La Confraternità del Sacro Cuore di Gesù di Sezze detta dei Sacconi

il libro di Vittorio Del Duca

Sezze, 20 ottobre 2018                                                   Chiesa SS Pietro e Paolo - ore 18,30

Presentazione del libro di Vittorio Del Duca

20 ottobre 2018
"La Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze detta dei Sacconi"
La Confraternita del Sacro Cuore di Gesù sabato 20 ottobre 2018 alle ore 18,30 presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Sezze presenta il lavoro di Vittorio Del Duca.

Una sorgente di insegnamenti spirituali
a cura di Sinuhe Luccone

Come priore della confraternita sono orgoglioso di poter presentare quest’opera perché ci ha permesso di capire appieno l’importanza di appartenere ad un sodalizio che vanta una tradizione secolare fatta di opere di bene e di preghiera.
E’ un opera che vede la luce dopo oltre cinque anni di lavoro di ricerca in cui non sono mancate le difficoltà dovute alla ricerca dei documenti di archivio necessari per ricostruire la storia di un pio sodalizio che – grazie ai suoi iscritti – ha inciso indelebilmente sul tessuto sociale della città.
Infatti, coloro che sono stati ascritti alla venerabile confraternita del S. Cuore di Gesù di Sezze erano le persone che all’interno della comunità locale godevano di una posizione elevata e di responsabilità, atteso il grado di istruzione che avevano. Si trovano dunque iscritti notai, medici, avvocati, vescovi, che soprattutto nell’800 hanno influenzato la vita sociale, culturale ed economica del paese. Troviamo le famiglie Carnebianca, De Magistris, Demenica, De Ovis, Fasci, Iucci, Lombardini, Pacifici, Pilorci, Tuccimei, Zaccheo, Boffi e tante altre che avevano un peso notevole nella comunità. Si scopre quante opere di carità e di bene i confratelli hanno fatto nel corso dei secoli alla cittadinanza.

 

Le finalità che hanno ispirato questa opera sono molteplici. La più importante è quella di svelare una sorgente sconosciuta di insegnamenti spirituali collocati negli anni che vanno dal primo settecento ad oggi in cui emerge la straordinaria devozione al S. Cuore di Gesù e la figura del nostro Santo fondatore: San Leonardo da Porto Maurizio.
In questo libro possiamo trovare anche preziose notizie sulla fervente vita religiosa a Sezze nel settecento; l’evento straordinario, nel mese di maggio del 1729 della visita di Papa Benedetto XIII a Sezze e lo stretto legame tra il Cardinale Pietro Marcellino Corradini e San Leonardo da Porto Maurizio.
Racconta in 260 pagine le opere più importanti dalla fondazione sino ai nostri giorni e la descrizione e le manifestazioni di fede con cui uomini illustri hanno servito il Signore e i propri fratelli con umiltà, devozione e carità che sono i grandi primati della nostra confraternita.
Grazie alla ricerca, Vittorio Del Duca è riuscito a ricostruire le vicissitudini della confraternita e tutte le persone che hanno avuto l’onore di farne parte dal 1745 ad oggi. Un lavoro di una difficolta elevatissima, eseguito solo grazie alla passione e all’amore che l’autore nutre per la confraternita.
Leggendo il libro chiunque troverà la presenza di un suo parente – anche lontano nel tempo – che ha fatto parte della confraternita, che ha impiegato il proprio tempo alla devozione al S. Cuore attraverso la preghiera e le opere di carità, nascosto sotto l’umile sacco. 
È l’unica confraternita tra le esistenti ad essere stata fondata direttamente da un Santo.
Si apprende che la Confraternita fu artefice della canonizzazione di San Carlo da Sezze, sotto la spinta di Don Vincenzo Venditti, saccone egli stesso e padre spirituale della Confraternita.
Ben sette Papi hanno indossato l’umile sacco della penitenza della Confraternita del S. Cuore di Gesù, oltre a San Leonardo da Porto Maurizio, San Gaspare del Bufalo e San Paolo della Croce.
Tutto ciò ci fa capire l’importanza di appartenere ad un così nobile sodalizio. Una responsabilità ancora più gravosa se si pensa che la Confraternita madre di Roma, a cui noi siamo aggregati dal 1767 è estinta e noi siamo gli ultimi eredi di una così gloriosa tradizione. Abbiamo l’obbligo di trasmettere e diffondere alle future generazioni il culto del S. Cuore così come è stato annunciato a Santa Mrgherita Maria Alacoque nel convento di Paray Le Monial in Francia, e attirare tutti al S. Cuore di Gesù, la fonte da cui scaturiscono tutte le grazie necessarie alla condizione umana.
Questo libro è uno strumento essenziale per il nostro fine, ed i proventi della vendita del libro andranno interamente devoluti ad opere di carità, come sempre ha fatto la confraternita.

