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Ufficio
Stampa
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Astral-Regione
Lazio, un rapporto ambiguo
21
dicembre
2010
Dopo
che il il gruppo radicale alla Regione Lazio, nelle persone dei
consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, raccogliendo
le istanze di Movimento Libero Iniziativa Sociale, ha investito
il presidente Renata Polverini e l'assessore competente Luca
Malcotti di una interrogazione urgente incentrata sui lavori
infiniti relativi alla SR 156, il presidente Astral Giovan
Battista Giorgi sembra essere entrato in fibrillazione. Prima ha
reso noto il testo di una nota della Corte dei Conti a lui
indirizzata, riferita ad un procedimento concernente un
"presunto illecito derivato ad Astral a seguito di
incarichi di consulenza", a quanto pare archiviato, quindi
ha pubblicizzato una ennesima manifestazione, allargata a
diverse "autorità", tra le quali spicca l'assessore
ai LL.PP. Malcotti, di inaugurazione di ulteriori lavori
riferiti alla SR 156 e ad una ulteriore rotonda.
Ci
sarebbe da restare basiti di fronte ad un tale polverone! Mentre
si evita accuratamente di rispondere in maniera seria e
circostanziata ai numerosi e gravi interrogativi che quei lavori
stanno sollevando, non si perde occasione per creare diversivi,
come se non si fosse in grado di fornire le doverose risposte.
Intanto che gli incidenti, purtroppo anche mortali, si
moltiplicano a dismisura, si procede con metodi di vera e
propria disinformazione: come definire altrimenti i tentativi di
"sviare" da quelle che sono le reali argomentazioni?
Sembra sempre più nebuloso il ruolo assunto da Giorgi ed
oscuri i rapporti di questo esponente del PD con i vertici della
Regione Lazio del PDL. Mentre assessore regionale e presidente
Astral procedono
con i silenzi e con l'ennesima manifestazione, è di pochi
giorni fa la notizia che la giunta della Regione Lazio ha
revocato il contratto di servizio all'azienda presieduta da
Giorgi, il cui Consiglio di amministazione scade ad aprile 2011.
Un dato che potrebbe addirittura abbreviare i tempi per
l'avvicendamento. Stando così le cose, perché si prosegue su
una linea che appare, e sottolineiamo appare, essere stata
bocciata?
Nuova
156, lavori infiniti
7
dicembre
2010
Movimento
Libero Iniziativa Sociale ed il Gruppo Consiliare della
Regione Lazio della Lista
Bonino Pannella - Federalisti Europei, nelle persone dei
consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, hanno ritenuto
di dover intervenire urgentemente per iniziare a fare chiarezza
sui lavori "infiniti"che stanno interessando la
realizzazione del nuovo tracciato della SR 156, in particolare
nel tratto bloccatosi nel territorio del comune di Sezze. A tal
fine è stata predisposta ed inoltrata una interrogazione
urgente, il cui testo alleghiamo alla presente.
Riteniamo
in tal modo di contribuire in maniera determinante a smuovere le
acque, affinché venga fatta piena luce su una situazione che
ristagna da tempo. I disagi arrecati alla popolazione, i
pericoli cui vengono sottoposti quotidianamente gli utenti della
strada, i tanti finanziamenti utilizzati finora, i lavori che si
bloccano inspiegabilmente, meritano delle doverose risposte, cui
gli interrogati non potranno sottrarsi.
Segue
interrogazione.
Consiglio
Regionale del Lazio
Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella –
Federalisti Europei
Via della Pisana, 1301 – 00148 Roma – Telefono
0665937196 Fax 0665932217
e_mail:
segr.radicali@regione.lazio.it
Al Presidente del Consiglio Regionale
del Lazio
On. Mario Abbruzzese
Interrogazione urgente a risposta scritta
Oggetto: Strada
Regionale 156 dei Monti Lepini
Premesso
che:
-
In data 20 marzo 2010 risultava dagli organi di stampa
inaugurato il tratto Sezze Scalo – Ceriara della Strada
Regionale 156 dei Monti Lepini;
-
attraverso gli organi di stampa ed il proprio sito,
lavocelibera.it, il Movimento Libero Iniziativa Sociale di Sezze,
continua a chiedere informazioni sullo stato dei lavori e in
merito alla staticità dell’opera e alle problematiche
concernenti la viabilità.
Considerato
che:
-
nella Regione Lazio, nel biennio 2008 – 2009, si sono
verificati un alto numero di incidenti stradali, in particolare
nelle arterie che attraversano la provincia di Latina;
-
è doveroso per l’amministrazione rendere pubblici gli
elementi di ogni provvedimento che riguardano direttamente la
cittadinanza.
INTERROGANO
la
Presidente della Giunta della Regione Lazio, On. Renata
Polverini, e l’Assessore alle
Infrastrutture e Lavori Pubblici, On. Luca
Malcotti, per conoscere:
-
se nel tratto di strada della variante SR 156 da Sezze Scalo a
Ceriara, in ambo le direzioni o in una soltanto, sia tuttora
vigente il divieto di transito ai veicoli di peso
superiore alle 7,5 tonnellate, e per quale motivo;
-
se i lavori sono stati conclusi, ovvero quando è prevista la
loro conclusione definitiva;
-
se è prevista una variante al progetto iniziale nel tratto in
prossimità delle sorgenti delle “Sardellane”, tra i km
33,00 e 36,00 del vecchio tracciato, e se
risulta vero che in detta località sulla quale è in via
di realizzazione un ponte sul fiume Ufente, per il nuovo
tracciato della 156 Var, adiacente quello della
ferrovia, si procede a sondaggi del terreno a causa del
mancato assestamento del terreno di riporto, che sta causando
continui cedimenti del nuovo tratto stradale e del nuovo ponte;
-
se è vero che le chilometriche della SR 156 sono state
riportate sull'intero tratto della variante, per quale motivo è
stata adottata questa scelta che potrebbe causare problemi in
caso di incidenti per identificare l’esatta localizzazione del
sinistro;
-
se le opere in bronzo del Cherubini installate sulle nuove
rotatorie di Sezze Scalo, Ceriara di Sezze e Ceriara di Priverno,
sulla SR 156 - il leone nemeo con cornucopia, l’aquila con
lance poste a croce ed il carciofo con il leone nemeo - siano
state commissionate dall’Astral, e in caso affermativo, il
costo complessivo e per ciascuna opera sopportato da questa
Amministrazione.
I
consiglieri:
Giuseppe
Rossodivita
, Rocco
Berardo
Nuova
156, la Polverini tace
25
novembre
2010
Dopo
aver avuto conferma, tramite il Corriere della Sera e le
interrogazioni del radicale Giuseppe Rossodivita, che prima che
vengano appaltati i lavori della Roma-Latina, si sta già
bruciando circa un miliardo di euro in arbitrati, ci torniamo a
chiedere seriamente in che modo vengano utilizzati i
finanziamenti per la messa in sicurezza delle strade e la
realizzazione di nuove arterie nel Lazio. Non molto tempo fa
Movimento Libero Iniziativa Sociale ha sollevato la questione
dei lavori relativi alla cosiddetta Nuova 156, la strada
regionale che collega le province di Latina e Frosinone, ed in
particolare del tratto Ceriara di Sezze- Zona Cesarini, uno dei
più pericolosi dell'arteria. E lo abbiamo fatto perché
da tempo, nonostante in diverse occasioni sia stata comunicata
l'apertura al traffico, i lavori più che ristagnare sono stati
del tutto interrotti senza alcuna plausibile giustificazione.
Eppure più volte
abbiamo avuto modo di leggere sulla stampa che l'opera è stata,
in quel tratto, completamente finanziata.
Dal
presidente della Regione Lazio Renata Polverini non sono
arrivate risposte e tantomeno sono pervenute dall'assessore
competente Luca Malcotti e dal presidente Astral, Azienda Strade
Lazio, Giovan Battista Giorgi. Perdurando la situazione di
impasse, riteniamo che non possano essere in alcun modo
giustificati ulteriori silenzi e situazioni di totale mutismo da
parte degli organismi direttamente interessati. La politica
dello struzzo o, se preferite, del pesce in barile, quando si
deve rendere conto ai cittadini di come venga utilizzato il
denaro pubblico, non può essere in alcun modo tollerata. Se
abbiamo atteso invano, per mesi, che qualcuno si scomodasse per
rendicontare dettagliatamente, facendo un punto della situazione
e dello stato dei lavori, con le relative spese, ulteriori
ritardi non possono più essere tollerati. Se qualcuno sperava
che con il cambio della guardia alla Regione Lazio ed il
passaggio delle consegne dal democratico Marrazzo alla
pidiellina Polverini qualcosa cambiasse e si andasse finalmente
a verificare come sia stata gestita l'Astral, al centro di note
vicende che sembrano averla condotta sull'orlo del collasso
economico dopo che per anni era stata strombazzata la sua
solidità di bilancio, ora sarà rimasto disilluso. Così,
mentre da un lato si paventa, quasi in forma di ricatto, il
licenziamento dei dipendenti cresciuti a dismisura, dall'altro
si assiste ad una situazione di stallo. Perché possiamo
immaginare, ma solo immaginare, che situazioni come quella della
156 siano riscontrabili altrove. Ma la Polverini non si muove,
come Malcotti.
Finioti,
non futuristi
15
novembre
2010
Smettiamola
con il definire quelli del FLI " futuristi ", solo
perché hanno nella loro ragione sociale il termine futuro. I
Futuristi ed il Futurismo hanno rappresentato la più importante
corrente culturale del Novecento, che ha influenzato tutte le
arti, oltre ad avere avuto espressioni più propriamente
"politiche". Insomma, Gianfranco Fini non ha niente a
che vedere con Filippo Tommaso Marinetti. Definiamoli per quello
che sono: finiani o fliniani, se non finioti o, al massimo,
flinioti. Giusto per non dare loro una dignità che non hanno e
che probabilmente non hanno mai avuto. Sia chiaro: tutto questo
non per offrire il destro a Berlusconi ed ai berlusconiani,
sicuramente non migliori dei loro ex sodali, ma giusto per
mettere i puntini sulle i, per non confondere la
"cacca" con la cioccolata. Detto ciò, ci sembra
giusto anche evidenziare un dato. Si sta tentando, ormai da
tempo, di far passare l'idea che la Destra italiana sia quella
rappresentata dai vari Fini, Berlusconi o addirittura
Storace.
Niente
di più fuorviante, perché i valori di riferimento, politici e
culturali, dell'area nazionale, nulla hanno a che vedere con
quelli , se ne hanno, di costoro. Appare ormai chiaro, in questo
momento di forte crisi per l'Italia, trasformata in un "puttanaio",
che il momento di svolta per tutto l'ambiente potrà verificarsi
solo quando quei puttanieri saranno abbandonati al loro destino
e l'area nazionale, sganciata da tali zavorre, saprà riprendere
il cammino riappropriandosi della propria identità, fatta di
socialità e nazione, solidarietà e sviluppo, giustizia sociale
e legalità, ordine e libertà. Alla luce degli ultimi
avvenimenti, più che politici scandalistici, che hanno avuto
come protagonisti i vari Fini e Berlusconi, si rafforza la
convinzione che il tentativo di far identificare la Destra con
l'attività di questi signori, possa far parte di un disegno ben
preciso, finalizzato ad eliminarla per sempre dal panorama
politico nazionale. E' una contraddizione che deve essere
definitivamente chiarita: quei due individui, con i loro
cortigiani, rappresentano quanto c'è di più distante dai
nostri valori.
Anfiteatro
di Sezze, la Regione chiarisca
11
novembre
2010
Quello
dell'Anfiteatro di Sezze (LT) di Via Piagge Marine sembra un
argomento tabù: nessun amministratore ne ha parlato a suo
tempo, nessuno ne
parla tuttora. Eppure, come denunciato fin dall'inizio dei
lavori soltanto da Movimento Libero Iniziativa Sociale, l'opera
non solo è risultata devastante per l'ambiente ed il paesaggio
circostante, un vero e proprio ecomostro, ma in essa, ancora ben
lungi dall'essere portata a termine, sono stati convogliati
finanziamenti plurimilionari, a quanto pare ancora
insufficienti stando alle continue richieste di denaro. Ci si
sta avviando verso i tre milioni di euro senza colpo ferire,
quando sarebbero tante le situazioni che andrebbero invece
verificate da chi di dovere. Perché per far luogo ad una
struttura di dubbio gusto e di impatto ambientale dalle
gravissime conseguenze in un'area vincolata, si è proceduto
all'abbattimento di una realizzazione ecologica, in pietra,
perfettamente adagiata sulla collina su progetto dell'architetto
Piacentini, che andava salvaguardata, e perché qualcuno dovrà rispondere dei soldi
finora utilizzati, rendicontandoli puntualmente nei diversi
passaggi e diversi stralci. Se ci spieghiamo i silenzi di chi
amministra la città di Sezze e certi atteggiamenti omertosi che
vedono tutti corresponsabili ( non dimentichiamo che l'appalto
interessa diverse amministrazioni di diverso colore), non appare
giustificabile il mancato intervento delle Istituzioni, in
particolare quello della Regione Lazio.
Ricordiamo
all'opinione pubblica ed a chi di dovere, che MLIS ha tentato di
sollevare la delicata questione anche a livello di Parlamento
Europeo, essendo finanziata larga parte dell'opera tramite DOCUP.
Anche in questo caso, forse grazie all'interessamento di qualche
parlamentare europeo espressione del Lazio, non ne è sortito
niente, l'operazione è andata avanti. Giusto per illustrare
meglio la situazione, è importante ricordare che quello che era
il Teatro Sacro Italiano avrebbe potuto essere ristrutturato ed
adeguato alle normative vigenti con un progetto di soli 350.000
euro dell'Ente provinciale del Turismo, che avrebbe portato alla
conservazione della struttura esistente, particolarmente bella
ed architettonicamente unica. Eppure, andando contro ogni
logica, si è deciso di abbatterla con le ruspe per far luogo ad
una colata di cemento particolarmente costosa e deleteria. Una
scelta illogica, che lascia perplessi e che dovrebbe far
riflettere. E' questo che noi chiediamo agli organismi
regionali: che si vada a verificare tutto l'iter, che ci si vada
a rendere conto di come sono stati e vengono gestiti i
finanziamenti. Nell'interesse della collettività, MLIS chiede
che una commissione regionale si occupi finalmente di verificare
lo stato delle cose, per arrivare all'abbattimento dell'ecomostro
con il ripristino dei luoghi e l'individuazione di ogni
eventuale responsabilità. Comunichiamo altresì che il sito
internet lavocelibera.it, ha aperto un gruppo su facebook dal
titolo "Anfiteatro di Sezze ecomostro" che conta già
oltre 250 adesioni alle nostre richieste. Richieste sensate, ma
che potrebbero apparire retoriche dato che nella giunta
regionale siede un assessore, Stefano Zappalà, che è già
stato parlamentare europeo quando sollevammo la questione ...

ASTRAL,
è l'ora dei chiarimenti
29
ottobre
2010
Dopo
le ultime di Giovan Battista Giorgi sulla situazione di bilancio
catastrofica, se non sull'orlo del fallimento, dell'azienda da
lui presieduta, l'Astral, sorgono spontanee alcune domande, cui
il presidente non può sottrarsi. Domande che dovrebbero essere
a lui rivolte anche e soprattutto dalla presidente della Regione
Lazio Renata Polverini e dall'assessore competente Luca Malcotti,
al fine di fare veramente chiarezza. A Giorgi andrebbe chiesto,
affinché si faccia luce sulla sua gestione, innanzitutto quanti
e quali dirigenti ha nominato negli ultimi due anni. Quante e
quali posizioni organizzative sono state assegnate a funzionari
Astral. Qual'é l'ammontare delle relative spese. Il presidente
dovrebbe poi rendere conto di quelle sostenute per sagre e
manifestazioni di vario tipo, come di quelle per le varie
pubblicazioni e per la pubblicità aziendale. E' lecito che
venga consentito all'Astral, o meglio a chi la presiede, che
dovrebbe occuparsi della sicurezza stradale, di spendere denaro
per la stampa di libri incentrati su tematiche assolutamente
avulse dalle sue specifiche finalità? Quanto è stato speso per
consulenze legali e non? A chi sono state assegnate? A quanto
ammontano le spese per bonus ed indennità varie ed a chi sono
state concesse? Sarebbe opportuno conoscere anche quali siano i
costi delle auto blu aziendali. Un capitolo a parte
meriterebbero i lavori, con l'elenco dettagliato di appalti e
subappalti, soprattutto di quelli affidati a ditte di Sezze
(LT), la città di Giorgi, e la loro percentuale rispetto
all'intero ammontare dei lavori. Da chiarire anche le relative
procedure di affidamento. La Regione Lazio ha verificato se i
fondi mirati, da essa stanziati, sono stati utilizzati per i
lavori previsti? E' vero, infine, che si sta pensando alla
nomina di ulteriori dirigenti?
Nel
momento in cui il presidente Giorgi crea una sorta di allarme
sociale facendo temere anche licenziamenti,
sarebbe il caso che la Regione Lazio intervenisse per
invitarlo alla gestione della ordinaria amministrazione, facendo
chiarezza su un punto in particolare: perché l'intervento
allarmistico di Giorgi c'è stato soltanto oggi, con la gestione
Polverini, quando le stesse rimostranze potevano essere rivolte
a Piero Marrazzo? Movimento Libero Iniziativa Sociale si rifiuta
di credere che la situazione sia precipitata nel giro di poche
settimane, trattandosi di un debito che arriva a sfiorare i 170
milioni di euro ...
Piena
luce sui fatti di Latina
20
ottobre
2010
I
recenti avvenimenti, di cronaca, che hanno visto la provincia di
Latina ulteriormente "sputtanata" a livello nazionale,
non solo per episodi legati alla malavita più o meno
organizzata, ma soprattutto per le caratteristiche di una classe
politica alquanto "spregiudicata", ci spingono ad una
riflessione. L'augurio di Movimento Libero Iniziativa Sociale è
che sugli avvenimenti che interessano il comune capoluogo, le
città di Sabaudia e Fondi, Minturno, Terracina, venga fatta
piena luce, che finalmente si arrivi ai nomi dei collusi, dei
colletti bianchi, di coloro che hanno tratto vantaggi elettorali
e non solo da determinate situazioni di illegalità.
Che
non ci si soffermi, quindi, come spesso è purtroppo accaduto,
ad un livello superficiale e generico. Prendiamo atto del fatto
che da parte delle istituzioni preposte sia stata imboccata
quella che appare una strada giusta, a dimostrazione di una
volontà ben chiara. Se la provincia di Latina ed i comuni che
la compongono sono chiamati ad una rinascita, é vero che un
cambio di direzione radicale può essere determinato solo dalla
conoscenza della verità dei fatti, con nomi e cognomi, in
particolare, dei politici conniventi, se non altro per aver
assunto atteggiamenti omertosi. Quello che appare incredibile è
l'evidenza di un territorio che per tantissimi anni è stato
tenuto come in una "bolla", dove si tendeva a far
circolare l'idea, anche da parte di chi ha ricoperto e ricopre
importanti incarichi, che questa fosse una terra felice. Eppure
i segnali di un qualcosa che non andava c'erano tutti.
Eliporto
a Sezze, lettera morta
20
ottobre
2010
La
proposta relativa alla realizzazione di un eliporto nell'area
dell'ex "Campo di Aviazione" a Sezze Scalo, lanciata
da Movimento Libero Iniziativa Sociale, è rimasta lettera
morta. L'importante progetto, che rappresenta una occasione
unica per il comune che lo realizzerà, viene accantonato
dall'amministrazione locale, interessata a ben altro. Infatti
non è stata però accantonata l'idea di acquisire i 45 ettari
di terreno, il quale, stando a recenti interventi apparsi sulla
stampa locale, potrebbe diventare oggetto di una ennesima
operazione di edilizia. Non vogliamo certamente fare un processo
alle intenzioni, ma appare comunque alquanto originale il fatto
che si rinunci ad una enorme opportunità ( accanto
all'eliporto, unico nell'intera area del centro Italia,
sorgerebbe tutta una serie di attività con relativi posti di
lavoro e ricadute positive per
l'area, che ne verrebbe enormemente arricchita ), per
dare luogo a quella che si prospetta come una mera speculazione
che rischia di tagliare definitivamente fuori il nucleo storico
dello Scalo, danneggiando ulteriormente una economia già
fortemente penalizzata dopo i recenti interventi sulla viabilità.
Sezze, o meglio chi la amministra, chiude le proprie porte al
futuro, perdendo l'ennesima occasione, che verrà invece colta
da altri ( il Comune di Cisterna si è immediatamente attivato
ed i rapporti con la joint venture interessata alla
realizzazione dell'infrastruttura sembrano essere a buon
punto).
Dietro
tale scelta si nasconde forse,
ancora una volta, quella lobby del mattone interessata più
a fare cassa, piuttosto che allo sviluppo razionale e produttivo
del territorio e delle sue popolazioni? Si vuole condurre Sezze
Scalo allo stesso destino di Campoverde e delle altre località
tagliate fuori, all'epoca, dalla 148? Espandendo la
cementificazione al di là della ferrovia, disperdendo in tal
modo il punto di riferimento costituito dalla zona originaria
dello Scalo, dove sono concentrate decine di attività e dove in
tanti hanno investito, del futuro di questa economia potrebbe
restare ben poco. Movimento Libero Iniziativa Sociale ha
lanciato una idea forte, tesa non solo a salvaguardare gli
interessi della collettività, ma a rilanciarli in maniera
chiara. Il Campo di Aviazione, compreso fra i beni demaniali che
la Patrimonio dello Stato Spa sta dismettendo, può essere
acquisito a costo zero e l'eliporto verrebbe realizzato dalle
società che costituiscono la joint venture, non compromettendo
le caratteristiche dell'area, non a caso scelta a suo tempo come
sede di aeroporto dall'Aeronautica Militare. Perché nessuno
l'ha raccolta? Perché si parla di altro?
Il
teatrino della sanità pontina
13
ottobre
2010
Ospedale
San Carlo da Sezze e piano di riordino sanitario regionale,
continua il teatrino. Ed ognuno recita a soggetto: quelli che
stanno all'opposizione di Renata Polverini fanno finta di
stracciarsi i capelli, quelli che stanno con la Polverini
tacciono. Sono desaparecidos i vari Stefano Galetto, Giovanni Di
Giorgi, Gina Cetrone, mentre appaiono assolutamente poco
credibili le strumentali prese di posizione di una certa
sinistra che ha materialmente contribuito allo sfascio della
sanità pubblica locale. Certamente le province laziali ed in
particolare quella di Latina, che hanno determinato
l'affermazione della presidente regionale, non si sarebbero
atteso un trattamento simile. Ma tant'é. Quello che adesso
Movimento Libero Iniziativa Sociale vuole sottolineare é un
dato incontrovertibile. La nostra provincia è fortemente
sbilanciata in questo specifico settore e presenta evidenti
"buchi neri".
Se
in qualche modo il sud pontino appare più o meno coperto, fanno
tremare quei vuoti compresi nelle aree che vanno da Sezze verso
Frosinone e da Cisterna verso Roma. Da Latina al capoluogo
ciociaro, e parliamo di circa 70 Km. di territorio, non
esistono, anche rispetto al piano sanitario, nosocomi. In
termini di programmazione, quella che finora é mancata, sono
dati fondamentali di cui tenere conto. Dando per scontato che
nel capoluogo pontino dovrà essere creata una struttura di
riferimento, sarà indispensabile sopperire alle necessità
delle popolazioni riempiendo quei buchi neri. La nostra proposta
è quella di creare un polo ospedaliero sulla SR 156, tra i
comuni di Sezze e Priverno, che possa diventare punto di
riferimento per questa ampia fetta di territorio densamente
popolato, in un'area facilmente raggiungibile da tutti perché
ben collegata.
Altrettanto
dovrebbe avvenire nella zona nord della provincia di Latina. In
questo contesto appaiono del tutto demagogiche, strumentali e
populistiche alcune prese di posizione riferite alla
realizzazione di qualche pronto soccorso in strutture in fase di
smantellamento, per responsabilità politiche trasversali. Perché
un pronto soccorso che presuppone
la figura dell'anestesista, la terapia intensiva, quindi
radiologia e chirurgia, oltre a una serie di servizi e
ambulatori é un vero e proprio ospedale, da ospitare quindi in
una struttura idonea. Una seria programmazione non solo
risponderebbe alle reali esigenze di tutto il territorio
provinciale, ma eviterebbe altresì quegli sprechi di denaro
pubblico che continuano tuttora, se è vero, come è vero, che
presso il San Carlo, solo per fare un esempio eclatante, mentre
si parla di "riconversione" della struttura continuano
i lavori edilizi. Diciamola tutta: da Badaloni a Storace, da
Storace a Marrazzo, da Marrazzo alla Polverini, con tutto il
codazzo di consiglieri regionali che ha espresso la provincia di
Latina, sia di centrosinistra che di centrodestra, nessuno può
chiamarsi fuori da tutta una serie di colpe e responsabilità
nell'utilizzo solo strumentale, per fini politici, della sanità
pubblica, divenuta terreno d'occupazione da parte dei partiti e
dei propri clienti.
Proprio
per questo è mancata la programmazione che MLIS, invece, vuole
che sia centrale rispetto ad ogni ragionamento. Bisogna
programmare, non occupare. Di questo dovrebbero farsi portavoce
presso la Regione anche i presidenti delle province di Latina e
Frosinone, Cusani e Iannarilli, troppo impegnati, ci pare, in
una battaglia di retroguardia, quella della Regione delle
Province, la battaglia di chi si sente impotente di fronte a
Roma, incapace a confrontarsi con la realtà capitolina. Una
mentalità da coloni.
