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SR
156, si inquinano i fatti
24
dicembre
2012
Latina Oggi toppa nuovamente sulla SR 156 dei Monti
Lepini. E questa volta toppa alla grande. Quando dagli organi
competenti della Regione Lazio, cioè dalla Presidenza, chiamati
direttamente in causa da Movimento Libero Iniziativa Sociale
tramite una serie di interrogazioni presentate dal Gruppo
Radicale, non sono ancora arrivate risposte puntuali e fondate
sulla scandalo dell'arteria mandata a sbattere contro le Fonti
Sardellane dopo essersi impantanata nei terreni paludosi del
Lago Mole Muti e avere sfiorato la ferrovia Roma - Napoli,
sull'organo ormai ufficiale della "disinformatia"
provinciale appare una non notizia, strategicamente fatta
pubblicare prima della pausa natalizia. In che cosa consiste?
Qualche progettista avrebbe confermato, non si sa bene quando (a
chi lo sappiamo: all'ex quotidiano di Ciarrapico, la cui casa
editoriale è attualmente al centro di uno scandalo relativo ai
finanziamenti pubblici), l'approvazione di una variante al
progetto che verrebbe a costare ulteriori svariati milioni di
euro, da aggiungere ai 75 già bruciati in un'opera
discutibilissima, criticata da più parti e che nasce male e già
vecchia. Tace la Regione, tace l'Astral, avrebbe squillato le
trombe questo progettista. E Latina Oggi ha sparato il titolo.
Naturalmente tralasciando di ricordare, fra le tante cose che ci
sarebbero da dire, che 25 anni fa, nel momento in cui il
progetto fu redatto ed in seguito approvato anche dal Comune di
Sezze, esistevano già montagne, lago, ferrovia e fonti. E
dimenticando di sottolineare che questo scandalo è già venuto
a costare al contribuente oltre 5 milioni di euro a chilometro e
che ne costerà molti di più questa ipotetica variante,
finalizzata ad ovviare un tratto di appena 500 metri. Troppo
facile, per i responsabili di quello che è diventato un caso
nazionale, del quale si è interessata anche RAI 1, cavarsela in
questo modo. E' come se si stessero nascondendo dietro un dito,
quando ormai alla collettività è stato arrecato un danno
ingentissimo, del quale debbono essere chiamati a rispondere se
ancora esiste una giustizia.
Sia ben chiaro: noi non permetteremo che qualcuno, chiunque esso
sia, tenti di inquinare la realtà dei fatti, deviando altrove
l'attenzione con notizie tendenziose che non sminuiscono affatto
la gravità degli stessi. Anzi.
Tennis
club, esempio di pessima amministrazione
18
dicembre
2012
Dopo l'ennesimo annuncio di ulteriori finanziamenti
finalizzati al recupero ed alla ristrutturazione dell'impianto
dei campi da tennis di Via Piagge Marine, si conferma la
tendenza degli assessori di Sezze ai proclami. Dopo Pietro
Bernabei e Marcello Ciocca, è ora la volta del pd Enzo Eramo a
sparare una ulteriore cifra, 180mila euro che arriverebbero
dalla Provincia, che vanno ad aggiungersi alle centinaia di
migliaia di euro (500? 800? 900?) già finanziati.
La questione è annosa ed in essa quello che
colpisce in particolare è proprio lo sperpero di beni e denari
pubblici, cioè di tutti i cittadini. Per responsabilità
amministrative evidenti, un complesso che tanto lustro aveva
dato alla città è stato abbandonato all'incuria, al degrado ed
all'azione incontrollata dei vandali, che hanno condotto alla
vera e propria devastazione. Se inizialmente gli interventi
avrebbero dovuto riguardare la messa a norma solo di alcune
parti degli impianti, la chiusura totale degli stessi per tanto
tempo ha condotto alla loro distruzione. Cosa che ha determinato
un esponenziale aumento dei costi per il recupero attuale delle
strutture. E' proprio su questo che Movimento Libero Iniziativa
Sociale intende focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica:
c'è stata una condotta colpevole ed irresponsabile da parte di
chi ha amministrato la città di Sezze.
Da Lidano Zarra ad Andrea Campoli. Perché il
complesso non è stato tutelato nel corso di tutti questi anni?
Chi doveva custodirlo, perché non lo ha fatto? Chi risponderà
del danno prodotto e della mancata custodia? Troppo facile oggi
giocare allo sport di chi la spara più grossa sui
finanziamenti, soprattutto dopo che in diverse occasioni se ne
erano già sparate altre, di falsità, sulla
"imminente" riapertura degli impianti. E' un modo per
deviare l'attenzione dalle reali, grosse responsabilità da
parte di chi avrebbe dovuto intervenire per tempo ed ha invece
fatto degenerare una situazione alla quale si sarebbe potuto
ovviare con un investimento minimo di denaro pubblico. Ma tanto
a loro che importa, quando ce lo tolgono dalle tasche inventando
nuovi balzelli ed aumentando tasse e tariffe? Da meditare.
Santa
Parasceve, finanziamento anomalo
11
dicembre
2012
In data 11 dicembre, dietro richiesta di Movimento
Libero Iniziativa Sociale, il consigliere regionale del Partito
Radicale Rocco Berardo ha presentato una interrogazione urgente
a risposta scritta al presidente del Consiglio Regionale del
Lazio Mario Abruzzese, avente ad oggetto: "Recupero e messa
a norma della Chiesa di S. Parasceve nel Comune di Sezze
(LT)". In un momento di ristrettezze economiche come quello
che stiamo attraversando, quando in particolare a Sezze si fa
sentire forte la pressione di una stretta tributaria locale che
fa schizzare al 10,60 % l'aliquota dell'IMU, con una azienda
municipalizzata, la SPL, che ha accumulato un deficit di
svariati milioni di euro, ci sembra assurdo che il Comune,
tramite la Regione, vada a bruciare 150.000 euro di tutti, nella
ristrutturazione di un immobile non di proprietà pubblica.
Il manufatto è infatti della Parrocchia di S. Lucia. Il
progetto fu presentato nel 2009 ed il finanziamento accolto nel
2010. Da Marrazzo alla Polverini, come è stato possibile che
l'iter non sia stato bloccato? Nel momento della presentazione
del progetto, il Comune di Sezze aveva specificato di non essere
proprietario dell'immobile? E' anche su questo che verte
l'interrogazione,alla luce delle novità apprese dalla stampa
locale in questi giorni. Si è infatti saputo di un accordo
anomalo messo a punto in queste settimane (cioè a distanza di
ben tre anni dalla presentazione del progetto) tra ente comunale
e parrocchia di S. Lucia, per l'uso gratuito della chiesa di S.
Parasceve, per una durata di 9 anni. Ma è sufficiente una
semplice scrittura come questa, che non da titolo di proprietà,
per accedere ad un finanziamento regionale? E tra 9 anni che
faremo, riconsegneremo la chiesa, ristrutturata con i nostri
soldi, al parroco don Raffaele D'Elia? >>> Vedi
il testo integrale dell'interrogazione
Bubbone
SPL
30
novembre
2012
Con le dimissioni dell'attuale presidente SPL
Vincenzo Rosella, esplode il bubbone della municipalizzata di
Sezze. Una spa sulla quale da tempo Movimento Libero Iniziativa
Sociale aveva puntato i riflettori, nel tentativo di aprire gli
occhi all'opinione pubblica e di fare chiarezza. Costituita nei
primi anni del 2000, secondo le caratteristiche tipiche del
"carrozzone" politico finalizzato a creare clientele e
consensi elettorali, a quanto pare ha saputo creare, insieme a
queste, solo debiti. Stando a quanto ufficialmente dichiarato,
essi supererebbero abbondantemente i 4 milioni di euro. MLIS,
che in un precedente documento si era fermato ai 3 milioni di
perdite, può a questo punto affermare che la materia è
talmente aleatoria che l'ammontare delle stesse potrebbe essere
molto più elevato di quanto pubblicamente dichiarato
dagli amministratori.
Una situazione che veramente dovrebbe essere
oggetto di interesse da parte della Corte dei Conti, perché,
tra utili della farmacia comunale, incassi riferiti ai diversi
servizi, dalle affissioni alla mensa, dagli scuolabus alle luci
votive, ai quali vanno aggiunti quelli relativi ai tributi vari,
si sarebbero dovuti contare soltanto utili. Tra l'altro lo
sviluppo aziendale, agevolato anche da finanziamenti regionali e
provinciali, ha tentato di far intuire tutt'altro: il personale
dipendente è aumentato a dismisura, come è notevolmente
aumentato il numero dei mezzi in dotazione, in particolare per
il servizio raccolta rifiuti. Cifre cui non è però corrisposto
un miglioramento del servizio, quello riferito soprattutto alla
differenziata, che vede il Comune di Sezze molto al di sotto dei
parametri fissati dalla legge.
La percentuale di differenziata effettuata si
discosta infatti pochissimo da quello che era il dato iniziale:
era del 6% nel 2006, è poco più del 10% nel 2012. Costante è
invece rimasto il numero degli evasori. Ogni anno si è
registrato mediamente un mancato introito di 500.000 euro. Che
cosa è stato fatto per combattere questo fenomeno ed impedire
che a pagare fossero i soliti noti, gli stessi che ora
dovrebbero sobbarcarsi anche gli ulteriori aumenti tariffari? Le
chiacchiere stanno a zero. Per evitare sospetti ed inutili
polemiche, farebbe bene il dimissionario presidente Rosella a
rendere pubblici i motivi che, stando a voci insistenti, gli
avrebbero impedito di affrontare seriamente la questione
evasione. Proprio per questo ci sembra un gettare fumo negli
occhi dei cittadini, il tentativo di indirizzare altrove la
discussione. Ad esempio, aprendo un dibattito sulla possibilità
o meno da parte della SPL di andare a gestire anche i servizi
relativi al ciclo idrico e fognario, quelli che ha tuttora in
mano la concessionaria Dondi spa. Discorsi velleitari. Come è
possibile immaginare una cosa del genere, quando ci si sta
riferendo ad una municipalizzata in avanzato stato di putrefazione?
Astral...opoli
19
novembre
2012
E' necessario fare finalmente chiarezza su "Astralopoli".
Dopo che lo scandalo riferito alla gestione dell'Azienda Strade
Lazio è scoppiato anche a livello nazionale, finendo nel mirino
della trasmissione l'Arena su RAI 1, non si può più far finta
di niente. Quando, solo dopo anni di denunce, persino
il nuovo presidente Tommaso Luzzi è stato costretto ad
ammettere pubblicamente, sugli schermi della TV di stato, di
essersi trovato di fronte ad una situazione vergognosa, portando
come esempio alcuni casi eclatanti di spreco gestionale, ci si
aspetta qualcosa di più. E' il momento di tirare le somme e la
Regione Lazio con l'Astral, hanno il dovere e l'obbligo di fare
tutti i passi necessari per contribuire a porre un punto
definitivo su una situazione che si sta trascinando avanti da
troppo. Certamente occorre non dimenticare i quintali di libri e
di dvd che, come ha confermato Luzzi, intasano i magazzini
Astral, ma soprattutto va puntato l'indice sui bilanci, sui
buchi milionari negli stessi, sulle consulenze e sui loro costi,
sulla pianta organica, sugli avanzamenti di carriera, sugli
appalti e sulla ditte interessate agli stessi, sui lavori
effettuati, a partire dai 70 milioni di euro bruciati
nell'incompiuta SR 156 dei Monti Lepini, sulle carte di credito
eventualmente utilizzate come denunciato dal gruppo radicale
alla Regione.
Il nuovo presidente, subentrato all'uscente Giovan
Battista Giorgi, ha parlato in più occasioni di aver trovato un
bilancio con perdite di circa 60 milioni di euro. Perché non
consegna finalmente i libri contabili in Tribunale? Astralopoli
è ormai un caso di cui si parla. La falla si è aperta e i
cittadini del Lazio hanno diritto di sapere come siano stati
utilizzati tutti quei soldi che dovevano essere destinati alla
sicurezza stradale. Visto che finora si era taciuto, ora che la
macchina si è messa in moto occorre fornire risposte precise a
tutti quegli interrogativi
rimasti inevasi. Quando si parla di pianta organica, non
si vuole avere il numero dei dipendenti, ma il loro nome e
cognome con relative funzioni e modalità d'assunzione. Così
per i consulenti, con relative spese. Gli appalti devono essere
elencati puntualmente con costi
e nomi delle ditte. Così i
lavori, compresi quelli ancora da liquidare, che vanno
rendicontati precisamente. Senza menare il can per l'aia. Renata
Polverini e Tommaso Luzzi, se ci siete battete un colpo.
Altrimenti che pensare?

Nelle
foto, una "Inaugurazione SR 156" e il "Ponte del
nulla", sul nuovo tracciato

Sezze,
cemento selvaggio
14
novembre
2012
La penalizzazione
dei centri insediativi originari con il disinteresse per
le loro condizioni di vivibilità, provocando degrado e disagio
sociale, favorisce e giustifica, in una logica finalizzata
esclusivamente ad interessi altri, la cementificazione del
territorio e l'esodo forzoso dei residenti verso nuovi
insediamenti. In questa ottica Movimento Libero Iniziativa
Sociale legge l'attacco portato al territorio di Sezze tramite
politiche da mattone selvaggio.
Come interpretare diversamente, ad esempio, il
nuovo piano regolatore proposto dall'attuale amministrazione
Campoli, quando prevede migliaia di metri cubi di cemento su
terreni agricoli in zona Sezze Scalo? Si proseguirebbe in una
logica che è la stessa che ha condotto alla devastazione di
aree come quella di Sedia del Papa o della ex
"lottizzazione Boffi", una volta a destinazione verde
per il notevole interesse paesaggistico.
Sezze è un paese di 25.000 abitanti che ha tuttora
capacità abitative notevolmente superiori rispetto a tale
cifra. Amministratori oculati e veramente interessati alla
tutela ed alla salvaguardia della città e del suo comprensorio,
avrebbero indirizzato verso il recupero ed il rilancio
dell'esistente, dal centro storico alle sue periferie, il
proprio impegno di governo, con un piano che, stoppando
definitivamente la speculazione edilizia, fosse finalizzato
finalmente alla creazione di un paese bello nella valorizzazione
delle sue architetture e piacevole per i residenti, con una
qualità di vita alta. Non è questa la direzione assunta da
anni a Sezze e purtroppo è quella sulla quale si sta
proseguendo.
Cosa può esserci dietro alcuni fenomeni negativi
che appaiono indotti? Perché non è stata mai seriamente
affrontata la problematica riferita alla viabilità in genere ed
in particolare ai parcheggi? Perché Sezze è il centro che
registra la percentuale più alta in tutta la provincia di
Latina di presenze straniere? Perché non sono mai stati
utilizzati i fondi europei previsti per il recupero dei centri
storici, spesso a fondo perduto in favore dei residenti? Perché
si sono lasciate tante zone sia del centro che dei quartieri
periferici, densamente abitate, senza opere di urbanizzazione
primaria e secondaria? Perché ancora esistono fogne a cielo
aperto?
Perché non si interviene con l'ordinaria
manutenzione, lasciando tombini occlusi e pantegane che
scorazzano nelle vie? Perché il Codice della Strada sembra
essere un optional? E potremmo continuare. Non a caso tante
abitazioni, in particolare nel cuore della città, hanno in
bella evidenza il cartello "vendesi". A fare da
contraltare a questa realtà, ce n'è un'altra: quella delle
palazzine di nuova concezione che continuano a nascere come
funghi. Zone che dovevano essere valorizzate per le loro
bellezze naturali, sono state invece ferocemente lottizzate, per
favorire nuovi insediamenti ed esodi nell'ambito della medesima
popolazione. Che spiegazione si può dare ad un tale fenomeno?
Chi di competenza ha delle risposte?
