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26
dicembre
2015
a
cura del prof. Michele Santulli
Ancora
su Ciociaria
e Roma nel 1800
Cogliamo
l’occasione dell’apparizione sul mercato antiquario di un antico
manifesto molto particolare per continuare sul nostro tema della ciociarizzazione di Roma dell’800, a gratificazione e informazione
del lettore anche se non pochi, inconsapevoli, inorridiranno della
‘ciociarizzazione’ di Roma, molti altri, al contrario, se ne
stupiranno: eppure questa è una pagina estremamente significativa strappata via dal libro della storia. Certo che è imbarazzante,
qualcuno dirà, la città dei Cesari e dei Papi collocarla affianco ai
ciociari, tanto vilipesi! Abbiamo già illustrato e documentato tale
storica parentesi e ora vogliamo documentarla ulteriormente. Il manifesto
come si vede è una pubblicità dell’inverno 1900-1901 a proposito della
istituzione di un collegamento di un treno espresso bisettimanale di lusso
Parigi-Roma e si ammira la ciociara in primo piano anche essa simbolo di
Roma, come Castel Sant’Angelo, la Scalinata o il Colosseo: anche per
l’autore del messaggio, un artista spagnolo dell’epoca, era fatto
acquisito che la popolazione di Roma fosse la bella ciociara nel suo
scintillante costume pur se, in questo caso, con le scarpe e non le cioce
ai piedi.
Ricordiamo
inoltre che la Roma papale, pur non essendo mai stata genitrice di arti e
di letteratura nella sua storia, nel corso della seconda metà
dell’ottocento fu la culla inusitata di una quantità di artisti soprattutto pittori
specializzati in massima parte in opere pittoriche che decantavano e
illustravano la Città Eterna, i suoi monumenti e campagna, un numero
veramente cospicuo: fu una produzione sconfinata, soprattutto di
acquerelli che grazie alle continue presenze di turisti e di pellegrini,
trovarono facile accesso letteralmente in ogni angolo del pianeta. E gli
abitanti di Roma che vediamo numerosi su tutte queste opere erano solo
ed esclusivamente ciociari. Cioè il ciociaro era parte integrante di
Roma come il Portico di Ottavia o S.Pietro o il Pantheon. Da ricordare
anche che la Roma papale di Pio IX era retta da numerosi cardinali
ciociari, originari di Ceprano, di Santopadre, di Sonnino, di Gorga,
di Boville, di Veroli che ne costituivano la segreteria o le alte sfere,
senza scendere nelle categorie più basse che erano sostanzialmente
occupate solo da preti ciociari.
Erano
quei ‘cardinali ciociari’ che suscitavano le aspre critiche dei
Gesuiti e che Benedetto Croce più tardi ancor più biasimò in quanto
primitivi e arretrati e non ricettivi delle nuove ideologie e scoperte che
scuotevano l’Europa. La presenza ciociara a Roma era attiva e di grande
successo e ammirazione anche nelle lettere, nelle scienze, nella dottrina:
lo scienziato che con altri studiosi tra cui Angelo
Celli, scoprì il germe patologico mortale della malaria che aveva
imperversato per venticinque secoli alle porte di Roma e nelle Paludi
Pontine, fu un medico originario di Patrica, Ettore
Marchiafava che diverrà anche il medico personale del Papa e di Casa
Reale; nelle lettere e nella letteratura occupavano posizioni di
ammirazione Augusto Sindici
originario di Ceccano e Cesare
Pascarella originario di Fontana Liri con le loro composizioni
poetiche in dialetto romanesco, oggi ancora più gustose di prima, se
prese tra le mani; giornalista e romanziere celeberrimo fu Giustino
Ferri da Picinisco; critico d’arte e letterario ed esteta
stimatissimo fu Angelo Conti da Arpino del quale ha delineato un bel ritratto il
nostro Marcello Carlino; una nicchia particolare si ritagliò Attilio
Taggi da Sgurgola, noto come l’usignuolo della Ciociaria, grazie
alle sue composizioni poetiche delicate e dolci, scritte in dialetto
ciociaro, oggi anche queste ancora più gradevoli e gratificanti. Nella
musica e nel canto eccelsero, a livelli europei e non solo a Roma, Filippo
Coletti, di Anagni, baritono
esimio stimatissimo da Giuseppe Verdi, e Elisa
Ciccodicola da Arpino, pianista magistrale. Nella lotta e tenzone
politica dell’epoca, si distinsero Luigi
Angeloni da Frosinone che fu obbligato a trascorrere la sua vita in
esilio continuo all’estero per i suoi ideali libertari e il suo manco di compromessi; Pietro
Sterbini da Sgurgola che fu parte attiva nei moti mazziniani romani e
che poi, perseguitato, dovette rifugiarsi a Napoli dove anche lasciò
traccia imperitura della propria temperie: infatti fondò un quotidiano,
ancora oggi in vita e circolante, al quale diede il nome della amata ‘ROMA’.
