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Conoscere Amare Conservare |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Sezze dal XV al XIX sec. |
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Conclusioni |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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Ci
avviamo, dopo tre anni, alla conclusione di un lungo lavoro di ricerca.
Tra di noi c'é qualche veterano, che ha seguito il corso fin
dall'inizio; tutti comunque facciamo parte di quel gruppo di
"arditi" che si sono impegnati a riportare in luce la
"loro" storia, che poi null'altro è la "nostra",
quella di tutti noi. Tra alti e bassi, abbiamo cercato di impostare un
lavoro, per così dire, "radicale". Ovvero: siamo andati alle,
origini di quello che oggi, dovrebbe essere il nostro vivere, il nostro
esserci, la nostra esistenza. A partire da ciò che ci circonda, da ciò
che cerchiamo di vivere e fruire quotidianamente e possedere come
nostro, abbiamo tentato un viaggio a ritroso, alla ricerca delle nostre
radici. Oggi,
per delle ragioni che crediamo siano sotto gli occhi di tutti, si fa un
gran parlare (leggi: retorica) di "ritorno alle origini" e
"recupero dell'identità" contro alcuni effetti globalizzanti
del nostro vivere. Le nostre intenzioni, nell'avviare questo percorso di
ricerca sulla storia locale, erano diverse:
non alle origini e non all'identità pensavamo, ma, come s'è
detto, alle radici. Riflettiamo, sarebbe stato quantomeno pretestuoso,
oltre che sterile e retorico, avviare una ricerca che tendesse a
rileggere il nostro vivere attuale originatosi, chessò, dalla
spiritualità del Corradini o di San Carlo, oppure dalla grandezza
architettonica romana. Allo stesso modo, sarebbe stato "atopico",
nel senso più stretto ed etimologico del termine, sfogliare le pagine
dell'album della nostra storia locale alla ricerca di una qualche
identità che fosse una, costante ed imperitura nel tempo. Saremmo stati
quantomeno supponenti nel ritenere di poterci minimamente assimilare
all'identità del nostro passato, ammesso che questo ne abbia una ed una
sala e che essa sia intellegibile e ben codificabile. Per
queste ragioni, abbiamo Puntato tutto sulla ricerca delle nostre. radici
che sono un fatto diverso dalle origini: queste ultime, già
etimologicamente, si legano all'idea di "nascere" o di
"sorgere" ("orior", appunto) e, in ultima analisi, a
qualcosa che come il sole per gli antichi sembra spuntare dal nlla. Ma
" ex nihilo, nihil". Soprattutto, ci permettiamo di
aggiungere, in fatto di uomini. Perciò, dunque, siamo andati alle
radici, a ciò che, anche materialmente. ci lega ancora al nostro suolo.
Le radici, al contrario delle origini, si piantano in un terreno ben
determinato e, soprattutto, crescendo, si palesano e quasi
"immortalano" con rami, fiori, frutti. Insomma, ogni radice ha
una sua chiara parte fenomenologica (rami, fiori, frutti) che rimanda ad
un'altrettanto chiara parte noumenica (la radice in sé). E
tali rami, fiori, frutti (ovvero chiese, monumenti, palazzi del nostro
paese, scritti di uomini illustri cui Sezze ha dato i natali) esistono
ancora oggi a ricordarci non le nostre origini né la nostra identità. Al
contrario, richiamano alla mente le nostre radici. Ci dicono che altri
uomini sono preesistiti a noi, creando- per loro e non per noi, ecco
perché non vi può essere identità tra passato e presente- proprio
qui, nello stato lembo di terra che noi abitiamo, un qualcosa che è
rimasto nel tempo. Per
quanto s'è detto finora, è evidente la complessità di una radice. La
quale, al contrario di non meglio precisate origini o identità, sembra
avere il dono della parola. Palesatesi in rami, fiori e frutti, le
,radici ci dicono la sapienza dei loro agrimensori, ce ne rivelano le
passioni e le contraddizioni, ci mettono di fronte al loro spirito. E,
per contrasto, esse ci rammentano l'incuria attuale, le erbacce ed il
cemento che troppo spesso assalgono e vituperano quei fiori e quei
frutti. In breve le nostre radici (fenomenologiche, noumeniche) sembrano
metterci di fronte ad un bivio. Sembrano chiedervi una scelta, tra un
passato che nonostante tutto è stato ed un futuro che
‑probabilmente non sarà più. Sta a noi, ora, liberamente e per
quanto possibile anche coerentemente, scegliere, tra la continuità con
le nostre origini o l'apertura ad un futuro oscurantista. E
se all'inizio di questo progetto, molto originale ed affascinante, ci
auguravamo che il laboratorio gettasse il germe dell'interesse verso la
conoscenza del vissuto storico del proprio ambiente, oggi a conclusione,
dei lavoro, con grande soddisfazione, possiamo affermare di aver
raggiunto un risultato altissimo. Un grazie particolare va alle nostre
due professoresse Manzoni e Rosella che ci hanno permesso di scoprire
luoghi e storie a noi sconosciuti, ma soprattutto ci hanno insegnato ad
ad amarli. Gli studenti del Liceo Classico Pacifici e De Magistris |
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Conoscere Amare Conservare terza parte
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