Spot
elettorali,a Sezze si devia dai fatti
9
novembre
2012
Gli spot elettorali e la demagogia spicciola sulle
"indennità" degli amministratori interessano ben poco
a Movimento Libero Iniziativa Sociale. Quello che invece ci sta
a cuore è l'aumento esponenziale della pressione tributaria nei
confronti dei cittadini. Perché in una città come Sezze, con
carenze pressoché in tutti i settori e con servizi deficitari,
appaiono un'assurdità l'IMU
e l'addizionale IRPEF portate al massimo della tariffa, il
raddoppio dei ticket per la mensa scolastica e per gli
scuolabus, nonché l'aumento della TARSU.
Sospensione temporanea delle indennità di carica?
Ma perché nessuno parla più di quel centro raccolta rifiuti
abusivo utilizzato dalla SPL, scoperto nel mese di luglio? Per
questa vicenda sarebbero indagati, stando alle notizie riportate
dalla stampa, proprietario e presidente della municipalizzata.
Ma il Comune, nella persona del sindaco Andrea Campoli, socio
unico, quali controlli effettuava? Risulta vero che la SPL
avrebbe maturato un buco di circa tre milioni di euro? A noi le
chiacchiere non piacciono. A MLIS piacciono i fatti e sono
questi a parlare. Per la legge 152, entro il 2008 la
differenziata avrebbe dovuto raggiungere il livello del 35%, del
50% entro il 2010 e del 65% entro il 2012.
Nel 2006 la società setina effettuava circa il 6%
di differenziata. Nel 2012 appena il 14%, ben sotto la soglia
fissata dalla legge. Questo quando nel 2006 contava circa 34
dipendenti e tre camion. Nel 2012 si contano dai 95 ai 105
dipendenti ed i camion sono una quindicina. Come mai, nonostante
questo notevole aumento di personale e mezzi, i risultati sono
inesistenti? Eppure, nel frattempo, sono anche arrivati
incentivi regionali e provinciali per favorire il raggiungimento
delle quote fissate. L'indifferenziata consegnata in discarica
ancora oggi costa al contribuente oltre i 100.000 euro al mese.
Una gestione societaria quantomeno discutibile e poco
trasparente, in quanto, a tutt'oggi, non si riesce ancora a
conoscere l'esatta pianta organica, il numero degli interinali,
la loro percentuale rispetto ai fissi ed anche qual'é il ruolo
assunto dalle agenzie rispetto alle assunzioni.
La SPL ha praticamente svuotato il Comune di gran
parte delle sue funzioni e quindi risorse, dal momento che si
occupa non solo di rifiuti, ma anche di servizi cimiteriali,
affissioni, scuolabus, mensa, farmacia comunale, illuminazione
pubblica, verde pubblico e riscossione dei tributi, dall'IMU
alla TARSU, con un bilancio che si aggira attorno ai 5 milioni
di euro annui. La trasparenza non è certo il suo forte, dato
che il suo sito internet appare privo di qualsiasi delucidazione
sui bilanci e sulla pianta organica. Si tratta di un carrozzone
che sta mettendo a rischio le casse e conducendo al dissesto
l'ente. Senza alcun risultato anche per quanto riguarda
l'evasione tributaria riferita in particolare alla tassa
rifiuti, che si aggirerebbe attorno ai 500 mila euro annui. A
pagare quindi, sono i soliti noti.
Gli stessi che ora dovranno sobbarcarsi anche gli
aumenti tariffari. Al dissesto delle casse comunali sta
contribuendo, dall'altra parte, la Dondi Spa, cui il Comune ha
affidato la gestione del servizio idrico fognario con un
contratto trentennale. Il lodo che li vede protagonisti appare
sempre più una spada di Damocle sulle teste dei cittadini, che
continuano a pagare profumatamente sevizi non effettuati, a
cominciare dalla depurazione. Per non parlare della qualità
delle acque, in più occasioni analizzate e risultate non
utilizzabili per uso potabile in numerose zone del territorio.
Insomma, fra IMU e TARSU, IRPEF e Dondi, con addizionali
comunali varie applicate al massimo, i sezzesi sono
massacrati.
Ed ora esce fuori la storiella delle indennità
forse sospese temporaneamente. Qualcuno deve candidarsi alle
prossime elezioni? O è un tentativo di deviare l'attenzione
dell'opinione pubblica rispetto ad altre problematiche, non solo
quella della pressione tributaria?
Fisarmonica
o quotidiano?
2
novembre
2012
Quale è il ruolo di certa stampa? Come è
possibile vedere pubblicati nella stessa pagina, quella di
Sezze-Lepini, l'uno affianco all'altro, un articolo con il quale
si denuncia una "comunità muta" di fronte a certi
fenomeni ed un altro tramite il quale si fanno squillare le
trombe, impugnate in assise dai consiglieri, contro chi invece
parla? Eppure è così. Rai Uno, dopo lo scandalo Regione Lazio
allargato alle partecipate, si interessa anche della gestione
Astral. Per documentarsi ci contatta, perché alcuni giornalisti
Rai hanno notato l'impegno che portiamo avanti con il nostro
sito lavocelibera.it, quello che non ha mai notato o ha evitato
di notare sistematicamente Latina Oggi. E’ stata questa la
genesi dell’inchiesta giornalistica andata in onda nel corso
de L’Arena. Ne è scaturito un servizio puntuale, che ha
evidentemente colpito le sensibilità di qualcuno a Sezze.
Quando sarebbe giusto indignarsi, come i normali
cittadini di questa regione, per lo sperpero di circa 70 milioni
di euro, bruciati per un'arteria, la SR 156, nel tratto che
avrebbe dovuto collegare Sezze con Priverno, alcuni consiglieri
comunali setini non trovano di meglio che portare la propria
"solidarietà" (non si sa bene per cosa) all'ex
presidente aziendale Giovan Battista Giorgi, loro collega, nel
corso dell'assemblea. Alcuni di loro lo hanno fatto addirittura
sottraendosi al successivo voto e relativa discussione, che ha
determinato un aumento tributario insostenibile per i cittadini,
favorendo così l'approvazione delle aliquote IMU ed IRPEF
massime. Il che la dice lunga sul clima trasversale e
consociativo che anima l'assise di Sezze. Così, nell'ex
quotidiano di Ciarrapico Latina Oggi, quelle che negli altri
giornali vengono comunemente denominate "assunzioni
facili" diventano lavori stabili e meritoria l'opera di
quei presidenti altrove indicati, nel migliore dei casi, come
spreconi. L'articolo del 2 novembre sui lavori consiliari è
evidentemente tendenzioso. Però, possiamo dirlo, si è rivelato
un boomerang.
Perché Movimento Libero Iniziativa Sociale ha
ricevuto tanti attestati di stima da parte dei cittadini ed
inviti ad andare avanti in una azione per la legalità e la
trasparenza. Se per un giornale è facile travisare i fatti è
però impossibile nascondere la realtà dello stato dei lavori
della 156, che sono sotto gli occhi di tutti, sezzesi e non.
Come è sotto gli occhi di tutti la realtà dell'ecomostro di
Via Piagge Marine, per i cui finanziamenti sta presentando il
conto l'Unione Europea. Forse qualche consigliere, che stando
all'articolo del quotidiano ha minacciato di ricorrere a non si
sa bene cosa per tutelare l'ex presidente Astral, è in
fibrillazione ed in stato di nervosismo perché toccato nel vivo
anche per quest'ultima questione?
SR
156, un caso da ... Arena
30
ottobre
2012
Settanta milioni di euro buttati. Tanto è costata
la Nuova 156 dei Monti Lepini. Circa cinque milioni per ogni
chilometro. E la strada è ancora più pericolosa di prima.
Chilometri di asfalto, chilometri di guardrail, che nel tratto
più delicato ( quello compreso tra località Cesarini e
Sorgenti Sardellane) sono stati forzatamente sbarrati. Perché,
oltre lo sbarramento, la via conduce verso il pericoloso budello
sito tra la montagna, le Fonti e la ferrovia Roma - Napoli.
Questo dopo avere fiancheggiato il Lago delle Mole
con i suoi canali, in piena area acquitrinosa. Almeno due
chilometri non praticabili, che hanno reso obbligatorio il
riutilizzo del vecchio tracciato, nel suo segmento più
pericoloso.
Chi pagherà per tutto questo? Una cosa è certa:
quelle decine di milioni di euro sono uscite dalle tasche dei
cittadini, che hanno dovuto pagare in maniera salata, assistendo
ad un evidente sperpero di denaro pubblico, un’ opera che non
solo non serve a niente, ma che nelle intenzioni degli
amministratori e dei tecnici dovrebbe essere oggetto di una
ulteriore variante progettuale, al fine di ovviare al disastro
realizzato. Chiaramente il tutto ancora a spese del cittadino.
Come dal cittadino è stato pagato quello scheletro di ponte che
non inizia e non finisce, alzato all'altezza della strada
sbarrata e concepito come accessorio all'opera non realizzata.
Movimento Libero Iniziativa Sociale si occupa di questa vicenda
da anni ed è riuscito a farla diventare un caso nazionale, un
esempio di quella cattiva amministrazione che oggi comincia ad
indignare tanti cittadini, di cui è arrivata ad interessarsi
RAI 1, nel corso del programma L'Arena condotto da Massimo
Giletti.
Il caso 156 era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno ne parlava
e tanto meno raccoglieva le nostre puntuali osservazioni e
denunce. Non c'è stato uno straccio di amministratore locale
che se ne sia interessato. Non solo, perché qualcuno di questi
prendeva anche parte alle varie "inaugurazioni" della
strada non terminata. E' troppo definire questo uno scandalo? E'
troppo definirlo una vergogna? E' troppo parlare di
atteggiamenti omertosi? Se la vicenda sta avendo degli sviluppi
di un certo rilievo è solo perché la nostra azione ha trovato
uno sbocco in Regione, dove c'è stato chi, e parliamo dei
consiglieri radicali Rossodivita e Berardo, ne ha capito
l'importanza facendosi carico di una serie di interrogazioni,
poi sfociate in denunce sulla gestione Astral, presentate alla
Procura della Repubblica di Roma ed alla Corte dei Conti. Lo
abbiamo già detto, un vero e proprio spreco. Eppure non ci
sarebbe voluto tanto per capire che il tracciato disegnato era
fuori da ogni logica. Forse a prevalere è stato altro.

Anfiteatro,
da Striscia al collasso
19
ottobre
2012
Stanno conducendo Sezze sull'orlo del baratro. Al collasso.
Ora che la Comunità Europea chiede conto agli
amministratori dei milioni di euro di cui hanno usufruito per l'Ecomostro
di Via Piagge Marine, ora che dalla Corte dei Conti arrivano
richieste di chiarimento su debiti fuori bilancio per centinaia
di migliaia di euro, ora che l'esposizione finanziaria della SPL
comincia ad apparire insostenibile, ora che situazioni come
quella riferita al complesso dei Campi da Tennis fanno temere
ulteriori novità in negativo, ora che anche per il Monastero
delle Clarisse o per Palazzo Pitti sembrano finiti i tempi da
Fabbrica di San Pietro, ora che il lodo Dondi incombe come una
spada di Damocle, proprio ora che coloro che stanno conducendo
la città al dissesto finanziario dovrebbero addurre una qualche
giustificazione per l'operato poco responsabile, proprio ora
svicolano, si rimpallano responsabilità, parlano del sesso
degli angeli.
Lo scandalo Anfiteatro non si fermerà certo qui. L'impegno di Movimento
Libero Iniziativa Sociale ha fatto della questione un caso di
grande interesse. Si è mossa la UE e ci hanno contattato media
nazionali. Siamo riusciti anche a superare l'ostacolo di
Striscia la Notizia, che con un servizio taroccato aveva dato
spazio ad una sola campana, quella del sindaco Andrea Campoli,
senza ascoltare le ragioni di chi da anni è impegnato per fare
luce su questo caso.
Da Brumotti furono fornite cifre non corrispondenti al vero,
evidentemente suggerite, mentre il primo cittadino di Sezze
chiedeva dai microfoni ulteriori 800 mila euro per portare a
termine lo scempio. Se la Comunità Europea ha finanziato circa
2 milioni di euro come si evince dal documento fatto pervenire
al Comune dalla Regione Lazio, ad essi va aggiunta la quota
spettante all'ente locale (Brumotti invece
parlò di un solo milione in totale).
Una somma rilevante, utilizzata per deturpare un'area verde, distruggere
l'Anfiteatro progettato da Piacentini e per alzare l'Ecomostro,
fra l'altro nemmeno portato a termine e nel frattempo, per
mancata custodia, vandalizzato. Una struttura
orribilmente kitsch e sotto dimensionata rispetto
all'originaria. Perché resta fra l'altro incomprensibile come
si sia potuti arrivare a concepire l'abbattimento di gradinate
naturalmente adagiate sul declivio della collina, che potevano
ospitare oltre 10 mila spettatori, per edificare un obbrobrio
per il contenimento di sole 1500 persone. Non possiamo non
tornare a ricordare per l'ennesima volta come decisioni
scellerate condussero ad accantonare un progetto già approvato
che avrebbe consentito la ristrutturazione e la messa in
sicurezza del complesso del Teatro Italiano con soli 350 mila
euro.
Resta la vicenda dei fondi
Docup, quelli su cui vuole fare luce la Comunità Europea. Fondi
destinati a ristrutturare e valorizzare ma utilizzati in maniera
impropria. Ora attendiamo l'arrivo della commissione regionale
che, su spinta UE, dovrà andare a verificare quanto accaduto.
Da parte nostra ci sarà il massimo impegno, insieme al gruppo
radicale alla Regione Lazio, affinché si vada fino in fondo per
fare chiarezza.

Ecomostro,
prime vittorie del MLIS
17
ottobre
2012
L'impegno profuso da Movimento Libero Iniziativa
Sociale nella battaglia contro l'Ecomostro di Via Piagge
Marine, obbrobrio in cemento che ha devastato l'area dove
sorgeva la struttura dell'Anfiteatro progettata e realizzata da
Piacentini, dà i suoi frutti. Dopo le interrogazioni fatte
presentare dai consiglieri radicali Berardo e Rossodivita alla
presidente dimissionaria della Regione Lazio Renata Polverini e
l'insistente azione finalizzata a fare luce a tutti i livelli su
una operazione dai contorni poco chiari, nel mese di agosto
arrivò a Sezze, per un sopralluogo, un primo pool di tecnici
regionali.
Al termine della visita tutta l'area fu interdetta
tramite ordinanza. Subito dopo abbiamo inoltrato, tramite il
gruppo radicale, una richiesta di accesso agli atti, al fine di
ottenere tutta la documentazione prodotta.
Sotto la spinta anche della comunità europea, che
giustamente chiede conto dei consistenti fondi Docup
elargiti per la ristrutturazione di un impianto che è stato
invece abbattuto per fare posto all'Ecomostro, ora dalla Pisana
si prendono i primi provvedimenti. Una commissione di tecnici
arriverà a Sezze per tutte le opportune verifiche. Il Palazzo
trema. Il sindaco Andrea Campoli, che è stato costretto a
comunicare la notizia nel corso di un consiglio comunale,
evidentemente nervoso, non ha trovato di meglio che polemizzare
con l'ex sindaco Lidano Zarra, sotto la cui amministrazione, nel
2005, partirono i lavori di abbattimento del Teatro Italiano.
I due si sono battibeccati. Ma la realtà è che i
lavori iniziati con Zarra, proseguiti durante il periodo di
commissariamento prefettizio con Leopoldo Falco, sono andati
avanti con Campoli.
E che, strada facendo, hanno ingoiato milioni di
euro, nel silenzio anche della Provincia di Latina, che
dell'area era proprietaria, e del presidente Cusani. Zarra non
ha scusanti come non ne ha Campoli, che, all'epoca, da
consigliere provinciale non poteva non essere a conoscenza di
tutte le carte e della mostruosità del progetto. D'altronde non
è lo stesso sindaco che a Striscia la Notizia, intervistato da
Brumotti, venuto a Sezze per un servizio "taroccato"
sullo scempio, chiese altri
soldi per portare a termine l'Ecomostro?
