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Conoscere Amare Conservare |
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| Seconda parte | Terza parte | |
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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris" Dalla preistoria all'epoca romana |
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FORUM APPII |
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Conoscere Amare Conservare prima parte
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CAESAR AVGVS PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNICIAE POTESTATIS II COS III PATER PATRIAE FACIEDAM CVRAVIT XLIII Forum Appii nasce nel III sec. a.C.. e viene abbandonato nel VI sec. d.C.. Esso si trova in una posizione molto favorevole, all'incrocio tra la Via Appia e l'odierno fiume Cavata, ma soprattutto nel mezzo di un territorio fertile, meno soggetto ad impaludamenti. Ben presto divenne uno dei maggiori centri attraversati dall'Appia pontina e il polo dell'attività della vicina popolazione contadina, ma il ruolo principale che rivestì fu di zona sacra ( si trova infatti a breve distanza dal santuario "Tratturo Caniò" ). La sua funzione religiosa è testimoniata anche da un'iscrizione traianea, la quale ricorda l'erezione di un tempio a Bellona, in onore di Traiano, da parte di Gemina Myrtis ed Anicia Prisca. Grazie alla sua posizione, Foro Appio si trasformò in un luogo di sosta e porto fluviale ed assunse importanza proporzionalmente alla via Appia. Il ruolo dei Fora, insieme ai Vici e Conciliabula, era quello di essere insediamenti nei quali si svolgevano tutte quelle funzioni della vita pubblica che a Roma venivano esercitate nel foro: avevano, infatti, lo " ius nundinarum " ( " diritto di mercato ") e potevano essere sede di " iudìcia publica " ( " processi per delitti "). La Però,
in questo periodo di grande sviluppo si assiste anche all'abbandono di
alcuni insediamenti, che sembrano così rimanere disabitati; quindi si
pensa che il Foro abbia subito una prima contrazione verso la fine del I
sec. d.C.. Solo più tardi riappare il nome di Forum Appii:
nell'itinerario Burdigalense, nel quale viene definito " mutatio
" ( "cambio di cavalli"), anche se in realtà doveva
essere una " mansio " ( " stazione di pernottamento
") e nell'itinerario Antonino , prova che anche nel periodo
tard'antico il Foro ha mantenuto una certa importanza agricola. Intorno
al IV secolo d. C. si ipotizza una fase di rinnovata importanza della
stazione, mentre già a partire dalla metà del V sec. d. C. non si
hanno più testimonianze archeologiche significative, poiché in questo
periodo vennero a mancare le condizioni necessarie alla manutenzione
regolare delle strutture. Un'antica
tradizione vuole che Paolo di Tarso, nel suo lento avvicinarsi a Roma,
si volgesse a benedire i paesi posti sui colli che formavano le pendici
dei Monti Lepini . Tale episodio, narrato negli " Atti degli
Apostoli", è forse da solo sufficiente a farci comprendere
l'importanza dell'antico Forum Appìi. Non sempre la pianura Pontina è
stato luogo nefasto di paludi e malarie e così è stata, anche se non
nella sua totalità, intensamente sfruttata e quindi densamente
popolata, sia prima che dopo la conquista di Roma al tempo della
Repubblica. Essa, infatti, era il granaio più prossimo dell'Urbe,
sostituito in seguito dalla Sicilia prima, dall'Africa mediterranea
dopo. Ovviamente
i primi studi del territorio partivano dall'analisi dei classici e ci si
scontrò così con grossolane inesattezze perfino sul percorso dell'Appia,
tanto che Forum Appii veniva cercato sotto Sezze, nei pressi di
Fossanova o sul litorale. Solo agli inizi del 500
Leonardo da Vinci redisse una carta con il regolare percorso
della via. Dobbiamo, però, a Molsthius l'esatta localizzazione di Forum
Appii e fu col suo apporto che il Parasachi potè analizzare il corretto
rettilineo dell'Appia, riportando le distanze, i ponti e gli altri
monumenti. Notevole
influsso ebbe nel 700
l'opera di Pietro Marcellino Corradini, con una minuziosa
raccolta di fonti epografe ma l'impressione è che il nostro
concittadino non sia molto obiettivo, tutto preso com'è ad esaltare il
glorioso passato della sua terra. Molte delle epigrafi da lui
trascritte, infatti, sono risultate poi false. E' con la bonifica di Pio
VI Braschi nel 1777
che si risveglia l'interesse per l'antica storia della regione
pontina, finalizzata a trarre insegnamenti per la realizzazione della
bonifica. L'Appia, così ríscoperta, attrae illustri viaggiatori come
Goethe, Gregorovius, Handersen e qualcuno, come De Chaupy, tenta di
ripetere il viaggio di Orazio del 37
a. C. segnalando vari monumenti antichi. Da tutti questi studi,
però, resta estraneo Forum Appii. Prima della costruzione della via
Appia, iniziata nel 312
a.C., il collegamento tra Roma e il Lazio meridionale era
assicurato dal tracciato che corre alle pendici dei Monti Lepini, mentre
la pianura era solcata da collegamenti minori. La via Appia arditamente
attraversava il centro della pianura, permettendo il collegamento tra
Ariccia e Terracina con soli 60
Km; avvenne così che all'incrocio di questa con i collegamenti
minori, tra i quali vanno ricordati anche i fiumi, nascessero nuovi
centri abitati, formati dalla popolazione dei Monti Lepini, che poteva
così trarre vantaggio dal traffico e dai commerci. La famiglia di Appio
Claudio cercò di trarre vantaggio dall'opera di questo, cercando i
