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Conoscere Amare Conservare |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Notizie storiche dal X al XIV sec. |
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Conclusioni seconda parte |
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Conoscere Amare Conservare seconda parte
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Che meraviglia adunque se questa città le tante volte a devastazione
soggetta, non conservi memorie autentiche delle sue antiche grandezze e
di altri monumenti della letteraria cultura dé suoi cittadini, sebbene
siano questi soli sufficienti aprovarla non meno, che a ricolmare
abbastantemente di lustro e di gloria il natio lor suolo? Così,
nel 1853, Luigi Marcotulli ricordava le devastazioni che, nel corso
delle invasioni barbariche, avevano irrimedibilamente offeso la bellezza
della città di Sezze e del suo patrimonio artistico ed archeologico. Il
Marcotulli, medico condotto e bibliografo tra i più fini, nei suoi Cenni
storici sull'Accademia degli Abbozzati (Nota
1a)
faceva chiara nota di quanto fosse andato perso per effetto della calata
dei barbari nella penisola italica. I
tempi passano, i barbari restano. Molto è cambiato dai tempi di Attila,
Si, in peggio. Ora i barbari non sono costretti più a scendere, sono già
qui. Non si fanno più largo con le armi, preferiscono il cemento. Non
radono al suolo edifici e monumenti, li violentano con calcestruzzo e
plexiglas, annichilendoli all'essenza. sono dei "barbari novi"
che approfittano di vuoti legislativi simili ad un canyon per deturpare
la bellezza di una "cimasa" L'integrità di un arco a tutto
sesto, la verginità di un mosaico, la sanità, di una facciata. In nome
di concezioni estetiche figlie dei kitsch più infame, per cagione di
una ignoranza così radicale da farsi disorientante si danno a gettare
cemento e plastica ovunque: su un tratto di mura che sta in piedi dal
tempo della guerra civile tra Mario e Silla, su una scala realizzata da
un mastro del '200, attorno ad un impianto architettonico che, altrove,
sarebbe divenuto luogo di culto per archeologi e uomini di cultura.
Tuttavia, come s'è detto, ai "barbari novi" non si può certo
ascrivere tutto il dolo. Buona sua parte, infatti, reca la sigla di chi
dovrebbe controllare e non controlla, di chi dovrebbe vigilare e non
vigila, di chi dovrebbe per primo sostenere che, a fronte di primarie
esigenze di ordine materiale, ne esistono ben altre, altrettanto
importanti di ordine spirituale (le stesse, chessò io, che fanno
sembrare l'uomo differente da un orso polare). Il Marcotulli si dogliava
dei "suoi" barbari... perché non aveva conosciuto questi
barbari: subdoli e striscianti, agnostici della cultura e del buon
senso, sensibili come lo potrebbero essere i cingoli di un carro armato
che attraversa un campo di margherite in primavera. Barbari (alle volte
richiamano direttamente l'etimo del termine, non riuscendo ad esprimersi
al meglio con le parole) che, quotidianamente, avallano scempi e
misfatti che gridano vendetta, che non si preoccupano di attizzare il
fuoco dell'immenso patrimonio culturale, storico ed archeologico che una
cittadina quale la nostra vanta. Qualcuno,
una volta ha scritto: "Un popolo senza passato è un popolo che
non ha futuro". Ebbene: quale presente e quale futuro pensate
possa avere un popolo che copre di cemento, erbacce e plastica il suo
passato? Sulla
scorta di queste situazioni e delle ragioni che si desumono da questa
vasta e triste panoramica nasce il nostro Corso, il cui titolo è un pò
il manifesto dello spirito che ha mosso l'intera iniziativa: Conoscere,
Amare, Conservare. Un Corso che, prima che di archeologia, intende
essere un esercizio delle memorie e della storia di una comunità. Un
sano esercizio di memoria e di senso civico che prende le mosse con la
constatazione che, nel presente di un popolo non debba esserci solo
spazio per lo scempio e la denigrazione fisica del suo patrimonio e del
suo passato. Piuttosto,
a farsi largo tra le anse (avvilenti e spesso schizofreniche) di questo
presente debbono essere altre istanze: di buon senso, di spirito civico,
di memoria per un passato ed una ricchezza immane che gridano vendetta. La
scena deve essere riguadagnata da uno spirito nuovo, fatto di amore e
rispetto per il proprio passato e per la propria tradizione culturale,
storica, antropica. L'
occhio di bue deve alienare i barbari ed i loro garanti, stereotipi di
una gestione del primo patrimonio della cultura mondiale fin troppo
allegra e bifolca. In
questo senso ed in questa prospettiva, da due anni, continuiamo a
gettare gocce nel mare dell'indifferenza che fa da corollario a buona
parte delle nostre potenzialità storiche ed archeologiche Speranzosi
e fiduciosi che, nel mare, anche una goccia possa fare la differenza.
Convinti che l'amore per la cultura sia un sentimento molto contagioso.
Certi che quei barbari, allo scuro di tutto questo, |
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Conoscere Amare Conservare seconda parte
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