La nostra azione non è certamente conclusa. Si
fermerà soltanto quando verranno individuate responsabilità e
responsabili e continuerà per l'abbattimento dell'attuale
struttura, con il ripristino del sito. La comunità,
naturalmente, deve essere risarcita del danno subito.
A margine di queste ultime novità ci teniamo a sottolineare
come sia stato decisivo il nostro impegno. MLIS non è un
partito, ma semplicemente un gruppo di uomini legati alla
propria terra. Se non ci fossimo mobilitati con le nostre
piccole forze, questa speculazione offensiva per la storia di
Sezze sarebbe passata inosservata.
Nessuno dei politici locali si è minimamente
occupato del caso, anzi, hanno dimostrato in tal modo di avere
ben altri interessi.
Tombini
libera-ratti
14
ottobre
2012
Tombini occlusi ... ma ratti in libera uscita!
Succede a Sezze, dove, in questi giorni di inizio autunno, per
strade e vicoli del centro storico scorazzano
indisturbati e la fanno da padroni, i topi. Avvistati in
più zone, stanno creando non pochi problemi a residenti e
commercianti della zona, che si sentono sempre più abbandonati
da una amministrazione sempre pronta ad imporre e riscuotere
tributi, ma particolarmente restia nell'offrire servizi adeguati
ai loro alti costi. Da quanto tempo non viene effettuata una
attività di derattizzazione? E' mai possibile che il sindaco
Andrea Campoli, già avvertito in diverse occasioni dai
cittadini, se ne infischi altamente del degrado in cui sta
continuando a far piombare la città? Le piogge di questi giorni
stanno certamente contribuendo a rendere più evidente il
problema, già esistente ma mai affrontato, che ha dei risvolti
paradossali.
Vi spieghiamo perché: la quasi totalità dei
tombini che dovrebbero raccogliere le acque delle vie del
centro, è tappata. Essi sono praticamente inservibili ed alle
prime piogge di una certa consistenza contribuiscono a
trasformare le strade in discesa della città, in fiumi di
acqua: Via Roma e Piazza dei Leoni, Vicolo del Serpe fino al
ricongiungimento con Via Umberto e Porta S.Andrea, Porta
Gioberti, Via Marconi e Via Piagge Marine, Via S. Bartolomeo, si
trasformano in veri e propri alvei di torrente. Perché
l'amministrazione comunale non insiste sul gestore, costruzioni
Dondi spa, affinché intervenga per la manutenzione di tutti i
tombini? Eppure da questi tombini chiusi riescono a sortire le
pantegane. E tra acqua che corre a fiumi e colonie di ratti ...
la vita va. A Sezze, provincia di Rio, zona favelas.
Gli
sprechi del Tennis Club
12
ottobre
2012
C'erano una volta gli impianti che ospitavano il
Tennis Club Sezze.
C'erano una volta ... oggi non ci sono più. Chiusi
da anni, era sindaco Lidano Zarra, sono stati colpevolmente
abbandonati in un progressivo stato di degrado. E sulla
falsariga della precedente amministrazione, ha proseguito quella
di Andrea Campoli. La vicenda è nota, se ne è occupata in più
occasioni anche la stampa locale, e Movimento Libero Iniziativa
Sociale l'ha denunciata fin dall'inizio.
Dovevano, dopo aver ospitato annualmente gli
Internazionali Femminili ed una intensa attività sociale,
essere interessati da semplici lavori di messa a norma.
Dimenticati e senza alcuna custodia, hanno finito per essere
oggetto di molteplici atti di vandalismo, che hanno arrecato al
complesso, un tempo fiore all'occhiello della città, danni
notevoli che ne hanno determinato l'inagibilità.
In più occasioni gli amministratori locali hanno
preannunciato, dopo aver goduto di qualche finanziamento, la
loro "imminente"
riapertura. Carta da giocarsi in qualche campagna elettorale.
La riapertura, naturalmente,
non c'è mai stata e gli impianti sono andati via via
ulteriormente deteriorandosi. Non riuscendo a capire nemmeno
oggi, a distanza di tempo, il perché della interdizione
dell'impianto sportivo, il quale necessitava solo di interventi
non particolarmente importanti, ci appare strano che nessuno sia
stato ancora chiamato alle proprie responsabilità.
Perché ci si sta trovando di fronte ad un caso
evidente di sperpero di denaro pubblico. Il Club di Piagge
Marine valeva milioni di euro, altre centinaia di migliaia ne
sono stati spesi. Senza motivazioni particolarmente plausibili
si è lasciata vandalizzare la struttura, si sono ottenuti
finanziamenti per nuovi lavori e nuovamente gli impianti sono
stati abbandonati. La logica seguita in tutta la vicenda è
veramente incomprensibile se non perversa. In tempi di
ristrettezze economiche come quelli che stiamo vivendo,
situazioni come quella del Tennis Club Sezze non sono
tollerabili.
È ora che vengano individuate responsabilità e
responsabili. È ora che chi pensa di poter giocare con il
denaro pubblico venga inchiodato alle proprie colpe.
A pagare non debbono essere sempre e soltanto i
cittadini.
Depuratore,
vecchi metodi... nuovi sprechi
8
ottobre
2012
Senza entrare nel merito delle problematiche di
carattere tecnico e normativo legate all'approvazione di un
progetto senza valutazione d'impatto ambientale (VIA) e
valutazione ambientale strategica (VAS), come avrebbe deciso la
Regione Lazio relativamente alla realizzazione di un nuovo
depuratore a Sezze Scalo, che sorgono spontaneamente vista la
natura dell'opera, fondamentale proprio per l'ambiente, ci preme
denunciare la paradossale situazione che si continua a far
vivere agli utenti di Sezze. Costoro, che da anni pagano un
servizio, quello della depurazione, non fornito e tuttora in
bolletta, dopo avere sborsato somme non dovute, dovranno ora
pagarsi anche il depuratore. Insomma, mazzate e corna, perché
le opere riferite alla depurazione avrebbero dovuto essere, per
contratto, a carico della concessionaria, Dondi spa. Società
che pur gestendo il servizio idrico-fognario fin dal 1993,
nonostante abbia incassato prima miliardi di lire ed ora milioni
di euro anche per tale servizio inesistente, si è ben guardata
dall'intervenire. Tanto c'è il Comune che ci pensa! E che
quello fra Dondi e Comune di Sezze sia solo un teatrino, lo sta
a dimostrare, oltre la telenovela del lodo arbitrale, proprio il
fatto che l'ente locale non si è mai attivato presso il gestore
affinché venisse tolta la voce depurazione dalla bolletta,
affinché venisse tolta la voce fognatura almeno per gli utenti
di quelle zone non fornite di tale sevizio, affinché dalle
tariffe idriche venisse tolta la remunerazione del capitale
investito, pari al 7% di guadagno sicuro per i gestori a
prescindere dalla qualità del loro operato e gestione, così
come fissato dopo l'approvazione del referendum sull'acqua.
Affinché, in particolare, la Dondi risolvesse a proprie spese
il problema della depurazione a Sezze.
Ci sembra che il Comune, stia imboccando la stessa strada già
presa per altre opere che interessano questo territorio, dall'Ecomostro
di Via Piagge Marine, ex Anfiteatro, a quell'opera in divenire
ormai da più di 15 anni, l'ex Monastero delle Clarisse, per
finire alla SR 156, bloccatasi, a Sezze, nel Lago di Mole Muti.
Non sarebbe stato più semplice, di minore impatto ambientale,
molto meno dispendioso, adeguare gli impianti di depurazione già
esistenti a Sezze Casali e Sezze Scalo? Tanto squillare di
trombe, a proposito del nuovo depuratore, da parte dei politici,
ci sta ricordando proprio il can can già sollevato per le
inaugurazioni dei lavori riferiti a queste opere, mai portati al
termine e trasformati in
Fabbrica di San Pietro e Pozzo di San Patrizio.
Non sarebbe ora di smetterla con questi annunci faraonici e mega
progetti, che si risolvono soltanto in spreco di denaro
pubblico, accrescimento di potere da parte della Casta ed
impoverimento dei redditi familiari, prosciugati da una politica
interessata soltanto agli appalti ed al flusso di denaro ad essi
riferiti? Con politiche più accorte e parsimoniose, le famiglie
non verrebbero private di servizi fondamentali nella sanità,
nel sociale, nella scuola.
Regione
Lazio, c'è anche Sezze
21
settembre
2012
Lo scandalo regionale, per ora incentrato sul
finanziamento dei gruppi consiliari, non interessa solo il PDL.
In un articolo de "La Repubblica" dello scorso 14
settembre, dall'esplicito titolo " Lazio, non mangiava solo
il PDL", si focalizza l'attenzione anche sul bilancio del
PD dello scorso anno, ammontante ad oltre 2 milioni di euro. Tra
le voci più interessanti, il quotidiano punta l'indice in
particolare su quella riferita a "riunioni, conferenze,
incontri", alla quale va aggiunta quella per
"alberghi, ristoranti, bar", per un totale di 100 mila
euro.
Una curiosità : qualcosa interessa anche la città
di Sezze. Risultano infatti, sempre secondo La Repubblica, 4400
euro a favore di un noto ristorante locale. Se queste voci in
bilancio, come detto, sono riferite al
flusso di denaro utilizzato, in maniera più o meno
impropria, dai partiti, Movimento Libero Iniziativa Sociale
ritiene che ad interessare gli organi inquirenti ed in
particolare la Guardia di Finanza, dovrebbe essere anche quello
riferito alle diverse opere, in molti casi incompiute, che la
Regione Lazio finanzia. In particolare, per restare nel
territorio di Sezze, sarebbe interessante focalizzare
l'attenzione su quello che ormai stiamo facendo passare alle
cronache come "Ecomostro", cioè quella colata di
cemento che è andata a deturpare la porzione di territorio ove
insisteva il Teatro Italiano, volgarmente Anfiteatro, in Via
Piagge Marine. Fondi europei, gestiti dalla Regione, che
dovevano essere destinati al recupero tramite ristrutturazione
dell'opera già esistente, sono stati invece utilizzati per
demolirla con le ruspe al fine di sostituirla con un manufatto
avulso rispetto all'area circostante ed oggettivamente
orrendo.
Questo, quando l'Ente provinciale per il Turismo di
Latina, proprietario dell'area, aveva concesso il diritto di
superficie per la realizzazione di un progetto di recupero,
ristrutturazione e messa in sicurezza per soli 350 mila euro.
L'attuale cattedrale di cemento, incompiuta nonostante sia stata
finanziata per intero e ridimensionata, è costata finora, da
stime approssimative (perché più non è dato sapere), intorno
ai 2 milioni e 500 mila euro. Non solo, il manufatto incompleto
è stato abbandonato ai vandali e, a seguito di un sopralluogo
dei tecnici regionali, interdetto, insieme a tutta l'area, per
pericolosità. L'Ecomostro, che doveva essere completato da
anni, resta come un monumento agli sprechi del denaro
pubblico.
Sulla questione stiamo portando avanti da anni una
dura battaglia, ripresa in consiglio regionale dai componenti
del Gruppo Radicale, gli stessi che hanno contribuito a far
esplodere lo scandalo Regione Lazio. Ora che chiarezza deve
essere fatta, ci aspettiamo che sia fatta a 360°: dall'utilizzo
improprio dei finanziamenti destinati ai gruppi agli sprechi
come questo dell'Anfiteatro. Come andrebbe aperto un capitolo
importante anche sulle diverse aziende regionali, veri e propri
carrozzoni di partito. Non dimentichiamo che l'Astral, ad
esempio, ha lasciato come testimonianza della propria attività
sul territorio di Sezze, un'arteria della SR 156
che va a finire in un lago, quello di Mole Muti ( sic!).
Renata
Polverini, una marziana
18
settembre
2012
Che la Regione Lazio sia una fogna, adesso è
provato. E che Renata Polverini sia stata messa lì alla
presidenza, da tutti (compreso il PD che boicottò la candidata
Emma Bonino), per fare da tappo affinché i liquami non
venissero fuori, è ora chiaramente dimostrato. Il teatrino con
soggetto solo dimissioni minacciate e una presunta verginità
urlata ai quattro venti, è
per gli allocchi. Signori, questi si stanno mangiando
tutto. Parole della presidentessa: "Io e le persone vicino
a me usiamo la carta di credito personale". Esse non
lasciano presumere che altri invece la usino? Quello che succede
tramite i gruppi regionali è emerso, anche se parzialmente ed
in maniera molto limitata: si tratta solo della punta
dell'iceberg.
La Regione Lazio conta intorno ai 4mila dipendenti,
868 dei quali, lo riporta il Corsera, addetti "ai
parchi". I dirigenti sono 327. Esiste però una società
regionale, la Lazio Service, creata ad hoc per aggirare il
blocco del turnover: i suoi dipendenti lavorano a tutti gli
effetti per la Regione. Prima dell'arrivo della Polverini se ne
contavano 1170, con la Polverini sono diventati 1370. I
consulenti sono 270, ben 230 quelli che occupano poltrone nelle
diverse società regionali. E quanti sono i dipendenti di queste
società? Tramite il Gruppo Radicale, Movimento Libero
Iniziativa Sociale sta tentando da anni di fare chiarezza sulla
situazione interna almeno dell'Astral, azienda strade Lazio. Le
interrogazioni presentate hanno ottenuto risposte molto simili a
vagiti. Non ne è stata fornita la pianta organica, non è stato
fornito l'elenco dei consulenti, non è stato fornito quello
delle ditte appaltatrici.
Chiaramente non si è dato nemmeno conto delle
eventuali carte di credito utilizzate da dirigenti della stessa.
E questo è soltanto una delle tante aziende regionali. Un
discorso a parte, che andrebbe approfondito, è quello riferito
ai tanti posti che sono stati riempiti dai colleghi sindacalisti
UGL della Polverini. Cominciando da
Stefano Cetica, assessore al bilancio, che ha sempre dato
parere negativo alle diverse proposte di tagli alle spese
presentate dai Radicali, per finire a quel Giovanni Zoroddu, che
è nell'ufficio di gabinetto della Polverini. Tutto regolare,
perché per l'UGL
non esistono regole di incompatibilità tra l'appartenenza al
consiglio nazionale del sindacato e il ricoprire cariche
elettive o dirigenziali in Regione. Insomma, materiale su cui
lavorare ce ne sarebbe! Ecco perché parliamo solo di punta
dell'iceberg. Renata Polverini, piuttosto che recitare la parte
dell'indignata e di colei che arriva da qualche altro pianeta
alla Regione Lazio non sapendo niente di quello che vi accade,
farebbe molto meglio a consegnare tutte le carte, tutti i
bilanci, anche riferiti alle società, agli organi competenti.
Tanto, i suoi consiglieri, per mantenersi la poltrona voteranno
tutto.
Poco tempo fa, fu l'attuale presidente Astral
Tommaso Luzzi, in risposta ad un nostro intervento sulla stampa
provinciale di Latina, ad affermare che, vista la situazione
fortemente deficitaria, i libri contabili si sarebbero dovuti
consegnare in Tribunale. Chiacchiere, come quelle della
Polverini. Intanto i consiglieri regionali espressione di questo
territorio, che non sono pochi, dal PDL al PD passando per
l'UDC, brillano per la propria assenza, nonostante i tanti posti
occupati in Regione e nei rispettivi gruppi
da clienti dei loro partiti.
"Razionalizziamo"
gli amministratori
1
settembre
2012
"Mala tempora currunt" per i contribuenti
setini: in vista aumenti tributari locali a 360°! Se da tempo
è nell'aria la sensazione che ci si sta avviando verso un
salasso fiscale, l'uscita dei componenti di Area Democratica,
interni al PD, la conferma. Naturalmente l'ex assessore Di
Raimo, il vice sindaco Zeppieri ed i consiglieri comunali Rizzo
e Bernasconi, tentano di giustificare l'aumento dell'imposizione
locale fiscale legandolo alla situazione nazionale "al fine
di mantenere invariati i servizi per la cittadinanza".
