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Rei & Yoi |
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indice articoli 1
IL RISPETTO E L'ATTENZIONE
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L'ATTEGGIAMENTO... E LE
CONVINZIONI |
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Arti Disciplinari Sport Cultura Formazione di
CARLO TOSTO KARATE DO LA MIA VIA NEL KARATE |
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"Il Karate inizia con il rispetto e finisce con il rispetto"
Gichin Funakoshi 1
IL RISPETTO E L'ATTENZIONE Il Maestro Funakoshi diceva che “il Karate inizia con il rispetto e finisce con il rispetto”. Simbolicamente questo rispetto è rappresentato dall’inchino e dal saluto – Rei – che si esegue all’inizio e alla fine della lezione, oppure all’inizio e alla fine di un kata o, ancora, all’inizio e alla fine del combattimento quando i concorrenti si salutano, inchinandosi reciprocamente. Il saluto ha certamente un significato filosofico, diretto al rispetto della vita generalmente considerata o di un altro uomo e, conseguentemente, ha un significato pratico, rivolto cioè a mettere in pratica il principio spiegato e a credere in esso. Si tratta, a ben vedere, ancora una volta di ricercare, di capire e di interiorizzare; insomma non si deve comprendere soltanto con l'intelletto, occorre applicare! Yoi, invece, rappresenta la posizione di attenzione, di concentrazione (o attenzione focalizzata come ama chiamarla qualcuno), un’attenzione rivolta a se stessi e a ciò che ci circonda, mantenendo sempre vigile la presenza per essere pronti all’azione. Dal momento che anche Yoi diviene necessariamente pratica continua, ciò comporta un mutamento nel modo di essere attenti, nel modo di prestare attenzione a se stessi e a tutto ciò che ci circonda (alla natura, agli altri esseri umani, alla vita, ecc.). Rei
e Yoi rappresentano il
rispetto profondo (quindi non
solo formale), il rispetto che riesce ad evocare soltanto chi ha veramente
capito lo spirito delle Arti Marziali. E vuole essere, non a caso, anche
il titolo di questa parte della Rubrica, proprio per il forte fascino che
il binomio spiegato emana... fonte inesauribile di ispirazione e di
riflessione per il praticante di Arti Marziali lo conduce, presto o tardi,
ad impegnarsi seriamente per custodire tutto ciò che è utile alla Vita
(perché positivo e vitale per la Vita stessa). A custodirlo, però, necessariamente, attraverso il rispetto e l'attenzione... e
per sempre. |
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“Se nel nostro cuore si aggirano molti pensieri e desideri, ciò dipende unicamente dal fatto che manca un contenuto dominante. Se vi alloggiasse una idea dalla forza dirompente, non vi potrebbero perpetrare il loro gioco innumerevoli fantasmi”
Yoshida
Kenko
2 L'ATTEGGIAMENTO... E LE CONVINZIONI
particolari – si pensi già, a titolo
d'esempio, alle divergenze d'interpretazione (e, quindi, di spiegazione),
sussistenti anche tra autorevoli Maestri, riguardo ai movimenti e al
significato dei kata – che portano necessariamente alla realizzazione
di un'altra attività in larga parte creativa. Ecco allora che, in un attimo,
dal campo della scienza si ritorna in quello dell'Arte (lì dove dimora la
creatività), permettendoci così di concludere in tutta serenità che il
Karate è davvero scienza ed Arte insieme. Ma,
rispetto a questo discorso, è necessaria un'altra precisazione giacché,
trattandosi di un'attività principalmente motoria, il Karate non può
definirsi una disciplina teorica, che mira cioè soltanto a scopi conoscitivi.
La sua funzione è (da sempre) principalmente pratica, in quando proprio
attraverso l'esperienza pratica offre numerosi strumenti per poter indagare su
waza (forma degli esercizi: postura, posizione, movimento), shin (atteggiamento
interiore) e ki (energia) e, quindi, in definitiva, sul
corpo-mente-spirito. Questa funzione pratica del Karate non deve mai essere
perduta di vista se si vuole che l'Arte del Karate non degeneri in
ingiustificati formalismi (come già, purtroppo, molto spesso accade) e in
insegnamenti che hanno poco a che fare con il Do (con la Via). Certamente
queste considerazioni critiche nascono dall'esperienza e dalle convinzioni
personali di chi qui ora scrive, ma non possono considerarsi isolate ed oggi
(come ieri, d'altronde) sono apprezzate, condivise e divulgate da numerosi
Maestri e da Autori divenuti fonte d'ispirazione per numerosi insegnanti e
allievi. Ritengo,
quindi, per
ritornare al discorso iniziale sull'atteggiamento (... e sulle convinzioni), che
il rispetto e l'umiltà non devono
mai degenerare in sottomissione e insicurezza e che, proprio perché il Karate
è principalmente un'attività pratica di tipo motorio, ognuno non dovrà mai
rinnegare le proprie esperienze, quantunque esse siano messe in discussione da
chicchessia. Queste esperienze rappresentano infatti la sua Via che potrà (rectius,
che dovrà) essere sempre migliorata ma non rinnegata. Perché,
si badi bene, il Karate nasconde molte delle verità della Vita. Gli
obbiettivi del c.d. Karate sportivo arrecano soddisfazione e
appagamento ma nel Karate si tratta di sperimentare qualcosa di più vasto e
di più profondo. Si dimentica forse che il Karate è prima di tutto Arte per
ritrovare e conservare l'unità e l'armonia tra corpo, mente ed emozioni?