Ospedale
San Carlo, la realtà dei fatti
1
ottobre
2010
Una
sceneggiata risoltasi in un flop. Non può essere altrimenti
definita quella messa in atto dal sindaco di Sezze (LT) Andrea
Campoli, accompagnato da un codazzo di amministratori di ogni
colore, per la paventata "chiusura" dell'Ospedale San
Carlo. Un flop, limitatissimo nei numeri, e nel contempo un
cattivo segnale. Perché da chi governa una città ci si
attenderebbero atti amministrativi concreti e responsabili, più
che plateali interruzioni di pubblico servizio, evidente atto di
irresponsabilità: altro non è stato il blocco dei treni allo
Scalo. Mancava, alla "manifestazione" di protesta
contro la Polverini, il
personale ospedaliero e mancava soprattutto "la
gente", che evidentemente ben conosce le vicende del San
Carlo. Un nosocomio ormai da anni in fase di dismissione, che ha
perso nel corso del tempo, progressivamente, svariati servizi e
reparti, fino a diventare un contenitore vuoto, senza che
nessuno di coloro che ha governato la città muovesse
costruttivamente un dito. L'ospedale di Sezze è stato
esclusivamente un mezzo del quale ci si è serviti per costruire
consensi elettorali e fortune anche di altro tipo. I sezzesi lo
sanno bene. Basta ricordare che diversi medici che in esso
operano e suoi dipendenti, amministrativi e paramedici, insieme
ad altro personale ASL, siedono da anni nel consiglio comunale,
nel quale hanno ricoperto e ricoprono incarichi di primo piano,
dalla figura di sindaci a quella di assessori. E' proprio questa
la dimostrazione più evidente che per il San Carlo la classe
politica locale ha fatto poco o niente.
Rammentiamo
una serie infinita di consigli comunali o manifestazioni con al
centro il dibattito sulle sorti del nosocomio di Via San
Bartolomeo, fatte negli ultimi decenni; tutte inconcludenti e
strumentali, stando ai risultati che, oggi, sono sotto gli occhi
di tutti. Un fallimento chiarissimo, i cui responsabili sono
conosciuti dai cittadini, proprio per questo disincantati
rispetto alla problematica. Tra quegli amministratori che
bloccavano i treni alla stazione di Sezze, ce n'è qualcuno con
enormi colpe personali; qualcuno che in passato ha anche firmato
atti ufficiali che hanno condotto alla chiusura di qualche
reparto fondamentale, come quello di ginecologia-ostetricia, la
cui produttività è stata fatta scemare scientificamente al
fine della sua soppressione. E' stato un continuo
dissanguamento, con grosse mortificazioni anche del personale
medico e paramendico che ben operava. Questo per non parlare di
quella macchina ingoia miliardi, messa in moto tantissimi anni
fa e mai più fermata, che ha fatto della struttura un complesso
in eterno divenire, sempre in costruzione, mai ultimato e frutto
di una progettualità fine a se stessa, senza sbocchi, con la
periodica inaugurazione, in concomitanza di campagne elettorali,
di servizi inesistenti. Chi risponderà del fiume di denaro
bruciato? Si tratta di situazioni che vanno verificate. Noi di
Movimento Libero Iniziativa Sociale chiediamo che la presidente
della Regione Lazio Renata Polverini venga a verificare di
persona la situazione del San Carlo, perché
é giusto che sappia tutto: MLIS si dichiara fin da oggi
disponibile a chiarire alla governatrice tutta la vicenda, che
dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione e di interesse
da parte di una commissione regionale d'inchiesta.
L'acqua
pubblica non è di sinistra
28
settembre
2010
Acqua
pubblica "una cosa di sinistra"? Checché ne pensi
qualcuno, evidentemente male informato o nel tentativo di
informare male, a Sezze (LT) l'acqua pubblica non é, anzi non
é mai stata, una cosa di sinistra. Sono ben 17 anni che, nel
centro più importante dei Monti Lepini, il patrimonio
rappresentato dall'acquedotto è stato consegnato nelle mani dei
privati, nel caso specifico alla Costruzioni Dondi Spa di
Rovigo. Ed a "regalarlo" a questa società sono stati
i partiti storici della sinistra: il PCI ed il PSI. Ad opporsi a
questa svendita di un patrimonio pubblico inestimabile fu,
all'epoca, il solo MSI. E a condurre, nel corso degli anni, le
battaglie per i diritti dei cittadini, vessati da una gestione
fallimentare ma estremamente redditizia per il gestore, sono
stati solo i rappresentanti della destra storica cittadina. Che
in questo impegno si sono trovati in tutti i modi ostacolati
dalle amministrazioni locali, quasi sempre gestite dalla
sinistra, dal centrosinistra o da qualche transfuga delle
stesse. Questa è storia: a privatizzare il servizio idrico e
fognario in quella che era la Stalingrado lepina, con il placet
di Via delle Botteghe Oscure, sono stati i socialcomunisti, che
hanno fatto da apripista ad una delle prepotenze più gravi nei
confronti del cittadino-utente. Ai rappresentanti del locale
Comitato per l'acqua pubblica, Movimento Libero Iniziativa
Sociale intende rammentare le tante battaglie affrontate nel
corso degli anni su questa problematica da parte della destra
storica, fatte di campagne di informazione, petizioni popolari,
richieste di referendum, denunce. In particolare ci preme
ricordare i ricorsi presentati presso le massime autorità
competenti contro gli aumenti indiscriminati, attuati dalla
Dondi, delle tariffe idriche, la cui validità, a distanza di
una quindicina di anni, è stata riconosciuta dalle recenti
sentenze del TAR, che ha ripreso in toto le motivazioni addotte.
E' questo che ci ha spinto, nel solco di un impegno da noi
assunto fin dai primi anni '90, a dare la nostra adesione alla
recente campagna di raccolta firme promossa dal Comitato.
Proprio questo non deve portare a stravolgere il significato dei
fatti. L'invito di MLIS è a non applicare ad una situazione
come quella di Sezze le solite categorie di destra e sinistra,
perché sarebbe quanto mai poco opportuno ed appropriato, nel
caso locale in particolare. Chi dice che l'acqua pubblica è
"una cosa di sinistra"
afferma il falso. Primo, perchè l'acqua è di tutti e
non ha colori. Secondo, perché i pionieri della privatizzazione
in Italia sono stati i comunisti sezzesi.
Bla,
bla, bla sull'eliporto a Sezze
20
settembre
2010
Movimento
Libero Iniziativa Sociale, con la proposta avanzata
all'amministrazione comunale di Sezze ed al sindaco Andrea
Campoli di valutare, in breve tempo, la possibilità di
realizzare un eliporto nell'area dell'ex "Campo di
Aviazione" allo Scalo, più che mirare alla apertura di un
dibattito inconcludente, punta a far si che, per le prospettive
future della città lepina e di tutta la provincia di Latina, si
faccia squadra assumendo atteggiamenti concreti e responsabili.
Senza tanti tentennamenti, perché diversamente si rischia di
perdere il treno. Mentre attendevamo, insieme a tanti sezzesi
che hanno dimostrato interesse alla proposta di MLIS, una
risposta seria da parte del primo cittadino, che fosse frutto di
riflessioni positive per Sezze, abbiamo potuto leggere un
intervento, sulla questione, del presidente ASTRAL Titta Giorgi,
con il quale ha dimostrato di essere l'espressione più vetusta
di una "politica" che ha tenuto e tiene ancorata la
città di Sezze al passato, senza sguardi verso il suo futuro e
la sua crescita, anzi impedendola. Così, mentre il sindaco di
Cisterna Antonio Merolla si è immediatamente attivato,
contattando la joint venture che intende realizzare l'eliporto
in terra pontina (Travel Air di Dusseldorf e Ginevra Immobiliare
Spa di Milano), per verificare il progetto, trovare un sito
adatto sul suo territorio comunale ed arrivare ad un eventuale
protocollo di intesa, a Sezze cincischiano, facendo finta di
dimenticare che diversi amministratori hanno dimostrato
interesse all'acquisizione dell'area ex Campo di Aviazione, in
fase di dismissione da parte della Patrimonio dello Stato Spa.
Occorre allora porsi una domanda: perché c'è stato questo
interesse? Perché vorrebbero farla acquisire? Dietro questo
interessamento si nasconde altro? Titta Giorgi appare ancorato
al vecchio, ad un paese ad economia bloccata e nelle mani di
pochi. Quello stesso paese che, per responsabilità chiare di
una classe politica ben identificata ed identificabile, ha perso
tutti gli appuntamenti. Quello con l'industrializzazione, quello
con l'agricoltura, quello con il turismo.
E'
inutile il tentativo di intorbidire le acque con le chiacchiere
e la fuffa. Sulla questione eliporto servono i fatti,
immediatamente. Ed appare fuorviante in tal senso, ed anche
questo espressione di un vecchio metodo "stalinista"
di intendere la politica, il tentativo di fare disinformazione.
Il presidente ASTRAL ha perfino fatto allusione ad un assessore
regionale ai servizi sociali del MSI, un fantomatico
"Vittorio Tola", con cui sarebbe entrato in attrito,
in passato, a proposito dei terreni in questione, quando è
notorio che il MSI non ha mai governato il Lazio e tantomeno ha
espresso assessori. Ma questo ci appare secondario rispetto al
tema del dibattito: si tratta solo dell'ennesima bugia. Giorgi
ha parlato di agricoltura. Quale? Ha parlato di PRG. Quale?
Movimento Libero Iniziativa Sociale ha lanciato una proposta
seria e concreta al sindaco Andrea Campoli, che merita
altrettanto serie risposte nell'interesse della città e dei
cittadini che amministra. L'ultima cosa che vorremmo è un primo
cittadino che ha bisogno di tutori o che, addirittura, è già
sotto tutela. Si vuole fare perdere alla città di Sezze
l'ennesima opportunità? Lo facciano sapere ai sezzesi. A
Campoli rendiamo noto che alcuni rappresentanti della joint
venture, nel frattempo, hanno fatto una ricognizione anche nel
territorio del comune che amministra.
Eliporto
a Sezze, la politica tace
17
settembre
2010
La
proposta lanciata da Movimento Libero Iniziativa Sociale di
realizzare un eliporto nell'area dell'ex "Campo di
Aviazione", a Sezze Scalo, rappresenterebbe una occasione
unica, se non una vera e propria svolta, non solo per la città
di Sezze e per la sua economia, ma per l'intera provincia di
Latina. L'idea lanciata da MLIS non vuole avere il sapore del
campanilismo, ma è di ampio respiro, giocando a favore di tutta
l'area pontina, non di questo o quel comune particolare, ed è
dettata dalla evidente realtà di un sito, che ha ospitato in
passato un aeroporto militare ed una scuola di volo a vela, che
non ha eguali, per le sue caratteristiche, in tutta la provincia
se non in tutta la regione. La joint venture composta dalla
Travel Air di Dusseldolf e dalla Ginevra Immobiliare Spa di
Milano, interessata alla realizzazione dell'importante progetto,
non potrebbe trovare di meglio, logisticamente. Eppure, mentre
il sindaco di Cisterna Antonio Merolla ha deciso di convocare i
rappresentanti delle società per discutere la sua eventuale
realizzazione nel comune di cui è primo cittadino, da parte di
quello di Sezze Andrea Campoli non arrivano segnali di alcun
tipo nei confronti della proposta di MLIS. Merolla evidentemente
si preoccupa del fatto che il progetto possa essere utilizzato e
realizzato da altri, preoccupazione che evidentemente non ha il
suo collega setino.
Così,
mentre il primo avrebbe incaricato il proprio Ufficio
Urbanistica di individuare nel territorio comunale cisternese un
eventuale sito idoneo, Sezze che ha già a disposizione l'ex
Campo di Aviazione dello Scalo ancora tace. Tace il sindaco,
tacciono tutti gli amministratori. MLIS torna a sottolineare che
quell'area è acquisibile a titolo non oneroso, nonostante il
suo valore stimato in circa 2.200.000 euro, da parte della
Patrimonio dello Stato Spa, in quanto inserita tra i siti
demaniali da dismettere a favore dei comuni, per pubblica utilità.
Andando oltre i campanilismi, nella speranza che la classe
politica sezzese riesca a superare il recinto del proprio
orticello aprendo finalmente gli occhi all'orizzonte che la
circonda, perdurando tali silenzi ci rivolgiamo a quella
provinciale, rappresentata dal presidente Armando Cusani, affinché per sfruttare al meglio l'occasione
offerta dalla realizzazione di un eliporto, unico in tutta
l'Italia centrale, si assuma l'impegno di verificare le qualità
e le caratteristiche particolari del sito individuato da
Movimento Libero Iniziativa Sociale, visto che non lo sta
facendo il sindaco Campoli, nel territorio comunale di Sezze,
che non casualmente fu scelto in passato dall'Aeronautica
Militare come propria base. MLIS, augurandosi che ci si renda
finalmente conto della grossa opportunità rappresentata dalla
realizzazione del progetto eliporto, resta perplesso di fronte
all'atteggiamento passivo dell'amministrazione
sezzese, che evidentemente non solo naviga a vista, ma
appare avulsa da qualsiasi idea di grande progettualità.
Un
eliporto a Sezze
14
settembre
2010
Un
eliporto a Sezze (Latina), da realizzare nell'area dell'ex
aeroporto, sito nella zona dello Scalo. E' la proposta che
lancia Movimento Libero Iniziativa Sociale, dopo che la società
Travel Air di Dusseldorf (Germania) e la Ginevra Immobiliare Spa
di Milano, hanno conferito mandato all'Agenzia Primo di
verificare la possibilità di realizzare una struttura di tale
tipo nella provincia pontina.
L'eliporto,
stando ad un recentissimo comunicato della Travel Air, sarebbe
realizzabile in una qualsiasi area provinciale e
"la porta è aperta a tutti quei comuni che
intenderanno trasformare l'idea in realtà". Recentemente
il Comune di Sezze, stando a notizie di cronaca, si sarebbe
dimostrato interessato all'acquisizione del sito che ha ospitato
in passato un aeroporto ed una scuola di volo a vela allo Scalo.
L'area è attualmente di proprietà della Patrimonio dello Stato
Spa, società che sta dismettendo in tutta Italia numerosi siti
a favore dei comuni, sulla base di una recente legge e del
principio dell'interesse della collettività. Il sito, il cui
valore complessivo stimato è di circa 2.200.000 euro, verrebbe
trasferito a titolo non oneroso.
Per
il Comune di Sezze si tratta di una grossa ed unica opportunità,
che va accomunata all'idea della Travel Air. E' questa la
proposta che lanciamo alla classe politica, agli amministratori
locali ed al sindaco Andrea Campoli: la realizzazione
dell'eliporto nell'area dell'ex aeroporto setino
rappresenterebbe una grossa opportunità per tutta l'economia
locale e non solo. Tra l'altro il sito è posizionato in
un’area strategica, facilmente raggiungibile e limitrofa ad
altri comuni come Priverno, Sabaudia, Pontinia e la stessa
Latina. Da sottolineare che, una volta ultimata la nuova SR 156,
esisterà un collegamento ottimale con tutto il Frusinate e l'Autosole,
distante appena una quarantina di chilometri. Si tratta di
un'idea realizzabile facilmente, date le caratteristiche della
zona, su cui la politica locale dovrebbe fare squadra ed
investire per il futuro. Ma dovrebbe farlo subito, senza tanti
cincischiamenti e bla bla bla, prima che il treno passi.
Opere
pubbliche: Comune, Provincia e Regione silenti
3
settembre
2010
Si
fa un gran parlare, nel comune di Sezze, in questi ultimi tempi,
di opere pubbliche finalizzate ad uno sbandierato recupero del
centro storico, un fiume di denaro "deviato” su questa
città, con qualche politico pronto ad attribuirsene il merito,
quando il paese attende ancora risposte su quelle iniziate ma
mai portate a termine. Opere spesso discutibili,
inspiegabilmente, almeno così pare, arenate. I primi
interrogativi che sorgono spontaneamente sono riferibili all'ecomostro,
un accumulo di cemento che, dopo la devastazione attuata dalle
ruspe, ha preso il posto, distruggendo irrimediabilmente
l'ambiente circostante, della struttura dell'Anfiteatro,
realizzato più di 50 anni fa su progetto dell'architetto
Piacentini. Il complesso che aveva dato tanto lustro alla città,
ospitando manifestazioni importanti, che era perfettamente
inserito nella natura del luogo, è stato abbattuto ormai da
anni. L'orrendo palazzone che dovrebbe sostituirlo, dopo spese
milionarie di euro è lì, nel limbo dell'incompiutezza. E sul
perché questo scempio sia stato perpetrato, sul perché si sia
deciso di non investire nel recupero dell'opera di Piacentini,
sullo stato attuale dei lavori, sul costo degli stessi, sulle
motivazioni della loro stasi, non sono arrivate e non arrivano
chiarimenti dagli organi preposti, siano essi il Comune , la
Provincia di Latina o la Regione Lazio. Tutto bloccato anche per
quello che impropriamente è stato definito
"parcheggio" in località Vallicella, zona dove
effettivamente il comune avrebbe potuto realizzare aree sosta di
pubblica utilità, che è stata invece lasciata alla
speculazione dei privati, che qui avrebbero voluto realizzare
box auto, naturalmente da vendere. Tutto è finito nelle mani
della Magistratura, che ha evidentemente mirato un'operazione
ente pubblico-privati almeno discutibile, la quale ha sottratto
alla popolazione locale porzioni di territorio che avrebbero
potuto rappresentare la soluzione per un problema che é
una vera e propria emergenza per Sezze. L'emergenza
permane, come permangono gli interrogativi su un cantiere che
sta lì, immobile, ormai da tempo immemorabile. Un'opera
"trasversale", che senza soluzioni di sorta e risposte
credibili, ha interessato almeno tre amministrazioni di diversa
ispirazione succedutesi al governo di Sezze, con chiari
interessi comuni. E che fine sta facendo il progetto relativo al
recupero dell'ex Monastero delle Clarisse? Su quest'opera, da
almeno 15 anni, sono caduti a pioggia milioni di euro. Tuttora
si parla di finanziamenti ulteriori, eppure non si cava un ragno
dal buco. Lavori plurimilionari, che tra l'altro non hanno una
destinazione d'uso definita, tanto che periodicamente se ne
chiede l'utilizzo per questo o quel diverso scopo. Resta
un'opera eternamente incompiuta, faraonica, che presumibilmente
continuerà ad ingoiare denaro pubblico. Sarebbe curioso, a tal
proposito, sapere come abbiano potuto operare i progettisti,
dato che, a seconda dell'uso che se ne deve fare, una struttura
viene realizzata con determinati requisiti. Il recupero sta
costando tantissimo alla collettività e continuerà a costare
tantissimo. Verrà ultimato? Per farne cosa? E' possibile che
nessuno verifichi quello che si va a finanziare? Tanti dubbi
sorgono anche in relazione ai lavori che interessano una
ulteriore struttura, Palazzo Pitti, posizionato nell'omonima
via, dove dovrebbero essere allocati non meglio specificati
uffici comunali. In questo caso si rasenta addirittura
l'assurdo. Anche qui i lavori procedono da anni. Ultimato un
primo restauro, il paese assistette attonito ad una serie di
crolli che interessarono il tetto, cui seguirono interventi
estemporanei per evitare il peggio. A distanza di diverso tempo,
questa estate sono partiti gli ennesimi lavori. Il palazzo è
stato nuovamente ponteggiato, i lavori sono stati nuovamente
finanziati. In pratica, l'impressione è che su quelli appaltati
ma mai portati a termine, si sia proceduto con un nuovo appalto.
Non risulta però che da parte dell'amministrazione locale ci
sia stata una operazione di trasparenza, finalizzata almeno a
far sapere che cosa sia successo fino all'inizio di questi
ennesimi lavori. Quanto denaro era stato speso? Non ne risponderà
nessuno?
Si
ha la sensazione netta che in circostanze diverse a Sezze sia
arrivato, e continui ad arrivare, denaro pubblico a cascata, che
poi finisce in rivoli difficilmente controllabili.
Ordine
pubblico a Sezze? Colpa di Berlusca
28
agosto
2010
Una
analisi estremamente superficiale ed evidentemente strumentale
ed errata, quella della segreteria del PD di Sezze, relativa
alla recente ondata di furti che ha interessato il territorio
comunale ed alla emergenza criminalità. Perché riferire alle
responsabilità del governo nazionale di Silvio Berlusconi il
problema ordine pubblico locale, sa tanto di fazioso e di
fuorviante. Lo dice Movimento Libero Iniziativa Sociale, che con
il centrodestra non ha niente a che vedere. Chi vive nel più
popoloso centro collinare dei Monti Lepini conosce molto bene le
condizioni che hanno condotto alla progressiva degenerazione del
fenomeno.
Ormai
da più di qualche decennio il comune di Sezze é interessato da
una vera e propria "invasione" da parte di stranieri
delle più diverse nazionalità, in particolare cittadini
dell'est europeo, soprattutto rumeni. Una situazione che è
letteralmente sfuggita di mano e si è sviluppata senza
controllo alcuno, con grosse responsabilità, quindi, da parte
di chi a tali controlli sarebbe preposto. Le diverse
amministrazioni locali succedutesi al governo della città, in
particolare di sinistra, di centrosinistra, ma non solo, hanno
attuato la politica dello struzzo, assistendo impassibili alla
occupazione sistematica del territorio da parte di una
immigrazione nella stragrande maggioranza dei casi irregolare.
Abbiamo chiesto in mille occasioni di sapere i perché di tale
atteggiamento pilatesco, senza ricevere risposte.
Allora,
in diverse occasioni abbiamo ipotizzato che lo sviluppo di una
economia in nero, sotterranea, che parte dagli affitti abusivi
anche di locali non idonei per arrivare all'utilizzo di una
manovalanza irregolare nei cantieri o nei campi, fosse una delle
motivazioni alla base di tali scelte. Perché di una scelta si
tratta: non si è mai intervenuti per un controllo territoriale
di questo fenomeno! Dalla fine degli anni '80 ad oggi quanti
accertamenti, ad esempio sugli affitti in nero, sono stati
localmente effettuati? Esistono delle leggi anche abbastanza
repressive in merito, che partono da multe sostanziali per
arrivare al sequestro dell'immobile: in quanti casi sono state
applicate? In quanti casi l'amministrazione ha cercato di
sensibilizzare chi di dovere per effettuare controlli sui luoghi
di lavoro? Quello che abbiamo notato invece, insieme a tanti
cittadini di Sezze, è stato il tentativo, riuscito, di gestire,
con le solite frasi fatte sull'accoglienza, sulla solidarietà,
politiche, che lorsignori definiscono molto pelosamente
"sociali", tendenti ad utilizzare un fiume di denaro
pubblico.
Qui
partono esperimenti pilota per cosiddetti rifugiati politici,
qui gli stranieri fanno le file presso i servizi sociali, qui si
tengono corsi per badanti, ecc. Qui l'amministrazione se ne
infischia del contorno, fatto cioè di risse, di ubriachezza
molesta, di furti, di scippi, di rapine, di qualche morto, di
emarginazioni, di sopravvivenza ai limiti delle condizioni umane
e di quelle di invivibilità cui si stanno sottoponendo i
sezzesi. Chiaramente la segreteria del Partito Democratico se ne
guarda bene dal parlare di emergenza immigrati, spostando la
questione esclusivamente su presunte carenze delle forze
dell'ordine, attribuibili al governo centrale, dimenticando
volutamente le condizioni oggettive cui ha ridotto la città nel
corso degli anni, insieme alle altre amministrazioni.
Insomma,
se i cittadini di Crocemoschitto vengono bersagliati da una
serie di furti a raffica, la colpa, per il PD, è di Silvio. Da
meditare. Mentre non meritano repliche gli interventi
estemporanei di chi tenta di cavalcare la tigre del malcontento,
quando fino a ieri, in più occasioni documentabili, difendeva
l'immigrazione selvaggia, giustificandola con la mancanza di
manodopera locale. Per non parlare dell'attuale sindaco Andrea
Campoli che pubblicamente ha negato l'esistenza di una questione
ordine pubblico a Sezze.
SR
156, lavori tutti da chiarire
12
agosto
2010
Il
TG 3 Lazio ha denunciato per l'ennesima volta l'estrema
pericolosità delle strade regionali, rimarcando soprattutto
quella delle arterie che attraversano la provincia di Latina,
tra le più pericolose d'Europa. Sarebbe ora, a parere di
Movimento Libero Iniziativa Sociale, che si iniziassero ad
individuare i responsabili di questa disastrosa situazione.
Perché, al di là delle cosiddette stragi del sabato sera, al
di là delle questioni legate all'abuso di alcool, all'utilizzo
di droghe ed all'alta velocità, resta il dato incontrovertibile
della precaria sicurezza delle strade, le cui condizioni
richiamano i doveri ai quali non debbono e non possono sottrarsi
la presidenza della Regione Lazio, attualmente nella figura di
Renata Polverini, l'assessorato competente, nella persona di
Luca Malcotti e l'Astral, di cui è presidente Titta Giorgi.
Poco ci interessano le loro appartenenze politiche, che vanno
dal PDL al PD, in quanto di fronte ad un altissimo tasso di
incidentalità, spesso mortale, esse hanno importanza alcuna.
Sarebbero molto più determinanti le rispettive, specifiche
competenze in materia, che restano dubbie, stando ai risultati.
Non molto tempo fa si è proceduto ad una ennesima
inaugurazione, quella del tratto di strada della variante SR 156
da Ceriara a Sezze Scalo. Una variante tuttora non completata,
in cui è vietato il transito ai veicoli di peso superiore alle
7,5 tonnellate. Perché questa inspiegabile inaugurazione? Si
parla tanto, e spesso a sproposito, di sicurezza stradale e
viene "inaugurato" un tratto che non fa che aumentare
la pericolosità della stessa arteria, come dimostrato dalla
interdizione di cui sopra. L'innesto nei pressi della
rotatoria posizionata sulla via Migliara 47, in direzione di
Frosinone, risulta caotico, come lo è ancor di più quello in
direzione di Sezze Scalo. Da statistiche sulla incidentalità
della strada, il tratto della SR 156 nei pressi di Mole Muti è
risultato il più pericoloso. La genialità di qualcuno ha
voluto che il traffico in uscita dalla variante 156 venisse
convogliato proprio su quello, creando un incrocio a raso tra la
SR 156 e lo svincolo provvisorio verso il tratto della variante
in direzione Sezze Scalo, la cui messa in sicurezza è a dir
poco approssimativa. Il presidente Astral Titta Giorgi dovrebbe
altresì spiegare quali sono state le cause che hanno portato al
blocco dei lavori e per quale motivo questi sono stati dati per
conclusi, pur non essendo tali, prima a dicembre 2009, quindi a
giugno 2010. E a tutt'oggi, piuttosto che ultimarli, si procede
esclusivamente ai sondaggi a ridosso del ponte sulla ferrovia,
perché il mancato assestamento del terreno di riporto, cosa
incredibile e paradossale, sta portando a continui cedimenti del
tratto stradale a ridosso dello stesso ponte. Quale genio non ha
messo in conto questa possibilità, prima che i lavori venissero
cantierati? Di tale grave approssimazione non risponderà
nessuno? Ci dica Giorgi, o per lui l'assessore Malcotti, quale
è la variante al progetto iniziale nel tratto a ridosso delle
sorgenti delle Sardellane. Ci speghino perché le chilometriche
della SR 156 sono state riportate sull'intero tratto della
variante, scelta che può causare problemi non indifferenti in
caso di incidenti. Venga infine chiarito cosa ha condotto a
giustificare l'installazione di un semaforo nel tratto della SR
156 a Sezze Scalo, tratto delimitato dall'Anas, e quali sono
state le spese degli impianti semaforici sui tratti delimitati.
