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Ufficio
Stampa
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Polverini,
dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
28
dicembre 2009
Esiste
una larga fetta di italiani che, pur riconoscendosi in quelli
che genericamente ed impropriamente possono essere definiti
come valori "di destra", da tempo diserta le urne
non sentendosi in alcun modo rappresentata. Nella prossima
primavera gli elettori verranno chiamati per l'ennesima volta
al voto per rinnovare diversi consigli regionali, tra i quali
quello della Regione Lazio. Il PDL ha individuato in Renata
Polverini, battagliera sindacalista UGL, il candidato
presidente che dovrebbe finalmente defenestrare la sinistra
rappresentata da Marrazzo. La Polverini, finora impegnata in
battaglie sociali e vicina ai lavoratori ed ai disoccupati,
potrebbe finalmente rappresentare una motivazione per
ricondurre all'espressione del voto quanti in questi ultimi
anni si erano attenuti ad un astensionismo politico fortemente
motivato. Dal nostro osservatorio della provincia di Latina
stiamo però assistendo alle solite manovre preelettorali che
potrebbero vanificare la scesa in campo di un personaggio
"pulito". I nomi che stanno circolando in queste
ore, relativi alle diverse candidature pidielline, non sono
certamente all'insegna del rinnovamento e del cambiamento. Si
tratta dei soliti noti; degli stessi che dal 1994 ad oggi
hanno sistematicamente occupato tutto quello che era possibile
occupare, dagli scranni dei consigli comunali a quelli della
Provincia, da quelli del consiglio regionale a quelli del
Parlamento, dall'ultimo degli enti derivati alla più
importante società partecipata. Gente che ha rappresentato
male il popolo pontino, costruendo solamente, oltre alle
proprie fortune politiche, quelle private. Riuscendo perfino a
rappresentare, in alcuni casi, una vergogna nazionale. Il
riferimento esplicito è al caso Fondi, con correlative
connessioni di stampo mafioso-camorristico. Chi non ha seguito
i balbettii di uno degli uomini più "potenti" della
provincia ad Anno Zero? Chi non conosce gli attacchi
sconsiderati contro una delle massime istituzioni, cioè il
Prefetto? Chi non ha notato, a fronte di questa vicenda
oscena, gli assurdi silenzi di troppi politici, a cominciare
da quelli del sindaco del comune capoluogo? Ci si attenderebbe
una inversione di tendenza. Un radicale ricambio della classe
politica. Possibile che Renata Polverini sia disposta a farsi
rappresentare da costoro, rovinando una immagine costruita in
tanti anni di impegno forte, attento alle esigenze soprattutto
dei più deboli, degli operai, dei cassintegrati, dei precari,
dei sottoccupati, dei disoccupati, dei pensionati, dei
giovani, degli sfruttati, delle donne? Movimento Libero
Iniziativa Sociale ritiene che certa politica debba fare non
uno, ma mille passi indietro e che la segretaria nazionale UGL
dovrebbe, meditando sulle scelte opportune, liberarsi di
questa zavorra, che potrebbe condurre una candidata
potenzialmente vincente alla sconfitta. Liberarsi da certi
personaggi che hanno tenuto in ostaggio l'intera provincia di
Latina per 15 anni, sarebbe un segnale forte di volontà di
reale rinnovamento e pulizia morale nella gestione della cosa
pubblica. Un Movimento come il nostro,
piccolo ma chiara espressione di una comunità ideale e
di valori, se non troverebbe difficoltà alcuna ad appoggiare
una candidatura come quella della Polverini, ne troverebbe però
tantissime a sostenerla se a rappresentarla in provincia di
Latina dovessero continuare ad essere i nomi che oggi si
stanno facendo. E come noi tanti altri.
Monastero
di S. Chiara, Cusani intervenga
16
dicembre 2009
Sui
lavori di ristrutturazione dell'ex Monastero delle Clarisse a
Sezze (LT) iniziati da 15 anni e non ultimati, attendiamo i
dovuti chiarimenti da parte del presidente della Provincia di
Latina Armando Cusani. L'ente di Via Costa è proprietario
dell'imponente struttura, nella quale ha investito finora
milioni di euro. Dato che qualcuno ha chiesto di inserire nel
prossimo bilancio dell'amministrazione provinciale un
ulteriore finanziamento pari a 5 milioni di euro, riteniamo
che sia necessario ed opportuno fornire agli amministrati
tutte le notizie utili a dare un quadro preciso della
situazione. E' opportuno innanzitutto che Cusani faccia
chiarezza sulle finalità dell'opera, in quanto finora sono
state fatte soltanto ipotesi. Se ne è potuto parlare come di
uno stabile che potrebbe andare ad accogliere una facoltà
universitaria, una città dei giovani o indifferentemente un
centro di accoglienza per immigrati. Siccome tra le diverse
possibilità esiste una differenza notevole, é quantomeno
opportuno avere delle idee chiare nel merito, perché non è
possibile "bruciare" denaro pubblico in qualche cosa
di non definito. E' altresì indispensabile che venga fatta
luce sull'intero iter procedurale fornendo agli amministrati
della provincia di Latina un dettagliato rendiconto dello
stato dei lavori e soprattutto dei loro costi. Ciò per
evitare che su una struttura così importante si continuino a
fare promesse da utilizzare in campagne elettorali.
Naturalmente sempre a spese del contribuente. Movimento Libero
Iniziativa Sociale ritiene che il presidente Armando Cusani
non possa e non debba sottrarsi ad una verifica di tale tipo,
anche perché è nel diritto-dovere del ruolo che ricopre. Per
noi esiste un punto fermo: l'opera va necessariamente ultimata
nel più breve tempo possibile e finalizzata ad uno scopo che
consenta la crescita economica e culturale della città di
Sezze e della provincia di Latina. Non si deve però
dimenticare, e di questo deve tenere anche conto un presidente
del centrodestra, che forse non a caso il centro collinare più
importante dei Monti Lepini esprime ben 4 consiglieri
provinciali di centrosinistra. Cusani deve avere ben presente
questa realtà politico-elettorale: Sezze ha potuto godere di
finanziamenti a pioggia anche per altre opere mai portate a
termine ( Anfiteatro, Ospedale, Palazzo Pitti, ecc.) senza
alcun vantaggio per i cittadini. Una situazione anomala sulla
quale occorre fare definitivamente luce. E per quanto riguarda
il Monastero delle Clarisse è solo l'amministrazione
provinciale che può attivarsi.
La
Destra di Mani Pulite
15
dicembre 2009
La
Destra di Mani Pulite: è questa la tradizione politica e
culturale che resta nel nostro DNA. Quella Destra che fece
"resistenza" durante i lunghi anni del cosiddetto
"Arco Costituzionale", che attraversò, pagando con
un altissimo numero di morti, il periodo buio degli anni di
piombo. Quella Destra che si radunò intorno al Parlamento,
agitando nei confronti di una classe politica corrotta i
guanti bianchi, indossati da un popolo che aveva mantenuto
alti i valori dell'onestà e della moralità. Quella Destra
che sull'onda che spazzò via i partiti di Tangentopoli,
conquistò come MSI la città di Latina ed arrivò al
ballottaggio in metropoli come Roma e Napoli. Quella Destra
che nei primi anni della seconda repubblica sembrava voler
dare voce a milioni di italiani desiderosi di un reale
rinnovamento, tramite Alleanza Nazionale. Quella Destra si è
perduta, quel popolo è stato tradito e abbandonato. Ora, un
insieme di dirigenti benedetti da Silvio Berlusconi, dopo aver
fatto le proprie fortune personali e politiche, si è ridotto
a bruttissima copia del peggiore pentapartito.
Coloro
che lanciavano monete contro Bettino Craxi all'esterno di un
noto albergo romano, ora ne sono diventati i degni eredi. Noi
che non abbiamo mai creduto negli incasellamenti precostituiti
della destra e della sinistra, è anche quel percorso abbandonato che vogliamo riprendere. Perché se
i disastri di una politica nuovamente venduta all'affarismo ed
al tornaconto privato sono evidenti a livello nazionale, sono
ancora più evidenti a livello locale, dove il trasversalismo
vede spesso uniti i protagonisti del panorama partitico
bipolare. Dove, come più volte evidenziato da Movimento
Libero Iniziativa Sociale, veramente a differenziare PDL e PD
resta soltanto una "L". Una situazione caotica,
chiara solo per chi con la politica vive o sopravvive. Dove se
a livello nazionale sembra essere ormai divenuto inutile
recarsi alle urne per eleggere rappresentanti già decisi a
tavolino, a livello locale il meccanismo elettorale risulta
ancora più perverso. Sono state abolite le comunità montane?
Sono state abolite le provincie? Quanti altri enti inutili,
occupati da politici al doppio se non al triplo incarico, sono
stati dismessi? Quante auto blu sono state eliminate? Quanti
lauti stipendi, almeno dimezzati? La realtà è che la
politica continua ad alimentare se stessa. E se a livello
nazionale si è trovato un capro espiatorio in Berlusconi, a
livello locale tanti piccoli Berlusconi continuano a fare e
disfare a proprio piacimento, utilizzando i soldi del popolo.
Il quale, periodicamente, viene chiamato a confermare i
privilegi di lorsignori. E' troppo pretendere da chi nei primi
anni novanta aveva tante speranze, di ripensare a quel
percorso interrotto per rilanciare idee di alternativa?
Monastero
delle Clarisse, sia fatta chiarezza
10
dicembre 2009
L'ex
Monastero di Santa Chiara, a Sezze (LT), una delle opere più
imponenti ed importanti del centro storico della città, è
interessato ormai da circa quindici anni da lavori di
ristrutturazione che sembrano non dover essere mai portati ad
ultimazione. Una delle tante storie infinite, uno dei tanti
esempi di cattiva gestione e pessima amministrazione. I
lavori, in corso perenne, sembrano essere diventati soltanto
un ingoiatoio di fiumi di denaro, prima in miliardi di
lire ora in milioni di euro.
E'
recentissima la notizia relativa ad una ennesima richiesta di
finanziamento alla Provincia di Latina, proprietaria dello
stabile, ammontante ad altri 5 milioni di euro da destinare
all'opera. E questo sarebbe il minimo, perché a preoccupare
è soprattutto la nebulosità della stessa: a distanza di
tanto tempo ancora non si sa dove andare a parare, ancora non
si conosce la destinazione e l’uso della imponente
struttura. L'ex Monastero, stando ai proclami iniziali,
sembrava destinato ad ospitare una qualche facoltà
universitaria, in collegamento con l'Università La Sapienza
di Roma.
Una
soluzione certamente ottimale, anche per il rilancio economico
e culturale di un paese in stato comatoso. Con il passare del
tempo, con i lavori che procedevano a fasi alterne, lo scopo
è diventato sempre più indefinito.
Tanto
che oggi, notizie giornalistiche ne hanno parlato,
addirittura, come di uno stabile che potrebbe ospitare un
centro di accoglienza per immigrati. Lungi da noi pensare che
la miopia degli amministratori setini (PD) e provinciali (PDL)
possa arrivare a tal punto, ma delle risposte a Sezze ed ai
suoi cittadini debbono essere fornite. Di quale morte deve
morire l'edificio cui è annessa la barocca chiesa di Santa
Chiara?
Quanti
soldi sono stati spesi fino ad ora e quanti altri se ne
spenderanno per l'ultimazione dei lavori? Come è possibile
che siano stati autorizzati lavori di un tale costo e di una
tale portata senza una destinazione d'uso ben precisa?
I
finanziamenti ottenuti finora come sono stati spesi? Come sono
stati ottenuti? Non sono vincolati ad una destinazione d'uso?
Conoscendo il modus operandi dell'amministrazione
provinciale non ci meravigliamo più di tanto, ma su un fiume
di euro come questo non si può scherzare. Il presidente della
Provincia Armando Cusani, con il suo assessore ai lavori
pubblici, è obbligato a verificare lo status dell'opera, la
sua conformità progettuale e la relativa congruità dei
prezzi.
Delle
risposte sono d'obbligo. Sono doverose. Non è più possibile
procedere come si è proceduto finora, permettendo a
chicchessia di uscirsene fuori con nuove destinazioni d'uso ed
ennesime richieste di denaro. Con i soldi della gente non si
può giocare. Movimento Libero Iniziativa Sociale esige da chi
di dovere la dovuta chiarezza e trasparenza e dagli organi
istituzionalmente preposti tutti i controlli del caso.
Rettifica
al quotidiano "La Provincia"
9
dicembre 2009
Domenica
6 Dicembre, a pagina 22 de La Provincia (Area Lepini), viene
pubblicato un articolo con il seguente titolo: " Sezze,
il capogruppo del PD Eramo chiede 5 milioni di euro alla
Provincia. Centro di accoglienza nell'antico monastero".
Il capogruppo provinciale del PD Enzo Eramo, si legge nel
testo firmato Alessandro Mattei " chiede alla Provincia
di Latina investimenti per Sezze". Proponendo al
Consiglio provinciale un emendamento per il bilancio 2010,
continua, " chiede di incrementare di 5 milioni di euro
il finanziamento da destinare al completamento dei
lavori". L'ultima idea, scrive La Provincia "è
quella di realizzare lì un centro di accoglienza per
immigrati ".E' da questa notizia giornalistica che
Movimento Libero Iniziativa Sociale, preoccupato, è partito
per sollevare la questione tramite un proprio documento di
denuncia sull'inerzia dei lavori e sul fiume di denaro che li
hanno interessati.
E'
assurdo leggere in data odierna, sullo stesso quotidiano, un
intervento giornalistico tramite il quale il consigliere Eramo
si dice favorevole all'apertura di una facoltà di agraria in
quell'ex monastero, ma nel contempo viene attribuita ad
Iniziativa Sociale la diffusione della notizia divulgata a
tutta pagina dal quotidiano La Provincia. Notizia solo ripresa
da noi, sul nostro sito lavocelibera.it, dopo averla letta sul
quotidiano stesso. In realtà la sensazione è che la montagna
abbia partorito il topolino, perché i problemi sollevati
tramite il nostro intervento sono ben altri. Restano i tanti
interrogativi, sui lavori infiniti ed i tanti soldi spesi,
rimasti senza risposte.
Santa
Chiara: da università a centro immigrati
6
dicembre 2009
"Qui
si tollerano troppe cose: questa è una casbah di
tolleranza" (Totò le Mokò, 1949). E veramente, con
l'ultima pensata del consigliere provinciale di Latina e
comunale di Sezze del PD, Enzo Eramo, la misura è colma. A
che cosa si
riferisce Movimento Libero Iniziativa Sociale? Ad un centro di
accoglienza per immigrati che si vuole realizzare nel
Monastero delle Clarisse, in fase di ristrutturazione da
troppi anni, struttura fra le più imponenti del centro
storico di Sezze, al cui complesso è annessa la chiesa
barocca di Santa Chiara. Un insulto per la storia di questa
città, ormai interessata da un fenomeno inarrestabile di
immigrazione che si sta trasformando, per la sua
portata, in una vera e propria invasione. Una iniziativa
irresponsabile,quella di Eramo, che viene presa quando, ad
esempio, il sindaco PD di Venezia Massimo Cacciari pone un
freno all'apertura di kebab nella sua città, che ne
risulterebbe stravolta. Ci stiamo riferendo ad un emendamento
proposto in occasione del bilancio provinciale 2010, tramite
il quale, il consigliere PD chiede di incrementare di 5 milioni di euro il finanziamento da destinare al
completamento dei lavori che interessano il monastero setino.
Edificio per il quale sono
stati finora spesi prima miliardi di lire ora milioni di euro,
senza che il progetto venga ultimato.
Rammentiamo
agli amministratori dell'ente comunale ed a quelli dell'ente
provinciale, che i lavori infiniti partirono, illo tempore,
con uno scopo sbandierato ai quattro venti e pubblicizzato per
ogni dove: l'edificio sarebbe stato utilizzato per scopi
universitari. Sezze avrebbe ospitato una qualche facoltà.
Furono scomodati anche alti funzionari dell'Università La
Sapienza di Roma,in pellegrinaggio a Sezze insieme ai soliti
politici locali per sponsorizzare il progetto. Un progetto che
resterebbe tuttora valido e che potrebbe rappresentare una
svolta importante per tutto il centro storico e non solo. Ma
l'incapacità manifesta di gestire progetti di tale portata,
testimoniata da un prolungamento infinito dei lavori e da un
utilizzo incontrollato ed incerto delle risorse, il brancolare
nel buio relativamente ai fini dell'opera, che da polo
universitario si trasforma in centro di accoglienza per
immigrati, sono la fotografia perfetta di una classe politica
che ha condotto Sezze nel baratro.
Ma
il progetto non doveva essere conforme ad una destinazione
d'uso? Come è possibile immaginare che esso sia stato
approvato e finanziato senza sapere dove andare a parare e a
che cosa l'opera sarebbe servita? Come è possibile che le
istituzioni finanzino un fiume di denaro senza avere ben
chiaro l'uso che si dovrebbe fare dell'opera? Possibile che la
destinazione d'uso a struttura universitaria sia compatibile
con quella di un centro di accoglienza? Sono interrogativi
legittimi, a cui si debbono delle risposte. Interrogativi che
rivolgiamo a chi ha funzioni di controllo sugli atti pubblici.
Questo per quanto riguarda il lato politico-amministrativo.
Per quello sociale, Movimento Libero denuncia l'ennesimo
tentativo di snaturare il tessuto della città di Sezze, la
sua storia, la sua cultura e la sua identità, non
tralasciando i risvolti in termini di ordine pubblico.
Sfidiamo la classe politica di Sezze nella sua interezza a
portare un solo esempio di edificio storico e monumentale,
destinato, in un paese qualsiasi, a centro di accoglienza.
Gli
smemorati di Sezze
23
novembre 2009
Gli
smemorati recuperano la "Memoria storica! Se non si
trattasse di una questione per noi estremamente seria,
concernente la vita e la morte di centinaia di nostri
concittadini che per la Patria si sono sacrificati, ci sarebbe
da ridere.
Non
per la proposta in sé ( Il progetto è stato definito dagli
interessati "Recupero memoria storica"), ma per i
proponenti. Verrebbe da dire: "da quale pulpito viene la
predica". Perché Antonio Vitelli e Serafino Di Palma,
attualmente consiglieri comunali di un non meglio specificato
centrodestra, in un passato recente non solo sono stati
esponenti di maggioranza delle giunte socialcomuniste, ma
hanno anche ricoperto in esse incarichi di rilievo: Vitelli è
stato per anni assessore al bilancio nelle giunte di Giancarlo
Siddera e Di Palma presidente della commissione assetto del
territorio. Quindi, volendolo, avrebbero potuto non solo
interessarsi direttamente di tale problematica, ma, avendo a
disposizione gli strumenti necessari, il progetto da loro
presentato solo ora, avrebbero potuto realizzarlo in quel
passato così recente. Strumentalizzazione? Populismo? O
semplicemente cinico opportunismo?
Comunque
non si tratta di una presa di posizione sinceramente dettata
dal cuore e dai sentimenti. Come ben sanno le centinaia di
famiglie interessate, la nostra parte politica da sempre si
occupa di questo problema e se ancora oggi ci ritroviamo a
Sezze a non avere interlocutori, né tra le file della
maggioranza né tra quelle della minoranza, quando proponiamo
l'intitolazione di una via o di un edificio di interesse
pubblico ai due Caduti setini del 1942 ad El Alamein (il
Comandante Pilota Riccardo De Angelis ed il Sergente Armiere
Ubaldo Piccaro) è perché quella sinistra nella quale hanno
militato fino a ieri Vitelli e Di Palma ha da sempre voluto
calare un velo su alcune vicende, tentando di oscurare le
storie di cui sono stati protagonisti tanti Eroi setini
volutamente messi nel dimenticatoio.
Il
fatto che le amministrazioni locali, nessuna esclusa (e tra
queste comprendiamo anche quella di "centrodestra"
del socialista Lidano Zarra), è confermato dai silenzi e
dalla mancanza di iniziative concrete in merito ai Martiri
delle Foibe. Questo, quando
noi in più occasioni abbiamo chiesto di chiudere una
stagione di odio con un gesto simbolico. Ma a Sezze ha sempre
prevalso l'ideologia insieme al calcolo politico. Avremmo
voluto mantenere il silenzio su questa questione, ma ci siamo
sentiti in dovere di intervenire nei confronti di quella che
appare come una ennesima provocazione vergognosa, fatta sulla
pelle di chi ha donato la propria vita senza fare calcoli di
nessun tipo.
Lettera
aperta alla gente di Destra
23
novembre 2009
Prendere
oggi schiaffi in faccia, dopo che per le note vicende fondane
gli amministratori della provincia di Latina sono andati sulla
bocca di tutta Italia, da un personaggio della fatta del
senatore pidiellino Claudio Fazzone, è umiliante. Soprattutto
quando a riceverli sono uomini che, se non altro per i propri
trascorsi di militanza e per le proprie origini politiche,
dovrebbero godere di un minimo di rispetto. Ma, a quanto pare,
a dettare tempi e modi all'interno del PDL pontino continua ad
essere lui. Ciò appare ancor più evidente dall'organigramma
provinciale del PDL, reso pubblico in questi giorni. Pur non
condividendo le scelte di chi è rimasto a far parte della
squadra berlusconiana, non possiamo non evidenziare che la
decisione di tenere fuori esponenti, ad esempio, come Cesare
Bruni, capogruppo di AN per diversi anni nel consiglio
comunale di Latina, ha un significato politico chiaro.
