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Saharawi > seconda parte |
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Inondazione nel deserto: dramma per il popolo Saharawi SMILE MISSION onlus si occupa di progetti di sviluppo integrati, collaborando con altre onlus e altre ong nelle rispettive competenze. SMILE MISSION onlus significa solidarietà internazionale, cooperazione internazionale, significa programmi e progetti in Congo, Tanzania, Saharawi, Capo Verde, India, Vietnam, Brasile, Perù, Bosnia, Albania, Italia, Lecce, Torino. SMILE MISSION onlus significa formazione di personale locale, vuol dire scuola dentale, vuol dire università, vuol dire preparazione e formazione dei volontari.
COMUNICATO
STAMPA dell'Associazione
Jaima Sahrawi Reggio Emilia Da
giovedì scorso 11 febbraio 2006, per tre giorni di seguito, si
sono abbattute sui campi di rifugiati Sahrawi forti piogge
che hanno provocato ingenti danni. Per
informazioni: Segreteria
Coordinamento c/o Associazione Jaima Sahrawi Reggio Emilia e mail: jaimasahrawi@libero.it tel/fax 0522 430307
E
IL MARE ARRIVÒ NEL DESERTO (di
l.d.c.) Algeria. Tindouf. Campi
profughi Sahrawi 13 febbraio 2006. Sono 158.000 i profughi sahrawi che
da 30 anni vivono nell’inospitale deserto dell’Hammada, nei pressi
dell’ultimo avamposto militare algerino di Tindouf, alla frontiera con
Mauritania e Marocco. Perché il Marocco, da trent’anni continua a
chiamare “regioni del sud” il Sahara Occidentale, per la cui
autodeterminazione il primo pronunciamento dell’ONU risale al 1962,
ancora in periodo di occupazione coloniale spagnola. È del 1976,
all’uscita della Spagna dai territori, la prima “Marcia Verde”
delle truppe marocchine che ha determinato il primo esodo della
popolazione civile accompagnato da bombardamenti al napalm, alla quale
negli anni successivi è seguita la costruzione dei cosiddetti “Muri
di sabbia”: un fronte minato di 2500 km che segnano ad oggi il confine
tra i territori occupati e la lingua di terra delle zone controllate dal
POLISARIO (Frente Popular de Liberación de la Saguía el Hamra y Río
de Oro). Per il 27 Febbraio di quest’anno erano previste le
celebrazioni del 30° anniversario della proclamazione della RASD
(Repubblica Arabe Sahrawi Democratica), uno stato in esilio
(riconosciuto da 74 paesi nel mondo tra cui nessuno europeo) le
cui famiglie vivono, divise e senza possibilità di comunicazione, tra
la condizione di rifugiati e la repressione e i soprusi, più volte
denunciati dalla comunità internazionale, in territorio occupato. Alla
vigilia dell’anniversario, un nuovo disastro si è abbattuto sulla
popolazione dei campi. Salutata con giubilo da popolazioni nomadi del
deserto per le quali l’acqua rappresenta vita e prosperità, la
pioggia delle ultime settimane si è trasformata in catastrofe.
L’ultimo nubifragio della notte dello scorso venerdì ha causato danni
enormi, abbattendo le case costruite in terra cruda, unica risorsa di un
deserto arido in cui la natura ha aggiunto all’avarizia,
l’incontrastata espressione della sua forza, lasciando l’80% dei
rifugiati senza tetto, neppure quello di tela delle innumerevoli tende
da campo danneggiate. Dopo la pioggia, il sole, altra risorsa
inconfutabile del deserto, si farà carico di asciugare le ultime pareti
e provocare gli ultimi crolli, probabilmente radendo al suolo quel poco
che rimane in piedi. Insieme alle case tutto è andato perduto, o meglio
quei beni di prima necessità che rappresentano gli unici averi di un
popolo perennemente in transizione. Il panorama dei 4 campi colpiti è
surreale: pozze d’acqua enormi, “Con
tutta questa spiaggia, è arrivato il mare che mancava”: il commento
di un sahrawi che testimonia lo spirito di questa gente, che continua ad
affrontare le tante sofferenze con uno spirito che più che fatalista o
rassegnato è da considerarsi di sincera accettazione della vita e di
quello che ha da offrire quotidianamente, nel bene e nel male. “Dopo
aver superato il ’76, questo non è niente”: questo lo spirito di un
popolo la cui causa è ignorata o dimenticata dalla comunità
internazionale, che a parte la solidarietà delle tante associazioni
presenti a livello mondiale, tarda a trovare una risoluzione.