Queste non dovrebbero essere a carico del comune attraversato
dal tratto di strada? Movimento Libero attende, fiduciosamente,
anche per conto dei tanti cittadini che seguono con attenzione
il nostro impegno sulla questione Astral, tuttora aperta, tutte
le delucidazioni del caso, naturalmente con i dovuti interventi,
indispensabili per una reale e non fittizia, messa in sicurezza.
Più
comunità, meno localismi strumentali
6
agosto
2010
Il
recente, grave incidente avvenuto a Sezze Scalo, in Corso della
Repubblica, che ha visto una moto finire addosso a due ragazzi,
ha evidenziato quello che è uno dei maggiori problemi
dell'intero territorio comunale di Sezze, cioè quello della
sicurezza stradale. Una problematica che va a sommarsi a tante
altre dello Scalo. Movimento Libero è vicino ai sezzesi che
risiedono in questa area e più in generale a tutti i residenti
della pianura. Capiamo i loro problemi e proprio per questo
intendiamo sottolineare un dato che non va sottaciuto. E'
inutile che i vari esponenti politici, cosiddetti "di
zona", tentino di strumentalizzare la delicata situazione.
Perché se vi sono responsabilità politico-amministrative, è
altrettanto vero che i rappresentanti politici di Sezze Scalo,
votati dai residenti, sono sempre stati e sono ancora oggi
numerosi. E tali responsabilità vanno quindi ascritte anche a
loro, non possono tirarsi fuori: a ognuno il suo. Di tutto
debbono giustamente lamentarsi i nostri concittadini della
pianura, ma non certamente del fatto di non avere o di non aver
avuto amministratori locali. Attualmente lo stesso sindaco,
Andrea Campoli, PD, è di Sezze Scalo, come della zona è
l'assessore alla viabilità, quindi competente nella specifica
materia, Marcello Ciocca. E quanti consiglieri comunali dello
Scalo, di maggioranza e di minoranza, siedono in consiglio?
Numerosissimi. E' così oggi, come lo è stato ieri. Addirittura
la zona ha potuto contare un presidente di provincia, Paride
Martella. E' ora che i residenti si scrollino di dosso una
visione parziale della loro appartenenza alla comunità sezzese.
In troppi hanno cavalcato la tigre del localismo esasperato,
perché interessato e finalizzato solo all'ottenimento dei voti,
deludendo sistematicamente le aspettative della gente di Sezze
Scalo, che votandoli pensava di affidarsi a chi avrebbe saputo
gestire efficacemente la propria porzione territoriale, ma nella
realtà è stata abbandonata e puntualmente delusa. E' un dato
di fatto che va meditato. I residenti non debbono assolutamente
abboccare alle occasionali prese di posizione dei soliti noti e
alle "convocazioni" strumentali dell'assessore Ciocca,
uno che sembra sempre cadere dalle nuvole quando invece ben
conosce le condizioni della viabilità locale, che non cambiano.
A nostro parere sarebbe necessaria una forte presa di coscienza
da parte dei sezzesi residenti in pianura: debbono prendere atto
del fatto che siamo tutti, abitanti delle diverse aree del
territorio comunale, appartenenti alla stessa comunità. Sarebbe
indispensabile una visione più globale della politica
amministrativa locale. Il territorio va vissuto nella sua
interezza, dallo Scalo a Suso, passando per Sezze Centro.
Votare, come è stato fatto fino ad oggi, delle persone la cui
unica qualità è stata quella di essere "rappresentanti di
zona" (il discorso va esteso a tutte le località
comunali), ha portato l'intera città all'attuale disastro, con
un consiglio comunale spesso occupato da gente non all'altezza.
Autovelox,
Titta Giorgi e Ignazio Marino
15
luglio
2010
E'
inutile che il presidente Astral Giovan Battista Giorgi faccia
demagogia sulla questione autovelox a Sezze, perché i fatti
stanno parlando chiaro: gli errori macroscopici che ne hanno
caratterizzato l'apposizione sulla SR 156 sono stati evidenziati
dalle prime sentenze emesse dal Giudice di Pace, che ha accolto
pienamente i ricorsi presentati, come evidenti sono i danni
arrecati agli utenti della strada ed all'ente comunale.
Prendiamo atto del fatto che Giorgi non è in grado e nella
condizione di poter rispondere
per mancanza di argomenti credibili, come prendiamo atto
del fatto che, pur essendo l'azienda da lui presieduta
finalizzata a rendere più sicure le strade del Lazio, le
arterie di questa regione continuano ad essere fra le più
pericolose di tutta Europa, con un altissimo tasso di
incidentalità. Rilevata la sua incapacità ed impossibilità a
rispondere alle questioni sollevate in merito agli autovelox,
autorizzati dall'Astral senza che l'azienda, addirittura, ne
andasse a verificare la tipologia, Movimento Libero "alza
il tiro". Abbiamo recentemente letto un intervento dell'on.
Ignazio Marino, PD, in qualità di presidente della Commissione
parlamentare di inchiesta sull'efficienza del Servizio Sanitario
Nazionale, con il quale, rivolgendosi alla presidente della
Regione Lazio Renata Polverini, afferma testualmente che
"non si può gestire la salute pubblica con la logica del
sottogoverno". Marino, la cui mozione per la presidenza del
PD fu appoggiata in provincia di Latina da Giorgi, ha dichiarato
che svelerà "i curricula dei direttori generali
nominati". Perché "come cittadini abbiamo il diritto
di sapere che i nostri ospedali vengano affidati non a chi è più
amico di chi è al governo, ma a chi è più
competente".
Fin
qui Ignazio Marino. Giustissimo, diciamo noi di Movimento
Libero. Ma il discorso non va allargato più in generale ai
diversi enti? Parlando dell'Astral ci riferiamo ad una azienda
che deve occuparsi della sicurezza sulle strade della Regione
Lazio, la gran parte delle quali con evidenti carenze e tuttora
pericolosissime. Forse chi va a dirigerla non dovrebbe essere
dotato di un curriculum che ne attesti la particolare
competenza? Marino sia consequenziale e chieda all'ex presidente
regionale Piero Marrazzo, suo compagno di partito, i curricula
che lo hanno spinto a nominare i vertici attuali dell' Azienda
Strade Lazio, iniziando da quello del presidente Giorgi e li
divulghi insieme a quelli dei dirigenti ospedalieri. Oppure l'Astral,
a differenza degli ospedali, può essere gestita con la logica
del sottogoverno? Movimento Libero invita nuovamente la
Polverini e l'assessore competente Luca Malcotti, prendendo
spunto dalla vicenda setina, a verificare tutto l'operato di una
dirigenza già nell'occhio del ciclone in piena epoca Marrazzo.
E' il minimo che, come dice Ignazio Marino a proposito di sanità,
possiamo pretendere come cittadini: abbiamo il diritto di sapere
che le nostre strade vengano affidate non a chi è più amico di
chi è al governo, ma a chi è più competente. Parola del
referente nazionale di Giovan Battista Giorgi.
ASTRAL
e autovelox a Sezze
9
luglio
2010
La
vicenda degli autovelox fatti posizionare sul territorio
comunale di Sezze e delle relative migliaia di multe comminate,
che, come traspare dalle prime sentenze del Giudice di Pace, si
sta trasformando in una spada di Damocle per l'amministrazione
locale ( pensava di fare cassa e finirà... scassata), fa
evidenziare responsabilità diffuse, che investono, insieme a
chi dirige la locale PM, amministratori di tutti i colori, da
quelli di maggioranza a quelli di minoranza. Mentre oggi c'è
chi si sbraccia nel tentativo di cavalcare la tigre del
malcontento espresso dai tanti automobilisti vessati
ingiustamente, nessuno si è preoccupato, quando si poteva e si
doveva farlo, di mettere in essere tutte le azioni finalizzate
ad evitare l' "operazione autovelox". Oggi
strumentalizzano, ieri stavano zitti o in alcuni casi
addirittura invitavano a "ben utilizzare" le centinaia
di migliaia di euro che sarebbero confluiti nelle casse comunali
o a posizionare altre macchinette sul territorio.
Appare
anomalo che i consiglieri comunali, i quali hanno la possibilità,
a differenza di qualsiasi altro cittadino, di poter conoscere
fin dall'inizio qualsiasi decisione dell'ente, non abbiano avuto
niente da ridire quando il progetto ha iniziato il suo iter. Gli
spunti non mancavano, eppure nessuno ha sollevato la benché
minima eccezione. Ma c'è un dato ancora più anomalo, quasi
straordinario. Il consiglio comunale di Sezze ospita da sempre
tra i suoi banchi Giovan Battista Giorgi, esponente
"storico" della sinistra pontina, della quale aspira a
costituire la punta di diamante, stando alle ultime vicende
interne del PD: è lui a dettare i tempi, è lui che ha
determinato le dimissioni dell'ex leader provinciale Loreto
Bevilacqua. Ma Giorgi è soprattutto il presidente dell'ASTRAL,
azienda regionale del Lazio che si occupa delle strade e della
loro sicurezza, in carica ormai da anni. E' mai possibile che
questo signore, il quale si presume essere il maggior esperto
del settore, stando all’incarico a lui attribuito
politicamente, abbia fatto incorrere il comune amministrato da
lui e dal suo partito in una "svista" così
macroscopica?
E'
mai possibile che abbia consentito, anche come amministratore e
senza batter ciglio, il posizionamento quantomeno discutibile
degli autovelox e della relativa segnaletica su strade regionali
di diretta competenza dell'azienda da lui stesso presieduta?
Stando alle prime sentenze del Giudice di Pace di Sezze, che ha
accolto in pieno i primi ricorsi presentati da utenti multati,
le carenze, le manchevolezze, le irregolarità, sarebbero
diverse ed evidenti. Il presidente ASTRAL, nella sua duplice
veste non si è mai reso conto di niente? Eppure le strade
regionali che attraversano il territorio setino sono ben
controllate dall'azienda da lui presieduta e dall'assessorato
regionale competente, anche dal neo assessore Luca Malcotti, che
è stato qui recentemente per l'inaugurazione dell'ennesimo
"monumento" presso l'ennesima rotatoria, in prossimità
di autovelox. Visti i notevoli danni economici, e non solo,
arrecati agli automobilisti multati ed all'ente comunale, già
condannato al pagamento delle spese, non sarebbe il caso che la
Regione Lazio intervenisse per chiarire definitivamente le
effettive capacità di chi dovrebbe far si che il cittadino
trovi nelle istituzioni un interlocutore affidabile, piuttosto
che degli ostacoli? Non sarebbe il caso, a fronte di quanto sta
accadendo a Sezze, di andare a rivedere il nulla osta riferito
al posizionamento degli autovelox sui tratti interessati della
SR 156?
Dieci
domande a Giovanni Di Giorgi
30
giugno
2010
Ci
colpisce negativamente la cappa di silenzio che ha fatto
immediatamente seguito alla notizia relativa all'inserimento del
neo consigliere regionale PDL del Lazio Giovanni Di Giorgi
nell'elenco, reso pubblico da Il Giornale, di coloro che hanno
aperto conti presso la la SMI Bank di San Marino. A costo di
apparire "giustizialisti", ormai summa iniuria in
Italia, facciamo quello che una normale opposizione, ma non
solo, dovrebbe fare. Rivolgiamo, cioè, all'on. avv. Di Giorgi,
alcune domande, nella speranza che il ruolo che ricopre lo
induca a fornire tutte le delucidazioni del caso.
1)
Quale è la denominazione della società da lui
costituita?
2)
Quale ne è la ragione
sociale?
3)
Chi ne sono gli eventuali soci?
4)
A che titolo è stata costituita il 31/ 7/ 2006?
5)
Che incarico politico-amministrativo ricopriva Di Giorgi
in tale data?
6)
Avendo lui stesso specificato la data in cui è stata
costituita, perché Di Giorgi non ha chiaramente
specificato quella in cui la società è stata ceduta?
7)
A chi è stata ceduta?
8)
E' stata ceduta a terzi la sola sua eventuale quota
parte?
9)
A che titolo è stata ceduta?
10)
Come mai una società regolarmente costituita, in almeno tre
anni non ha compiuto alcun tipo di operazione?
Si
tratta di quesiti elementari, che attendono risposte per il
ruolo pubblico che Giovanni Di Giorgi ricopre. Senza volontà
alcuna di voler fare sterile polemica, Movimento Libero
Iniziativa Sociale, a nome degli elettori pontini, visto che chi
dovrebbe farlo non pone interrogativi, si rivolge
all'interessato perché risponda.
E'
una questione di trasparenza, essendo competenza di altri i
risvolti di natura diversa.
Giovanni
Di Giorgi e i conti all'estero
26
giugno
2010
I
nostri dubbi erano fondati: quel Giovanni Di Giorgi inserito da
"Il Giornale" nell'elenco dei 1200 nominativi che
avrebbero trasferito valuta alla SMI Bank di San Marino, è
effettivamente il consigliere regionale del PDL eletto in
provincia di Latina. Appena diffusasi la notizia è intervenuto
per dare dei "chiarimenti", che tali sembrano non
apparire. Il consigliere regionale di Renata Polverini ha
parlato in maniera molto generica di una società da lui
costituita nell'ambito della sua attività professionale, il cui
capitale sociale è stato depositato presso un istituto di
credito italiano "acquistando le quote della SMI Bank".
Trattandosi di personaggio pubblico impegnato in politica ormai
da anni, riteniamo che non possa limitarsi a delle
giustificazioni di facciata, incomprensibili
ai più. Farebbe bene, Giovanni Di Giorgi, a specificare
quale era l'oggetto sociale della società da lui indicata, il
nome della stessa, i motivi per cui è stata ceduta nel 2009, a
chi è stata ceduta e perché la scelta di acquistare quote di
una banca estera, nata sulle ceneri di un crac finanziario su
cui ancora si sta indagando.
D'altronde
il suo nominativo non viene tirato in ballo per caso, ma solo a
seguito di una rogatoria della Procura di Roma, grazie alla
quale è stato fornito l’elenco dei nominativi di coloro che
hanno depositato valuta all'estero, in quel della Repubblica di
San Marino. Per quanto riguarda l'aspetto giudiziario della
vicenda, come è giusto che sia se ne sta occupando e continuerà
ad occuparsene la magistratura, ma certamente gli aspetti
"morali" della questione interessano, e non può
essere diversamente, tutti i cittadini elettori della provincia
di Latina, che hanno diritto di conoscere nella sua giusta
portata la vicenda. E Di Giorgi non può e non deve sottrarsi a
fornire tutte le delucidazioni del caso.
Conferenza
su Galardo?
21
giugno
2010
Si
sono appena spenti gli echi della conferenza tenuta dall'ex
sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, finalizzata a giustificare
l'ingiustificabile, a parlare di aria fritta piuttosto che dei
concreti problemi arrecati alla città da lui amministrata, che
scoppia il caso Maurizio Galardo, il suo ex vice sindaco,
sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di firma per i
reati di corruzione e truffa al sistema sanitario nazionale.
Un'inchiesta tuttora in corso, sviluppatasi anche grazie ad
intercettazioni ambientali effettuate dalla Procura, che
potrebbe avere risvolti inattesi: sono numerose le voci riferite
ad un "sistema" probabilmente estendibile ad altri.
Senza entrare nel merito delle indagini e del lavoro della
magistratura inquirente, colpisce il fatto che al centro dello
scandalo venga a trovarsi colui che da anni affianca Zaccheo
nell'azione amministrativa, un vicesindaco, nello spirito della
legge elettorale, fiduciario. Naturalmente l'ex primo cittadino,
dopo le giornate in cui ha cercato le prime pagine dei
quotidiani nel tentativo, vano, di smentire Striscia la Notizia
e nell'altro, altrettanto vano, di deviare l'attenzione
dai disastri causati dalla sua amministrazione, ora
mantiene il più basso profilo possibile. Nessuna parola sulle
vicende che riguardano Maurizio Galardo, nessuna sulle ombre che
calano sempre di più su anni di governo da lui gestiti
direttamente o tramite i suoi uomini.
Si
può immaginare un sindaco completamente disinformato rispetto
alla gestione dei diversi assessori che compongono la sua
giunta, da lui stesso nominati? Riteniamo questa una situazione
poco credibile. Diversamente ci si troverebbe di fronte ad un
primo cittadino manifestamente incapace di indirizzare la
politica amministrativa e la vita della città rispetto alle
proprie scelte. Movimento Libero Iniziativa Sociale crede che
non sia questo il caso di Vincenzo Zaccheo, il quale rispetto ai
propri interessi politici e personali ha sempre dimostrato di
avere le idee chiare. E', in questo senso, esemplare la vicenda
che interessa la marina di Latina, con i relativi progetti per
il porto, da quello originario a quello che lo ha
inspiegabilmente "superato". Abbiamo letto in questi
giorni, sulla stampa locale, di alcune "anomalie"
riferite al caso del Porto Canale di Rio Martino. Come quella
che vede protagonista una
figura molto vicina all'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo,
il fratello Carlo Alberto, ex coordinatore di area di AN. Questi
avrebbe assunto la presidenza del collegio sindacale di una
società, la Sei Srl, che si candidò per la realizzazione di un
porto canale sulla sponda lato Latina, in base a quanto aveva
stabilito pochi mesi prima il consiglio comunale. La presidenza
fu assunta quasi in concomitanza della progettazione esecutiva
da parte del Comune di Latina. Si tratta di "anomalie"
evidenziate in un dossier inviato in Procura dall'ex consigliere
regionale Fabrizio Cirilli, che la dicono lunga sui metodi di
governo "zaccheiani" e su certi modi di intendere
l'amministrazione e la sua gestione.
Zaccheo:
e la Polverini?
12
giugno
2010
Patetico
lui e "peripatetico" tutto il pubblico ossequiante,
quella corte dei miracoli e dei miracolati, che scodinzola al
padrone, lingua in bocca. Uno spettacolo indecoroso e delirante
quello offerto dall'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo,
sfiduciato anche dalla sua stessa maggioranza, finalizzato a
difendere l'indifendibile: un fallimento politico e di immagine
ormai, per fortuna, irreversibile. Perché al di là delle
chiacchiere da imbonitore, al di là delle lacrime di
coccodrillo, al di là delle giustificazioni non richieste per
una condotta ingiustificabile, l'ex vuol far dimenticare di
essere stato abbandonato, ben prima del suo fallimento
amministrativo, da una larga fetta di elettorato di
centrodestra, indirizzatasi altrove.
Arrivò
infatti alla poltrona solo per un ballottaggio ed oggi ha perso
una ulteriore porzione di elettori. Al G.B. Grassi ha celebrato
la sua sconfitta, cercando di passare per quello che non è mai
stato, una vittima, ora addirittura al centro di un complotto
"mondiale", scatenato contro di lui da "poteri
occulti". Per deviare dai reali problemi da lui stesso
creati alla città che avrebbe dovuto governare e che ha
amministrato con una politica fatta esclusivamente di annunci più
o meno clamorosi, basata su un libro dei sogni mai realizzati e
che ben sapeva di non poter mai realizzare, ha tentato di
deviare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla questione
Striscia la Notizia. Cosa di meglio per non affrontare le
questioni irrisolte e le emergenze territoriali del comune
capoluogo?
Così,
grazie ad un perito di parte, quindi dallo stesso Zaccheo
assoldato, pensa di rilanciare con nuove frasi a lui gradite. La
cosa più assurda, in tutta questa strombazzata vicenda, è che
l'unica persona che quelle frasi intercettate da Striscia ha ben
udito, cioè il suo interlocutore diretto, che all'ex ha
replicato, continua a mantenere il più stretto riserbo. Ci
riferiamo, chiaramente, alla presidente della Regione Lazio
Renata Polverini. Ma come: porti Italo Bocchino, che c'entra
come i cavoli a merenda, in precedenza hai scomodato anche
Silvano Moffa, anche lui un cavolo, e dimentichi a casa l'ex
segretaria regionale UGL? In questo modo, Zaccheo, mi scivoli
sull'uccello! La prima a dover smentire o confermare quanto
Vincenzo, buon figlio di partigiano, tenta, con le lacrime di
coccodrillo agli occhi, di far bere alla pubblica opinione,
dovrebbe essere lei, la Polverini. E invece, a tutt'oggi,
niente, solo silenzi. Non sta zitto invece il ventriloquo di
Zaccheo Stefano Galetto, neo consigliere regionale, quando,
probabilmente, farebbe meglio a tacere per non creare ulteriori
problemi a chi gli da voce.
E
al centro del complotto giudeo-massonico-plutocratico-
islamico-comunista- fascista-mafioso-camorrista, chi ci sarebbe?
Il grande fratello Claudio Fazzone, uno che sta nello stesso
partito di Vincenzo Zaccheo e della Polverini, il PDL,
riconfermato alle ultime politiche senatore e primo degli eletti
alla Regione Lazio, dimessosi per cumulo di cariche. Uno che
ricopre incarichi a tutto spiano, grazie alle spartizioni
studiate a tavolino anche con l'ex sindaco di Latina. Insomma,
una grande farsa, un teatrino, che ha molto di surreale e fa
diventare simbolico quel locomotore che fu posizionato in piena
Piazza del Popolo, sotto il Palazzo Comunale, per far credere ai
latinensi qualcosa che non sarebbe stato. Zaccheo è così,
prende in giro. Gli piace scherzare, ma sulla pelle degli altri,
siano essi amici o nemici. Purché serva al proprio tornaconto.
Lui alza polveroni, non solo Polverini. Ha tirato in ballo, come
suo legale, perfino l'avvocato Giulia Buongiorno, nota
parlamentare PDL e difensore di Andreotti, la quale è caduta
dalle nuvole: non ne sapeva niente. Per Movimento Libero
Iniziativa Sociale, che ben conosce tante vicende legate a
Vincenzo Zaccheo, la realtà è una: il tessitore di trame è
rimasto intrappolato nella tela.
Sanità
pontina nella Polver...ini
5
giugno
2010
Prima
le chiamavano razionalizzazioni, ora riconversioni, ma la
sostanza non cambia. Così dalle razionalizzazioni di Badaloni,
attraverso Storace e Marrazzo siamo arrivati alle riconversioni
di Renata Polverini. Ci riferiamo ai tagli apportati nel corso
degli anni alla sanità pubblica ed all'intera rete ospedaliera
della Regione Lazio. Qualcuno in provincia di Latina, a Sezze in
particolare, si sta stracciando le vesti per la paventata
"chiusura" del locale nosocomio, il San Carlo. Eppure
che questo ospedale sia rimasto attivo, per così dire, hanno
avuto modo di rendersene conto ben pochi. Trasformato nel corso
dei decenni in una sorta di cronicario per vecchi, l'unico
risultato che sembra avere apportato è quello relativo alle
fortune politiche di diverse figure professionali che in esso
hanno "operato".
Tanto
che è più facile trovarle, tali figure, in Palazzo Comunale
piuttosto che all'interno della struttura ospedaliera. Piuttosto
che garanti delle buone sorti ospedaliere, costoro si sono
invece garantite poltrone e prebende. Come sono lontani i tempi
di quei medici che si identificavano con la loro attività
professionale all'interno di un ospedale che era
punto di riferimento per una larga porzione di territorio
provinciale! Poi la politica, impadronitasi della sanità, ha
progressivamente distrutto, per tornaconti personali e poltrone
da occupare, quanto era stato costruito negli anni. Inutile
parlare di reparti che richiamavano, per il buon nome del
personale medico e paramendico, utenti da ogni dove. E' il caso
però di rammentare quanto ogni cittadino di Sezze ben sa:
l'ospedale è stato svenduto per arrivismi politici
personali.
E
sono ben noti i nomi dei responsabili. L'ultimo a poter parlare
è Titta Giorgi, ex consigliere regionale ai tempi di Badaloni,
insieme a tutti coloro che fanno riferimento a quella tradizione
politica che va dal PCI al PD. Noi di Movimento Libero
Iniziativa Sociale siamo in grado di documentare, tramite atti
che possiamo tirare fuori dal cassetto, le colpe di questi
politici, condivise con i sindacati dell'allora Triplice ( CGIL
- CISL e UIL ). E' stato un depauperamento di servizi,
progressivo e mirato. Un depauperamento, con relative chiusure
di interi reparti ( come dimenticare, ad esempio, quello di
ostetricia e ginecologia? ), che procedeva di pari passo con gli
investimenti plurimiliardari su una struttura che per molti ha
rappresentato solo una sorta di pozzo di San Patrizio. Chi non
ricorda la moderna mensa mai utilizzata, che avrebbe potuto
soddisfare le esigenze di decine di aziende? Chi non ricorda le
altrettanto non utilizzate e avveniristiche sale operatorie? Chi
non sa dei macchinari abbandonati? Chi non conosce le sorti di
quella "nuova ala" in perenne edificazione? Questo
fiume di denaro continuava ad essere canalizzato su una
struttura che già all'epoca sollevava perplessità per la sua
ubicazione. Ci preme ricordare che nei programmi del MSI, a
cavallo fra gli anni '70 e '80, era prevista, mentre PCI, PSI,
PRI, DC, si occupavano solo di appalti e di poltrone, la
realizzazione ex novo di un ospedale di area, da posizionare in
una località facilmente raggiungibile da numerosi comuni della
zona dei Lepini, della provincia di Latina e da molti del
frusinate, in località Ceriara, sulla Statale 156.
Una
proposta sistematicamente respinta con la solita accusa:
"sono fascisti e fanno allarmismo sull'ospedale".