Ci
meraviglia ancor di più la strategia del silenzio ormai
sposata da tempo dal sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, non
solo in occasioni come questa (Bruni lo ha sostenuto
nell'assise cittadina fedelmente anche nei frangenti più
delicati, quando ci sarebbe stato ben poco da difendere), ma
anche nel marasma suscitato dal caso Fondi. Un silenzio che
sicuramente è significativo. Non sappiamo fino a quando
uomini che, almeno a parole, continuano a ritenersi parte di
una tradizione politica di Destra, possano continuare a
ingoiare rospi e vedere castrate le prospettive politiche di
cambiamento. Una "destra" che si è ridotta a
documenti di censura nei confronti delle massime autorità
istituzionali, che si vede trascinata per vicende personali
dalla parte delle organizzazioni malavitose, una
"destra" che sta offrendo alla sinistra la
possibilità di presentarsi come forza moralizzatrice, che
appare sempre di più brutta copia della più brutta DC e del
peggiore PSI, può continuare a rappresentare le istanze, non
vogliamo dire gli ideali, di chi ancora si sente veramente e
sinceramente a Destra?
Chi,
come noi, ha da tempo preso le distanze, ha la risposta
pronta. Quella "destra" è un coacervo di arrivisti
e di poltronari, di affaristi e di gente interessata.
Constatato direttamente, altresì, che è impossibile tentare
di cambiarla dall'interno, ognuno ne dovrebbe trarre le
conseguenze. A meno che, masochisticamente, si preferiscano
gli schiaffi di Fazzone e del silente Zaccheo.
Povera
Sezze
17
novembre 2009
Che
il comune di Sezze sia in un vicolo cieco è cosa ormai
risaputa, ma ancora più evidente oggi. Oramai, che se la
cantino e se la suonino tra di loro, un cerchio molto
ristretto di personaggi, quasi un'accolita se non una setta,
è realtà. Il teatrino messo su in occasione
dell'approvazione dei debiti fuori bilancio ne è l'ennesima
riprova. Da "destra" a "sinistra" recitano
a soggetto. Intanto la città va sotto per un debito
plurimilionario. D'altronde chi avrebbe dovuto tutelare i
cittadini da una società come la Dondi? Forse gli stessi che
hanno consegnato il patrimonio dell'acquedotto comunale nelle
mani di una spa di Rovigo? Perché costoro siedono
dappertutto, sono nel PDL come nel PD.
Un
ragionamento che può essere esteso anche alla Spl. Chi
avrebbe dovuto difendere i diritti di quegli automobilisti che
oltre alle centinaia di multe per divieto di sosta, se ne sono
viste piovere sulla testa altre migliaia a causa degli
autovelox, in una città dove i parcheggi rappresentano un
miraggio e quello della viabilità è un problema quotidiano?
Sempre per restare in discussione, qualcuno si sta
preoccupando dell'omologazione,mai avvenuta, a Piagge Marine,
che possa trasformare quella che è una pseudo area mercato in
un parcheggio dotato di segnaletica orizzontale e verticale?
Vorremmo che qualcuno finalmente ci rispondesse assumendosi le
proprie responsabilità, che qualche amministratore
intervenisse per chiarire lo scempio perpetrato in quello che
un tempo era il fiore all'occhiello di Sezze, cioè il Teatro
Sacro Italiano o Anfiteatro.
Che
venisse fatta luce sull'assurda situazione in cui versa da
anni la Vallicella, o sulla destinazione, se saranno mai
terminati, dei lavori nell'ex Monastero di Santa Chiara. Ed il
Tennis Club? E le tante opere promesse per Sezze Scalo? Ed il
PRG? Trasvoliamo sulla questione immigrazione, che vede
trasversalmente zitti tutti i politici, o sulle evidenti
carenze di un centro storico cadente, preso per l'ennesima
volta in giro con un progetto-bufala denominato Via Grande. Su
una cosa sono stati tutti d'accordo, cioè su quel sasso
posizionato nella rotonda di Via Marconi: "destra" e
"sinistra" hanno parlato di "valore
aggiunto".
Certo,
diciamo noi, per le tasche di qualcuno. Ma, d'altra parte, su
un foglio, uscito dalla clandestinità (chi ha orecchie per
intendere, intenda ...), di un ipotetico PDL, non abbiamo
letto che l'unico politico setino è Titta Giorgi,leader
storico comunista? Questi signori, che si beccano su
"grandi questioni” di fondo, come cene alle quali
partecipano anche qui trasversalmente, come potrebbero
occuparsi di quelle reali? Come potrebbero occuparsi, solo per
fare un esempio, della gestione clientelare di qualche azienda
regionale magari presieduta da un nostro concittadino? Di una
cosa siamo fermamente convinti: finché resteranno costoro a
cantarsela ed a suonarsela, le cose seguiranno sempre il
medesimo andazzo. Se è vero che ogni popolo ha il governo che
merita, a Sezze abbiamo qualcosa in più: l'opposizione che i
Sezzesi meritano ...
Caso
Fondi, vergogna nazionale
9
ottobre 2009
Anche
se era tutto prevedibile, la non-decisione del Consiglio dei
Ministri relativa allo scioglimento per Mafia del Comune di
Fondi resta comunque scandalosa e destabilizzante per la
credibilità delle Istituzioni. Smentendo le articolate
motivazioni del Prefetto Bruno Frattasi, accolte dal Ministro
degli Interni Roberto Maroni, l'organo presieduto dal primo
ministro Silvio Berlusconi ha escogitato una soluzione
pilatesca. Dopo avere spinto il sindaco di Fondi Luigi
Parisella alle dimissioni insieme ai consiglieri comunali che
lo appoggiavano (su suggerimento del senatore PDL Claudio
Fazzone) si è scelto di far ritenere "inutile" lo
scioglimento dell'ente comunale per infiltrazioni
malavitose.
Appare
quanto mai evidente come tutta la situazione rappresenti una
forzatura. Se Parisella avesse rassegnato le dimissioni
insieme ai suoi nel pieno dello scandalo, perché travolto da
eventi più grandi di lui, avrebbe avuto un minimo di
credibilità. Il tutto invece è avvenuto dopo mesi di tira e
molla, di teatrini, dopo continui rinvii della discussione da
parte dello stesso Consiglio dei Ministri. Appare evidente,
ora, come la manovra sia stata studiata a tavolino. In tal
modo l'ex sindaco fondano, i componenti della sua maggioranza
assessori compresi, sono ricandidabili. Un puntuale rompete le
righe ordinato subito dopo le richieste del Prefetto avrebbe
non solo impedito questo, ma anche la candidatura di Parisella
alle elezioni provinciali, che, sponsorizzata da Fazzone, c'è
stata ed ha visto il candidato arrivare al seggio di Via
Costa.
E'
ormai chiaro chi faccia il bello e cattivo tempo non solo nel
sud pontino ma in tutto il territorio della provincia di
Latina: è Fazzone, l'ex poliziotto autista di Mancino, a
dettare tempi e modi dell'agenda politico-amministrativa.
Tutti gli altri allineati e coperti. Muti. Compreso il sindaco
di Latina Vincenzo Zaccheo, che in tutto questo periodo ha
brillato per la sua assenza. Lui ora la chiamerà rispetto per
le decisioni istituzionali, ma per chi ha un minimo di
intelligenza è solo rassegnazione interessata ad una gestione
del potere che continua a garantirgli la sopravvivenza
politica. Altri all'interno del PDL, o in formazioni
parallele, hanno assunto nei confronti della questione Fondi
prese di posizione anche abbastanza chiare.
Cosa
faranno adesso costoro di fronte alla decisione del proprio
Governo? Ne trarranno le conseguenze prendendo le dovute
distanze, oppure assumeranno un atteggiamento di ignavia?
Vorremmo essere smentiti dai fatti, ma la risposta ci appare
scontata. Da sottolineare che, come già avvenuto altrove, il
Consiglio dei Ministri avrebbe potuto comunque procedere allo
scioglimento nonostante le dimissioni già rassegnate dagli
interessati. Non avendolo fatto si è creato un pericoloso
precedente. Giocoforza, quei comuni, in particolare del sud
Italia, che si trovano o si troveranno nella stessa situazione
del Comune di Fondi, potranno ovviare allo scioglimento coatto
trovando quella via di fuga.
La
non-decisione assunta in questa occasione va ad assumere un
valore dirompente, offrendo ampi margini di manovra a quelle
organizzazioni malavitose che determinano le scelte ed attuano
il controllo di numerosi comuni. La cosa che più dispiace è
che viene lasciato ampio margine ad una battaglia di
moralizzazione nelle mani di chi ha la stessa "credibilità"
di questa pseudo destra, cioè di quella sinistra che si è
permessa di
scendere in piazza stringendo nelle mani l'agenda rossa di
Paolo Borsellino, candidato alla Presidenza della Repubblica
poche settimane prima del suo assassinio, dal MSI. Che lo votò
in splendida solitudine. Ma erano altri tempi e Zaccheo allora
frequentava la sezione missina di Via Pio VI. Un secolo fa.
Libertà
di stampa e stampa libera
2
ottobre 2009
C'è
in Italia libertà di stampa? Dalla pluralità delle testate
giornalistiche, anche televisive, parrebbe di si. Parrebbe,
ma, nella realtà, la gran parte degli organi informativi è
veramente non asservita a questo o quel potere? La nostra
personale esperienza ci induce a ritenere che molti organi di
informazione, in particolare quelli che fanno opinione
soprattutto a livello locale, siano volontariamente, per i
vantaggi che ne derivano o che ne possono derivare, limitati.
Ossia, pur potendo scrivere non lo fanno. Dovendo rispondere
ad esigenze di cassetta, dovendo corrispondere a questo o quel
"padrone", si autocensurano. Per rendere bene l'idea
di quale è la reale situazione, riportiamo quella che è
stata una vicenda direttamente vissuta. Chi segue il sito
lavocelibera.it, organo di Movimento Libero Iniziativa
Sociale, sa che per diverso tempo ci siamo interessati delle
vicende relative alla gestione Astral, l'azienda regionale del
Lazio presieduta da Giovan Battista Giorgi (PD), che si occupa
della sicurezza delle strade. Una inchiesta, la nostra,
circostanziata, riferita a situazioni molto delicate, come ad
esempio una serie di discutibili assunzioni e comunque ad una
gestione molto personalistica dell'azienda.
Quella
documentazione fu regolarmente fatta recapitare a tutte le
redazioni provinciali dei quotidiani locali ( Latina Oggi,
Il Territorio, Il Messaggero, Il Tempo, La Provincia). La
notizia c'era ed anche grossa. Perché nella documentazione
fatta pervenire facevamo nomi e cognomi, riportavamo
circostanze, denunciavamo situazioni scandalose che
coinvolgevano trasversalmente tutti i partiti da AN al PD.
Eppure nessun giornale la riprese. Riprovammo nei giorni
successivi, parlando anche con qualche caporedattore che
dimostrò interesse. Risultato? Nessuno. Nessun quotidiano ha
pubblicato un rigo. Che le notizie ci fossero ci fu confermato
a distanza di qualche giorno, quando il quotidiano romano Il
Tempo, ma solo nel dorso nazionale, le riprese con apertura
principale nella prima pagina e servizi interni, dando loro
ampio spazio in diverse edizioni. Fatto che costrinse il
presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ad
intervenire.
Naturalmente
il tutto continuò ad essere ignorato dai quotidiani della
provincia di Latina, compreso il dorso provinciale de Il
Tempo. Quotidiani che, però, pur non avendo dato notizia del
caso, in maniera giornalisticamente anomala dettero la
possibilità a Giovan Battista Giorgi di replicare per
qualcosa che non avevano pubblicato. Cosa c'entra questo?
C'entra perché questi giornali non si schiererebbero mai
contro un "potere forte" come quello rappresentato
dall'Astral, che periodicamente acquista paginate e paginate
di pubblicità sulla stampa locale. Non si schiererebbero mai
contro un "sistema di potere", che vede unita, da
Giorgi al sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo (PDL), da
Giuseppe Ciarrapico, senatore pidiellino ed editore locale,
alla parlamentare del PD Maria Teresa Amici, tutta la classe
politica, la stessa che la condiziona e le garantisce la
"sopravvivenza". Ecco perché possiamo ben dire che
pur esistendo teoricamente una libertà di stampa, ciò che
manca é una stampa libera.
Giù
le mani da Paolo Borsellino
30
settembreo 2009
In
quest'ultimo periodo si fa un gran parlare, quasi sempre a
sproposito, di Paolo Borsellino. Lo diciamo subito: non ci fa
piacere vedere sbandierare il suo nome, al fine di
strumentalizzarlo, in presunte "battaglie antimafia"
della sinistra in genere e dell'Italia dei Valori in
particolare. Non è bello, e probabilmente neanche lui ne
sarebbe compiaciuto, vedere impugnata dai rappresentanti delle
sinistre quell'agenda rossa, andata persa dopo l'attentato
mortale. Ma tant'è: coloro che oggi molto indegnamente
pretendono di rappresentare la Destra, sono riusciti anche in
questo, cioè lasciare a chi certamente non rappresenta i
valori di riferimento di Paolo Borsellino la pretesa di poter
sventolare la bandiera della lotta alla Mafia. Ci preme
rammentare a tutti coloro che dimostrano di avere memoria
molto corta, quelli che sono stati i trascorsi del magistrato.
Borsellino si iscrisse al FUAN, organizzazione dei giovani
universitari del MSI, nel 1959. Di questa organizzazione
divenne anche componente dell'esecutivo provinciale di Palermo
e come rappresentante studentesco fu eletto nella lista del
FUAN "Fanalino". Lui, che era cresciuto in una
famiglia di destra, aveva chiaramente preso posizione. Si
trattò di una passione politica e civile che si rispecchiò
nella sua attività professionale, fino al sacrificio estremo.
Un altro dato è importante sottolineare. Nel Giugno del 1992,
come ha recentemente ricordato l'ex presidente della
Repubblica Francesco Cossiga, ma come in tanti hanno tentato
di far dimenticare, Paolo Borsellino ottenne 52 voti nella
elezione alla Presidenza della Repubblica: si trattava dei
voti del MSI, che ne aveva presentato la candidatura. La sua
attività era in quel periodo ben nota, ben noto era il suo
impegno contro la Mafia. Eppure non si andò oltre quei 52
voti missini.
Qualche
giorno dopo sarebbe stato assassinato. Evidentemente, come
sottolineato anche da Cossiga, si trattava di una figura che
dava fastidio a tanti, anche a livello istituzionale. Oggi
quelle parti politiche che non lo votarono, scendono in piazza
trincerandosi dietro il suo nome. Il primo ad urlare è
Antonio Di Pietro, il quale accusa: "Parlamento
mafioso". Se lo dice lui che è parlamentare! Ma la
rivista di Paolo Flores D'Arcais "Micromega", pur
vicina all'Italia dei Valori, passa ai raggi X il partito
dipietrista con una inchiesta. Lo descrive come un movimento
in cui a livello locale si trovano faccendieri, ex DC in cerca
di nuova fama, dirigenti dal passato non limpido. Si legge su
Micromega che dopo i commissariamenti regionali i congressi
sono fermi e che il partito è fatto di politicanti dalla
fedina incerta. Politici dallo scarso curriculum ma di gran
disinvoltura. Micromega, nell'inchiesta, indica dirigenti
locali con trascorsi giudiziari, dirigenti che hanno ricevuto
provvedimenti antimafia nel sud, un IdV pieno di faccendieri
soprattutto in regioni come la Campania e la Basilicata. Si
tratta di critiche che provengono dalla stessa area del
partito e che vanno quindi meditate. E' credibile un impegno
contro la criminalità lasciato nelle mani di costoro?
Purtroppo è quello che sta succedendo, come si può
verificare soprattutto in provincia di Latina per il caso
Fondi. Prescindendo da quella che sarà la conclusione di tale
questione, una cosa ci preme sottolineare: se si è data la
possibilità ad esponenti di queste aree politiche di
impugnare la bandiera dell'antimafia, se si è lasciato
strumentalizzare anche il nome di Paolo Borsellino dalle
sinistre, è perché una Destra vera, una Destra con
riferimenti ideali forti e valori come quelli di cui si faceva
testimonianza vivente Borsellino, oggi in Italia non esiste.
Tantomeno a Latina.
Sexi
shop nel centro di Sezze
13
settembreo 2009
Nella
testa dell'assessore al commercio Sergio Di Raimo, il tanto
sbandierato rilancio delle attività nel centro storico di
Sezze passa forse attraverso il sesso? Perché dopo il
"lancio" fantasma dell'inesistente " Centro
commerciale naturale Via Grande ", la situazione generale
in tutta l'area centrale della città è rimasta inalterata,
mentre una sola attività sta aprendo i battenti: un sexi shop
più adatto ai quartieri a luci rosse delle grandi città, che
non alle antiche vie di un paese collinare. Evidentemente in
Amministrazione si hanno poche idee in materia e queste poche
alquanto confuse. Dopo aver speso migliaia di euro per una
manifestazione ormai passata nel dimenticatoio, per qualche
insegna con il logo "Via Grande", brochures e
manifesti vari, dopo aver illuso qualche ingenuo commerciante,
si è proseguito sulla falsariga di sempre: avanti tutta per
distruggere il centro di Sezze (LT) con le sue attività
commerciali. Mentre prosegue la campagna di multe nei
confronti di quegli automobilisti che in centro non riescono a
trovare parcheggio, quando non si fa niente per affrontare
questa delicatissima questione, quando facendo quattro passi
nelle vie principali ( quelle che nella testa degli
amministratori comunali dovrebbero costituire Via Grande ) è
tutto un susseguirsi di botteghe con i battenti chiusi, sui
quali fanno bella mostra
di sé i cartelli " Vendesi ", "
Affittasi ", ecco che finalmente una nuova attività
viene aperta.
Nuova,
ma che fa leva sui più antichi istinti umani, quelli
sessuali. Il sexi shop nelle immediate vicinanze di un
istituto religioso che ospita una scuola materna ed elementare
ed in prossimità della cattedrale di S. Maria, è un
ulteriore schiaffo alla storia della città di Sezze ed un
ultimo passo verso il suo degrado. Il nostro, ci teniamo a
precisarlo, non è assolutamente un discorso moralistico. Non
siamo dei bacchettoni. Ma attività come questa di cui stiamo
scrivendo vanno ubicate in zone periferiche e comunque debbono
risultare poco visibili. Appare ormai evidente, insieme
all'incapacità, al menefreghismo ed all'irresponsabilità di
chi amministra Sezze, come si navighi a vista, senza la benché
minima programmazione. In un paese che conta ormai oltre
trentamila abitanti (visto il largo fenomeno
dell'immigrazione) non esiste una sola libreria, non c'è una
sala cinematografica, nel centro storico non è attiva una
trattoria tipica. Eppure si apre un sexi shop. Nessuno, ormai
anestetizzato da decine di anni di regime, riesce più ad
indignarsi? Nessuno riesce ad alzare la testa prendendo
finalmente a calci nel sedere quei personaggi che occupandosi
solo dei propri interessi, si sono messi sotto i piedi quelli
della città? Movimento
Libero Iniziativa Sociale interviene su problematiche come
questa perché si
sente ancora parte di una comunità che forse non esiste più.
Il sindaco Andrea Campoli (PD), l'assessore Sergio Di Raimo
(PD), il presidente del consiglio comunale Giovanni Zeppieri
(PD), il consigliere anziano onnipresente Titta Giorgi (PD),
non hanno niente da replicare? Per loro è tutto a posto?
Sicuramente si.
Nando
Cappelletti: presente!
7
settembreo 2009
Nando
Cappelletti è morto. Improvvisamente ed inaspettatamente. Con
lui, che era nostro amico, nemmeno il tempo di un saluto. La
notizia ci ha raggiunti, lasciandoci sgomenti. Chi è stato
Nando in vita noi lo sappiamo bene, come conosciamo bene, per
averla condivisa, l'amarezza di questi ultimi anni per una
politica che ci ha traditi. Ora gli ipocriti ed i falsi amici,
coloro per cui Nando rappresentava una pietra d'inciampo,
faranno mucchio, osannandolo. Li conosciamo, per aver
condiviso con Cappelletti un percorso comune e non ci
stupiremo del loro comportamento, come non si stupirà lui.
Nando è il grafico che ci ha regalato i nostri simboli,
innanzitutto quello con cui Iniziativa Sociale si è
presentata alle comunali di Sezze: un simbolo che graficamente
ricordava quello di Latina Sociale, la lista che Cappelletti
presentò contemporaneamente al comune di Latina. Non solo una
similitudine grafica, ma una unità di intenti e la
condivisione di una medesima analisi politica, fortemente
critica nei confronti di chi oggi pretende di rappresentare i
valori della Destra nella nostra provincia. Nando ha poi
studiato la risoluzione grafica per il nuovo simbolo, quello
contraddistinto dalla sigla ML ( Movimento Libero Iniziativa
Sociale ). Era un collaboratore assiduo del nostro sito
lavocelibera.it. Chiunque vuole conoscerne le più recenti
analisi politiche, può farlo collegandosi ad esso, nello
spazio dedicato ai commenti. Una delle ultime occasioni nelle
quali abbiamo avuto modo di incontrarci, è stata la cerimonia
di commemorazione per i caduti della RSI, presso il Campo
della Memoria a Nettuno. Questo per rimarcare un comune
sentire, che dagli anni '60-'70 non è venuto mai meno, pur
tra difficoltà, sconfitte, delusioni. Nel tracciare, però,
il resoconto del suo cammino terreno, restiamo certi di una
cosa: Nando, non essendosi mai arreso neanche alle
“sirene” di una vita "comoda", ha vinto. Sono
altri gli sconfitti. Resterà per i suoi camerati, la
testimonianza di una vita vissuta nella coerenza.
IdV,
una petizione strumentale?
4
settembreo 2009
Il
partito di Antonio Di Pietro si é fatto promotore, a Latina,
di una petizione finalizzata ad affiancare al nome del
capoluogo quello di Littoria e ad intitolare alcune vie
cittadine a personalità come
Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Carlo Alberto Dalla
Chiesa. L'Italia dei Valori, con questa richiesta, cerca
facili titoli sui quotidiani. E lo fa pretestuosamente.
