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Salviamo
la nostra risorsa
principale
Sezze,
20 ottobre 2017
Ritorna
a Sezze il mercato di Campagna Amica

La
nuova Amministrazione comunale, nel segno della continuità
con il passato, ha firmato la delibera che autorizza il Mercato
di Campagna Amica di Coldiretti alla vendita dei propri prodotti presso
la rotatoria di viale Marconi – Piagge Marine. Il primo appuntamento
è fissato per giovedì 26 ottobre. L’accordo Comune- Coldiretti
prevede un incontro mensile sperimentale nel Centro storico, a P.za
Regina Margherita (San Pietro) anziché in viale Marconi, con lo scopo
di rivitalizzare il centro. E’
prevista, in aggiunta, una graduale estensione del Mercato alle
periferie (Sezze – Scalo, Colli, ecc) e la partecipazione ad
importanti eventi del paese. Coldiretti, dal canto suo, sta
lavorando per ampliare la gamma dei prodotti offerti in vendita,
con l’obiettivo minimo di raddoppiare il numero dei gazebi.
Attaverso
la Fondazione Campagna Amica, Coldiretti promuove una vera e propria
rivoluzione culturale, cambiando il modo di fare la spesa e,
conseguentemente, il
rapporto con il cibo di tutti quei cittadini che hanno scelto di
acquistare regolarmente dagli agricoltori, privilegiando i concetti di
stagionalità, sicurezza, legame con il territorio, riscoprendo valori
forti quali la fiducia, le relazioni umane, la conoscenza e finanche il
gesto di un semplice sorriso o una stretta di mano.
Un’operazione
la cui riuscita era tutt’altro che scontata, tanto più in un periodo
di crisi e di calo dei
consumi, ma che ha portato oggi il brand Campagna Amica a diventare per
il consumatore sinonimo di buon cibo italiano, sano e di qualità. Un
valore immateriale prezioso che le nostre aziende accreditate possono
spendere sul mercato con legittimo orgoglio.
E’ un nuovo protagonismo agricolo in
quelle filiere produttive che da troppe stagioni sono finite in mani
sbagliate, spesso con gravi danni di immagine per il made in Italy a
tavola. Queste filiere le stiamo riportando nelle mani giuste. Le
nostre!
Gli
agricoltori di Campagna Amica attendono quindi tutti i cittadini
consumatori all’appuntamento di giovedì 26 Ottobre
per offrire il meglio delle produzioni locali: cibi freschi e genuini a
Km zero, che fanno bene alla salute e all’ambiente, ottimi prodotti di
stagione rigorosamente in filiera corta.
I
mercati di Campagna Amica non sono solo l’appuntamento per una spesa
di qualità ma anche un
modo per sensibilizzare la
cittadinanza sull’importanza di un’alimentazione sana e di uno stile
di vita corretto e consapevole.
Sezze,
31 agosto 2017
Made
in Italy, Help
Il
punto di vista di Coldiretti è che nei rapporti con l’Unione Europea
– e di conseguenza – con i Paesi con cui la stessa costruisce
rapporti commerciali e di scambio, l’Italia mostra il punto massimo di
‘fragilità’ e subalternità proprio nelle trattative che investono
il settore agroalimentare, che spesso diventa merce di scambio di
interessi diversi.
È
il caso ad esempio delle condizioni favorevoli che sono state concesse
al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli,
zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola,
finocchi e carciofi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia e al riso
dal Vietnam e più in generale dal sud est asiatico.
L’accordo
di libero scambio con il Canada (Ceta) è purtroppo solo l’ultima
pagina della debolezza italiana. Nel caso del Ceta, balza subito agli
occhi il macroscopico trattamento riservato alle importazioni di grano
duro canadese: l’accordo azzera infatti strutturalmente tutti i dazi e
consente l’entrata ‘libera’ e senza ulteriori controlli di un
grano sottoposto a trattamenti di glifosato in pre raccolta (vietati in
Italia) per renderne possibile la maturazione in un Paese più freddo
come il Canada.
Nel
caso del trattato con i paesi Paesi del Mercosur in via di definizione,
si consentirà l’entrata alle stesse condizioni ai prodotti frutticoli
dell’Argentina, in testa nella lista nera del dipartimento di Stato
americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di
aglio, uva, olive, fragole, pomodori.
In
buona sostanza ci ritroviamo a competere con produzioni che sono
l’esito di condizioni di lavoro e trattamenti (sotto il profilo della
sicurezza sanitaria e delle tutela del lavoro) completamente diversi.