Nei
giorni 9, 10 e 11 febbraio
piogge torrenziali si sono abbattute in pieno deserto sugli accampamenti
dei profughi saharawi. La
situazione, per quelle che sono le nostre informazioni al momento, sono
le seguenti: Zone
colpite: wilayas
de Aaiun, Smara, quartiere del “27 de Febrero”, Auserd, dove ha sede
lo studio odontoiatrico e il laboratorio supportato da Smile Mission. Molto
meno colpita la wilaya di Dackla. Popolazione
colpita: 158.000 persone approssimativamente. La
situazione: circa il 50% delle costruzioni (in
mattoni crudi) sono andate distrutte, colpiti dispensari, mercati,
ospedali, scuole. Migliaia
di persone hanno dovuto dormire all’aperto sotto la pioggia battente,
ma sembra che tutta la popolazione sia riuscita a porsi in salvo. Come
conseguenza dell’alluvione, si sono formati dei corsi d’acqua
torrenziali temporanei (ouadi) che hanno travolto quanto si
trovava sulla loro strada. Il
disastro ha un’ulteriore riflesso in termini di derrate alimentari
distrutte. Le
previsioni metereologiche per i prossimi giorni sono cupe. Il
rischio di epidemie per contaminazione delle riserve idriche con residui
organici è alto. Ambulatorio
SMILE MISSION di Auserd: non siamo ancora riusciti a metterci
in contatto con il nostro corrispondente locale per avere un quadro
della situazione e delle nostre attrezzature; al momento non siamo
neppure in grado di affermare che esista ancora un ambulatorio SMILE
MISSION ad Auserd. Aiuti
internazionali: le prime a muoversi sono state le forze
armate dell’esercito Algerino con rifornimenti di acqua potabile, e
derrate alimentari e l’invio di ambulanze. Le autorità saharawi
stanno facendo uno sforzo di coordinazione delle ONG; Organizazioni
di solidarietà in Italia e in Spagna si sono attivate per affrontare
l’emengenza. Il
resto dei mass media tacciono colpevolmente. Ancora
una volta il dramma del popolo saharawi
passa sotto silenzio
Il grande niente africanodi Cristiana Grassucci e Piero Lauri Africa ………………… Saharawi (prima parte)Giugno 2003: I SAHARAWI, gente del deserto
SAHARAWI,
un popolo “in esilio” per me una scoperta incredibile!!! Di Cristiana Grassucci e Piero Lauri, volontari SMILE MISSION (Associazione di Volontariato Odontoiatrico) www.smilemission.it
Non conoscevo la storia di questo popolo, non ne conoscevo proprio l’esistenza prima di leggere un articolo sul bollettino dell’ASMO. Ex
Sahara spagnolo (una striscia di terra “Rio de Oro” tra oceano,
Mauritania, Marocco e Algeria) 284.000 Kmq; 250.000
abitanti circa di cui 170.000 esuli. Governo democratico con
presidente Mohamed Abdelaziz; lingua arabo (Hassania) e spagnolo. Nel1973 nasce il Polisario (Fronte di liberazione di
Saghia-el-Manra e Rio de Oro) per l’indipendenza del popolo Saharawi.
Il 20 maggio 1973 inizia la guerra armata. Nel 1975 la Spagna si ritira definitivamente dal Sahara Occidentale mentre il Marocco se ne appropria conoscendo la ricchezza dei giacimenti di fosfati e di petrolio. In quegli anni gran parte dei civili sono fuggiti oltre il confine algerino.
Il
27 febbraio 1976 il Polisario proclama la Repubblica Araba Saharawi
Democratica. Nel
1991 c’è la tregua militare tra Polisario e Marocco, in attesa di un
referendum che non s’è mai fatto e che continua ad essere rinviato. Tindouf,
il deserto dell’Hammada, ad ovest dell’Algeria, Sahara è qui, in
una delle zone più invivibili del pianeta, abitato da più di 20 anni
dai 170.000 profughi provenienti dall’ex Sahara Occidentale Spagnolo,
beduini e berberi con un innesto arabo-yemenita: I SAHARAWI dall’arabo: gente del deserto.
Oggi,
non solo sono un popolo senza patria, ma anche cittadini di uno stato
“che non esiste” per la maggior parte degli organismi mondiali;
hanno realizzato una delle esperienze politiche e sociali più
interessanti del nostro secolo: la costruzione di “uno stato in
esilio”. In
attesa di tornare nella loro terra hanno ricreato lì, nel deserto, città
e province della terra abbandonata. Sono distribuiti in 40 tendopoli
distinte, ognuna delle quali ha il nome e le funzioni di un distretto
regionale (Wilaya): El Ayun, Smara, Dakla, Ausserd. Ogni wilaya è
divisa in 6-7 province (diaria). In
questo stato “esule” grande importanza sociale hanno gli anziani e
le donne che, data la lontananza degli uomini, quasi tutti al fronte,
sono molto emancipate. Le donne sono quelle che portano avanti il campo,
l’ospedale, distribuiscono i viveri ed attendono alla famiglia. Nel maggio 2003 siamo partiti in 4 volontari (due odontoiatri, un medico omeopata, un odontotecnico) e ci siamo ritrovati a lavorare tra questa gente unica durante i giorni dei festeggiamenti per il 30° del Polisario.