Spieghiamo perché. Premesso che Movimento Libero Iniziativa
Sociale è per Littoria ed apprezza l'operato di quegli uomini
cui si vorrebbero dedicare spazi della città, si permette di
rammentare a chi da rappresentante dipietrista ha promosso la
raccolta di firme, che l'IdV è forza di governo in importanti
città provinciali, come quella di Sezze, dove esprime il
vicesindaco, un assessore, un consigliere provinciale e tre
consiglieri comunali, di maggioranza naturalmente. Nel centro
collinare lepino, dove non avrebbe bisogno di petizioni,
appare ben lungi dal proporre intitolazioni di questo tipo, in
una città carente anche nella toponomastica. Insomma, laddove
i dipietristi sono minoranza predicano bene, ma razzolano male
laddove governano. Se non è strumentalizzazione questa, come
chiamarla? Più seriamente, avrebbero dovuto invece, al fine
di essere credibili, promuovere una campagna di tal fatta su
tutti i 33 comuni della provincia, dal sud al nord. Invece si
sono limitati a sollevare un polverone a Latina città,
tirando fuori il nome di Littoria, buono in ogni occasione per
"scandalizzare" i benpensanti, affiancato da quelli
delle singole personalità, sapendo che in tal modo qualche
spazio sui giornali si guadagna. Così è stato, almeno
finora. Movimento Libero invita l'Italia dei Valori ad
assumere nei comuni dove è forza di governo un atteggiamento
in linea con quello assunto a Latina, a cominciare dalla città
di Sezze. Movimento Libero, da sempre vicino a quell'Italia
che ha espresso uomini come Falcone e Borsellino e da sempre
contrario alla cancellazione della storia, come si è fatto
eliminando il nome di Littoria, non troverebbe difficoltà
alcuna a condividere iniziative veramente sentite.
Il
Cardinale Corradini sommerso da rifiuti
2
settembreo 2009
Quattro
cassonetti di raccolta della immondizia posizionati
"strategicamente" davanti al busto del Cardinale
Pietro Marcellino Corradini, uno dei personaggi più illustri
che abbiano avuto i natali a Sezze (LT): quando si dice
l'ingratitudine o la mancanza di rispetto per la storia e gli
uomini rappresentativi della propria città. Raccogliendo
anche le proteste di diversi residenti, Movimento Libero
Iniziativa Sociale intende denunciare lo scempio compiuto
presso la Chiesa del Bambino Gesù, in prossimità del Duomo
di S. Maria. Il Cardinale Corradini, ricordiamo a chi ha corta
memoria, nacque a Sezze nel 1658 e nel conclave aperto il 5
maggio 1730, dopo la morte di Benedetto XIII, sembrò
vicinissimo alla elezione a Papa, bloccata dall'imperatore
d'Austria e dal re di Spagna. Se in vita ha sfiorato il soglio
pontificio, è stato però, passato a miglior vita, colpito in
pieno dai rifiuti comunali. I cassonetti che hanno sostituito
le piante posizionate davanti al suo busto, spesso addirittura
ne impediscono la visuale, quando sono sovraccarichi.
Se
il Corradini si occupò delle ragazze povere, impiantando a
Sezze un collegio ( il Conservatorio Corradini è attivo
ancora oggi), al quale provvide una istituzione religiosa da
lui fondata (oggi Suore Collegine della S. Famiglia) tuttora
attiva in diverse parti del mondo, questo sembra interessare
ben poco l'amministrazione comunale locale e chi si occupa
della raccolta rifiuti a Sezze. Da notare che nessuno di
coloro che periodicamente, soprattutto in occasione del
processo di canonizzazione del Cardinale setino, si sono
recati a Palermo, dove è la casa madre dell'istituzione e
dove il Corradini fu Arcivescovo, ha avuto da ridire contro la
decisione di ammucchiare immondizia proprio davanti al
monumento a lui dedicato. Niente ha avuto da ridire il
consiglio di amministrazione del Conservatorio. Eppure il
vergognoso scempio è evidente. Nessuno se n'è accorto? Chi
è che ha preso tale decisione? E' solo l'ennesima
dimostrazione di ingratitudine verso i propri figli o proprio
una manifestazione di disprezzo?
Chiedendo
che quanto prima si provveda a normalizzare l'incresciosa
situazione, Movimento Libero intende sottolineare che il
proprio intervento non è dettato da motivazioni di carattere
fideistico, ma solamente dal rispetto e dall'amore per la
propria città e per la sua storia. Lo stesso che dovrebbe
animare chi la amministra. Ma che cosa ci si potrebbe
attendere da chi concepisce il centro storico di Sezze come
luogo da sommergere con l'asfalto, come è stato recentemente
fatto anche nella Piazza del Duomo, adiacente il monumento al
Corradini? Non hanno niente da dire i "democratici"
Andrea Campoli, sindaco, con il suo factotum Giovan Battista
Giorgi?
Sezze,
la città delle multe
24
agosto 2009
Se
è vero che una recentissima direttiva del ministro Roberto
Maroni è intervenuta per sanare l'uso, molte volte
trasformatosi in abuso, degli autovelox, evidentemente qualche
"piccolo" problema esiste. Se è vero che da adesso
montaggio, posizionamento, foto e multa diventano di
competenza esclusiva degli agenti di polizia, sottraendo il
tutto a chi li gestiva, qualcosa fino ad ora non deve aver
funzionato. Se si interviene nei confronti delle aziende
private che hanno venduto ai comuni le diaboliche macchinette,
se a quanto pare si cerca di porre fine all'epoca
dell'autovelox selvaggio, spesso utilizzato dai comuni per
rimpinguare le casse o per operare truffe nei confronti degli
automobilisti tramite macchinette truccate dalle ditte
appaltatrici, in accordo con sindaci, assessori, comandanti di
PM, è come se abbiano trovato fondamento le giuste
rimostranze di numerosissimi automobilisti, vittime di tali
apparecchiature. Non è un caso che tramite la nuova direttiva
i compiti di coordinamento e monitoraggio di tutta l'attività
di controllo vengano affidati ai Prefetti.
Non
è un caso che si sia deciso di aumentare i controlli notturni
il sabato sera, preferendo le strade dove si registra un alto
numero di incidenti, piuttosto che privilegiare orari diurni
in aree poco rischiose. Altro punto fermo della direttiva è
che l'automobilista deve sapere dove stanno gli autovelox: la
segnalazione sarà necessaria. Per ciò che riguarda le
apparecchiature mobili devono essere segnalate, anche esse,
almeno 400 metri prima e ci dovrà sempre essere una pattuglia
ben visibile. Altro punto fermo è la tutela della
riservatezza. Si tratta di una direttiva quanto mai opportuna,
la quale arriva in un momento particolare, quando, ad esempio,
nel solo comune di Sezze (LT) sono state comminate in
quest'ultimo periodo oltre 20.000 multe. Senza entrare nel
merito della loro legittimità e degli eventuali ricorsi che
gli interessati potrebbero proporre, dato il numero eccessivo
delle sanzioni non c'è da chiedersi come mai si sia
verificato questo "fenomeno"? Non è necessario
qualche intervento che si indirizzi verso il rispetto della
nuova direttiva, puntando più sulla prevenzione che sulla
repressione? Non è opportuno attivare immediatamente almeno
un lampeggiante di colore giallo per dare più visibilità
alla segnaletica, in attesa di altri interventi?
Sarà
anche un caso, ma contemporaneamente, come a far pensare
veramente, come in tanti già pensano, che si voglia solo
"fare cassa", è inziata nel territorio comunale di
Sezze, in particolare nel suo centro storico, una campagna di
multe per divieto di sosta, in una città che notoriamente
soffre la totale mancanza di parcheggi, nei confronti di
automobilisti costretti
ad arrangiarsi. Nel giro di pochi giorni, cioè da quando
hanno preso servizio nuovi operatori, ne sono state comminate
a centinaia. In
precedenza, strumentalmente, era stata sollevata da più di
qualcuno, anche dal sindaco Andrea Campoli (PD), in passato
sempre poco sensibile alla problematica, la "questione
sicurezza", al fine di far sembrare indispensabile
l'assunzione temporanea di nuovi vigili. Tutta una scusa,
perché mentre per il problema ordine pubblico le cose sono
proseguite con il medesimo andazzo, i nuovi arrivati sono
stati utilizzati per multare. In questo consisteva il problema
sicurezza? Reprimendo chi non può parcheggiare lo avete
risolto? Se è così, caro sindaco, abbiamo capito perché
Sezze continui ad essere una città con notevoli problemi.
Ordine
pubblico a Sezze, solo chiacchiere
17
agosto 2009
Bontà
loro, oggi a Sezze esiste un "problema sicurezza".
Una questione che li vede trasversalmente d'accordo. Noi, anni
fa, la chiamavamo "emergenza". Anni fa, appunto. Se
non fosse una questione seria, verrebbe da riderci sopra.
Perché lorsignori, quando da destra dicevamo di correre ai
ripari prima che la questione degenerasse, facevano finta di
niente. Ci davano dei "fascisti allarmisti".
Addirittura il sindaco Andrea Campoli smentiva ufficialmente,
tramite manifesti, una "emergenza ordine pubblico".
Salvo, adesso, farsi promotore di ordinanze proibizioniste,
puntualmente disattese, e discussioni sui "massimi
sistemi". Non tralasciando il recente decreto legge e
naturalmente le cosiddette ronde. Nel frattempo, non sappiamo
per disposizione di chi, per riportare un po di
"ordine" ci si è sbizzarriti contro gli
automobilisti: sono 20.000 (ventimila!) le multe comminate
tramite autovelox e numerose quelle degli ultimi giorni per
divieto di sosta, in una città notoriamente priva di
parcheggi, dove i possessori di auto sono costretti in qualche
modo ad arrangiarsi. Movimento Libero Iniziativa Sociale, da
sempre sensibile alla problematica in oggetto, non intende
cadere nella trappola della sterile discussione " ronde
si, ronde no", "più vigili o più
incentivi".
Già
rendere il paese più vivibile costituirebbe, per noi, un
primo passo verso una città più sicura. Avere un centro
storico e delle periferie meno degradate, avere servizi
efficaci e moderni, dei parchi puliti, dei posti macchina in
numero sufficiente
a disposizione dei cittadini, una viabilità efficiente, una
segnaletica adeguata, delle piazze vive, tranquille e
ospitali, vie e vicoli curati, già questo sarebbe un passo
avanti: è notorio che determinati fenomeni delinquenziali
prosperano nelle zone più degradate e purtroppo estese aree
di Sezze, in particolare nel centro storico ma non solo (si
veda ad esempio lo Scalo), sono tali. Non a caso il fenomeno
della immigrazione selvaggia è qui che si è sviluppato,
spesso ignorato, se non incentivato, da quegli stessi
amministratori che oggi si riempiono la bocca con la parola
"sicurezza". Movimento Libero parla di una politica
dei piccoli passi. Perché non preoccuparsi di dotare le
diverse zone della città, a partire dai vicoli, di adeguati
punti luce? Sono troppe le "zone scure" esistenti, a
cominciare dai parchi, come quello della Rimembranza, più
volte teatro di episodi preoccupanti.
Se risponde al vero il fatto che sarebbe inadeguato al
controllo, in particolare notturno, del territorio, il numero
del personale preposto, perché non pensare di realizzare
concretamente, non a parole come è stato fatto finora, un
servizio di video sorveglianza delle zone calde del
territorio? Le telecamere, se posizionate nei siti
appropriati, costituirebbero un valido deterrente nei
confronti dei malintenzionati.
Ed
a tal proposito: ma un progetto di video sorveglianza non era
stato finanziato? Se non erano chiacchiere quelle delle vostre
amministrazioni, i soldi dove sono finiti? Un Comune, poi,
deve necessariamente fissare delle regole. Non si può sempre
giocare allo scaricabarile. Le regole a Sezze non esistono, in
particolare nel periodo estivo. Non esistono quelle che
incidano sulle attività notturne. L'ordinanza emessa dal
sindaco Campoli relativamente alla somministrazione delle
bevande alcoliche, ha rappresentato chiaramente una presa in
giro. Vorremmo sapere quante multe sono state comminate sulla
base di essa, quando ci risulta che quotidianamente chi si
occupa di nettezza urbana raccoglie per strada centinaia di
bottiglie vuote. Di che cosa devono parlare Campoli, Zeppieri,
Vitelli, quando le loro parti politiche hanno causato
l'attuale degrado? Oggi sviano, facendo credere che tutto
dipenda dallo scarso numero delle forze in organico, quando
per controllare una città "civile" basterebbero
poche unità. Una politica dei piccoli passi concreti, farebbe
molto di più delle sterili chiacchiere strumentali ed
occasionali di certa politica estiva.
Per
ciò che concerne le "ronde", giusto per tagliare la
testa al toro e fare definitiva chiarezza, Movimento Libero si
dichiara contrario ad una resa dello Stato: una telefonata
alle forze dell'ordine in caso di necessità, è dovere
di ogni cittadino, anche senza pettorina gialla
catarifrangente.
A
Sezze silenzi omertosi
11
agosto 2009
Sezze
(LT), una città che non nega "cittadinanze
onorarie" a nessuno? Una città che attribuisce
"intitolazioni" a chiunque lo merita? Stando ai
fatti, il centro più importante dei Monti Lepini sembra
distinguersi per il notevole numero di titoli onorifici
attribuiti nel corso degli ultimi anni a chicchessia, spesso
inspiegabilmente. Se è vero che in Italia un cavalierato o un
commendatorato non si negano a nessuno, a Sezze sembra che a
nessuno venga negato il titolo di cittadino onorario o
l'intitolazione di una via, di una piazza, di un vicolo,
perfino di una galleria. Caso più unico che raro,
quest'ultimo: sfidiamo a trovare in tutta la Penisola una
galleria o un traforo che porti il nome di qualche
personaggio, in particolare politico. E' stata una gara, da
qualche anno in qua, a "scovare" personalità cui
attribuire qualcosa, tanto che sorge il dubbio che in qualche
caso ci si sia trovati di fronte a situazioni che vengono
utilizzate dai soliti noti per fini personalistici.
Dubbio
che si rafforza quando invece viene negato il giusto
riconoscimento a chi veramente lo meriterebbe. Si fanno forse
dei calcoli nel caso che riguarda i due setini immolatisi
nella battaglia di El Alamein nel 1942? Perché, nonostante le
pressanti richieste avanzate da Movimento Libero Iniziativa
Sociale da diversi mesi, non ha ottenuto alcun tipo di
riscontro la richiesta inoltrata al sindaco PD Andrea Campoli,
affinché venga reso il dovuto onore al Capitano Pilota
Riccardo De Angelis ed al Sergente Armiere Ubaldo Piccaro,
tumulati insieme nel cimitero setino.Un caso, fra l'altro,
particolare, perché si tratta con ogni probabilità delle
uniche spoglie traslate in Italia dal Sacrario della
cosiddetta "Quota 33" nel deserto africano. Se fino
a qualche tempo fa il silenzio sulla vicenda poteva essere in
qualche modo giustificato dall'assoluta ignoranza, gravissima,
degli amministratori locali relativamente alla storia dei due
Caduti, ora non è più così.
Movimento
Libero ha portato a conoscenza degli organi comunali i fatti
del '42, chiedendo esplicitamente che ai due Eroi
pluridecorati venisse intitolata una via, una piazza, un
edificio di importanza pubblica. Dal Palazzo Comunale sono
arrivati solo silenzi. E' come se venisse attuata una
gravissima discriminazione nei confronti di De Angelis e
Piccaro. Se è vero che può essere definito fortunato un
paese che non ha bisogno di eroi, è altrettanto vero che se
un paese ha degli eroi, deve conoscerli ed onorarli. Il 22
Giugno del 2009, il TG1 trasmise un servizio da Pula,
Sardegna, sulla figura di Giuseppe Mereu, uno degli ultimi
sopravvissuti tra gli Eroi dimenticati di El Alamein. Il
Sindaco del paese sardo va orgogliosamente fiero del suo
concittadino. La sua gente lo sta ad ascoltare, tutti lo
rispettano, i giovani ascoltano i suoi racconti. Il sindaco di
Sezze Andrea Campoli invece fa orecchie da mercante e con un
atteggiamento vergognoso continua ad ignorare due concittadini
che hanno donato la loro giovane vita all' Italia. Il tutto
accade nel silenzio omertoso di tutta la classe politica
locale.
Latina,
una Provincia nel caos
8
agosto 2009
In
merito al "caso Fondi" Movimento Libero Iniziativa
Sociale ha inteso astenersi da commenti a caldo, anche in
occasione degli arresti, nel rispetto delle Istituzioni e
degli organi decisionali. Ora, a fronte di quanto sta
accadendo, è indispensabile pronunciarsi. Se da una parte
appare poco spiegabile l'atteggiamento attendista di un
Consiglio dei Ministri in altre occasioni, anche recenti,
particolarmente solerte, dall'altra va stigmatizzata la scelta
di un senatore della Repubblica, Claudio Fazzone,
polemicamente intervenuto nei confronti del Prefetto di
Latina Bruno Frattasi. D'altronde si tratta di una
"linea" già tracciata dal suo collega di partito
Armando Cusani, presidente PDL della Provincia di Latina. E'
stato facile per la pseudo controparte politica, il PD, in
tale situazione di contrasto istituzionale, inserirsi
strumentalmente per utilizzare a propri fini il caos creato,
dimostrando scarso senso di responsabilità. C'è estrema
confusione sotto il cielo della provincia pontina, accentuata,
paradossalmente, anche dal silenzio, in questo caso veramente
assordante, di figure a loro dire sempre attente alla
"questione morale" ed al rispetto delle Istituzioni.
Ogni riferimento al sindaco PDL di Latina Vincenzo Zaccheo è
chiaramente voluto. Se è vero che esiste un tempo per parlare
ed un tempo per tacere, è altrettanto vero che il basso
profilo tenuto dal primo cittadino ha dato adito a chiacchiere
e supposizioni che avrebbero potuto essere facilmente smentite
con una chiara presa di posizione.
Mentre il Consiglio dei Ministri fissava l'ennesimo
rinvio per la decisione relativa allo scioglimento per
infiltrazioni mafiose del comune fondano, altri fatti sono
arrivati a scuotere il precario equilibrio della classe
pontina nella sua interezza. E' scoppiato il caso, ancora
tutto da chiarire, che ha interessato il vicesindaco di Latina
Maurizio Galardo, e quello relativo al neo sindaco di
Roccagorga, la democratica Carla Amici, indagata insieme ad
altri per vicende che riguardano l'azienda municipalizzata di
Aprilia, nella quale ricopriva un incarico di vertice. Non ci
interessa stare a sottilizzare perché lo ricoprisse in un
comune all'epoca amministrato dal centrodestra, ma
sottolineare il fatto che la cosiddetta ed ormai abusata
"questione morale", sia trasversale come quelle
"amicizie" che vedono unirsi il diavolo e l'acqua
santa. Anche in relazione a questi ultimi due casi, a far
meditare sono i silenzi osservati dalle rispettive parti
politiche teoricamente "avverse". Gli stessi silenzi
mantenuti in occasione della esplosione a livello nazionale
del caso Astral, l'azienda regionale di cui è ancora
presidente l'esponente del PD Govan Battista Giorgi. A
sottolineare l'anomalia rappresentata dalla provincia di
Latina, è intervenuto il sindacato dei Prefetti, a dare il
proprio sostegno alla forte e chiara azione portata avanti,
nonostante tutto e tutti, dal Prefetto Frattasi, cui va
la solidarietà del nostro Movimento.
Sezze,
dal centro al Centro
10
luglio 2009
Movimento
Libero Iniziativa Sociale intende mantenere alto il livello di
attenzione dell'opinione pubblica e degli amministratori sulla
situazione che interessa il centro storico di Sezze (LT).
Anche se si è tornati a parlarne solo a seguito dell'ennesimo
crollo parziale che ha interessato uno dei suoi palazzi
storici, cioè Palazzo Pitti, è importante che si trovi,
stando alle affermazioni di qualche amministratore,
nell'agenda dell'ente comunale. Il suo recupero ed il relativo
rilancio erano e restano tra i punti fondamentali del nostro
programma: è stato Movimento Libero a parlare di "
centro commerciale naturale " e di " albergo diffuso
" nelle ultime elezioni comunali. Oggi ne parlano anche
altri, cosa che ci fa piacere. Però lo si fa, talvolta, in
maniera distorta. La realizzazione di questi progetti passa
obbligatoriamente per un percorso che prevede la realizzazione
di un piano infrastrutturale che faccia del Centro il motore
pulsante della città di Sezze, il cuore della sua economia.
In quale situazione oggi versi è ben noto a tutti. Palazzi
monumentali in stato di abbandono, strade e vicoli in degrado,
abitazioni e cantine abbandonate, igiene in molti casi al
limite della decenza, occupazione sistematica delle aree più
importanti da
parte di un fenomeno immigratorio spesso incontrollato,
abbandono di alcuni stabili ai ratti ed a ogni tipo di
insetti, illuminazione scarsa se non assente, situazione
dell'ordine pubblico al limite della sicurezza. E' quindi
chiaro, se si vuole veramente iniziare un percorso di
valorizzazione, che la risoluzione di tali problematiche è
propedeutica ed indispensabile per il rilancio di ogni attività.
Da tempo si parla di nuovo piano regolatore ed anche nel
merito di questo Movimento Libero ha le idee ben chiare.
Ci
siamo dichiarati e continuiamo a dichiaraci contrari a
qualsiasi tipo di cementificazione, con relativa speculazione,
che possa interessare il territorio comunale di Sezze, già
largamente devastato ( basta vedere lo scempio che si è fatto
di zone a vocazione turistica come la Conca di Suso o di
singoli siti importanti come quello che era rappresentato
dall'Anfiteatro). Il nuovo PRG deve essere finalizzato al
recupero di tutte le unità abitative del centro storico,
abbandonate da tempo ed oggi utilizzate spesso in modo
inappropriato. Insieme ad esse vanno ristrutturati i grandi
palazzi e gli edifici storici. Questo comporta anche una
rivisitazione organica e non solo strutturale, che parta da un
piano colore per arrivare ad un piano materiali. Insieme a
questo è indispensabile adottare un nuovo piano commercio ed
attività in genere, finalizzato a riportare in Centro servizi
e tipologie tuttora inesistenti. Ma un recupero di tal fatta
non può prescindere da un piano riferito alla viabilità ed
ai parcheggi. Non si può pensare di rilanciare il cuore della
città, non si può pensare ad un centro commerciale naturale
o ad un albergo diffuso, senza risolvere il problema della
sosta. La risoluzione di questo problema comporterebbe già di
per sé un automatico rilancio della zona ed una
valorizzazione degli immobili in essa compresi. Cosa che
vedrebbe un interesse concreto da parte dei proprietari e dei
commercianti agli investimenti, oggi poco motivati o non
motivati affatto.