Si
tradisce così l’effettiva natura del libero mercato, che può essere
tale solo se le regole di partenza sono uguali per tutti. Pensiamo
all’entrata in vigore in Italia di una dura legge sul caporalato, o
pensiamo a stringenti norme che regolano l’utilizzo di prodotti
chimici in Italia: la tutela del consumatore, dei lavoratori e
dell’ambiente finiscono paradossalmente per diventare un handicap per
le produzioni nostrane, rispetto a quelle estere.
Il
trattato Ceta tuttavia non ci si ferma qui. Esso infatti accoglie la
presunzione canadese di chiamare con lo stesso nome prodotti che sono di
natura completamente diversa.
Per
la prima volta nella storia dell’Unione si accorda infatti a livello
internazionale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più
tipici dall’Asiago al Gorgonzola, dalla Fontina ai prosciutti di Parma
e San Daniele fino al Parmigiano nella sua traduzione di Parmesan. In
buona sostanza il trattato ‘legittima’ quell’italian sounding che
vale il doppio delle intero export agroalimentare italiano, che
rappresenta il nemico piu’ temuto sui mercati esteri e contro cui
Coldiretti si è battuta in tutti questi anni. La subalternità dei
negoziatori europei (e italiani) emerge con ancora più forza nel caso
delle Dop e Igp.
Ne
abbiamo 291 in Italia e ben 250 vengono lasciate senza tutela. Si crea
così un precedente a livello internazionale – che certamente farà
dottrina nei trattati in corso con il Vietnam e il Giappone – per cui
le volgarizzazioni dei nostri marchi agroalimentari, trovano la strada
aperta.
C’è
bisogno che i decisori politici italiani si chiariscano le idee:
chiedere di chiamare con nomi diversi prodotti diversi o il rispetto
delle stesse regole produttive non significa essere protezionisti,
sovranisti o liberisti. La trasparenza sul mercato, la concorrenza
leale, la tutela del lavoro e dei consumatori, non hanno etichetta, sono
cose di buon senso. Ed è di buon senso anche la difesa intelligente e
consapevole degli asset economici del proprio Paese.
Sezze,
16 giugno 2017
Fermiamo
il CETA
Gli
agricoltori di Coldiretti manifesteranno a Roma il 5 Luglio
prossimo contro gli accordi CETA, che il governo si appresterebbe a
ratificare e chiedono il sostegno dei sindaci di tutti i Comuni
italiani, dei presidenti provinciali e regionali, mediante delibere di
Consiglio da inviare al Governo, al Ministero delle Politiche Agricole,
al Ministero della Salute e a Coldiretti. Vediamo in sintesi di cosa si
tratta:
Il
15 febbraio 2017 il Parlamento europeo ha dato il proprio consenso alla
conclusione del Comprehensive
Economic and Trade Agreement (CETA), accordo economico e commerciale
globale tra Unione europea e Canada - firmato il 30 ottobre 2016 - che
si pone come obiettivi fondamentali: procedere alla progressiva
liberalizzazione degli scambi assicurando alle merci dell’altra Parte
il trattamento disposto a livello nazionale; avviare un’attività di
riduzione o soppressione reciproca dei dazi doganali sulle merci
originarie dell’altra Parte; assicurare l’astensione dall’adozione
o dal mantenimento in vigore di divieti o restrizioni all’importazione
merci dell’altra Parte o all’esportazione alla vendita per
l’esportazione di merci destinate al territorio dell’altra Parte.
Il
CETA è un accordo a natura mista
per la cui entrata in vigore è necessaria la ratifica da parte di
ciascuno Stato membro secondo le rispettive disposizioni nazionali.
In
Italia è in corso di approvazione la legge di ratifica.
In
realtà a fronte dei presunti benefici attesi, il CETA introduce
sostanzialmente un meccanismo di acritica deregolamentazione degli
scambi e degli investimenti che non giova alla causa del libero
commercio e pregiudica in modo significativo la qualità, la
competitività e l’identità del sistema agricolo nazionale.
L’accordo
di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria
alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri
prodotti piu’ tipici, dal Parmesan al Prosciutto di Parma, ma spalanca
le porte all’invasione di grano duro trattato in preraccolta con il
glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitativi di carne a dazio
zero.
Per
tali ragioni Coldiretti è impegnata, con una coalizione di altri
portatori di interesse, in un’azione tesa ad informare e
sensibilizzare il Governo ed i Parlamentari italiani chiedendo loro di
non votare a favore della ratifica dell’Accordo e di impedirne
l’entrata in vigore in via provvisoria, nella direzione di ragioni di
scambio improntate alla democrazia economica ed alla salvaguardia dei
diritti dei consumatori e delle imprese.
