I Sacconi

Confraternita del Sacro Cuore di Gesù

contatti:  mail sacconi.sezze@libero.it     cellulare 338 105 78 92

24 giugno 2017
Festa del Sacro Cuore di Gesù
a cura di Vittorio Del Duca

Sabato 24 giugno, alle ore 17, nella chiesa di San Pietro, la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze detta dei Sacconi celebra la festa del Sacro Cuore ed invita tutti i fedeli ad unirsi nella preghiera.

Quel Cuore fu aperto sulla croce per tutti noi; tutti lo abbiamo ferito con i nostri peccati. Tutti, siamo oggetto della sua carità e delle sue attenzioni e se gli saremo fervidamente devoti e riconoscenti ci colmerà dei suoi benefici.

Programma

Ore 17 – Santa Messa nella chiesa di San Pietro

Alla Santa Messa parteciperà il confratello ultracentenario Enrico Nardozzi e verrà data la croce ad un confratello novizio che diventerà in tal modo oblato.

Ore 18 – Proiezione documentario “Corpus Domini 2016 - I Sacconi di Sezze con Papa Francesco a Roma”.

Ore 19 – Trattenimento culturale - conviviale  


10 febbraio 2017
Diamo un nome ai Sacconi del 1947
a cura di Vittorio Del Duca

Questi Sacconi hanno fatto la storia, furono i primi che aprirono la processione del venerdì santo, incedendo incappucciati nel silenzio notturno rischiarato dalle torce a vento, con i teschi e le ossa umane fra le mani e al ritmo cadenzato dello Stabat Mater e del Miserere.

Le cronache raccontano che al loro passaggio con la salma di Gesù gli animi rabbrividivano di sacro terrore, mentre grida di donne accorate facevano corona alla statua benedetta dell’Addolorata, cui seguiva dietro immensa commozione di popolo di ogni ceto e condizione sociale.

La foto è custodita nell’Archivio Capitolare della Cattedrale, nel faldone della Confraternita del Sacro Cuore, senza alcuna indicazione, purtroppo, della data e dei nomi dei confratelli. L’identificazione è resa difficile dal cappuccio posato sulla testa e dal fatto che sono deceduti da diverso tempo, ma non è impossibile.   

Infatti la metà di loro è già stata individuata ed altri potrebbero essere identificati con l’aiuto delle notizie che riportiamo appresso. Chi riuscirà a dare un nome a questi confratelli è pregato di segnalarlo ai contatti del setino.it                                         

Il luogo è senza dubbio il cortile dell’ex seminario, presso la chiesa di S. Pietro,  dove ha sede la confraternita.

Il particolare che due confratelli rechino in mano un teschio, mentre uno di essi un libro (don. Vincenzo Venditti ) farebbe pensare ad un giorno del venerdì santo, perché è in questa occasione che i fratelli portano tradizionalmente in processione i loro simboli .       

Per quanto riguarda l’anno, alcuni particolari significativi fanno pensare al 1947.

Nella foto infatti, è stato ben individuato in borghese Alessandro La Penna detto “Ndrino Magodde”, allora bidello uscente della confraternita, che si trova alle spalle del bidello subentrante Salvatore Marchetti [1] (in borghese, in piedi a sinistra e con il cappello in mano) nominato nella sessione del 16 marzo 1947, come risulta dal relativo verbale al punto uno:

“Si notifica ai Confratelli che novello bidello della confraternita è il sig. Marchetti Salvatore, che è già entrato nel regolare esercizio delle sue funzioni. Mentre si fanno i più sentiti ringraziamenti al nuovo incaricato, la Confraternita, su mozione del segretario notificata al Priore e approvata all’unanimità dai confratelli, decide per il bidello uscente un compenso di buona uscita. Ciascuno dei confratelli versa £. 50: complessivamente £ 650, che saranno rimesse al cassiere Di Prospero Vincenzo.”