Anche
il mondo accademico romano dell’epoca ebbe un rappresentante ciociaro
assurto ai primi posti della scena cittadina sia per l’alta qualità
scientifica dell’insegnamento impartito -i suoi studenti lo chiamavano
‘il professorissimo’- sia
per il fattivo e persistente impegno civile, Antonio
Labriola da Cassino: sempre presente nelle lotte sindacali affianco
degli operai in quel momento particolare della società romana totalmente
in balia di palazzinari e speculatori voraci e assetati e sia anche per il
continuo impegno sociale finalizzato alla liberazione da schemi e concetti
ormai fuori del tempo, facendosi per
esempio, coi suoi studenti, acceso
promotore della riabilitazione di Giordano Bruno, il filosofo bruciato
vivo il 17 febbraio 1600 da una Chiesa fondamentalista e integralista, e
anche della erezione della sua statua in Piazza Campo dé Fiori. In questo
scorcio di secolo brillarono veramente nella Città Eterna due altri
personaggi ciociari, uno nella scultura, Ernesto
Biondi da Morolo, autore de ‘I Saturnali’ alla Galleria Naz.
d’Arte Moderna, e l’altro un eccelso tenore di livello europeo,
Evangelista detto Evan Gorga da
Broccostella, che lasciato il canto, diede sfogo alla sua anima di
collezionista di oggetti d’arte e di strumenti musicali mettendo assieme
nell’arco degli anni una collezione inimmaginabile, consistente -sembra
incredibile- di centinaia di migliaia di pezzi, di oggetti anche tra i più
disparati: oggi il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma è
dedicato a Evan Gorga.

27
novembre
2015
comunicato
stampa
Factory10
presenta: Fotografie
stellari
Una
serata dedicata alla fotografia astronomica.
Venerdì
27 Novembre 2015 Factory10 propone un imperdibile appuntamento con la
fotografia dedicato, questa volta, anche agli appassionati di astronomia.
Nella
cornice del Photocafè, il classico appuntamento che permette a tanti
appassionati di conoscere da vicino i fotografi invitati, Factory10 avrà
il piacere di ospitare Corrado La Rana in un incontro alla scoperta della
fotografia astronomica.
“Da
quando ho lanciato il mio primo sguardo verso il profondo del cielo, non
ho più voluto smettere…” : inizia così il racconto di Corrado a chi
gli chiede come è nata questa particolare passione. Armato di
telescopio e di macchina fotografica reflex, sfrutta ogni notte
propizia per arricchire la sua galleria personale di fotografie che
ritraggono galassie,
nebulose, ammassi stellari ed altri lontanissimi oggetti celesti. Fotografie
dotate di un fascino disarmante, che incantano lo spettatore riuscendo a
portarlo direttamente lì … nei posti dove nascono i sogni.
Corrado
racconta che l’astrofotografia è un hobby alla portata di tutti: è
indispensabile però conoscere
il processo che c’è dietro ad ogni foto, dalle tecniche di ripresa al
successivo trattamento delle immagini, per evitare brutte sorprese che
potrebbero scoraggiare anche i più volenterosi.
Durante
la serata si parlerà delle varie problematiche della fotografia
astronomica e delle relative soluzioni, di attrezzature, di tecniche di
ripresa e di post-produzione.
Se
siete pronti a lanciarvi in una nuova sfida, a puntare i vostri obiettivi
verso il cielo notturno e scoprire i colori dell’Universo, Corrado vi
aspetta Venerdì 27 Novembre presso la sede di Factory10 alle ore 19.00,
per condividere le sue esperienze maturate nel campo dell’astrofotografia
e per strabiliarci con le sue spettacolari fotografie!