Le
motivazioni alla base della
proposta affondano le loro radici in due terreni:
primo
uno
di natura economica, legato
alla difesa delle imprese agricole nazionali
ed alla tutela ed allo
sviluppo del made
in Italy,
modello di sviluppo, coesione territoriale e crescita,
per il Paese
e
per la comunità;
secondo,
di
natura valoriale, legato
al bene comune.
All’entrata in vigore dell’accordo, infatti, la cooperazione
regolamentare determinerà la graduale eliminazione delle regole che,
nei diversi settori della sanità pubblica, della sicurezza degli
alimenti, della protezione dei consumatori e dell’ambiente possono
essere ritenuti di ostacolo alla libertà del commercio.
Sezze,
16 giugno 2017
Grave
pericolo per il patrimonio arboreo dei fichi
Nel
paesaggio agricolo del Comune di Sezze e dei Lepini, gli alberi di fico,
come gli altri da frutta, sono storicamente presenti in coltura
promiscua, consociati ad olivi secolari, vigneti, ciliegi, albicocchi,
viscioli, meli ecc.
Tutte
le varietà sono ben rappresentate, così abbiamo le “ficora” a
buccia nera, dette di S. Pietro, le precocissime a buccia verde della
varietà Nana e San Giovanni, la
Verdesca, la Monaca, sino alle varietà settembrine del tipo “ficor’onghia”. Sono
autoctone e rustiche e non hanno mai avuto bisogno di trattamenti
antiparassitari o di cure particolari.
Tuttavia
oggi assistiamo ad una preoccupante morìa di vigorosi esemplari, dovuta
alla diffusione di un coleottero di origine orientale, il punteruolo
nero (Aclees Cribratus).
Morfologicamente
è simile al punteruolo rosso delle palme, dal quale differisce per il
colore, appartenendo entrambi alla stessa famiglia dei “Curculionidi”.
Il parassita, figlio della globalizzazione come quelli che hanno già
devastato palme, castagni ed uliveti (Puglia), sembra sia giunto una
decina di anni fa dall’Oriente (Cina.
Giappone, ecc.) al porto di Genova. con delle piante infette di fico
ornamentale.
È
responsabile
del disastro provocato in Liguria, particolarmente Genova ed Imperia,
oltre che in Toscana nelle provincie di Lucca, Pistoia e Firenze. L’attacco più imponente è stato segnalato nel comune di Carmignano
(Prato), famoso per la produzione di fichi secchi, ma esistono
avvistamenti del pericoloso coleottero anche in altre regioni, come le
Marche, la Puglia e persino in Sicilia.
Purtroppo
i mezzi di difesa non sono stati ancora approntati e se non si agirà
immediatamente il parassita è destinato a diffondersi velocemente, non
trovando sul suolo italiano antagonisti capaci di contrastarlo,
tanto da far parlare di una vera e propria manifestazione epidemica,
capace di attaccare anche i fichi d’India.

Fico
D'Ascanio
La
morìa delle piante di fichi riscontrata nel territorio del Comune di
Sezze, sembra più estesa di quanto in un primo momento si poteva
immaginare, tanto che allo stato attuale è raro trovare nelle aree di
pianura alberi che non siano ancora stati attaccati dall’insetto,
particolarmente nella zona dell’ex “Campo di aviazione” sino alla
contrada “Palazzo” e alle “Canalelle” dove finora veniva
realizzata una produzione
di eccellenza, che dava luogo ad una discreta economia.
Il
fenomeno, già notato negli anni precedenti, si è rivelato in tutta la
sua drammaticità quest’anno, alla ripresa vegetativa, con foglie rade
e frutti piccoli, privi della consueta consistenza e sapore.
Alcune
piante sono disseccate dopo un misero tentativo di ripresa vegetativa
dovuta alle sostanze di riserva, altre dopo la dormienza invernale non
hanno più ripreso a vegetare.
Il
campanello d’allarme, a Sezze non è suonato immediatamente in quanto
il fenomeno era stato in un primo momento sottovalutato ed addebitato
dai più alle gelate mattutine del mese di aprile, mentre in realtà i
fichi possono sopportare, senza particolari danni, temperature ancora più
basse e tardive (-10°C.), come quelle del maggio 1957 che devastarono
persino i campi di grano prossimi alla maturazione.