Noi
partiamo dalla individuazione di aree che potrebbero condurre
alla risoluzione di questo enorme problema. Si tratta di idee
che possono essere oggetto di discussione anche critica, ma
restano idee. Ad esempio, abbiamo individuato un palazzo, non
storico ma vecchio, che rischia di crollare da un momento
all'altro e rappresenta un pericolo costante. Si trova in
pieno centro storico, in via Roma. E' l'ex Ufficio registro:
il suo recupero costerebbe milioni di euro alla comunità e
non si saprebbe come destinarlo. Per Movimento Libero una
struttura come questa va abbattuta per ricavarne un ampio
parcheggio con verde attrezzato. I benefici sarebbero
immediati.
Un
dato in controtendenza
11
giugno
2009
Il
dato più importante delle elezioni, sottolineato soltanto da
pochi ed accuratamente evitato dai grossi partiti, è quello
riferito al forte astensionismo. In tantissimi hanno evitato
le urne, con percentuali che da oltre il 35% sono arrivate a
superare, in alcune aree, anche il 50%. Ed in tanti, tra chi
invece alle urne si è recato, hanno consegnato la scheda in
bianco oppure l'hanno annullata. Un fenomeno che ha
interessato anche la provincia di Latina. E' un dato politico:
una marea montante di elettori non si sente più rappresentata
e non ha fiducia nelle forze politiche. A questo fenomeno va
aggiunto un altro: circa il 15% dei votanti, nonostante si sia
recato alle urne riconoscendosi in qualche modo in forze
cosiddette "minori", sulla base di una legge
elettorale che sta dimostrando tutte le sue pecche ha visto
eliminati i propri rappresentanti politici. Questo sta a
significare che le percentuali riportate dai
"grandi" partiti, cioè quelli che riescono a
superare la soglia dello sbarramento, e dai loro candidati,
sono "drogate". Il 56%, ad esempio, raccolto da un
presidente di provincia, va a rappresentare, facendo i calcoli
sulla base degli aventi diritto al voto e non dei votanti come
normalmente si fa, si e no il 20%.
A
Latina le cose sono andate come ci si attendeva. Forte di una
opposizione inesistente e di una poco credibile opposizione
interna, Armando Cusani si è riconfermato alla guida della
Provincia. Tutto resta come prima: la quadratura del cerchio
si otterrà con la distribuzione degli assessorati tra le
diverse forze. In un contesto che non muta, esiste però un
caso clamoroso. Quello di Sezze, che si conferma roccaforte
rossa. Nei 2 collegi sezzesi vengono eletti ben 3 consiglieri
provinciali di sinistra (due, Enzo Eramo ed Eligio Tombolillo,
del PD, il terzo, Enzo Polidoro, dell'IDV). Ad essi va
aggiunta Sesa Amici, anch'essa di Sezze. Nemmeno nei tempi del
potentissimo PCI la Stalingrado lepina riusciva ad esprimere
una tale folta rappresentanza. Una situazione grave per tutti
coloro che in provincia di Latina
nella sinistra non si riconoscono, che andrebbe
affrontata una volta per tutte. Alla cui base esistono delle
motivazioni ben precise. Il PDL ha raccolto nelle elezioni
europee, a Sezze, il 42%. Alle provinciali il 22%, perdendo
per strada ben 20 punti in percentuale. Come Movimento Libero
ha già evidenziato in più occasioni, a Sezze si è dato il
via libera ad una operazione, studiata a tavolino, di
trasformismo politico, che ha visto protagonisti alcuni
personaggi "storici" della sinistra e del
social-comunismo locale. Costoro, grazie anche alla cieca
complicità di chi ad essa, pur stando nel centrodestra, si è
prestato, si sono impadroniti di un'area politica alla quale
erano completamente estranei per percorsi personali e
politici. E non stiamo parlando di seconde linee, ma di
personaggi che nel corso degli anni hanno rivestito posti di
rilievo nelle locali amministrazioni di sinistra e nei
rispettivi partiti, dal PSI a Rifondazione Comunista, dal PCI
al DS.
Spiazzando
in tal modo l'elettorato anticomunista ed in genere di destra
di Sezze, che, pur esprimendo un voto politico alle europee,
non se la sente, alle provinciali, di dare fiducia a chi, non
avendo niente a che vedere con il centrodestra, si è però in
esso riciclato. Un dato già emerso alle elezioni comunali,
quando una Casa delle Libertà a guida di un ex socialista,
raccolse non più del 15%, minimo storico per il centrodestra
setino, consentendo l'elezione dell'attuale sindaco di
sinistra al primo turno. Dopo quella dèbacle, ne è arrivata
una nuova: questa delle provinciali. Dèbacle che si è
sostanziata non solo nell'esiguo numero dei voti raccolti, ma
soprattutto nel fatto che l'attuale centrodestra setino,così
mal rappresentato, ha contribuito alla forte affermazione
locale, in controtendenza rispetto al dato provinciale, della
sinistra ed allo "storico" arrivo nella
Amministrazione provinciale di quei 4 rappresentanti di cui
sopra. E', questa, una questione che Movimento Libero pone
all'attenzione dei vertici provinciali, e non solo, del PDL.
Che
fine ha fatto la politica?
31
maggio
2009
L'esempio
più significativo di dove voglia andare a parare certa
politica "contro", é rappresentato dal percorso de
"L'Altra Faccia della Politica", il movimento che fa
capo al consigliere regionale Fabrizio Cirilli. Nata come
coalizione alternativa rispetto a quella capitanata dal
sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, comunque nell'ambito del
centrodestra, e sviluppatasi con prese di posizione fortemente
contrapposte a quelle del PDL, si sta risolvendo in un salto
della quaglia: l'altra faccia della politica, in attesa di
entrare nella Costituente di Centro di Casini (UDC), nel
frattempo appoggia la lista di Michele Forte, schierata alle
provinciali con il presidente uscente Armando Cusani (FI).
Tanto tuonò che piovve! Tutto quel casino, per ritrovarsi al
punto di partenza. Cosa non si fa per sopravvivere! Le
elezioni amministrative per il rinnovo del presidente e del
consiglio provinciale di Latina sono caratterizzate da una
caotica contrapposizione di candidati e liste. In particolare
meraviglia gli osservatori quanto sta accadendo nell'ambito
del centrodestra. Al PDL ufficiale, quello di Armando Cusani e
Claudio Fazzone, si contrappone un altro centrodestra, quello
di Gianfranco Conte e Giuseppe Ciarrapico.
Ad
entrambi si contrappone la lista della Lega, guidata da un ex
democristiano, Panzarini. Naturalmente ognuno di questi
schieramenti ha le sue buone, se non ottime ragioni. Chi
all'insegna della continuità di governo, chi all'insegna di
un presunto rinnovamento di un governo che fino a ieri
appoggiava. Visto quanto è successo con il movimento di
Cirilli, le speranze di reale innovazione nella gestione della
cosa pubblica appaiono se non nulle, alquanto scarse. Sono in
molti a ritenere che ad urne chiuse i protagonisti delle
polemiche affatto costruttive di questi giorni di campagna
elettorale, torneranno a fare nuovamente "squadra".
Naturalmente ognuno troverà la motivazione giusta per farlo.
Si tratta in fondo di una situazione paradossalmente favorita
soprattutto dall'assenza di una opposizione reale. Diciamolo
chiaramente: il PD a Latina non esiste. Così a dettare i
tempi della politica resta il solo PDL, che non solo governa
le amministrazioni, ma si fa anche opposizione. Questo
certamente non è un vantaggio per un sistema che si vorrebbe
democratico. Preoccupa altresì il fatto che il centrosinistra
e le sinistre in genere, non si occupino minimamente della
costruzione di una alternativa governativa. Come se si fossero
abituati, se non addirittura assuefatti a questa situazione di
fatto, appaiono rassegnati ad una sorta di monopartitismo del
quale loro stessi fanno parte, con funzioni da
comprimari.
In
fondo tanti esponenti di spicco della loro coalizione
continuano a sopravvivere, e bene, in questo status quo.
Il
panorama politico generale della provincia di Latina, insomma,
è tale che non invoglia certamente gli elettori a recarsi
alle urne. Mai come oggi la classe politica appare lontana
dalla società civile, dalla gente comune. Quando per strada,
nelle piazze, nei bar, si sente dire "sono tutti
uguali", la frase, che fino a poco tempo fa poteva
apparire qualunquista, non suscita più fastidio nemmeno in
chi, come noi, ha sempre partecipato attivamente alla vita
politica. Che occorra tornare a discutere di politica vera ed
a fare politica vera, non è solo necessario, ma
indispensabile.
Naturalmente
con attori diversi. Fino a quando questo non avverrà, ognuno
di noi elettori, tra le diverse possibilità, potrà scegliere
anche quella di non votare.
Voto
inutile e non voto utile
23
maggio
2009
Tralasciando
le ormai note vicissitudini che stanno travagliando il
centrodestra provinciale, con una pluralità di candidati alla
presidenza ed una pluralità di liste l'un contro l'altra
armate, soffermiamo la nostra attenzione su un comune in
particolare, quello di Sezze (LT). Qui, dove gli echi degli
accesi contrasti intestini provinciali arrivano ovattati, sono
altre le questioni caratterizzanti.
E'
possibile immaginare un centrodestra rappresentato quasi
esclusivamente da socialcomunisti, più o meno pentiti? Nella
roccaforte rossa dei Lepini è possibile. Qui, un centrodestra
che ha come attuale segretario un personaggio che ha rivestito
incarichi politici ed amministrativi in Rifondazione Comunista
e nei Comunisti Italiani, presenta, quali candidati
provinciali di punta della coalizione pro Cusani, un Lidano
Zarra, di estrazione socialista ed un Antonio Vitelli, di
estrazione comunista. D'altronde il gruppo consiliare comunale
del centrodestra locale è, nella sua interezza, composto da
elementi in un modo o nell'altro riconducibili alla sinistra.
L'elettorato, che ha fino ad ieri dato la propria fiducia a
livello nazionale a Berlusconi, si trova in qualche modo
spiazzato e nella condizione di non poter votare.
Se
qualcuno in altre occasioni ha deposto la scheda nell'urna
turandosi il naso, magari in forza dell'anticomunismo, oggi a
Sezze non può farlo: l'alternativa alle liste di sinistra
sono quelle del centrodestra occupate da elementi provenienti
dalla sinistra. Le sorti della Stalingrado lepina sembrano
stare poco a cuore ai dirigenti provinciali del PDL e comunque
del centrodestra. Probabilmente, a causa di una geografia
riferita alla spartizione di zone di influenza di diverso
colore, Sezze non rientra negli interessi dei vari Zaccheo o
Fazzone, come Latina non rientra in quelli dei vari Amici o
Bevilacqua. Si può continuare a restare succubi dei loro
disegni spartitori e dei loro interessi elettorali? Movimento
Libero ritiene di no, come ritiene assurdo che possa esistere
una destra senza la ... destra.
E'
quindi necessario riprendere un percorso che conduca, in vista
di un progetto unitario, alla ricomposizione di quello che è
stato volutamente, soprattutto a causa di interessi personali
e pressioni esterne, sfilacciato.
Stando
così le cose ed essendo fra l’altro convinzione della
destra che le province non servono, come poter chiedere a quei
sezzesi che si sentono anticomunisti di andare a votare?
E come non chiedere di fare un esame di
coscienza, a chi fino ad oggi si è prestato a giochi esterni
finalizzati ad indebolire la destra locale?
Alcune
considerazioni sulle Provinciali
20
maggio
2009
Ma
le province non dovevano essere abolite? Non era questo un
punto cardine dei programmi elettorali presentati alle
elezioni politiche dai diversi schieramenti? Ebbene: non solo
non sono state eliminate, ma sono aumentate e gli elettori
sono adesso chiamati a rinnovarne i diversi presidenti e
consigli. La politica continua ad alimentarsi con la politica,
a quanto pare. Movimento Libero è per una semplificazione
amministrativa e quindi a favore dell'abolizione di tutti gli
enti inutili o doppioni. Abbiamo una proposta che è parte
integrante del nostro programma: sostituire i consigli
provinciali ed i relativi presidenti con le "assemblee
dei sindaci ", ossia organismi di raccordo dei diversi
comuni di una provincia, composti da tutti i primi cittadini
della stessa e presieduti da quello del capoluogo.
Naturalmente si tratterebbe di incarichi rappresentativi non
remunerati, in quanto i sindaci godono già di una indennità.
Questa "rivoluzione" facilmente realizzabile, se
solo lo si volesse, consentirebbe notevoli risparmi da
investire nelle diverse emergenze sociali a sostegno dei più
deboli, rendendo possibile anche la concretizzazione del
cosiddetto "salario minimo garantito" per tutti
coloro che, anche momentaneamente, non godono di una
occupazione.
Invece,
non solo la
classe politica nella sua interezza sta mantenendo questi enti
obsoleti, inutili e dispendiosi, ma con la moltiplicazione
delle diverse liste concorrenti, sta offrendo uno spettacolo
indegno per una vera democrazia. Se è vero che Berlusconi e
Veltroni avevano lanciato segnali indirizzati verso la
scomparsa di partiti più o meno omogenei per dare vita a
contenitori che li polarizzassero ed unissero, è anche vero
che per queste amministrative assistiamo ad un PDL affiancato
da tantissime sigle e ad un PD anch'esso sostenuto da diversi
raggruppamenti. Così è anche per alcune forze " minori
". La tanto sbandierata semplificazione del panorama
politico, si è risolta per l'ennesima volta in una
moltiplicazione, risultato di meri calcoli elettoralistici.
Movimento Libero non condivide questa tendenza, ritenendola
dannosa, e ne sottolinea un altro aspetto antidemocratico:
come è possibile accettare che alcuni candidati alla
presidenza siano sostenuti da numerose liste, a differenza
di altri? Come si può consentire ad un aspirante
presidente di essere sostenuto da svariate liste e quindi da
un numero altissimo di candidati consiglieri, mentre altri
sono sostenuti da una sola lista e quindi da meno
candidati?
Come
consentire che a concorrere per un candidato presidente siano,
ad esempio, 250 candidati consiglieri, quando il numero di
eletti magari è di soli 30? Secondo Movimento Libero ad un
candidato presidente deve corrispondere una sola lista di
candidati consiglieri, il cui numero a sua volta deve essere
pari a quanti ne devono essere eletti nell'assise. Questa è
la vera elezione diretta. Ciò non solo perché in una vera
democrazia tutti debbono poter avere le stesse possibilità di
affermazione elettorale, ma anche per impedire definitivamente
che a condizionare le sorti della politica siano i soliti
potenti, soprattutto economicamente. Si tratta di rilievi che
vanno estesi alle diverse elezioni amministrative, a
cominciare da quelle dei sindaci e dai rinnovi dei rispettivi
consigli comunali. Un altro fattore da tenere in
considerazione è quello relativo ai doppi se non tripli
incarichi. Se si vanno a leggere attentamente le diverse liste
presentate nella provincia di Latina per il rinnovo della sua
amministrazione, si potrà notare che esse
sono zeppe di politici che ricoprono già incarichi
amministrativi nei diversi comuni di appartenenza. Non è più
tollerabile. Pur non entrando nel merito della capacità delle
diverse coalizioni o partiti di rappresentare le differenti
istanze che nascono dal territorio, a nostro parere alquanto
scarsa, essendosi ormai questa classe politica sempre più
caratterizzata come "casta " che difende i propri
interessi, sarebbero già sufficienti le istanze da Movimento
Libero sopra segnalate per allontanare gli elettori dalle
urne.
Caduti
di Sezze ad El Alamein, ancora silenzi
14
maggio
2009
Nella
foto il Sergente Piccaro prima della missione in volo su
Alessandria d'Egitto
Mentre
continua il silenzio del sindaco di Sezze (LT), Andrea Campoli
(PD), in merito alla richiesta ufficialmente presentata da
Movimento Libero Iniziativa Sociale, allo scopo di rendere il
giusto onore e riconoscimento ai due concittadini Cap. Pilota
Riccardo De Angelis e Serg. Armiere Ubaldo Piccaro, caduti con
il proprio aereo nella battaglia di El Alamein il 28 Agosto
1942, le cui salme sono state tumulate insieme nel cimitero
del comune di Sezze, intendiamo fornire alcune notizie sulle
vicende della loro vita, che stiamo ricostruendo. Ubaldo
Piccaro nacque a Sezze nel 1916, da Antonio e Maria Mercuri.
Era il quarto di sette figli. Sin da piccolo manifestò un
carattere particolarmente socievole e disponibile nei
confronti del prossimo. Nel 1926 venne iscritto all'Opera
Balilla, alle cui istituzioni si dimostrò molto attaccato.
Raggiunto il grado di Capo Avanguardista, ricevette
l'attestato per l'onorificenza della Croce ed il Merito.
Quando il Duce Benito Mussolini venne a Littoria per la
cerimonia di fondazione della città, Ubaldo Piccaro ebbe
l'alto l'onore di impartire i comandi ai circa duemila
Avanguardisti schierati. Studiò a Roma presso i Gesuiti,
conseguendo la maturità magistrale. Tornato a Sezze collaborò
con i propri familiari alla vita dei campi. Non era questa la
sua ambizione, così decise di arruolarsi nell'Aeronautica
Militare, dove si distinse per qualità morali ed attaccamento
alla divisa. Durante una esercitazione di lancio con il
paracadute si fratturò una gamba.
In
questo periodo prestava servizio nella caserma di Forlì.
Decise quindi di partire volontario per l'Africa, in forza
alla 284esima Squadriglia Aerosiluranti, 131esimo Gruppo
Autonomo, di base a Bengasi. Nel corso di uno scontro nei
cieli di Alessandria d'Egitto, riuscì ad abbattere 5 caccia
nemici. Fu così insignito della Medaglia d'Argento al Valore
Militare. Gli fu fatale, invece, la missione del 28 Agosto
1942 ad El Alamein: dopo avere valorosamente combattuto fu
abbattuto dal fuoco nemico. Capitano Pilota dell'aereo S-79,
del cui equipaggio Piccaro era l'Armiere, era il suo
concittadino Riccardo De Angelis. Il Sergente Piccaro, prima
dell'ultima missione, quella fatale, ricevette una licenza
premio che rifiutò con decisione per seguire il Capitano De
Angelis che lo volle al suo fianco, per le capacità
dimostrate. La sua salma rientrò a Sezze nel 1956. Dodici
anni dopo, nel 1968, l'Aeronautica Militare Italiana ha inteso
rendere onore ai due Caduti, tumulandoli insieme nel cimitero
comunale di Sezze, con una
cerimonia ufficiale. Nel corso degli anni l'oblio delle
istituzioni locali è caduto sulla vicenda: nemmeno un fiore
sulla loro lapide.
Il
Movimento Libero Iniziativa Sociale ha riportato alla luce ed
all'attenzione generale l'intera vicenda, interessandone con
una missiva del 10 Novembre 2008 direttamente il primo
cittadino di Sezze. Il quale, a tutt'oggi, non si è nemmeno
degnato di una risposta.
Perché il perdurare di questo silenzio? Nel paese non
siamo i soli a chiedercelo.
Qualche
giorno fa abbiamo avuto modo di leggere sulla stampa locale
che un funzionario comunale sarebbe stato incaricato di
stilare un elenco di tutti i Caduti setini nella Prima Guerra
Mondiale ( 1915 - 18 ), al fine di realizzare una lapide,
contenente i loro nomi, da posizionare in prossimità del
Monumento al Milite Ignoto. Chiedendo il perché di tanto
colpevole ritardo, prendiamo tale iniziativa come una risposta
indiretta e parziale alle nostre istanze, che restano intatte.
Il sindaco Andrea Campoli ha il dovere e l'obbligo morale di
farci sapere quali iniziative intende assumere per rendere il
giusto riconoscimento ed il dovuto onore al Capitano Riccardo
De Angelis ed al Sergente Ubaldo Piccaro. I quali meritano, da
parte delle istituzioni della loro città, quantomeno
l'intitolazione di una strada,di una piazza o di un edificio
pubblico.
Alla
faccia della semplificazione
12
maggio
2009
In
tutta onestà risulta difficile comprendere perché a certe
dichiarazioni di principio, coloro che gestiscono oggi la
politica in Italia facciano corrispondere, nella pratica, il
contrario. Tutti abbiamo sentito parlare insistentemente, ad
iniziare dalle ultime elezioni per il rinnovo delle Camere, di
"semplificazione". Così abbiamo visto scomparire
partiti, per confluire in nuovi schieramenti
"contenitori", più ampi: nel centrodestra il PDL e
nel centrosinistra il PD. Una scelta che può essere condivisa
o meno, immediatamente accantonata per mero opportunismo in
occasione delle elezioni amministrative. Il quadro che esce
fuori dalla presentazione delle liste per le provinciali di
Latina è
sconsolante. Il candidato del centrodestra, Cusani, è
appoggiato da sette liste, quello del centrosinistra, Amici,
da quattro. Tre sono quelle che appoggiano Guidi, quattro
quelle che sostengono Macci. Addirittura il centrodestra si
presenta agli elettori con due candidati distinti ed
avversari, per un totale di undici liste. Questa è la
semplificazione tanto sbandierata! Da personaggi politici di
rilievo quali Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, che su tale
strada sembravano aver indirizzato l'Italia, ci si sarebbe
attesa una serie di scelte coerenti.
