseguire i suoi studi,
mostrando interesse nel campo archeologico‑giuridico, come ci
attestano le sue prime pubblicazioni, apparse quando egli era poco più
che ventenne. Nel
1704-1705 compose un'opera molto importante per le informazioni che
offriva ad esperti ed eruditi: il "Vetus Latium". I suoi studi
giuridici, invece, lo posero all'attenzione del mondo ecclesiasti Nel
1699 infatti Innocenzo XII lo nominò sottodatario e poi canonico
lateranense. Tuttavia solo in età matura fu avviato agli ordini sacri,
fino all'ordine presbiteriale che ricevette il 10 giugno del 1702 a 44
anni nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano. Da
quel momento aumentarono gli incarichi di responsabilità ai quali il
Corradini venne chiamato: fu eletto arcivescovo nel 1707, nel 1712 venne
ordinato cardinale dal titolo di san Giovanni a Porta Latina, per poi
passare al titolo di santa Maria in Trastevere; nel 1718 divenne
prefetto della Congregazione del concilio. Il
conclave che seguì la morte di Benedetto XIII il 5 maggio del 1730 si
presentò difficile fin dall'inizio, in quanto si dovettero subire le
pesanti intromissioni e i veti posti dai vari governi. Diverse
candidature furono bruciate, fino a quando si fece strada il nome del
Corradini che si avvicinò all'elezione. Il veto posto dall'imperatore
d'Austria e dal re di Spagna la blocco e toccò al cardinale Corsini
divenire papa con il nome Clemente XII. Poca
fu la gioia del popolo romano all'annuncio dell'elezione, perché a Roma
si sperava in Corradini, amato da molti poiché non si occupava solo
degli affari politico-diplomatici ma anche di problemi sociali. Infatti
si prendeva cura delle ragazze povere provvedendo alla loro istruzione,
non solo religiosa. Istituì cosi a Sezze un collegio per le ragazze e
una nuova istituzione religiosa, un istituto che si diffuse poi in altre
regioni d'Italia, specialmente in Sicilia, tanto che dopo la morte del
Corradini si contavano Da
ciò emerge che fu un uomo che non si chiuse esclusivamente nell'azione
diplomatica, ma che fu aperto a i vari problemi sociali, aiutando le
persone più bisognose, seguendo l'esempio di Cristo. Mori
l' 8 febbraio del 1743 e alla notizia della sua scomparsa unanimi furono
il cordoglio e gli attestati di stima. L'
elogio più bello proveniva tuttavia dall'ambasciatore veneziano Lorenzo
Tiepolo, che aveva intuito le "qualità non solo diplomatiche ma
umane del dotto cardinale, cogliendone la duttilità interiore". Il
9 maggio 1993 il cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo,
ha aperto il processo di canonizzazione del cardinale Corradini. PAOLO
DI MARIANO DI T. TACCONE DA SEZZE DETTO PAOLO ROMANO
Paolo
Taccone detto Paolo Romano è nato a Sezze nel 1414 ed e morto a Roma
nel 1471. Giorgio Vasari nella sua opera "Le vite dei più
eccellenti pittori, scultori e architetti" lo definisce
"modesto di costumi ed assai valente artista, raro ed
eccellente". Il
Gregorovius nella sua opera "Storia della città di Roma"
(libro VII) dice: "Sulla fine del secolo XIV e, sul principio del
XV fra i Romani notammo soltanto un uomo che per impegno si mostrasse,
Paolo Romano. Sennonché oscura è la vita di questo scultore e di
quelli che si fanno passare per suoi discepoli". Si
suppone che lo scultore ebbe a Roma come maestro Paolo lancristoforo e
che sia riuscito ad inserirsi bene nella vita artistica della capitale,
viste le diverse opere realizzate. Lo
scultore imparò il mestiere nella bottega del padre e si trasferì a
Roma, dove lavorò nel Palazzo capitolino su incarico del papa Nicola V
per la realizzazione di tre finestre di marmo e dal 1453 al 1458 a
Napoli alla realizzazione dell'arco di trionfo di Alfonso d'Aragona. Nel
Museo Petriano di Roma, Paolo Romano, nel 1462 eseguì le statue di San
Pietro e San Paolo, così pure realizzò la statua di San Paolo
all'ingresso della fonte di Castel Sant'Angelo, nella chiesa di santa
Maria in Trastevere eseguì il sepolcro del cardinale Pietro Stefaneschi:
in sant'Andrea della Valle il sepolcro di Pio II; dello stesso Papa
ricordiamo un ritratto ora conservato nell'appartamento dei Borgia, ai
Musei vaticani. A
Sezze l'artista ha lascito solo la realizzazione di un piccolo ed
elegante tabernacolo nella chiesa cattedrale di Santa Maria. Su di esso
sono raffigurati due angeli in ginocchio che sollevano i lembi di un
drappo e altri due angeli in piedi che pregano ai lati della piccola