Per
ora i monitoraggi dell’insetto sono stati da me eseguiti solo su una
porzione limitata del territorio di pianura di Sezze, ma segnalazioni
che necessitano di
accertamenti giungono anche dalla vallata di Suso, per cui ho ritenuto
opportuno segnalare il fenomeno al Servizio Fitosanitario della Regione
Lazio e alla Coldiretti provinciale di Latina, evidenziando le
caratteristiche degli attacchi.
Secondo quanto osservato in pianura, il punteruolo del fico compie due
cicli completi all’anno, uno a maggio -giugno e l’altro a settembre
- ottobre. Le femmine, usando il lungo rostro, praticano delle gallerie
alla base del tronco della pianta dove sul fondo depositano le uova.
Secondo le condizioni ambientali, dopo un periodo di 10-20 giorni
fuoriescono le larve che si concentrano nella zona del colletto, sotto
la superficie del terreno. Si nutrono del legno delle radici e persino
dei rami e in questo modo logorano il circuito linfatico portando
l'albero alla morte. Le larve possono altresì attaccare i frutti stessi
della pianta, svuotandoli all'interno e provocandone la marcescenza.

Il
cuore rosso della Verdesca
Gli
adulti del punteruolo, iniziano lo sfarfallamento a metà Settembre per
proseguire fino a Novembre.
Le
uniche soluzioni tuttora percorribili - sono mezzi
di lotta preventivi, che si basano sul rapido monitoraggio e la
soppressione meccanica dell'insetto. (La morte può essere provocata
inserendo nelle gallerie del punteruolo un ferro arroventato, come una
volta si faceva con il tarlo). Se la pianta non è totalmente
compromessa e si possono disinfettare le ferite con rame e calce,
potrebbe essere ancora salvata. Al contrario, va tagliata e bruciata per
evitare la diffusione del parassita.
Un altro rimedio sarebbe quello della difesa a mezzo pesticidi ma non è
una strada al momento percorribile, in quanto i principi attivi che
potrebbero avere una certa efficacia, come il clorpirifos (Dursban), il
clorpirifos-metile (Reldan 22), la deltametrina (Decis), non sono al
momento registrati sul fico dal Ministero della Sanità.
Una
soluzione efficace potrebbe essere quella di fare rete tra gli
agricoltori, sia per un monitoraggio dello sviluppo del parassita, sia
per far leva sulle istituzioni pubbliche, spingendole a prendere a cuore
il problema e a portare avanti la ricerca sul punteruolo nero. Sono
ancora pochi, purtroppo, i ricercatori che indagano sulle origini e
sulle soluzioni da adottare per combattere questo parassita.
Questo
aiuterebbe lo sviluppo delle ricerche e nel contempo metterebbe le
istituzioni pubbliche di fronte alla necessità di risolvere la
situazione e prendere provvedimenti in sinergia con il monitoraggio
costante da parte degli agricoltori.

"Firoronghia"
Varietà
di fichi a Sezze e nei Lepini
Le
“ficora nane”, così
chiamate per il loro portamento e non certo per i frutti, sono le più
precoci tra le varietà a frutto verde a giungere a maturazione.
Maturano prima delle “ficora S.
Giovanni” (24 giugno) e
di quelle a frutto nero dette di “San
Pietro” (29 giugno).
Le
“ficora monache” si
distinguono dalle nane per portamento più alto e per il frutto di
colore verde chiaro. Sono anche chiamate in gergo “bianche”
o “lazze”, come le monache
di clausura dell’ex convento di Santa Chiara.
Tutte
queste varietà danno un secondo raccolto a Settembre, ma in questo mese
i frutti si presentano mediamente con pezzatura più piccola, quindi
adatti anche per la produzione di fichi secchi, come le altre varietà
settembrine “Verdesche”,”Sauci”
e “Figoronghia”. Quest’ultima
è chiamata così per i frutti, grandi quanto un’unghia.
Sui
singoli alberi è possibile innestare e diversificare più varietà di
fichi, anche secondo una scala di precocità, pratica assai frequente in
passato, soprattutto nel territorio superiore di Suso,
quando si disponeva di poco spazio e si desiderava godere più a lungo
della disponibilità dei dolci e deliziosi frutti.
Sezze,
5 aprile 2017
Emergenza
cinghiali: Coldiretti convoca a Roma i sindaci del Lazio
All'Assemblea,
tenutasi a Roma a Palazzo Rospigliosi, sono intervenuti oltre cento
sindaci, o loro delegati, a testimonianza di quanto sia diffusa
l'emergenza causata dall’invasione dei cinghiali, che non
rappresentano più soltanto una calamità per
il mondo della produzione agricola, ma anche un problema di ordine
pubblico, visti i continui sconfinamenti nei centri abitati.