Premesso che si parla di incrementi esponenziali, con l'IMU e la
TARSU alle stelle, ma di quali servizi alla cittadinanza stiamo
parlando?
Perché se, ad esempio, deve restare
"invariato" quello della raccolta rifiuti, allora i
cittadini staranno freschi! Dovranno sobbarcarsi costi
maggiorati per un disservizio ormai conclamato. Entro il 2012 il
livello della differenziata doveva essere portato per legge al
65%: quello di Sezze è lontano dal 10.
Ma l'aumento in questo particolare settore che cosa andrà
a determinare? Probabilmente un incremento degli introiti
nell'ordine dei 250 mila euro. Questo quando c'è una evasione
annuale della tassa rifuti che si aggira intorno ai 500 mila
euro.
Non è morale imporre incrementi tributari ai
soliti noti, cioè a chi paga regolarmente la TARSU, quando ci
sono somme come queste da recuperare. Gli amministratori si
preoccupino di andare ad eliminare il fenomeno dell'evasione, di
recuperare quanto evaso finora, piuttosto che tartassare i
contribuenti onesti, quelli che pagano. Come esempio di
razionalizzazione dei costi, questi amministratori setini
riportano quella relativa ai cellulari degli amministratori.
Assurdo: con i tempi che corrono ancora li hanno in dotazione,
hanno ancora in dotazione anche i computer? E' questo il grande
sacrificio che viene chiesto alla classe politica locale,
privarsi di un telefonino pagato dai cittadini? Sembra una presa
in giro nei confronti degli amministrati, anche perché
l'analisi arriva, tra gli altri, anche da uno, Sergio Di Raimo,
che qualche anno fa si fece paladino, con grancassa della stampa
locale, dell'abolizione delle indennità degli amministratori.
Tutto passato nel dimenticatoio?
Di Raimo, non sarebbe il caso, visti i tempi che
corrono, di dimostrare oggi un minimo di coerenza con quanto
affermava di pensare in un passato nemmeno tanto lontano? Perché,
piuttosto che soffocare i sezzesi nelle tasse, il sindaco
Campoli, il vice sindaco Zeppieri, gli assessori, i consiglieri,
non rinunciano alle indennità? Perché si parla di aumenti
della TARSU, ma non si mette in discussione quel carrozzone
plurimilionario che si chiama SPL con relativo cda
e contorno di umanità varia?
Caso
Papadia, Campoli ha il dovere di parlare
7
settembre
2012
Il
"caso Papadia" è approdato in Parlamento, dopo essere
stato sollevato anche in Regione Lazio. Il Gruppo Radicale, che
nelle scorse settimane è stato contattato da Movimento Libero
Iniziativa Sociale, tramite i consiglieri Rossodivita e Berardo
e la senatrice Rita Bernardini, ha provveduto ad inoltrare delle
interrogazioni alla presidente della Regione Polverini ed al
primo ministro Mario Monti, affinché si faccia piena luce sulla
inquietante vicenda.
Ci
si riferisce a quella del "consulente" senza titoli
Vincenzo Papadia, il quale per anni ha prestato la propria opera
presso numerosissimi enti, compresi diversi comuni del pontino e
l'amministrazione provinciale di Latina, dove la figlia dello
stesso ricopre l'incarico di capo del personale. In attesa degli
sviluppi della questione e delle doverose risposte, non possiamo
esimerci dal denunciare la cappa di silenzio con cui a Sezze,
che è tra i comuni in cui Papadia ha ricoperto un ruolo
addirittura da metà anni '90, si sta tentando di coprire il
tutto. A Sezze non solo non c'è stato uno straccio di
amministratore che abbia chiesto delucidazioni, ma lo stesso
sindaco, quell'Andrea Campoli rieletto con il 72% dei consensi,
omette con sistematicità di intervenire sull'argomento.
Questo
avviene quando, se non altro nel nome di un minimo di
trasparenza nei confronti dei suoi amministrati, dovrebbe
sentirsi in dovere di chiarire il ruolo ricoperto dal
"consulente" nell'attività dell'ente, ad esempio in
occasione di concorsi, corsi concorso, avanzamenti di carriera,
trasferimenti di personale verso o da altri enti, definizione
della pianta organica e quant'altro. Insomma, se è vero che per
più di 15 anni il signor Vincenzo Papadia ha operato nel Comune
di Sezze (ma piuttosto: è stato rimosso dall'incarico?), perché
nessuno ha verificato i suoi titoli e soprattutto, in mancanza
di questi, che cosa ha determinato?
E'
tollerabile che un primo cittadino, tirato in ballo ormai da
settimane, continui a mantenere il più stretto riserbo su una
storia come questa? Almeno faccia chiarezza relativamente al
periodo in cui ha ricoperto lui il mandato da sindaco, compreso
quello in cui fu dimissionario (ci riferiamo alle dimissioni
presentate nel dicembre 2010 e poi ritirate). Fino a quando potrà
continuare, insieme ai suoi amministratori, a fare lo struzzo?
Mauro
Visari, non solo Rossi Sud
28
agosto
2012
L'intervento del consigliere provinciale del PD
Mauro Visari sul "monumento alla spreco" rappresentato
dalla ex Rossi Sud, è condivisibile. Questo "pozzo senza
fondo" che "drena risorse come una sanguisuga",
finora circa 50 milioni di euro per lavori che "non si sa a
cosa servono", non è però l'unica "cattedrale nel
deserto". Perché nel deserto rappresentato dalla provincia
di Latina, di cattedrali il cui destino nessuno vuole decidere,
se ne contano diverse.
E Visari, pur ricordando le Terme di Fogliano,
l'Intermodale, la Littorina Formia-Gaeta, dimentica un paio di
opere che insistono sul territorio comunale di Sezze, comune
governato dai democratici. E si tratta di opere non di secondo
piano, anche queste ingoia milioni, in divenire ormai da diversi
anni. Ci riferiamo al Monastero delle Clarisse, di proprietà
della Provincia di Latina, ed all'ormai famigerato Ecomostro,
cioè l'Anfiteatro di Via Piagge Marine, che insiste su un
terreno dato in comodato d'uso dalla Provincia al Comune di
Sezze. Se Visari può affermare che i lavori presso la Rossi Sud
sono finora costati circa 50 milioni di euro, è invece
difficile quantificare quanto finora siano costati quelli che
interessano le due strutture di cui sopra.
Va sottolineato che l'ex Monastero è in
costruzione da oltre 15 anni, con periodici finanziamenti senza
che sia stata indicata una sua destinazione d'uso, mentre
l'Anfiteatro ha ingoiato risorse plurimilionarie per essere
oggetto, pochi giorni fa, di una ordinanza di chiusura per lo
stato di pericolo che rappresenta, a seguito del sopralluogo di
tecnici della Regione. Movimento Libero Iniziativa Sociale si è
attivato a tutti i livelli nel tentativo di fare chiarezza su
questi evidenti sprechi, anche rivolgendo pressanti
interrogazioni alla presidenza della Regione Lazio tramite il
Gruppo Radicale. Inutile dire che a livello politico ci
si sta scontrando contro un muro di gomma. Mauro Visari, che
sembra così attento a tali problematiche, perchè non sostiene
questo nostro impegno, attivandosi personalmente presso la
Provincia come sta facendo per la Rossi Sud?
Parlare
a sproposito
24
agosto
2012
Che a Sezze esistano grossi problemi nella gestione
di servizi fondamentali come quello idrico-fognario o quello di
raccolta rifiuti e che l'ordine pubblico rappresenti ormai una
emergenza è assodato, almeno per i cittadini che ne subiscono
tutte le negative conseguenze. Ma che a puntare il dito contro
tali carenze siano amministratori della città, alcuni con
responsabilità anche assessorili da anni, ha dell'assurdo. Ma
nel più importante centro collinare dei Monti Lepini succede
anche questo. Evidentemente colpiti dal sole particolarmente
caldo di questo agosto 2012, assessori, consiglieri comunali,
rappresentanti sindacali, fanno a gara nello spararne grosse su
tali problematiche. Così capita di leggere esternazioni,
quantomeno gratuite, sulla penuria idrica, sui cumuli di
rifiuti, sulla criminalità e microcriminalità diffusa sul
territorio o concentrata su alcune aree.
Ma, vivaddio, se non costoro, che in forza degli
incarichi ricoperti avrebbero dovuto ovviarvi ormai da tempo,
chi se ne dovrebbe occupare, forse i semplici cittadini? Se
esistono delle situazioni emergenziali mai risolte, come quelle
citate, a chi addossarne le responsabilità se non a chi avrebbe
dovuto affrontarle e risolverle, ma non lo ha fatto? A Sezze le
cose sembrano andare all'incontrario. Facendo leva probabilmente
sulla buona fede degli amministrati, o considerandoli poca cosa
se non addirittura con gli anelli al naso, essi parlano
come residenti indignati, protestando non si sa bene con
chi. Così per l'ordine pubblico si invocano i vigilantes, per
le carenze in materia di "monnezza" si denuncia
l'"inciviltà" di chi getta i rifiuti per strada, cioè
gli utenti che pagano salatamente il disservizio, per l'acqua si
indirizzano gli strali contro chi innaffia i giardini e per
quanto riguarda l'economia sommersa qualche esponente CGIL, lo
stesso sindacato del "consulente" Vincenzo Papadia,
tira fuori argomentazioni da noi dibattute da più di 10
anni.
Naturalmente, tanto per fare un esempio, quello
relativo ai rifiuti, non sollevano, costoro, il problema della
malagestione della SPL, municipalizzata ben lontana da quel 65%
di raccolta differenziata che la legge in materia imponeva per
il 2012. Nessuno si interroga sulla pessima amministrazione di
un sindaco, che pur forte del 72% dei voti, fornisce ai propri
concittadini servizi da terzo mondo. E nessuno entra nel merito
dei previsti aumenti della TARSU, probabilmente in un ordine che
va dal 16 al 20%, che verranno pagati dai soliti noti mentre
l'evasione tributaria nello specifico continua ad aggirarsi
attorno ai 500 mila euro l'anno. E nessuno parla dei rimborsi
riferiti ai canoni di locazione del 2011, che evidentemente
hanno visto tutti d'accordo. Così sono stati stanziati ben 730
mila euro per poco più di 300 residenti, di cui nemmeno una
trentina di Sezze. Il resto tutti stranieri.
Sezze
gemellata con Vallepietra
21
agosto
2012
Perché non gemellare il Comune di Sezze con il
Comune di Vallepietra? Visto che anche nel centro collinare
lepino, come nella zona dei Simbruini nota per il Santuario
della Santissima Trinità, "corre l'acqua da ogni
parte", non ci sarebbe gemellaggio più appropriato. Ormai
le perdite del prezioso liquido che interessano le aree più
disparate di Sezze, dal centro storico alle periferie, non si
riescono più a contare. Tappata una falla se ne apre un'altra.
E non sempre gli interventi sono tempestivi.
Esistono sul territorio delle perdite
"storiche": da queste falle i litri di acqua scorrono
liberamente da settimane, come in località Colli o in Via Roma
all'altezza di Piazza dei Leoni. Uno spreco, di cui sono
chiaramente responsabili il gestore Dondi ed il Comune di Sezze,
che andrà a pesare, come al solito, sulle tasche dei cittadini,
perché questi metri cubi che si disperdono dovranno essere
pagati e ce li ritroveremo in bolletta. A fronte di questa
situazione, che rappresenta uno spreco vergognoso
alla faccia della penuria idrica e dei giochetti
Acqualatina-Dondi-Comune sulla riduzione altalenante del flusso
idrico, appaiono del tutto fuori luogo le dichiarazioni
dell'assessore Pietro Bernabei.
Come si può alludere ad una presunta ineducazione
dei cittadini che, a dire di questi amministratori,
utilizzerebbero l'acqua per scopi non appropriati, quando la
stessa scorre a fiumi dalle perdite innumerevoli che interessano
su tutto il territorio comunale la fatiscente ed obsoleta rete
idrica? La realtà è che nella gestione del servizio
idrico-fognario, come in quella di altri servizi, il Comune di
Sezze è alla retroguardia e piuttosto che andare alla radice
dei problemi si tenta di stravolgere la realtà con argomenti
devianti. L'unica cosa certa che c'è in questa gestione
fallimentare è che le bollette ai cittadini arrivano salate e
puntualmente, per un disservizio ormai conclamato e per servizi
non resi, vedi la depurazione.
A quando il gemellaggio Sezze-Vallepietra?
Ecomostro
in libertà vigilata
12
agosto
2012
Con
ordinanza dell'Ufficio Tecnico comunale è stato interdetto
l'accesso all'Anfiteatro. Il Comune di Sezze, da Movimento
Libero Iniziativa Sociale più volte chiamato in causa nel corso
di questi anni, si è reso conto soltanto il 6
agosto scorso della pericolosità della struttura e delle
sue aree pertinenziali. Ma che l'Ecomostro, complesso in cemento
che ha devastato l'equilibrio ambientale di tutta l'area,
prendendo il posto dell'opera originaria, ben inserita in essa
ma abbattuta con le ruspe, avesse subito atti vandalici di vasta
portata, è cosa da noi denunciata e risaputa da sempre.
Interdetto l'accesso, eliminato il problema? Innanzitutto da Via
Diaz dovrebbero far sapere come sia stato possibile abbandonare
alla devastazione un'opera, orrenda ma comunque costata finora
circa 3 milioni di euro, senza che si provvedesse per tempo alla
sua salvaguardia.
Così,
ai danni arrecati da una colata di cemento in un ambiente
integro, vanno ad aggiungersi quelli dovuti all'incuria e
all'abbandono da parte di chi aveva la responsabilità anche
della sorveglianza. Facendo orecchie da mercante, gli
amministratori di Sezze sono rimasti insensibili a qualsiasi
tipo di appello, evitando sistematicamente di intervenire sulla
questione. Movimento Libero Iniziativa Sociale, da anni
impegnato in una battaglia che vuole arrivare all'abbattimento
dell'Ecomostro ed al ripristino dello status quo ante, deve
ricordare che a tutt'oggi risulta del tutto carente la
documentazione fornita dal Comune di Sezze alla Regione Lazio
dopo le diverse interrogazioni fatte da noi presentare tramite
il Gruppo Radicale. Sulla vicenda gravano ancora tante ombre e
tanti dubbi, aumentati dopo che l'APT di Latina, proprietaria
del sito dato in comodato al Comune, ha fatto chiarezza sui
prodromi della vicenda, su come avesse ceduto il diritto di
superficie per lavori di restauro, ripristino e messa in
sicurezza del complesso previa sua autorizzazione e come abbia
invitato nel 2005 il Comune a sospendere immediatamente ogni
intervento sull'area, non avendo tenuto conto del progetto
preliminare fatto predisporre dalla stessa APT.
Se
questi sono i prodromi, come è stato possibile il disastro
attuale? Come è stato possibile accedere a fondi DOCUP? Come
sono stati bruciati questi fondi? Come è stato possibile
abbandonare ai vandali un'opera, da abbattere secondo noi, ma
finora costata milioni di euro? Su tutta la vicenda occorre fare
piena luce e MLIS andrà avanti fino in fondo. Occorre
ricordare, a margine, per far capire un clima generale, il
servizio taroccato sull'Ecomostro mandato in onda da Striscia la
Notizia, che in evidente accordo con il sindaco di Sezze
Andrea Campoli, evitò accuratamente di far parlare
coloro che avevano denunciato la situazione al TG satirico.
Una
colossale presa in giro
25
luglio
2012
Costruzioni Dondi spa di Rovigo e Comune di Sezze:
un rapporto scandaloso, basato su un contratto-capestro dalla
validità trentennale, che esporrà l'ente comunale al dissesto
finanziario. E nonostante le enormi responsabilità attuali e
pregresse, gli amministratori setini ancora scherzano col fuoco.