10
novembre
2015
a
cura del prof. Michele Santulli
Ciociaria
e Roma nel 1800
Proseguiamo
la nostra cronaca dei vincoli e relazioni unici
e inimmaginabili tra Roma e la Ciociaria, a gratificazione e ad
acculturamento. Nel corso del 1800 si registra un terzo momento di
apoteosi della Ciociaria cioè quello che possiamo definire la ciociarizzazione
di Roma: il termine si spiega da solo. Non si spiega invece perché
questa pagina gloriosa sia completamente
ignorata, quasi strappata via dal libro della Storia, da tutti.
I
ciociari sono stati parte primaria e
integrante di Roma sin dagli inizi della storia: uno studioso ha scritto
felicemente: ‘sono stati complementari
l’uno dell’altro’. Dalla metà circa del 1700 inizia
a registrarsi una realtà nuova e mai
vista di tali proporzioni cioè una invasione vera e propria di umanità
sia dai territori napoletani di Alta Terra di Lavoro
(Valcomino, Cassinate, Sorano) sia da località papali (Boville,
Veroli, Morolo, Monte S.Giov.Campano, Strangolagalli, ecc.)
che si disperde nelle Paludi Pontine e nelle località sia
marittime sia montane della
Ciociaria pontina: Terracina, Anzio, Sezze, Sonnnino, Cisterna, Velletri…
E
poi il traguardo ambito e ancestrale, Roma,
a migliaia, un flusso continuo e permanente, a ingrossare le presenze
esistenti. Gradualmente diventano parte integrante del tessuto connettivo
della società romana per quanto riguarda certi aspetti particolari della
quotidianità, specie con riferimento
alle donne: le domestiche, le balie, le lavandaie, le donne di fatica, le
stiratrici, le filatrici e
poi quelle invece diciamo, sociali: la chiromante, la indovina, la
ballerina, la fioraia, la venditrice di ortaggi, la cameriera nelle
innumerevoli trattorie, la mendicante, la suonatrice di organetto, la
rigattiera, la modella. Un universo colorato e multicolore che ruotava
attorno a Piazza di Spagna, a Piazza Fontana di Trevi, a Piazza Barberini, a Piazza Farnese, alla gloriosa
e ora scomparsa Piazza Montanara, luoghi in ogni momento dell’anno
affollati di pellegrini, di artisti e di viaggiatori.
Le
cronache registrano che a quest’epoca, siamo nella prima metà del 1800,
la popolazione della Caput Mundi era di poche decine di migliaia di
abitanti, tutti assiepati nell’ansa del Tevere e dall’altra parte del
fiume: almeno diecimila erano i ciociari, in continuo incremento. Se si
riflette un istante a quante unità potesse ammontare il clero, a quante
quelli che vi ruotavano attorno, a quante le famiglie nobili, che gli
Ebrei chiusi nel ghetto erano almeno 5000, se si pensa a quanta parte
degli abitanti dipendeva sia dal clero sia dai nobili, allora si può ben
comprendere che la popolazione di Roma vera e propria, quella originaria,
che costituisce cioè il nucleo di una comunità, quella per intenderci
descrittaci dal Pinelli, era ben
poca cosa numericamente, qualche decina di migliaia come detto.
Prorompente
e imponente era al contrario la presenza dei ciociari, ancora più
visibile grazie agli abiti sgargianti e agli strani calzari. E questo
fenomeno così significativo, quasi rivoluzionario, la ciociarizzazione di Roma, fu già rilevato e riconosciuto nelle
alte sfere della gerarchia come fatto compiuto: infatti nel 1854 allorchè
l’8 dicembre fu proclamato da Pio IX il Dogma della Immacolata
Concezione, nel quadro commemorativo dell’avvenimento, oggi sempre
appeso nei Musei Vaticani, la popolazione di Roma era rappresentata solo
da ciociari. E nella segreteria di Pio IX, il papa dell’epoca, siedevano
quasi tutti cardinali ciociari, di Ceccano, di Gorga, di Anagni, di
Santopadre, di Sonnino con palese disdegno dei Gesuiti di ‘Civiltà
Cattolica’ avverso i
‘cardinali ciociari’ che secondo loro erano l’anima nera del papa. E
sempre in quest’epoca circolava nel Piemonte una stampa in cui una bella
donna con la corona in testa, l’Italia, ormai unita, chiedeva al re di
affrettarsi a liberare Roma e così completare la unificazione: e Roma, in
questa immagine, era raffigurata da una ciociara con i segni papali! E
allorché Roma fu ‘liberata’, perfino sulla stampa americana apparve
in prima pagina una immagine in cui si vedeva Roma, impersonata da una
nobildonna, che salutava con una mano il bersagliere liberatore e con
l’altra il ciociaro liberato suo abitante.