Presenti
all’Assemblea anche i sindaci o delegati di tutti i Comuni
lepini , tra cui Sezze, rappresentato da Ernesto
Carlo Di Pastina.
Presente
ai lavori l’assessore
regionale all’Agricoltura Carlo
Hausmann,
L’emergenza
cinghiali è un fenomeno in espansione che interessa tutti i Comuni e
sono diverse le segnalazioni di danni giunte anche nella sezione
Coldiretti di Sezze.
E’
un’ emergenza che ogni anno causa dai 3 ai 5 milioni di euro di danni
alle aziende agricole del solo territorio laziale e che non può essere
interamente scaricata sulle spalle degli agricoltori.
I
cinghiali devastano le coltivazioni, le aziende agricole subiscono
perdite non solo per il raccolto distrutto, ma anche per le spese delle
risemine.
I
mancati interventi di cattura e abbattimento e la parziale applicazione
dei piani faunistico-venatori hanno favorito la proliferazione abnorme
dei cinghiali. Il fenomeno è fuori controllo e l’inerzia delle
pubbliche amministrazioni, aggravata dal caos delle competenze e dalla
farraginosità della burocrazia, ha di fatto paralizzato ogni attività
di contrasto.
“La
storia che tecnici e burocrati debbano decidere tempi, modi e strategie
al posto della politica deve finire -
ha detto a chiusura degli interventi Davide
Granieri, presidente regionale Coldiretti -
dai sindaci ci aspettiamo un atto di grande coraggio e responsabilità
nel firmare le ordinanze comunali che autorizzano la cattura e
l’abbattimento dei cinghiali. Un
atto uguale per tutte le municipalità, comune a tutto il territorio
regionale, per mandare un segnale forte e autorevole a chi deve
risolvere il problema nella sua complessità”
L’assessore
regionale all’Agricoltura, Carlo
Hausmann, ha riconosciuto che il passaggio delle competenze dalle
province alla regione ha complicato le ordinarie attività per il
contenimento della fauna selvatica. Tuttavia, ha assicurato che ”nel
nuovo calendario venatorio il periodo della caccia al cinghiale verrà
espanso al massimo” e che è in
arrivo un disciplinare pensato per agevolare le attività di caccia.
”Siamo anche pronti - ha aggiunto l’assessore- a
portare in giunta la delibera di approvazione del piano
straordinario delle attività e degli interventi necessari alla
riduzione della popolazione di cinghiali.
Sezze,
5 aprile 2017
A
tre giorni dalla 48a Sagra le considerazioni di Del Duca
De.Co.
per fare che?

A
parte tutte le considerazioni già espresse sulla inopportunità di
anticipare la Sagra a quindici giorni prima di Pasqua, va sottolineato
che durante il suo svolgimento sono state consegnate, ai produttori
agricoli partecipanti, le attribuzioni
De. Co. ( Denominazione Comunale).
L’utilità
di questo marchio è chiara solo all’amministrazione comunale, molto
meno agli espositori, che lo hanno considerato come un attestato di
partecipazione; in realtà il suo valore non si discosta di molto.
Le
De.Co. sono l’idea di una valorizzazione del territorio che poteva
trovare una sua giustificazione prima della globalizzazione dei mercati,
quando nacque ad opera di Luigi Veronelli, non ventisette anni
dopo.
Oggi,
senza un controllo preventivo
alla fonte, del quale i Comuni sono incapaci, le De.Co. produrranno
più danni che utili, poiché verrà a legittimare come produzioni
locali anche quelle di dubbia provenienza, attualmente spacciate sul
territorio, favorendo di fatto le agromafie, i furti di identità, le
falsificazioni e gli inganni verso i consumatori e i produttori. Tutti
crimini contro i quali Coldiretti si sta battendo da anni, anche
con presidi sul territorio, rappresentati da Mercati, Punti vendita e
Botteghe di Campagna Amica.
Forse
l’Amministrazione comunale starà in buona fede e magari, non
disponendo di personale qualificato, pensa davvero di riuscire a
tutelare con questo marchio le eccellenze territoriali che rischiano di
scomparire dalla nostra tavola, tuttavia non riusciamo a comprendere le
ragioni per le quali ha sempre rifiutato l’apporto costruttivo offerto
da professionisti del settore, in particolare da Coldiretti, che
si è sempre dimostrata disponibile e propositiva, avendo a cuore lo
sviluppo del territorio e dell’agricoltura.