Eppure sarebbe stata l'unica soluzione: i piccoli ospedali
avevano la sorte segnata. Insieme alle strumentalizzazioni dei
vari Giorgi e Andrea Campoli, sindaco PD di Sezze, non ci
stupisce la linea di un PDL che prosegue sulla strada aperta da
altri. Una strada fallimentare, da quando la sanità pubblica è
stata consegnata nelle mani della politica, con dirigenti di
nomina partitica, primari selezionati sulle basi
dell'appartenenza piuttosto che su quelle delle capacità professionali, finti
concorsi con vincitori già definiti per raccomandazioni
politiche. Una sanità nelle mani dei padrini. Appaiono quindi
del tutto strumentali le prese di posizione di tutti quei
politici che tentano di chiamarsi fuori da una situazione di cui
sono corresponsabili se non responsabili diretti. Sono credibili
dei lupi che ululano " al lupo"?
Sanità
lepina, un fallimento annunciato
4
giugno
2010
Sanità
sguarnita sui Monti Lepini: non era da aspettarselo? L'assoluta
mancanza di lungimiranza politica ed amministrativa e gli
interessi di bottega e di campanile, che hanno contraddistinto
le gestioni della locale USL fino all'attuale ASL, hanno
determinato il fallimento degli ospedali di Sezze e di Priverno.
Inutile tornare a denunciare le responsabilità di chi ha
costruito le proprie fortune politiche e personali andando a
ricoprire incarichi dirigenziali. Inutile tornare a dibattere
dei miliardi di vecchie lire dilapidati in opere che sarebbero
rimaste sicuramente inutilizzate, dalle sale chirurgiche alle
mense. E' però doveroso sottolineare che mentre i partiti del
consociativismo, dal PCI alla DC passando per il PSI, erano
intenti a spartirsi la torta delle lottizzazioni, c'era chi
chiedeva, come l'MSI di Sezze, con lo sguardo rivolto al futuro,
di abbandonare l'orticello del piccolo interesse per puntare
alla creazione di un importante presidio ospedaliero per tutta
l'area territoriale (dai Lepini a Sabaudia e Pontinia) da
realizzare in una zona facilmente raggiungibile da tutti,
individuata in prossimità di Ceriara. Hanno sempre
prevalso gli interessi dei bottegai, così piuttosto che
preoccuparsi della salute dei cittadini si è continuato a
gestire la politica sanitaria intesa come fonte di fortune non
solo politiche e considerata come "cosa nostra". E
parliamo di responsabilità trasversali, che vanno dal
centrosinistra al centrodestra, da Badaloni a Storace per
arrivare a Marrazzo. Così appaiono ridicole certe strumentali
manifestazioni di protesta messe in atto mentre il proprio
sindaco inaugura, insieme a chi la sanità ha affossato, qualche
opera. Se non si trattasse della salute pubblica verrebbe da
ridere nel leggere, di fronte al disastro attuale, alcune
dichiarazioni di amministratori locali, ad esempio il Sindaco di
Sezze, che con vera e propria faccia tosta affermano che si sta
potenziando il locale nosocomio. Non ci volevano degli
scienziati della politica per intuire che il futuro della sanità
sarebbe stato nelle specializzazioni, come era facilmente
intuibile che queste non si sarebbero potute realizzare in
centri come Priverno o Sezze. Solo grandi infrastrutture
facilmente raggiungibili avrebbero potuto rispondere a tali
esigenze. Invece no, si è proseguito sulla strada della tutela
degli interessi di bottega o della cura del proprio orticello di
voti, piuttosto che andare incontro alle esigenze dei cittadini.
Un dato ci sentiamo in dovere di sottolineare: molti di coloro
che oggi si strappano le vesti per il disastro della sanità da
Latina ai Monti Lepini, ieri militavano con noi nel MSI
e vedevano con fiducia il progetto del grande presidio
ospedaliero di area, che doveva essere complementare a quello di
Latina. Un progetto che era sposato anche dall'attuale Sindaco
Vincenzo Zaccheo, all'epoca segretario provinciale e consigliere
regionale missino. Perché il progetto è stato accantonato?
Perchè da quando AN è forza di governo con il centrodestra
tutto è passato nel dimenticatoio? Priverno è governata dal
centrodestra, Sezze lo è stata. Così il Sindaco Macci va ad
inaugurare le rotonde insieme a chi ha avuto ben altri
orientamenti per la sanità Lepina e nello stesso contesto
ritroviamo iscritti ad AN che protestano per la chiusura
dell'ospedale di Priverno. Solo contro Marrazzo però, ignorando
le altre corresponsabilità.
Polverini,
Malcotti, Giorgi, trasversali
1
giugno
2010
Una
volta si chiamava consociativismo, oggi non sappiamo più come
definirlo, anche perché rappresenta qualcosa di ancor più
disdicevole. Il presidente Astral Giovan Battista Giorgi (PD) ha
presentato al neo assessore ai Lavori Pubblici della giunta di
Renata Polverini, Luca Malcotti (PDL), i numeri e l'operato
dell'azienda regionale che presiede: " sono orgoglioso
-sono state le sue parole- di presentare a Malcotti un'azienda
in salute ...". Stando alle cronache, un "soddisfattissimo"
Malcotti ha stretto la mano al presidente Giorgi,
complimentandosi per il "grande" lavoro svolto e per
quello futuro, per il quale ha assicurato ancora "stima e
credito" da parte della Regione Lazio. Eppure le cose erano
ben diverse prima delle elezioni. L'8 Febbraio scorso i due si
attaccavano pubblicamente in maniera pesante ( lo
"scontro" verbale è riportato sul nostro sito
lavocelibera.it, nell'articolo titolato "Regione Lazio,
carrozzoni tabù). Luca Malcotti, che ancora non era assessore,
si rivolgeva con queste parole alla agenzia Omniroma, a
proposito di Astral: " c'è una realtà poco onorevole
fatta di prebende elettorali.
L'Astral
sta procedendo in fretta a furia a 40 nuove assunzioni e
all'ingaggio di un paio di dirigenti super pagati e ad una serie
di promozioni clientelari ". Nello stesso giorno Giorgi
replicava: " le assunzioni elettorali in Astral furono una
spiacevole realtà della campagna elettorale 2005 e tra i
fortunati rientrarono dipendenti oggi molto vicini al sindacato
di Malcotti ". L'allusione è a Francesco Storace ed al
sindacato di Renata Polverini attuale presidente regionale, l'UGL.
Malcotti rispondeva: " è stata presentata una ipotesi di
assumere 36 persone ed un nuovo dirigente esterno. Appena tre
mesi fa - affermava ad Omniroma l'attuale assessore ai lavori
pubblici - era
diventato dirigente il nipote del presidente ed il suo capo
segreteria ...". Cosa è cambiato dall'8 Febbraio 2010 ad
oggi? Il fatto che Luca Malcotti sia stato nominato assessore
dalla Polverini, ha mutato qualcosa nei rapporti tra regione e
presidenza Astral? Le accuse che Malcotti rivolgeva a Giorgi
sono passate nel dimenticatoio? Oggi che il neo assessore
dispone degli strumenti utili al fine di verificare i criteri di
gestione aziendale da lui fino a qualche settimana fa aspramente
criticati, di andare a fondo su quelle che
ha definito promozioni clientelari, prebende elettorali,
promozioni nepotistiche, si blocca? Che sono, oggi, tutti questi
salamelecchi?
E
sulle reciproche accuse la presidente Renata Polverini non
intende fare chiarezza? Quella chiarezza che non è stata fatta
da Marrazzo sulla gestione Astral, sarebbe troppo pretenderla
ora dalla Polverini? Stando ai rapporti che si stanno
sviluppando, sull'onda del trasversalismo, quest'ultima ci
appare, purtroppo, solo una domanda retorica. E quei numeri di
una "azienda in salute" riportati all'assessore da
Giorgi, contengono le cifre riferite ai tantissimi morti e
feriti delle strade regionali che l'Astral avrebbe dovuto
mettere in sicurezza? Almeno su questo Malcotti e la Polverini
non hanno niente da ridire? Una cosa
è certa: in tanti si attendevano un commissariamento
dell’azienda, fra l’altro uno di quegli enti inutili da
eliminare. Non ci sembra essere questa la via imboccata dalla
neo presidente. Una nuova delusione dopo quella di Striscia la
Notizia.
Nessuno
tocchi gli enti inutili, servono ...
27
maggio
2010
La
manovra economica che sta varando in questi giorni il governo
presenta particolari carenze relativamente, in particolare, a
quello che potrebbe essere risparmiato sopprimendo tutti quegli
enti che risultano meccanismi ingoiasoldi nell'esclusivo
interesse della classe politica. Una classe che, continuando a
salvaguardare il proprio portafoglio, se ne guarda bene dal
mettere in discussione i vari carrozzoni messi su nel corso dei
decenni. La tanto sbandierata soppressione delle province, per
altro promessa, non mantenuta, di Silvio Berlusconi, si sta
risolvendo in un nulla di fatto, a meno che non si voglia far
credere ai cittadini che la paventata eliminazione di quelle
minori possa portare particolari vantaggi economici mantenendo
tutte le altre, le più grosse e quindi costose. Ma andando
oltre, ci sembra che nessuno si stia interessando di quegli enti
e di quelle società, quasi sempre inutili se non dannose, che
in tanti tra i contribuenti nemmeno conoscono, pur essendo ben
note a chi deve sistemare il proprio personale politico.
Senza
menare il can per l'aia, occorre fare degli esempi chiari. Due
su tutti. Nella
Regione Lazio esiste un'azienda, l'Astral, il cui presidente
attuale è Titta Giorgi (PD), ex consigliere regionale, che
dovrebbe occuparsi della sicurezza della rete viaria. Premesso
che le strade in questione erano e restano le più pericolose
d'Italia se non d'Europa,
chi di dovere si è mai preoccupato della relativa gestione
societaria? Di come il personale sia stato moltiplicato a
dismisura? Di come spesso la sua attività travalichi gli
sbandierati fini aziendali? Parliamo veramente di un
"carrozzone", che gestisce quasi senza controllo
milioni di euro, in un settore particolarmente delicato nel
quale operavano altre società, come l'Anas. Un doppione quindi,
tra l'altro ampiamente fallimentare: basterebbe andare a
verificare le cifre relative agli incidenti, spesso mortali, che
interessano le strade della regione Lazio e le condizioni in cui
versano.
Chi
controlla l'operato dell'Astral? La politica che controlla se
stessa? La realtà è che il "carrozzone" è
trasversale, fu messo su da Francesco Storace, ed in esso le
varie forze politiche vanno ad inserire le varie pedine, ben
pagate, che non sono riuscite a posizionare altrove. Spesso
politici trombati, consiglieri regionali mancati, comunque
"personale di partito" o clienti vari. Quanto costano
tutti costoro alla collettività? E' veramente indispensabile l'Astral?
Forse per lorsignori si. Certamente no, stando ai risultati ed
ai suoi costi. E ci stiamo riferendo, come detto, ad un ente di
spessore regionale. Andando nel piccolo, gli enti inutili si
moltiplicano. Per fare riferimento ad una porzione di territorio
più limitato, quello dei Monti Lepini, a cavallo delle province
di Latina, Frosinone e Roma, dove continuano ad esercitare un
loro ruolo le altrettanto inutili comunità montane, esiste una
misconosciuta "Compagnia dei Lepini", ben nota però
ai rappresentanti politici, che non si sa bene di cosa si
occupi. In essa ha ricoperto il ruolo di presidente un ex
sindaco di Sezze, Giancarlo Siddera (PD), che sta per essere
sostituito dall'ex consigliere regionale Domenico Di Resta (PD),
recentemente trombato alle regionali.
Si
tratta di incarichi ben retribuiti, con emolumenti superiori a
quelli di tanti sindaci. Naturalmente la Compagnia ha un suo
consiglio di amministrazione, dove vengono di volta in volta
inseriti personaggi graditi ai diversi partiti. Costoro non si
fanno mancare niente, a cominciare da una patinata rivista che
ne incensa le "imprese". Al fine di chiarire ancor
meglio la situazione va meditato un dato: a questa porzione
limitata di territorio sono interessati, per cosi dire, una
ventina di comuni, almeno due comunità montane e tre province.
Un vero e proprio miracolo, come quello della moltiplicazione
dei pani e dei pesci! Morale della favola: i partiti non
continuino a prendere in giro i cittadini con la storia dei
sacrifici indispensabili, quando il loro personale non ne fa.
Dalle
palafitte ai "palaloculi"
25
maggio
2010
Soldi
sborsati per una
assegnazione "provvisoria". Finché l'amministrazione
comunale non troverà una "soluzione". E' stato
veramente "illuminante" l'intervento chiarificatore,
per modo di dire, nel consiglio comunale di Sezze,
dell'assessore ai Lavori Pubblici Pietro Bernabei ( lo stesso
dell'antenna fatta posizionare sulla sommità del Palazzo
Comunale, in pieno centro storico) sulla ultra ventennale
vicenda dei loculi e delle cappelle edificate su una falda
acquifera, quella di Fonte Puzziglio, adiacente l'area
cimiteriale di Via Bassiano. Un vero colpo di genio quello dei
progettisti, dell'Ufficio Tecnico e dell'amministrazione
comunale setina, che, facendo orecchie da mercante nei confronti
di chi, l'MSI all'epoca, denunciava una situazione di evidente
incompatibilità edificatoria, connessa ad una ancor più
evidente realtà ecologica, faceva scempio di un bosco spontaneo
di querce, della loro storia (era, secondo la leggenda, il
giardino di Frà Bonifacio) e del loro valore ambientale,
se ne infischiava delle falde acquifere e procedeva nella
realizzazione di un progetto assurdo nei suoi presupposti. Ad
oltre venti anni di distanza, il consiglio comunale di Sezze
nella sua interezza è ancora incartato in questa situazione
tragicomica e fantozziana, che ha arrecato un danno
irrimediabile all'ambiente, un vero e proprio disastro ecologico
e notevolissimi danni alle tasche dei cittadini ed a quelle
pubbliche. Come si poteva facilmente arguire già qualche
decennio fa, i manufatti, edificati sulle acque, imbarcano
inevitabilmente umidità, con tutto quello che ne
consegue.
Bernabei
minimizza, quasi prendendo in giro tutte quelle famiglie che,
anche a costo di notevoli sacrifici, hanno pagato profumatamente
per posti cimiteriali rivelatisi "palaloculi" e "palacappelle".
Pur riconoscendo l'evidenza della presenza in loco di sorgenti
(ma quando nella seconda metà degli anni '80 facemmo presentare
interrogazioni parlamentari dai deputati missini Giulio
Maceratini ed Evelina Alberti sul progetto, nessuno ci dette
ragione), l'assessore "competente" ha avuto la
brillante idea di affermare che forse con una guaina isolante
(sic !) si potrebbe ovviare al problema e la faccia tosta di
dichiarare che quella presente nei manufatti non è umidità, ma
"condensa". Fatto sta che del caso, senza trovare
ancora vie d'uscita, a nostro parere introvabili, si stanno
interessando i tecnici della ditta appaltatrice, i quali con il
prezioso apporto di quelli comunali hanno azzardato accenni ad
una eventuale "canalizzazione" delle acque.
Un'assurdità, perché in tal modo si andrebbe a provocare
un ulteriore dissesto idrogeologico ad una importante
porzione del territorio. E poi: ma se Bernabei parla di una
semplice "guaina", sufficiente ad eliminare quella che
lui chiama "condensa", perché tutto questo ambaradan?
Movimento
Libero Iniziativa Sociale intende stigmatizzare l'assurdità di
tutto il dibattito sulla questione. Le responsabilità politiche
e tecniche di un progetto carente nei suoi presupposti appaiono
evidenti. E' grave che i politici di Sezze seduti in consiglio
comunale continuino a recitare in un teatrino che vede i
cittadini presi continuamente in giro. La cosa chiara in tutta
la vicenda è che numerosissime famiglie hanno pagato per dei
posti cimiteriali che non si sa se e quando verranno
definitivamente assegnati e con quali garanzie di integrità.
L'altra cosa chiara è che si continua a parlare del sesso degli
angeli senza che nessuno, sia esso un tecnico o un
amministratore, venga chiamato a rispondere per i notevoli danni
provocati, a distanza di circa venticinque anni dall'inizio dei
lavori.
Un
altro fatto va sottolineato: nel corso del consiglio comunale
convocato ad hoc, l'assessore Bernabei ha fatto uno scorretto
riferimento alla "piazza", che farebbe a suo dire solo
"chiacchiere". Premesso che nella "piazza"
ci sono anche i cittadini defraudati di un loro diritto e quelli
che permettono agli amministratori di ricevere gli emolumenti ed
i privilegi di cui
godono a Sezze ( come i note book, i telefonini e le loro
relative ricariche), è scorretto il riferimento generico a chi
non può rispondere nel contesto del consiglio ed offensivo il
disprezzo dimostrato nei confronti del popolo, che continua a
pagare come Pantalone.
La
"novità" di un vecchio problema
21
maggio
2010
È
appurato che il Comune di Sezze è amministrato, ormai da
decenni, da persone evidentemente incapaci. Come giudicare
altrimenti una classe politica che da anni si avvita intorno alle stesse problematiche senza risolverle
o addirittura senza affrontarle? Sono argomenti fritti e
rifritti: Dondi, depurazione, Cimitero, eppure non si cava un
ragno dal buco! Se da decenni i problemi senza soluzione restano
sempre gli stessi qualcosa vorrà pur dire: se gli
amministratori non sono degli incapaci, allora sono in malafede.
Delle due l'una. Perché si tratta di questioni che la nostra
parte politica ha puntualmente sollevato e denunciato,
ma quando si presentavano. In questi giorni è tornata
d'attualità, ad esempio, la questione cimiteriale, tanto che il
Consiglio comunale tornerà a parlarne per l'ennesima
volta.
Ma
proprio nessuno ricorda che nella prima metà degli anni 80 un
partito, l'MSI, se ne occupò anche tramite interrogazioni
parlamentari, presentate dagli onorevoli Giulio Maceratini ed
Evelina Alberti? La destra di Sezze si mobilitò nello stesso
momento in cui le ruspe attaccarono il bosco spontaneo di querce
sorto in prossimità delle acque di Fonte Puzziglio, al fine di
dare il via ai lavori ancora oggi al centro delle polemiche dopo
più di 20 anni. Già all'epoca denunciavamo, nell'interesse dei
sezzesi, l'assurdità di un progetto che prevedeva
l'edificazione di loculi e cappelle su falde acquifere di
superficie. Naturalmente fummo "liquidati" con le
solite accuse di "fascismo e qualunquismo", come si è
sempre fatto quando siamo andati a toccare interessi di miliardi
di lire ieri e di milioni di euro oggi. Stiamo parlando
naturalmente di tutta quella porzione di cimitero che costeggia
Via Bassiano e di quei posti cimiteriali profumatamente pagati
da tanti sezzesi, nonostante le evidentissime carenze provocate
dalla presenza delle acque.
Acque
che permangono, con evidenti problemi legati anche alla
situazione sanitaria, perché è contro qualsiasi logica
edificare, come si è fatto a Sezze, su acque di superficie, che
verranno comunque sottoposte alle infiltrazioni di agenti
esterni con relativo danno ecologico, senza dimenticare la loro
azione continua di umidificazione dei manufatti. Nell'interesse
della città furono da noi fatte delle proposte, tese a
salvaguardare la monumentalità del Cimitero. Naturalmente il
bosco andava tutelato e l'area di sviluppo
prevista nella zona opposta. L'obiettivo da perseguire
doveva essere quello di conservare e valorizzare il patrimonio
costituito dal vecchio Monastero e dalla Chiesa ad esso annessa,
oltre alla monumentale scalinata. Da sottolineare che all'epoca
la Chiesa conteneva un celebre dipinto del Borgianni, che da
solo valeva quanto tutta Sezze. L'incuria ed il degrado in cui
è stata abbandonata tutta l'area cimiteriale, con gli interessi
indirizzati altrove piuttosto che alla salvaguardia
dell'esistente ed a uno sviluppo razionale, ha favorito il
clamoroso furto del dipinto.
Alla
luce di tutte le vicende che hanno interessato il Cimitero di
Sezze, oggi appaiono ridicoli gli annunci sparati da questo o da
quel politico sul recupero della Chiesa o sulla realizzazione di
un cancello monumentale da installare proprio laddove si è
costruito sulla falda acquifera. Va sottolineato che nel corso
degli anni la questione è stata da noi sistematicamente
riproposta e, sempre sistematicamente, chi doveva sentire ha
continuato a fare orecchie da mercante. Va ricordato altresì,
che anche tanti di quelli che oggi ne parlano, come se la
problematica fosse del tutto nuova, hanno evitato di farlo a
tempo debito. Verrebbe da chiedersi perché. Infine: se per
ovviare ai numerosissimi problemi che si sono presentati nel
corso dell'edificazione sulle falde acquifere, i costi delle
opere sono, come appare ovvio, lievitati, a chi sono stati fatti
pagare? Ai cittadini? E chi imperterrito ha voluto proseguire
sulla via di un progetto assurdo?
Storace
e Ciarrapico: a casa!
7
maggio
2010
Uno
è stato condannato ad un anno e mezzo di carcere, l'altro è
indagato per truffa ai danni dello stato. Si tratta di due noti
"moralizzatori", arrivati in provincia di Latina per
bonificarne la politica. Naturalmente ci riferiamo al neo
consigliere regionale Francesco Storace, La Destra, ed al
senatore Giuseppe Ciarrapico, PDL. Il primo, che sembra aver
stabilito il suo domicilio nel capoluogo pontino, non perde
ultimamente occasione per parlare del nostro territorio, più a
sproposito che a proposito; il secondo da sempre ne parla,
impartendo "lezioni magistrali" dal suo pulpito, sul
quotidiano da lui edito, utilizzato a propri fini politici e
personali, che spesso coincidono, come una clava. Storace,
dimentico della provincia di Latina quando era presidente della
Regione Lazio, se ne ricorda solo ora. Ad esempio intervenendo
sulla questione della discarica di Borgo Montello. Ma lo fa,
come dicevamo prima, a sproposito, perché da presidente non ha
mosso un dito per essa e per il problema rifiuti. Anzi. Il
Ciarra, invece pure, continua a fare danni.
E
continua a farli "sputtanando" un ambiente, quello di
destra. Perché sarebbe pure ora che la smettesse, lui che ha
navigato nei mari andreottiani e sbardelliani, di continuare a
nascondersi dietro la maschera, molto improbabile, del fascista
duro e puro, dell'organizzatore delle gite a Predappio o delle
manifestazioni al Campo della Memoria di Nettuno. Una maschera
dietro la quale si nasconde il vero volto. Democristiano di
osservanza andreottiana quando gli fa comodo,
"fascista" quando deve passare per vittima
perseguitata. Come sta succedendo per le recenti vicende. Un
"fascista" ben strano se annovera, come annovera, tra
le sue amicizie, il presidente PD dell'Astral, da sempre noto
comunista, Giovan Battista Giorgi, detto Titta. Tanto che sul
suo quotidiano provinciale, Latina Oggi, è impossibile vedere
ospitata una fondata critica sull'operato del suo amico, mentre
è facile notare sulle stesse pagine, insieme ad ampi spazi
pubblicitari Astral, altrettanti ampi spazi a favore di
"Titta". Eppure questo personaggio, fatto diventare
senatore da Berlusconi per meriti evidentemente solo a lui noti,
si è ingerito e continua ad ingerirsi nella politica locale,
nel tentativo di condizionarla ( vedi Nuova Area ). Francesco
Storace, da parte sua, vista la poca fortuna raccolta nella sua
città, Roma, cerca di trovarla altrove, cioè a Latina.
Considerato che questa provincia già pullula di politicanti
ambigui e senza scrupoli, faremmo volentieri a meno almeno di
questi due: ci bastano ed avanzano gli autoctoni. Che, con le
recenti magre e continue brutte figure, stanno rappresentando il
peggio del peggio a livello nazionale. Sono sufficienti loro.
Siamo
al capolinea
6
maggio
2010
"Siamo
al capolinea, la gente è stanca". Ma a dirlo non siamo noi
di Movimento Libero Iniziativa Sociale, bensì alla stampa,
udite udite, il presidente Astral ( Azienda Strade Lazio) Titta
Giorgi, consigliere comunale a Sezze (LT) ormai da decenni, per
non dire da una vita, più volte assessore nello stesso comune e
presidente del consiglio, ma anche consigliere regionale! E si
riferisce proprio al comune di cui è amministratore da sempre.
Cosa ha il coraggio di dirci questo signore: che al suo paese
serve sicurezza, che occorre un nuovo PRG, che esiste un deficit
organizzativo per la cultura, che esiste un pericolo stradale in
particolare in alcune zone, che esiste una "questione
Brivolco" con relativo dissesto idrogeologico ... E che
" la città non ha compiuto alcun passo in avanti". Se
lo dice Giorgi, da sempre al governo, c'è da credergli!
Veramente verrebbe da dirgli: ma vattene aff... Quale credibilità
può avere uno come lui, che da sempre amministra Sezze, nel
denunciare carenze causate da lui stesso e
dalle sue giunte, più volte sollevate da chi ha fatto opposizione nei
confronti delle maggioranze di cui lui ha sistematicamente fatto
parte.
Giorgi
parla come se a governare Sezze fossero stati gli altri, magari
chi in comune non c'è mai stato. Ma ci faccia il piacere! Le
sue affermazioni sono un'offesa all'intelligenza dei sezzesi,
una vera e propria presa in giro per la città. Dopo averla
distrutta quasi scientificamente insieme ai suoi accoliti,
compagni di partito e di coalizione, depredandola della sua
storia, stravolgendone il tessuto urbano e civico, dopo averne
fatto scempio e bivacco per stranieri, dopo averne distrutto o
alterato i simboli architettonici, degradato il centro storico e
le periferie, dopo avere tollerato per meri rientri elettorali
l'urbanizzazione selvaggia di intere aree comunali, oggi
dissestate idrogeologicamente, dopo averla resa insicura, dopo
averla privata di servizi essenziali,
ha la faccia tosta di parlare. Lui, che farebbe meglio a
stare zitto. Lui, da sempre a sinistra, ma con paradossali
entrate a destra, dal senatore Giuseppe Ciarrapico, all'ex
sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo. Uno che ha sempre navigato
alla grande, dal PCI al PD, dalla prima alla seconda repubblica
e che continua a navigare. Contro il quale, in pieno
"scandalo Astral ", nella provincia di Latina e nel
comune di Sezze, non si è sollevata una sola voce dal
centrodestra, leggi PDL. Tanto meno critiche o almeno
informazioni a riguardo, da parte della stampa locale,
evidentemente addomesticata. E non ci riferiamo soltanto a
quella di proprietà di Ciarrapico, che continua a ossequiarlo.