Ma soprattutto continuano a prendere in giro gli utenti del
disservizio idrico-fognario. La querelle sul lodo arbitrale, dal
quale l'amministrazione vorrebbe svincolarsi, è risibile. Chi
lo ha inserito e chi lo ha fatto inserire, tramite un atto
aggiuntivo alla convenzione con la spa, era ben consapevole di
cosa si stava determinando: Sezze veniva condotta in un vicolo
cieco, senza uscite. E si trattò di un atto politico, non a
caso redatto da un legale di "area", l'ex senatore del
PCI Franco Luberti, che costò al Comune decine e decine di
milioni di vecchie lire. Inutile aggiungere, perché ormai è
sottinteso, che chi andò a denunciare e a tentare di
contrastare l'operazione, nel silenzio connivente di tutta la
classe politica setina, fu la destra sociale locale, che
naturalmente non solo non fu ascoltata, ma come al solito fu
osteggiata ed accusata di "sfascismo". Si vede bene,
invece, che cosa hanno "costruito" lorsignori! Un
meccanismo che ha stritolato gli utenti di Sezze e che sta
mettendo fortemente a rischio le casse comunali. Ed i
responsabili di tutto ciò?
Oggi fanno orecchie da mercanti, come se si fossero
trovati a passare per caso nel palazzo comunale e fossero stati
altri a mettere su, questa impalcatura costosissima ma
traballante. I soliti noti continuano a recitare a soggetto.
Papadia
e Comune di Sezze, fare chiarezza
21
luglio
2012
Dopo la diffusione della notizia relativa alla
denuncia per truffa aggravata ed evasione fiscale nei confronti
del "re dei concorsi" Vincenzo Papadia, consulente di
numerosi enti locali in provincia di Latina senza averne i
titoli, siamo andati a curiosare sul suo sito internet, al fine
di verificare quanto da noi sospettato: il
"consulente", a tutt'oggi, risulta operare nel
"nucleo interno di valutazione del controllo interno e di
gestione" del Comune di Sezze. Da informazioni sommarie,
che sarà nostra premura approfondire e verificare, risulterebbe
“in forza” presso questo ente fin dal 1997.
Naturalmente fiduciosi nel lavoro di accertamento che sta
conducendo il sostituto procuratore Raffaella Falcione, che
partendo dai comuni di Aprilia e Sabaudia andrà certamente a
verificare tutti i rapporti intrattenuti da Papadia con le
diverse amministrazioni locali, non ci stupisce il consueto
silenzio che nel più importante comune dei Monti Lepini sta
circondando l'inquietante vicenda. In questa, come in tutti i
casi oscuri che vedono coinvolti i vertici di Via A. Diaz, sede
del palazzo comunale, ci si distingue solo per le bocche cucite,
tanto tra le file della maggioranza consiliare, quanto, cosa
ancor più preoccupante, tra quelle della
"opposizione", se
ne esiste una a Sezze.
Il sindaco Andrea Campoli non può continuare a
fare il pesce in barile, come finora ha fatto in relazione ai
tanti scandali locali, a cominciare da quello dei rifugiati
politici per finire con l'Ecomostro di Via Piagge Marine. Ha il
dovere istituzionale, nei confronti di tutta la popolazione, nei
confronti di tutti coloro che ruotano o hanno ruotato attorno
alla macchina comunale, di fare chiarezza: quale è stato il
ruolo di Vincenzo Papadia all'interno del comune da lui diretto?
Su quale tipo di situazioni si sono fatte sentire le sue
decisioni e le sue consulenze? Che tipo di indirizzo ha
determinato nei diversi casi? Quanto è costato il suo ausilio?
Da chi sono stati verificati i titoli che gli hanno consentito
di operare nell'ente? E' vero, come recita il suo sito, che
Papadia opera ancora a Sezze? Cosa intende fare, il sindaco
Campoli, stando così le cose?
Teatrino
acqua: intervenga il Prefetto
5
luglio
2012
Il caso Dondi-Acqualatina-Comune di Sezze ha dei
risvolti che gli organi dirigenziali dei 3 soggetti debbono
chiarire. Movimento Libero Iniziativa Sociale chiede che si
faccia luce sulla questione riferita alle morosità per comune
nell'ambito dell'ATO 4 ed alla distribuzione dell'insoluto
clienti. Perché se è vero che Sezze, o meglio la Costruzioni
Dondi Spa, deve ad Acqualatina una cifra di euro 1.050.000, è
altrettanto vero che sono la stragrande maggioranza i comuni che
debbono cifre ben più elevate. Tanto per citare alcuni esempi,
il comune capoluogo, Latina, ha una percentuale di morosità
pari al 38% per un insoluto che ammonta ad euro 14.050.000. Di
poco superiore è l'insoluto del Comune di Aprilia, con una
morosità pari al 63%. Il Comune di Cisterna ha una morosità
del 37%, con un insoluto che va verso i 3.000.000 di euro.
Terracina ha una morosità del 28%, pari a circa 3.000.000 di
euro. Giusto per far capire il dato relativo alla distribuzione
dell'insoluto, quello riferito a Sezze si aggira su una
percentuale che va dal 5 all'8%, mentre quella di Priverno,
tanto per restare sui Lepini, è del 37% e quella di Roccagorga
del 28%. Sabaudia sta al 33%
e San Felice Circeo al 27%. Alla luce di questi dati
appare sospetto l'indirizzo e la veemenza assunta dall'azione di
Acqualatina nei
confronti, dicono loro, della Dondi, ma che in realtà va a
penalizzare concretamente solo gli incolpevoli utenti sezzesi,
che morosi non sono o lo sono solo in percentuali minime, come
risulta dai dati ufficiali. A Giuseppe Addessi ci preme far
sapere che conosciamo la natura del rapporto tra Acqualatina e
Dondi, come ben conosciamo, purtroppo, anche quello che, per
responsabilità ben chiare di politici locali facilmente
individuabili, lega per 30 anni la Dondi al Comune di Sezze. Si
tratta di due società, che se pur di diversa natura sono
entrambe concessionarie di servizi pubblici. Al momento delle
rispettive concessioni ben conoscevano gli impegni che andavano
ad assumersi. Ben sapevano che eventuali controversie andavano
risolte secondo le norme del codice civile, certamente non con i
ricatti. Pur restando la stranezza di una situazione che vede
una concessionaria, Acqualatina, impadronirsi dell'acqua del
territorio di Sezze facendosela pagare dagli utenti di diversi
comuni dell'ATO 4 e, nel contempo, i cittadini di Sezze
espropriati, a causa della dissennata gestione Dondi-Comune di
Sezze, del bene pubblico acqua, un definitivo intervento
chiarificatore del Prefetto sarebbe quanto mai opportuno. Le
parti vanno invitate a dirimere qualsiasi controversia nella
giusta sede, cioè in Tribunale, al di fuori del quale non
possono essere esercitate da nessuno forme di ricatto.
Più
voti, meno acqua
2
luglio
2012
In tutta sincerità, noi che dell'impegno contro la
gestione privata dell'acqua a Sezze abbiamo fatto un cavallo di
battaglia fin dai primi anni '90, avremmo volentieri fatto a
meno di intervenire su una questione ormai incancrenita, il cui
negativo sviluppo avevamo ampiamente previsto. Perché a fare la
battaglia, a Sezze, contro l'affidamento a privati dei servizi
relativi ai cicli idrico-fognario, in tempo reale, cioè prima
che venissero affidati nel
1993, con un contratto di validità trentennale, alla
Costruzioni Dondi Spa di Rovigo, era la destra locale.
A privatizzarli ci pensava invece la sinistra. E le
cose sono andate avanti così nel corso degli anni: noi, da una
parte, in difesa degli interessi dei sezzesi, tutti gli altri a
tutelare la Dondi e gli interessi dei privati. Se oggi
interveniamo, è perché vedere dei sepolcri imbiancati
pontificare ancora su questa questione come se non ne fossero
minimamente responsabili, mentre i rubinetti sono a secco quando
gli utenti pagano, rappresenta una violenza alla realtà delle cose ed
una ulteriore beffa per i cittadini, almeno per quelli in buona
fede.
In consiglio comunale continuano a sedere
alcuni di coloro che votarono a favore, il 10 agosto 1993,
dell'affidamento del servizio, da Giovan Battista Giorgi ad Enzo
Eramo e Lidano Zarra. E’ ancora consigliere
Ernesto Di Pastina, che all'epoca se ne lavò le mani
assentandosi. Ma la cosa che ci sta più a cuore e che vorremmo
far capire ai cittadini di Sezze, se vogliono capirla, è che se
oggi la nostra città si trova in questa situazione disastrosa
è perché una classe politica ben definita l'ha determinata e
nonostante queste enormi responsabilità ha continuato a
mantenere nel tempo il consenso elettorale. Inspiegabilmente,
dal 1993 al 2012, tanti di coloro che votarono per l'affidamento
dell'acqua ai privati hanno raccolto un numero sempre maggiore
di consensi, continuando a ricoprire incarichi vari, assessorati
se non addirittura la carica di sindaco (Lidano Zarra).
Fino a poco tempo fa ha ricoperto l'incarico di
assessore ai lavori pubblici Antonio Maurizi, all'epoca della
delibera primo cittadino. L'attuale sindaco Andrea Campoli, confermato tale con oltre
il 70% dei voti, è l'erede di quella tradizione politica
socialcomunista che a Sezze ha privatizzato le acque. Quale
credibilità possono avere tali personaggi nel parlare di
ripubblicizzazione dell'acqua? Bisogna forse cominciare a
contare gli anelli al naso dei sezzesi? La questione è
politica. Fin quando ci saranno, come sta avvenendo a Sezze,
cittadini che continuano a sostenere elettoralmente coloro che
sono e sono stati l'unica causa dei tanti mali di cui soffre la
città, come si può pensare che i disservizi verranno sanati?
Anfiteatro
di Sezze, una vicenda sinistra
5
giugno
2012
Il
Comune di Sezze vorrebbe che si liquidasse la "questione
Anfiteatro" con due paginette, a firma ing. Mauro Vona,
fatte pervenire alla Regione Lazio nell'ottobre scorso a seguito
dell'esplosione dello scandalo. Un pò poco. L'APT di Latina
aveva prodotto un progetto di restauro dell'Anfiteatro a quattro
soldi, rispetto alle cifre poi utilizzate per lo scempio? Si
" ma per ragioni di pratico utilizzo della struttura più
rispondenti alle esigenze della collettività - recita la nota -
il Comune di Sezze ha predisposto un progetto completo che
prevedeva la demolizione di parte della gradinata per realizzare
una struttura più piccola in parte interrata ed in parte fuori
terra". Se non ci fosse da piangere, verrebbe da
ridere.
Perché
chi va a fare una
passeggiata nella zona Piagge Marine di Sezze, può verificare
di quale portata sia la devastazione arrecata all'ambiente
circostante ed all'intera area, dopo la demolizione
dell'Anfiteatro, da una struttura di cemento, un vero e proprio
mostro ecologico, che sta costando alla collettività milioni di
euro. Un progetto, sostiene il Comune, portato a conoscenza
dell'APT il 25 luglio 2005. Vona però dimentica di riportare
che, con nota successiva del 18 ottobre 2005, l'APT invitava il
Comune "a sospendere immediatamente ogni intervento
sull'area di che trattasi". Il dott. Paolo Graziano,
direttore APT, ha comunicato alla Regione che il Comune di Sezze
non ha tenuto conto del progetto preliminare, procedendo
autonomamente, e che nonostante richieste di chiarimenti
"non si è avuto alcun riscontro". Nella nota di Vona
si afferma che "questa Amministrazione si sta attivando per
reperire i fondi necessari per il completamento
dell'opera".
Questo
dopo avere riportato che l'intervento si è articolato finora in
2 lotti di euro 1.291.142 ed euro 800.000. Ma se
dai tabulati DOCUP risulta un "progetto
concluso" e quindi finanziato, come è possibile,
nonostante una variante che lo avrebbe ridimensionato, che l'ecomostro
sia ancora in itinere? Insomma, è ancora tutto da chiarire e
certamente Movimento Libero Iniziativa Sociale, congiuntamente
con il Gruppo Radicale alla Regione Lazio, continuerà nella
strada intrapresa per mettere un punto sulla vicenda.
Lascia comunque perplessi, insieme all'atteggiamento di Renata
Polverini, anche quello del presidente della Provincia di Latina
Armando Cusani, che, chiamato direttamente in causa sulla
vicenda da Striscia la Notizia, non ha mai replicato. Perché
tutti questi silenzi su un caso che è stato perfino taroccato
dal TG satirico di Mediaset?
Ombre
sull'Ecomostro di Sezze
5
giugno
2012
Si addensano ancora più nubi intorno alla vicenda
dell'Ecomostro di Sezze in Via Piagge Marine, un'opera
devastante che ha irreparabilmente distrutto il preesistente
Teatro Italiano, il popolare Anfiteatro. A distanza di 15 mesi
dalla prima interrogazione sul caso, fatta presentare da
Movimento Libero Iniziativa Sociale, tramite il Gruppo Radicale
alla Regione Lazio, alla presidente Renata Polverini, seguita da
solleciti e integrazioni, arriva soltanto una "non
risposta". Dal cartaceo fatto pervenire, gli unici dati
interessanti, che rafforzano i tanti dubbi sull'appalto, sono
quelli richiesti all'APT di Latina e inviati dal direttore Paolo
Graziano. L'Azienda di Promozione Turistica della Provincia,
proprietaria del comprensorio, ha ricordato come il predetto fu
affidato in comodato al Comune di Sezze. A seguito
dell'approvazione della Regione Lazio del Progetto STILE, il
Comune di Sezze si è trovato nelle condizioni di beneficiare di
un finanziamento da destinare a lavori di restauro, per una
migliore fruizione da parte della collettività conformemente
alla destinazione del comprensorio. Al fine di permettere al
Comune di Sezze di ottenere il
finanziamento, nel 2004 l'APT ha ceduto il diritto di
superficie sul comprensorio del Teatro Italiano, per la durata
di 25 anni, prevedendo espressamente nell'atto di cessione che
il Comune si impegnasse a reperire i fondi necessari ad eseguire
"i lavori di
restauro, ripristino e messa in sicurezza del complesso"e
ad eseguirli previa
autorizzazione dell'APT, che avrebbe dovuto essere costantemente
informata dello svolgersi degli stessi." Tuttavia - scrive
il dott. Graziano - il Comune di Sezze ha approvato il progetto
per la ristrutturazione del Teatro Italiano ed ha proceduto
all'aggiudicazione della gara d'appalto senza la preventiva
approvazione dell'APT". Su sollecitazione dell'APT il
Comune, successivamente, ha inviato copia del progetto, e l'APT,
con nota del 18 / 10 / 2005, invitava il Comune "a
sospendere immediatamente ogni intervento sull'area di che
trattasi, in attesa di assumere decisioni concordate. L'APT -
continua Graziano - aveva fatto predisporre dall'arch. Cerocchi
un progetto preliminare presentato in sede di richiesta di
finanziamento. Di tale progetto il Comune di Sezze non ha tenuto
conto ed ha proceduto autonomamente". Il Comune, chiarisce
l'APT, ha affidato i lavori e nonostante richieste di
chiarimenti "non si è avuto alcun riscontro". Se
queste sono le premesse di una vicenda a tutt'oggi irrisolta e
tutta da chiarire, si evince chiaramente che il Comune di Sezze,
andando avanti, ha seguito una strada che non era certamente
quella tracciata dall'ente proprietario del comprensorio. Un
progetto di restauro, che con la modica cifra di 350.000 euro
prevedeva il recupero e l'ammodernamento delle strutture e degli
arredi del sito senza stravolgimenti e nel rispetto
dell'ambiente, è stato accantonato per procedere
all'abbattimento della storica struttura ed allo stravolgimento
ambientale, al fine di partire con un progetto plurimilionario
su cui ancora nessuno è in grado di fare chiarezza. Infatti
dall'assessore regionale Giuseppe Cangemi, responsabile dei
rapporti con gli Enti Locali, arrivano soltanto citazioni
scontate e generiche. Non entrando minimamente nella
problematica, non si va al di là dell'"abbiamo chiesto che
vengano forniti gli opportuni chiarimenti in merito allo stato
dei lavori" alla Direzione Regionale Turismo e Direzione
Regionale Infrastrutture. Chiarimenti in merito ai lavori che
sono stati richiesti anche al Comune di Sezze. Un rimpallarsi di
responsabilità, tra questo e quell'ufficio della Regione Lazio,
che comincia a diventare preoccupante. Possibile che la
presidente Renata Polverini non sia in grado, attraverso i
tabulati DOCUP, di fornire almeno l'esatto ammontare dei
finanziamenti preventivati e di quelli finora liquidati? Perché
questo menare il can per l'aia a distanza di mesi? Perché
ancora non risponde a nessuno dei quesiti riguardanti la
documentazione che avrebbe consentito il finanziamento?