E
nel Museo del Risorgimento di Milano si ammirano due grossi quadri
commemorativi della liberazione di Roma in cui i due artisti (di cui uno
Enrico Gamba) illustrano l’Italia che abbraccia Roma ormai liberata,
raffigurata sotto le spoglie di una avvenente ciociara. E sempre in questo
periodo turbolento anche per Roma, 1845/60, il grande pittore Gerolamo
Induno immagina in un suo splendido quadro un laboratorio a Roma dove
tre o quattro donne stanno confezionando le bandiere della insurrezione: e
le sarte cucitrici sono tutte ciociare nei loro magnifici costumi.
E
qualche anno più tardi il Carducci al cospetto della devastazione
immobiliare della Roma antica che cadeva ogni giorno
a pezzi sotto il piccone profanatore, non solo si scagliò con
veemenza contro gli autori di tale mostruoso scempio quanto apostrofò in
malo modo pure la popolazione che assisteva indifferente e ignava a tale
spettacolo di annientamento: e anche per Carducci
il popolo romano era rappresentato dal ciociaro che “nella folta barba
passa e non guarda...”. E pochi anni fa Alberto
Moravia, sempre innamorato di Roma antica, in un articolo sul
‘Corriere della Sera’ scriveva (cito a memoria) : “Roma nel
1800 rappresenta un caso unico nella storia delle grandi città poiché
anziché essere stata essa stessa
a condizionare e a dare la
sua impronta a tutto il suo territorio circostante, come è la normalità,
è stata in questo caso, al contrario,
la campagna che ha
imposto la propria impronta alla città!”
E
la campagna è solo ed unicamente la
presenza ciociara attiva sia nell’Agro che soprattutto
nell’Urbe. Continueremo in un
prossimo intervento a documentare con altri fatti la
’ciociarizzazione’ di Roma nel 1800, questo episodio di fratellanza e
di consanguineità unico nella storia,
con l’intendimento di informare prima e di sensibilizzare dopo,
tutti gli addetti ai lavori, affinché tale pagina della Storia venga
liberata dalla polvere e fatta rivivere. Anche con riguardo a questo
particolare momento della fine delle province e dell’accorpamento
auspicabile e storicamente ineccepibile e
perfino naturale, della Ciociaria con Roma metropolitana.

31
ottobre
2015
a
cura di Alessandro Mattei
Scelta nuovi consiglieri del Cda di Acqualatina, un pasticciaccio
L'Intervento del portavoce Comitato acqua pubblica Di Capua
Il portavoce del Comitato Acqua Pubblica di
Sezze, Paolo Di Capua, interviene sulla questione relativa al metodo scelto dai sindaci per selezionare i consiglieri del nuovo Cda di
Acqualatina. “ Nella conferenza dei sindaci – afferma Di Capua – i sindaci agiscono come se avessero una super delega in bianco, decidono approvano e deliberano all’insaputa dei rispettivi consigli comunali. Per la selezione dei candidati di parte pubblica del Cda di Acqualatina – aggiunge – la conferenza dei sindaci nel mese di maggio scorso hanno approvato delle modifiche allo statuto (poi confermate) sul quale la società Acqualatina ha subito redatto l’avviso pubblico per la selezione dei candidati”. Insomma, per come è andata la vicenda, a Di Capua non resta altro che parlare di un “nuovo ed ennesimo scivolone dei rappresentanti istituzionali, sindaci caduti dal cielo” . Il portavoce si chiede: “ Come si potranno i sindaci giustificare nei rispettivi consigli comunali nei confronti delle loro maggioranze e minoranze? Alzano la mano approvando tutto inconsapevolmente?”. Il Comitato Acqua Pubblica non crede che i sindaci siano degli sprovveduti perché in ballo ci sono comunque gli interessi pubblici. Difficile, comunque, resta a Di Capua il fatto che “ non ci sia stata lettura del disciplinare e del bando di gara” da parte dei sindaci votanti, ciò a dire che probabilmente “ si nasconde la consuetudine spartitoria delle cariche”. Nella chiosa finale, riferendosi all’ultima conferenze dei sindaci, Di Capua parla anche di “ conflitti istituzionali” e di partiti FI e Pd “ che usano i sindaci e le istituzione come cosa privata”.