Zaccheo
e Polverini struzzi
3
maggio
2010
Abbiamo
letto, sulla stampa locale, un intervento dell'ex sindaco di
Latina Vincenzo Zaccheo, sfiduciato dagli amministratori nel
pieno dello scandalo per
il fuorionda di Striscia la Notizia. Naturalmente
Zaccheo, svicolando e menando il can per l'aia, ha parlato del
sesso degli angeli, evitando accuratamente di entrare nel merito
delle frasi registrate, come se fossero poco importanti.
Sorvolando sul vittimismo di un personaggio che tutto è tranne
che vittima, vorremmo invece che proprio su quelle parole
riferite alla neo presidente regionale Renata Polverini, captate
da Striscia, venisse fatta piena luce, perché sul fallimento
amministrativo del comune di Latina le cose sono ben più chiare
se non evidenti. Vincenzo Zaccheo e Renata Polverini, da lui
chiamata in causa, dovrebbero spiegare a che cosa ci si riferiva
quando l'ex sindaco affermava "non ti dimenticare delle mie
figlie".
In
una provincia in cui tutti gli uomini e le donne hanno figli e
figlie da "sistemare" e si trovano in situazioni
certamente più svantaggiate rispetto a quella di Zaccheo, ex
sindaco, ex parlamentare, ex consigliere regionale, ex
consigliere comunale, delle risposte sono doverose. Come Zaccheo
non può sottrarsi a fornire delle plausibili spiegazioni
relativamente agli "appalti da non dare più a Fazzone".
Ma gli appalti vengono assegnati ai politici piuttosto che alle
ditte o alle imprese, in questa provincia?
Infine c'è la vicenda Ventotene.
Ma
di tanti comuni amministrati dal centrodestra in terra pontina,
perché la Polverini avrebbe dovuto essere attesa febbrilmente
dal sindaco di centrosinistra di Ventotene Giuseppe Assenso?
Come mai l'allora sindaco del capoluogo pontino, visto che ne
aveva le possibilità, faceva da tramite per un sindaco dello
schieramento opposto, piuttosto che per uno dei tanti primi
cittadini del PDL? Ci sembra che su questo colloquio
"rubato" dai microfoni di Striscia la Notizia,
volutamente non si voglia andare a fondo e volutamente si tenti
di parlare d'altro. Ed altrettanto volutamente, anche il
centrosinistra non affonda sull'argomento. Sono arrivate
conferenze stampa dai diversi gruppi del centrodestra di Latina
ormai dilaniato, sono arrivate anche quelle del centrosinistra,
ma la vicenda di Striscia sembra passata nel dimenticatoio.
Zappalà
non è assessore pontino
28
aprile
2010
Non diciamo che la montagna ha partorito il
topolino perché sarebbe troppo scontato. Come scontatissima è
la nomina ad assessore regionale del pidiellino Stefano Zappalà.
Sarebbe questo il rappresentante dell'area pontina, della
provincia di Latina, alla Regione Lazio? Zappalà è
probabilmente l'uomo più distante dalle problematiche di questo
territorio. Uomo di Fazzone? Uomo di Berlusconi? Sicuramente uno
che non può rappresentare le genti di queste aree, anche
elettoralmente. Non possiamo dimenticare che il neo assessore di
Renata Polverini è stato in un recente passato il sindaco
dimissionato del comune di Pomezia, a seguito della sua
fallimentare e discussa gestione commissariata. E' stato
candidato, non eletto, al Parlamento Europeo. Ma, soprattutto,
candidato al consiglio di un piccolo comune come quello di
Sabaudia, non votato dai cittadini e quindi anche qui non
eletto.
Che cosa può rappresentare Stefano Zappalà?
Probabilmente rappresenta soltanto degli interessi che non
conosciamo, forse gli stessi intorno ai quali ha costruito la
sua "carriera" all'ombra della politica. L'ingegnere
siciliano, tanto per rinfrescare la memoria a chi può averlo
dimenticato, è lo stesso tecnico di cui si sentì parlare ai
tempi dei famigerati "cavalieri dell'apocalisse",
palazzinari ben noti all'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo,
che della vicenda, per conto del MSI, si interessò. In seguito,
stranamente, tanti percorsi individuali distanti sono andati ad
intersecarsi e di alcune "storie" non si è più
parlato. La Polverini, al momento, ci sta apparendo se non
sprovveduta, almeno poco informata o informata male.
Possiamo capire che una donna che arriva
direttamente dall'impegno nel sindacato possa ben conoscere le
problematiche del lavoro, ma non altrettanto bene i meccanismi
di certa politica. Però è apparsa poco "libera" ed
accorta nelle nomine effettuate, lasciandosi condizionare non
poco dalle pressioni dei soliti gruppi, quelli che da troppi
anni stanno influenzando pesantemente la vita amministrativa di
larghe fette del territorio regionale e di quello pontino in
particolare. Ecco perché ci appare riduttiva la polemica "Fazzone
si Fazzone no, Zaccheo si Zaccheo no". Farebbe bene, la
governatrice del Lazio, a svincolarsi da certi condizionamenti,
che potrebbero impedirle di sviluppare politiche per il
territorio indirizzate verso i cittadini ed a sfavore di certe
oligarchie, cancro di questa regione. L'invito, che arriva da
chi alle ultime elezioni si è schierato per il non voto, è a
liberarsi quanto prima, se ne ha la volontà e se ne avrà la
capacità, da quei gruppi di potere e di interesse che in
campagna elettorale e nel dopo elezioni le hanno dettato
l'agenda ed a quanto pare continuano a dettargliela.
Arduo far bere ai cittadini della provincia di
Latina, che in più occasioni lo hanno bocciato, la favoletta di
uno Stefano Zappalà che possa rappresentarli in Regione. Ci
arriva voce che a Frosinone, giustamente, si lamentano per la
decisione di non inserire nella squadra degli assessori uno
proveniente dalla Ciociaria. Ebbene: tra Zappalà e nessuno,
per Latina sarebbe stata preferibile quest'ultima
soluzione. Almeno quelli di Frosinone non sono stati presi in
giro con un nome fittizio.
Un
Pinocchio d'oro al sindaco di Sezze
21
aprile
2010
Il
sindaco di Sezze Andrea Campoli travisa la realtà e parla con
lingua biforcuta. Ciò che tenta di spacciare come grandi novità
sulla gestione del servizio idrico da parte della Dondi Spa,
sono dati ben noti, ma tenuti
nascosti nel corso degli anni a discapito dei cittadini,
stretti in una morsa tra amministrazione comunale e gestore del
servizio, fortemente uniti contro gli utenti. Il sindaco ha
tirato fuori dal cassetto una vicenda riferita agli
indiscriminati aumenti tariffari, fatti applicare dalla
concessionaria 14 anni fa con la connivenza-complicità di chi
amministrava, cioè i DS con i loro alleati. Siccome la realtà
non va travisata, va ricordato al primo cittadino, che di quella
forza è sempre stato parte integrante e quadro dirigenziale,
che contro gli aumenti tariffari, nel corso degli anni 97 / 98 /
99 fu organizzato dalla destra locale un forte movimento civico
di protesta, finalizzato alla tutela dei diritti degli utenti.
Nel 1997 la concessionaria si attivò per aumentare le tariffe.
Andando contro gli impegni assunti con la convenzione, contro le
delibere dell'UPICA di Latina, contro le tariffe del CIPE,
"adeguò" le stesse, praticamente triplicandole. Il
tutto avvenne con la connivenza dell'amministrazione comunale,
che approvò gli "adeguamenti"
proposti dalla Dondi. Sulla vicenda pendeva altresì una
attesa decisione del TAR.
In
forza di ciò vennero raccolte centinaia di firme dai militanti
di destra. In data 10 Maggio 1999 fu presentata al sindaco
Giancarlo Siddera
ed al presidente del consiglio
Titta Giorgi, entrambi DS, una petizione corredata da 800
firme, con la quale si chiedeva che il consiglio comunale si
impegnasse a discutere un punto finalizzato alla
sospensione della applicazione delle tariffe idriche così
come aumentate sulla base delle delibere della giunta comunale
del Dicembre 1997 e l'indizione di un referendum consultivo
sulla gestione Dondi . Qualche
giorno dopo, in data 17 Maggio 99, fu inviato un dettagliato
documento al Comitato Naz. Vig. Risorse Idriche, al Ministero
Industria Artigianato Osservatorio prezzi e tariffe, al
Ministero Bilancio Programmazione Economica, nonché alla
Prefettura di Latina, tramite il quale centinaia di cittadini
chiedevano la sospensione dell'applicazione degli aumenti
e l'apertura di una inchiesta sulla gestione dei servizi
relativi ai cicli idrico e fognario del comune di Sezze. Due
giorni dopo, il Comitato per la Vigilanza sull'uso delle Risorse
Idriche, preso atto della petizione pubblica, inviò una missiva
al comune di Sezze invitandolo " a riferire per mezzo di
apposita dettagliata relazione corredata della necessaria
documentazione, sullo stato della predetta gestione".
L’ente comunale non
ha mai dato seguito alla richiesta, come, per bocca dell'allora
presidente del consiglio Giovan Battista Giorgi, non concesse la
possibilità di andare al referendum, negando un diritto
sacrosanto ai cittadini.
Nonostante
questo ostracismo la mobilitazione continuò con azioni di
protesta civica: quando iniziarono ad arrivare le stratosferiche
bollette maggiorate, in tanti si rifiutarono di pagare l'aumento
vessatorio, autoriducendole
e continuando a pagare secondo il vecchio tariffario.
Oggi, a quanto pare, una scontata sentenza del TAR viene a
confermare la validità di quella battaglia. Nel frattempo però,
dimentica di dire Andrea Campoli, i cittadini di Sezze sono
stati vessati e spremuti come limoni dalla concessionaria,
grazie all'atteggiamento connivente, complice e volontariamente
omissivo delle amministrazioni comunali di Sezze, che hanno
permesso che continuassero ad essere applicate delle tariffe
assurde. Il tira e molla cui fa riferimento Campoli, vi fu, però
tra noi ed il Comune che
spalleggiava la Dondi Spa di Rovigo, non tra ente locale e
concessionaria, come si tenta di far credere.
L'attuale
sindaco che cosa ha il coraggio di fare oggi? Si appropria di
tesi da lui e dalla sua parte politica sempre ostracizzate ed
ostacolate in tutti i modi possibili ed immaginabili, facendo
balenare l'idea di stare dalla parte degli utenti, quando nella
realtà, e questo è provato, è sempre stato dall'altra parte,
dalla parte dei privati che si sono impadroniti dell'acqua dei
sezzesi, portati qui da comunisti e socialisti. Quando noi
facevamo le battaglie contro la Dondi, lui, con il suo partito,
la difendeva. Quello che oggi spaccia per novità alla stampa
locale, turlupinandola, non è altro che la rielaborazione
artificiosa ed interessata dei nostri documenti. Documenti che
venivano sistematicamente e volutamente ignorati. Se fossero
stati tenuti in considerazione, i cittadini di Sezze non
sarebbero stati sottoposti al pagamento di bollette esagerate
nel corso di tutti questi anni.
Caro
sindaco Pinocchio, ma quale class action! La verità è che
l'ingiusto esborso di denaro dalle tasche dei sezzesi
l'avete provocato voi, insieme ai vostri compagni di
percorso che ora si
riciclano altrove con grande faccia tosta. La stessa che avete
voi facendo certe dichiarazioni. E se oggi il TAR interviene, lo
fa sposando la ragioni dell’UPICA, cioè quelle che noi
sostenevamo, e non certo quelle del Comune, che non si era
opposto agli aumenti. Anzi, li sosteneva. E siccome le prese in
giro non ci piacciono, la sfidiamo ad un confronto pubblico con
noi, così la gente potrà valutare chi dice la verità.
Nando
Cappelletti, da ostacolo a faro
19
aprile
2010
Non
è nostra intenzione fare polemica, ma riteniamo opportuno
intervenire nel merito delle dichiarazioni del consigliere
provinciale Silvano Spagnoli, PDL, che
in un intervento fatto nel corso dell'assemblea tenuta a
Sabaudia dai referenti del neo consigliere regionale Di Giorgi,
ha voluto ricordare la figura di Nando Cappelletti. Ha fatto
bene Spagnoli ad indicarlo come "faro della destra sociale
del capoluogo". Occorre però fare degli appunti. Che Nando
sia stato un esempio per tanti che hanno militato e militano a
destra è vero. Come è altrettanto vero che sia stato
ostracizzato e tenuto ai margini da molti, non ci riferiamo a
Silvano Spagnoli, che oggi si riempiono la bocca in suo nome.
Intendiamo ricordare, a chi dimostra volutamente corta memoria,
che Nando Cappelletti, con estrema coerenza, decise di prendere
nettamente le distanze da coloro che a Latina, mettendo da parte
valori ed ideali, hanno utilizzato il successo politico per fini
personali a discapito della città. Per questo motivo organizzò,
in occasione delle ultime elezioni comunali, una propria lista,
Latina Sociale, candidandosi a sindaco, alternativa a quelle che
sostenevano Zaccheo e fortemente critica nei confronti suoi e
della gestione "palazzinara" del capoluogo. Nessuno di
coloro che adesso, in più occasioni, ricordano Cappelletti,
additandolo ad esempio, lo appoggiò.
La
lista raccolse meno dell' 1%. Il "faro" brillò di
sola luce propria. Le menti oggi "illuminate",
rimasero a brancolare nel buio. Perché non lo votarono pur
conoscendo le sue tante qualità, riconosciute solo oggi? Noi di
Movimento Libero abbiamo avuto il piacere e l'onore di
collaborare con Nando. Nella stessa occasione, nel comune di
Sezze, abbiamo presentato una lista gemella, Iniziativa Sociale.
I loghi delle due liste furono ideati da Cappelletti,
validissimo grafico: a distinguerli erano soltanto i rispettivi
simboli municipali, nel suo la torre civica di Latina, nel
nostro il leone di Sezze. La collaborazione è continuata fino
alla fine, tanto che è stato lo stesso Nando, qualche mese
prima di morire, a disegnare l'attuale simbolo di Movimento
Libero Iniziativa Sociale. Con lui abbiamo condiviso una
medesima visione della politica, con lui ci siamo ritrovati in
una forte critica nei confronti di quella classe dirigente,
personificata da Vincenzo Zaccheo,
che ha fatto terra bruciata dei valori di riferimento e
dell'arrivismo e del tornaconto l'unico scopo di vita. Potremmo
ricordare anche episodi particolari, testimone oculare qualche
ex consigliere comunale vicino all'ex sindaco Zaccheo, come
Cesare Bruni, che hanno visto Nando Cappelletti apostrofato
pesantemente per strada da quello che all'epoca avrebbe dovuto
essere il primo cittadino. Preferiamo sorvolare. Però, che si
continui a farsi grandi utilizzando il buon nome di chi ha fatto
militanza politica credendo nelle idee ed elaborandone con
intelligenza, quando in realtà, vivo l'uomo, si è fatto di
tutto per tenerlo ai margini, sa tanto di ipocrisia. Noi di
Movimento Libero, insieme a Nando, abbiamo in qualche modo
anticipato i tempi, analizzato per tempo la realtà della destra
a Latina ed in provincia e per tempo ci siamo differenziati.
Quanto accade oggi lo avevamo previsto, ben conoscendo Zaccheo e
quelli come lui. Eravamo ben coscienti che qualcosa di positivo
avrebbe potuto accadere solo prescindendo da coloro che hanno
gestito la destra in questi ultimi anni. Siamo sicuri che il
capitombolo di Vincenzo Zaccheo avrebbe fatto contento Nando, il
quale, non amando gli ipocriti, avrebbe mandato a quel paese chi
solo oggi lo incensa.
Zaccheo,
Ventotene e Sezze
16
aprile
2010
Le
dimissioni trasversali di 22 consiglieri comunali a Latina hanno
determinato la caduta del sindaco Vincenzo Zaccheo, al centro
delle note polemiche di questi giorni, legate non solo allo
scoop di Striscia la Notizia, ma anche e soprattutto ai rapporti
con il collega di partito Claudio Fazzone. Probabilmente se
avesse avuto la dignità di dimettersi, l'ex primo cittadino
avrebbe fatto miglior figura. Ora non ci interessa ritornare
sulle frasi relative alle figlie e agli appalti da non assegnare
a Fazzone, ma porre in rilievo qualcosa di diverso. Movimento
Libero tenta di porre l'attenzione su quella parte del colloquio
confidenziale con la neo presidente della Regione Lazio Renata
Polverini, nella quale Zaccheo, piuttosto che parlare delle
migliaia di consensi ricevuti
in provincia
di Latina, si sofferma sui "57 voti e non uno di meno"
da lui personalmente raccolti a Ventotene per l'ex sindacalista
UGL. Un impegno sottolineato anche dall'invito del sindaco
dell'isola a recarsi lì : " ti aspetta".
Stranamente
quella di Ventotene non è una giunta di centrodestra ed il
sindaco Giuseppe Assenso ha appena nominato tra gli assessori
Floriana Giancotti, neo consigliere, ma soprattutto parente
acquisita di Fortunato Lazzaro, primo dei non eletti nella lista
DS al comune di Latina ed in seguito nominato, inspiegabilmente,
consulente di fiducia dell'allora sindaco Vincenzo Zaccheo alla
sanità. Si tratta di un territorio, quello isolano,
trasversalmente frequentato anche da autorevoli esponenti del
PD, che hanno ricoperto e ricoprono tuttora
incarichi politici nella Regione Lazio, al vertice di
qualche azienda. Sono personaggi
che stranamente si possono incontrare, insieme, pur militando
nelle due ammiraglie della politica teoricamente contrapposte,
altrove. Ad esempio a Sezze, un tempo roccaforte del PCI ed
ancora oggi uno dei bastioni dove il centrosinistra comunque
continua a reggere tra alti e bassi.
Qui
può capitare di vedere un senatore del PDL, editore di
quotidiani locali, con il
presidente di quella azienda regionale, in forza PD. Può
capitare anche che quest'ultimo incontri, sempre a Sezze,
Vincenzo Zaccheo. Ma Sezze è anche la città dell'onorevole
democratica Sesa Amici, quella dell'interrogazione incentrata
sulla casa a Roma, in prossimità di Piazza di Spagna, oggetto
anche questa dell'interesse di Striscia, all'epoca di proprietà
ASI (ente vicino ad AN di cui era segretario amministrativo il
fratello di Zaccheo), acquistato da una delle figlie dell'ex
sindaco di Latina. Una interrogazione che non si sa dove sia
andata a parare. Quello che è dato sapere è che la sorella
della Amici, Carla, sindaco PD di Roccagorga, è stata nominata
alla dirigenza di una municipalizzata di Terracina. E chi è il
sindaco di Terracina?
Si
chiama Stefano Nardi, è del PDL, ma anche cognato di Vincenzo
Zaccheo, in quanto fratello della moglie. Si tratta di una serie
di rapporti trasversali tutti da decifrare. Ed è questo il
quadro generale riferito ad una parte soltanto di questo
trasversalismo.
Fatto
sta, che certi consensi "drogati" di questi ultimi
anni in terra pontina, ormai elettoralmente statica da quasi due
decenni, sono senza dubbio imputabili ad un sistema, non solo di
potere, che ha soffocato tutto e tutti. E' come una piovra che
capillarmente ha coperto con i propri tentacoli tutto il
territorio. In questa situazione sopravvivono, e bene, i
politici, di centrodestra e di centrosinistra, particolarmente
attenti a non farsi del male, salvo in qualche occasione
recitare a soggetto. Di una cosa però, Movimento Libero è
convinto: quello che non accade in 50 anni può accadere in una
notte. Sicuramente con quello che è successo ora a Latina noi
non c'entriamo, ma un merito sicuramente l'abbiamo. Siamo stati
gli unici, quando il vento soffiava solo a favore di Zaccheo e
guai ad opporsi a
lui, a prendere radicalmente le distanze dai suoi metodi. Ora
sappiamo che in tanti, in forza anche del nostro impegno, si
stanno ritrovando sulla nostra lunghezza d'onda. E' un punto
d'orgoglio e di partenza.
Zaccheo
sbugiardato da Striscia
15
aprile
2010
Una
vergogna a livello nazionale: non possiamo definire diversamente
la figura fatta dal sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo,
AN ora PDL, ripreso dalle telecamere di Striscia la Notizia a
microfoni accesi, mentre si congratula con Renata Polverini per
la vittoria alle regionali del Lazio. " Non ti dimenticare
delle mie figlie!", esordisce Zaccheo. E la Polverini
replica: "ma stai a scherzà? Poi domani mi facevo il
calendario, mi faccio un giro ...".
Continua
il sindaco di Latina: "e soprattutto non appaltare più a
Fazzone!". E la Polverini: "no, no, stai
tranquillo". Il tutto dopo avere dichiarato alla neo
presidente il suo apporto determinante per la sua affermazione:
"sò andato a Ventotene a prendere 57 voti per te, non uno
di meno ... Il sindaco di Ventotene ti aspetta!". Adesso, a
parte il fatto che il sindaco di Ventotene, di recente nomina,
non è di centrodestra e l'isola pontina è uno dei pochi comuni
provinciali dove Emma Bonino ha superato la Polverini; a parte
il fatto che qui è diventato consigliere comunale e a quanto
pare delegata alla cultura ed al turismo Floriana Giancotti, ex
preside di un Liceo scientifico a Latina e nota militante di
sinistra, parente acquisita di Fortunato Lazzaro, primo dei non
eletti nella lista PD del capoluogo e nonostante questo
consulente alla sanità del primo cittadino; a parte tutto
questo, che lascerebbe presagire delle articolate trasversalità
difficilmente comprensibili ma tutte da scoprire, Latina
continua ad interessare le cronache scandalistiche per la
vocazione dei propri rappresentanti politici a tutelare la
propria prole. Non sono lontani i tempi del famoso ex senatore
Riccardo Pedrizzi, AN pure lui, ricordato ormai esclusivamente
per come ha saputo ben posizionare i propri
"gioielli", quando ecco arrivare perfino il
buon Vincenzo, da sempre particolarmente attento all'etica nella
politica. " Non ti dimenticare delle mie figlie" e la
Polverini gli appoggia la mano sulla spalla! Chi si sarebbe
aspettato un sindaco come Zaccheo, ormai al secondo mandato,
deputato al parlamento per tre legislature, ex consigliere
regionale e comunale, correre dalla neo presidente per
raccomandarle le sorti della sua città e dell'intero territorio
provinciale, facendo pesare l'apporto determinante alla sua
affermazione, è rimasto deluso. Non certo noi che ben
conosciamo il valore dell'uomo e che fin dall'inizio siamo stati
disillusi dalla candidatura di Renata Polverini, la quale, anche
lei pescata con le mani nella marmellata da Striscia, non ha
certamente mostrato maggiore dignità, facendo capire
chiaramente di quale pasta sia fatta: la stessa dei politici che
l'hanno candidata. Zaccheo non si è fermato qui, alle sue
figlie, è andato oltre, nel tentativo di minare il suo alter
ego provinciale, cioè il senatore del PDL Claudio Fazzone, neo
consigliere regionale, il quale se non altro i suoi 29.000 voti
a Renata glieli ha portati. "Non appaltare più a Fazzone",
è la frase registrata dai microfoni di Striscia all'indirizzo
della Polverini. Zaccheo quindi, oltre a preoccuparsi delle due
figlie si preoccupa anche del factotum provinciale del PDL,
quello di Fondi, quello dei balbettii ad Anno Zero. E la
Polverini non trova di meglio che rispondere: "no, no, stai
tranquillo". Ci viene da chiederci quale siano mai le
procedure degli appalti nella Regione Lazio. Se questi vengano
assegnati ai politici piuttosto che alle imprese. Perché,
stando al colloquio, così sembrerebbe. E' un quadro generale
veramente squallido e desolante. Questi sono i rappresentanti
politici per cui sono stati chiamati recentemente alle urne gli
elettori della Regione Lazio e della Provincia di Latina. Se il
40% della popolazione le
ha disertate evidentemente aveva già capito con chi aveva a che
fare. Il restante 60% deve ora prenderne coscienza. Siamo
davanti ad una classe politica priva di scrupoli ed attenta
esclusivamente ai propri interessi ed ai propri comodi, una
casta privilegiata che considera il resto della popolazione alla
stregua di servi della gleba, da spremere con tributi
indispensabili a mantenere i privilegi loro e delle loro
famiglie.
A
questo punto, dopo lo scandalo, soprattutto per ridare alle
Istituzioni coinvolte un minimo di dignità, Vincenzo Zaccheo
deve rassegnare le dimissioni e Renata Polverini, dopo questa
pessima figura che le ha fatto perdere la faccia guadagnata in
tanti anni di impegno sindacale, deve prendere degli impegni
pubblici in particolare con i cittadini della provincia di
Latina, che non siano le vuote promesse elettorali. Come intende
risolvere le questioni legate alla crisi del lavoro, a quella
dell'agricoltura e dell'industria, ai problemi delle
infrastrutture, in particolare alla sicurezza stradale, alle
emergenze del territorio, alla questione criminalità e mafie,
ai servizi sociali ed alla sanità? E soprattutto chieda scusa
pubblicamente agli amministrati prendendo chiaramente le
distanze dai politici come Zaccheo e dai suoi tirapiedi.
Al
direttore di Latina Oggi, per l'avv. Ezio Lucchetti
10
aprile
2010
Abbiamo
letto, su Latina Oggi di venerdì 9 Aprile, a pagina 26, un
intervento dell'avvocato Ezio Lucchetti, ex presidente della
Camera di Commercio di Latina, sulla rappresentazione della
Passione di Cristo a Sezze. Lucchetti, un sezzese che ha dato
lustro alla nostra città pur stando a Latina, ancora legato in
modo particolare al suo paese di origine ed alle sue tradizioni,
ha fatto diverse sottolineature interessanti. In primo luogo si
è chiesto perché non sia stato utilizzato, per il dramma del
Venerdì Santo, "il teatro all'aperto a suo tempo costruito
proprio perché ospitasse la sacra rappresentazione". Si
riferisce, chiaramente, all'Anfiteatro di Via Piagge Marine. Lo
spieghiamo noi, all'avvocato Lucchetti, il perché.
Probabilmente egli non ha avuto occasione di visitarlo
recentemente.
