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Conoscere Amare Conservare |
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| Prima parte | Terza parte | |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Notizie storiche dal X al XIV sec. |
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Edifici religiosi |
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Conoscere Amare Conservare seconda parte
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LA
CATTEDRALE DI SANTA MARIA In
un'ampia piazza illuminata dal sole, che spazia ampiamente sulla pianura
Pontina
si
trova la cattedrale di Sezze, dedicata alla Vergine Maria. Essa appare
rovesciata al visitatore: difatti nella parte absidale si trova il
portale d'ingresso rivolto ad occidente anziché ad oriente. La
costruzione venne iniziata sul finire del XIII sec. , sui resti di una
chiesa romanica e venne completata in stile gotico cistercense, dopo
qualche decennio, dalle maestranze che operavanoa Fossanova. Dopo
l'incendio del Il 50, che ne distrusse gran parte e da cui si salvò
miracolosamente la cassa lignea contenente le ossadi SanLidano, patrono
di Sezze,nel 1364 lachiesa venne ricostruita, com'è attestato da
un'epigrafe posta all'interno: Sotto
il vescovo Luca Cardino sul finire del XVI sec. si svolsero dei lavori
che cambiarono volto alla chiesa. Dove prima c'era l'abside venne
costruito l'ingresso centrale, nella parte dell'antico ingresso vennero
ricavate tre cappelle. Nel restauro al posto dell'arco gotico si utilizzò
un grande arco a tutto sesto. Pertanto l'attuale facciata è formata da
una grande abside semicircolare con alla base un portale rettangolare e
da due absidiole, fornite di due piccole porte rettangolari sormontate
da un timpano aggettante, che a sua volta è caratterizzato da una
finestra di forma rettangolare. Nella parte superiore l'abside presenta
una lunga monofora arcuata. è la stessa risparmiata nell'incendio del
1150. Il
campanile, costruito sull'abside, di forma rettangolare presenta grandi
finestre anch'esse rettangolari, che consentono una maggiore diffusione
del suono delle campane: lo stile gotico lo caratterizza, in quanto è
più largo in direzione est-ovest che non in direzione nord-sud. Piccoli
contrafforti decorativi sono posti ai quattro spigoli. Tutti hanno una
copertura piramidale e i due ben visibili sulla facciata hanno un
rigonfiamento a forma di grande voluta nella parte centrale. Ai lati
della facciata, in alto, sono posti due leoni di marmo bianco. L'interno
della chiesa è a tre navate, una centrale e due laterali. Quella di
mezzo è molto più ampia ed ha un'altezza doppia rispetto alle
navatelle laterali. Da evidenziare l'importanza della primitiva abside,
la parte più antica della chiesa. L'apparato murario è stato
realizzato utilizzando piccoli scapoli di calcare sagomati e squadrati,
messi in opera secondo una tendenza a filari di posa orizzontali. RICERCA
D'ARCHIVIO L'importanza
di questa chiesa cattedrale è sempre stata notevole fin da quando è
stata innalzata. I suoi possedimenti vengono indicati negli scarsi documenti rimasti nella sede dell'archivio capito.lare nella loro disposizione topografica e designati con i termini DOMUS e SEDIUM. (vedi
nota la 1a
e 2a) La
maggior parte dei possedimenti della chiesa si trovava nella decarcia
Codarda, dove era la chiesa stessa; in misura minore nella decarcia S.
Pietro e in, quella di Strumillo, mentre nelle decarcie Gulletto e S.
