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La Confraternità del Sacro Cuore di Gesù di Sezze detta dei Sacconi |
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il libro di Vittorio Del Duca |
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Sezze, 20 ottobre 2018 Chiesa SS Pietro e Paolo - ore 18,30 Presentazione del libro di Vittorio Del Duca 20
ottobre 2018
Una
sorgente di insegnamenti spirituali
Le finalità che hanno ispirato questa opera sono
molteplici. La più importante è quella di svelare una sorgente sconosciuta di insegnamenti spirituali collocati negli anni che vanno dal primo settecento ad oggi in cui emerge la straordinaria devozione al S. Cuore di Gesù e la figura del nostro Santo fondatore: San Leonardo da Porto Maurizio.
La
Confraternita del Sacro Cuore e le sue finalità tra passato e presente San
Leonardo da Porto Maurizio nel fondare a Sezze la Confraternita del
Sacro Cuore di Gesù, volle che fosse esemplata a quella del Sacro Cuore
di Gesù di Roma che, eretta nel 1729, un anno prima del suo arrivo nel
Convento francescano di San Bonaventura a Roma, lo aveva assistito nelle
missioni e via Crucis e in tutte quelle che furono
fatte varie altre volte a tutto l’anno 1749 [1]-
[2]
nella Capitale. Pertanto
la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze condivide la stessa
Regola dell’Arciconfraternita madre di Roma e ne persegue le medesime
finalità nel più grande centro dei Lepini: la devozione e la
diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù, in perfetta armonia tra
fede, opere di misericordia e carità cristiana, secondo il principio
evangelico: se due o tre persone
si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro [3].
Le
opere di pietà dei confratelli sono riassunte nella Regola e nei vari
statuti che si sono succeduti nel tempo, si esplicano nelle questue in
occasione del Natale e della Pasqua con distribuzione del ricavato ai
poveri ed ai carcerati, nella visita e nel conforto ai malati, nelle
esequie e sepoltura dei confratelli. Quest’ultima funzione potrebbe
sembrare di poco conto, ma in passato non esisteva alcun servizio
pubblico o privato che vi provvedesse ed inoltre le morti per pestilenza
erano assai frequenti; quindi il triste compito veniva assolto dalle
confraternite o dai familiari del defunto. Per coloro che non
appartenevano ad alcun sodalizio e per le famiglie a cui la miseria non
permetteva il trasporto della salma, provvedeva la pubblica carità non
organizzata: qualche volonteroso raccoglieva le offerte dai passanti e
raggiunta una somma sufficiente, incaricava due facchini di portare il
cadavere al cimitero, steso su di una tavola. L’uso
del cappuccio nelle confraternite, che successivamente avrebbe assunto
nella nostra la funzione di mantenere la segretezza nelle opere di bene
e nelle processioni, è sicuramente stato introdotto come protezione
dalle malattie contagiose durante le sepolture. A tale scopo infatti,
alcune confraternite utilizzarono cappucci muniti di un filtro a forma
di becco che, nell’intenzione di chi lo portava, doveva servire a
proteggersi dal rischio del contagio [4]. Fu
grazie all’opera di San Leonardo da Porto Maurizio, propagata dalle
confraternite del Sacro Cuore di cui si onorava di essere fratello, alla
fiducia che esse incutevano nei fedeli con l'esempio di povertà e di
rettitudine, se
le popolazioni italiane, ridestate nella fede e nei buoni costumi,
poterono resistere alle idee rivoluzionarie che verso la fine del secolo
XVIII causarono altrove disastrose conseguenze [5]. Per
quella distinzione che la Regola desiderava nei fratelli, negli Esercizi
e nell’Istituto, le funzioni del Venerdì Santo dovevano essere svolte
tassativamente nel proprio oratorio, nella chiesa di San Pietro, con Messa
Cantata, Tre ore di Agonia ed
Ufficio nella sera. Fu per tale occasione che la Confraternita
commissionò al pittore setino Giuseppe Turchi il Calvario che ancora
oggi i confratelli montano nella chiesa la mattina del Venerdì Santo e
smontano all’alba del giorno successivo. Altri
elementi distintivi della Confraternita sono l’Umiltà e la Povertà,
per cui è escluso il possesso a qualsiasi titolo di beni immobili, in
modo particolare della terra, che le altre confraternite possono tuttora
possedere ed assegnare ai propri membri sotto le più svariate forme di
contratto (affitto, livello, enfiteusi ecc). Un
altro obiettivo dell'istituzione, oltre a quelli dell’umiltà e della
povertà, ma che ad essi è strettamente legato, è quello della
mortificazione, perseguita con la totale spersonalizzazione alla quale i
fratelli erano tenuti ad obbedire. Il sacco e il cappuccio calato sul
volto, nonché l'obbligo di tenere le mani nascoste nelle maniche del
sacco, servivano appunto ad evitare che non solo i lineamenti, ma
addirittura ogni segno esteriore (ad esempio anelli a sigillo con
stemma) potessero svelare l'identità della persona che si era annullata
nell’abito penitenziale. Con
singolare capacità "autorigeneratrice", la Confraternita del
Sacro Cuore di Gesù di Sezze, ha di volta in volta saputo adattarsi
alle mutate condizioni dei tempi integrando la Regola con gli Statuti ed
aprendo a tutte le categorie sociali, cosa che le ha permesso di poter
sopravvivere ai nostri giorni. Recentemente ha rivolto la sua attenzione
alla conservazione delle opere d’arte nella chiesa di San Pietro ed al
restauro dei suoi registri nell’Archivio Capitolare della Cattedrale,
senza mai dimenticare le opere di misericordia e di carità cristiana in
casi di necessità particolari. Fede
e Carità restano quindi i
binari su cui muoversi e se la sepoltura dei morti in passato era
un opera di grande misericordia, oggi la Confraternita rivolge
l’attenzione ad altre forme di carità cristiana: lo smarrimento
morale di tanti giovani al quale non si può assistere indifferenti, i
tanti anziani che vivono in condizioni di estrema solitudine, le nuove
povertà, gli emarginati, i grandi bisogni delle missioni nel mondo.
Sono tutte nuove realtà che portano la Confraternita a vivere il
presente con tutto il
bagaglio di ricchezza spirituale accumulato nei secoli e che la
spronano ad essere nella diocesi e fuori della diocesi una grande forza
evangelizzatrice. [1]ARCHIVIO
STORICO DIOCESANO DEL VICARIATO DI ROMA – Cat. 18, pag. 51,
palchetto 149, tomo 115, Memorie e Celebrazioni in onore dei Santi e Beati protettori della
nostra Confraternita – Beato Leonardo da Porto Maurizio. [2] L’ultima Via Crucis a Roma di San Leonardo da Porto Maurizio fu quella al Colosseo nell’anno giubilare 1750. [3] Matteo, XVIII, 20. [4] PRIORATO DELLE CONFRATERNITE PER LA DIOCESI DI ACQUI (sito internet) – Cenni storici sulle confraternite–Santuario della Madonna Pellegrina, Acqui Terme. http://www.prioratoconfraterniteacqui.it/cenni-storici-sulle-confraternite.html [5]AGOSTINO
GEMELLI
– Il francescanesimo
- Editore Vita e pensiero, Milano 1932
Un momento della donazione del libro alla Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa di Gerusalemme,presso il Convento dei frati francescani di San Salvatore. |
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