Altrimenti
saprebbe che non esiste più. Caro avvocato, purtroppo quel
fiore all'occhiello che era il nostro Anfiteatro è stato raso
al suolo dalle ruspe. Quella magnifica opera architettonica
perfettamente inserita nel contesto ambientale, realizzata
dall'architetto Piacentini, utilizzata in numerosissime
occasioni per decenni, invidiata da tutta Italia per le sue
caratteristiche acustiche che ne fecero uno dei migliori teatri
all'aperto, unico forse insieme all'Arena di Verona, è stata
abbattuta per fare posto ad un vero e proprio ecomostro. Una
colata di cemento che ha devastato l'ambiente, che sta costando
milioni di euro ed ancora ne costerà, inutile e deleteria,
realizzata sotto gli occhi disattenti delle autorità
competenti. Un altro pezzo di Sezze che scompare senza che
intervenga chi dovrebbe farlo.
La
vogliamo informare, caro avvocato, che chi le sta scrivendo si
è interessato a tutti i livelli della vicenda, scontrandosi
sempre contro un muro di omertà. Pensi che perfino Striscia la
notizia, cui ci siamo rivolti con dossier e documentazione
fotografica, ha evitato di intervenire. E' una situazione che ci
preoccupa profondamente, mentre non ci stupisce il fatto che la
città di Sezze dimentichi un personaggio come l'avvocato
Filiberto Gigli, creatore della manifestazione. Anche lei saprà,
senz'altro, che Sezze è ingrata con i propri figli, soprattutto
se di valore. Pensi che l'auditorium inaugurato da qualche anno
dopo decenni di lavori, è stato intitolato a Mario Costa, uno
che con Sezze c'entra come i cavoli a merenda, dimenticando,
tanto per fare un solo esempio, un regista dello spessore di
Gino Millozza. Intanto ci si accinge ad intitolare una serie di
vie ai grandi musicisti, naturalmente tutti non sezzesi. Il
tutto senza concedere il giusto riconoscimento ai figli
meritevoli di questa terra.
Ha
vinto il non voto
30
marzo
2010
Questi
o quelli per noi pari sono. Si chiamino Emma Bonino o Renata
Polverini, non cambia niente. Quella parte sempre più in
decrescita di elettori che ha deciso di continuare a porre la
scheda nell'urna, ha ottenuto solo due risultati: perpetuare gli
assetti ed il sistema di potere consolidato negli anni e
garantire ai neo consiglieri regionali una pensione già al
termine della prima legislatura, cioè dopo soli 5 anni. Il dato
più importante, quello che risulta veramente determinante e che
può far sperare in un futuro diverso e migliore è quello
riferito al fortissimo astensionismo, per la prima volta molto
alto in Italia. Un astensionismo al quale vanno ad aggiungersi
tantissime schede bianche ed altrettante annullate nell'urna.
Siamo, a livello nazionale, nell'ordine del 36 % solo di
astenuti. La classifica registra in testa il Lazio, che vede
scendere la "partecipazione" al 60,89 %. In provincia
di Latina 38 elettori su cento hanno manifestato in tal modo il
loro disprezzo per l'attuale politica. Nel comune di Sezze, dove
una volta l'altissima affluenza alle urne era garantita dal
partito-padrone PCI, il 40 % degli elettori ha disertato i
seggi, mentre più del 6 % ha posto nell'urna una scheda in
bianco o l'ha annullata. Siamo quindi a cifre che vanno verso il
50 %, parliamo di circa la metà dell'elettorato.
E'
questa la grande novità della tornata elettorale. Forse per la
prima volta il popolo manda un chiaro segnale a chi si è
impadronito della politica e del potere: non ci rappresentate più,
anzi non ci avete mai rappresentato, non esiste centrodestra e
non esiste centrosinistra, non esistono schieramenti
contrapposti, siete tutti uguali e rappresentate e difendete
esclusivamente i vostri interessi personali e quelli delle
vostre cricche. Un dato evidenziato ancor di più se si
considerano anche quei voti confluiti in liste alternative,
quale quella che fa riferimento a Beppe Grillo, a diverse liste
civiche o a partiti antisistema di estrema destra o di estrema
sinistra. Le percentuali riferite ai grandi partiti nazionali
come il PDL o il PD andrebbero quindi fortemente ridimensionate,
in quanto da riferire alla percentuale residua dei votanti, che
ruota intorno al 50 %. Chi oggi si riempie la bocca spacciandosi
come espressione della "volontà popolare", farebbe
bene a tenere presente che quel 50 % ottenuto è in realtà il
25 % circa dell'intero corpo elettorale. Chi andrà a governare
le diverse regioni lo farà andando a rappresentare un quarto
dell'elettorato, un quarto nella stragrande maggioranza composto
e manovrato da gruppi di pressione e di interesse, se non da
potentati economici legati a questa o quella consorteria.
Naturalmente il tutto viene reso possibile da un sistema di
leggi elettorali truffaldine, che garantiscono ai signori della
politica la sopravvivenza.
Il
fatto che in tantissimi, come noi di Movimento Libero, abbiano
preso atto e coscienza della drammatica situazione che
attraversa il nostro paese, manifestando questa presa di
coscienza con il non voto, nel tentativo di lanciare un
messaggio forte, deve avere un seguito. Non ci attendiamo che
qualcuno di lorsignori lo raccolga. Deve essere proprio il
popolo, la cosiddetta gente, a cominciare a trovare forme di
organizzazione, che superino i partiti e vadano oltre gli
schieramenti, per dare voce ad un cambiamento quanto mai
necessario per superare la crisi della rappresentatività
"democratica".
Strade
di sangue e Regione Lazio
26
marzo
2010
Che
Francesco Storace, ex presidente della Regione Lazio, non abbia
avuto niente da ridire, nel corso della conferenza sulla
sicurezza stradale tenuta nel liceo G. B. Grassi di Latina, al
presidente Astral Giovan Battista Giorgi , non stupisce.
D'altronde il carrozzone presieduto dall'esponente pontino del
PD è stato messo su proprio da lui, Storacker. Il doppione
dell'Anas è stato riempito di amici, di amici degli amici, di
figli degli amici, di figli degli amici degli amici, di nipoti,
di fratelli, ecc. ecc. Tutte persone, senza ombra di dubbio,
particolarmente ferrate in materia. La sinistra lo criticò
pesantemente per la gestione clientelare. Salvo poi, con la
presidenza Marrazzo, gonfiarlo a propria volta. Naturalmente con
persone altrettanto competenti, se non di più. Così agli amici
di Storace andarono ad aggiungersi gli amici di Piero. Non
quelli che frequentava altrove. Che cosa potrebbero
rinfacciarsi, dunque, Giorgi e Storace? Così quest'ultimo, a
fronte delle morti quotidiane sulle strade laziali ed in
particolare su quelle pontine, non ha trovato di meglio che
lamentarsi dei cartelloni pubblicitari delle auto ad alta
velocità. Secondo lui è questa la causa di tutti i mali della
viabilità: eliminate le pubblicità, risolto il problema.
Un
colpo di genio. L'altro male? Le inaugurazioni in periodo
preelettorale, cioè quelle in cui lui stesso era maestro negli
anni della presidenza. Naturalmente Giorgi gongola. Perché in
tanti, a cominciare da Francesco Storace, se ne vedono bene
dall'intervenire, non potendolo fare per i noti scheletri
nell'armadio, sulla vicenda della gestione nepotistica dell'Astral.
Un'azienda che di tutto si è occupata, meno che della sicurezza
stradale, stando ai numeri relativi ai numerosissimi e
gravissimi sinistri. Tutto quello che è riferito ai problemi
della viabilità passa in secondo piano, nel nome di una
gestione che deve garantire, per l'una o per l'altra parte
politica, clientele e quindi rientri elettorali. Ci stupisce il
fatto che quando si parla di alta incidentalità non si facciano
i nomi ed i cognomi dei veri responsabili di una situazione che
costa tantissimo in vite umane e sangue versato. Perché quando
ci si riferisce ai numeri delle vittime non venga chiamato in
causa, ad esempio, il presidente Astral. Se questa azienda deve
garantire la sicurezza e la sicurezza non viene garantita, a chi
addossarne le responsabilità? Stando alle cifre diffuse a scopi
propagandistici, in questa regione vengono investiti milioni e
milioni di euro per le strade. Ma se le vie del Lazio, come la
Flacca, la Pontina, la Nettunense, la Cassia, il Raccordo
Anulare, sono le più pericolose d'Italia, se non d'Europa,
questi soldi come vengono spesi? Se continuano ad essere
eccessivamente insicure, non sarebbe il caso di porsi la
questione relativa alle capacità tecniche di chi deve
intervenire ed alle capacità gestionali? Invece nessuno parla e
gli esponenti degli schieramenti fintamente contrapposti
continuano a coprirsi a vicenda, con buona pace delle tante
vittime della strada. Così possono continuare
a presenziare, senza vergogna, le inaugurazioni di cui
sopra, strategicamente organizzate, più che in occasione delle
tornate elettorali, in orari prossimi a quello del pranzo.
Noi
non votiamo
22
marzo
2010
Non
voteremo. E' una decisione che abbiamo maturato nel tempo. Ed é
fortemente motivata. Ci asterremo dal recarci alle urne, in
sintonia, riteniamo, con tanti italiani, stomacati dalla
politica attuale. Saremo in tanti, di destra e di sinistra, a
non concedere legittimità a chi, facendo credere di voler
rappresentare gli interessi dei cittadini, approfitta invece
delle proprie cariche per fini meramente personali, che niente
hanno a che vedere con la gestione della res publica.
Vedi le loro facce campeggiare dai muri delle nostre città.
Sono tutti sorridenti e lanciano slogan accattivanti. Di loro ci
si può fidare, sono con noi, insieme a noi, pensano al nostro
futuro... Nessuno che dica la verità. Una grande presa per i
fondelli. Vorremmo che finalmente qualcuno avesse almeno il buon
senso di dire come stanno veramente le cose: "aiutatemi a
farmi gli affari miei". L'unico segnale importante che può
arrivare ai rappresentanti di questa repubblica delle banane
resta solo il non voto. Se saranno sommersi, come ci auguriamo,
da una valanga di astensioni, inizieranno a capire che c'è un
solco profondo tra loro ed il popolo. Che non ci rappresentano
più, anzi non ci hanno mai rappresentato. E tantomeno
rappresentano dei sistemi di valori, siano essi di destra o di
sinistra. Il PDL ed il PD meno la elle, sono dei gruppi di
interessi, nemmeno tanto contrapposti. Si legittimano a vicenda,
rappresentando le facce di una stessa medaglia. Si coprono a
vicenda, salvo alzare i toni di un finto dibattito in occasione
dell'appuntamento elettorale. Ma in fondo di cosa parlano? Di
piazze che non riempiono, di magistrati, di intercettazioni, di
mignotte, di travestiti e di cocaina. Ben lontani sono i temi
della disoccupazione, del lavoro, della crisi economica, delle
piccole e medie imprese che chiudono, delle attività
commerciali al collasso, di chi è senza casa, di chi non riesce
a mettere insieme il pranzo con la cena, della sicurezza del
cittadino, dei servizi che fanno schifo, della sanità alla
deriva, della violenza delle nostre strade, dei giovani senza
sbocchi, della scuola che non funziona, della burocrazia che
paralizza il cittadino, del divario che si è nuovamente creato
tra le classi sociali, dei sempre più ricchi, pochi, e dei
poveri che aumentano, delle periferie degradate delle nostre
città, delle mafie, della droga, di un domani che appare sempre
più nero, di chi si suicida perché non ha più prospettive, di
chi sale sui tetti perché la sua fabbrica chiude, di chi non ha
nemmeno un tetto su cui salire, delle tasse che ci strangolano,
dell'acqua che viene fatta pagare come oro, di una Italia in cui
viene privatizzato tutto. Discorsi qualunquistici e da
comunisti? No, sono i temi che abbiamo sempre affrontato da
destra e non certo da ieri. Sono i temi estranei ad una classe
politica attenta esclusivamente a garantirsi le poltrone per
poter continuare a gestire a proprio piacimento la cosa pubblica
e le pubbliche risorse. Ne sono testimonianza le tante inchieste
di questi ultimi mesi e di questi ultimi giorni. Tangentopoli
non è mai finita, la corruzione continua a governare il paese
ed in questa corruzione galleggiano i vari Berlusconi, Bersani,
Bossi, Fini, D'Alema, Prodi, Veltroni, Rutelli, Alemanno. I cui
figli non vivono certamente le drammatiche situazioni da
Movimento Libero Iniziativa Sociale elencate. Ne siamo certi:
nessuno di loro merita il voto. E l'astensionismo attivo
può essere un primo passo per il cambiamento.
Politici
all'Anno Zero
18
marzo
2010
In
tempi di par condicio ci viene da rimpiangere quelli della
condizione evidentemente impari. Impari in particolare per chi
militava a destra. Perché che ci sia sempre stata in Italia una
informazione più o meno pilotata a sinistra e dalla sinistra,
è un dato di fatto incontrovertibile. Eppure non ci siamo mai
lamentati, nemmeno quando nelle scuole, nelle università, nei
luoghi di lavoro, nelle piazze, in qualsiasi tipo di assemblea,
si sarebbe preferito non far sentire la nostra voce.
Probabilmente eravamo minoranza, ma sicuramente sapevamo tenere
testa, anche in situazioni difficili ed al limite del rischio
della incolumità fisica, ad una maggioranza omologata, che
preferiva il pensiero unico. Tutti sanno, perché è storia dei
nostri tempi, come fossero lottizzati i canali televisivi.
Eppure chi non ricorda Giorgio Almirante tenere testa ad un
intero "arco costituzionale", fatto di una miriade di
partiti e partitini la cui unica speranza era quella di farci
tacere? E dall'altra parte non è che mancassero interlocutori
di forte spessore, come Enrico Berlinguer.
Una
situazione che veniva rispecchiata, in piccolo, nelle diverse
realtà territoriali, dove partiti e movimenti facevano
politica, quella con la P maiuscola, affrontandosi sulle diverse
problematiche con un grado di preparazione palesemente alto
rispetto allo squallore attuale. Oggi si rifiuta il confronto
perché non c'è più politica. Così, piuttosto che intervenire
nei più importanti talk show, si preferisce farli sparire dallo
schermo. E non è che i vari Santoro o Floris, pur non
simpatizzando con l'attuale maggioranza, abbiano evitato di
invitare nelle loro trasmissioni, puntualmente, i rappresentanti
del centrodestra. Il dubbio che sorge allora, è che questi
politici siano a corto di argomentazioni e che non abbiano le
capacità politiche ed intellettuali per tenere un dibattito.
Oppure, molto più semplicemente, hanno timore degli argomenti
scottanti e per evitare il confronto fanno sospendere, ex
abrupto, per tutto il periodo elettorale, le trasmissioni
incriminate. Veramente siamo all'anno zero. Veramente manca una
classe politica all'altezza.
Veramente
la politica è soltanto prepotenza: l'avversario me lo scelgo io
ed io scelgo pure gli argomenti da affrontare. Diversamente non
se ne fa niente. Questo è servito a farci capire perché quelli
che oggi occupano i telegiornali con il loro volto per recitare
frasi fatte su polemiche sterili e senza confronto, negli anni
passati, quando si rischiava la pelle, erano puntualmente
assenti da qualsiasi situazione calda. Si tratta evidentemente
di codardi che hanno soltanto saputo fiutare il vento, ma sempre
codardi restano. A sinistra non è che tiri un vento migliore,
come classe politica dirigente. Qui a dettare i tempi sono i
giornalisti, si chiamino essi Santoro, Floris, Scalfari o
Travaglio. Campioni di questa situazione italiana sono le due
candidate alla presidenza della Regione Lazio: Emma Bonino,
rappresentante delle sinistre, ma nota ultrà liberista anti
articolo 18 e Renata Polverini, rappresentante della destra, ma
più vicina ad una sinistra radical chic.
Antenna
da delocalizzare
15
marzo
2010
La
"questione telefonia" resta tuttora aperta.
L'assessore del Comune di Sezze Pietro Bernabei non può pensare
di averla chiusa con delle risposte evasive ad un interlocutore
di comodo, scelto tra i tanti che siedono in consiglio. Come lui
ben sa, l'attivazione ed il posizionamento di quell'antenna,
posta dall’ amministrazione in pieno centro abitato, sul
Palazzo comunale di Piazza De Magistris, rappresenta una
evidente forzatura della normativa vigente, che è molto
restrittiva e mira in particolare alla salvaguardia della salute
dei cittadini. L'assessore deve innanzitutto rispondere ad un
primo, essenziale quesito, postogli da tempo e rimasto inevaso:
il Comune si è dotato di un piano antenne? Perché è questo
l'atto fondamentale che va a disciplinare il settore nell'ambito
del territorio amministrato. Si tratta di un piano propedeutico
alla installazione degli impianti, in mancanza del quale la
speculazione delle diverse compagnie interessate la fa
inevitabilmente da padrone. Ecco allora spiegato perché,
piuttosto che chiarire quelle che sono le legittime perplessità
dei residenti, si replica dicendo che il Comune intascherà
20.000 euro. Movimento Libero, interpretando la volontà di
numerosi residenti del centro, preoccupati per quella spada di
Damocle sulle loro teste, è ben altro che intende ottenere da
Bernabei. Torniamo a chiederglielo per l'ennesima volta:
l'assessore deve fornire pubblicamente e non tramite artificiose
risposte a consiglieri compiacenti, tutta la documentazione
riferita all'antenna telefonica. Una volta per tutte. Siccome è
stata posizionata in pieno centro storico, Bernabei deve
spiegare alla cittadinanza se esiste un nulla osta rilasciato
dalla Sovrintendenza ai beni archeologici ed ambientali,
esistendo nell'area rigidi vincoli. Deve essere reso pubblico il
relativo progetto, obbligatoriamente da depositare presso
l'ufficio tecnico, rendere pubblico l'intero iter,
corredato di tutta la relativa certificazione, a
cominciare dagli indispensabili controlli di staticità, per un
impianto di notevoli dimensioni, collocato in zona densamente
abitata e frequentata anche per la presenza di uffici. Per
quanto riguarda l'aspetto evidentemente più importante, ci
riferiamo alla salute pubblica, l'assessore dovrebbe ben sapere
che gli impianti vanno posizionati in aree
lontane da zone popolose. E che è ormai noto che perfino
le certificazioni Arpa, laddove esistono, sono ritenute
insufficienti, in quanto gli effetti riferiti alla nocività dei
campi elettromagnetici sono tuttora vaghi, in quanto le
conseguenze negative vanno valutate nel tempo. E Movimento
Libero si augura che tale sperimentazione non venga fatta sulla
pelle dei sezzesi, trattati come cavie. L'assessore Pietro
Bernabei è proprio convinto che fosse indispensabile, per
ventimila miseri euro ( quando il Comune di Sezze rifornisce
gratuitamente gli amministratori di telefonini, note book e
spende circa 250.000 euro solo per le relative ricariche
telefoniche, nell'arco di una legislatura), posizionare sul
Palazzo comunale, forse caso unico in Italia, un impianto di tal
fatta? Ma veramente pensa di cavarsela con una replica evasiva e
di comodo, quando la telefonia è nell'occhio del ciclone in
Italia per le note vicende scandalistiche e quando ne va della
salute dei cittadini? Quell'antenna, caro assessore, va
delocalizzata!
Venditori
di fumo
10
marzo
2010
Se
qualcuno tra gli amministratori che si sono succeduti nel
consiglio comunale di Sezze negli ultimi 25 anni non era e non
è a conoscenza delle problematiche riferite all'area
cimiteriale del "Puzziglio", quella che insiste su Via
Bassiano, interessata dall'edificazione di "nuovi"
manufatti, si alzi in piedi. Si tratta di una questione che
alcuni tra i dirigenti di Movimento Libero Iniziativa Sociale
hanno sollevato, anche tramite interrogazioni parlamentari degli
onorevoli Giulio Maceratini ed Evelina Alberti, alla fine degli
anni 80 con l'MSI. Questione puntualmente risollevata nel corso
degli anni, con le diverse amministrazioni, anche di diverso
colore, succedutesi al governo della città. L'ultima nostra
campagna risale al 2006, sindaco Lidano Zarra. Nel corso di
tutti questi anni abbiamo avanzato diverse proposte affinché
venisse evitato un esborso di denaro da parte dei cittadini, per
cappelle e loculi edificati sull'acqua. Rammentiamo a tutti
coloro che dimostrano cortissima memoria che il nostro impegno
è stato anche di carattere ambientale e paesaggistico, per
evitare, in un cimitero monumentale come quello di Sezze, il
disboscamento di piante e di vegetazione spontanea, in
particolare querce, plurisecolari. Ed a tal fine indicammo aree
idonee, posizionate nell'area opposta. Perfino il commissario
prefettizio Leopoldo Falco fu costretto da noi a prendere
posizione nel merito. Si tratta di una questione che abbiamo da
sempre affrontato nell'interesse dei cittadini, quell'interesse
che tanti si mettono e si sono messi sotto i piedi. Com'è oggi
possibile vendere come argomento attuale una situazione che si
sta trascinando da decenni e far passare per imprevista, e ci
riferiamo alle inevitabili infiltrazioni di acqua, una
problematica ben nota a tutti gli amministratori ed a tutti i
tecnici che si sono susseguiti nel tempo? I responsabili del
misfatto ed il consigliere comunale Ernesto Di Pastina, che solo
oggi ne parla pur essendo stato in amministrazione nel corso di
questi anni, perché non hanno fatto niente per evitarlo? Perché
hanno fatto orecchie da mercante per decenni alle nostre
insistenti puntualizzazioni? Questi signori non si sentono
responsabili per aver fatto esporre finanziariamente tantissimi
cittadini in una operazione che definire spregiudicata è poco?
Neanche Totò, che pure ha venduto Fontana di Trevi in un suo
celebre film, sarebbe riuscito a vendere dei loculi cimiteriali
sull'acqua. In questo, non possiamo negarlo, sono dei maestri.
L'unica cosa certa in tutta questa vicenda è che in quell'area,
dove testardamente si è insistito per edificare cappelle e
loculi, c'è una falda acquifera. Ora, come si intende ovviare a
questa situazione irrisolta da almeno 25 anni? Con inutili
espedienti che faranno solo lievitare i prezzi? I sopralluoghi
di cui si parla oggi, avrebbero dovuto essere fatti per tempo,
quando a chiederli eravamo noi 25 anni fa. Ora è come vendere
fumo.
Telefonia
mobile: a Sezze è silenzio
8
marzo
2010
Antenna
sul Palazzo Comunale di Sezze e relativo"Piano
antenne" comunale: resta tutto lettera morta. E' dal 7
Gennaio che Movimento Libero Iniziativa Sociale è intervenuto
per denunciare pubblicamente il posizionamento di una non meglio
specificata antenna in pieno centro storico, sul terrazzo di
Palazzo De Magistris, sede comunale, e per ottenere dal sindaco
Andrea Campoli tutte le delucidazioni del caso. Rammentiamo che
l'antenna è stata innalzata in quattro e quattr'otto, fra
Natale e Capodanno. Un blitz. A due mesi di distanza ancora non
arrivano riscontri. Poco interessati agli estemporanei e troppo
tardivi interventi, per non essere sospetti, di qualche
consigliere comunale, che piuttosto che affrontare seriamente la
questione al momento opportuno nelle sedi di sua competenza è
interessato solo ad
ottenere qualche titolo sul giornale, Movimento Libero
interviene nuovamente per rammentare al primo cittadino che è
suo dovere fornire tutte le risposte. Il sindaco sa, ed insieme
a lui tutti gli amministratori, che ogni nuova antenna deve
operare nel rispetto delle norme vigenti. Che esse vanno
razionalizzate per garantire in maniera certa, scientifica e
controllabile, la salute pubblica della cittadinanza e che a tal
fine va ridotto al minimo il numero degli impianti. Essi
soprattutto andrebbero posizionati in aree ben distanti da
centri abitati, tanto che in numerosi comuni è stata eseguita
una serie di rimozioni di antenne non autorizzate e posizionate
in punti popolosi, in cui l'afflusso dei cittadini era continuo
e duraturo nel tempo. Quella di cui stiamo discutendo si trova
in pieno centro abitato, sul palazzo comunale, su un terrazzo
che copre l'ufficio postale centrale, oltre agli uffici
anagrafici. La normativa italiana sulle emissioni
elettromagnetiche, in particolare quella sulle stazioni radio
base della telefonia, è molto severa. L'amministrazione
comunale di Sezze l'ha rispettata? Perché non vengono fornite
pubblicamente tutte le delucidazioni richieste da tempo da
Movimento Libero, inerenti il progetto, i controlli di staticità,
le relazioni Arpa, quelle sulla salubrità e non nocività degli
impianti? Perché non viene reso pubblico l'iter che ha condotto
alla sua installazione? Di quale gestore si tratta? In tempi
come questi, quando sono recentissime le notizie relative a
fondi neri nel campo della telefonia, è obbligatorio fornire il
massimo della trasparenza. E se qualche consigliere, riprendendo
le nostre denunce, ha parlato di antenna, perché non si
interviene anche per rendere noti i costi di telefonini e note
book regalati a tutti gli amministratori, altra questione da noi
sollevata ed in qualche modo collegabile all'argomento
telefonia? Il sindaco Andrea Campoli ha sorvolato su un'altra
questione fondamentale, in
merito alla quale è obbligato a rispondere ai cittadini:
il Comune da lui amministrato si è dotato di un Piano antenne
per la telefonia mobile? E' questo il solo strumento che può mettere ordine in un
settore nel quale fino ad oggi i gestori hanno fatto un pò
quello che vogliono. E' forse quello che è accaduto a Sezze?
Alla luce della normativa vigente, il Piano identifica i siti
sui quali è possibile collocare le antenne. Tali siti devono
avere caratteristiche fondamentali previste dalla legge. In
particolare le aree individuate per nuove installazioni devono
essere lontane da zone sensibili o ad alta densità abitativa.
Il contrario di quello che è avvenuto a Sezze, dove l'antenna
è stata posizionata direttamente sulle teste dei cittadini,
complice il silenzio connivente di tutti gli amministratori.
Perché?
Bari
!
6
marzo
2010
Definirlo
colpo di stato significherebbe dare anche un minimo di dignità
ad una classe politica che non la merita. Invece ci troviamo,
molto più semplicemente, di fronte a dei bari, imbroglioni.