Angelo vi erano solo poche unità. I
documenti dimostrano che i diritti della chiesa nacquero da concorde
volontà dell'autorità religiosa e di quella civile "Priviligiis
et legibus imperatorum et pontificum". Domenico
Giorgi ( inizio 700) attribuisce ad Ottone I la concessione di privilegi
alla chiesa di Sezze, ma le fonti non confermano questa ipotesi, che
lascia invece il posto più facilmente a quella di privilegi risalenti a
Federico 1 e a Enrico VI. Non
ci sono dubbi invece sul riferimento ai Papi Onorio Il (1124-1130),
Celestino III (1191-1198) e Innocenzo III (1198-1206) dei quali sono
noti i molteplici interventi nella provincia. Durante
tutto il '200 la chiesa detenne i diritti sui beni assegnatile, mentre
nel 1365 questi sono ridotti solo ad un terzo; i restanti due terzi si
suppone siano stati percepiti dal Comune, anche se non si conoscono le
transazioni tra chiesa e Comune stesso. Unico
documento a questo proposito è l'atto del 13 7 8, conservato
nell'archivio di Sezze, con il quale il capitolo concede al Comune la
parte di sua competenza del plateatico. Dai
documenti esaminati risulta che la famiglia dei Taccone sia proprietaria
di molte case proprio in decarcia Codarda‑S. Maria; altrettanto
avviene per la famiglia Marignani. Nota
1a Con il primo termine si indicava sicuramente un'abitazione, mentre
con il secondo si indicava o una residenza o un terreno edificabile in
un contesto urbano. Per quanto riguarda Sezze, Maria Teresa Caciorgna
ritiene che il termine SEDIUM venisse usato per indicare terreni con
pagliai, alberi, addirittura un pergolato, oppure un terreno edificabile
o edificato. Nota
2a
La posizione dei diversi beni rilevabile dai documenti rimasti è
ricostruibile lungo una strada, VIAM PUBLICAM VIAM VICINALEM. mentre il
confine è indicato con il termine MURUM. che coincide con l'antica
cinta muraria dell'epoca romana. |
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CHIESA
DI SAN PAOLO All'angolo
fra Via V. Flacco e Via della Speranza è possibile ancora ammirare un
elegante campanile romanico ultima testimonianza della Dal
Lombardini si legge che l'antichissima chiesa fu una parrocchia, insieme
alla chiesa di San Pietro e che ad esse lo statuto patrio prescriveva un
contributo di cera da offrirsi in ogni anno dal municipio. San Paolo fu
concessa poi ai vescovi da Gregorio XIII. In età medioevale abbiamo
notizia che vi era istituita la vita canonicale: il suo abate e i
chierici compaiono negli elenchi delle decime degli anni 1331-1332: A)
2734 Item a Francisco Fede S. lohannis clerico S. Pauli Sol Il
2744
Item ad abbate S. Pauli Sol 1111
2747
Item a d. Paulo Marigano clerico S. Pauli den XII
2748
Item a Saxo Mercatante clerico S. Pauli den XII
2749
Item ab Andrea d. Thome clerico S. pauli den XII
2750
Item a magistro Andrea magistri Leonis pro beneficio S. Pauli sol. V Sappiamo inoltre che vi era un tribunale ecclesiastico, dove si teneva il consiglio per i reclami contro i magistrati o per danni campestri, nella prima domenica di ogni mese... "
IN PRIMA CUIUSLIBET MENSIS DOMINICA SECUNDUM ANTIQUAM ET LAUDA13ILEM
CONSUETUDINEM HACTENUS CONSERVATAM" Questo
tribunale giudicava anche una parte dei milites di Sezze, in quanto
vassalli e/o abitanti nelle sue case. Un preciso riferimento al
tribunale ecclesiastico si trova nell'articolo che recita:
" ...
QUOI) HOMINES IPSIUS ECCLESIE VEL ALII POSSESSIONES ET DOMOS
ECCLESIE POSSIDENTES
AB EADEM ECCLESIA IN IUDICIUM EXTRA IPSAM ECCLESIAM NON i TRAHANTUR"
ed ancora "QUOD HOMINES SUBIECTI IPSI ECCLESIE ET PERSONE (DE) li BANDO, VEL PLACIDO VEL MALEFICIO RESPONDEANTNISI ARCHIPRESBITERO". Quando
a Sezze, verso la metà del XIII sec., un incendio distrusse il
municipio e l'archivio comuna le,
nota il Lombardini " si salvarono pochi documenti contenuti nella
chiesa di S. Paolo". Il pontefice "OMNIA
INSTRUMENTA AD COMUNE SPECTANTIA IN CAPSA QUE EST IN SANCTO PAOLO CUM