apertura del tabernacolo. Molto
belle e ben modellate le teste degli angeli; il fondo del tabernacolo è
decorato da varie rosette. Lo
storico locale Lombardini attribuisce sempre a Paolo Romano il
tabernacolo della chiesa di san Bartolomeo a Sezze ed un ritratto della
nobile setina della famiglia Sasso che fino: al secolo scorso si trovava
nella chiesa di Sant'Angelo. La
fortuna di questo scultore setino è legata alla stima in cui fu tenuto
dal papa Pio II, Che lo considerava "magister Paulus marmorarius
unus familiaris"; questo rapporto affettivo con il papa gli consentì
di essere spesato insieme ad un suo familiare. Fece
anche parte del Collegio dei "Serviens Annorum" o mazziere del
papa, riservato solo ai familiari del pontefice. Abbiamo
una notizia sicura sulla vita di questo artista: il signor A. Bertolotti,
archivista di Stato a Roma, poté rinvenire una scritta del 1451 in cui
si nomina "Mariano di Tucio da Sezze et Paulo suo figliolo" ed
un atto del 1473, fatto nell'interesse di Francesco, figlio ed erede
"condam magistri Pauli Mariani Tutii Tacconi". Alla
fine del secolo scorso a Sezze è stata stampata una cartolina a ricordo
di Paolo Romano; alla sinistra di essa c'é il ritratto dello scultore,
a destra si legge: "Paolo Taccone, in arte Paolo Romano, nacque a
Sezze sulla fine del secolo XIV da suo padre, Mariano. Ebbe in patria i
primi rudimenti nell'arte marmoraria. A Roma nei primordi del
Rinascimento aprì bottega nella regione della Pigna e discepoli ed
amici vi convennero. Pio
Il lo predisse; le basiliche conservano le sue opere artistiche: la
storia lo acclama il più notevole degli scultori romani. Sezze,
esultante, addita a i suoi figli, all'1 talia, al mondo il concittadino
illustre. In
suo ricordo, sulla facciata dell'Antiquarium comunale si può vedere una
targa marmorea epigrafica: "A ricordo dell'illustre cittadino di
Sezze Paolo di Mariano di Tuccio Taccone detto Paolo Romano (1414-1471),
eccellente scultore e valente orafo, autore a Napoli delle figure
allegoriche dell'arco di trionfo di Alfonso d'Aragona e di numerose
statue a Roma. Il Vasari ne elogia il genio "modesto di costumi ed
assai valente artista -1982". GIUSEPPE
TURCHI
Nato
a Sezze nel 1840 da Lidano e M. Carmine Millei è morto a Bankok nel
1895. Poche le notizie circa la sua famiglia ed i primissimi anni
dell'infanzia e della fanciullezza; si può dire solo che fosse di
condizione agiata, due suoi fratelli abbracciarono la carriera
ecclesiastica, il fratello Ottavio divenne quindi gesuita. Fin
da giovane ebbe dimestichezza con l'arte; infatti, un suo altro fratello
dal 1867 al 1869 insieme con il fratello Ercole curò i restauri
pittorici della chiesa di Santa Maria degli Angeli al cimitero di Sezze. Del
resto Sezze era un centro culturalmente vivace, esisteva ed era vitàlissima
l'Accademia degli Abbozzati, che vantava il patrocinio su moltissime
chiese e pertanto il Turchi da ragazzo poté rimirare diversi lavori
eseguiti da insigni maestri, quali l'Oddazzi, (La morte di S. Francesco
Saverio in S. Pietro) il Conca, la Madonna del Borgianni e tutto il
ciclo degli affreschi di un ignoto maestro di scuola meridionale del XVI
sec., nella chiesetta di santa Lucia. Inoltre,
si formò anche con gli studi minuziosi condotti su il Circignani, il
Siciolante, Frans von De Kastule, B. Gozzoli e il Cesari (il cavaliere
d'Arpino) che operò nella vicina Sermoneta. Pertanto,
alla metà degli anni '50 si dedicò completamente alla pittura e si
trasferì a Roma dove frequentò l'Accademia di San Luca, vi si diplomò
nel 1860 e rientrò a Sezze. Qui
dipinse due quadri per la badessa del locale monastero di santa Chiara,
per decorare la chiesa annessa al convento. Alternò a periodi di
soggiorno a Roma. dedito agli studi e al lavoro, altri a Sezze. A
Sezze, sono presenti
diverse opere del Turchi; ne citiamo qualcuna come esempio: 1) Il riposo
d'Armida, Antiquarium comunale 2)
San Francesco d'Assisi e S. Chiara in adorazione di Cristo e la Madonna,
monastero delle clarisse di Latina 3)
Sant'Antonio Abate, Comune di Sezze 4) San Cosma e San Damiano, chiesa di San Pietro di Sezze 5)
Il sacro cuore di Gesù, ibid. 6) Sant'Antonio Abate. Santa Maria di Sezze (SMdS) 7) San Giuseppe con il bambino, Santa Maria di Gesù 8)
Diversi ritratti fatti per i suoi fratelli -Antiquarium Comunale |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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