La Confraternita del Sacro Cuore e le sue finalità tra passato e presente

San Leonardo da Porto Maurizio nel fondare a Sezze la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù, volle che fosse esemplata a quella del Sacro Cuore di Gesù di Roma che, eretta nel 1729, un anno prima del suo arrivo nel Convento francescano di San Bonaventura a Roma, lo aveva assistito nelle missioni e via Crucis e in tutte quelle che furono fatte varie altre volte a tutto l’anno 1749 [1]- [2] nella Capitale.

Pertanto la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze condivide la stessa Regola dell’Arciconfraternita madre di Roma e ne persegue le medesime finalità nel più grande centro dei Lepini: la devozione e la diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù, in perfetta armonia tra fede, opere di misericordia e carità cristiana, secondo il principio evangelico: se due o tre persone si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro [3].

Le opere di pietà dei confratelli sono riassunte nella Regola e nei vari statuti che si sono succeduti nel tempo, si esplicano nelle questue in occasione del Natale e della Pasqua con distribuzione del ricavato ai poveri ed ai carcerati, nella visita e nel conforto ai malati, nelle esequie e sepoltura dei confratelli. Quest’ultima funzione potrebbe sembrare di poco conto, ma in passato non esisteva alcun servizio pubblico o privato che vi provvedesse ed inoltre le morti per pestilenza erano assai frequenti; quindi il triste compito veniva assolto dalle confraternite o dai familiari del defunto. Per coloro che non appartenevano ad alcun sodalizio e per le famiglie a cui la miseria non permetteva il trasporto della salma, provvedeva la pubblica carità non organizzata: qualche volonteroso raccoglieva le offerte dai passanti e raggiunta una somma sufficiente, incaricava due facchini di portare il cadavere al cimitero, steso su di una tavola.

L’uso del cappuccio nelle confraternite, che successivamente avrebbe assunto nella nostra la funzione di mantenere la segretezza nelle opere di bene e nelle processioni, è sicuramente stato introdotto come protezione dalle malattie contagiose durante le sepolture. A tale scopo infatti, alcune confraternite utilizzarono cappucci muniti di un filtro a forma di becco che, nell’intenzione di chi lo portava, doveva servire a proteggersi dal rischio del contagio [4].

Fu grazie all’opera di San Leonardo da Porto Maurizio, propagata dalle confraternite del Sacro Cuore di cui si onorava di essere fratello, alla fiducia che esse incutevano nei fedeli con l'esempio di povertà e di rettitudine, se le popolazioni italiane, ridestate nella fede e nei buoni costumi, poterono resistere alle idee rivoluzionarie che verso la fine del secolo XVIII causarono altrove disastrose conseguenze [5]

Per quella distinzione che la Regola desiderava nei fratelli, negli Esercizi e nell’Istituto, le funzioni del Venerdì Santo dovevano essere svolte tassativamente nel proprio oratorio, nella chiesa di San Pietro, con Messa Cantata, Tre ore di Agonia ed Ufficio nella sera. Fu per tale occasione che la Confraternita commissionò al pittore setino Giuseppe Turchi il Calvario che ancora oggi i confratelli montano nella chiesa la mattina del Venerdì Santo e smontano all’alba del giorno successivo.