La presenza contemporanea dei due bidelli, è un indizio che porta a collocare la foto in un spazio di tempo molto ravvicinato, che va dalla sessione del 16 marzo 1947 (quando fu nominato il nuovo bidello) al successivo venerdì santo (4 aprile 1947), quando in vista della Pasqua, entrambi i bidelli si recarono, giustamente, a riscuotere i loro compensi.

Siccome nel verbale della sessione del 16 marzo risultano assenti giustificati quattro confratelli, che invece figurano nella foto ( Guido Maselli (?), Tamburrini Augusto, Giuseppe e Salvatore Di Trapano), questo avvalorerebbe ancora di più l’ipotesi del venerdì santo.

Anche la macchina fotografica, allora privilegio di pochi, oppure degli studi fotografici, è un indizio che fa pensare ad un’occasione particolare, quale poteva essere appunto la Sacra Rappresentazione del venerdì santo e la Confraternita che vi partecipava, della quale era da qualche mese priore Vittorio Gigli, fratello di Filiberto, regista della Sacra Rappresentazione.

Per le ragioni suddette, si può concludere che la fotografia non può essere della seduta del 16 marzo 1947 (giorno della nomina del nuovo bidello) e nemmeno anteriore, mentre è assai probabile che possa risalire al venerdì santo del 4 aprile 1947, prima o dopo la rituale Agonia.

Per facilitare l’identificazione a quanti non più giovani li hanno conosciuti, si riporta un elenco degli iscritti nel 1947, quale risulta dai verbali delle adunanze. Alcuni confratelli sono già stati identificati come segue:

Ultima fila in fondo, da sinistra verso destra: il primo è Arturo Rocca, il secondo è Vincenzo Del Duca, il quinto Salvatore Orsini (detto Toto Patata)

 

-     Fila intermedia, da sinistra verso destra: il primo con in mano il teschio è Lidano Carnebianca, il terzo Giovanni Angelini detto Forbicione, l’ottavo  Alfredo Pontecorvi, l’ultimo, in piedi con in mano il teschio (che è anche il primo da destra) è Giuseppe Di Trapano (conosciuto come Pappinuccio). Alle spalle di Giuseppe Di Trapano si intravede il sacerdote d. Antonio Di Bella.

-          

-     Fila davanti, seduti, da sinistra verso destra: il secondo (in borghese) è il confratello decano Augusto Maselli, al suo fianco e terzo nell’ordine è Francesco Meschini, il quarto Salvatore Di Trapano, il quinto forse il sacerdote confratello d. Giuseppe Torelli (?), il settimo Augusto Tamburrini, segue per ottavo ma con molti dubbi, don Vincenzo Venditti (con il libro) e per ultimo un giovane sacerdote inidentificato.

                                            Elenco alfabetico dei fratelli iscritti nel 1947

Nel verbale  della confraternita del 16 febbraio 1947 è scritto che “il nucleo ufficiale della confraternita… a tutta prova conosciuti come fedeli al sodalizio”, cioè costantemente presenti alle riunioni e alle funzioni religiose, è costituito di venti fratelli e rispondono ai nomi che in appresso si riportano in ordine alfabetico:

Angelini Giovanni (Forbicione) -  Bernardini Giuseppe -  Carnebianca Lidano - Cernicchiola Umberto - Cerocchi Riccardo - Cerocchi Roberto - De Angelis Mario - Del Duca Vincenzo -Di Prospero Vincenzo  - Di Trapano Giovanni-  Di Trapano Giuseppe -  Di Veroli Giuseppe - Gigli Vittorio (priore) -  Maselli Guido - Meschini Giovanni - Millozza Giov. Battista - Pontecorvi Alfredo - Rovere Cesario - don Vincenzo Venditti -Tamburrini  Augusto.