Naturalmente ci stiamo riferendo al vergognoso decreto legge
salva liste, firmato dal presidente Giorgio Napolitano, che
praticamente rimette in corsa quelle di Roberto Formigoni in
Lombardia e di Renata Polverini nel Lazio, estromesse, con
motivazioni diverse, ma comunque sulla base di tutta una serie
di irregolarità ed illegalità rilevate dai giudici. Il PDL non
è stato in grado, per manifesta incapacità, di presentare le
liste secondo le modalità fissate per legge. Allora, a bocce
ferme, ha modificato le "regole del gioco", riaprendo
i termini per la presentazione delle stesse. Già da lunedì,
hanno fatto sapere i vertici del centrodestra, la documentazione
verrà depositata presso le sedi competenti.
Il
problema però, è che i termini sono scaduti da più di una
settimana e che evidentemente ci troviamo di fronte ad una vera
e propria truffa messa in atto per aggirare le leggi. Tutto
questo avviene con la complicità di un capo dello stato che ha
in tal modo manifestato quelle che sono le sue radici politiche.
Da buon comunista mai pentito, da quadro del PCI, partito
che in particolare nei diversi enti locali dal dopoguerra
in poi è stato maestro dell'imbroglio elettorale, si è
evidentemente rispecchiato in questi novelli imbroglioni. Sono
le due facce di una politica drogata, che nel nome della
democrazia se ne infischia di leggi e regole, stirandole ed
adattandole a seconda delle diverse occasioni a proprio
piacimento. Verrebbe da dire che il vituperato Iran del
Presidente Ahmadinejad è oro rispetto a questa repubblica delle
banane (e non ci riferiamo al frutto...). Che il Capo dello
Stato iraniano è un campione della libertà nei confronti dei
vari Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano e di quel Gianfranco
Fini che continua a blaterare di regole quando è tra i primi a
non farle rispettare. Non è la prima volta che, in Italia,
delle liste vengono escluse in una delle diverse competizioni
elettorali, sia locali che nazionali.
Che
sta significare questo? Che i partiti caduti sotto la mannaia
della legge fino ad oggi, hanno subito delle ingiuste
esclusioni? Che quindi tutto, nella vita politica di questi
ultimi anni, andrebbe rivisto? Che le liste finora escluse sulla
base di queste leggi, oggi "interpretate" in maniera
diversa, lo sono state ingiustamente e quindi si trovano adesso
nella condizione di poter citare per danni lo Stato? Che tante
amministrazioni locali e non, si sono trovate a governare grazie
anche alla messa fuori gioco di forze politiche che invece
dovevano essere presenti nella competizione elettorale? Ma se
dalle elezioni fossero state escluse altre forze politiche si
sarebbe arrivati a questo misfatto? E se in Iran sono stati
inviati gli osservatori internazionali al fine di controllare il
corretto svolgimento delle elezioni, qui in Italia chi dovrebbe
venire se le regole sono state alterate prima ancora del voto?
Frullato
di norme
5
marzo
2010
Adesso
sarà contento il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che
finalmente può sperare di vedere la moglie Isabella Rauti
andare a scaldare uno scranno in Via della Pisana, ma certamente
non è una bella pagina per la "democrazia" italiana.
Facendo saltare qualsiasi norma, il listino di Renata Polverini
è stato riammesso nella competizione elettorale per la Regione
Lazio. E' giusto che i cittadini potenziali elettori, potenziali
perché possono anche decidere, a maggior ragione oggi, di
disertare le urne, sappiano quello che è accaduto. Siccome
stiamo parlando di un fatto "tecnico", di cui possono
essere a conoscenza soltanto coloro che come noi hanno avuto
modo di presentare in numerose occasioni liste per le diverse
competizioni elettorali, è opportuno chiarirlo. La legge
elettorale richiede tassativamente una serie di atti che vanno
sistematicamente redatti. Vi sono degli atti aggiunti, come i
certificati elettorali
da allegare alle firme dei sottoscrittori, il cui numero è
fissato categoricamente, ma vi è un documento essenziale,
definito atto primario, le cui carenze inficiano nel complesso
tutti gli altri. Ed è proprio questo che mancava di una firma,
quella di uno dei due presentatori della lista. Una delega
fondamentale, che in nessun caso può essere inserita a
posteriori. E' questo invece quello che è stato stabilito a
Roma. Delle due l'una: se la procura è, come lo è,
fondamentale, non può essere stralciata dall'atto primario, se
invece non lo è fondamentale, come si sta facendo passare con
la decisione della Corte d'Appello, per quale motivo integrare
l'atto successivamente? Da aggiungere che la procura è
contenuta nell'atto stesso. Siamo evidentemente non solo di
fronte ad una forzatura, ma ad un vero e proprio stravolgimento
della normativa. Alla luce di quanto accaduto, quello che è un
atto primario viene fatto diventare di secondaria importanza. E
se in democrazia la forma è sostanza, molto probabilmente
cominciamo a trovarci in un sistema politico che democratico non
può essere definito. Non ci lascia perplessi, nello specifico,
il silenzio dalla cosiddetta opposizione.
Chi
è causa del suo mal, pianga sé stesso
4
marzo
2010
Non
solo il Lazio, ma anche la Lombardia: Renata Polverini e
Formigoni a rischio candidatura. Un fallimento su tutti fronti
del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Le sceneggiate che hanno fatto seguito all'estromissione delle
liste sono ormai arcinote. Non potendo ammettere le proprie
incapacità ed il clima interno da rissa da pollaio del loro
partito, il PDL, i vari esponenti del centrodestra lanciano
strali comici e demenziali contro burocrazia e giudici,
responsabili esclusivamente di applicare leggi che da tutti
debbono essere rispettate. Molto meglio sarebbe stato ammettere
la debacle, piuttosto che raccogliere firme a posteriori, fare
maratone oratorie o addirittura pensare di ricorrere ad una
leggina ad hoc, studiata appositamente per far riammettere liste
escluse per mancanza di requisiti essenziali o perché non
presentate. E fa pensare, a tale proposito, l'uscita, non tanto
estemporanea, di Antonio Di Pietro, "preoccupato"anche
lui ed anche lui favorevole ad una qualche soluzione
"politica", chiaramente al di fuori della normativa
vigente. Ancora più preoccupante quella di un ministro, Ignazio
La Russa, che ha minacciato il ricorso alla piazza. Risibile
l'invito rivolto al cosiddetto Popolo della Libertà a
manifestare con cortei. Ma manifestare contro chi? Contro sé
stessi e contro l'insipienza manifesta della propria classe
dirigente? Le cose, nella realtà, sono più semplici di quanto
possa sembrare: per problemi interni che conoscono soltanto gli
"addetti ai lavori", legati soprattutto alle diverse
candidature da sponsorizzare e quindi alla composizione delle
liste e del listino dei presidenti, queste non sono state
presentate nei tempi previsti o sono state presentate prive di
elementi essenziali ed incomplete, se non irregolari. Avrebbero
fatto molto più bella figura, personaggi come Renata Polverini,
a riconoscere di essersi affidati e messi nelle mani di una
banda di cialtroni, preoccupata più che del bene comune, di
piazzare nelle posizioni migliori, amici, parenti, mogli o
amanti. Questa è la tristissima realtà. Ma quale vulnus alla
democrazia! Ma quale attentato alle libertà! E' tutto un
teatrino. Movimento Libero si augura ed augura agli elettori del
Lazio e della Lombardia che le regole vengano fatte rispettare,
che di fronte alla legge non vi siano figli e figliastri, che
quello che viene fatto valere per la più piccola delle
cosiddette listarelle valga anche per i cosiddetti grossi
partiti. Non è la prima volta che qualche lista viene
estromessa dalla competizione. Il PDL è forse diverso dalle
altre liste? Il PDL le leggi non le deve rispettare? Se
effettivamente le elezioni debbono essere lo specchio del
panorama politico attuale, allora è giusto che venga
rappresentato anche il caos e l'affarismo che lo dilaniano. E'
giusto che chi è causa dei propri mali, li pianga. Senza
attribuirli ad altri. Ed infine, se qualcosa nella legge
elettorale non funziona, come da noi in più occasioni
sottolineato, ma per tutt’altre motivazioni ( essa avvantaggia
i più forti economicamente ed apre canali immensi ai gruppi di
pressione, ai poteri forti ed alle mafie), la cambino pure.
Oggi, però, è ancora in vigore e va rispettata e fatta
rispettare. Le regole di gioco non possono essere cambiate nel
corso della partita.
Incapaci,
capaci di tutto
1
marzo
2010
PDL:
più che partito del fare, partito degli incapaci.
Manifestamente incapaci, di intendere e di volere. Perché
quella macchina di efficienza sognata da Berlusconi non è stata
in grado di presentare la propria lista nella Regione Lazio,
circoscrizione di Roma. Così, infischiandosene di leggi e di
regole da loro stessi sottoscritte, dopo il disastro i
pidiellini urlano contro la "burocrazia", appellandosi
al presidente Napolitano perché tuteli la
"democrazia". Dalla Polverini a Berlusconi, passando
per Fini, è tutto un grido. Per Movimento Libero le leggi vanno
rispettate e fatte rispettare da tutti, in primis da chi
pretende di governare una nazione. Ma sono anche altre le
considerazioni da fare. Presi da discussioni senza fine su chi
doveva entrare in quel listino che rappresenta una corsia
preferenziale per andare in regione come consigliere,
addirittura senza competizione elettorale, preoccupati di
inserire questo o quel parente, questa o quella amica, questa o
quella amante, questa o quella moglie, i responsabili del PDL
hanno dimenticato firme, simboli e quant'altro è richiesto per
la presentazione delle liste. Altro che orari non rispettati! E
risulta particolarmente vergognoso
ed inopportuno l'appello rivolto al Capo dello Stato dal sindaco
di Roma Gianni Alemanno, direttamente interessato dalla vicenda
in quanto sua moglie, Isabella Rauti, è tra le privilegiate del
listino.
D'altronde
non è che fuori da esso le proposte siano migliori. Ovunque,
nelle diverse circoscrizioni provinciali, le candidature sono
state ricoperte dai papaveri di partito, più o meno lecchini.
Una storia tipica della politica italiana di questi tempi, che
dovrebbe contribuire a far aprire ulteriormente gli occhi a
quegli ultimi elettori in buona fede che sono ancora disposti a
recarsi alle urne per votare personaggi che poi di loro se ne
fregano. Puntualmente. Personaggi come quel candidato romano che
sta urlando contro la malasorte e piangendosi addosso perché ha
già prenotato cene elettorali per centinaia di persone, che
rischia di pagare senza poter concorrere: bella motivazione
politica ed ideale! Purtroppo siamo arrivati a questi livelli.
Al di là della vicenda della mancata presentazione entro
l'orario fissato per legge, Movimento Libero sarebbe curioso di
sapere quanti e quali controlli vengono effettuati
relativamente, solo per fare un
esempio, alle firme che debbono corredare la
presentazione delle liste. E ci riferiamo ai grandi partiti,
perché le pulci ai piccoli vengono fatte. Come non restare
interdetti quando vengono trascinate fino al termine ultimo
interminabili trattative sulla composizione delle liste,
vedendole infine, nel giro di pochissimo tempo, chiuse con tanto
di sottoscrizioni autenticate? Nonostante stiano sopravvivendo
grazie esclusivamente ad una legge elettorale che consente ai
candidati dei grandi partiti
(PDL e PD) di
continuare ad essere "eletti" non per capacità
proprie, ma solo perché alle altre forze politiche viene
impedita in mille modi la possibilità di una competizione
paritaria, ora i massimi sponsorizzatori del "sistema
bipolare" restano vittime di quella burocrazia da loro
stessi creata.
Rendiamo
onore a chi lo merita
25
febbraio
2010
La
campagna che Movimento Libero Iniziativa Sociale ha iniziato da
tempo in favore dei morti dimenticati, in una città, Sezze
(LT), i cui amministratori o hanno memoria corta o l'hanno
distorta, comincia a dare i suoi frutti. Il dibattito che si è
aperto sulle diverse testate giornalistiche locali e sul nostro
sito lavocelibera.it, sta testimoniare che un primo passo,
fondamentale, è stato fatto. Che qualche familiare abbia
iniziato a tirare fuori dal cassetto storie volutamente fatte
passare nel dimenticatoio, perché magari raccontavano di
giovani partiti e caduti per ideali per tanti anni vilipesi ed
offesi, giovani che hanno dato la propria vita in Spagna, nelle
steppe della Russia, nei deserti africani, in Albania, in Grecia
o nella Repubblica Sociale Italiana, è un punto a favore della
ricostruzione di una memoria storica condivisa. Famiglie che
fino a ieri si sentivano sole, ora sanno di non esserlo più.
Per riportare alla luce questi percorsi individuali, confluiti
nella grande Storia, Movimento Libero ha individuato, dopo
attente ricerche, una vicenda particolare perché fortemente
rappresentativa, quella del Capitano Pilota Riccardo De Angelis
e del Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, caduti insieme con il
loro aerosilurante ad El Alamein, nel 1942. Rappresentativa
perché i due giovani eroi non solo erano già pluridecorati, ma
perché volutamente si trovarono insieme in quell'ultima
battaglia nei cieli d'Africa in quanto sezzesi. Fu il Capitano
De Angelis a volere con sé in quell'ultima missione il Sergente
Piccaro, proprio perché nativo di Sezze. E quest'ultimo non
esitò ad accompagnarlo nonostante avesse una licenza già
firmata. Fu proprio in quel giorno tragico di agosto che i due
concittadini ebbero modo di conoscersi perché legati alla
stessa terra, quella di Sezze. A Sezze sono tornati insieme per
essere tumulati nel locale cimitero, forse gli unici ad essere
ricomposti in Italia ed a non riposare nel sacrario di Quota 33,
laddove sono sepolti tutti i Caduti di El Alamein. Ci sono
tornati con tutti gli onori da parte dell'Aeronautica Militare.
Vicenda esemplare, fatta di setinità oltre che di italianità,
ed in quanto tale simbolica. E' questo che ha indotto Movimento
Libero a rivolgersi pubblicamente al Sindaco Andrea Campoli con
una lettera, ormai datata, contenente la richiesta della
intitolazione ai due Caduti di una via, di una piazza o di un
edificio pubblico. Lettera rimasta inevasa. Il fatto che a
seguito del dibattito da noi aperto, si sia parlato anche di una
stele che dovrebbe contenere i nomi di tutti i Caduti setini non
può che farci piacere, perché lo alimenta. Come ci preme
rammentare, visto che ultimamente troppi lo dimenticano, che
comunque Sezze ha già un luogo sacro dedicato ai morti di tutte
le guerre, cioè il Parco della Rimembranza, al cui centro è
posizionato un Monumento fra i più belli, quello al Milite
Ignoto, spesso abbandonato all'incuria ed imbrattato, che
andrebbe invece degnamente tutelato, valorizzato e curato,
insieme al giardino che lo circonda. Come andrebbe tutelato
l'altro Monumento, posizionato nella frazione di
Crocemoschitto. Anche questo per preservare la memoria. Sappiamo
bene, comunque, che le storie personali sono tante e che a ogni
morto va portato rispetto.
Il
nostro è un intento costruttivo e pacificatore. Ecco perché
non ci va che qualcuno tenti di buttarla in caciara, fomentando
polemiche pretestuose, tese solo a mantenere le divisioni fino
ad oggi esistenti, per consentire a certi personaggi di trarre
vantaggi elettorali anche da situazioni drammatiche. Polemiche
che per l'argomento che concernono risultano particolarmente
offensive. Noi non siamo un partito, non ci troviamo in campagna
elettorale e siamo mossi esclusivamente, sia chiaro a tutti, da
un impegno civile e da un intento culturale. Lasciamo
ai politicanti senza scrupoli ed ai loro servi, più o meno
sciocchi, il penoso sfruttamento di situazioni drammatiche e
dolorose. A Movimento Libero interessava lanciare un sasso nello
stagno, affinché si muovessero le acque. Pensiamo di esserci
riusciti. Ora però, una sola stele non renderebbe il giusto
tributo ai Caduti. Dato che proprio in questi giorni si
sta parlando di rinnovo della toponomastica a Sezze, proponiamo,
ed era questo che ci premeva, che almeno un intero quartiere
della città, piuttosto che a personaggi estranei alla realtà
locale venga dedicato, strada per strada, vicolo per vicolo, ai
tanti Martiri sezzesi.
Un
esempio di altruismo 2
20
febbraio
2010
Visto
che qualche amministratore setino cerca di arrampicarsi sugli
specchi, nel tentativo vano di giustificare in qualche modo i
regalini che consiglieri comunali, assessori e sindaco si sono
fatti con i soldi dei cittadini (ci riferiamo ai telefonini ed
ai notebook di cui si sono dotati a nostre spese), interveniamo
nuovamente per aggiungere una ennesima nota alla spesa fatta
affrontare agli amministrati. Agli apparecchi si va ad
aggiungere un budget mensile di 150 euro di traffico telefonico.
Sempre qualcuno ha provato ad affermare che in questo modo
" si risparmia sulla carta". Allora facciamo due
conti: 150 moltiplicato 27 (il numero totale dei consiglieri,
assessori e sindaco) fa 4.050 euro mensili. 4.050 moltiplicato
12 (i mesi) fa 48.600 euro all'anno. 48.600 moltiplicato 5 (gli
anni di una legislatura) fa 243.000 euro. Ciò sta a significare
che per un solo mandato elettorale i cittadini sostengono un
esborso ammontante a circa 250.000 euro per il solo traffico
telefonico di questi amministratori! Al danno economico si
unisce anche la beffa di sentirsi dire che comunque telefonini e
computer non restano in proprietà degli amministratori, ma allo
scadere del mandato passerebbero di mano. Questo qualcuno
dimentica che questi apparecchi hanno una garanzia al massimo di
due anni. Ciò sta a significare che, trascorsi i cinque anni di
mandato elettorale, agli amministratori che hanno utilizzato i
"regalini" viene anche tolto il disturbo di andarli a
gettare tra i rifiuti. Differenziati naturalmente. E se durante
il mandato uno di questi apparecchi dovesse guastarsi oppure
andare perduto? Non è dato sapere ... Invece è dato sapere che
nel programma elettorale di questi signori non si faceva
assolutamente cenno a prebende di tal fatta. E per il momento ci
fermiamo qui.
Sezze,
PDL senza memoria
15
febbraio
2010
Abbiamo
appreso dalla stampa locale che anche il PDL di Sezze (LT) si è
rammentato che in Italia esiste un "Giorno del
Ricordo", il 10 Febbraio, dedicato istituzionalmente ai
Martiri delle Foibe, vittime dei prodrom comunisti titini e
partigiani. Addirittura qualche loro esponente arriva a
chiedere, iniziativa proposta dal nostro Movimento ormai da
anni, l'intitolazione di una strada locale a queste vittime
dell'odio anti italiano. Molto sommessamente, allora, ci
permettiamo di rammentare a costoro che il centrodestra, cioè
loro, ha governato la città di Sezze per quasi tre anni. Quando
era sindaco Lidano Zarra, ci sono state aspre polemiche con la
nostra parte politica perché, sulla stessa scia del
centrosinistra, anche la sua amministrazione, solo teoricamente
"nuova" ed orientata diversamente, dimenticava
volontariamente il dramma degli Istriani, dei Dalmati, dei
Giuliani e dei tanti italiani che furono costretti ad
abbandonare le loro terre in un drammatico esodo, dopo il
massacro di decine di migliaia di
familiari. Insomma, Lidano Zarra, insieme alla sua parte
politica, ha governato la città di Sezze ignorando
sistematicamente il "Giorno del Ricordo". Quando il
centrodestra ha avuto la possibilità di onorare solennemente
questa data ed intitolare piazze o vie ai Martiri, non lo ha
fatto. Ora, a posteriori, qualsiasi intervento può apparire
solo strumentale. Sui silenzi, invece, della attuale
amministrazione, che perdurano nel tempo anche relativamente
alle nostre insistenti richieste riferite ai Caduti setini di El
Alamein, meglio sorvolare. Sono vergognosi.
Un
esempio di altruismo
12
febbraio
2010
Ennesimo
"sacrificio” degli amministratori
di Sezze a favore dei cittadini. Con grande senso del
dovere, assessori e consiglieri comunali si sono dotati di
telefonino e personal computer. Giustamente, dovendo essere tali
strumenti utilizzati per facilitare l'enorme sforzo, nonché la
notevolissima dose di superlavoro che essi sostengono per
migliorare le condizioni degli amministrati, a pagarli, come è
giusto che sia, sono stati i cittadini. D'altronde telefonini e
computer non serviranno per rendere più agevole l'attività
condotta al fine di migliorare qualità della vita e condizioni
generali dei sezzesi? In pratica, anche se può sembrare che si
sono fatti un regalo, nella realtà è agli amministrati che
l'hanno fatto. Che altruisti! E poi, come sottrarre le relative
spese da un emolumento mensile pari ad un misero stipendio da
operaio? Sarebbe come togliersi il pane di bocca e toglierlo ai
propri figli.
Movimento
Libero ha inteso denunciare questo esempio di cattiva
amministrazione, sottolineandolo in forma ironica. Questo,
quando c’è veramente da vergognarsi di una classe politica
così famelica e spudorata. Il sindaco di Sezze intasca solo per
il suo incarico intorno ai 34.000 euro annui. Il vicesindaco si
aggira intorno ai 28.000. Gli assessori intorno ai 22.000. I
consiglieri comunali, prendono circa 1000 euro mensili. Il
tutto, sia chiaro, va ad aggiungersi ai diversi redditi di cui
ciascuno dispone. C'era proprio la necessità di farsi questo
regalo? Di far pagare ai cittadini telefonini e computer? Eppure
lo hanno fatto, nel nome della “trasparenza” e della
“buona amministrazione”. Alla
facciaccia…
Allora,
stando così le cose, Movimento Libero pretende, questa volta
nel nome della vera trasparenza, che il sindaco Andrea Campoli
renda pubblico il rendiconto delle spese affrontate per farsi
questi regalini. Specificando nel dettaglio dove sono stati
acquistati, se c’è stato un bando di gara e quando questa è
stata espletata.
La
barzelletta di Fazzone e Galetto
9
febbraio
2010
Il
senatore Claudio Fazzone, lo stesso dei balbettii ad Anno Zero
sul caso Fondi, "denuncia" un ipotetico tentativo di scambio di voti nel suo feudo comunale
tra Stefano Galetto, quello che porta le borse a Vincenzo
Zaccheo, potenziale candidato del PDL alla Regione ed il
candidato a sindaco di Nuova Area (gruppo che fa capo all'on.
Gianfranco Conte, PDL) Franco
Cardinale. Ammesso che le cose stiano in questi termini, di che
dovremmo stupirci? In una provincia dove i diversi
rappresentanti del PDL ne hanno fatte di cotte e di crude dove
è lo scandalo? Tanto per rinfrescare le idee, non solo a
Fazzone ma anche a Galetto (non facciamo alcuna differenza fra i
due), qualcuno ha dimenticato le vicende che hanno condotto
Paride Martella, all'epoca presidente dell'amministrazione
provinciale di Latina da ben due legislature, per il
centrodestra naturalmente, ad organizzare nel comune di Sezze
una operazione di sciacallaggio politico basata su una alleanza
di liste civiche, messe su per impedire che la Destra potesse
conquistare una roccaforte storica dei rossi? Dove era Fazzone
all'epoca? Dove era Vincenzo Zaccheo con il codazzo dei vari
Galetto, Mochi, De Monaco, Bianchi e compagnia cantante?
Dove
sono costoro quando, tanto per fare un esempio tra mille, nella
città amministrata dal cognato del sindaco di Latina, cioè
Terracina a guida del pidiellino Stefano Nardi, viene nominata
alla presidenza dell'azienda speciale tale Carla Amici, sindaco
PD di Roccagorga, nonché sorella dell'onorevole Sesa Amici,
sempre PD? Perché tacciono sui frequenti contatti tra esponenti
pidiellini di rilievo, come il senatore Giuseppe Ciarrapico e l'on.
Gianfranco Conte, con il presidente dell'ASTRAL, l'azienda
regionale per la sicurezza stradale, Titta Giorgi, esponente di
rilievo del PD in terra pontina? Perchè nessuno ha parlato
quando un bus organizzato dalla Lega Nord condusse in quel di
Sezze, in un ristorante noto anche perché creato da uno dei
sindaci PCI del luogo, una nutrita rappresentanza di
parlamentari polentoni, degnamente accolti, guarda caso, dalla
già menzionata onorevole Amici, dal solito Giorgi e dal sindaco
democratico Andrea Campoli? D'altronde, sempre a Sezze,
lorsignori non si sono posti alcun problema quando hanno deciso
di consegnare nelle mani dell'ex segretario provinciale di
Rifondazione Comunista Rinaldo Ceccano, la locale dirigenza del
PDL. Non ci meravigliamo, noi di Movimento Libero.
Questa
è la provincia dove, nonostante l'altissimo tasso di mortalità
per incidenti stradali, dove, nonostante la presenza di alcune
fra le arterie più pericolose d'Italia, dopo l'esplosione del
caso ASTRAL a livello nazionale, nessuno è intervenuto per
attaccare la mala gestione dell'azienda. Nessuno per chiedere
conto pubblicamente della presidenza Giorgi. Nessuno ha niente
da dire, tanto meno Fazzone che di sanità se ne intende e che
aspirerebbe addirittura all'assessorato regionale probabilmente
in forza dei suoi trascorsi, quando Vincenzo Zaccheo nomina come
suo consulente di fiducia in tale settore Fortunato Lazzaro,
primo dei non eletti nella lista DS alle ultime comunali. E
potremmo continuare... Fazzone e Galetto ben conoscono il modus
operandi del partito che rappresentano, ma l'inganno elevato a
politica lo notano soltanto se in qualche modo di questo possono
sentirsi vittime. Ma se si voltassero dietro, come ben sanno,
vedrebbero solo stragi e campi dove non cresce più erba. Ci
sono passati loro.
Immigrazione,
chi sono i buoni?