Il
sospetto che in realtà si tendesse solo a mantenere i
privilegi di una casta, è risultato chiaro fin dal momento in
cui si è imposto all'elettore di non poter esprimere
preferenze sui candidati: metti una croce ed al resto pensiamo
noi. Il paradosso è continuato con un sistema elettorale non
univoco, per cui ci si ritrova a dover votare con sistemi
elettorali differenziati a seconda del tipo di tornata (
europea, comunale, circoscrizionale, provinciale, regionale,
politica). Che la politica risulti ormai gestita da pochi che
se lo possono permettere, appare evidente in particolare nelle
diverse amministrative. I candidati "potenti" si
riconoscono a vista: sono quelli che accanto al proprio nome
contano uno svariato numero di liste di appoggio. In tal modo
arriviamo al principio antidemocratico, forse anche
anticostituzionale, di vedere aspiranti sindaci o presidenti
sostenuti da numerose liste ed altri da una sola. Strano
concetto di democrazia e di elezione diretta, quello che
consente a qualcuno di essere sostenuto da centinaia di
candidati e ad altri da appena qualche decina. Ma lo spirito
dell'elezione diretta dovrebbe essere altro.
Innanzitutto
ad ogni aspirante sindaco o presidente deve corrispondere una
sola lista. Questa deve essere composta da un numero massimo
di candidati pari a quanti ne entreranno nell'assise. Si è
preferito invece un sistema chiaramente sbilanciato verso le
lobbyes di potere. E' come se in un campionato di calcio si
permettesse per regolamento ad alcuni clubs di scendere in
campo con gli undici giocatori e ad altri con il solo
portiere! Il risultato, secondo voi, non sarebbe già scontato
in partenza?
Sezze,
nessuna risposta su El Alamein
30
aprile
2009
Il
10 Novembre 2008 è stata protocollata nel Comune di Sezze una
missiva (a firma Lanfranco Coluzzi, Luigi Gioacchini, Paolo
Perciballe) indirizzata al sindaco Andrea Campoli, tramite la
quale si chiedeva "
la piena disponibilità a verificare insieme quale tipo di
iniziative siano praticabili, ad iniziare dalla intitolazione
di una piazza, una strada o un edificio pubblico " al
fine di rendere onore ed il giusto riconoscimento ai nostri
due conterranei Cap. Pilota Riccardo De Angelis e Serg.
Armiere Ubaldo Piccaro, abbattuti con il proprio aereo
nell'epica battaglia di El Alamein, la sera del 28 Agosto
1942. Le loro salme, come
rendemmo noto alla stampa locale, sono state tumulate insieme
nel cimitero del comune di Sezze, ove riposano, nel 1968, con
una cerimonia ufficiale dell'Aeronautica Militare.
Si
tratta di una vicenda conosciuta da pochi e portata alla luce
dal Movimento Libero Iniziativa Sociale, che dopo avere
contattato alcuni familiari si è interessato alla
ricostruzione della loro vicenda. Come è stato sottolineato
nella nota inviata al sindaco Campoli " si tratta di
storie dimenticate di giovani che hanno donato la propria vita
alla Patria ". Ora che i
tempi sono maturi, scrivemmo al primo cittadino "
riteniamo che Sezze debba rendere loro onore ". Sono
passati più di cinque mesi dalla spedizione della nostra
lettera al sindaco. Pazientemente abbiamo atteso una risposta
ufficiale o almeno un contatto, anche informale. Delusi,
dobbiamo comunicare che Andrea Campoli, a tutt'oggi, si è
sottratto a qualsiasi tipo di riscontro. E' un atteggiamento
che non ci sappiamo spiegare, visto che si tratta di una
vicenda storica che onora Sezze. Il Capitano De Angelis ed il
Sergente Piccaro sono eroicamente caduti in una delle
battaglie che resteranno per sempre nella memoria.
Il
valore dei soldati italiani è stato universalmente
riconosciuto. "Quota 33", fulcro della battaglia nel
deserto, fu assegnata dal governo egiziano a quello italiano.
Qualche mese fa il presidente Napolitano si è recato lì per
rendere il doveroso omaggio ai nostri Caduti. Qualunque
siano i motivi che fino ad oggi hanno indotto Andrea Campoli
al silenzio in merito a tale vicenda, restano comunque non
giustificabili. Comunichiamo al sindaco che è nostra
intenzione porre in essere altre iniziative per rendere il
giusto onore ai due Soldati, finora non attivate perché
ritenevamo che il comune di Sezze dovesse essere il primo ente
coinvolto. Continuare a mostrare indifferenza nei confronti
dei due Caduti resterebbe indice quantomeno di poca sensibilità,
non volendo nemmeno pensare a discriminazioni.
Depuratori:
legge antirimborsi
14
aprile
2009
Ricordate
la sentenza della Corte Costituzionale n. 335, la quale aveva
dichiarato incostituzionale quella parte della legge n. 36 /
94 che permetteva ai gestori di incassare i soldi del servizio
della depurazione anche quando questo non veniva effettuato o
solo parzialmente effettuato?
Una
sentenza rivoluzionaria, che aveva dato la possibilità a
tutti quegli utenti che avevano pagato bollette per un
servizio inesistente o carente, di chiedere i rimborsi
relativi alle somme illegittimamente versate. Ebbene, come
disattendere una sentenza della Corte Costituzionale?
Il
modo lo ha trovato il Parlamento, con una legge approvata il
26 febbraio sulla base di un decreto legge scritto dal Governo
in tutta fretta a fine anno. Si tratta della legge n. 13 / 09.
Attraverso l'articolo 8 quinques della stessa, è stato
stabilito che gli utenti comunque debbono pagare "gli
oneri relativi alle attività di progettazione e di
realizzazione o completamento degli impianti di depurazione,
nonché quelli relativi ai connessi investimenti".
In
pratica basterà far risultare, anche solo sulla carta, che
gli impianti sono previsti e anche se gli utenti non avranno
il servizio dovranno continuare a pagarlo. Come sempre. La
scandalosa legge è stata approvata anche da esponenti
politici attivi nella provincia di Latina. Dal sen. Claudio
Fazzone (PDL), attuale presidente di Acqualatina, all'on.
Alessandra Mussolini (PDL), consigliere provinciale a Latina
con record di assenze, all'on. Maria Teresa Amici (PD),
candidata presidente della Provincia di Latina. Come dire:
quando si tratta di dare addosso ai contribuenti sono tutti
d'accordo.
Ma
in fondo non sono proprio questi, i contribuenti- elettori, a
votarli delegandoli a rappresentarli? Quindi, chi è causa del
suo mal ... Quello che non ci stupisce è il silenzio dei
tanti esponenti politici che avevano promesso di mobilitarsi
per far riottenere il maltolto ai cittadini. Che cosa
dovrebbero dire? Se avessero un minimo di coerenza, cosa che
non hanno mai avuta, dovrebbero come minimo risentirsi nei
confronti dei loro coordinatori e segretari provinciali, come
il pidiellino Claudio
Fazzone e la democratica Sesa Amici.
Naturalmente
se ne guarderanno bene, con buona pace del popolo bue e di chi
aveva creduto nelle loro improvvisate e pretestuose prese di
posizione.
Vincenzo
Mosa, un delitto insoluto
20
marzo
2009
Si
fa un gran parlare in questi giorni delle
"infiltrazioni" camorristiche e comunque di una
malavita più o meno organizzata, in provincia di Latina, in
particolare nel sud pontino. Casi esemplari sono quelli dei
comuni di Fondi e di Terracina, salita alla ribalta per il
suicidio del suo segretario comunale. Nessuno però parla di
un uomo e della sua tragica vicenda che avrebbe dovuto aprire
gli occhi a tanti, facendo correre ai ripari quando ancora lo
si poteva fare. Il 2 Febbraio 1998, a Sabaudia, in Via dello
Scorpione, nel comprensorio residenziale di Colle Piuccio, fu
assassinato l'avvocato Vincenzo Mosa. Lasciato lo studio
legale di Terracina alle ore 19, passò nella sua villetta
quadrifamiliare, prima di tornare a casa, per dare da mangiare
ai suoi cani. Sceso dalla vettura, parcheggiata presso il muro
di cinta, percorse qualche metro, aprì il cancello e venne
raggiunto alla testa da un colpo di fucile. Un solo colpo. Il
killer lo aveva atteso al riparo di una siepe.
Ma
chi era Mosa? Consigliere comunale a Terracina del Movimento
Sociale, era stato anche candidato sindaco dello stesso. Ma
Enzo era soprattutto un uomo che stava sempre in prima linea.
Impegnato nel sociale, era diventato un legale antiusura ed
anticamorra. Eppure gli fu impedito di difendersi dai
criminali che combatteva. Come confermò il presidente dello
SNAR (sindacato nazionale antiusura di cui Mosa era
procuratore legale) Francesco Petrino, gli avevano negato il
porto d'armi per difesa personale. Lo stesso Petrino si disse
subito convinto che l'omicidio era stato compiuto "da
appartenenti alla malavita che infesta il litorale laziale che
Mosa contrastava con determinazione". Una convinzione
condivisa anche da Franca De Candia, presidente dell'AMVU
(associazione nazionale vittime usura), con la quale Mosa
collaborava spontaneamente e gratuitamente. Contro il mondo
degli usurai aveva intrapreso molte iniziative, riscuotendo
apprezzamenti.
Solo
pochi giorni prima dell'assassinio aveva assunto la difesa,
come parte civile, in una causa contro un gruppo di
camorristi. Enzo, come sapevano coloro che lo conoscevano e lo
frequentavano, era pressato dalle minacce. Secondo Movimento
Libero Iniziativa Sociale, quello di Vincenzo Mosa è stato
l'ultimo omicidio politico di esponenti della destra in Italia
ed uno dei primi di stampo mafioso-camorristico nella
provincia di Latina. Eppure fu seguita una fumosa pista
passionale terminata in un nulla di fatto dal punto di vista
giudiziario, con diversi mesi di carcere per una persona
risultata poi del tutto estranea ai fatti. Di Vincenzo Mosa
nessuno ha parlato e parla più. Ci sembra invece giusto
riportare alla ribalta la sua vicenda proprio in un periodo
come questo, in cui vanno emergendo elementi indicativi di una
realtà locale che era quella contro cui Enzo si stava
impegnando in prima persona. Spesso in solitudine. Ricordiamo
che all'epoca del tragico avvenimento, in più occasioni si
parlò di un dossier appartenente a Mosa, di cui non si è
saputo più niente. Esisteva veramente quel dossier? E' vero
che vi si ricostruivano i meccanismi di una certa
"consorteria"? Che fine ha fatto? A che punto sono
le indagini sul delitto Mosa? Sono continuate?
ASTRAL,
opposizioni e libertà di stampa
18 marzo
2009
Occorre
rompere quella cappa di silenzio che gli organi di
informazione hanno imposto sul caso ASTRAL, l'azienda
regionale del Lazio che si dovrebbe occupare della sicurezza
delle strade. Ai tanti interrogativi sollevati da Movimento
Libero Iniziativa Sociale non arrivano risposte. Il caso,
relativo in particolare alle assunzioni facili, esplose
qualche mese fa a livello nazionale grazie ad una inchiesta di
un noto quotidiano romano, che riprese anche nostre denunce.
Nell'occhio del ciclone finì il presidente aziendale Giovan
Battista Giorgi, ex diessino ora in forza al PD. Il presidente
della Regione Lazio Piero Marrazzo, PD anche lui, si trovò
"obbligato" ad istituire una commissione di
inchiesta. Commissione che noi non abbiamo esitato a definire
"casareccia". Perché tra i commissari fu indicato
tra gli altri, tanto per citare l'esempio più eclatante,
Roberto Serrentino. Serrentino è, udite udite, presidente del
collegio dei revisori dei conti della stessa ASTRAL. Cosa ci
si poteva attendere? In seguito, ciliegina sulla torta, lo
stesso è stato nominato presidente del collegio dei revisori
dei conti del comune di Sezze (LT), il comune di Giovan
Battista Giorgi, dove è consigliere da decenni.
Il
rinnovo di tali nomine è stato effettuato pochi giorni fa. Ci
si sarebbe aspettato un fuoco di fila da parte delle
"opposizioni" consiliari (il comune è retto da una
giunta di centrosinistra, che vede Giorgi in maggioranza) in
particolare del PDL. Niente di tutto questo, il nome di
Serrentino è passato senza colpo ferire. D'altronde in pieno
scandalo, a Sezze ci si era preoccupati soltanto di portare
solidarietà al presidente ASTRAL, anche da parte dei
rappresentanti del centrodestra. Il caso non fu raccolto, per
farne oggetto di battaglia politica, neanche a livello
provinciale. Quello che preoccupa maggiormente è il silenzio
del PDL nella Regione Lazio, essendo l'azienda presieduta da
Giorgi di interesse regionale. Poi, vieni a scoprire qualcosa
che finisce per accentuare il distacco da certe istituzioni.
Coordinatore di Alleanza Nazionale nel Lazio è Francesco
Aracri, il quale, alla stregua dei suoi sodali di Forza
Italia, si è ben visto dall'intervenire. Si viene così a
sapere che tra gli assunti oggetto dell'inchiesta
giornalistica risulta essere la figlia dello stesso Aracri. Se
è vero che a pensare male spesso ci si indovina, il silenzio
sul caso ASTRAL - Giorgi appare quantomeno legato a situazioni
come queste che interessano Serrentino ed Aracri. Naturalmente
la commissione di inchiesta nominata da Marrazzo e della quale
fa parte Serrentino, ha tirato fuori una sorta di giudizio che
dice tutto ed il contrario di tutto sulla vicenda. In pratica
niente.
Tace
il PDL, tacciono gli altri consiglieri di opposizione della
Regione Lazio (anche quelli indipendenti alla Fabrizio Cirilli)
e tace l'UDC, il cui consigliere regionale Augusto Pigliacelli
(eletto però nella lista Storace) ha illuso gli utenti del
suo blog con ipotetici impegni sulla questione, mai
rispettati. Insomma, una vera e propria congiura del silenzio,
che coinvolge direttamente gli organi di stampa della
provincia di Latina, che sullo scandalo ASTRAL non hanno speso
una riga, se non per accogliere esclusivamente le
dichiarazioni interessate di Giorgi. Va sottolineato che l'ASTRAL
compra periodicamente pagine di pubblicità sugli stessi. E
continuano a chiamarla libertà di informazione. Movimento
Libero Iniziativa Sociale non demorde e pretende dall'azienda
regionale che venga resa pubblica la lista dettagliata
contenente nomi e cognomi, con relativi curricula ed
incarichi, di tutti gli assunti e consulenti. Lista che l'ASTRAL
non ha ancora fornito, alla faccia della tanto decantata
trasparenza.
Marrazzo,
l'ASTRAL e la quadratura del cerchio
14 marzo
2009
Titta
Giorgi "assolto". Da chi? Da quale imputazione?
Perché non risulta che sia già stato sottoposto a qualche
procedimento giudiziario in merito alle presunte irregolarità
nelle assunzioni presso l'azienda regionale da lui presieduta,
l'ASTRAL. Quello che invece ci risulta è che, a seguito di
una inchiesta portata avanti da un noto quotidiano romano, il
presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo fu in qualche
modo obbligato ad istituire una commissione d'inchiesta ad
hoc, perché facesse chiarezza sul caso. Del quale si era
occupato solo quel quotidiano, non quelli che in questi giorni
hanno pubblicato le notizie relative alle conclusioni
dell'inchiesta “casareccia”. E purtroppo lo hanno fatto
con titoli in qualche modo fuorvianti rispetto ai reali
contenuti della relazione dei commissari. Infatti, mentre in
questa viene affermato che per le assunzioni e per il
conferimento degli incarichi risulterebbe essere stata svolta
" attività istruttoria volta all'acquisizione di
curricula e all'intervista dei candidati", viene
sottolineato altresì che " è mancata, invece, una
adeguata forma di pubblicità nel reclutamento". Come
dire, in un linguaggio più semplice, che ben pochi fortunati
potevano sapere di tale "reclutamento". La stessa
commissione addolcisce la medicina affermando che "tali
carenze possono essere state influenzate dall'impianto
iniziale della società che richiedeva tempi celeri e non
consentiva procedure complesse e lunghe". Ma la medicina
resta amara, se solo ci si sofferma con un pò di attenzione a
leggere tra le righe. Forse ci si poteva attendere di più da
una "commissione d'inchiesta" istituita dal
presidente PD della Regione Lazio? Alle intelligenze dei
singoli la risposta. Movimento Libero Iniziativa Sociale
intende però evidenziare un altro fatto, che va meditato per
comprendere i meccanismi di una certa politica. Qualche giorno
fa il consiglio comunale di Sezze (LT), feudo di Giovan
Battista Giorgi, nel quale lo stesso da decenni è
consigliere, ha proceduto al rinnovo delle nomine per il
Collegio revisori dei conti. Insieme a Luigi Martino e Bruno
Pezzuolo (revisori), è stato nominato presidente dello stesso
Roberto Serrentino, di cui il presidente ASTRAL ha rimarcato
"la figura di alto profilo, grande prestigio e
garanzia". Per chi? Ma chi è Roberto Serrentino?
Serrentino risulta essere, oltre che professore presso la
facoltà di Economia dell'Università della Calabria, anche
presidente del Collegio dei revisori dei conti della
Confindustria di Roma, dell'ENAC, della Lega Calcio di serie C
e di quello dell'ASTRAL. Ma Roberto Serrentino, insieme a
Raniero De Filippis e Carlo Malinconico, non è stato,
soprattutto, uno dei componenti della commissione d'inchiesta
nominata da Marrazzo a pronunciarsi nel merito delle
assunzioni ASTRAL contestate? Tutto normale? Tutto normale:
siamo alla quadratura del cerchio. Nel silenzio assoluto del
PDL setino, provinciale e regionale.
Tutto
poco serio ...
11 marzo
2009
Il
consigliere comunale Antonio Piccolo, della Nuova DC, lancia
Antonio Vitelli, consigliere comunale eletto in una lista
civica, come candidato del PDL nel collegio di Sezze alle
prossime elezioni provinciali. Tutti conoscono i trascorsi
politici di quest'ultimo ed il percorso che gli ha consentito
di "farsi le ossa". L'esperienza politica l'ha
maturata attraverso dei passaggi ben noti agli elettori del
centrodestra setino. Le "carte in regola" di Vitelli
consistono soprattutto in una lunga militanza nel PCI - PDS -
DS, con alcuni anni da assessore al bilancio nelle giunte
socialcomuniste di Giancarlo Siddera.
Quelle
giunte, tanto per intenderci, che hanno condotto al disastro
attuale nel campo della sicurezza, con l'invasione del paese
da parte degli stranieri, ed in quello dei servizi, con la
gestione da parte della Dondi del ciclo idrico-fognario.
Ben conoscendo gli elettori sezzesi di centrodestra,
possiamo dire che essi non hanno l'anello al naso. Lo hanno già
dimostrato, d'altronde, alle ultime elezioni per il rinnovo
del consiglio comunale, quando hanno fatto raccogliere alla
coalizione di centrodestra, che proponeva come candidato
sindaco Serafino Di Palma, cioè uno proveniente da sinistra
come Vitelli, un risultato inferiore al 15%, il più basso mai
ottenuto nel centro collinare dei Lepini dalla coalizione di
Fini e Berlusconi. E' stato evidente, in tale frangente, il
rifiuto da parte di chi è sinceramente anticomunista, delle
operazioni di trasformismo operate da soggetti provenienti
dalla sinistra storica, nella quale hanno ricoperto incarichi
di responsabilità. Grosse.
Ci
permettiamo di fare una considerazione: sarebbe mai possibile
in una città come Sezze che la sinistra, il PD, proponga ai
propri elettori un candidato sindaco o un candidato al
consiglio provinciale proveniente da destra?
La
risposta è nella domanda. Questi signori, se veramente hanno
meditato in maniera seria sui loro trascorsi, dovrebbero non
solo fare innanzitutto pubblica ammenda riconoscendo gli
errori, se non gli orrori, causati localmente dalla parte
politica nella quale hanno per decenni militato, ma umilmente
"mettersi in fila", dopo avere educatamente bussato
alla porta.
Evidentemente
proposte come questa possono solo pervenire da chi è estraneo
alla realtà politica locale e non conosce a quale tipo di
pressione siano stati sottoposti a Sezze, in un clima da
totalitarismo, tutti coloro che non si riconoscevano e non si
riconoscono in quel gruppo di potere che per decenni ha
condizionato, e condiziona tuttora anche con azioni
trasformistiche, il normale sviluppo e la convivenza civile.
Non sono certamente operazioni come questa, che si sta
tentando di attuare da parte di chi spregiudicatamente approda
in qualsiasi lido che gli possa offrire delle "possibilità",
che possono portare ad una ipotetica unione o riunione delle
forze di centrodestra e comunque anticomuniste. Non è
certamente intorno a singole figure provenienti dal
socialcomunismo che si può trovare il punto di aggregazione.
Anzi!
E'
come se a Latina il PDL, cioè Vincenzo Zaccheo, proponesse
agli elettori di centrodestra la candidatura di Domenico Di
Resta.
ASTRAL,
fuori i nomi
11 marzo
2009
ASTRAL,
tutto a posto nelle assunzioni? Dopo lo scandalo scoppiato nei
mesi scorsi, che ha visto finire nell'occhio del ciclone il
presidente dell'azienda stradale del Lazio Giovan Battista
Giorgi, la commissione di "vigilanza" nominata dal
suo compagno di partito Piero Marrazzo (presidente PD della
Regione), stando ad alcuni quotidiani
(gli stessi che non avevano scritto una riga sulla
vicenda), sarebbe arrivata alla conclusione che non sarebbe
stato combinato alcunché di grave. Bene.
Allora,
dato che la stessa commissione ha comunque invitato a
rispettare nelle diverse situazioni la
"trasparenza", perché non essere trasparenti fino
in fondo?