QUATUOR SERATURIS ET CLAVIBUS REPONERE DEBEAT". Il "camerarius" era un ufficiale del comune, che esercitava il controllo delle finanze (alla fine del XIII sec.), rilasciava quietanza, provvedeva ai pagamenti; tra i suoi compiti c'era anche quello di riporre gli "instrumenta" del Comune nella cassa apposita presso questa chiesa. Viene nominato per la I' volta in un documento del 13 aprile 1298; Bartolomeo Pennecone, procuratore del Comune di Sezze, vende a Giordano di Norma, cittadino di Sezze, tre misure di terra che il Comune possiede in Zenneto: "
... QUAM PECUNIAM IDEM IORDANUS.... DEBIT, SOLVIT ET NUMERAVIT DICTUM
PRETIUM INTEGRALITER DOMINO PETRO BUDELLO, CA[MERARIO] COMMUNIS PREDICTI". Sempre nello statuto antico si legge che i bossoli per l'elezione degli ufficiali municipali... "REPONANTUR IN ARCHIVIO COMUNIS EXSISTENTE IN ECCLESIA SANCTI PAULl" e,
a riguardo della tutela igienica dell'abitato di Sezze, si legge anche
che " sono previste pene per chi sporca le vie pubbliche, le piazze
della chiesa di S. Paolo..., le case diroccate". Diversi
sono i documenti in cui questa chiesa viene citata. Nell'introduzione
della copia B (eseguita su richiesta di Nicola di Angelo Rubei, sindaco
di Sezze) di un documento del 15 ottobre 1262 che ricorda la nomina da
parte del popolo di Sezze del sindaco Giovanni de Gronda, per scegliere
dieci arbitri cittadini a cui affidare la soluzione della vertenza sorta
con Guglielmo di Trevi per l'uso di terre e pascoli comuni, si legge: "IN
NOMINE DOMINI. HOC EST EXEMPLUM SIVE TRANSUMPTUM QUORUMDAM PUBLICORUM
INSTRUMENTORUM VIDILICET SCINDICATUS, COMPROMISSI ET SENTENTIE IN UNA
CARTA CONSISTENTIUM REPERTORUM ET INVENTORUM INTER INSTRUMENTA ET
PRIVILEGIA COMMUNIS TERRE SETIE, EXISTENTIA IN SACRESTIA ECCLESIE S(ANCTI)
PAULI DE SETIA IN QUODAM
ARCHIVIO; QUORUM TENOR DE VERBO AD VERBUM PER OMNIA SEQUITUR ET EST
TALIS"... In un documento del 24 gennaio del 1308, in cui Leone detto Niger procuratore del Comune di Sezze, affitta e dà in pagamento ad alcuni nobili di Sezze lo sfruttamento delle acque "de Prato e de Lovis" per l'esercizio della pesca per 42 anni, si legge ancora: "
ACTUM SETIE IN GRADIBUS ECCLESIE SANCTI PAULI DE SETIA, IN ANNO DOMINI
MILLESIMO TRECENTESIMO OCTAVO, PONTIFICATUS DOMINI CLEMENTIS PAPE QUINTI
ANNO TERTIO, INDICTIONE VI, MENSE IANUARII, DIE VICESIMA QUARTA..." In
un altro documento del 24 e 26 gennaio del 1308, che ricorda che alcuni
nobili di Sezze rilasciaro "ACTUM
SETIE IN GRADIBUS PALATII ECCLESIE SACTI PAULI DE SETIA" nelle
prime cinque quietanze, mentre nella sesta si legge" ACTUM SETIE IN
CAMERA PALATII ECCLESIE SANCTI PAULI DE SETIA, PRESENTE DICTO DOMINO
10HANNE DE CECCANO ET PRESENTIBUS HIIS TESTIBUS, VIDILICET DOMINO
BARTOLOMEO, ABBATE DICTE ECCLESIE". In
un altro documento del 23 febbraio 1333, ancora un atto stilato nella
chiesa di S. Paolo; tratta di una transazione tra il Comune di Sezze e i
condomini delle acque di Mesa riguardante l'imposta per la gabella
" DE ANGUILLIS, PISCIBUS ET CLACCHIS" delle peschiere delle
acque di Mesa "......ABBATEM
S(A)‑ECULAREM ECCLESI(A)‑E SANCTI PAULI DE SETIA, "ACTUM
SETI(A)E IN ECCLESIA SANCTI PAULI, PRESENTIBUS .............." Dai
registri di Clemente V e Giovanni XXII si può constatare la frequenza
di esponenti delle fami glie
della aristocrazia cittadina nella collazione di benefici nella Chiesa
di Sezze, a cui si sommano i benefici
si segnalano gli scrittori pontifici: Nicola Oddonis (già scrittore di
Bonifacio VIII), Andrea Taccone,
canonico di Terracina e scrittore papale, che ebbe diversi benefici in
questa chiesa di San Dal
Lombardini sappiamo ancora che San Paolo fu soppressa come parrocchia e
che il popolo di essa S.LORENZO Fu
chiesa parrocchiale fin dal XIII secolo, era situata a ridosso della
cinta muraria tra la Porta Nova e
Porta
S. Andrea. In un documento del 18-25 febbraio 1272, riguardante
testimonianze che provino le condizioni di vendita delle acque e
peschiere di Mesa e la pubblicazione delle stesse testimonianze, si
legge: " .... PRESBITERUM GOTIFRIDUM, PRIOREM ECCLESIE SANCTI