14
ottobre
2015
a
cura del prof. Michele Santulli
La
Ciociaria e i ciociari
Si
è chiusa anche quest’anno la stagione estiva, la stagione dei festivals,
delle sagre, delle notti bianche, delle tavolate, delle storie, ecc.
Quanto vistosamente colpisce anche
ora è l’assenza di
qualsivoglia riferimento
e richiamo a fatti e uomini sia della storia locale sia della
Ciociaria in generale. Se cioè non ci fosse Aquino con il suo ciclo di
iniziative su Giovenale e il suo bel piccolo Museo, Roccasecca con il suo
evento su Gazzelloni e le altre iniziative su San Tommaso, Arpino con il
suo Certamen, Fondi con i
suoi sforzi per portare avanti il discorso della Ciociara, Atina e Ceccano
col loro impegno costante nel promuovere anche cultura e sapere, e
sicuramente qualche altro evento che sfugge alla attenzione, in Ciociaria
si direbbe che il solo
momento aggregante sia quello del mangiamento e del bevimento! Cioè, con
parole più semplici, la gente viene presa unicamente e solamente per…
la pancia! Come avveniva nel Basso Impero.
Incredibile
e naturalmente assurdo il fatto che
mai senti impiegare il termine di: ciociaro o di Ciociaria! Il proprio passato non esiste! Mai! Il senso della patria
comune è inesistente: il taglio e la cesura col proprio tempo andato
sono totali.
Potrebbe
sembrare quasi che ci sia una volontà nascosta di cancellare la
propria storia e le proprie radici:
invece, in sostanza, è solamente la risultanza terribile della mancanza
di opportunità anzi di alternative: la
scuola prima di tutte, che ancorata
a certi schemi e a certi parametri,
salvo le dovute eccezioni, è la causa prima dell’ignoranza e
dell’assenza di stimoli e di curiosità verso la propria storia; non si
può dare la colpa alle altre istituzioni in quanto con la qualità degli
uomini politici che le presiedono, è quasi normale che
la situazione sia quella che si vede. La
parola ’Ciociaria’ è
sconosciuta, quasi non esiste, il costume
ciociaro noto in tutto il mondo,
presente in quasi tutti i musei del mondo, decantato dalla
letteratura e dalla musica, più infinitamente
degli altri costumi famosi d’Europa, non
esiste, peggio ancora non si conosce veramente: in certe società
ci si fa una
gratificazione, un segno di prestigio indossare il proprio costume o qualche elemento di esso nelle circostanze civili e
religiose, personali o pubbliche: da noi zero totale, pur disponendo del
costume più bello e soprattutto il solo conosciuto in tutto il mondo,
eternato dai maggiori artisti.
Si
fa di tutto per cancellare o degradare o precarizzare, veramente tutto:
ancora ci sono personaggi che fraseggiano a dir poco, sulla differenza tra
borboni e ciociari,
come se ci fosse una differenza! ancora sono in giro personaggi a Sora, ad
Arpino, a Cassino, altrove,
che non rifuggono dall’inventare differenze tra ‘ciociari’ e
’napoletani’ e ’borboni’, ancora ci sono personaggi di istruzione
che sognano di ‘Terra
di Lavoro’ e scrivono perfino che essi fanno parte di ‘Terra di Lavoro’ e non della ‘Ciociaria’!
Questo è il livello e il degrado: cioè siamo ai tempi di Cartagine o
della Tripolitania o della Dacia, ignorando però, per voluta insipienza o
misconoscenza o anche per fini contingenti, che la Ciociaria trova la sua
origine e il proprio humus proprio in Terra di Lavoro!