Per
tale motivo, al fine di sgomberare il campo da battute,
allusioni, voci più o meno infondate, invitiamo l'ASTRAL,
nella persona del suo presidente Giorgi, a rendere pubblici
gli elenchi delle decine e decine di persone assunte con
relativi incarichi.
Visto
che l'azienda compra paginate pubblicitarie sui diversi
quotidiani, gli stessi "silenti" quando occorre,
perché non spendere finalmente
dei soldi per riportare i nomi, con relativi curricula,
delle suddette?
Perché
non pubblicizzare insieme anche i beneficiari delle diverse
consulenze?
Diversamente
è inutile parlare di trasparenza. Sapendo quanto sia
sensibile Giovan Battista Giorgi a tali problematiche,
immaginando che non ha nulla da nascondere e che tutto è
stato fatto nel rispetto delle normative vigenti, riteniamo
che non dovrebbe avere nessuna difficoltà nel pubblicizzare
opportunamente tali elenchi, sostenuti anche dalle relative
spese. Fiduciosi attendiamo la "lista".
Chi
tutela i più deboli?
8 marzo
2009
Quella
del salario minimo garantito è una delle battaglie
caratterizzanti l'impegno politico della "destra
sociale". Quanto successo alla Regione Lazio ci indigna.
La proposta del presidente Piero Marrazzo a favore del salario
minimo garantito è stata avversata, vergognosamente, da
Alleanza Nazionale e Forza Italia (cosa che non ci ha
stupito), che sempre più vanno caratterizzandosi come
"destra economica" fra le più deleterie. Accusare
di demagogia un provvedimento che consente, a quei nuclei
familiari che non riescono a mettere insieme il pranzo con la
cena, di poter avere un minimo di sostegno economico, è
indecente.
Questa
PDL appare sempre più ancorata alla tutela dei diritti dei più
forti e dei più ricchi; di coloro che non hanno problemi,
tanto meno di carattere pecuniario. E' proprio su un
provvedimento di tale tipo che una forza come AN, che si
autoproclama erede delle idealità e dei valori del MSI,
avrebbe dovuto far evidenziare la propria presunta peculiarità
rispetto a FI, superando gli steccati e votando per il
provvedimento di Marrazzo. Così non è stato. E' stato in tal
modo sollevato ancora più in alto quello steccato che divide
la costituenda PDL dai valori solidaristici, sociali,
popolari, della vera Destra. Si stanno sempre più
evidenziando le caratteristiche del rinnovato panorama
politico italiano, che vede realizzarsi uno scellerato patto
tendente ad eliminare dal quadro generale la presenza di una
politica a favore dei meno abbienti e dei più deboli. Una
politica affamatrice che si affianca a quella tendente a
restringere gli spazi di democrazia.
Una
presa di posizione reazionaria che va a cozzare contro quanto
invece sta succedendo nel Comune di Roma, dove sta passando la
proposta relativa al "mutuo sociale", quello
garantito dall'ente locale, che permetterà a chi non ha casa
di ottenerne una di proprietà pagando un massimo del 20% del
reddito familiare. Evidentemente in casa PDL le idee sono
alquanto confuse o si va per partito preso: mutuo sociale
"si" nella Roma di Gianni Alemanno, salario minimo
garantito "no" nel Lazio di Piero Marrazzo.
Forse
il coordinatore regionale di AN, Aracri, ha idee migliori per
venire incontro ai bisogni dei disoccupati laziali? Oppure
vive talmente lontano da queste necessità da non sentirle
sulla propria pelle? Sarebbe interessante che esponenti di
spicco come il suddetto, facessero sapere come vengono
utilizzate alcune aziende regionali, a totale capitale
pubblico, al fine di "sistemare" parenti stretti,
amici, amiche. O come certi sindaci di comuni capoluogo
riescano ad ottenere, nella capitale, appartamenti a prezzi di
favore.
Quando
c'è chi non ha lavoro e non ha casa. La verità è che si è
creata una oligarchia, spesso trasversale, che, arrivata ad
occupare incarichi politici di rilievo grazie a battaglie
nelle quali non credeva, queste si utilizzate demagogicamente,
ora le ha completamente messe da parte, occupata come è a
difendere solo i propri interessi. A queste vicende laziali
vanno ad affiancarsi quelle nazionali. Abbiamo sentito il
premier Silvio Berlusconi sostenere, a proposito del salario
minimo garantito ai meno abbienti, che provvedimenti di tal
fatta incentiverebbero la disoccupazione, dimenticando che nei
paesi più avanzati dell'Europa questo istituto è ormai
praticato da decenni. La verità è che la classe politica
italiana preferisce dimostrare "solidarietà" alle
grandi banche o alle grandi aziende.
Iniziativa
Sociale, il nuovo simbolo
4 marzo
2009
Un
nuovo simbolo per Iniziativa Sociale. Il Movimento, nato nel
comune di Sezze come lista civica presentatasi alle elezioni
comunali in alternativa al centrodestra ed al centrosinistra,
sposta in avanti il proprio progetto politico.
Dopo
essersi dotato di un sito internet
(lavocelibera.it), che ha raccolto in pochi mesi circa
20.000 (ventimila) visite, aprendo collaborazioni con
altri siti in tutta Italia e con altri movimenti, esce
dall'ambito localistico, proiettandosi verso più ampi spazi.
Innanzitutto si dà una nuova denominazione, quella di
Movimento Libero, caratterizzando in tal modo la propria
vocazione all'indipendenza ed alla autonomia, diventando così
" Movimento Libero Iniziativa Sociale". La
risoluzione grafica è semplice e chiara, basata sui nostri
colori, l'azzurro ed il tricolore. Il Movimento intende essere
punto di riferimento per chi è in grado di sviluppare un
pensiero libero, in un panorama politico ormai appiattito. Sarà
laboratorio di idee, tendente a fare opinione, e
movimento politico, che vuole incidere nella realtà. Con una
vocazione nazionale, popolare e sociale.
Vincenzo
Zaccheo "denuclearizzatore"
28
febbraio 2009
Il
Governo Berlusconi dà seguito al proprio programma
elettorale. Con la decisione di ritornare al nucleare viene
concretizzato quello che era uno degli impegni più
caratterizzanti del Centrodestra in campagna elettorale.
Strano che Vincenzo Zaccheo, il sindaco di Latina, esponente
di spicco del PDL pontino, non lo sapesse. Naturalmente lo
diciamo in maniera ironica. Perché tutti coloro che hanno
ricevuto voti nella nostra provincia, risultando eletti (da
Gianfranco Conte a Giuseppe Ciarrapico, passando per Claudio
Fazzone), li hanno intercettati sulla base di quel programma
elettorale e dei relativi impegni assunti. Per questo
programma si sono attivati sul territorio i diversi esponenti locali,
dal presidente della Provincia Armando Cusani a quel
consigliere provinciale Renzo Scalco, che ha minacciato di
incatenarsi presso i cancelli della disattivata centrale
nucleare di Borgo Sabotino, qualora il suo governo decidesse,
come tutto lascia supporre, di riattivarla. Insomma, che
qualcosa non quadri appare evidente. Logica e coerenza
politica vorrebbero che questi signori facessero del tutto,
coerentemente con le linee del premier e del proprio governo,
per facilitare la realizzazione di uno dei punti fondamentali
della politica berlusconiana. Tutto invece lascia supporre che
siano pronti ad una battaglia di retroguardia, tendente ad
ostacolare le scelte nazionali
in campo energetico. Fra l'altro parliamo di decisioni
avallate dagli stessi elettori, i quali non possono e non
devono essere considerati degli utili idioti. Chi si è recato
alle urne per votare PDL, lo ha fatto perché motivato da quel
programma elettorale di cui il nucleare resta parte
essenziale. E sulla base di quel programma i vari galoppini di
partito, da Vincenzo Zaccheo a Renzo Scalco, hanno chiesto ed
ottenuto voti.
Ora
fanno finta di niente. Se ne lavano le mani. Tornano a parlare
di turismo, di marina, di porto, di aeroporto, di
metropolitana, di opere più o meno faraoniche che continuano
a restare nel mondo dei sogni. Sulle capacità realizzative di
lorsignori coltiviamo dei forti dubbi. D'altronde, se ben poco
finora è stato realizzato, non può essere certo ascritto
alla centrale nucleare: essa da almeno 20 anni è disattivata.
Loro governano dal 1993 e di tempo per le relative
realizzazioni ce ne sarebbe stato. In questo frangente, se
vogliono dimostrare coerenza,quella che non hanno e non hanno
mai avuto, dovrebbero essere consequenziali, guidando le
proteste della gente contro il governo Berlusconi e
organizzando una battaglia antigovernativa soprattutto in
occasione delle prossime scadenze elettorali. Diversamente,
dimostrerebbero soltanto di essere degli opportunisti. Si
rendono conto che in tal modo vanno a rafforzare le tesi
conservatrici della sinistra? Si rendono conto di essere un
baluardo contro quella modernizzazione del Paese che resta un
punto fermo nella visione politica di Silvio Berlusconi?
Movimento Libero Iniziativa Sociale resta basito. Come è
possibile essere schierati con il PDL ,sposarne le tesi ed i
programmi, per poi rimangiarseli posizionandosi sulle linee
del fronte opposto? Una vera classe dirigente dovrebbe farsi
sentire proprio in queste occasioni, rilanciando lo sviluppo
del territorio anche grazie a richieste che possono essere
poste sul piatto della bilancia. Riattivazione della centrale
nucleare di Borgo Sabotino ed in cambio investimenti cospicui
nella provincia di Latina per il suo rilancio. Tutto il resto
sono demagogia, quella nella quale sono particolarmente forti
i vari Zaccheo o Ciarrapico,e prese per i fondelli. Ma
Berlusconi è informato? Sa che autorevoli esponenti del PDL
pontino sono per una provincia denuclearizzata?
Al
Direttore de "Il Nuovo Territorio"
24
febbraio 2009
Se
la solidarietà al direttore de "Il Nuovo
Territorio" arriva da noi, Grassucci può stare sicuro,
non è pelosa. Sa quale è la distanza tra le sue e le nostre
visioni della politica. Ma di fronte agli attacchi proditori
lanciati dall'Auditorium "Costa" di Sezze anche al
suo indirizzo, gratuiti e scorretti come gli altri, ci
sentiamo in dovere di intervenire. Grassucci sa difendersi da
solo, quindi ci limiteremo a sollevare delle questioni
tendenti a fare riflettere chi, potenzialmente, sarebbe
portato a votare PDL. Che si sia scatenata una guerra tra
"bande" all'interno del costituendo Partito della
Libertà in provincia di Latina, anche in vista dei prossimi
appuntamenti elettorali delle Provinciali
e delle Europee, nonché delle future elezioni per il
rinnovo del consiglio regionale del Lazio, è lapalissiano.
Come è evidente che ci si "sbrani" pure per la
leadership del partito e per le famigerate
"quote", che si traducono in posti di potere da
spartirsi su tutto il territorio e nei 33 comuni.
D'altronde che le cose stiano così, a dimostrazione ulteriore
di quanto la politica sia caduta in basso, lo stanno a
dimostrare alcune dichiarazioni rilasciate da esponenti
autorevoli di AN come Galetto, ventriloquo del sindaco
Zaccheo, che a cuor leggero afferma, senza rendersi conto
della gravità delle sue parole, che " mica possiamo
lasciare tutto a Forza Italia!".
Gli
strali arrivano da ogni dove. Così vediamo rappresentanti del
popolo in Parlamento, come Ciarrapico e Conte, scagliarsi
contro loro compagni di partito non di secondo piano, come il
senatore Fazzone o il presidente della Provincia Cusani. Il
tutto avviene mentre una neocostituita Lega Nord a Latina, che
governa l'Italia insieme al PDL, bacchetta tutti quanti come
se fosse un corpo estraneo e non integrante di una maggioranza
che tutti conosciamo. E, si badi bene, non si tratta di accuse
leggere, ma anche di fatti che potrebbero interessare le
Procure.
Ora,
ci chiediamo, ma il popolo del centrodestra, a fronte di tutto
questo marasma cosa dovrebbe pensare? Se sono questi gli
uomini che hanno contribuito a mandare a ricoprire poltrone,
non potrebbe essere un buon motivo, questo beccarsi come
vecchie galline, per disertare le urne? Come può reagire
questo popolo quando vede la partecipazione a riunioni come
quella di Sezze, di autorevoli esponenti del PD come il
presidente ASTRAL Giovan Battista Giorgi? Non sappiamo quanto
danno operazioni come quella del trio Conte- Macci- Ciarrapico
possano alla lunga arrecare alla riaffermazione del
centrodestra in provincia, ma possiamo immaginare che
indirettamente fanno respirare un centrosinistra
boccheggiante. In passato Movimento Libero Iniziativa Sociale
ha denunciato più volte il clima da consociativismo che si
respira dalle nostre parti, al quale non è estraneo quel
Ciarrapico che, da tempo, mantiene ottimi rapporti con il
"democratico" Giorgi. Non è che iniziative
"distruttive" come quelle messe in atto in questi
giorni tendano proprio a mantenere uno status quo che i
"poteri forti" intendono conservare? Sicuramente,
visti i 56 gatti che hanno riempito, per modo di dire, le
prime file del "Costa", non si tratta di
manifestazioni elettorali tendenti ad accaparrare voti. Perché,
direttore, in questo dobbiamo correggere il suo cronista: i
presenti in sala non erano 65, ma proprio 56. Di cui
"ben" 11 di Sezze. Il resto era solo codazzo.
Un
sindaco pompiere
20
febbraio 2009
Che
nel comune di Sezze, nessuno, tanto l'ente comunale quanto la
concessionaria, voglia risarcire i soldi sborsati dai
cittadini per il "servizio" della depurazione ( non
effettuato, effettuato male, insufficiente, parzialmente
attivo, quasi sempre inattivo) é oramai evidente. La
Costruzioni Dondi Spa di Rovigo, spalleggiata
dall'amministrazione, gongola, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che l'aveva fatta tremare. Ognuno
continua a recitare la propria parte: il sindaco Andrea
Campoli, che si arrampica sugli specchi anche tramite
manifesti affissi sui muri della città, e una pseudo
opposizione che, capitanata da chi per anni stando tra i
banchi della maggioranza ha tutelato la Dondi, ora vorrebbe
ergersi a paladino di battaglie perse. Iniziativa Sociale dice
che va tagliata la testa al toro. Inutile perdersi in
chiacchiere ed ancora più inutile far perdere tempo ai
cittadini, illudendoli. Per risolvere definitivamente la
questione, soprattutto alla luce della sentenza che ha
stabilito che laddove il servizio non viene fornito o lo è
solo parzialmente esso non va pagato, occorre solo una cosa:
deve essere resa pubblica ed affissa, questa si, sui muri, la
mappatura dell'intera rete fognaria che interessa tutto il
territorio comunale. E' questo che sono obbligati a fare, per
trasparenza, gli uffici tecnici comunali e quelli della Dondi.
Non far affiggere proclami che diffondono notizie non si sa
bene basate su quali dati. Solamente quando sarà chiaro chi
è veramente allacciato alla rete e chi non lo è, si potrà
sostenere che alcuni contribuenti debbono pagare ed altri non
pagare e quindi essere risarciti. Il resto sono chiacchiere,
come chiacchiere restano quelle spese per la sterile
discussione sul funzionamento dei depuratori locali,
evidentemente non funzionanti se il Comune sta progettando di
realizzarne uno nuovo. Chiacchiere spese per tutelare
interessi consolidati nel corso di questi anni o per
accaparrarsi qualche simpatia del contribuente meno informato.
Quello, ad esempio, che non ricorda che qualcuno di coloro che
oggi sta in minoranza, ieri era parte integrante delle giunte
socialcomuniste di Giancarlo Siddera. Insomma, l'invito
rivolto a Campoli dal Movimento Libero Iniziativa Sociale è
il seguente: tiri fuori dai cassetti la mappatura delle rete
fognaria. Con allegata una perizia tecnica che dichiari,
conformemente alla legge e con assunzione piena delle relative
responsabilità, che il servizio di depurazione sia stato
perfettamente funzionante dal 1993 ad oggi. Ci faccia capire,
ad esempio, come fa ad affermare che una limitata area del
territorio non debba pagare, mentre altre strettamente
limitrofe si. A noi sembra che la via intrapresa dal primo
cittadino sia chiaramente tesa a ridimensionare fortemente un
fenomeno di ben più ampie proporzioni e che i soldi da
rimborsare non siano soltanto 55 mila euro, ma come da
Iniziativa Sociale già sostenuto, ben 4 milioni e 500 mila
euro.
Giorno
del Ricordo, da meditare...
16
febbraio 2009
Non
è anomalo che nel variegato panorama politico della città di
Sezze, nella quale sono presenti tutti gli schieramenti
rappresentati nel Parlamento nazionale,dal PDL al PD
passando per le formazioni cosiddette minori, solo un
Movimento come il nostro, che opera in maniera del tutto
indipendente rispetto ai partiti, si trovi a difendere quelli
che sono gli impegni istituzionali? Ci riferiamo al
"Giorno del Ricordo", quel 10 Febbraio che dal 2003,
per legge, viene dedicato ai Martiri delle Foibe. A Sezze non
solo si è venuto meno al doveroso riconoscimento con adeguate
commemorazioni, ma addirittura il sindaco Andrea Campoli con
una rappresentanza consiliare anche del centrodestra, ha dato
vita ad una iniziativa che niente aveva a che vedere con le
Foibe. L'operazione, proditoriamente portata a termine, è
stata finalizzata palesemente a sovrapporre ad una immane
tragedia che ha sconvolto la nostra Nazione ai suoi confini
orientali dal 1943 al 1947- 48, con migliaia di Italiani
trucidati e 350.000 nostri connazionali che hanno dovuto
lasciare come profughi le loro case e le loro terre, una
triste vicenda che ha visto coinvolto, nel 1945, un cittadino
di Sezze. Con tutto il rispetto che deve essere portato ai
morti, i quali in alcun modo vanno discriminati, dobbiamo però
denunciare la scelta del primo cittadino che è stata, in
maniera evidente, assolutamente strumentale. Essa non ha avuto
niente a che vedere con il rispetto dovuto ad un morto, ma così
come portata a termine è stata del tutto strumentale. Il
sindaco rappresenta le Istituzioni ed in tale veste è
obbligato a tenere, in termini di pacificazione nazionale,
atteggiamenti che uniscano piuttosto che dividere. Così non
è stato a Sezze. Andrea Campoli non ha rispettato l'impegno
istituzionale ad onorare il "Giorno del Ricordo".
E' grave che nella città, ma anche nell'
Amministrazione provinciale di Latina, dove il sindaco di
Sezze è consigliere, nessuno abbia censurato pubblicamente
l'accaduto. Grave che dai vertici provinciali del PD ma
soprattutto del PDL (da sottolineare, ancora una volta, che
nella manifestazione del sindaco erano presenti anche
esponenti del centrodestra) non siano state prese le giuste
distanze. Grave che nessuno, tranne Iniziativa Sociale, si sia
indignato per tali fatti. Qualcuno ha cercato di replicare
alle nostre prese
di posizione. Come? Contestando le cifre relative agli
infoibati o tentando di inquadrare quei tragici avvenimenti in
una situazione storica particolare, come se le stragi, a
seconda delle motivazioni che muovono gli stragisti, possano
trovare delle giustificazioni. Premesso che 10.000 sono stati
i morti accertati, trucidati in Istria, Dalmazia, Venezia
Giulia, in modo orrendo dalle milizie partigiane iugoslave
appoggiate da comunisti italiani, che 350.000 sono stati i
profughi, che è stato storicamente accertato essersi trattato
di una "pulizia" etnica e politica finalizzata
all'annessione di quelle terre italiane alla Jugoslavia di
Tito, ci si muove comunque in un terreno dove tanti continuano
a fare illazioni, proprio perché per decenni è stata negata
la verità. Cosa che
rispondeva ad un preciso disegno politico, che prevedeva anche
l'occultamento delle prove. Ai 10.000 infoibati accertati,
quanti altri ne corrispondono di non "provati"?
Tanti storici arrivano a contarne fino ad altri 20.000. Quale
era l'aria che si respirava in quei giorni grazie all'azione
del PCI? Nelle
stazioni italiane dove passavano i treni pieni delle famiglie
dei profughi, si impediva alla Croce Rossa di portare acqua e
latte ai bambini, si organizzavano manifestazioni ostili, si
sputava addosso a gente che aveva perso tutto dopo avere
conosciuto l'orrore. L'atteggiamento tenuto da Andrea Campoli
richiama alla mente le scellerate scelte del PCI nel
dopoguerra. Da meditare.
Sezze,
una
vergogna nazionale
14
febbraio 2009
Una
lezione di onestà intellettuale. Arriva da Luciano
Violante. Destinatario potrebbe esserne soprattutto il
sindaco di Sezze (LT) Andrea Campoli, il quale, nel
"Giorno del Ricordo", piuttosto che onorare i
Martiri delle Foibe, ha commemorato, con la connivenza delle
Istituzioni scolastiche e di alcuni consiglieri comunali
anche di centrodestra, ben altro, operando una azione
proditoria di disinformazione. A Montecitorio, nello stesso
giorno, i parlamentari di tutti gli schieramenti hanno
onorato il ricordo dei nostri connazionali massacrati, con
la lettura della piéce " Una grande lapide bianca
". Al termine della quale Luciano Violante ha
dichiarato: " Mi sono reso conto per la prima volta che
la mia storia politica era stata dalla parte degli
aggressori, di chi legava il fil di ferro ai polsi delle
vittime, prima di precipitarle, non dalla parte di chi aveva
i polsi legati.