E’ possibile che nella foto sia presente tutto il nucleo ma è altresì possibile l’assenza di qualcuno, compensata dalla presenza di qualche altro confratello. Per tale motivo, essendo ventiquattro il numero dei confratelli della foto, ho ritenuto opportuno aggiungere i nomi di altri dieci, che all’epoca erano novizi o soprannumerari oppure non costanti negli uffizi, escludendo tutti coloro che erano assenti da anni :

Aiuti Luigi – Cardarello Luigi – Di Giorgi Luigi – Fanelli Giuseppe - Giorgi Evangelista - La Manna Giuseppe – La Penna Vittorio – Orsini Salvatore - Rocca Arturo – Savarese Vincenzo

I Sacconi  portano il Cristo Morto - Repertorio 1991

 


[1] Marchetti Salvatore era il padre di Nanda, vedova del medico dentista Zoiti.  La signora Nanda, anch’essa deceduta, era sempre molto affabile con tutti,  gestiva una libreria in via Umberto.


15 ottobre 2016 ore 9,30                                                                                Basilica di San Pietro
Giubileo delle "Confraternite Romane" aperto a tutti i confratelli d'Italia
a cura di Vittorio Del Duca

Uniti a Gesù per dare più frutti (15,1-11)
“Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. 

-Voi confratelli - ha detto S.E. Mons. Filippo Iannone nell’ omelia - avete scelto di essere discepoli di Gesù e siete quindi come i tralci della vite, avete il compito di dare frutti e glorificare il Signore con le opere buone - 
Nella foto sotto un momento dell’ incontro con il cardinale Saraiva Martins


4 giugno 2016 ore 17,30                                                                           Chiesa SS. Pietro e Paolo
Restauro del S.Michele Arcangelo di G.Turchi ad opera di Mario Salvatori
a cura di Vittorio Del Duca
Torna a risplendere nella chiesa di San Pietro a Sezze, dopo un lungo e delicatissimo intervento di restauro durato circa due anni, la mirabile tela del XIX Sec. raffigurante “San Michele Arcangelo” del pittore setino Giuseppe Turchi. 

È la quarta opera del pittore setino fatta restaurare dalla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù detta dei "Sacconi", dopo la tela del Sacro Cuore di Gesù, il Calvario e la tela dei SS. Cosma e Damiano, tutte situate nella chiesa di S. Pietro. 
La tela in origine era posizionata nel soffitto della vicina chiesa di San Michele Arcangelo, meglio conosciuta dalla popolazione come S. Angelo e fu fatta rimuovere e ricollocare all'interno della chiesa di San Pietro da don Vincenzo Venditti, per lungo tempo e fino alla morte padre spirituale della Confraternita.
Il Turchi per la composizione pittorica si è ispirato all’omonima opera di Ludovico Gimignani conservata nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma
Le operazioni di restauro conservativo dell’opera sono state molto complicate, come ci spiega il restauratore Mario Salvatori, in quanto il Turchi ha usato per dipingere il San Michele una sottilissima tela formata da due lembi di lino cuciti longitudinalmente che erano stati incollati irreversibilmente (in un precedente e mal riuscito restauro) a delle assi di legno imbarcate e sconnesse che gli agenti atmosferici e l’azione devastante di insetti xilofagi avevano reso irrecuperabili.
Si è proceduto quindi alla rimozione delle tavole tramite l’azione meccanica di una fresatrice a pantografo fino ad arrivare al retro del delicatissimo dipinto.
La tela cosi liberata dal fatiscente supporto ligneo è stata foderata su una tela di lino purissimo e rimontata su un telaio di legno ad espansione. 
L’accurata operazione di pulitura ha fatto riemergere in tutta la sua bellezza la preziosissima gamma cromatica del dipinto ricco di giochi prospettici chiaroscurali che ricordano in alcuni tratti la maniera Caravaggesca, con la corazza di un blu lapislazzuli e il mantello di un rosso cinabro e lacca di garanza, colori a quel tempo costosissimi, che fanno intuire la ricca ed importante committenza di chi ordinò l’opera.
La Confraternita del Sacro Cuore di Gesù ringrazia il restauratore Mario Salvatori per la sua valente e squisita maestrìa e quanti hanno permesso, con il loro prezioso contributo, il restauro di questa importante opera.