Tali
mene autolesioniste o
inconsapevoli come si vuole, comunque
promotrici e fautrici di ignoranza e di false informazioni, in
queste ultime settimane sono state confermate, propagate e
propalate al meglio a mio avviso, perfino
apertamente e ufficialmente, sulla
superstrada Sora-Cassino: targhe
bellissime, colorate, sicuramente risultato di architetto insigne, montate
su supporti all’avanguardia
lucidi di zecca, targhe
ricche di diciture e di erudite informazioni turistiche che si ritiene
che l’automobilista che viaggia a minimo novanta Km all’ora sia
in grado di leggere e di
assimilare, costate ciascuna quanto meno, a mio avviso, tra annessi e
connessi, quindici-venticinquemila Euro di soldi pubblici europei,
forniscono e illustrano, tra il
tanto altro, un’attualissima
addirittura rivoluzionaria informazione nonché insegnamento da metabolizzare: sono
state scoperte nuova terre,
regioni sconosciute, territori inesplorati: ” le
Terra di Comino!” e, solo
mangerecce: ”Le Terre di S.Benedetto”.
Per la gioia degli Almagià e dei Magellano e dei Livingstone!
E
dire che la Ciociaria, vale a dire le tre province di FR, di LT e della
parte meridionale di Roma, si trovano ad affrontare oggi
il momento
più straordinario e spettacolare della loro esistenza cioè la fine e
la dissoluzione delle province e quindi la ipotesi sconvolgente ed
inaudita della ricompattazione e
riunificazione del proprio territorio quale tramandato e conservato
per 25 secoli di storia, fino al Regime Mussoliniano
novanta anni fa che tutto sconvolse e frantumò. Con i presupposti
centrifughi e ambigui di cui sopra, risultanza sostanzialmente a mio
avviso di pregiudizi e di preconcetti se non di disinformazione vera e
propria, sarà arduo far fronte alla grande occasione con le armi
appropriate e le motivazioni giuste e la concordia necessaria.
1
ottobre
2015
Ufficio Stampa Comune di Carpineto Romano
ufficiostampa@carpinetoromano.it
Convegno "Il Caravaggio ritrovato"
tra i relatori Claudio Strinati e Pietro Folena
Il
“mistero” del Caravaggio seicentesco di Carpineto Romano è svelato:
il “San Francesco in meditazione” dipinto dal grande maestro lombardo
è quello del piccolo centro dei Monti Lepini, mentre quello conservato a
Roma nella Chiesa Santa Maria Immacolata Concezione altro non è che una
copia. Ma il “mistero” attuale è quello di dove debba essere esposto,
o meglio, e più in generale, sul luogo dove debbano essere conservate le
opere d’arte: il luogo per cui sono state dipinte e pensate e dove sono
state per secoli? Oppure quello in cui sono state portate oggi?
Anche
di ciò si parlerà nell’ultimo degli incontri del “Festival della
Complessità dei Monti Lepini” dal titolo “Il Caravaggio Ritrovato
- Conversazione sul capolavoro di Carpineto a quindici anni dalla sua
attribuzione ufficiale”, che si svolge Sabato 3 ottobre 2015 ore
17.30 nella “Sala Caravaggio” del Museo La Reggia dei Volsci di
Carpineto Romano, e che vede tra i suoi relatori lo storico
dell’arte Caludio Strinati ed il presidente della Associazione
Metamorfosi, Pietro Folena.
“Carpineto
Romano rivuole il suo Caravaggio e dal Convegno che si svolgerà oggi
presso il Museo Civico “La reggia dei Volsci” auspico che possa uscire
una petizione rivolta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali,
Enrico Franceschini, affinché si adoperi per far tornare qui il quadro”,
afferma il Sindaco Matteo Battisti “il San Francesco in
meditazione è un’opera d’arte universale e come tale i valori di cui
è portatore appartengono al mondo intero, ma anche alla Comunità di
Carpineto Romano”.
Ritrovato
nel 1968 nella Chiesa di San Pietro a Carpineto, inchiodato su una parete
ed in pessime condizioni di conservazione da Maria Vittoria Brugnoli, la
sua datazione oscilla attorno al 1606, epoca in cui per alcuni mesi
Caravaggio, in fuga da Roma per aver ucciso in una rissa un rivale, si
rifugiò nei feudi della famiglia dei Colonna, prima di riparare nello
stesso anno a Napoli, e forse giunse presso il Convento di San Pietro tra
il 1617 ed il 1622, legato ad una committenza del Cardinal Pietro
Aldobrandini, ottemperata dalla nipote Olimpia, Signora di Carpineto.
