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Conoscere Amare Conservare |
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| Prima parte | Seconda parte | |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Sezze dal XV al XIX sec. |
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Luoghi sacri ed edifici civili |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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IL
MONASTERO DELLE CLARISSE DI SEZZE Il
monastero delle Clarise dì Sezze era situato inizialmente nel castello
di Monte Trevi, vicino Sezze. Solo nel 1566 si registra l'istituzione di
tale monastero nello stesso luogo in cui si trova tutt'ora, ovvero nel
centro storìco del paese, in una vasta area compresa tra via Cavour e
via Corradini. VIRGINEAS
DUCENS ACIE SERAPHICA
MATER HANC
PRPRIO SIGNAT LUMINE
CLARA DOMUM MDDCCVI Adiacente
al monastero si trova la chiesa di Santa STORIA
DELL'ORDINE DELLE CLARISSE L'ordine
delle Clarisse fu fondato da Santa Chiara di Favarone, la quale si
consacrò a Cristo nel 1212 e scelse di seguire una vita
monastico‑contemplativa al seguito di San Francesco. All'inizio S.
Chiara si stabili presso le Benedettine di San Paolo di Bastia. poi
presso il monastero benedettino di Sant' Angelo in Panso, ma solo presso
la chiesa di campagna di San Damiano, vicino Assisi, riuscì a trovare
il luogo per esprimere al meglio l'ordine di vita da lei scelto. All'inizio
questa forma di vita monastica non seguiva precise regole: si
raccomandava solo una povertà assoluta, si affermava così un nuovo
modo di vivere delle monache in cui la vita contemplativa prevaleva
sulla vita attiva. Nel
1216 la ormai badessa Santa Chiara ottenne dal papa Innocenzo 111 il
"privilegio di povertà" che fu confermato da Gregorio IX nel
1228. La
stessa Santa Chiara scelse come modello una regola redatta nel 1253 e
detta "prima regola" nella quale si diceva che: la clausura
era un obbligo ma non un voto e che, oltre alla povertà individuale,
doveva essere rispettata anche la povertà comunitaria senza beni e
possedimenti. Questa regola. detta Innocenziana, dice: "AD HAEC
LICEAT VOBIS IN COMMUNI REDDITUS ET POSSESSIONES RECIPERE ET HABERE AC
EA LIBERE RETINERE". Ricordiamo
anche le formule di tre tra le regole seguite dalle Clarisse. FORMULA
DEL 1247: "EGO
TALIS SOROR PROMITTO DEO, ET BEATAE MARIAE SEMPER VIRGINI, BEATO
FRANCISCO ET OMNIBUS SANCTIS, SERVARE PERPETUAM OBEDIENTIAN SECUNDUM
REGULAM ET FORMAM VIVENDI A SEDE APOSTOLICA ORDINI NOSTRO TRADITAM,
VIVENDO TOTO TEMPORE VITAE MEAE SINE PROPRIO ET IN CASTITATE". FORMULA
DEL 1259: "EGO
TALIS SOROR PROMITTO DEO ET B. MARIAE SEMPER VIRGINI ET OMNIBUS SANCTIS,
IN MANIBUS VESTRIS, MATER, VIVERE SUB REGULA A DOMIMO ALEXANDRO PAPA IV
ORDINI NOSTRO CONCESSA, TOTO TEMPORE VITAE MEAE, IN OBEDIENTIA,
CASTITATE ET SINE PROPRIO, ET ETIAM SUB CLAUSURA, SECUNDUM QUOD PER
EANDEM REGULAM ORDINATUR". FORMULA
DEL 1263: "EGO
SOROR N., PROMITTO DEO, ET BEATISSIMAE MARIAE SEMPER VIRGINI, ET BEATO
FRANCISCO, ET BEATAE CLARAE, ET OMNIBUS SANCTIS, ET TIBI, DOMINAE
ABBATISSAE, VIVERE SUB REGULA A DOMINO URBANO PAPA IV ORDINI NOSTRO,
CONCESSA, TOTO TEMPORE VITAE MEAE, IN OBEDIENTIA, SINE PROPRIO ET IN
CASTITATE ET ETIAM, SECUNDUM QUOD PER EANDEM REGULAM ORDINATUR SUB
CLAUSURA". Nella
prima regola compaiono i voti di obbedienza, di povertà e di castità,
mentre nella seconda compare, oltre a questi, anche il voto di clausura. In ogni monastero c'e la badessa a cui le altre monache si "rimettono nelle mani", continuando un'antica tradizione medievale. La stessa Santa Chiara fu costretta ad accettare il titolo di badessa per non lasciare il suo monastero senza guida. L' Ordine delle Clarisse ebbe subito un rapido sviluppo e già nella metà del XIII secolo esistevano oltre 40 monasteri che professavano regole fra loro diverse, successivamente però le regole seguite si ridussero a due: la Regola Seconda di Urbano IV del 1263 e la Regola Prima del 1253, cioè quella personale di Santa Chiara. LA