Così,
con questa forma di gestione autocratica del territorio, il carciofo,
che costituiva una grande risorsa economica per il paese, è diventato
il ritratto decadente di un’agricoltura che non c’è più.
Anche
quest’anno ha fatto registrare una ulteriore e significativa
contrazione delle superfici, passando dai circa 60 ettari della
campagna precedente, a qualcosa come 40 ettari; briciole rispetto
ai 1500 ettari di cui disponeva nel 1970, anno della prima Sagra.
Ma,
in sintesi, cosa
sono le DeCo ?
Innanzitutto
va sgombrato il campo da equivoci: non
sono un marchio di qualità,
quindi nessun produttore si aspetti da tale attribuzione di spuntare
sul mercato qualche centesimo in più dai suoi prodotti.
Il
fenomeno delle De.Co. nacque a seguito della legge dell’8
giugno 1990 n. 142 che consentì ai Comuni la facoltà di disciplinare,
nell’ambito del decentramento amministrativo, la valorizzazione delle
attività agro-alimentari ed “artigianali” presenti nelle diverse
realtà territoriali. Il suo percorso, sostenuto da una proposta di
legge dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) non è mai
stato lineare e tranquillo, ma fu contrastato da giuristi ed opinion
leader, soprattutto nella parte che riguarda l’opportunità per i
Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei prodotti.
Si
arrivò persino ad uno scontro frontale con il Ministero delle Politiche
Agricole che la ritenne foriera di equivoci e di confusione ed ancora
oggi è incompatibile con i marchi europei di qualità e tipicità DOC,
IGP, DOP,
di cui anche Sezze gode.
Laddove
esistono questi marchi europei, le De.Co. sono passibili
di sanzioni ai sensi della normativa che espressamente tutela le
indicazioni geografiche.
Vi
furono lunghe diatribe, persino se si doveva chiamarsi De.C.O. con tre
puntini (Denominazione Comunale di Origine) oppure De.CO. con due
puntini, (Denominazione Comunale) ma si arrivò all’acronimo finale
De.Co. che non è un marchio di qualità, ma un’attestazione o
delibera con cui una determinata amministrazione comunale censisce e
registra un prodotto, un piatto, un sapere o una tradizione, che
identifica la Comunità di appartenenza.
Oggi,
a 27 anni dalla nascita, le De.CO. hanno avuto un discreto successo
solamente in una decina di Comuni italiani, mentre sono diverse
centinaia le delibere comunali De.Co. rimaste sulla carta, come
magnifiche idee di valorizzazione teorica del territorio che non si
tradurranno mai in un vero marchio comunale.
Qui
sotto viene riportato il chiarimento del Ministero
delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
riguardo alla incompatibilità
di De.Co. con i marchi europei (IGP -Dop- ecc).


Sezze,
11 marzo 2017
Sagra
del Carciofo in programma per il 2
aprile
Una
primizia anzitempo

Lo stadio medio dei carciofi di Sezze a 20 giorni dalla Sagra (Az. Agricola Del Duca)
La Sagra del Carciofo, è stata sempre storicamente organizzata dopo Pasqua, con due sole eccezioni, quest’anno e nel 2011. Allora la festività cadde il 24 aprile e la sagra nella settimana successiva sarebbe stata troppo tardiva. Ma quest’anno perchè la Sagra è stata così tanto anticipata, nonostante i geli di gennaio abbiano ritardato la produzione ? Forse chi organizza la Sagra, ha pensato che la produzione locale ha perso di importanza e se ne può fare a meno?
La verità è che la settimana dopo Pasqua, la maggioranza che governa Sezze ha tutt’altro da fare ed è impegnata al Santuario di Lourdes, non per un improvviso quanto inaspettato fervore religioso, ma per magnificare se stessa e l’Associazione della Passione di Cristo, ancor non paghe delle riprese in Mondovisione del venerdì santo.
Senza voler aprire un altro capitolo, seppure significativo di come certe esteriori e costose performance, stiano più a cuore rispetto agli interessi generali della collettività, non è affatto vero che la Sagra si può fare quando fa comodo.
Esiste una stretta correlazione tra l’arrivo della primavera (quindi dei carciofi) e le festività pasquali, che sta a sottolineare come tutto l’universo obbedisca a delle leggi universali che la dimensione culturale umana non può né ignorare né modificare, che la primavera non arriva con l’equinozio del 20 marzo, bensì al compimento di alcuni cicli lunari che si concludono a Pasqua, determinandone il giorno la domenica.
Anche la saggezza popolare “Il meglio ciòcco, riposalo per Pasqua” sta a suffragare questa eterna realtà.