“Nella
immagine del San Francesco in meditazione traspare un mondo la cui identità
è sicuramente omogenea, ed è la nostra identità: la sua casa non può
non essere il Museo Civico di Carpineto Romano” conclude
l’Assessore alla Cultura, Noemi Campagna.
15
luglio
2015
comunicato
stampa
Factory10
presenta: Mostra Maratona Fotografica
Mercoledì
22 Luglio 2015 l’inaugurazione
presso i locali dell’associazione
dalle ore 19.00
L’associazione
Fotografica Factory10 presenta la mostra dedicata alla terza edizione
della “Maratona
Fotografica Città
di Latina”.
L’evento
“Maratona
Fotografica Città
di Latina”,
quest’anno
giunto alla sua terza edizione, è
organizzato
dall'Associazione Fotografica Factory10 ed ha lo scopo di unire tutti
gli appassionati di fotografia (e non solo), dedicando una intera
giornata a valorizzare gli scorci e le ambientazioni più
belle della città
di Latina,
seguendo i temi proposti dall’organizzazione.
Come
ogni anno i partecipanti si sono dati appuntamento nella mattinata e,
una volta comunicati i temi, hanno avuto a disposizione tutta la
giornata per interpretarli e realizzare i propri scatti, cercando di
cogliere le sfumature e gli scorci più
belli.
In
questa edizione la pioggia ha aggiunto un grado di difficoltà
alla
manifestazione ma i fotografi non si sono fatti scoraggiare, prendendo
spunto dalle avverse condizioni meteo per donare ai propri lavori un
tocco inaspettatamente noir.
Nella
serata del 22 Luglio saranno quindi presentate al pubblico le immagini
(circa 50) realizzate dai partecipanti e i due video prodotti durante la
giornata della manifestazione, svoltasi il 23 Maggio scorso.
Una
splendida occasione per passare una serata in compagnia ed anche per
conoscere l’Associazione
Factory10, i suoi servizi e le sue tante iniziative.
L’ingresso
è gratuito
ed aperto a tutti.
Per
maggiori informazioni : www.factory10.it
info@factory10.it
0773
1761809
Associazione
Culturale Fotografica Factory10
Via
dei Boi, 10 - Latina
16
giugno
2015
comunicato
stampa
Un
Volto per Fotomodella
Prima
tappa sabato 20 giugno presso il ristorante "Tre Stelle" ALATRI
- Frosinone

16
maggio
2015
comunicato
stampa Associazione
Culturale Fotografica Factory10
Factory10
presenta: Terza Maratona Fotografica Città
di
Latina
Sabato
23 Maggio ritorna
l’atteso
appuntamento con la Maratona Fotografica
L’evento,
giunto alla sua terza edizione, è
organizzato
dall'Associazione Fotografica Factory10 ed ha lo scopo di unire tutti gli
appassionati di fotografia (e non solo), dedicando una intera giornata a
valorizzare gli scorci e le ambientazioni più belle
della città di
Latina, seguendo i temi proposti dall’organizzazione.
Inoltre quest’anno
l’organizzazione
dell’evento
introduce una grande novità:
la sezione dedicata ai VIDEO.
Il
programma è
piuttosto
semplice: durante la giornata di Sabato 23 Maggio, i partecipanti della
sezione FOTOGRAFIA dovranno affrontare i diversi temi comunicati di volta
in volta nell’arco
delle 9 ore
della manifestazione (dalle 10.00 alle 19.00). Utilizzando la città
come set e
traendone ispirazione, i fotografi dovranno interpretare i temi proposti
secondo il loro gusto personale, scattando le fotografie che poi
selezioneranno e consegneranno a fine giornata agli organizzatori.
Tutti
i partecipanti che aderiranno all’iniziativa
consegnando le fotografie a fine giornata, potranno successivamente
partecipare ad una Mostra Collettiva, che accoglierà
i diversi
punti di vista con cui gli autori hanno interpretato i temi proposti.