Dalla
parte di chi aveva violentato e non dalla parte di chi era
stato violentato". Mentre il sindaco di Sezze Andrea
Campoli ricordava altre situazioni, Luciano Violante
continuava: " L'aver appartenuto al Partito comunista e
il sentirmi tuttora dentro quella rigorosa educazione
politica e quel complesso di valori civili e repubblicani,
mi faceva sentire tra quegli assassini ". Conosciamo il
rigore morale di Violante e la sua rettitudine, manifestata
già in altre occasioni, cosa che probabilmente non lo pone
tra i punti di riferimento, nel PD, del primo cittadino
setino. D'altronde, il perché di tale atteggiamento che lo
porta a non tenere conto di una fondamentale ricorrenza
nazionale, istituita per legge nel 2003, lo troviamo ben
delucidato sul giornale on line "Patria
indipendente", del 24 Febbraio 2008, a pag. XVI, dal
titolo " Il comune di Sezze intitola un edificio
scolastico al partigiano Aldo Bottoni " a firma Ernesto
Nassi. Ne riportiamo integralmente una parte significativa:
" Da alcuni anni, il 10 Febbraio, si celebra la "
Giornata del Ricordo " ed il Comune di Sezze (LT) con
un grande e nobile atto ha voluto onorare la
"Giornata" con il ricordo del sacrificio di un suo
giovane concittadino, il partigiano Aldo Bottoni,
barbaramente assassinato dai nazisti ". Appare
un'operazione studiata a tavolino.
Se
questo non è negazionismo, come chiamarlo? Come chiamare un
sindaco che non porta il giusto riconoscimento ai Martiri
delle Foibe? Bottoni poteva essere commemorato in qualsiasi
altra data. Il 10 Febbraio è dedicato esclusivamente agli
infoibati italiani dell'Istria, della Dalmazia, della
Venezia Giulia, alle decine di migliaia di loro, massacrati
dai partigiani jugoslavi
e dai partigiani comunisti italiani, complici del
disegno criminale di Tito. Quella perpetrata a Sezze, è
stata una vergogna nazionale.
Sezze
ha un sindaco negazionista
11
febbraio 2009
Un
sindaco negazionista. Parliamo di Andrea Campoli, primo
cittadino di Sezze, che nel Giorno del Ricordo, il 10
Febbraio, dedicato in tutta Italia ai martiri delle Foibe,
non solo "dimentica" di onorarne degnamente la
memoria, ma addirittura promuove e partecipa con tanto di
fascia tricolore ad una manifestazione a tutt'altro
dedicata, nel plesso scolastico elementare di Ceriara. Una
scelta inopportuna, fuorviante e diseducativa. Inopportuna
perché su 365 giorni dell'anno solo uno è dedicato al
ricordo degli infoibati, cioè le decine di migliaia di
nostri connazionali gettati vivi nelle cavità carsiche
dell'Istria, della Dalmazia, della Venezia Giulia, di Fiume,
di Pola, dai comunisti iugoslavi titini coadiuvati dai
partigiani comunisti italiani, traditori della Patria.
Fuorviante perché alle giovani generazioni delle scuole
elementari è stata deviata volontariamente l'attenzione su
altre situazioni che niente hanno a che vedere con le Foibe.
Diseducativa perché è come se si fossero discriminati i
morti, tra quelli da ricordare e quelli che invece vanno
celati e negati, relegandoli nelle pagine buie della nostra
storia nazionale. Evidentemente il retaggio
politico-culturale del sindaco di Sezze, le cui radici nel
PCI sono a tutti note, ne continua a condizionare le scelte,
che restano di carattere ideologico. Non vogliamo entrare
nel merito dell'omaggio reso al personaggio cui è
intitolata la scuola, ma quel che è certo è che tale
omaggio poteva essere reso dagli interessati in una data
diversa e non in concomitanza con il 10 Febbraio. Che è di
interesse nazionale, al pari del 25 Aprile o della Giornata
della Memoria. In tutto questo appare evidente anche
l'atteggiamento poco responsabile delle Istituzioni
scolastiche, che al pari del primo cittadino non si sono
preoccupate di ricordare i Martiri delle Foibe ai
giovanissimi scolari. Un fatto gravissimo, che è avvenuto
alla presenza di consiglieri comunali del centrodestra,
evidentemente conniventi. A Sezze il tempo sembra essersi
fermato al dopoguerra, ad una mentalità vetro-comunista che
ingloba tutti, discriminando alcuni.
Foibe:
per non dimenticare
10
febbraio 2009
Foibe:
una parola che evoca orrore e violenza. Un genocidio
programmato. L'eliminazione fisica degli Italiani
dall'Istria, dalla Dalmazia, dalla Venezia Giulia. La
pulizia etnica e politica di quell'area del Friuli fino al
Tagliamento, che nel disegno comunista doveva diventare la
settima repubblica federativa della Jugoslavia, anche con la
collaborazione dei partigiani italiani garibaldini. Migliaia
di Italiani, dopo l'8 Settembre 1943 fino al 1947, furono
fatti scomparire negli abissi delle Foibe e nei campi di
sterminio di Tito. Accanto alle Foibe di Basovizza,
Monrupino, Unise, le fosse comuni di Plutone, Tarnova,
Gargaro e i campi di sterminio, dove l'eliminazione fu
programmata tra violenze di ogni tipo, come a Borovnica. Qui
furono eliminati centinaia di prigionieri militari. Il campo
era comandato dal comunista italiano Ciro Raner,
collaborazionista titino, il quale ha fruito in Slovenia,
vergognosamente, di una pensione di guerra italiana erogata
dall'INPS. Ma anche i campi di Lepograva, Maribor, Idria,
Aidussina, Lubiana, dove venivano condotti esperimenti
medici. Dopo l'apertura delle Foibe torme di partigiani
slavo-comunisti si accanirono contro uomini e donne
inermi.
Ci
furono violenze inaudite: ragazze come Norma Cossetto,
inchiodate su tavoli e porte per essere violentate prima di
avere la morte liberatoria nella Foiba. A donne che erano
incinte fu squarciato il ventre ed i feti infilzati. Ad un
sacerdote, Don Tarticchio, furono tagliati i testicoli, che
gli furono posti nella bocca. Dopo essere stato incoronato
con del filo spinato fu gettato nella Foiba. Ma gli episodi
di orrore furono migliaia. L'orgia proseguì violenta fino
al 1947, sulla base di quelle liste di proscrizione che,
durante la guerra, avevano preparato i partigiani italiani
collaborazionisti. Tra le persone da eliminare non vi erano
solo fascisti o militari della RSI, ma tutti quelli che
potevano rappresentare un ostacolo per il progetto di
annessione di quella parte di Italia alla Jugoslavia. Tra il
1943 ed il 1945, come accadde a Porzus, furono tolti di
mezzo anche i comandanti partigiani anticomunisti del
nordest. Insieme a queste vittime è doveroso ricordare quei
soldati che cercarono con tutti i mezzi di difendere i
confini della nostra Patria, immolando la propria vita.
Occorre ricordare gli uomini della X Mas, che difesero la
città di Gorizia. Occorre ricordare i Bersaglieri del
Battaglione Mussolini, che a guerra finita furono fatti
entrare in una grotta a Tolmino e sepolti vivi.
Occorre
ricordare i Carabinieri di Gorizia, infoibati a Tarnova.
Insieme alle Foibe dell'Istria quelle del Friuli: in quella
di Bus de la Lum, vennero gettate vive decine e decine di
persone; a Fous de Blancetta vennero gettate, dopo essere
state violentate, sedici donne di Traresio; A Pian delle
More furono fatti precipitare vivi, militi della Guardia
Nazionale Repubblicana. E poi tante altre voragini dove
scomparirono italiani e italiane, vittime innocenti della
barbarie comunista.
350.000 nostri compatrioti furono costretti a
fuggire da quelle terre italiane. Decine e decine di
migliaia furono massacrati.
Al
questore di Udine
7
febbraio 2009
Egregio Signor Questore,
si ha notizia che alla casa di cura "La
Quiete" di Udine è stata trasferita la signora ELUANA
ENGLARO, che vive in coma vegetativo persistente e che viene
nutrita tramite sondino naso-gastrico. Poich é
sarebbe in animo del padre e tutore della suddetta
sospendere l'alimentazione e l'idratazione, ci rivolgiamo
alla Sua cortese attenzione, affinchè voglia vigilare per
impedire qualsiasi azione che avrebbe come effetto
inevitabile la morte della signora ELUANA ENGLARO. Vi è
quindi il rischio concreto che si commetta un omicidio
volontario ai danni di una incapace. E' da notare che le
persone che hanno dichiarato di voler sospendere
alimentazione e idratazione alla suddetta signora non
possono invocare nessuna delle cause esimenti previste dal
codice penale.
Poiché
la prevenzione dei reati è tra i compiti istituzionali
dell'autorità di Pubblica Sicurezza, confidiamo nella Sua
pronta azione.
Coi migliori saluti, Luigi Gioacchini,
Lanfranco Coluzzi e Paolo Perciballe
Quanto
sopra è stato inviato via mail al Questore di Udine dal
Movimento Libero Iniziativa Sociale e dal sito internet
lavocelibera.it
UFO
in provincia di Latina
5
febbraio 2009
Piergio
Stiffoni, senatore della Lega Nord: un marziano in provincia di
Latina. Atterrato in quel di Piana delle Orme (Pontinia) insieme
agli infiltrati leghisti nella Pianura Pontina, le spara grosse.
Non contro il "nemico" ( i "comunisti", il
PD, il centrosinistra ) ma contro i suoi amici di governo e di
sottogoverno. Gli avversari a Latina sono quelli con cui governa
insieme a Roma, un tempo "ladrona". Da Claudio Fazzone,
senatore del PDL, a Vincenzo Zaccheo, sindaco PDL di Latina, ce
n'è per tutti. Il "nostro" arriva perfino ad invocare
lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale
di Fondi, naturalmente guidato da un sindaco del suo partito
alleato, sempre il PDL. E l'invocazione a chi è diretta? Al
ministro Roberto Maroni, suo collega leghista e padano come lui.
Insomma, se non è teatrino questo, come chiamarlo? Comiche?
Recita a soggetto? Cosa non si fa per lucrare qualche pugno di
voti da utilizzare per la solita politica!
Perché
non c'è niente di nuovo sotto il sole:
non ci dica l'ineffabile Stiffoni di avere a cuore le
sorti della nostra terra, quella che ha ospitato per sfamarli,
offrendo loro un futuro, genti provenienti da quel nord da cui
lui arriva. La situazione è questa: c'è un senatore leghista
che viene qui, gli fanno da sponda
personaggi che non hanno avuto altrove sbocchi ed in
cerca di protagonismo e per guadagnarsi qualche titolo sui
giornali non trova di meglio che dare addosso ai suoi sodali. Le
cose che ha sostenuto potrebbero essere anche condivise se
arrivassero da un'altra parte politica, avversaria. Non sono
credibili proprio perché, invece, arrivano da lui, esponente
della Lega e quindi stretto alleato del PDL. Questa situazione
è fra l'altro indicativa dello stato confusionale in cui si
trovano coloro che stanno governando l'Italia e tante
amministrazioni locali, come da noi. Insieme alle lotte interne
per la leadership del PDL in provincia, assistiamo ora alle liti
con gli alleati della Lega. Ma a livello nazionale non sono
informati di quanto accade a Latina?
Berlusconi
e Bossi non parlano tra di loro? Perché, stando ai fatti,
questi signori parlano lingue diverse e non disponendo di
traduttori nemmeno si capiscono. Questo almeno finché non
apparirà il cartello "Scherzi a parte" e si capiranno
finalmente le motivazioni vere dello sbarco degli UFO in
provincia di Latina. Che non riguardano per niente la nostra
terra, ma solo una politica fatta di mezzucci e ricatti tanto
cari a una classe dirigente, che definire poco seria sarebbe il
minimo. Piergiorgio Stiffoni, che non conosciamo e del cui
partito condividiamo nulla, se vuole avere un minimo di
credibilità, dando un seguito alle sue affermazioni agisca
fermamente e concretamente nei confronti del ministro Roberto
Maroni, che essendo suo collega di partito ne condividerà le
posizioni, affinché il consiglio comunale di Fondi a guida PDL
venga sciolto prima delle elezioni provinciali ed europee. Il
resto sono chiacchiere.
Alla
redazione di Latina Oggi
3
febbraio 2009
L'articolo
sul MOF a firma Giovanni Stravato, pubblicato in data 3
Febbraio, sollecita alcune considerazioni. Se non altro perché
il comune di Fondi, per tutte le note vicende che ne hanno fatto
un caso di interesse nazionale, è ormai più o meno
direttamente al centro delle polemiche da mesi. Una vera e
propria patata bollente che viene utilizzata, di tanto in tanto,
a seconda delle opportunità, da questo o quell'esponente
politico, di centrodestra o centrosinistra. Le polemiche hanno
interessato e direttamente coinvolto anche dei magistrati che
operano nella Procura di Latina. Senza entrare nel merito della
questione, che andrebbe definitivamente chiarita nelle giuste
sedi, ci preme però sottolineare, evidenziandolo per l'opinione
pubblica, l'atteggiamento quantomeno "strano" che
hanno assunto personaggi istituzionali di rilievo. Se è vero
che a pagarne le conseguenze in termini politici potrebbero
essere il presidente della provincia Armando Cusani ed il
senatore Claudio Fazzone, entrambi punte di diamante del PDL,
sembra anomalo che loro compagni di partito come l'onorevole
Gianfranco Conte ed il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo usino
anch'essi l'argomento polemicamente. Parliamo di gente che
insieme sta governando queste zone ormai da 15 anni, prima come
alleati, adesso in qualità di rappresentanti addirittura della
stessa forza politica ( è stato lo stesso Fazzone a
sottolineare che Forza Italia ed AN non esistono più, ma esiste
solo il PDL). E quello stesso Ministero degli Interni dal quale
si aspetta da tempo un definitivo pronunciamento sul caso, con
relativo scioglimento o non del comune di Fondi, è nelle loro
mani. Ne è ministro il leghista Roberto Maroni, alleato di
governo del PDL. Eppure la stessa Lega Nord sta utilizzando la
questione strumentalmente. Gli esponenti locali del partito del
ministro, presente il senatore Stiffoni, hanno invocato
l'intervento ministeriale come se questo dovesse arrivare da
Marte. Insomma, se la cantano e se la suonano. Tutto questo
avviene nel silenzio della controparte, quel centrosinistra che
sta brillando per buonismo. Ma il senatore Claudio Fazzone, che
è stato e continua ad essere l'oggetto principale delle
critiche, perché non scende autorevolmente in campo nei
confronti dei suoi compagni di partito?
Perché non chiede, tramite una chiara interrogazione
indirizzata al ministro competente, la definitiva chiusura del
caso? Perché non interviene presso il primo ministro Silvio
Berlusconi chiedendo che ponga fine una volta per tutte a questo
teatrino che sta facendo ridere mezza Italia? Si tratta di un
atteggiamento ambiguo, come resta ambiguo quello del
centrosinistra, che sembra non affondare. E' un buonismo di
facciata o bisogna leggervi dietro qualcos' altro? Perché in
una provincia così combinata non sarebbe azzardato parlare, di
fronte a tali episodi, di palese consociativismo. Forse andando
a scavare a fondo in tutta la vicenda, che analizziamo solo dal
lato politico, potrebbero emergere connivenze, sempre politiche,
inaspettate? Premesso che non ci attendiamo chissà cosa dal PDL,
i cui esponenti sembrano afflitti dalla sindrome di Stoccolma,
una levata di scudi ce l'attenderemmo da gran parte
dell'opinione pubblica, la quale dovrebbe rendersi conto che in
provincia è in atto una guerra per la leadership del PDL. Una
guerra anomala: con esclusione di colpi.
Sanità
lepina, un fallimento annunciato
27
gennaio
2009
Sanità
sguarnita sui Monti Lepini: non era da aspettarselo? L'assoluta
mancanza di lungimiranza politica ed amministrativa e gli
interessi di bottega e di campanile, che hanno contraddistinto
le gestioni della locale USL fino all'attuale ASL, hanno
determinato il fallimento degli ospedali di Sezze e di Priverno.
Inutile tornare a denunciare le responsabilità di chi ha
costruito le proprie fortune politiche e personali andando a
ricoprire incarichi dirigenziali. Inutile tornare a dibattere
dei miliardi di vechie lire dilapidati in opere che sarebbero
rimaste sicuramente inutilizzate, dalle sale chirurgiche alle
mense. E' però doveroso sottolineare che mentre i partiti del
consociativismo, dal PCI alla DC passando per il PSI, erano
intenti a spartirsi la torta delle lottizzazioni, c'era chi
chiedeva, come l'MSI di Sezze, con lo sguardo rivolto al futuro,
di abbandonare l'orticello del piccolo interesse per puntare
alla creazione di un importante presidio ospedaliero per tutta
l'area territoriale (dai Lepini a Sabaudia e Pontinia) da
realizzare in una zona facilmente raggiungibile da tutti,
individuata in prossimità di Ceriara.
Hanno
sempre prevalso gli interessi dei bottegai, così piuttosto che
preoccuparsi della salute dei cittadini si è continuato a
gestire la politica sanitaria intesa come fonte di fortune non
solo politiche e considerata come "cosa nostra". E
parliamo di responsabilità trasversali, che vanno dal
centrosinistra al centrodestra, da Badaloni a Storace per
arrivare a Marrazzo. Così appaiono ridicole certe strumentali
manifestazioni di protesta messe in atto mentre il proprio
sindaco inaugura, insieme a chi la sanità ha affossato, qualche
opera. Se non si trattasse della salute pubblica verrebbe da
ridere nel leggere, di fronte al disastro attuale, alcune
dichiarazioni di amministratori locali, ad esempio il Sindaco di
Sezze, che con vera e propria faccia tosta affermano che si sta
potenziando il locale nosocomio. Non ci volevano degli
scienziati della politica per intuire che il futuro della sanità
sarebbe stato nelle specializzazioni, come era facilmente
intuibile che queste non si sarebbero potute realizzare in
centri come Priverno o Sezze. Solo grandi infrastrutture
facilmente raggiungibili avrebbero potuto rispondere a tali
esigenze. Invece no, si è proseguito sulla strada della tutela
degli interessi di bottega o della cura del proprio orticello di
voti, piuttosto che andare incontro alle esigenze dei cittadini.
Un dato ci sentiamo in dovere di sottolineare: molti di coloro
che oggi si strappano le vesti per il disastro della sanità da
Latina ai Monti Lepini, ieri militavano con noi nel MSI
e vedevano con fiducia il progetto del grande presidio
ospedaliero di area, che doveva essere complementare a quello di
Latina.
Un
progetto che era sposato anche dall'attuale Sindaco Vincenzo
Zaccheo, all'epoca segretario provinciale e consigliere
regionale missino. Perché il progetto è stato accantonato?
Perchè da quando AN è forza di governo con il centrodestra
tutto è passato nel dimenticatoio? Priverno è governata dal
centrodestra, Sezze lo è stata. Così il Sindaco Macci va ad
inaugurare le rotonde insieme a chi ha avuto ben altri
orientamenti per la sanità Lepina e nello stesso contesto
ritroviamo iscritti ad AN che protestano per la chiusura
dell'ospedale di Priverno. Solo contro Mazzazzo però, ignorando
le altre corresponsabilità.
"Sinistre"
inaugurazioni
23
gennaio
2009
Nuovo
dato "trionfale" per la provincia di Latina. Un altro
record. Tra le 50 strade d'Italia dove si muore di più, ai
primi 5 posti, insieme al Raccordo di Roma ed alla Nettunense,
ecco la Pontina. La classifica è stata stilata dal Ministero
dei Trasporti. " Si tratta - ha spiegato il ministro Altero
Matteoli - di tratte ad altissimo rischio, ben note alle
cronache negli ultimi 20 anni. Fatto che indica chiaramente come
su di esse non sia stata fatta fino ad oggi una azione
specifica". La Pontina resta dunque al top della
pericolosità. Per essa sono state spese finora tante parole
senza che sia stato fatto nulla. Parola di Ministro. La sua
pericolosità - ha scritto Lilli Garrone sul Corriere della Sera
di ieri, in cronaca di Roma - è stata più volte segnalata e,
secondo una indagine ACI ed ISTAT, la Pontina ha il triste
primato di ben 3,09 incidenti per ogni chilometro. Dopo la Romea
è la strada più pericolosa d'Italia. Insomma, con un piccolo
sforzo si potrebbe diventare anche primi. Con buona pace dell'ASTRAL,
l'azienda del Lazio addetta alla sicurezza stradale, e del suo
presidente Giovan Battista Giorgi. Il quale, proprio oggi,
inaugura ben tre rotonde della "nuova 156", nei
territori comunali di Priverno e Sezze, con rispettive
"sculture" di stemmi municipali e carciofi vari. In
contemporanea, insieme ai soliti presenzialisti, tra i quali
Marrazzo e Cusani (presidenti
della Regione Lazio e della Provincia di Latina), viene
inaugurato anche quel ponte sulla SR 156 in territorio di Sezze,
che il nostro Movimento ha denunciato come pericolosissimo per
la scarsa visibilità, dovuta alla variazione repentina
dell'andamento altimetrico. Questo quando, giusto ieri, a pochi
chilometri di distanza, sulla stessa arteria in prossimità
dello stabilimento Pfizer, due giovani perdevano la vita in un
ennesimo incidente. L'ASTRAL, il cui presidente si è trovato
pochi mesi fa al centro di uno scandalo denunciato dal
quotidiano romano Il Tempo, sul quale ancora non si fa
definitiva luce, forse dovrebbe investire effettivamente in
sicurezza più che in paginate pubblicitarie sui giornali ed
inaugurazioni varie. Ed un pò di trasparenza non guasterebbe.
Sul periodico "il Caffè di Latina", a proposito di
affari e politica, in una inchiesta incentrata sulla "casta
dei consulenti", l'azienda di Giorgi viene indicata tra
quelle che non forniscono alcuna indicazione sui dati relativi
agli incarichi e consulenze esterne ed interne. Indicazione
obbligatoria per legge dal 2001. Eppure Giorgi ha sempre vantato
la presunta trasparenza dell'agenzia regionale da lui
presieduta. Anche questo è un dato da meditare, perché al
centro di quello "scandalo" di cui si è occupato
"Il Tempo" c'erano incarichi, consulenze, assunzioni
facili.