LAURENTII La
presenza di S. Lorenzo è documentata nelle decime del 1331-33: 2746
Item a presbitero S. Laurentii pro suo beneficio sol III
B
Item a Petro Marigiano clerico S. Laurentii pro anno preterito et
presenti den. XII
Item a Benevenuto clerico S. Laurentii pro primo anno et secundo
den XII
Item
ab Antonio filio Petri lacobi Palmerii clerico S. Laurentii pro Il anno
den. V
Item
a Loffrido lohannis Bamacii clerico S. Laurentii den. VI
Item
ab eodem pro duabus solutionibus in quibus defecerat den. VI
Item
a Benevenuto clerico S. Laurentii den. VI
Item a Petro Marigiano clerico S. Laurentii den.VI. Anche
la chiesa di Sant'Andrea aveva diritti parrocchiali; l'abate e il priore
di essa compaiono nell'elenco delle decime degli anni 1331-33: 2750 agg. B Item ab abbate S. Andree de Setia pro I et Il solutione sol. IIII agg. C Item a Priore S. Andree de Setia sol. IIII Il
Lombardini riferisce che una campana di questa chiesa, vuole la
tradizione provenga da una chiesa di Trevi; la forma certamente è
antichissima. "Constat
namque Parascerem. sub Antonino imperatore et Asclepio sive Asclepiade
praefecto mortem oppettisse" Di essa abbiamo scarse notizie, pur essendo una delle più antiche di Sezze. Chiesa parrocchiale in età medioevale, era retta da un collegio di clero regolare, secondo le istituzioni dei tempi. Esiste un atto fatto %n claustro domorum S. Parasceves". Nella parete esterna della chiesa c'è un'epigrafe: iter in fro in agr Anche questa chiesa compare negli elenchi delle decime degli anni 1331-33 2750
Item a presbitero Asibile presbitero S. Paribelle pro utraque solutione
sol IIII Agg.B Risale ad epoca medioevale anche S. Giacomo, una cappella ubicata in S. Paolo, dì fronte all'Episcopio, esistita fino all'inizio di questo secolo, oggi scomparsa e divenuta abitazione civile. La sua presenza è attestata nel 1365, anno in cui si registrano a Sezze nuovi edifici di culto che non avevano funzione parrocchiale, insieme a quella di S. Matteo ubicata in S. Pietro. Lombardini riporta che nell'architrave della porta della sacrestia nella cappella di S. Giacomo, di patronato della famiglia Cerroni, c'era la scritta: "
ERECTUM CURA D.A. CERRONI VICARII A. 1495 S. A. PON. MA ......"
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I
MONASTERI Nel
territorio setino molto fervente fu la vita cenobitica o monastica e ciò
è attestato dalla presenza di numerosi monasteri. In epoca medioevale,
nel luogo dove poi fu costruita la chiesetta di S. Lucia ,esisteva un
monastero: vi erano le monache Benedettine. Nel 1356 con atto pubblico
Nicola Lamardi offrì se stesso, famiglia e beni alla Santa titolare del
monastero; riporta il Lombardini che "fu ricevuto oblato del
monastero da Mea Nupsina Vicaria e dalle suore Margherita De Luca, Nanna
Sanguigni, Lorenza Di Francesco, Pia e Petruzia di Pier Leone di Sezze e
da Lucia di Sermoneta. Fece donazione al monastero di alcuni terreni e
s'obbligò di ricondurre le elemosine fatte in Sermoneta "CUM
ASINO", con condizione di non questuare di persona". Nel 1415
il vescovo Antonio confermò l'elezione di una badessa. Le suore lo
abbandonarono nel 1462 e poi col tempo andò distrutto. L'attuale
chiesetta invece è stata realizzata con molta probabilità nel XVI sec. Sempre
il Lombardini riferisce che presso la Chiesa di S. Parasceve esisteva la
Chiesa e il monastero dei monaci Antoniani. Di essi rimangono poche
notizie. Essi sono citati in un atto di assoluzione del 28 gennaio 1368
che ebbe luogo a Frosinone, anche se il fatto a cui si allude avvenne
vari anni prima, quando si parla della cattura di Fr. Guido da Pescia,
religioso di quell'ordine e castellano di Acquapuzza, nell'ambito delle
controversie fra Sermonetani e Setini per il possesso di campo Lazzaro. Nella
metà del sec.XIV si ricorda un rettore della chiesa di S. Antonio ed
anche un abate. Ancora nel 1462 nella sentenza di confini fra Sezze e
Roccagorga è notato come teste D. MATHEO DE PARMA HOSPITALARIO S.