Altri elementi distintivi della Confraternita sono l’Umiltà e la Povertà, per cui è escluso il possesso a qualsiasi titolo di beni immobili, in modo particolare della terra, che le altre confraternite possono tuttora possedere ed assegnare ai propri membri sotto le più svariate forme di contratto (affitto, livello, enfiteusi ecc).

Un altro obiettivo dell'istituzione, oltre a quelli dell’umiltà e della povertà, ma che ad essi è strettamente legato, è quello della mortificazione, perseguita con la totale spersonalizzazione alla quale i fratelli erano tenuti ad obbedire. Il sacco e il cappuccio calato sul volto, nonché l'obbligo di tenere le mani nascoste nelle maniche del sacco, servivano appunto ad evitare che non solo i lineamenti, ma addirittura ogni segno esteriore (ad esempio anelli a sigillo con stemma) potessero svelare l'identità della persona che si era annullata nell’abito penitenziale.

Con singolare capacità "autorigeneratrice", la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze, ha di volta in volta saputo adattarsi alle mutate condizioni dei tempi integrando la Regola con gli Statuti ed aprendo a tutte le categorie sociali, cosa che le ha permesso di poter sopravvivere ai nostri giorni. Recentemente ha rivolto la sua attenzione alla conservazione delle opere d’arte nella chiesa di San Pietro ed al restauro dei suoi registri nell’Archivio Capitolare della Cattedrale, senza mai dimenticare le opere di misericordia e di carità cristiana in casi di necessità particolari.

Fede e Carità restano quindi i  binari su cui muoversi e se la sepoltura dei morti in passato era un opera di grande misericordia, oggi la Confraternita rivolge l’attenzione ad altre forme di carità cristiana: lo smarrimento morale di tanti giovani al quale non si può assistere indifferenti, i tanti anziani che vivono in condizioni di estrema solitudine, le nuove povertà, gli emarginati, i grandi bisogni delle missioni nel mondo. Sono tutte nuove realtà che portano la Confraternita a vivere il presente con tutto il  bagaglio di ricchezza spirituale accumulato nei secoli e che la spronano ad essere nella diocesi e fuori della diocesi una grande forza evangelizzatrice.


[1]ARCHIVIO STORICO DIOCESANO DEL VICARIATO DI ROMA – Cat. 18, pag. 51, palchetto 149, tomo 115, Memorie e Celebrazioni in onore dei Santi e Beati protettori della nostra Confraternita – Beato Leonardo da Porto Maurizio.

[2] L’ultima Via Crucis a Roma di San Leonardo da Porto Maurizio fu quella al Colosseo nell’anno giubilare 1750.

[3] Matteo, XVIII, 20.

[4] PRIORATO DELLE CONFRATERNITE PER LA DIOCESI DI ACQUI (sito internet) – Cenni storici sulle confraternite–Santuario della Madonna Pellegrina, Acqui Terme. http://www.prioratoconfraterniteacqui.it/cenni-storici-sulle-confraternite.html

[5]AGOSTINO GEMELLIIl francescanesimo - Editore Vita e pensiero, Milano  1932

Un momento della donazione del libro alla Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa di Gerusalemme,presso il Convento dei frati francescani di San Salvatore.
Dopo un intenso viaggio nei luoghi sacri del Cristianesimo tra Israele e Cisgiordania, culminato con la partecipazione alla Via Crucis del venerdì, lungo la Via Dolorosa di Gerusalemme fino al Santo Sepolcro, il libro sulla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze è stato donato dall’autore alla Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa. La biblioteca è da oltre 800 anni affidata all’Ordine dei Frati Minori Francescani, ai quali appartennero San Leonardo da Porto Maurizio, fondatore della nostra Confraternita, nonché lo stesso San Carlo da Sezze.

Il lbro è stato inserito nel Catalogo dalla Biblioteca con il numero di codice BGTS-VC-F20-Y-1 

a cura di Vittorio Del Duca