E’ indescrivibile l’emozione nell’assistere alla parata in
pieno deserto, mentre il termometro tocca i 50°C, in mezzo a migliaia
di persone entusiaste, tra
bimbi bellissimi e sorridenti, uomini con il turbante che fumano strane
pipe in miniatura stracolme di tabacco, donne avvolte da melpha
coloratissimi con tatuaggi di hennè, e quel saluto tipico berbero (Zagarit)
che si fa emettendo uno strano suono e movendo rapidamente la lingua. Paesaggi
inconsueti tra le dune di sabbia, esistenze difficili con poca acqua a
disposizione, per cibo carne di cammello quando va bene, come letto un
tappeto sulla sabbia, come tetto il cielo africano con i suoi
meravigliosi colori. Le
emozioni si susseguono e, trovare lì, in pieno deserto, un ospedaletto
nel quale l’ASMO è riuscita ad installare due poltrone odontoiatriche
funzionanti, nonostante la carenza di acqua ed energia elettrica, ed a
organizzare un programma di prevenzione e cura delle patologie orali,
rende il tutto più affascinante e ti coinvolge. La
gente è davvero cordiale ed ospitale; il rito del the è l’essenza
dello stare insieme, a
piedi nudi nelle tende vestite con il melpha, ci accolgono e ci
cospargono di profumi. Poi il rito del the offerto tre volte: uno amaro
come la vita, uno dolce come l’amore, uno soave come la morte. E li’,
seduti sulla nuda terra, si parla di ogni cosa, con ritmi lenti e gesti
compassati che, per noi
occidentali, sembrano assurdi ma, dopo un po’, ti permettono di
assaporare ogni attimo come noi non facciamo quasi più nelle nostre
vite frenetiche.
Vorrei
che tante delle immagini che ho ancora davanti ai miei occhi fossero
viste da tutti per poter apprezzare tutto ciò che abbiamo, da quelle più
semplici come l’acqua corrente, a quelle più sublimi come la
libertà !!! Quest’anno,
a maggio 2004, sono partita con Piero (odontotecnico) e Giancarlo
(imprenditore milanese che, insieme ad alcuni amici, ha donato una jeep
all’associazione) La
jeep, carica di un intero laboratorio odontotecnico, è stata inviata
presso i Saharawi, attraverso una carovana di materiale umanitario
partita da La Spezia i primi di aprile, ed arrivata all’inizio maggio. Siamo
partiti da Roma per Algeri
carichi, con oltre 150 Kg. di materiale odontoiatrico. Problemi
ad Algeri ci hanno fermati alla dogana dove non volevano far passare il
materiale. Da
Algeri però siamo riusciti (con un ritardo di un’ora e mezzo per la
lentezza burocratica algerina) a prendere la coincidenza per Tindouf. Ma
anche lì è iniziata la trafila per l’installazione del
laboratorio….. i permessi…..le difficoltà dovute anche alla lingua
e al diverso modo di affrontare i problemi (la frenesia occidentale di
fronte alla lentezza e pacatezza araba). Riunioni continue con il Ministro della sanità, presente con un interprete, con il direttore dell’ospedale di Auserd presso il quale dovevamo installare il laboratorio e dove già c’erano due riuniti odontoiatrici, montati e attivati da precedenti volontari ASMO.
Dopo varie riunionI, continue richieste e tanti fogli scritti ecco che riusciamo ad avere la jeep ed arrivare ad Auserd che si trova in pieno deserto. Così ci mettiamo subito all’opera. Nel
frattempo che i due amici “ricompongono” il laboratorio (che nella
jeep ha percorso 2000 Km nel desrto ) adattandosi a fare da falegnami,
idraulici ed elettricisti, io, con il personale saharawi istruito dai
volontari ASMO continuiamo il progetto di prevenzione e terapia presso
lo studio odontoiatrico. Che
emozione consegnare la prima protesi ad una donna Saharawi; non scorderò
mai il sorriso di lei che si guarda nello specchio, ed incredula ci
guarda con gesto di approvazione. Fuori
dello studio decine di donne saharawi, avvolte nei coloratissimi melpha
e uomini con il tipico turbante che li protegge dal sole e dalla sabbia,
attendono il loro turno imperturbabili sotto il sole, e con temperature
che toccano i 45°C all’ombra. La
sera arriva presto, e noi siamo ospiti delle varie famiglie saharawi.
Cena a base di spiedini di carne di cammello, per tutti abiti tipici e
per noi doni vari, bracciali….anelli, ma soprattutto il loro sguardo
di gratitudine !!!
foto di Cristiana Grassucci e Piero Lauri / Saharawi prima parte |
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Saharawi > seconda parte |