Non meno preoccupante è l’atteggiamento del sindaco di Sezze
Andrea Campoli, il quale non solo mantiene il più stretto
riserbo pur essendo stato all’epoca consigliere provinciale,
ma ha fornito anche informazioni imprecise e fuorvianti nel
corso del famigerato sopralluogo, taroccato, di Striscia la
Notizia all’Anfiteatro.
Centrodestra
a Sezze, debacle voluta
10
maggio
2012
Abbiamo avuto modo di leggere sulla stampa locale,
come giustificazione di una debacle elettorale unica in Italia,
affermazioni di qualche candidato sindaco di una falsa destra,
riferite ad una non meglio definita "frammentarietà".
Movimento Libero Iniziativa Sociale, che in maniera molto
ponderata e politicamente giustificata, si è schierato per il
non voto, deve allora chiarire che da quei pochi ed inutili
contatti tenuti in fase pre-elettorale, ha avuto la chiara
sensazione che non vi fosse alcuna volontà di costruire un
progetto veramente alternativo e serio per una Sezze diversa,
che prescindesse dal giro dei soliti noti. Tale convinzione si
evinceva chiaramente dai nomi proposti, inamovibili, dei
candidati sindaci e dalla totale assenza
di una proposta e visione politico-amministrativa. Si
andava da Lidano Zarra, noto esponente socialista che ha
contribuito in maniera determinante, con il suo progetto civico
di ispirazione "martelliana", a frantumare il
centro-destra setino ed a riconsegnare la città ai suoi ex
sodali comunisti, a Giovan Battista Rosella, suo ex fido
scudiero, da lui nominato presidente della municipalizzata SPL.
Personaggi che certamente non potevano e non possono
rappresentare un cambio di rotta, anzi.
Come spiegare, poi, il
tentativo, miseramente fallito, da parte del vice sindaco di
Latina Fabrizio Cirilli di approdare anche a Sezze con la sua
lista? A parte il "delirio d'onnipotenza", riteniamo
di non sbagliare nell'affermare che la sua sia stata solo una
maldestra operazione finalizzata a non lasciare spazi a chi
aveva tutte le carte in regola per rappresentare una alternativa
seria. Confermando in tal modo che "L'Altra Faccia della
Politica" è solo l'altra faccia della stessa medaglia,
come hanno ben capito i sezzesi e non ancora i latinensi.
L'unica cosa che emergeva chiaramente da questi inutili
contatti, era il desiderio di alcuni di concorrere a sindaco per
avere la sicurezza di essere eletti consiglieri comunali.
Possiamo affermare, senza ombra di smentita, che nessuno di
costoro conoscesse la nuova legge elettorale, perché
diversamente, dando per scontato che la nostra scesa in campo
avrebbe determinato un aumento del numero dei votanti e quindi
un abbassamento del quorum necessario per rientrare nella
ripartizione dei seggi, avrebbero dovuto assumere atteggiamenti
diversi. Ma d'altra parte, se quella che interessava era solo la
poltrona da consigliere, perché andare a studiare le leggi?
Gli esponenti ancora in buona fede della destra di Sezze
dovrebbero fare profonde e serie riflessioni su questi
"pifferai magici", estranei all'area, che li hanno
condotti nel burrone, facendo il gioco della sinistra che vince
con oltre il 70% dei consensi, avendo davanti solo praterie
vuote da conquistare, dopo essersi scelta anche una pseudo
opposizione.
Sezze,
si afferma il non voto
9
maggio
2012
Come Movimento Libero Iniziativa Sociale, gruppo
che si è mobilitato per il non voto, ci interessa poco l'esito
delle elezioni amministrative a Sezze. Campoli o non Campoli,
niente sarebbe cambiato. Quello che invece ci preme sottolineare
è il dato riferito al numero delle astensioni, delle schede
nulle e delle bianche: in totale, un 30% che fa capire come,
anche a Sezze, in tanti abbiano deciso di lanciare un chiaro
segnale di distacco nei confronti dei partiti e di una classe
politica che certamente non li rappresenta
o li rappresenta male. Un aumento notevole rispetto alle
precedenti amministrative del 2007. Mentre a livello nazionale
la percentuale di incremento del non voto rispetto alle
precedenti elezioni è del 6 %, a livello locale raggiunge il 10
%. A Sezze non hanno votato 5.800 cittadini.
Tutti qualunquisti? Assolutamente no. Sulla scia di
cambiamenti che iniziano a farsi sentire a livello nazionale,
non solo con l'astensionismo, ma anche con il voto, laddove già
si sono organizzati, a movimenti che nascono dal basso, dalla
gente (vedi Movimento 5 Stelle), anche a Sezze in tanti hanno
preso coscienza del fatto che la vera "antipolitica"
è quella espressa dagli attuali partiti, non da chi cerca di
combatterli per il necessario cambiamento: essi rappresentano
soltanto un coacervo di interessi, che le cricche ed i comitati
d'affari che li gestiscono intendono continuare a difendersi.
Niente è più lontano dalla politica, intesa come gestione
della res publica e della polis, di questa classe di
privilegiati, che tutto ha a cuore, tranne che gli interessi del
popolo. La decisione di MLIS di non partecipare alla
competizione elettorale, proprio per rimarcare il distacco
rispetto alla classe politica che sta governando Sezze da
decenni, ha determinato un dato evidente: essendo i "competitors"
tutti uguali fra loro, non solo non c'è stato dibattito
politico, ma sono stati assenti, da un dibattito che non c'è
stato, tutti i grandi temi che interessano la città ed i grandi
problemi che l'attanagliano. Cioè, quelli che da sempre noi
solleviamo.
Qualcuno ha sentito parlare delle tante
"opere" incomplete che insistono su questo territorio,
costando milioni di euro di cui nessuno ancora rende conto?
Avete sentito parlare dell'Anfiteatro, del Monastero delle
Clarisse, di Palazzo Pitti? Si è parlato forse
dell'incancrenita vicenda del parcheggio in località Vallicella?
Qualcuno si è soffermato sulla struttura tennistica di Via
Piagge Marine? E poi: nessuno sa che a Sezze si fa politica
clientelare? Nessuno risponde della gestione della SPL? Nessuno
chiede conto dei soldi investiti nel cosiddetto progetto di Via
Grande? E la Dondi? E la 156? E' stato dimenticato il tema
dell'invasione comunitaria ed extracomunitaria? Ma soprattutto,
come è stato possibile tenere fuori dal confronto lo scandalo
dei rifugiati politici, che ha interessato trasversalmente tutte
le forze ed anche il mondo dell'associazionismo cattolico? Come
ci si fosse messi tutti d'accordo: parola d'ordine, mutismo!
Tutto nasce e finisce con un paio di arresti? Troppo facile per
Andrea Campoli fare finta di niente. Di questo e di tanto altro
non si è parlato. Ha ragione la gente: sono tutti uguali. E
almeno per il momento, meglio non votare.
Uno
spettro fra le liste
19
aprile 2012
Uno
spettro si aggira tra le liste presentate in occasione delle
amministrative a Sezze. Se è sfuggito ai più, non è sfuggito
a noi, soprattutto perché inserito in una aggregazione che
vorrebbe lucrare voti "a destra". Se interveniamo,
dopo attenta ponderazione, lo facciamo al fine di fare chiarezza
e di mettere in guardia eventuali elettori in buona fede. Lo
spettro è quello del PdA, partito delle aziende. Il neonato
raggruppamento conta tra i propri fondatori
l'ex generale dei carabinieri Edoardo Sivori, colui che
il 7 gennaio 1978, nella drammatica sera della strage di Acca
Larentia a Roma, finì con un colpo di pistola alla testa il
giovane missino
Stefano Recchioni, dopo che, nella stessa giornata, erano stati
assassinati nello stesso luogo, da terroristi
dell'ultrasinistra, altri due ragazzi, Franco Bigonzetti e
Francesco Ciavatta. I fatti sono noti, anche perché quella data
ha rappresentato un punto di non ritorno per tanti giovani che
militavano a destra ed ancora oggi viene commemorata da tutta
l'area. Naturalmente il generale Sivori, all'epoca capitano, per
questo evento delittuoso non ha fatto nemmeno un'ora di carcere.
Movimento Libero Iniziativa Sociale, che è impegnato in una
campagna per il non voto, ritiene la presentazione di questo
simbolo un grave insulto per tutti coloro che si riconoscono
nella destra politica e sociale ed un'offesa per il ricordo di
quelle giovani vite spezzate dal cieco odio ideologico.
In questo contesto, che rappresenta un motivo in più
di riflessione sulla spregiudicatezza di chi, per lucrare
qualche voto, non si pone alcun problema, non possiamo non
sottolineare che questo spettro di
"partito" va a sostenere una candidatura
"aziendale". Un partito che si denomina "delle
aziende", come poteva non andare a sostenere un candidato
sindaco che è stato il primo presidente (durante
l'amministrazione Zarra, con coda nell'amministrazione Campoli)
della SPL, azienda minicipalizzata di Sezze a totale capitale
pubblico?
Cirilli
è l'altra faccia della luna
18
aprile 2012
Il vento cambia direzione e Fabrizio Cirilli dirige
la sua "barca" a favore di corrente. Per farlo, però,
è costretto ad una virata di 360°. La gente lancia chiari
segnali di insofferenza nei confronti dei partiti politici?
Allora questo esponente della "politica", che
da venti anni galleggia fra assessorati, consiglio regionale,
presidenza di commissioni, consiglio comunale ed incarico da
vicesindaco, espressione, a seconda delle convenienze, di AN,
UDC oppure dell'Altra Faccia della Politica, e quindi della più
bieca partitocrazia, intende
farsi paladino della battaglia contro il finanziamento pubblico
ai partiti. Verrebbe spontaneamente da dire che il suo
giocattolo, l'Altra Faccia della Politica, non è altro che una
faccia da c... I suoi referenti, a cominciare dal fratello,
occupano poltrone in enti vari. Le cooperative e associazioni
di riferimento, ottengono spazi dovunque è possibile. Da
questa politica hanno avuto da decenni tutto. Cirilli mantiene
da sempre buoni, se non ottimi rapporti, con i peggiori
esponenti di questo sistema di partiti, ricoprendo, all'interno
di esso, il ruolo di "specchietto per le allodole". E'
colui intorno al quale è stata costruita artificiosamente una
immagine, al fine di richiamare consensi che altrimenti non
sarebbero intercettabili. Ma in tutto questo, chiaramente, non
c'è buonafede. Anzi, tutt'altro. Il suo modo spregiudicato di
intendere la politica, tanto per fare un esempio, lo porta,
oggi, dopo anni trascorsi all'interno di forze politiche che
hanno ampiamente usufruito di finanziamenti pubblici, a tentare
di farsi promotore della mobilitazione popolare contro questo
tipo di finanziamento della politica, nella quale lui ha
sguazzato e continua a sguazzare. In questo tentativo non c'è
alcuna credibilità e ci dispiace che abbia carpito, senza
originalità e senza ricordarne la fonte, la denominazione del
movimento da uno slogan del MSI di fine anni '80, di rautiana
memoria, quando il suo, invece, appare l'altra faccia della
luna, quella nascosta e piena di ombre.
Acqua
a Sezze, quali gli interessi?
14
aprile 2012
Ma non l'avevano cacciata? I rappresentanti
politici di tutti gli schieramenti presenti in Consiglio
Comunale a Sezze, non si sono fatti vanto di avere finalmente
sciolto il "nodo Dondi"? Non è stato questo il fiore
all'occhiello del sindaco Andrea Campoli e del suo assessore
Pietro Bernabei? Non se ne sono fatti vanto anche tanti
consiglieri comunali, che oggi continuano ad essere critici, pur
avendo asserito di averla sbattuta fuori dalla gestione del
ciclo idrico-fognario? La realtà è ben altra. Al cittadino non
solo continuano ad arrivare bollette salate, comprensive di voci
che non dovrebbero essere riportate, con cedole di pagamento
incomprensibilmente riferite ad una non meglio specificata D.G.
Holding srl, ma addirittura ci si sta trovando nella paradossale
situazione di una commedia delle parti, che vede come
protagonisti non solo la concessionaria di Rovigo, portata a
Sezze da comunisti e socialisti, complici i democristiani che se
ne lavarono le mani, ma insieme al Comune anche Acqualatina. E
così, mentre i tre attori si rimpallano vicendevolmente crediti
e debiti plurimilionari, l'unica cosa certa è che coloro che
stanno pagando profumatamente un disservizio ormai conclamato,
cioè gli utenti, rischiano, come è già avvenuto, di vedersi
togliere o diminuire il flusso idrico. Una cosa è certa:
amministrazioni irresponsabili, cioè quelle che si sono
succedute dal 1993 ad oggi (compresa la "pausa" Lidano
Zarra), hanno condotto Sezze in un vicolo cieco. Un territorio
ricco di falde acquifere, dotato di un acquedotto dal valore
inestimabile, di una fonte in particolare, quella delle
Sardellane, che soddisfa le esigenze idriche di larghe fette
della provincia, è
stato svenduto ai privati, con un contratto-capestro
trentennale, che se da una parte è giovato ad una società che,
tanto per restare in tema, navigava in pessime acque, dall'altra
ha rappresentato una scelta amministrativa scellerata, che sta
esponendo le casse comunali e le tasche del contribuente al
dissesto finanziario. Noi cittadini di Sezze, che avremmo potuto
"vendere" la nostra acqua a tutto il territorio
pontino, ci troviamo nell'assurda situazione di dover subire i
giochetti e le ritorsioni
di ben quattro diversi enti e società, dal Comune alla Dondi,
dalla D.G. Holding srl ad Acqualatina, caso più unico che raro.
Che fine ha fatto il risultato acquisito con il referendum
sull'acqua pubblica? Di che cosa si occupano i candidati
sindaci? Finora abbiamo sentito le solite promesse, in
particolare quella, buona per essere venduta in ogni occasione,
della piscina comunale. Ma, di grazia, con quale acqua verrà
riempita se dovesse essere realizzata nell'arco del prossimo
secolo? In giro si cominciano a sentire tante baggianate, ma
nessuno interviene sui problemi concreti. Che cosa c'è di più
concreto di un bene essenziale e di tutti come l'acqua?
Movimento Libero Iniziativa Sociale, nel solco di una battaglia
che ha contraddistinto la nostra area politica da venti anni in
qua, è stato in prima linea nella campagna referendaria per
l'acqua pubblica, nella quale non abbiamo visto impegnati gli
attuali candidati sindaci. In questo settore siamo ormai ad una
scelta obbligata. MLIS non vuole che dalla Dondi si passi ad
Acqualatina. Come la pensa invece Campoli, come Zarra? Come non
possiamo non sottolineare che gli interessi legali della società
di Rovigo vengono tutelati da Maurizio Mansutti, uno dei quadri
provinciali del PD? Come non rilevare che il cda di Acqualatina
è attualmente gestito dal PDL? Un posto in questo cda vale la
disattesa dell'esito referendario? Intanto i cittadini
dovrebbero pagare una holding su cui nessuno fa chiarezza.