La natura e le piante hanno dei ritmi propri ed immodificabili rispetto alle attività umane e l’agricoltura, ha da sempre dovuto fare i conti con il tempo immutato delle stagioni, con lo spazio fisico della terra, con l’energia libera del sole e della luna. Forse per questo ha saputo custodire, meglio che altrove, quei geni preziosi, che il mito transgenico della globalizzazione senza regole e del “tutto, subito e ovunque”, ha fatto perdere ai più, causando prodotti tutti uguali ed omologati, come le ciliegie a Natale, i carciofi a gennaio, i cocomeri a Pasqua e svuotando di significato valori come stagionalità, territorialità e specificità dei prodotti.
La Sagra del Carciofo, oltre ad essere una festa paesana, dovrebbe proprio rammentare e trasmettere questi valori, che noi di Coldiretti stiamo portando avanti con forza anche qui a Sezze, con i Mercati di Campagna Amica.
Se qualcuno pensa che per fare la Sagra non è più indispensabile che i carciofi crescano a Sezze, a questo qualcuno è bene ricordare che se la gente viene nel nostro paese non è solo per dilettarsi con una festa paesana, in un folklore che degenera nella musica rock , ma per riscoprire sapori autentici, profondamente legati al territorio che li ha generati, alla cultura che li ha prodotti, all’ambiente che li ha alimentati.
Sono questi i valori primari che occorre tutelare e difendere se veramente sta a cuore Sezze, la sua agricoltura e la sua economia, in un mondo che è sempre più artificiale, in cui anche i carciofi sono cambiati perché ne è stato manipolato l’aspetto e il sapore: ibridi da trenta capolini a pianta, tutti uguali, tutti viola, tutti belli, ma tutti sciaguratamente insipidi.
Sezze,
21 gennaio 2017
Trasferito
l'ufficio ex UMA di Sezze Scalo
Gli agricoltori protestano per la scelta infelice di effettuare il trasloco nel periodo di inizio
anno, quando è maggiore l’affluenza dell’utenza.
Per i non addetti ai lavori, l’ex Uma di Sezze è l’ufficio comunale, capofila anche per i Comuni di Bassiano e Sermoneta, che si interessa dell’assegnazione dei carburanti agevolati alle aziende agricole, oltre che delle certificazioni per la piccola proprietà contadina e rilascio delle autorizzazioni per i vivai.
Anche se era da diverso tempo nell’aria, la scelta di trasferire l’ufficio dal Centro Sociale di Sezze Scalo ai locali dell’ ex Colonia Agricola Pontina, cade nel periodo peggiore, quando lunghe code di agricoltori sono giornalmente in fila per le assegnazioni carburanti del nuovo anno, senza le quali non è possibile fare i rifornimenti.
È di oggi la notizia che, a causa del trasferimento, l’ufficio resterà chiuso per una settimana. Tanto è il tempo stimato per il trasloco e la sistemazione di scaffalature e fascicoli.
A nulla sono valsi i tentativi di Coldiretti Latina e della Sezione di Sezze per ottenere una proroga di qualche mese, le autorità comunali non hanno nemmeno risposto alla richiesta di un incontro per definire il caso.
Così, un gruppo di politici nostrani, per favorire i canti e le danze delle cicale del centro sociale, in cambio di qualche voto alle prossime elezioni, hanno avuto la meglio sulle laboriose formiche dell’agricoltura, che da circa venti anni occupavano una piccola stanza dell’immenso stabile di via Puglie, senza arrecare disturbo alcuno.
Sono false le notizie apparse sui giornali, secondo le quali le aziende agricole si sono dichiarate per il trasferimento, mentre è invece forte la preoccupazione per la qualità del servizio che verrà fornito nella nuova sede.
Sotto accusa i collegamenti internet, indispensabili all’espletamento delle pratiche, in quanto nei nuovi locali non esiste la linea fissa ma solo collegamenti wi fi con antenna collegata con il Comune. Non di meno il timore di ladri e vandali, notoriamente in agguato in tutti i luoghi isolati. Tutti fattori che fanno temere rallentamenti del servizio ad una utenza che invece ha l’esigenza di muoversi con rapidità, perché i tempi dell’agricoltura mal si conciliano con i rallentamenti e gli intoppi burocratici.