Alla
direzione de "Il Nuovo Territorio"
21
gennaio
2009
L'articolo,
firmato da Sergio Corsetti, sulla situazione che sta vivendo il
Centrodestra setino, pubblicato in data 20 Gennaio sulla pagina
di Sezze, merita alcune considerazioni da parte nostra. Tutto
da sottoscrivere per quel che riguarda la non rappresentatività
attuale del PDL. Mancano però alcune valutazioni fondamentali.
Chi nella fase odierna lo vorrebbe rappresentare, ne è distante
per formazione politica, culturale e mentale. In una città come
quella di Sezze, che per decenni ha subito l’egemonia
comunista, che si è tradotta in una sorta di totalitarismo
soffocante, non è un dato secondario soprattutto in termini di
affidabilità umana. Possono essere considerati “uomini di
destra”, politici dal percorso militante completamente
opposto? E' credibile, tanto per fare un esempio, un capogruppo
del PDL proveniente dal PCI, quindi nella segreteria provinciale
di Rifondazione Comunista, consigliere provinciale sempre del
PRC e comunale dello stesso, o un consigliere comunale che, da
comunista, è stato per anni assessore nelle giunte di Giancarlo
Siddera, o chi, proveniente sempre dal socialcomunismo, è stato
parte integrante nelle maggioranze di Sinistra o grande elettore
di Giovan Battista Giorgi?
A dire che personaggi di tal fatta non possano esserlo
non siamo noi, che a Destra abbiamo sempre militato, ma gli
elettori.
Se
la coalizione della Casa delle Libertà, con candidato sindaco
l'ex socialista Serafino Di Palma, dai trascorsi di sostenitore
delle giunte rosse, ha raccolto nella sua globalità un misero
15 % alle comunali,
qualcosa vorrà pur dire. Vuol dire che gli elettori
anticomunisti di Sezze non si sono sentiti rappresentati.
Giustamente. Se altri, come noi, hanno sentito l'esigenza di
prendere le distanze da una coalizione che localmente stava
diventando esclusivamente un coacervo di interessi ed un mezzo
di riciclaggio politico per meri fini personali, anche questo
vorrà dire qualcosa. Se è vero, come si sottolinea
nell'articolo, che Sezze è stata per decenni una roccaforte
rossa, tanto da essere definita Stalingrado, è altrettanto vero
che qui fare militanza politica a Destra, in particolare negli
anni più "caldi" non è stato facile. Per molti ha
significato volere rappresentare, per farla sopravvivere, una
idea, una visione della vita e del mondo, che veniva osteggiata
da tutti. La nostra comunità
lo sa, come lo sanno anche quelle centinaia e centinaia
di elettori che dal MSI a Fiamma Tricolore o ad Alleanza
Nazionale, nel corso del tempo hanno sempre continuato a dare la
propria preferenza a dei simboli ben precisi. Perché non
bisogna dimenticare, ci sono i dati storici delle elezioni a
ricordarlo e chiunque può andare a visionarli, che in alcune
occasioni la Destra ha raccolto a Sezze anche più di 2.300 voti
globalmente. Ed erano espressioni di voto molto motivate.
Oggi
questa motivazione non c'è più. Nel momento in cui alla
politica degli ideali si è sostituita la politica degli
interessi, personaggi ben individuabili, che attualmente si
trovano a governare la città di Latina e che hanno avuto la
sorte, grazie ad un vento che cambiava ed al sacrificio dei
militanti, di andare a ricoprire importantissime cariche
istituzionali, hanno fatto di tutto affinché nel più
importante centro dei Lepini non emergesse una classe politica
rappresentativa, affidabile, seria ed ancora sanamente
idealista. Si è preferito affidarsi a chi nella politica vedeva
la possibilità di "svoltare", a chi era pronto a
vendersi per un piatto di lenticchie, a chi non aveva problemi
di coscienza a ritrovarsi insieme con coloro che fino a ieri li
osteggiavano e che opportunisticamente, avendo fiutato il vento,
cambiavano casacca ma non forma mentis. Gente che naviga a vista
e che si è subito persa per essere sopraffatta da chi è
certamente più "furbo" e navigato. Oggi, come
giustamente rilevato da Il Nuovo Territorio, la situazione è
quella fotografata dal quotidiano. Il disastro attuale, perché
di questo si tratta, è ormai incontrollabile. Chi lo ha
provocato non riesce a gestire l'ingestibile e la Sinistra
ringrazia. In questa situazione, a dispetto di chi tanto si è
prodigato affinché dal panorama politico setino venisse
eliminata la Destra, cosa non riuscita nemmeno negli anni 70,
occorre tornare ad un impegno serio tendente a ricostruire il
tessuto politico ed umano che qualcuno preferirebbe dilaniato.
Zaccheo,
un disastro politico
20
gennaio
2009
Finalmente!
Vincenzo Zaccheo, sindaco pro tempore del Comune di Latina, si
è reso conto che qualcosa non funziona nella giustizia e nella
sanità del capoluogo. Un chiaro esempio di solerzia, se non
fosse che il nostro non si trova a passare da queste parti
casualmente, ma sono almeno 15 anni che ricopre cariche
istituzionali di primo piano. Dopo essere stato consigliere
regionale è arrivato in Parlamento come deputato per due
legislature, è primo cittadino ormai da anni, è stato
consigliere comunale da sempre, ha ricoperto incarichi politici
dirigenziali di partito per almeno 30 anni. Strano che si chiami
fuori dalle situazioni catastrofiche che oggi denuncia. Se non
è responsabile chi come lui ha avuto a disposizione tutte le
poltrone possibili ed immaginabili, chi avrebbe dovuto
provvedere a far si che sanità e giustizia funzionassero?
A
noi sembra che certi policanti alla Zaccheo si comportino come
quegli amministratori che non eliminano le buche sulle strade
per poter poi avere almeno un argomento da riproporre ai
cittadini nella prossima campagna elettorale. Se le cose
funzionassero di che dovrebbero parlare? La realtà è che in
questi settori, come in tanti altri che si trovano in difficoltà,
si naviga a vista per responsabilità ben precise: quelle cioè
di chi in questa provincia sta facendo il bello ed il cattivo
tempo da anni. Se si chiama fuori chi ha responsabilità di
governo, i responsabili sono forse gli amministrati? E' un
paradosso che persone come Vincenzo Zaccheo, dopo aver fatto
nulla, fingano un attivismo, che si risolve in pellegrinaggi
occasionali a Roma, a soli fini propagandistici. Ma chi dovrebbe
abboccare? Non sapeva, il primo cittadino, che potessero sorgere
problemi aziendali nei rapporti con l'Università all'interno
del Santa Maria Goretti? Perché ci si muove solo adesso e si fa
una levata di scudi a difesa di qualche sanitario probabilmente
di area?
Perché
Zaccheo si interessa delle difficoltà del Tribunale di Latina
solo di fronte ai malumori giustificati di tutti gli avvocati
che vi operano? Che ha fatto di concreto per loro? Che ha fatto
per l'ospedale? Non lo deve dire a noi che ben lo conosciamo,
avendolo purtroppo frequentato per anni, ma a chi è costretto a
subire la malasanità e i tempi lunghissimi della giustizia in
un territorio governato male e gestito peggio da troppo tempo.
Altro che sondaggi favorevoli! La famosa filiera di governo ( il
centrodestra ha avuto tutto a disposizione, dall'Europa alla
Regione, dal governo centrale a quello provinciale, dalle
amministrazioni comunali ai diversi carrozzoni aziendali,
dall'acqua alla immondizia ) ha saputo produrre solo disastri ed
una classe politica abbarbicata ai nomi dei soliti noti almeno
dal 1994.
Una
situazione al momento drammatica. Senza alternative immediate in
una situazione di consociativismo. Che dire dell’ex segretario
comunale dei DS che diventa consulente alla sanità del sindaco
Zaccheo?
Chi
più sporca la fa, diventa Priore
Sole
24 ore: Vincenzo Zaccheo ottavo,
Latina ottantesima
16
gennaio
2009
I
dati diffusi da "Il Sole 24 ore" in questi ultimi
giorni ed ampiamente pubblicizzati dalla stampa provinciale,
appaiono contraddittori. Ci riferiamo alla classifica stilata
relativamente ai Sindaci maggiormente graditi dagli amministrati
ed a quella dei Presidenti di provincia. Il primo cittadino di
Latina Vincenzo Zaccheo appare ottavo in classifica, decimo il
presidente Armando Cusani. Se già stupisce il dato, ancor di più
si resta basiti quando sullo stesso quotidiano economico
apprendiamo che Latina è, udite udite, all'80° posto nella
classifica della vivibilità nelle 103 province italiane,
mentre è tra le prime per ciò che riguarda l'abusivismo
edilizio.
Si
tratta di dati che fanno sorgere numerose perplessità. Come è
possibile che in una provincia invasa dagli stranieri, con una
percentuale incidentale fra le più alte in Italia, con un
ambiente fortemente degradato ( Latina è al 95° posto), dove
la giustizia è tra le più lenta (96° posto), dove c'è un
altissimo tasso di inflazione, una altrettanto alta percentuale
di furti in appartamento, di auto rubate, chi la rappresenta ai
massimi livelli istituzionali goda di tali alte percentuali di
gradimento? Sembrerebbe che il consenso possa crescere magari
perché si chiudono gli occhi di fronte a certi fenomeni come
quelli dell'abusivismo e non solo. O che per essere graditi dai
propri amministrati non servano doti di buon amministratore, ma
piuttosto altre, tutte da decifrare.
Un
amministratore andrebbe premiato quando effettivamente e
concretamente entra nei problemi della gente, risolvendoli. In
questo caso i problemi restano, in qualche caso si aggravano, ma
Zaccheo con Cusani continuerebbero a godere di consensi
crescenti. Come dire, governare male per prendere più voti:
contro ogni logica! A questo punto, stando così le cose,
qualche dubbio sulla attendibilità di alcuni sondaggi sorge.
Anche perché stando ai numeri reali, a quelli cioè riferiti al
dato elettorale, Vincenzo Zaccheo è stato costretto al
ballottaggio. Ed al primo turno ha perso consensi proprio in
quell'area che lui dovrebbe rappresentare, il centodestra, dove
in tanti si sono regolati diversamente.
Questo
sta a significare palesemente che la rappresentatività di certi
personaggi sta calando. Sono ormai quindici anni che a Latina
città ed a Latina provincia governano sempre gli stessi.
Zaccheo, Forte, Cusani, Fazzone, Zappalà, Cirilli, Bianchi, De
Monaco, Tiero, Conte, mentre per strada si sono persi i vari
Martella, Pedrizzi e compagnia cantante. Stanno lì,
amministrano male e vengono votati. I sondaggi stanno facendo
passare in secondo piano la delicatissima questione che vede al
centro del dibattito alcuni "interessi" trasversali
che coinvolgono tutto il PDL. I dissidi interni, come quelli
ipotizzati tra i diversi soggetti del centrodestra, riportati
dalla stampa, finiscono per fare da velo a quella che è la
realtà dei fatti, nel tentativo di fare apparire all'esterno
altro. E chi viene criticato con il coinvolgimento anche diretto
in situazioni che stanno interessando il Ministero degli
Interni, perché non reagisce?
Il
ponte della 156, un salto nel vuoto
13
gennaio
2009
Mentre
batte la grancassa per l'inaugurazione della strada che collega
Sezze Scalo alla Monti Lepini, occorre focalizzare, prima che ci
si perda dietro la pompa magna del taglio del nastro con
immancabile statua dal costo poi
tutto da verificare e relativa sfilata delle autorità,
alcune perplessità che il nuovo tracciato allo Scalo fa
sorgere. E' evidente l'assoluta carenza di visibilità di cui
soffre il ponte che sovrasta il nuovo tratto che collegherà
Latina a Frosinone. In entrambi i sensi di marcia, tanto
che si provenga da Latina quanto da Sezze, la via appare un
trampolino di lancio: come è chiaramente testimoniato dalle
foto che alleghiamo, la strada si alza repentinamente fino ad
arrivare alla sommità di un dosso che impedisce assolutamente
la visibilità. La sensazione è quella di trovarsi come sulle
montagne russe, laddove il percorso si inerpica
per poi improvvisamente precipitare. Fino a quella sommità
non si sa bene cosa ci aspetti dall'altra parte. Questo sta a
significare che i mezzi provenienti dalle due direzioni di
marcia si ignoreranno completamente, con tutto quello che ne
conseguirà in termini di pericolosità. Fatto gravissimo per
una importante arteria, che sarà molto trafficata, la quale sta
appena nascendo, in piene polemiche relative ai tanti morti
sulle strade, alla forte incidentalità soprattutto nella
provincia di Latina e quando da tutti viene sottolineata
l'importanza fondamentale della visibilità stradale al fine di
ovviare all'alto numero di morti su strada.
E'
proprio questa, secondo le statistiche, una delle maggiori cause
dei sinistri e proprio per questo ci si sta indirizzando verso
l'eliminazione delle curve secche, dei dossi e delle cunette.
Appare quantomeno strano che nella progettazione del nuovo
tracciato della SR 156 non sia stata prevista la realizzazione
della corsia di emergenza , che non sia non sia stata prevista
la doppia corsia per ogni senso di marcia e che dove il
tracciato nuovo si interseca con strade già esistenti, come nel
caso del ponte di cui parliamo, i tecnici non si siano posti il
problema della visibilità quale strumento fondamentale e
garanzia della sicurezza. Come è possibile dilapidare milioni
di euro in opere prive di questi requisiti? Nascono come nuove
ma possono già essere catalogate come vecchie. Come è stato
possibile che nessuno nel tratto di Sezze Scalo da noi indicato
si sia reso conto che si stava realizzando una sorta di
trampolino di lancio? Il presidente dell'ASTRAL Giovan Battista
Giorgi, che tanto si sta preoccupando della statua con il leone
rampante da inaugurare, perché in termini di sicurezza non ha
sollevato questo problema? Parla solo di tempi rispettati nella
realizzazione. Ma di quali tempi parla? Perché girando nei
diversi cantieri del territorio di Sezze della obbligatoria
cartellonistica non abbiamo trovata traccia, tanto meno abbiamo
trovato traccia dei tempi di riferimento. Comunque quello che ci
preoccupa resta il problema per il quale siamo intervenuti. Il
ponte allo Scalo rappresenta un salto nel buio e nel vuoto.
Lega
Nord a Latina, di menzogna in menzogna
Non
è vero che la Bonifica Pontina è stata opera dei contadini del
Nord
7
gennaio
2009
Un
insulto alla verità della storia. Non possiamo commentare in
altro modo le menzognere dichiarazioni, che addirittura ritroviamo nella sua proposta di legge, del
senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, uno dei padani
venuti a Latina a presentare la Lega Nord. Un insulto al
quale è necessario replicare, ribadendo la realtà dei fatti.
Non è vero che la Bonifica della Paludi Pontine è stata opera
dei contadini del Nord. Torniamo a ribadirlo: nelle terre
redente hanno gettato sudore e sangue innanzitutto gli uomini
dei Monti Lepini, di Sezze in particolare, ma anche di Priverno,
Roccagorga, Maenza, Norma, Sermoneta, Cori, Bassiano e degli
altri centri, lavoratori di Terracina, Cisterna, Velletri,
insieme a quelli del litorale romano ed a qualcuno proveniente
dalla vicina Campania. La verità è questa. Sapete cosa recita
l'articolo 2 della proposta di legge dedicata alla istituzione
della "Giornata del Bonificatore", presentata da
Stiffoni? Il testo
è il seguente: " Quale simbolo della Giornata dei
Bonificatori è scelto un leone che sovrasta un campo agricolo.
Esso rappresenta la forza che soggioga la natura, e ricorda le
genti del nord est, di cui tale animale è simbolo, che hanno
svolto l'attività di bonifica".
Tutti
noi della provincia di Latina che abbiamo avuto un nonno, un
bisnonno, uno zio, impegnati duramente nel lavoro di bonifica
non possiamo non risentirci e non dobbiamo permettere che tali
menzogne vengano fatte passare per verità ed addirittura
acquisite e date per scontate in una legge. Ma i parlamentari
provinciali sono informati? Hanno letto la proposta di Stiffoni?
I Sindaci dei 33 Comuni provinciali la conoscono? Perché
nessuno sente il dovere di intervenire? Perché si permette che
la storia venga falsificata? I Veneti, i Friulani, la gente di
Ferrara, è arrivata qui, ad opera compiuta, con i treni che
conducevano nelle stazioni di Sezze e Cisterna, le uniche allora
attive a bonifica ultimata. Furono accolti a braccia aperte
dalle popolazioni indigene e dall'Opera Nazionale Combattenti,
impegnata direttamente anche nell'assegnazione dei poderi.
Eppure nel bollettino " Qui Lega Parlamento", dobbiamo
leggere: " Il lavoro compiuto dai contadini provenienti
dalle terre del nord è riuscito a compiere il miracolo.
Testimonianza di questo lavoro è l'Agro Pontino. Sono stati
soprattutto Veneti e Friulani a compiere l'opera ... Molti
borghi della zona si chiamano Grappa, Sabotino , Carso, Piave,
Isonzo, Podgora ".
Si
tenta di far credere non solo che nella redenzione delle terre
abbiano lavorato coloro che le hanno avute esclusivamente in
assegnazione, grazie all'azione sociale del regime fascista, ma
che addirittura i borghi sorti insieme a Littoria siano stati
così denominati proprio per questo motivo, quando, in realtà,
essi ricordano, per volontà dell'O.N.C., le grandi battaglie
della Prima Guerra Mondiale. Su quei campi morirono insieme
Siciliani e Lombardi, Sardi e Friulani, Laziali e Veneti,
Campani e Liguri. Italiani insomma. E' grave che si possa, per
mera strumentalizzazione elettorale, presentarsi a Latina -
Littoria, con tali credenziali. Ancor più grave è che nessuno,
tranne noi, abbia alzato la testa per gridare ai falsari la
verità e che tutta la classe politica di questa provincia non
abbia sentito il dovere, quantomeno, di indignarsi.
Dal
passo romano alla (omissis)
a passo di caneomissis)
a passo di cane
5
gennaio
2009
E'
veramente questo il momento opportuno per affrontare quello che
è "il Problema" di Sezze, cioè le indennità di
funzione (leggi stipendio) che si beccano mensilmente i nostri
amministratori. Giustamente, nel momento in cui si sarebbe
dovuta mettere alle corde la concessionaria del servizio
idrico-fognario "Costruzioni Dondi Spa" , la
quale deve ai contribuenti setini le somme indebitamente
percepite per la depurazione non effettuata, i consiglieri hanno
deviato l'attenzione sulla questione ponendo al centro del
dibattito nell'assise cittadina le proprie tasche, i soldi che a
nostro parere molto immeritatamente, puntualmente incassano.
Qualcuno tenta anche di fare il moralista. Dal PDL si
"minaccia" che, addirittura, i propri rappresentanti
non intascheranno più "piccioli". Ma fateci il
piacere! Il sermone arriva da quella parte politica che nella
nostra provincia sta facendo man bassa di denaro pubblico. Tanto
per restare ad un argomento del giorno, quello del mutuo Depfa
bank, tramite il quale si indebitano i contribuenti dell'Ato 4,
esso serve esclusivamente per finanziare la politica provinciale
del PDL. Chi è il presidente di Acqualatina? Tale Claudio
Fazzone, che in tale qualità
intasca 100.000 euro annui che vanno ad aggiungersi ai già
lauti stipendi di senatore. Di esempi di tal fatta ne potremmo
portare a bizzeffe, come ne potremmo portare altrettanti di
esponenti berlusconiani e finiani che ricoprono doppi o tripli
incarichi. L'esempio più eclatante rimane quello di Vincenzo
Zaccheo, che per anni si è "sacrificato" nel doppio
incarico di sindaco e parlamentare della repubblica,
naturalmente godendo di doppio stipendio.
E
Armando Cusani non è presidente dello stesso ATO? Naturalmente
una sistemazione si doveva trovare anche a Vincenzo Bianchi, che
dopo la trombatura in consiglio comunale è stato
"premiato" con la presidenza di Latina Ambiente.
Tenete presente: non è volontariato. Ed i boys scouts setini
vogliono far credere che, grazie al loro buon cuore, i quattro
“scalzacani” ( rispetto ai capi branco citati prima) di
Sezze rinunceranno ( NB: indicativo
futuro ) alle indennità! E le decine e decine di consiglieri
comunali del PDL che siedono nei 33 consigli della provincia? E
Lidano Zarra che continua a percepire anche le indennità di
consigliere provinciale? Ma di quale etica,
rispetto alle difficili condizioni che si trova a vivere la
gente comune, volete parlare? Il gioco delle parti cui si
vorrebbe far credere utilizzando anche qualche nome non più
credibile, è evidente. Da
una parte “moralisti” che non possono dare lezioni di morale
a nessuno e dall’altra chi dice che le indennità spettano per
legge. E lo dicono
dallo stesso pulpito, quello del PDL. Il più credibile in tutto
questo ambaradan resta Giovan Battista Giorgi, il quale conosce
bene i costi della politica, dall’alto dei suoi oltre 150.000
euro che incassa quale presidente dell’Astral e
“giustamente” riconosce che i 50 euro in più rispetto al
precedente gettone di presenza non sono niente di scandaloso.
Dice il buon Titta: ma perché un consigliere comunale ci
dovrebbe rimettere di tasca propria?
Diciamo noi: ma chi lo obbliga a fare il consigliere
comunale, perché non se ne resta a casa? Chi ti obbliga a fare
il presidente Astral, con tanto di auto blu, e nel contempo il
consigliere comunale? Il nostro Movimento resta fermamente
contrario a questi compensi, ma non come lo era Vincenzo Zaccheo
da esponente del MSI. Noi ci crediamo veramente: la
politica dovrebbe essere passione, spirito di servizio e non
fonte di guadagno. Ancor di più tale concetto è valido per chi
gode già di stipendio.
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