Il
Comune di Sezze andava commissariato
4
aprile 2012
Movimento
Libero Iniziativa Sociale inizia la propria campagna elettorale
per il non voto. Lo scopo principale è quello di rimarcare la
propria diversità e quella di larga parte del paese, nei
confronti di una politica amministrativa altamente inquinata. La
situazione di Sezze non è "normale". Non ci riferiamo
esclusivamente al "caso rifugiati politici", che pur
attraversando trasversalmente le formazioni politiche dal
centrodestra al centrosinistra, sembra essersi focalizzato su
determinati personaggi, quando restano da chiarire le posizioni
di politici che hanno rivestito incarichi in amministrazione di
tutto rilievo. Come da chiarire è la posizione assunta dallo
stesso sindaco Andrea Campoli, che si ripropone ora
all'elettorato chiedendo nuova fiducia, il quale ha avallato in
pieno, con risibili giustificazioni, le dimissioni del suo
vicesindaco, legate a ben altre situazioni.
Ma
farà sentire tutto il suo peso sull'espressione del voto
soprattutto una politica clientelare, che ha fatto, ad esempio,
della gestione della SPL una potente arma di ricatto nei
confronti delle famiglie di tanti lavoratori precari,
volutamente tenuti in questa precarietà. Sul voto, poi, andrà
ad incidere pesantemente quella grande massa di stranieri
residenti a Sezze, probabilmente ancor più facilmente
ricattabili, che sono andati ad allungare in maniera
spropositata le liste elettorali aggiuntive. A tutto ciò va ad
aggiungersi una politica degli appalti, dei progetti, delle
consulenze, che vede la gestione del mattone gestita dai soliti
noti. E poi, non farà sentire tutto il suo peso sullo
squilibrio politico, anche quella linea presidenziale della
gestione Astral che ha visto l'assunzione per chiamata diretta
di decine e decine di sezzesi, nonchè la gestione diretta ed
indiretta di appalti e servizi? Non ultimo il ruolo di certa
stampa locale, che pur attingendo a finanziamenti pubblici, in
troppe occasioni si è fatta strumento di ben identificati ed
identificabili interessi di parte, venendo meno al dovere della
divulgazione di una corretta informazione. Le paginate
pubblicitarie aziendali ne sono chiara testimonianza.
A
tal proposito esistono informative dei Carabinieri, che sono
state rese pubbliche nel corso di un seguitissimo programma
televisivo RAI, già un paio di anni fa. Aggiungiamo, poi, i
milioni di euro dilapidati in opere pubbliche che non vengono
portate a termine. Solo per limitarci agli esempi più
eclatanti, sono anni che continuano i lavori presso il Monastero
delle Clarisse, addirittura senza una chiara destinazione d'uso,
e quelli che interessano la zona delle Piagge Marine, dove uno
storico Anfiteatro è stato abbattuto per far luogo ad un
ecomostro. E i lavori infiniti della Nuova 156, bloccati nel
nostro territorio comunale a ridosso di una montagna? Tutto ciò
sta a testimoniare che la situazione di Sezze è altamente
inquinata da vicende poco trasparenti. Quella dei rifugiati è
stata solo la punta di un iceberg. A nostro modesto parere
questo Comune andava commissariato per tutto il tempo necessario
a fare luce sulle tante vicende che rendono questa città un
caso a se stante. Solo dopo aver fatto la necessaria chiarezza i
sezzesi avrebbero avuto la possibilità di esprimere un voto
libero. Oggi così non è. E se tutto questo è avvenuto nella
connivenza e nei silenzi di maggioranza e minoranza, una ragione
dovrà pure esserci.
Movimento Libero Iniziativa Sociale ha fatto tutto quello che
era nelle proprie possibilità, in un impegno di trasparenza per
la legalità. Ci siamo attivati tramite i nostri referenti alla
Regione Lazio con interrogazioni, interpellanze e richieste di
accesso agli atti, sfociate, dopo tanti silenzi, anche in
denunce presso la Procura della Repubblica di Roma. Siamo
riusciti a fare dell'ecomostro- Anfiteatro un caso nazionale,
facendo arrivare a Sezze Striscia
la Notizia. Nessuno ha avuto il coraggio e la forza di
raccogliere questi nostri forti segnali, anzi. E questo la dice
lunga. Si è così rafforzata la nostra convinzione che è
indispensabile lavorare alla ricostruzione di un tessuto sociale
capace finalmente di indignarsi e di reagire. Ciò può avvenire
solo fuori dai partiti impegnati oggi nell'ennesima falsa
competizione elettorale, dalla quale ci chiamiamo fuori.
Lettera
aperta a Latina Oggi
2
aprile 2012
Direttore Alessandro Panigutti,
il 25 gennaio scorso un dirigente di Movimento Libero Iniziativa
Sociale riceveva un sms inviato da un vostro corrispondente, che
abbiamo conservato, con il quale veniva invitato a non inviare
più nostri comunicati al suo indirizzo e-mail, esprimendo così
il chiaro intento di non volerci pubblicare. Questo avveniva
quando già da tempo il quotidiano che lei dirige ometteva
sistematicamente di ospitare le nostre campagne su temi
particolarmente scottanti, in particolare sulla gestione poco
trasparente e discutibilissima dell'Astral, Azienda Strade
Lazio, all'epoca presieduta dal setino Titta Giorgi, o ci
pubblicava stravolgendo pensieri ed opinioni, se non addirittura
fornendo notizie non rispondenti al vero.
Lei sa benissimo, perché ne abbiamo discusso telefonicamente in
alcune occasioni, che di questo trattamento ci siamo civilmente
doluti, ricevendo dalla sua persona rassicurazioni che non hanno
avuto alcun seguito, se non vederci citati, ieri, per l'ennesima
volta in maniera soltanto negativa, scorretta e strumentale,
quando a noi non è stato mai concesso finora diritto di
replica. A tal proposito chiariamo che nel merito della
questione elezioni entreremo con un comunicato ufficiale nei
prossimi giorni, quando renderemo pubblica la nostra posizione,
ma quello che ci preme ora sottolineare è l'uso improprio che
è stato fatto finora di Latina Oggi.
Esiste una vera libertà di stampa?
La nostra esperienza ci conduce ad affermare che se
esiste è invero molto limitata. Capiamo che nella nostra azione
politica e di controinformazione, da tutti verificabile sul
nostro sito www.lavocelibera.it, possiamo aver ripetutamente
toccato soggetti ed argomenti che qualcuno all'interno del
quotidiano, probabilmente per interessi particolari o magari
solo per calcolo, preferisce non toccare, ma allora delle due
l'una: ignorateci del tutto, come noi vi ignoreremo, ma non
citateci minimamente, perché se dovete farlo solo in negativo,
allora siete veramente in malafede, scegliendo di dare una
visione distorta delle cose. Tenendo ben presente, però, che
tutto ciò non depone certamente a favore della politica di
Latina Oggi.
Quanto da noi esposto non può certamente gratificare la
direzione, perché esiste una deontologia professionale che
dovrebbe consentire la circolazione libera delle opinioni, per
quanto sgradite, e non permettere l'uso strumentale del
giornale, che diventa piuttosto, in questo modo, un mezzo per
soffocare e offrire una fotografia taroccata della realtà.
Dondi
vai se il "manicuto" non ce l'hai?
27
marzo
2012
Ahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahah !!!
Il Circo Barnum ha riaperto i tendoni! Risate a non finire!
Sulla questione Dondi sono nuovamente iniziate le comiche.
Dentro la Dondi, fuori la Dondi, dentro Acqualatina, fuori
Acqualatina, e da parte dei politici di Sezze ... fregnacce a
non finire. Chi ha consegnato l'acquedotto comunale alla Dondi
da quasi 20 anni, chi l'ha tutelata ed utilizzata in tutto
questo tempo, adesso vorrebbe far credere agli allocchi, sempre
pronti ad abboccare, che non la vorrebbe più per quelle stesse
motivazioni che da sempre ci hanno impegnati a contestare la
gestione idrica e fognaria locale, scontrandoci duramente contro
il muro di gomma di queste stesse facce di tolla, campioni di
giravolte.
Ma, attenzione attenzione, Acqualatina è alle
porte. Non vi fischiano le orecchie? Comunque stiano le cose, e
le cose non sono mai come si cerca di farle apparire, noi che
dissetiamo tutto il Pontino, noi cittadini di un territorio
comunale ricchissimo di fonti, ci troviamo nell'assurda
condizione, creata dalla classe politica che ci ha amministrato
e continua ad amministrarci, di vessati da tariffe idriche
spropositate e di espropriati dei propri beni naturali. Noi che
avremmo potuto arricchirci con una gestione oculata del nostro
acquedotto, lo abbiamo visto consegnare in mani private, per
arrivare all'assurdo di una erogazione centellinata.
Con buona pace di referendum vari. A tal proposito
non abbiamo dimenticato che il campione di questa politica,
Giorgi Titta, negò anni fa la richiesta di un referendum
consultivo popolare sulla gestione Dondi, presentata e
protocollata in Comune da centinaia di sezzesi. Come non abbiamo
dimenticato i nomi di tutti coloro che hanno condotto Sezze nel
vicolo cieco di questa gestione. Personaggi che insieme alla
faccia di tolla hanno anche quella tosta di continuare a
chiedere il voto, candidandosi
addirittura alla carica di sindaco ( e ci riferiamo a
Zarra Lidano). I ludi cartacei sono alle porte: è tempo di
spararle grosse! Viene proprio la voglia di chiamarsi fuori, per
farli cuocere nel loro brodo. Ci vadano loro a prendere acqua
con il "manicuto".
L'8
Gennaio 2012, a firma Antonio Aloisi, sul sito LINKIESTA veniva
pubblicato l'articolo che noi riportiamo, a seguire,
integralmente. Lo facciamo per chi si riconosce nella destra
politica e sociale, dopo aver appreso, dalla stampa locale, che
il Partito delle Aziende sarebbe interessato alla competizione
elettorale amministrativa di Sezze.
26
marzo
2012
Antonio
Aloisi, 8 Gennaio 2012
Ieri,
tra le polemiche, ricorreva il 34esimo anniversario della
strage di Acca Larentia, in cui persero la vita tre giovanissimi
militanti del Movimento Sociale Italiano. Uno di loro, Stefano
Recchioni, fu ucciso da un carabiniere, Edoardo Sivori, che oggi
si butta in politica col “Partito delle Aziende”. Le denunce
dell’ultradestra, e il passato che non passa mai.
Ieri si moriva di politica, oggi si muore dalla voglia di far
politica. A trentaquattro anni dalla strage di Acca Larentia, il
ricordo fa notizia e la memoria si riprende le strade, le
targhe, le piazze e porta a galla mille contraddizioni.
A
Stefano Recchioni piacevano De André e Guccini, gli
piaceva anche il paracadutismo e avrebbe dovuto arruolarsi nell’esercito.
Non condivideva la svolta moderata e rassicurante inaugurata da
Giorgio Almirante, il segretario del Movimento Sociale. Era
così sveglio, Stefano, da arrivare a profetizzare la sua stessa
fine mentre discute coi suoi amici missini: «Ormai, per questo
partito, noi militanti siamo solo carne da macello». A Colle
Oppio c’era la sua vita, fatta di manifesti dipinti a mano e
di geografie modulate sulla scia dei personaggi e dei luoghi
della prosa tolkieniana, tutt’intorno invece ci sono gli anni
Settanta tinti col sangue dei vinti e dei vincitori, la logica
degli opposti estremismi e una Roma troppo violenta. Stefano
Recchioni moriva per mano di un carabiniere, il 9 gennaio, dopo
due giorni di agonia in un letto d’ospedale. In “Cuori Neri”
– testo sulle giovani vittime degli anni di piombo – il
giornalista Luca Telese ricostruisce i suoi ultimi istanti di
vita e rivela un aneddoto macabro. Durante una veglia nella
piazza antistante la storica sezione del MSI di Acca, un signore
distinto si avvicina ai camerati raccolti intorno alle chiazze
di sangue lasciate dai tre cadaveri di quella giornata di follia
e domanda: «Scusate, quale di questi è il luogo dove è caduto
Stefano Recchioni?». Glielo indicano, lui ringrazia e resta in
silenzio. Quel signore fa di cognome Recchioni ed è il papà di
Stefano.
Il
capitano dei carabinieri Edoardo Sivori aveva fatto fuoco
ad altezza uomo, lasciando a terra il ventenne Stefano. In
realtà, è il delirio a scandire gli attimi degli scontri: i
ragazzi missini sono in strada a urlare tutta la rabbia per la
morte dei “camerati” Franco e Francesco, vittime di una
mitraglietta Skorpion appartenente ai sedicenti “Nuclei Armati
di Contropotere Territoriale”, si sparano lacrimogeni e
spuntano le spranghe. Il carabiniere vorrebbe sparare, ma gli si
inceppa la pistola, prende in prestito l’arma del suo
attendente e fa fuoco centrando Recchioni in fronte. Le versioni
sulla morte del giovane neofascista sono diverse e, nell’antologia
del presunto depistaggio, rientrano anche gli interventi in aula
dell’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga.
Francesca Mambro (ex NAR accusata, tra l’altro, della strage
alla stazione di Bologna) racconta quell’episodio come il suo
“battesimo del fuoco”: dopo la morte di Stefano per mano di
uno “sbirro”, «decisi di non farmi trovare più
disarmata». Il carabiniere se la cava giacché il giudice
istruttore scrive nella sentenza che «è da escludere ogni
possibile riferibilità dell’azione, pur adombrata dai
giornali, al capitano Sivori». Cossiga però rivela a Telese un
retroscena inquietante anche a distanza di tempo: preso dal
panico, Sivori ha sparato per davvero, dopo l’uccisione era in
stato confusionale e temeva ritorsioni contro sé e la propria
famiglia. Su consiglio di Cossiga, l’Arma lo mandò in vacanza
per un po’.
Riecco
Eduardo o Edoardo Sivori, oggi appassionato di politica. Il
Generale Sivori sostiene di rappresentare chi non ha voce per
conto del nascente “Partito delle Aziende – Piccolo e Medie
Imprese”. Il dirigente del partito delle Aziende è nell’isola
siciliana ed arringa il pubblico con fare imperioso: «Chi parla
di Sicilia per sentito dire, grazie, è meglio che stia zitto».
A Sivori, che incentra il proprio intervento sulle scarse
risorse di cui le forze di polizia sono dotate e racconta di non
sentirsi rappresentato da alcun esponente della classe
dirigente, scappa una battuta infelice: «La politica è
superiore alle stesse istituzioni. Le istituzioni senza politica
sono come un palazzo vuoto, senza nessuno. Sono come un
cadavere: dentro ci sono soltanto i vermi». Il generale difende
le istanze delle forze armate cui vorrebbe destinare molti più
fondi, scherza circa l’ultima guerra vinta -a suo dire- dall’esercito
patrio: «si tratta della terza guerra punica». Ma a notare la
nuova sincera militanza ed il rientro sulla scena pubblica del
carabiniere ci pensano i militanti di Forza Nuova, il partito di
Roberto Fiore. Nel frattempo il 26 e 27 novembre a Roma, nello
storico teatro Capranica si celebra il congresso costituente del
PdA: non mancano ovviamente le polemiche (sul web è sorta tutta
una polemica sull’inopportunità del protagonismo di Sivori).