26 maggio 2016 ore 19,00                                                              Roma, S. Giovanni in Laterano
La Confraternita dei Sacconi a Roma  per celebrare il Corpus Domini
a cura di Vittorio Del Duca
Non è certamente passata inosservata la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze nella processione del Corpus Domini a Roma con il Papa.
Figlia dei valori cristiani e morali ereditati dalla Venerabile Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù di Roma, della quale ha condiviso l’abito e la Regola sin dalla sua istituzione, è stata la protagonista indiscussa tra le confraternite, nella celebrazione del Corpus Domini a Roma con Papa Francesco, il 26 maggio 2016.
Non erano pochi i romani che ancora ne conservavano memoria, così la nostra Confraternita, sorta sotto lo stesso titolo di quella di Roma e un tempo conosciuta in loco come quella dei “nobili Sacconi”, ha fatto rivivere alcuni dei momenti della trascorsa vita religiosa della Capitale, quando aveva l’oratorio nella chiesa di S. Teodoro al Palatino e quando al passaggio dei suoi fratelli incappucciati faceva rabbrividire di sacro terrore i cuori dei romani, sia nella via Crucis al Colosseo con il Papa, sia nelle altre importanti processioni quale appunto quella del Corpus Domini.
E’ stato un momento di grande commozione assistere alla messa con il Santo Padre, ma anche di viva soddisfazione. Di questo siamo sommamente grati a tutti i confratelli che ci hanno preceduto, perché è grazie a loro se oggi possiamo vantare l’appartenenza a questa illustre Confraternita: dote preziosa di fratellanza umana e cristiana da tramandare ai posteri.

Servizio fotografico di Nicola Ottaviani


20 maggio 2016 ore 19,00                                                              Roma, S. Giovanni in Laterano
La Confraternita dei Sacconi a Roma con Papa Francesco per celebrare il Corpus Domini
a cura di Vittorio Del Duca
L’appuntamento, che è particolarmente caro alla Chiesa della Capitale, è previsto per il 26 maggio alle ore 19 sul sagrato della basilica di S. Giovanni in Laterano, dove il Papa, vescovo di Roma, presiederà la solenne celebrazione del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. 

La Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Sezze si unirà in questa occasione alle confraternite romane come continuatrice delle opere e delle finalità dell’estinta Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù della chiesa di S. Teodoro al Palatino, alla quale si aggregò nel1767.
Al termine della celebrazione in piazza San Giovanni, essa sarà in processione con il Papa e le altre confraternite, quindi percorrendo via Merulana raggiungerà il sagrato della basilica di Santa Maria Maggiore dove la preghiera si concluderà con la solenne benedizione di Papa Francesco.
A Sezze invece, come da consuetudine la confraternita dei Sacconi parteciperà Domenica 29 maggio alla celebrazione del Corpus Domini in Cattedrale e quindi alla processione per le vie del paese con la tradizionale Infiorata.
A tal proposito, considerato che negli ultimi anni si è registrato un affievolimento di questa bella tradizione dell’Infiorata, come pure quella dell’esposizione di drappi alle finestre, la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù fa appello a tutti i cittadini, in particolar modo ai giovani, ai ragazzi e a tutte le associazioni che hanno a cuore il nostro paese, di compiere ogni sforzo per ravvivare questa nostra antica usanza e far sì che non abbia giammai a cadere nell’oblìo.