figli sostegno presso le popolazioni locali per le loro aspirazioni
politiche. Uno di questi fece edificare una statua dei padre nel 268
a.C. a Forum Appii. Oggi abbiamo una vasta area archeologica che
va dal miglio 42,5
al 43, che è ciò che rimane dell'antico Forum Appii. L'area
archeologica è stata minacciata dallo sviluppo di Borgo Faiti, nato
negli anni 30. Foro
Appio si estendeva su ambo i lati della via ed ovunque si reperta
materiale composto da frammenti di tegole, cippi, mattoni, mosaici,
marmi, ceramica comune nera e sigillata, lucerne e vetri. E' stato
altresì rinvenuto materiale votivo ( piedi fino alla caviglia )
inerenti certamente ad un luogo di culto. Sono state rinvenute
iscrizioni funerarie su marmo bianco ed un'epigrafe che ricorda la
dedica di un tempio a Bellona, in onore di Traiano, da parte di due
" geminae ", Myrtis e Anicia Prisca. Indubbiamente l'area
archeologica subì un grande danno in seguito alla costruzione del
canale Linea Pio. Sul lato sud‑ovest della via, in corrispondenza
dell'entrata di una " mansio ", la cartografia rivela un
diverticolo che si dirige verso un ponte romano, noto come ponte di
Santa Felicita. Presso il ponte sull'Appia, invece, sul lato
sud‑ovest si trova un tratto di muro di contenimento lungo circa
13 metri, a due filari, rastremato; sembra però che siano stati
impiegati blocchi di riutilizzo, in quanto gli incastri per grappe a
" U " non sempre corrispondono. Dalle foto aeree si osserva, a nord‑est della strada, una traccia scura pertinente ad un muro del lato opposto della via. Tale traccia si interrompe all'entrata della " mansio ", perché doveva esserci una strada d'accesso alla villa Da
Forum Appii, inoltre, muoveva il Decennovio ( " lungo 19
miglia "), canale percorribile solo in barca, la costruzione del
quale si rese necessaria giacché la via era costantemente
impercorribile. IL Con
il ponte l'Appia attraversa il fiume Cavata. L'unica parte visibile è
quella a valle, perché quella a monte è nascosta da murature moderne.
La struttura originaria era a sesto ribassato. Probabilmente furono
apportate modifiche da Pio VI, ma non è da escludere che rifacimenti
vennero realizzati in epoca antica. Ciò viene testimoniato dal
Corradini che descrive il ponte in modo poco attendibile, anche se è
vero che la costruzione mancava della parte superiore e dei parapetti. 1
resti di essi vennero rinvenuti durante la pulizia del fondo dell'antico
ponte di Forum Appii. Ci fu un'ulteriore opera di manutenzione nel 1811,
con la quale si sostituì un masso del fornice e si chiusero gli
interstizi con calce. Le scalpellature rilevate sono quasi certamente
moderne. La struttura a sesto ribassato è molto particolare, perché
non veniva adottata spesso dai Romani, ma permetteva di mantenere la via
pianeggiante. DIVERTICOLO Durante
alcuni lavori agricoli sono stati rinvenuti molti basoli di calcare.
Essi testimoniano di un'altra strada che incrociava in quella zona, come
afferma anche il Lugli . CIPPO
TRAIANEO Riporta
un'epigrafe che ricorda un non meglio identificato restauro di Traiano,
databile tra il 112 e il 113 d.C.. MURO
DI CONTENIMENTO DELL'APPIA Consiste
in due muri entrambi antichi, il più antico dei quali fu restaurato da
Pio VI. Queste costruzioni sono importanti perché erano usate anche
come banchine d'approdo.
MANSIO Questa struttura muraria presenta tre diverse tecniche edilizie: opera mista, opera laterizia e tamponature in cementizio. Sono ancora visibili due muri in opera mista, che delimitavano un ampio vano ed un'esigua parte della pavimentazione. In opera mista è anche un lungo muro, nel quale c'era una soglia. Il vano viene, invece, diviso da due muri in opera laterizia e gli ambienti sono collegati da una soglia calcarea. Con tamponature in cementizio è stata chiusa una finestra ed è stata ricoperta la pavimentazione originale in coccio pesto. Questa struttura è tipica della "mansio": su un cortile centrale sono sistemati i vari vani destinati ad ospitare i viandanti, i cavalli, gli animali da traino e gli addetti alla stazione di posta. Tutti gli ambienti rinvenuti si affacciano su questo cortile. Forse l'ingresso principale si trovava dove si interrompevano i due muri di contenimento. In questa zona sono stati rinvenuti reperti ceramici molto antichi di provenienza italica e africana. FRAMMENTI
ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI, BASOLATO, TOMBE In
questa stessa area con un'aratura profonda sono venute alla luce
numerosi frammenti di materiale edilizio. 1 più importanti sono di un
mosaico a gradini, delimitato da mattoncini triangolari. Nei pressi è
stata trovata anche una sima in terracotta con andamento curvilineo. Per
quanto riguarda le cerarniche quelle rinvenute sono principalmente a
vernice nera e molte erano ancora imballate. Il basolato rinvenuto quasi
certamente apparteneva ad una strada o ad una piazza. Attualmente si
trova un metro e mezzo sotto il livello stradale, Le tombe a
"cappuccina" contenevano monete di bronzo raffiguranti Cesare,
Augusto e Faustina . Nei pressi di Forum Appii tegole, coppi, mattoni,
anfore testimoniano la presenza di centri abitati nati alla fine del IV
sec. a.C. e scomparsi nel 1 sec. d.C..
Rinvenimento
di un muro e resti ossei 30 Marzo 1998
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Conoscere Amare Conservare prima parte
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