CHIESA DI SAN PIETRO La
chiesa di San Pietro venne costruita dal padre Claudio Acquaviva della
compagnia di Gesù nel 1589. La facciata della chiesa è rivestita con
mattoni di colore rossiccio e la parte superiore è sormontata da un
grande timpano, che presenta al centro una piccola apertura a sezione
circolare. Vi si notano due emblemi: uno sul portale con sopra
rappresentate le lettere"JHS", l'altro posto sotto il timpano
non conserva alcuna iscrizione, ma vi troviamo delle tracce di
abrasioni. Quest'ultimo era lo stemma originario della compagnia di Gesù.
Quando i Gesuiti abbandonarono la chiesa per la prima volta, i loro
successori eliminarono le lettere "JHS" per togliere ogni
traccia dell'ordine gesuitico. Tornati
i Gesuiti fu posto il secondo stemma, più grande e ben visibile, per
testimoniare il loro riacquistato potere. E'
ben visibile un orologio che arricchisce tutto il prospetto; all'interno
la chiesa presenta una sola navata e quattro cappelle laterali, inoltre
il soffitto è coperto a cassettoni di legno con al centro piccole
rosette ornamentali. IL
SEMINARIO Il
seminario di Sezze per molti secoli è stato il punto di riferimento
della cultura non solo setina, ma anche dei paesi limitrofi. Fu
istituito dai Gesuiti che arrivarono a Sezze nel 1589 ed era centro di
studi, nel quale si potevano apprendere la filosofia, la matematica, la
teologia. 1 padri Gesuiti lasciarono il seminario una prima volta nel
1773, ritornarono nel 1815 ed infine andarono via definitivamente da
Sezze nel 1870. Accoglieva fino a duecento studenti, che si dovevano
preparare alla vita religiosa, però solo pochi di essi continuavano a
studiare e a prendere i voti. Il seminario è situato nel punto più
elevato di Sezze, occupa un'area considerevole e comprende anche la
chiesa di San Pietro. Il seminario si divide in tre piani e su ciascuno
si aprono i vari ambienti: dormitorio, refettorio, cappella. sale per lo
studio, giardino. Oggi
parte di esso è sede della biblioteca comunale. GESUITI
A SEZZE Alcuni
documenti scritti, pervenuti fino a noi, ci attestano che sicuramente a
Sezze non mancarono i maestrie le scuole; nonostante possediamo questi
documenti, non si hanno notizie riguardo alla venuta dei Padri Gesuiti a
Sezze che avvenne nel 1580. Gli
insegnanti di queste scuole non erano laici, ma religiosi, inoltre le
scuole erano private; infatti nella nostra città, come in tutte le città
d'Italia, non si impartiva pubblica istruzione. Sembra che solo nel 1577
Gregorio XIII abbia garantito ad un maestro, per elementi di lingua
latina, uno stipendio annuo di 100 scudi. Gli insegnanti, ai quali i
setini si rivolsero per averli nelle loro scuole, furono proprio i
Gesuiti. Di
fondamentale importanza fu la presenza della Compagnia di Gesù, poiché
portò un'eccellente fioritura della scuola setina e questo ce lo
attesta un importante documento che parla della formazione del collegio
dei Gesuiti a Sezze. Nelle
loro scuole studiavano soprattutto i figli dei nobili, poiché
guardavano molto alla qualità dell'insegnamento; da queste scuole,
infatti, uscirono i più illustri predIcatori: non per niente quindi i
maestri. gesuiti davano molta importanza all'insegnamento dell'arte
dell'eloquenza e soprattutto all'istruzione. Dopo la loro venuta, essi
imposero alla cittadinanza delle condizioni; volevano infatti che
venissero costruiti il Collegio e la Chiesa di san Pietro, riuscendo ad
ottenere tutto questo nell'adunanza popolare del 6 febbraio 1589. In
seguito chiesero ai Setini la costruzione di una scuola e, sebbene
questo comportasse enormi sacrifici, gli fu accordata anche questa
richiesta. I
lavori per la
costruzione del Collegio costarono al Comune di Sezze circa 49.528 £
che, rapportate ai giorni nostri, corrispondono ad alcuni miliardi. In
attesa che venisse fondato il Collegio, i Gesuiti si stabilirono nella
casa dell'Arciprete setino Rossi e cominciarono ad insegnare.
