|
|
Conoscere Amare Conservare |
|
|
| Prima parte | Terza parte | |
|
Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Notizie storiche dal X al XIV sec. |
|
|
Siti medievali nel territorio |
|
|
Conoscere Amare Conservare seconda parte
|
LA
TORRE DEI PANI La
bellissima ed imponente torre della nobile famiglia setina dei Pani si
trova a circa 200 metri dalla curva di via Variante, solitaria tra
l'abbondante vegetazione. La
costruzione della torre risale al periodo medievale, tra il XIII e il
XIV sec., e fu progettata per la difesa dalle scorrerie dei briganti e
dalle incursioni dei molti eserciti che vagavano per tutta Italia. Dopo
questo primo periodo la torre perse la sua originaria funzione divenendo
luogo di sorveglianza per le zone circostanti e l'intera valle di Suso. Sull'architrave
monolitico della porta d'ingresso compare il nome di CARLO PANI insieme
allo stemma gentilizio della famiglia. Per quanto riguarda la struttura,
la torre presenta un basamento a tronco piramidale avente gli spigoli
rafforzati da contrafforti e un superiore corpo quadrangolare separato
dalla base per mezzo di una modanàtura di calcare. La
torre è costituita da quattro piani, un piano terra e tre superiori,
separati tra loro da un piccolo cordolo a sezione quadrangolare, ma ora
i piani mancano quasi completamente dei soffitti, crollati nel corso
degli anni. L'intemo, alquanto disadorno e costituito quasi
esclusivamente dai soffitti, era formato da agili volte a crociera. Una
leggenda popolare narra che un cunicolo sotterraneo mettesse in
comunicazione la torre con Monte Trevi e che alcuni briganti lo usassero
per portarvi un tesoro, dato che il luogo appartato e in posizione
strategica rendeva l'edificio un ottimo rifugio; oggi, però, non
possiamo dire con certezza se esso esistesse veramente perché, molto
probabilmente, il crollo dei soffitti e delle volte deve averlo
occultato. Finestre
strombate, che terminano con una feritoia all'esterno, permettono di
illuminare i vari piani. Sulla
facciata esterna possiamo vedere i segni di grosse aperture rettangolari
ricavate in un periodo successivo a quello della prima costruzione. IL
CASTELLO DI TREVI A
505 metri di altezza
sulla Pianura Pontina si erge, a est di Sezze, il Monte Trevi. Esso
si trova in una posizione strategicamente favorevole, che permette di
dominare sulla retrostante vallata di Suso, su Sezze e sulla Pianura
Pontina. L'
aspetto del monte è molto ripido e poco accessibile; la sua sommità è
a tronco di cono, in quanto presenta una discreta area pianeggiante, che
ha permesso la costruzione di diversi edifici. Questa
spianata è ben fortificata naturalmente da grosse rocce, completamente
prive di vegetazione, che rendono l'accesso difficoltoso. Sul
monte si possono tuttora vedere, purtroppo tra l'intreccio dei cavi
televisivi, le poche rovine di un castello medievale, comunque
testimonianza che Sezze era ritenuta una nobile città, perché la Santa
Sede le concesse la giurisdizione di fortezze e castelli. All'inizio
del XIII sec. Papa Innocenzo III donò ed assegnò in feudo a Giovanni
di Ceccano e ai figli il castello, che apparteneva alla municipalità di
Sezze ed era fortificatissimo ed abbondantemente abitato. Era un tipico
castello feudale: accanto all'abitazione del signore vi erano le case
dei suoi sudditi, i granai, le cisterne e anche un monastero di
Clarisse; una bolla del Papa Clemente V attesta la presenza di questo
monastero a partire dal 1313 e siamo informati che lo stesso Clemente V
nel 1313 concesse molti privilegi al monastero delle monache di San
Francesco. Da una lettera di Innocenzo IV dei 27 giugno 1248,
indirizzata a tutti i fedeli di Campagna e Marittima, risulta che i
Setini avevano assalito e distrutto il castello di Trevi e fatti
prigionieri i figli di Guido di Trevi e il Papa inviava il suo
cappellano Nicola per comminare le pene spirituali e temporali; la pena
era 5000 lire. Durante il XIII sec. il castello passò in dote ad un ramo della
famiglia Pagani, che mutò il suo nome in quello di Trevi. Nel corso del XV sec. il Comune di Sezze lo possedeva "pro indiviso" con i Normisini stessi. I
redditi della tenuta Trebarum sono elencati in un inventario dei beni
del Comune del 1495. In questo periodo il castello fu
distrutto dai Setini La
distruzione del complesso feudale è dovuta al fatto che durante il XV
sec i Setini, che si opponevano al governo dei Trevi, abbatterono
ferocemente ogni costruzione. Questa avversione dei Setini fu causata
dalle angherie e dalle molestie che la famiglia di Trevi procurava agli
abitanti, facendogli rotolare addosso grosse pietre nel momento in cui
si recavano a lavorare in pianura passando per la scorciatoia delle
"Mole" e del "Rosacco" lungo il fianco sud del monte
Trevi. Tra
le vicende di questo castello è importante inoltre ricordare la sua
occupazione da parte di Ladislao,
re di Napoli che vi tenne stabilmente una guarnigione di soldati e,
forte dell'importanza strategica
del luogo, s
i mostrò contrario a restituire il castello all'antipapa
Giovanni XXIII, nono stante
che tra i due fosse stato firmato un accordo di pace; Ladislao rispettò
gli accordi dopo molte trattative,
versando anche una forte somma di denaro. Oggi
di tutto questo complesso feudale è difficile identificare gli edifici
esistenti in epoca medievale. Le
mura di cinta sono ancora ben visibili per tutto il perimetro. del
feudo; ad est piegano un'ampia curva, dove vi era la porta di accesso
del castello di cui rimangono pochi resti, costituiti da scapoli di
calcare irregolari e non levigati. Sappiamo che all'interno
del castello, accanto all'abitazione del signore, vi erano numerosi
edifici, Sono
localizzabili solo una torre, delle cisterne, il monastero. 2735
Item a priore s. Angeli sol. X. 2736
Item a Nicholao d. lohannis clerico eiusdem ecclesie X. CONVENTO
DI COLLEGROTTE Dal
Lombardini leggiamo che: "Sin dai primi tempi della religione
francescana o, come vuole una tradizione, ai tempi dello stesso S.