Vogliamo, forse, una produzione di atleti in serie? Una formula “tutti
uguali”? No, ciò che conta è l'originalità di ognuno che può (rectius,
che deve) trovare espressione proprio in questa antica Arte. Ogni
sport, d'altronde, come osservano Jerry Lynch e Chungliang Al Huang, può
avere queste caratteristiche: “Praticare uno sport – osservano i due
Autori – può dunque permetterci di conseguire un nuovo livello di
consapevolezza che trascende la prova in sé... Intuiamo così che si tratta
di sperimentare qualcosa di ben più vasto e profondo e che dallo sforzo
fisico potremmo trarre una gioia e un entusiasmo molto più grandi... In
quest'ottica l'esercizio fisico diventa un mezzo per sperimentare potenzialità
personali ben più ampie del semplice raggiungimento della forma atletica”.
Non
a caso i due Autori per consentire al lettore di ben individuare tale “nuovo
livello di consapevolezza” ricorrono spesso agli antichi insegnamenti della
filosofia orientale (di cui anche il Karate si compone) combinandoli insieme
ai più moderni principi della psicologia sportiva. Ma
è necessario servirsi ancora delle parole di Jerry Linch e Chungliang Al
Huang per spiegare bene questo concetto: “Quando si è sottoposti ad uno
stimolo fisico – nello sport, durante l'allenamento, nella pratica delle
arti marziali, nella danza o in altre forme di attività fisica – si aprono
le vie di accesso al nostro io interiore, ai centri profondi della creatività
e del pensiero; in questo stato mentale e fisico si è più sensibili alla
crescita interiore e al cambiamento, più disponibili ad accettare come verità
cose che prima avremmo considerato con sospetto e diffidenza” (da "Il
Tao del corpo" di Jerry
Linch e Chungliang Al Huang – Ed. Mondadori). E'
inutile aggiungere che quando la nostra esperienza ci porta a sperimentare
tali verità più nessun discorso (di nessun Maestro!) avrà alcun senso e
valore se si discosterà significativamente dal Do, dalla
Via della verità. Allora saremo certamente pronti ad intraprendere il nostro
viaggio interiore – attraverso l'attività fisica – alla ricerca delle
verità esistenziali che si nascondono in ognuno di noi. D'altronde,
non si può negare – ed ogni sportivo potrà confermarlo – che
l'esperienza pura, assaporata nello sport, può essere trasbordata in altri
campi della nostra vita, per trarne innumerevoli benefici e soddisfazioni. Durante
la pratica del vostro sport, dunque, prendetevi cura della vostra
performance psico-fisica (resistenza organica generale,
coordinazione, destrezza, velocità, mobilità, concentrazione, autostima,
determinazione, pazienza, perseveranza, costanza, passione, entusiasmo e
coraggio) e sviluppatela mirando all'eccellenza. Non dimenticate mai che nello
sport – come nella vita – gli obbiettivi e il percorso per raggiungerli
hanno la stessa importanza. Non trascurate mai la qualità di questo percorso
perché ne vale la qualità della vostra vita! E, soprattutto, credete in voi
stessi e circondatevi di persone positive, che vi stimano e sono pronte a
sostenervi nel viaggio che avete deciso di intraprendere. Si
tratta davvero – come sostengono i due Autori appena sopra citati – di
conoscere noi stessi, i nostri ritmi personali, di sperimentare continuamente
curiosità, eccitazione ed entusiasmo. Occorre, anzi, come già detto,
utilizzare queste esperienze, vissute nello sport, anche nella vita di tutti i
giorni, per poter realizzare le nostre idee originali, le nostre convinzioni
(per difenderle, quando occorre, con il giusto atteggiamento) e conseguire,
così, sulla strada dell'eccellenza, i nostri obiettivi nello sport e nella
vita. “Dopotutto – per concludere con le parole di Jerry Lynch e
Chungliang Al Huang –, lo sport è una buona metafora della vita, e anche la
vita, sotto certi aspetti, può diventare uno sport”. |
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