Inizialmente non vennero istituite le scuole della Logica e della
Filosofia, poiché si chiese soprattutto l'insegnamento per gli
abecedari e i principianti. Solo
in seguito, quando venne terminata la costruzione del Collegio di San
Pietro, furono istituite le scuole di Umanità e di Logica; oltre alle
scuole elementari e al ginnasio, vennero aggiunti anche il corso di
Filosofia e la facoltà di Teologia. Quando
ci fu la soppressione dell'ordine dei Gesuiti, il Comune nominò due
deputati per l'amministrazione dei beni, ma il vescovo si intromise,
nominando Economo e Amministratore Tito Berti. In questo modo i Setini
mossero querela alla congregazione speciale dei Cardinali. La
congregazione stabilì che venisse eletto un nuovo Amministratore, il
vescovo insistette nelle sue idee, ottenendo un atto che accordava al
Seminario il locale dell'ex Collegio dei Gesuiti ed un'entrata di 13 8
scudi. 1 rimanenti beni che appartenevano ai Gesuiti furono dati in
affitto a privati, mentre in seguito vennero affidati al Seminario con
un canone annuo di 600 scudi. LA
COLLEGIATA DI S. SEBASTIANO E ROCCO La
chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco chiudeva come una quinta la stretta e
lunga piazza di San Rocco (oggi piazza Margherita). Dedicata
a Rocco di Montpellier, protettore contro la peste, fu edificata
sull'acropoli per un pubblico voto fatto dai cittadini di Sezze dopo che
il paese era stato risparmiato dalla peste che, nel 1527, aveva causato
numerose vittime sia a Roma sia in Italia centrale. 1 lavori iniziarono
però dopo il 1550. Fu costruita a spese di Cristoforo valletta e fu
consacrata nel 1586 dal vescovo diocesano Luca Cardino. Una
decina di anni dopo la seconda metà del XVII sec. iniziò la radicale
trasformazione della vecchia chiesa. Da documenti dell'epoca sappiamo
che, i lavori proseguono ancora nel 1764 e che riguardano non una
ricostruzione " a fundamentis " quando piuttosto un restauro
delle strutture già esistenti. La
chiesa fu edificata in stile barocco, ancora una volta grazie al
sostegno economico della famiglia Valletta, con impiego di stucchi,
capitelli, lesene, ricca di manni policromi e di magnifici lampadari di
cristallo. Fu
consacrata nel 1781 dal vescovo B. Pucilli. Nel 1771 il clero di san
Rocco aveva ottenuto dal Papa Clemente XIV che la chiesa venisse eretta
collegiata con annesso Capitolo dei canonici, composto da un arciprete e
da nove canonici, cui il Papa concede con la bolla CUM SETIA CIVITAS
l'uso della cappa magna ed altri privilegi specifici. Il
Marocco a proposito di questa chiesa dice "stucchi eleganti
osservansi in questo tempio e cinque Il
21 maggio del 1944 fu distrutta in un bombardamento insieme alla
chiesa di sant'Antandrea, dall'aviazione americana che, nel tentativo di
colpire il vicinissimo palazzo Lombardini, creduto sede del comando
tedesco, aveva invece centrato san Rocco. Il Barocco ha lasciato diverse tracce nel tessuto urbano, visibili nelle lesene sia della ex chiesa di "S.