Francesco, che fu amico del setino cardinale Brancaleone, venne
edificato un convento dei minori nella contrada Collegrotte e
precisamente nel declivio ovest del monte de' Pilorci, del quale rimane
qualche rudero. Siccome quel luogo distava dalla città, si rendeva non
agevole l'accesso a chi venisse da altri paesi, e però avevano entro
Sezze un ospizio con chiesa detta della Sanità o di S. Elisabetta.
Questa apparteneva ai fratelli del terzo ordine, detto dei penitenti.
Dopo la loro morte di questo fabbricato andarono in possesso nel 1522 i
francescani di S. Bartolomeo, con atto del 30 settembre del notaio
Niccola Mercatante, con tutti i terreni e gli altri beni spettanti. In
questo ospizio si dice che abbiano dimorato S. Antonio di Padova, S.
Bonaventura, Giovanni Buralli VII generale dell'ordine ed altri". Questi
frati francescani sono quelli che nel 1300, da parte di Bonifacio VIII,
ebbero assegnato la chiesa e il monastero di S. Bartolomeo, dopo che
avevano lasciato l'antichissima residenza in località Collegrotte, alle
pendici del Monte Pilorci. Dal
P. Maestro Bonaventura Theuli di Velletri, a proposito del convento di
Sezze, leggiamo testualmente: "Il convento di Sezze è sotto il
titolo di San Bartolomeo, fuori dalla città a un tiro di sasso, in
bella positura. Non è però questo l'antico luogo pigliato dal Serafico
Padre, ma un altro lontano quasi due miglia, chiamato S. Francesco di
Collegrotte, per un colle ove stava situato. Anzi
in quel tempo i pietosi cittadini, affinchè quei primi frati potessero
maggiormente sovvenire al popolo nei bisogni spirituali, gli assegnarono
dentro la città un ospizio con la chiesa e due stanze da potervi
alloggiare, quando i frati in occasione di cerche, infermi o altre
circostanze, trattenuti dalle nevi e piogge, non potevano ritornare al
convento. E detto ospizio al presente si possiede dai nostri frati. Partirono
dal Convento di Collegrotte i nostri vecchi non solamente per occasione
di guerre, ma anche per giovare maggiormente al popolo, per cui ci fu
assegnata la presente Chiesa e luogo, dove dimoriamo, la quale secondo
alcuni, era stata dei Monaci di Fossanova. Il Convento di Collegrotte si
possedè per lungo tempo, poi si vendè, oppure si cambiò con il dottore
Antonio Mainardi, come per strumento rogato dal notaio Francesco
Contento di Sezze il 31 gennaio 1619. Non ho potuto trovare il tempo nel
quale fu lasciato. Credo, però, che fosse prima del 1336 e si ricava
dalla campan a grossa fatta in quel tempo, sotto il Guardianato di Fra
Arcangelo Ruggeri". Proprio
dalla ricchezza d'acqua il monastero crebbe e si sviluppò. La vita nel
monastero consisteva nell'alternaza del lavoro dei campi con la
preghiera; il cibo era costituito solo da pane ed acqua, erano osservate
pratiche penitenziali quali: il digiuno e la Flagellazione. Lidano
dedicò 72 anni della sua vita, dal 1046 al 1118 a scavare canali, fossi
nel comprensorio, ha fatto tacere le rane gracidanti, le quali
disturbavano il silenzio del suo monastero, imperando loro il silenzio
come ha scritto A. Zimmerman nel suo Kalendarium Benedictium. Il
monastero di Santa Cecilia già agli inizi del XIII sec. doveva essere
abbandonato, il papa Gregorio IX cedette parte dei beni di esso alla
Chiesa e al monastero fiorense di S. Maria Montis Aurei presso Anagni
Secondo il Lombardini il monastero fu distrutto e abbandonato in seguito
alle persecuzioni dei monaci cassinesi da parte di Federico Il nel 1229.
L'abbandono potrebbe derivare dalle precarie condizioni di vita dovute
alle paludi, oppure, trovandosi lo stesso al confine tra Sezze e
Sermoneta, alle frequenti scorrerie e discordie per il possesso di Campo
Lazzaro, una zona non lontana dal luogo dove sorgeva il monastero. Si è
persa di esso ogni traccia, anche se il toponimo di Santa Cecilia venne
usato nei secoli seguenti sia per indicare la zona che per denominare
gli archi antichi; in epoca più recente il luogo, legato alla presenza
di S. Lidano, torna ad essere caratterizzato dal suo nome.
Qui li vediamo raffigurati da una delle tante tavole lavorate con passione dal cardinale Pietro Marcellino Corradini (1658-1743) servo di Dio, studioso e appassionato del suo paese, Sezze. Ricordato dai concittadini con il busto in bronzo inaugurato il 22 marzo 1998 nei pressi della chiesa del Banbin Gesù.
|
|
Conoscere Amare Conservare seconda parte
|
|
|
| Prima parte | Terza parte | |