L’adunata
degli “aziendalisti” è teatro di una colorita
contestazione. I forzanovisti interrompono i lavori dell’assemblea
costituente, semideserti - c’è da dire - a giudicare dalla
poltroncine vuote, e urlano la propria indignazione verso «l’assassino
impunito di un giovane patriota». I militanti romani dell’organizzazione
dell’ultradestra srotolano i propri vessilli e la buttano in
caciara. È singolare e pittoresco, ma l’oratore che regge il
microfono al momento dell’irruzione, pur di sedare le urla dei
ragazzi di Lotta Studentesca capitanati dal Coordinatore romano
di FN, Gianmaria Camillacci, prova a difendersi con un’argomentazione
sentimentale: «Anch’io arrivo dall’estrema destra». I
ragazzi controbattono: «Ma quale destra estrema, tu sei un
massone», alludono invero al coinvolgimento di Riccardo Sindoca,
tra i promotori del neonato partito, nell’inchiesta della
procura di Genova sulla ricostruzione dell’organizzazione
clandestina “Gladio” con annessa “polizia parallela”. A
voler rimestare nel torbido, ci sarebbe di che divertirsi:
Sindoca è stato assolto dall’accusa formulata dal PM
genovese, ma tra gli imputati dello stesso processo figurava
Gaetano Saya (prosciolto anche lui, dopo l’arresto nel 2005),
oggi leader del Nuovo Movimento Sociale e delle Camicie Ocra,
autoproclamatosi “Capo degli Ultranazionalisti Italiani”. Il
personaggio è noto per aver tentato di mettere in piedi una
sorta di guardia nazionale dedita alle ronde e per aver stretto
un’alleanza con il deputato “responsabile” Mimmo Scilipoti.
Il
segretario Fiore ha preso carta e penna ed ha scritto alla
redazione di “Chi l’ha visto?”. «Considerando abbastanza
strano il fatto che, l’allora carabiniere Sivori, non solo non
abbia scontato neanche un giorno di pena per un omicidio
perpetrato a sangue freddo davanti a testimoni, ma che sia stato
addirittura fatto assurgere al rango di Generale dell’Arma, ci
appelliamo alla vostra professionalità e alla vostra
obiettività affinché voi possiate preparare e condurre un’
inchiesta sul perché tali crimini, così efferati, siano
rimasti impuniti ed anzi, a quanto pare, considerati come delle
tacite medaglie al valore». La redazione dello storico
programma Rai non ha replicato alla missiva dei neofascisti, e
la proposta è caduta nel silenzio per ora . Un
servizio dello scorso novembre di “Agorà” documenta la
telefonata in diretta al meeting del partito delle aziende dell’ex
premier Berlusconi, per dire le entrature del neonato movimento.
Stranieri
e voto, sempre più business
19
marzo
2012
La
posizione di Movimento Libero Iniziativa Sociale relativamente
al voto agli stranieri, è politica. MLIS è contrario al voto
degli stranieri in Italia, sia amministrativo che politico, come
a quello dei cittadini italiani residenti all'estero. Come non
vogliamo, per una serie di motivazioni che abbiamo elencato in
un comunicato precedente, che un cittadino rumeno vada a
decidere le sorti di un paese di cui non conosce niente, così
non vogliamo che "''Nzino Uttacola", cittadino di
Sezze residente in Olanda, vada a decidere per gli olandesi di
Castricum, ridente paese sul Mare del Nord, di cui non sa
niente. E la nostra è una posizione condivisa da tanti
movimenti europei con cui ci confrontiamo e con cui siamo in
contatto, dalla Francia alla Romania, dalla Spagna alla
Germania. E' tutta un'area favorevole all'Europa dei Popoli e
non a quella delle Banche, dei Mercanti e dell'Alta Finanza.
E'
inutile girarci intorno: questa corsa all'iscrizione di
stranieri nelle liste elettorali aggiuntive, per favorire più
il voto attivo che quello passivo, non è dettata da motivi di
carattere umanitario, ma da meri calcoli elettoralistici. A
tutt'oggi ci risulta che il numero di stranieri iscritti abbia
già superato le 500 unità. Da qui alle elezioni quanti altri
ne conteremo? Così come lo straniero ha offerto il destro per
il business dei rifugiati e per il fenomeno del lavoro
irregolare e degli affitti in nero, che ha favorito una economia
sommersa che sfugge a tutti i controlli, nel contempo sta dando
la possibilità a politici senza scrupoli di raccogliere e
gestire voti facilmente condizionabili. Sappiamo che tutto ciò
avviene in forza di una legge, ma questo non sta a significare
che MLIS non possa contestarne lo spirito ed i risvolti
negativi. Qualcuno vuole negarci questi diritti? Qualcuno vuole
negarci il diritto che abbiamo, come movimento politico e come
cittadini, di andare a verificare nelle sedi deputate che il
tutto avvenga nella massima trasparenza? Una nostra delegazione
si è già recata presso il Comune di Sezze a colloquio con il
dirigente dell'Ufficio Anagrafe e l'impressione ricevuta è che
quantomeno si sia agito finora con una qualche
"superficialità".
Ma si rendono conto i cittadini stranieri residenti a Sezze che
vengono considerati alla stregua di meri numeri e che ai
politici che li indirizzano, della loro situazione interessa
poco o niente? Diciamolo molto chiaramente: quella che noi
abbiamo definito "corsa all'iscrizione nelle liste
elettorali aggiuntive" non ha niente di spontaneo. Qualcuno
di loro è stato "incaricato" di raccogliere adesioni
e va in giro per il paese facendo sottoscrivere la specifica
modulistica a persone spesso ignare di quello che sta accadendo.
I primi a doversi sentire offesi se non umiliati, per essere
considerati solo carne da voto, dovrebbero essere proprio quegli
stranieri sulle cui spalle una classe politica irresponsabile
vuole continuare a costruire le proprie fortune. Chi chiude gli
occhi davanti a questa preoccupante situazione, nel vano
tentativo di rispondere non a ciò che abbiamo detto ma a quello
che avrebbero voluto sentirci dire, è in malafede. Soprattutto
nei confronti dei suoi concittadini, essendo ben consapevole di
essere strumento nelle mani di qualcuno.
Ci interesserebbe sapere come si fa a sostenere,
ben prima della presentazione delle liste, che la nostra
posizione sarebbe dettata da calcolo elettorale. Noi non siamo
sponsor di nessuno se non delle nostre
idee.
Sezze,
dal business dei rifugiati a quello del voto
14
marzo
2012
Gli
stranieri, tutti coloro che non hanno cittadinanza italiana, non
dovrebbero andare a decidere le sorti di un paese del quale non
sanno niente, rispetto al quale sono assolutamente estranei: è
questa la posizione di Movimento Libero Iniziativa Sociale sulla
questione " voto agli immigrati". Lo stesso
pensiamo degli italiani che risiedono all'estero. Non è giusto
che persone del tutto avulse rispetto al tessuto sociale, alla
storia, alle tradizioni, alla cultura della realtà che li
ospita, possano andare ad incidere profondamente sulle
istituzioni locali.
A Sezze, in vista delle amministrative, si stanno semplicemente
facendo dei calcoli elettorali: c'è una corsa
ad iscrivere quanti più stranieri possibili nelle liste,
al fine di dare loro la possibilità del voto attivo e passivo.
Non c'è niente di tollerante e democratico in questo, anzi.
Siamo passati dal "business dei rifugiati" al
"business del voto". Gli stranieri, per politici
irresponsabili e senza scrupoli, stanno rappresentando solo dei
numeri. Lo dimostra ampiamente l'assoluta mancanza di una
politica per l'immigrazione. Sono anni che la città più
popolosa ed importante dei Monti Lepini si trova al centro di un
flusso immigratorio di proporzioni non sostenibili. La percentuale degli stranieri è ormai
elevatissima rispetto a quella della popolazione autoctona,
tanto che riferendosi ad essa si potrebbe parlare di una vera e
propria invasione. Alla portata di questo flusso non è
corrisposta un oculata azione amministrativa
tendente a controllarlo, a facilitare l'inserimento e ad
arginarne gli eccessi, che nel tempo si sono verificati e
continuano a verificarsi. Così si arriva al paradosso di un
sindaco, Andrea Campoli, che non ha portato alcuna solidarietà
al suo concittadino selvaggiamente pestato a scopo di rapina da
due stranieri, ma che non ha mancato di presenziare, insieme ad
altri amministratori, ad una manifestazione tenuta qualche
giorno dopo dalla comunità rumena di Sezze. Come, d'altra
parte, non ha speso una parola per la violenta rissa
sviluppatasi in pieno giorno nelle zone centrali della città,
fra gruppi opposti di stranieri, che ha visto spettatori
increduli e preoccupati tanti sezzesi.
Tutto ciò non è avvenuto e non avviene per caso. Si sono
provocate, si tollerano e si incentivano certe situazioni, ben
sapendo che si tratta di persone in stato di precarietà e
quindi facilmente condizionabili. Si passa quindi da una
economia in nero, quella che va dagli affitti fino al lavoro
irregolare, per arrivare al "ricatto elettorale".
Partendo dal presupposto che la legge elettorale vigente è una
vera e propria vergogna che non tiene assolutamente conto
dell'autodeterminazione di un popolo,
il tutto sta avvenendo nella piena legalità?
L'iscrizione di questi stranieri nelle liste elettorali
aggiuntive, sembra che se ne stiano contando a centinaia, è
veramente trasparente e cristallina? Sono stati azionati i
dispositivi di controllo? Qualcuno sta pensando anche ai sezzesi?
Movimento Libero Iniziativa Sociale si attiverà per delle
verifiche.
Sezze
merita un progetto alternativo?
15
febbraio
2012
Nell’ultima fase dell'amministrazione a guida
Andrea Campoli, le tante deficienze emerse nei diversi settori
si sono evidentemente palesate nelle vicende, anche di interesse
giudiziario, degli ultimi mesi. Vicende che hanno evidenziato,
dal centrodestra al centrosinistra, metodi amministrativi almeno
discutibili. L'enorme flusso di denaro che è arrivato alla
città di Sezze, per finanziare progetti disparati, da quelli di
edilizia a quelli di carattere "sociale", non ha avuto
ricadute positive sulla cittadinanza, anzi. Stando così le
cose, a chi ha giovato?
Movimento Libero Iniziativa Sociale, che ha puntualmente
sollevato nelle giuste sedi gli interrogativi riferiti a questo
flusso di denaro, svolgendo un'azione di controllo cui altri si
sono interessatamente sottratti, è ben consapevole della
necessità di un cambiamento radicale nella gestione della res
publica. A tal fine ha intensificato una serie di contatti sul
territorio, finalizzati a verificare la possibilità di mettere
in campo una iniziativa politica veramente efficace allo scopo
di voltare pagina. Ci sono arrivati inviti da più parti,
soprattutto da chi ha seguito e condiviso nel corso di questi
anni il nostro impegno su alcune specifiche problematiche, dalla
battaglia contro l'ecomostro dell'Anfiteatro a quella sulla
gestione Astral, da quella sul Monastero delle Clarisse a quella
per la SR 156, da quella sull'immigrazione a quella sui servizi
ospedalieri, a scendere in campo per un progetto
alternativo.
Dobbiamo sottolineare che gli approcci avuti finora
non si sono limitati ad espressioni locali, ma si sono estesi a
sigle politiche nazionali. A fronte di una disponibilità di
massima da parte nostra, su un punto siamo stati e restiamo
particolarmente fermi: stando alle esperienze di questi anni, va
seriamente verificato se esistono un humus ed un tessuto sociale
capaci di recepire dei segnali forti indirizzati verso
l'indispensabile cambiamento. Perché se è vero che in tanti ci
hanno detto e ci dicono "avete ragione", è ancora più
vero che a Sezze sulle elezioni si sono fatte sentire sempre
troppe pressioni. Per far comprendere l'assurdità del
"sistema Sezze" sarebbe sufficiente riportare
l'esempio della gestione del ciclo idrico e fognario da parte
della Dondi spa. Per decenni i cittadini se ne sono giustamente
lamentati, salvo poi votare puntualmente per quei politici che
hanno portato a Sezze la ditta di Rovigo. Quegli stessi che dopo
più di 20 anni dicono di volerla cacciare. E i sezzesi? Hanno
finalmente recepito che da decenni vengono presi in giro sempre
dalle stesse persone o dai portatori degli stessi interessi?
A noi è questo che preme: riuscire a capire: se i cittadini lo
hanno capito. Se è così può scendere in campo anche un
progetto politico serio.
Sezze,
tempi nuovi e politica vecchia
19
gennaio
2012
Nel momento in cui a Sezze, nell'ambito delle
"grandi manovre" pre-elettorali, si attraversa la fase
del reciproco rinfacciarsi i diversi cambi di casacca, è giusto
ricordare che il candidato sindaco del centrodestra nelle
amministrative del 2007, recentemente tornato all'ovile del
centrosinistra, ebbe il beneplacito della lista di Alessandra
Mussolini e l'appoggio incondizionato del ministro di AN Giorgia
Meloni, entrambe accorse nel centro lepino per manifestazioni di
sostegno a quella candidatura. Una scelta così oculata e
talmente "di destra", che oggi quel candidato, insieme
ad eletti in Forza Italia, è parte integrante della maggioranza
dell'attuale sindaco PD e ne sosterrà la prossima ricandidatura,
con qualche altro eletto in un centrodestra
"parallelo" dopo avere ricoperto incarichi di rilievo
nelle giunte rosse, naturalmente in compagnia di quel candidato
sindaco del centrodestra "ufficiale". Nel contempo il
PDL continua ad essere guidato da qualcuno proveniente da
Rifondazione comunista. Una situazione che potrebbe apparire
altrove ingarbugliata, a Sezze rappresenta la normalità.
Se lo sforzo dei partiti, per chi ancora ci crede, dovrebbe
essere quello di rendere meno artificioso il panorama politico,
in questa città quale è invece il problema? Dando fede alle
liti nel pollaio, è rappresentato dal posizionamento dell'UDC,
che tutti tirano per la giacca. Ma stando alle linee di politica
nazionale, il partito di Casini non dovrebbe essere posizionato
in un terzo polo, con API e FLI, teoricamente alternativo a PDL
e PD? E poi, se sta
al governo della Regione Lazio con la Polverini ed in provincia
di Latina con Cusani, non sarebbe più logico, nella sua logica,
per un partito così attento agli "equilibri" ed alle
poltrone, allearsi a Sezze con il PD, giusto per
"bilanciare"ed andare anche qui in soccorso
dell'annunciato vincitore?
Mentre l'UDC gioca al rialzo, tentando di far passare nel
dimenticatoio lo scandalo "rifugiati politici" che lo
vede protagonista, chi rappresenta Rutelli si è posizionato,
precedendolo nel sostenere Campoli, dopo avere abbandonato FI e
Nuova Area. E l'IDV? Dopo aver chiesto in diverse occasioni le
dimissioni dell'attuale sindaco, molto coerentemente lo sta
sostenendo e lo sosterrà, mandando a farsi benedire i propositi
di Antonio Di Pietro.
Da tutto questo si evince chiaramente che appaiono tutt'altro
che politiche le motivazioni alla base delle scelte dei diversi
partiti locali, spiegabili soltanto con un coacervo di interessi
che li lega indissolubilmente nella difesa di uno status quo,
che si ripropone nel tempo, immodificabile. Partiti non solo
portatori e difensori di interessi che non sono del popolo, ma
ormai vecchi, se non stantii. Superati dai tempi e da una
situazione drammatica a livello sociale ed economico, che loro
stessi hanno provocato. Saranno i tempi nuovi a spazzarli via,
come stanno chiaramente dimostrando i movimenti che nascono
spontaneamente sul territorio, in funzione antipartitocratica,
dalla Sicilia alla Sardegna, dal Movimento dei Forconi e di
Forza d'Urto a quello dei Pastori Sardi. Movimenti spontanei,
sinceramente antipartitocratici, non come certi poli che nascono
a Sezze, fatti da aggregazioni artificiali, che rappresentano
solo la brutta copia di quei partiti, di cui hanno le stesse
finalità.
Movimento Libero Iniziativa Sociale guarda al futuro, ai tempi
nuovi ed ai nuovi impegni che si prospettano.
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