Primo venerdì del mese, ore 20,00                                             Sezze, parrocchia di San Pietro

"Promesse"

Tra le primarie finalità della Confraternita, rientrano anche quelle della devozione e della diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù, secondo le celebri rivelazioni nel convento di Paray –Le Monial (Francia) con le quali il Signore chiese a suor S. Margherita Maria Alacoque (1647 – 1690) che la conoscenza e l'amore del suo Cuore si diffondesse nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.
Egli ci assicura l’importantissima grazia della morte in grazia di Dio, quindi la salvezza eterna. Ecco le precise parole con cui Gesù manifestò la Grande Promessa a S. Margherita Maria Alacoque:
«IO TI PROMETTO, NELL'ECCESSO DELLA MISERICORDIA DEL MIO CUORE, CHE IL MIO AMORE ONNIPOTENTE CONCEDERÀ LA GRAZIA DELLA PENITENZA FINALE A TUTTI COLORO CHE SI COMUNICHERANNO IL PRIMO VENERDÌ DEL MESE, PER NOVE MESI DI SEGUITO. ESSI NON MORRANNO NELLA MIA DISGRAZIA, NÈ SENZA AVERE RICEVUTO I SANTI SACRAMENTI, E IN QUEGLI ULTIMI MOMENTI IL MIO CUORE DARÀ LORO UN SICURO ASILO»
2 -Le promesse di Gesù ai devoti del Sacro Cuore
Gesù apparendo a Santa Margherita Maria Alacoque e mostrandole il suo Cuore splendente di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i devoti del suo Cuore:
-Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
-Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise.
-Li consolerò nelle loro pene.
-Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.
-Spargerò abbondanti benedizioni su di ogni loro impresa.
-I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano infinito della Misericordia.
-Le anime tiepide si infervoreranno.
-Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione.
-Benedirò i luoghi, dove l'immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata.
-A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò loro il dono di commuovere i cuori più induriti.
-Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio Sacro Cuore sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà mai cancellato.
-A tutti quelli che per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì di ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i santi sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro siculo asilo in quel momento estremo.
Un po’ di storia sulla devozione 
La storia della devozione al culto del Sacro Cuore è molto antica, ed è distinta da quella della introduzione della festività nella liturgia universale della Chiesa. 
In Europa il culto iniziò a diffondersi agli inizi del 1600, per opera di padri Gesuiti come San Giovanni Eudes (1601- 1680), che fu il primo e più ardente apostolo del culto del Sacro Cuore di Gesù e Maria in Francia. 
Dalla Francia, il culto si diffuse in tutta Europa a partire dal 1674, in seguito alle visioni di suor Santa Margherita Maria Alacoque (1647 – 1690) avvenute nel Monastero della Visitazione di Paray - Le Monial, la quale dopo “ l’aver ricevuto più, e più grazie dal Cielo, venne dichiarata la diletta discepola di Gesù, e del di lui Sacratissimo Cuore.”(1)
Il gesuita S. Claude de la Colombière (1641 – 1682), confessore della veggente, ritenne autentiche le sue rivelazioni e divenne il principale propagatore della devozione al Sacro Cuore di Gesù, ma dopo qualche anno, nel 1676, fu inviato in Inghilterra, dove incarcerato a causa di false accuse, si ammalò gravemente. Rimandato in Francia nel 1679, l’infermità gli impedì di diffondere il culto del Sacro Cuore, ma vi riuscì attraverso alcuni studenti gesuiti, dei quali era direttore spirituale. 
Tra questi studenti vi era Giuseppe de Gallifet (1663 – 1749) che assimilò fortemente il messaggio delle rivelazioni. Divenuto sacerdote, padre De Gallifet dedicò una straordinaria attenzione nell’illustrare e diffondere le rivelazioni e la devozione al Sacro Cuore. A Roma, fu l’artefice principale nell’istituire la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù (2).
NOTE
(1) –“La Regola” dell’Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù -, Ediz. 1743, Proemio, pag.10
(2) - -La Civiltà Cattolica, anno 69, 1918, vol III, Roma1918, pag. 420
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1 – Bollettino Salesiano –Periodico mensile cooperatori Don Bosco- Anno 40, n.6 - 1916
2 – Regola dell’Arciconfraternita , Ediz. 1743, Proemio, pag.10

Confraternita del Sacro Cuore di Gesù