ANTONII SETIAE. Era una costruzione antichissima, in pietra locale
lavorate in forme regolari con due corti interne. Quando nel secolo
scorso il Comune deliberò la demolizione del fabbricato, vennero alla
luce, durante i lavori, la porta della Chiesa con due antefisse aventi
teste di cherubini.. La chiesa era a forma di rettangolo, con due
cappelle dalla sinistra, senz'altro di forma gotica come lo erano gli
archi delle cappelle rinvenuti intatti e formati da grandi pietre locali
finemente lavorate e le finestre. Affreschi rappresentati santi e
cherubini e un S. Antonio decoravano gli archi delle cappelle. CONVENTO
DI SAN BARTOLOMEO Anche
gli ordini mendicanti ebbero un loro convento a Sezze. Ma secondo la
forma di insediamento L'insediamento
francescano non attirò attorno alla Chiesa una concentrazione tale da
lasciare traccia nella documentazione e nel tessuto edilizio di Sezze
nel Trecento. Anche se il numero di testamenti dei secoli XIII e XIV è
molto limitato, sono però presenti lasciti ai frati minori di Sezze: il
lascito più antico risale al canonico Giovanni Sapiente di Sermoneta,
che nel 1266 lasciava 10 soldi ai frati minori di Sezze e la stessa
cifra alle monache Benedettine di Santa Lucia. Nel
1341 Rinaldo Nastasie nominava specificatamente "FRATRIBUS SANCTI
BARTHOLOMEI" e
donava 10 soldi ai frati minori e 5 alle monache di Santa Lucia.
Francesco di Trevi nel 1350 lasciava 50 soldi e e sceglieva il convento
mendicante come luogo per la sepoltura. Eugenio III nel Il 46
(nell'iscrizione troviamo incisa la data 1136 per un errore), affidò ai
monaci Cistercensi il convento di San Bartolomeo con l'annessa Chiesa.
All'interno di questa una lapide, inserita nel pavimento, ricorda le
varie vicende della Chiesa e del convento. Sappiamo pertanto che
Bonifacio VIII nel 1300 diede convento e Chiesa ai frati minori
conventuali. Il convento non era molto grande né vi era il chiostro
quadrato. C'era un cospicuo numero di frati e vi era il Professato dei
giovani che studiavano logica e filosofia. Con il passare degli anni la Chiesa era andata in rovina; fu ricostruita nel 1705 e riconsacrata dal Vescovo di Fondi Vittorio Couccio " SUPPLICANTE P.M. PHILIPPO CIAMARICONO SETINO DIE XXI IVNII MDCCV". Il
complesso è ubicato su un piccolo colle dal quale si domina un panorama
straordinario, perchè si spazia sulla Pianura Pontina e sulla conca di
Suso. Per accedere alla Chiesa è stata costruita una ripida, ma ampia
gradinata fiancheggiata da rigogliosi cipressi. Al termine di essa due
giganteschi lecci coprono quasi tutta la facciata della Chiesa. Questa
è a capanna semplice, rivestita da una cortina di pietre calcaree ben
sagomate ed aderenti perfettamente le une alle altre, secondo gli
austeri canoni dell'arte romanica. Interessante
il campanile, che non era la tradizionale struttura a sé stante .
Addossato alla Chiesa, era ricavato dal tiburio; esso aveva sezione
quadrangolare con ampie finestre ad arco a tutto sesto ed era sormontato
da una cupola schiacciata. Eretto in occasione del restauro
settecentesco della Chiesa, purtroppo di esso ora non resta più
traccia. La Chiesa e il convento, che pochi anni fa risaltavano nel loro
isolamento sulla verdeggiante altura, ora sono sommersi dalle
costruzioni sorte nelle vicinanze. |
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Conoscere Amare Conservare seconda parte
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