Angelo", odierno Auditorium comunale, sia in quella del "Bambin
Gesù" annessa all'omonimo monastero S.ANGELO La
chiesa di Sant'Angelo fu costruita nel 1602 dietro la chiesa di San
Pietro e la sua facciata dà su via Garibaldi. Presso
la cattedrale di Santa Maria si trova la chiesa del Bambin Gesù con
annesso monastero. Bombardata
durante la seconda guerra mondiale, fu in gran parte distrutta; nel 1950
è stata ricostruita e restaurata. All'interno
si possono ammirare una grande pala d'altare, opera del pittore di Gaeta
Sebastiano Conca e una lastra tombale epigrafica in ricordo della serva
di Dio Caterina Savelli, morta nel 1691. Adiacente
alla chiesa è il grande monastero in cui venivano accolte le ragazze
povere del paese per essere istruite sui principi cristiani e sui lavori
femminili. L' insegnamento era gratuito, e questo sotto il Cardinale
Corradini; oggi quest'opera è continuata con l'educazione scolastica
dei bambini dalla materna alle elementari e con l'accoglienza
dell'infanzia disagiata. In
pieno centro storico. al termine di Via Valerio Flacco, si trova il
grande edificio conosciuto come Vescovado, in quanto sede del Vescovo
della diocesi di Terracina, Sezze e Priverno per molti anni. Tale
palazzo da oltre 50 anni non è più abitato dal Vescovo e non ha più
le funzioni di episcopio. Prima
di accedere all'edificio vero e proprio si trova un cortile recintato
con una grande porta monumentale. Nella
corte d'ingresso, lateralmente. si nota il portale dell'originaria
chiesa gotica di San Paolo: un portale ad arco acuto in pietra.
parzialmente murato, come la bifora adiacente, in seguito
all'adattamento in sede vescovile dell'originaria chiesa. La
parte più interessante dell'episcopio è l'antico campanile di stile
romanico, in discreto stato di conservazione, appartenente appunto alla
primitiva chiesa di San Paolo, demolita per far posto all'episcopio vero
e proprio. Alla
base di esso sono gli stemmi dei due vescovi che trasformarono la chiesa
in residenza. L'attuale
palazzo vescovile di Sezze fu interamente costruito dal vescovo Cesare
dei Conti Ventimiglia, originario di Benevento, che profuse notevoli
energie per rendere il vecchio episcopio monumentale e degno di
accogliere stabilmente un vescovo con tutto il suo entourage e di
assolvere ai compiti amministrativi che un vescovo aveva in una
cittadina dello Stato Pontificio. I
lavori di costruzione del nuovo episcopio iniziarono nei primi decenni
del XVII sec. (1632), e alla morte del vescovo Ventimiglia, avvenuta nel
1645, era quasi terminato nella sua totalità. Successivamente
il vescovo Francesco Ghisleri (1651) provvide ad ampliare tale edificio
e ad abbellirlo con decorazioni Pittoriche. Tutti
gli architravi monolitici delle numerose finestre e delle altrettanto
numerose porte dell'edificio portano incise le inscrizioni che ricorda
no in modo perenne gli artefici di tale costruzione; quasi a gara
troviamo inciso:
FRAN
MAR GHISLERIUS EPS TA e DON
CAES EX COMIT VINTIMIL EPS TAR L'edificio
è a forma di L e si sviluppa su due lati, uno breve e uno lungo;
presenta ambienti di grandi dimensioni, soffitti molto alti a
cassettoni. PALAZZO
COMUNALE L'attuale
sede del Comune fu abitazione
della nobile famiglia De Magistris che lo fece costruire nel 1600 in
forma monumentale per dare maggiore importanza al loro casato. Tale
giardino nel 1866 fu infatti trasformato in pubblica piazza abbellita
dalla costruzione di una monumentale fontana, realizzata dall'architetto
Tito Armellino per conto del Papa Pio IX, che serviva a rifornire di
acqua corrente la popolazione di Sezze (acqua proveniente da S. Angelo
in Semprevisa). Tale
nome sarebbe poi cambiato nel corso dei secoli in De Magistris a seguito
della ricorrente attività militare esercitata per via ereditaria da
molti membri della famiglia. Essi,
dapprima, sarebbero stati identificati con l'espressione "ex genere
magistrum militum" poi De Magistro, Magistri e infine De Magistris. |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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