Sezze,
12 gennaio 2017
Una
volta al mercato delle "carcioffole"

Il giorno di Pasquetta era
l’occasione per una scampagnata al campo di carciofi con la famiglia e
gli amici
Il
mercato stagionale dei carciofi era anche la piazza dove i nostri padri
si scambiavano informazioni ed opinioni. Una volta, non ricordo bene se
nel 1991 o 1992, mentre il mercato dei carciofi languiva in un piazzale
brecciato dello Scalo, si parlava del consolidamento del processo di
libero scambio del Mercato Comune Europeo, voluto dal trattato di
Mastrich, che sarebbe dovuto gradualmente entrare in vigore da lì a
qualche anno. I contadini di Sezze, già provati dai precedenti delle
quote comunitarie, che imponevano all’Italia di non produrre generi
alimentari per consumare le eccedenze prodotte dagli altri Stati, erano
tutti concordi nel dire “
Mò sémo finito di campà “.
A
distanza di venticinque anni, come dargli torto!
E’ a tutti noto infatti, che i politici che abbiamo mandato al
Parlamento europeo hanno svenduto l’Agricoltura italiana per interessi
industriali o per altri che non erano certamente i nostri.
Oggi
ci ritroviamo senza Agricoltura e senza Industria e con un marea
incontenibile di disoccupati, ai quali dobbiamo aggiungere i migranti.
L'economia
di Sezze, che da sempre si è basata sull’Agricoltura, è arretrata,
ed il mercato globale sta facendo il resto. Può durare tutto questo?
Come
sarebbe oggi un’ Italia senza l’Europa? La risposta sta solo nelle
ipotesi, mentre resta il fatto che per inseguire gli interessi di pochi,
abbiamo commesso l’errore madornale di trascurare le nostre risorse
storiche: l’Agricoltura, le sue eccellenze, il paesaggio, i beni
artistici e monumentali.
Non
è mai troppo tardi, ma a tutt’oggi non si vede ancora un’inversione
di tendenza. Errare è umano ma perseverare è diabolico.
Sezze,
20 ottobre 2017
Ritorna
a Sezze il mercato di Campagna Amica

La
nuova Amministrazione comunale, nel segno della continuità
con il passato, ha firmato la delibera che autorizza il Mercato
di Campagna Amica di Coldiretti alla vendita dei propri prodotti presso
la rotatoria di viale Marconi – Piagge Marine. Il primo appuntamento
è fissato per giovedì 26 ottobre. L’accordo Comune- Coldiretti
prevede un incontro mensile sperimentale nel Centro storico, a P.za
Regina Margherita (San Pietro) anziché in viale Marconi, con lo scopo
di rivitalizzare il centro. E’
prevista, in aggiunta, una graduale estensione del Mercato alle
periferie (Sezze – Scalo, Colli, ecc) e la partecipazione ad
importanti eventi del paese. Coldiretti, dal canto suo, sta
lavorando per ampliare la gamma dei prodotti offerti in vendita,
con l’obiettivo minimo di raddoppiare il numero dei gazebi.
Attaverso
la Fondazione Campagna Amica, Coldiretti promuove una vera e propria
rivoluzione culturale, cambiando il modo di fare la spesa e,
conseguentemente, il
rapporto con il cibo di tutti quei cittadini che hanno scelto di
acquistare regolarmente dagli agricoltori, privilegiando i concetti di
stagionalità, sicurezza, legame con il territorio, riscoprendo valori
forti quali la fiducia, le relazioni umane, la conoscenza e finanche il
gesto di un semplice sorriso o una stretta di mano.
Un’operazione
la cui riuscita era tutt’altro che scontata, tanto più in un periodo
di crisi e di calo dei
consumi, ma che ha portato oggi il brand Campagna Amica a diventare per
il consumatore sinonimo di buon cibo italiano, sano e di qualità. Un
valore immateriale prezioso che le nostre aziende accreditate possono
spendere sul mercato con legittimo orgoglio.
E’ un nuovo protagonismo agricolo in
quelle filiere produttive che da troppe stagioni sono finite in mani
sbagliate, spesso con gravi danni di immagine per il made in Italy a
tavola. Queste filiere le stiamo riportando nelle mani giuste. Le
nostre!
Gli
agricoltori di Campagna Amica attendono quindi tutti i cittadini
consumatori all’appuntamento di giovedì 26 Ottobre
per offrire il meglio delle produzioni locali: cibi freschi e genuini a
Km zero, che fanno bene alla salute e all’ambiente, ottimi prodotti di
stagione rigorosamente in filiera corta.
I
mercati di Campagna Amica non sono solo l’appuntamento per una spesa
di qualità ma anche un
modo per sensibilizzare la
cittadinanza sull’importanza di un’alimentazione sana e di uno stile
di vita corretto e consapevole.
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