5
febbraio
2010
La
recente operazione contro il traffico di clandestini che ha
interessato la Calabria, viene a rafforzare ulteriormente quelle
che sono le posizioni di Movimento Libero nei confronti del
fenomeno dell'immigrazione. Restando in questa porzione di
territorio nazionale, è stato ormai palesato dagli
investigatori, i quali hanno portato a termine un blitz con
oltre 60 arresti, che la mafia calabrese ha il controllo del
settore, il quale ha prodotto una nuova economia capace di
fruttare milioni e milioni di euro, con false assunzioni, falsi
documenti, falsi contratti di lavoro finalizzati a garantire la
permanenza sul territorio italiano. E' stato stilato un vero e
proprio listino dei prezzi, come riportato dal Corriere della
Sera del 4 febbraio: 10.000 euro, la cifra ottenuta dai datori
di lavoro per presentare la richiesta di regolarizzazione di
almeno 20 operai; 18.000 euro sono i soldi chiesti ad ogni
immigrato per farlo arrivare in Italia; 15.000 euro la richiesta
per gli immigrati che volevano ottenere un visto per la durata
di 6 mesi; 25.000 euro il prezzo per un visto a lungo termine;
15.000 euro la somma pattuita per coloro che erano utili
all'organizzazione fornendo nominativi.
Saverio Foti, un imprenditore agricolo calabrese
diventato testimone di giustizia per sfuggire alla morsa dei
boss, ha tra l'altro fornito un particolare clamoroso
dichiarando che " il 99 per cento delle assunzioni fatte
all'Ufficio del Lavoro o in Prefettura sono fittizie".
Nell'ordinanza il giudice sottolinea come la criminalità si
preoccupasse di garantire alle aziende la possibilità di
assumere quanti più immigrati possibile, pur non avendo i
requisiti, adoperandosi per superare le irregolarità formali e
sostanziali delle stesse attraverso i rapporti con funzionari
compiacenti. L'attività di queste organizzazioni è andata
avanti nel tempo grazie alla complicità dell'Ufficio
provinciale del Lavoro, imprenditori, commercialisti,
veterinari. Tutto questo fa capire quale sia la reale portata
del fenomeno, anche su scala nazionale, e che esso non può
essere affrontato con un buonismo parolaio o con un falso
pietismo. Dietro di esso si muove una illegalità diffusa che
frutta entrate enormi a chi lo gestisce ed a chi lo sfrutta.
Sorgono seri dubbi anche sulla buona fede di tante
organizzazioni cosiddette a scopo umanitario, che si riempiono
la bocca di frasi fatte sull'accoglienza, ma chiudono gli occhi,
fingendo di non vedere che ci si trovi di fronte ad una nuova
schiavizzazione, che fa comodo a tanti, non certo a chi in
Italia già vive sull'orlo della povertà o con una sola
prospettiva: la disoccupazione. E che dire di quei gruppi di
"volontari" a pagamento, utilizzati dalle diverse
amministrazioni solo a scopo di immagine e di rientri
elettorali, impegnati a distribuire qualche coperta o qualche
bevanda calda? E’ business pure questo.
Al
di là delle parole
3
febbraio
2010
Lasciando
alle Forze dell'Ordine, alla Magistratura inquirente ed al
sottosegretario Alfredo Mantovano il proprio mestiere, alcune
considerazioni sulle recenti ed uniche dichiarazioni del Sindaco
di Latina Vincenzo Zaccheo relativamente ai fatti di sangue che
stanno interessando la città, Movimento Libero deve farle.
Anche perché fino ad ora non è che il nostro si fosse
sbilanciato più di tanto. Perfino sul caso Fondi ha saputo
mantenere il più stretto riserbo. Ora apprendiamo che anche lui
si è convinto che qualcosa di negativo, nel capoluogo pontino,
da qualche tempo in qua stia accadendo. A prescindere dai
silenzi mantenuti nel corso di questi anni anche di fronte alle
situazioni più delicate, stupisce questo suo modo di presentare
lo status delle cose come se il primo cittadino ne fosse
avulso.
Eppure
Vincenzo Zaccheo governa la città di Latina da anni, ormai è
al secondo mandato e prima di lui hanno governato i suoi sodali,
compagni di partito con i quali ha collaborato. Praticamente
sono più di 17 anni che Latina con la sua provincia è
amministrata dal centrodestra, nel silenzio connivente del
centrosinistra, al di là delle dichiarazioni di prammatica. Un
clima di governo nel quale, senza incontrare ostacolo alcuno, si
sono sviluppati tutti quei fenomeni negativi balzati agli onori
delle cronache. Vuoi vedere che di questo radicamento nel
territorio di una criminalità più o meno organizzata siano
tutti responsabili, tranne chi ha avuto incarichi di governo e
di amministrazione? Vincenzo Zaccheo, Armando Cusani, Claudio
Fazzone e chi per loro, vogliono forse far credere ai cittadini
pontini che si sono trovati a passare qui per caso? Che se
c'erano, non si sono accorti di niente? Che i criminali sono
riusciti a permeare il tessuto sociale, mimetizzandosi così
bene che i pubblici amministratori non erano nella condizione di
rendersene conto? In tal caso saremmo di fronte ad una classe
politica non solo orba, ma perfino incapace di intendere e di
volere. In realtà questa classe politica nella sua interezza,
comprensiva quindi anche della pseudo opposizione, non solo
intende bene, ma ottiene anche quello che vuole. Ormai da quasi
venti anni.
Immigrati:
l' ISTAT conferma le nostre tesi
2
febbraio
2010
Movimento
Libero aveva già evidenziato, in recenti interventi, il
fenomeno dello spostamento sul territorio nazionale ed
all'interno delle stesse province, degli stranieri. Si tratta di
un flusso che non ha più confini interni: costoro si spostano
da un paese all'altro della stessa provincia o da una città
all'altra della penisola. E' un fenomeno sul quale ha posto la
propria attenzione anche l'ISTAT, che lo collega alla ricerca di
nuove opportunità da parte di questi "lavoratori". Ma
non solo, aggiungiamo noi ... Andando oltre gli spostamenti
nell'ambito della stessa provincia, che riguardano in
particolare coloro che vengono impiegati nell'agricoltura, é
interessante monitorare quelli da un luogo all'altro
dell'Italia. Per quanto riguarda la provincia di Latina é stata
registrata una crescita di questo flusso nella percentuale
dell'8,8 ogni mille abitanti stranieri residenti; un flusso
verso mete posizionate oltre i confini pontini. I dati più
recenti sui trasferimenti di residenza di questa popolazione
sono molto indicativi: uno straniero ogni venti ha modificato
nel corso di un anno la propria dimora abituale. A carattere
nazionale vanno registrate 230.000 cancellazioni ed altrettante
iscrizioni di stranieri dalle e nelle anagrafi dei comuni
italiani. Sottolineiamo che i dati dell'ISTAT sono riferiti ai
soli regolari. Si può quindi solo immaginare la portata del
fenomeno nella sua interezza, comprensivo anche degli
irregolari, il cui numero è sicuramente superiore. Un fenomeno
che lascia presupporre un volume di "affari"
notevolissimo. Con tutto quello che ne consegue.
Ex
Anfiteatro: 5 anni dopo è ecomostro!
25
gennaio 2010
Riteniamo
doveroso intervenire a seguito dell'uscita pubblica di alcuni
consiglieri comunali di Sezze (LT) che improvvisamente si sono
resi conto, a distanza di anni, dello scempio che è stato
perpetrato in località Anfiteatro, dove è stata rasa al suolo
una importante struttura dell'architetto Piacentini.
Il
Teatro Sacro Italiano è stato infatti
demolito per essere sostituito da un ecomostro, che non
solo ha deturpato irrimediabilmente il territorio ma tuttora,
nonostante il fiume di denaro che ha ingoiato, non è stato
ancora portato a termine. Questo quando già esisteva un
progetto dell'Ente Provinciale del Turismo che prevedeva la
ristrutturazione e l'adeguamento del complesso architettonico
con una spesa notevolmente inferiore. In tal modo si sarebbe
conservata un'opera notevole nel rispetto dell'ambiente
circostante.
Interveniamo
perché siamo stati i soli ad opporci fortemente a tale scempio
fin dai tempi dell'amministrazione Lidano Zarra (PDL), che ha
dato il via ai lavori, ed a prendere chiaramente posizione con
una serie di denunce pubbliche, indirizzate anche a Striscia la
Notizia, oltre che all'attuale amministrazione a guida Andrea
Campoli (PD). Amministrazione nella quale sono ben inseriti
alcuni di quei consiglieri ora colpiti sulla via di Damasco, che
non solo hanno reso possibile il disastro tacendo sempre, ma ne
sono corresponsabili avendo anche approvato il relativo
progetto. Perché nessuno ha mai risposto nel corso di questi
anni?
Quali
interessi e quali equilibri sono cambiati? Premettendo che
secondo Movimento Libero l'ecomostro alzato andrebbe abbattuto
per ripristinare lo status quo ante, i responsabili non possono
lavarsene le mani dicendo "oramai ...". Oramai che
cosa? Movimento
Libero chiede che venga reso pubblicamente conto di tutte le
spese finora affrontate, dai tempi dell'amministrazione Zarra
passando per il commissario prefettizio Falco ed arrivando
all'amministrazione Campoli. Troppo facile dire ormai le cose
stanno così. Oggi più che mai bisogna andare a verificare
perché le cose sono state fatte andare così.
Ne
devono rendere pubblicamente conto non solo il sindaco attuale
ed il precedente, ma anche quell'assessore ai lavori pubblici
Pietro Bernabei, il quale dichiarava sulla stampa che l'opera
sarebbe stata completata entro settembre. Di quale anno? Ed
insieme al rendiconto delle spese deve essere illustrato
pubblicamente lo status dei lavori, stralcio per stralcio, nel
dettaglio. Come sono stati utilizzati gli ingenti fondi che
hanno interessato l'ecomostro? Per quali mani sono passati?
Esistono dei nostri dossier, pubblicati da anni sul nostro sito
lavocelibera.it, corredati di materiale fotografico, ripresi
anche dalla stampa locale, che stranamente non hanno mai trovato
risposte. Perché questi strani silenzi? Che cosa si cerca solo
oggi?
Movimento
Libero pretende quella chiarezza che fino ad ora non c'è stata.

Il
business del clandestino
18
gennaio 2010
Che
l'Italia stia attraversando un periodo, per usare un eufemismo,
poco felice, é un dato di fatto. Mentre è una cifra quella
relativa al 18 % di disoccupati. Chiudono le piccole imprese,
sono sull'orlo del collasso quelle medie, ricorrono alla cassa
integrazione le grandi. Intanto aumenta il numero di quegli
operai a rischio, che quotidianamente salgono su qualche tetto
per manifestare la propria disperazione di fronte al baratro
della perdita del posto. Le cose stanno così, eppure si
continua a sostenere che gli italiani non sono più disposti a
intraprendere determinati lavori. Nulla di più falso: se non si
trattasse di attività sommerse, retribuite in nero, prive di
garanzia e sottopagate, tanti nostri connazionali, come é stato
in un recente passato, non troverebbero difficoltà alcuna a
svolgerle. Si tratta di una vulgata, diffusa volutamente e
diventata ormai luogo comune, per dare la possibilità a chi su
certi fenomeni lucra, di arricchirsi grazie allo sfruttamento se
non alla vera e propria schiavizzazione di manodopera
clandestina. E' recente la notizia riferita ad una giovane madre
morta per non aver fatto ricorso alle cure dei sanitari nel
timore di perdere il posto di lavoro presso una cooperativa. Un
caso estremo certamente, ma alquanto delucidante della
situazione che si sta vivendo. Noi siamo fra quelli che nella
seconda metà degli anni 80, quando la Lega Nord era ben lungi
dal nascere come fenomeno, attrezzavano banchetti per le strade
per raccogliere firme al fine di porre un freno all'immigrazione
selvaggia, con lo slogan "Prima gli italiani". Non era
certamente una presa di posizione di carattere razzistico, ma la
presa d'atto che un fenomeno immigratorio non controllato
avrebbe condotto non solo a tensioni sociali, ma soprattutto a
fenomeni di sfruttamento. E' di pochi giorni fa la divulgazione,
da parte della CGIL pontina, di alcuni dati ufficiali , ma noi
diremmo ufficiosi, riferiti a questo fenomeno nella provincia di
Latina. Un fenomeno, stando a quei numeri, di vaste proporzioni,
ma di portata ancora più ampia, essendo quelle cifre riferite
alla realtà non sommersa. Quando ad esempio si parla di 1.800
stranieri residenti nel solo comune di Sezze, si fa riferimento
ai dati censiti. Chi vive la realtà setina, e quanto sosteniamo
è trasferibile altrove, sa però che quel dato rappresenta la
punta di un iceberg: ad esso corrisponde un sottobosco di
clandestini che probabilmente sfiora le 10.000 unità. Ed un
clandestino quale contratto di affitto può sottoscrivere? Quale
contratto di lavoro? Perché si tollera un fenomeno di tale
portata? Quali interessi si nascondono dietro esso? Interessi
enormi, diciamo noi. Dagli affitti in nero esentasse, che hanno
condotto ad occupare tuguri che non potrebbero ospitare nemmeno
stalle, al lavoro irregolare, che sta facendo la ricchezza di
tanti imprenditori senza scrupoli. C'è tutta una economia
occulta che viene tollerata e spesso coperta. Non a caso quando
forze come la nostra si sono impegnate in battaglie e denunce
civili contro l'immigrazione non controllata, si é scatenata la
reazione di tanti di quegli imprenditori trasformatisi in neo
schiavisti. Ci viene da dire: cui prodest? A chi giova? Perché
certa politica, che ha tutti i poteri per farlo, se ne lava le
mani e non interviene per risolvere queste situazioni? Forse
perché contigua a certa economia che magari sostiene anche
alcuni politici? Almeno nei lavori pubblici chi è che controlla
che tutte le maestranze siano regolari? Il problema è riesploso
in questi giorni per i fatti di Rosarno. Si è tornati a fare
tanta demagogia. Ma qualcuno si é mai preoccupato di andare a
verificare lo spostamento da nord a sud di tanti stranieri, che
dopo essere stati impiegati regolarmente per qualche mese, si
trasferiscono altrove a lavorare in nero per poter anche
intascare il sussidio di disoccupazione? Qualcuno si è mai
preoccupato di verificare che fine fanno i finanziamenti europei
per il settore agricolo e come vengono utilizzati? Se si andasse
ad agire su questi fenomeni negativi, cioè quello della
clandestinità e della irregolarità legate al lavoro nero ed
agli affitti in nero, se si andasse ad agire su certa
imprenditoria legata a certa politica, si farebbero passi in
avanti nel controllo di una situazione volutamente fatta
degenerare. Ma esiste questa volontà? La domanda è retorica.
La verità è questa: in Italia esistono 10 milioni di
disoccupati ed 8 milioni di italiani sull'orlo della povertà.
Eppure si continua a sostenere che certi lavori non vengono
accettati. Falso. Noi siamo per il salario minimo garantito, un
salario sussidiario per chi è privo di posto di lavoro. Che
andrebbe mantenuto fino all'offerta di lavoro proposta dagli
uffici addetti, ma sospeso a fronte di una eventuale rinuncia
alla proposta. Questo sarebbe l'unico modo per evitare che sui
più deboli vadano a ricadere le nefandezze di un sistema
politico sfruttatore.
Sezze
a scuola da Oliviero Beha ...
13
gennaio 2010
Il
"libero pensatore" Oliviero Beha ha tenuto la sua
" lectio magistralis ", puntualmente infarcita di
sottile antiberlusconismo, presso l'Auditorium M. Costa di Sezze
(LT). Trattandosi di lezione, giustamente qualcuno ha ritenuto
che la platea più adatta fosse proprio quella degli studenti.
Così, ieri mattina, le scuole medie superiori di Sezze si sono
trasferite, zainetti e quaderni, presso la struttura di Via
Piagge Marine. I liceali, in tal modo, hanno potuto abbeverarsi
al verbo del noto giornalista.
Allora
noi, che liberi ci sentiamo e lo siamo veramente avendo da tempo
fatto scelte di assoluta autonomia ed indipendenza, noi che
berlusconiani non siamo e proprio in forza del nostro non
berlusconismo riteniamo di poter intervenire, invitiamo a
riflettere chi di dovere sulla opportunità di far impartire
comizi più o meno mascherati da uno pseudo intellettualismo ad
alunni in fase di formazione culturale, per lo più minorenni,
durante le ore scolastiche, senza che dall'altra parte vi sia
qualcuno ad instaurare un contraddittorio con un professionista
della comunicazione come Beha. Una cosa ci teniamo a
sottolineare: avremmo sostenuto le stesse posizioni se sul palco
vi fossero stati dei campioni del berlusconismo, come Vittorio
Feltri o Maurizio Belpietro. Diverso giudizio avremmo dato se a
confrontarsi fossero stati i sostenitori di tesi alternative: in
questo caso i ragazzi avrebbero avuto la possibilità di
sviluppare un pensiero critico. Sia ben chiaro che la nostra
presa di posizione non è indirizzata contro quell'associazione
che ha organizzato l'evento ed in tal modo è riuscita ad avere
una cassa di risonanza, ma nei confronti di quelle istituzioni
scolastiche e di quegli insegnanti che si sono prestati ad una
operazione di tal fatta, sostanzialmente di carattere politico,
anche se mascherato.
Il
minimo che si possa pretendere dalle istituzioni scolastiche, in
un periodo come questo di grande crisi anche nel settore
dell'insegnamento, è che, se questo non può essere garantito
come dovrebbe, per i noti problemi ampiamente dibattuti, che
coinvolgono l'istruzione pubblica e privata in Italia, almeno si
mantenga al di là se non al di sopra dell'agone politico,
garantendo un clima di imparzialità e di neutralità. A meno
che qualcuno non abbia intenzione di trasformare la scuola
nell'ultimo ridotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbe misera
cosa per un istituto fondamentale nella storia della società e
della civiltà nazionale.
Paese
reale e paese legalizzato
12
gennaio 2010
Di
questi tempi se ne sentono di tutti i colori circa il disagio
sociale che ormai si vive in Italia. Secondo alcuni la colpa
sarebbe dell'odio profuso a piene mani da una parte o
dall'altra dello schieramento politico, secondo altri delle
mancate riforme, del
sistema giudiziario che sarebbe
sull'orlo del collasso o delle leggi ad personam. E
forse qui si incomincia a centrare il problema, anche se
andrebbe affrontato da un’ottica più vasta. Perché non
parlare di leggi “ad personas”, cioè al plurale? Che cosa
rappresenta ad esempio il sistema elettorale? La legge
elettorale riesce da sola ad interessare
cinque o sei persone,
padrone incontrastate del cosiddetto sistema
democratico. Non si riuscirebbe ad immaginare un’altra
repubblica parlamentare i cui rappresentanti non
vengono scelti dal popolo, ma nominati dai capibastone.
Che parlamento è mai questo in Italia?
Come può dar vita ad una assemblea capace di
legiferare nell'interesse della collettività piuttosto che di
quello dei capipartito? Con una cortina di fumo si tenta di
far credere che il presidente del consiglio sia stato eletto
dal popolo: un
inganno, perché in una vera repubblica presidenziale il
premier viene eletto direttamente dal popolo e non dalle
camere e non si ha questo numero elevato di parlamentari. Ne
bastano molti di meno. In Italia il parlamento viene scelto a casa di 5 o 6
personaggi. Eppure si continua ad affermare il contrario. E la
politica? Ecco, è questa quella che manca. Questa è il
grande assente. Da qui il vero disagio.
Si
parla sempre di qualcosa che non esiste, si cercano e si
moltiplicano attacchi personali. Ma d'altra parte di cosa si
potrebbe parlare? Del fatto che abolendo la preferenza siamo
in mano a cinque o sei padroni? Che in Italia migliaia e
migliaia di posti di lavoro ogni giorno vanno in fumo? Che i
nostri prodotti e la nostra manodopera
non sono più competitivi? Che milioni di famiglie sono
sul lastrico? Di ammortizzatori sociali che non tengono in
nessun conto i milioni di disoccupati ai quali è riservata al
massimo qualche coperta da qualche associazione di
beneficenza? Che il lavoro in Italia secondo la costituzione
è un diritto, ma viene
negato a milioni di italiani? Dei migliaia di euro che
annualmente vengono sprecati per mantenere politici senza
scrupoli? Il vero
disagio è il baratro che si è creato tra paese reale e paese
legale. Anzi sarebbe il caso di dire: reso legale da una serie
di leggi ad personas. Più che legale, legalizzato.
I vari governi ed amministrazioni (da quello centrale a
quello più periferico) rappresentano in realtà nemmeno la
metà degli elettori. A
votarli sono sempre in meno. Anzi, sono sempre di
meno coloro che continuano a farsi prendere in giro
andando a tracciare la croce su un simbolo, dietro il quale si
nascondono nomi scelti a tavolino. Lorsignori vanno a
governare, a conti fatti, con appena
il 30% dei voti, avendo contro il 70% della
popolazione. E’
il paese reale il loro vero disagio, quello non legalizzato. E
fino a quando, grazie a leggi elettorali perverse, resteranno
padroni del potere, non potranno né dovranno mai dire che il
paese reale è con loro.
Pinocchio,
il Gatto e la Volpe
11
gennaio 2010
Tanto
tuonò che piovve. Ed in tutta onestà avremmo preferito il
bel tempo. Perchè sulla Polverini qualche speranza avremmo
potuto averla anche noi. Ma la manifestazione di presentazione
della candidata ufficiale del PDL alla presidenza della
Regione Lazio, l'ex sindacalista UGL Renata Polverini, ha
confermato le nostre perplessità. Non ci piaceva che ad
accompagnarla nel tour in terra pontina fossero i boss della
politica locale Claudio Fazzone, senatore PDL e Vincenzo
Zaccheo, sindaco del comune capoluogo. Li avevamo definiti il
Gatto e la Volpe, pronti ad appropriarsi delle capacità
altrui, loro che non splendono di luce propria. Temevamo che
la Polverini si trasformasse in Pinocchio. Purtroppo dobbiamo
registrare che è quanto sta accadendo. Sul palco insieme a
lei, a presentarla in pompa magna, c'erano i massimi
responsabili dei disastri amministrativi della provincia
pontina e della città di Latina, a partire dai due
"compari". Pronti a mettere il cappello sulla
ignara, non sappiamo fino a che punto, Polverini. Al di là
dei soliti discorsi e delle solite promesse lanciate dal
palco, resta l'amarezza per averla vista circondata da una
classe politica incapace ed onnivora, quella stessa che ha
fatto del territorio pontino terra bruciata, consegnandolo
quasi nella sua interezza alle cosche più o meno organizzate.
A questo punto ogni valutazione sui programmi e sulle idee
passa in secondo piano, se Renata Polverini non ha la forza e
la volontà di iniziare un percorso di rinnovamento proprio
dagli uomini che debbono circondarla e sostenerla nella
eventuale presidenza. La presunta donna forte, a Latina, si è
rivelata debole ed ostaggio dei soliti noti: una delusione.
Sezze
sull'onda delle microonde
11
gennaio 2010
In
merito all'antenna elevata nella centralissima Piazza De
Magistris, sul terrazzo del Palazzo comunale, il sindaco di
Sezze Andrea Campoli non può sottrarsi alle dovute
delucidazioni. Soprattutto perché l’intera
“operazione”, portata a termine tra Natale e Capodanno
quasi come un colpo di mano, appare alquanto oscura. Movimento
Libero Iniziativa Sociale chiede che il "primo
cittadino" chiarisca la natura della strumentazione. Di
cosa si tratta? Campoli deve rendere nota tutta la
documentazione inerente l'impianto, la quale attesti e
certifichi la sicurezza dello stesso, nonché la sua non
nocività. Deve altresì specificare l'iter procedurale e
presentare nel dettaglio l'intera progettazione. Il sindaco di
Sezze non può tirarsi indietro ed é tenuto a chiarire altri
quesiti: presso l'Ufficio Tecnico Comunale é depositata, come
previsto dalla legge, l'intera documentazione? Esiste la
certificazione ambientale Arpa? E' stato effettuato il
collaudo statico? Da chi? Andrea Campoli non può pensare che
possa essere posizionata in pieno centro abitato, direttamente
sulle teste dei residenti, una antenna dalla natura non meglio
specificata, senza informare nella massima trasparenza i
cittadini. Si tratta di passi che avrebbe dovuto fare
preventivamente. Non lo ha fatto, come è ormai consuetudine
consolidata a Sezze, ma non
si sottragga ora, come è suo solito, ai doverosi chiarimenti.
L’argomento non può essere preso sotto gamba: ne va della
salute dei cittadini.
Un'antenna
molto democratica...
7
gennaio 2010
L'amministrazione
comunale di Sezze, democraticamente eletta dal popolo, anche
da quello del centro storico, ha contraccambiato i consensi
ricevuti con un regalo di fine anno: una
"bellissima" antenna fa bella mostra di sé dalla
sommità del palazzo comunale della centralissima Piazza De
Magistris. In pieno periodo vacanziero è stata posizionata
sulla terrazza del Comune e svetta al di sopra delle
abitazioni di tutto il paese. Mentre in diverse zone del
territorio nazionale si accendono polemiche con i residenti
proprio a causa di questi ripetitori, i cui effetti nocivi
continuano ad essere discussi, nel più popoloso centro
collinare dei Monti Lepini, senza colpo ferire, si è
proceduto ad elevare questo "monumento". La locale
amministrazione, sentendosi evidentemente nella condizione di
fare e disfare a proprio piacimento, a fronte di un
"popolo bue", ha proceduto come se nulla fosse,
infischiandosene alla grande. Tanto chi alza la voce?
L'opposizione? Quale? Non sappiamo di che tipo di antenna si
tratti, le dovute spiegazioni dovrà fornirle il sindaco
Andrea Campoli, come, il primo cittadino, per modo di dire,
insieme all'Amministrazione nella sua interezza, dovrà
chiarire se il Comune di Sezze si è dotato di un piano ed un
regolamento per il posizionamento
delle antenne. Dovranno spiegare se sono state
rispettate tutte quelle normative nazionali previste per il
relativo posizionamento e soprattutto se si è verificato che
le onde emesse non avranno effetti nocivi sulla salute dei
cittadini. Appare comunque alquanto anomalo che nel momento in
cui si cerca di tenere queste strumentazioni il più lontano
possibile dai centri abitati, a Sezze vengano invece
impiantate nel cuore della città, direttamente sulla testa
dei residenti. Comunque il sindaco, con i suoi assessori e con
i suoi amministratori di maggioranza e di minoranza, continui
a dormire sonni tranquilli, tanto qui si fa passare tutto: i
sezzesi non hanno solo il governo che meritano, ma come già
da noi ribadito, anche l'opposizione che meritano. Quindi si
tratta di un’antenna … democratica, molto democratica.

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