La
novità
di quest’anno
è
rappresentata
dall’introduzione
della sezione VIDEO: gli organizzatori assegneranno ai partecipanti un
brano musicale della durata di 90 secondi.
Su
questo brano si potranno montare un massimo di 9 riprese che riescano a
raccontare la città
di Latina
secondo la personale interpretazione dell’autore.
Tra
tutto il materiale consegnato, verrano selezionati e premiati i lavori che
meglio interpreteranno i temi proposti, con la possibilità di vincere un
Corso di Fotografia base o di Photoshop (per la sezione FOTOGRAFIA) e un
corso di analisi filmica (per la sezione VIDEO).
Come
sempre, nello spirito partecipativo tipico della manifestazione, le
iscrizioni sono aperte a tutti e senza vincoli sul mezzo fotografico o di
interpretazione. Ciò
che non deve
mancare è
la fantasia e
la passione che hanno alimentato anche le precedenti edizioni e che hanno
permesso di vivere, tutti insieme, una giornata entusiasmante e
divertente!
Per
maggiori informazioni :
www.factory10.it
Associazione
Culturale Fotografica Factory10
Via
dei Boi, 10 - Latina
Contatti:
info@factory10.it
tel 0773
1761809
2
maggio
2015
comunicato
stampa Compagnia dei Lepini
Domenica
ai musei gratis per tutti
“Nice to meet you”. Il
prossimo 3 maggio è
l’occasione giusta per
entrare e conoscere le storie ed i materiali stra-ordinari del territorio
tutelati e valorizzati nel
Sistema territoriale dei Musei
dei Monti Lepini. Dieci luoghi da non perdere. L’epopea di una comunità dai Volsci
al “Nuovo Mondo” nel Museo della Reggia dei Volsci di Carpineto Romano; il mito di Ercole ed i misteri dell’Età
Medievale nel Museo della Città e del territorio di Cori;
il Museo del Paesaggio di Maenza
nel Castello Caetani-Aldobrandini; due Musei a Priverno:
uno archeologico con utensili, preziosi e stupendi pavimenti a mosaico;
uno Medievale a Fossanova con il racconto
di un periodo storico carico di significati; il singolare esperimento di
ri-costruzione identitaria dell’Etnomuseo di Roccagorga; il divenire storico, urbanistico e topografico narrato
nel Museo archeologico di Segni;
due musei anche a Sezze: il
Museo archeologico con una narrazione dalla preistoria al secolo scorso ed
un Museo dedicato al gioco, al giocattolo alla visione ludica dei
bambini.
Tutti
i musei saranno aperti gratuitamente tutto il giorno e proporranno visite
guidate. L’iniziativa, promossa dal MIBACT, ha trovato la pronta
adesione del Sistema territoriale dei Musei dei Monti Lepini che, a
partire dalla prossima domenica 3 maggio, opererà per garantire nel corso
di tutto l’anno l’apertura gratuita per le prime domeniche di ogni
mese. Si tratta di uno sforzo di non poco conto rivolto a garantire ai
cittadini il diritto a partecipare liberamente al patrimonio culturale ed
a godere delle arti così come dettato nella “Dichiarazione universale
dei diritti dell’uomo” ma è anche rivolto a contrastare
l’esclusione sociale per mezzo della cultura favorendo un miglioramento
della cittadinanza attiva, della qualità della vita e del benessere delle
comunità locali. Per Quirino Briganti, Presidente della Compagnia dei
Lepini “il patrimonio culturale, così, potrà diventare anche un fattore di sviluppo sostenibile,
una risorsa per lo sviluppo personale e collettivo, un valore da
preservare e trasmettere alle nuove generazioni, stimolo naturale alla
coscienza dei valori civici”.
21
aprile
2015
comunicato
stampa
Lungo
la Via Francigena del Sud: Carpineto Romano

23
marzo
2015
comunicato
stampa
“Vivere il Durante Noi per un sereno Dopo di Noi”
Venerdi 27 Marzo 2015 ore
16:00, presso l’auditorium del Comune di Bassiano, si svolgerà l’incontro aperto al pubblico “Vivere il Durante Noi per un sereno Dopo di Noi” organizzato dall’associazione culturale Dopo di Noi e dalla cooperativa sociale
Cambia-Menti con il patrocinio del Comune di Bassiano.
L’incontro sarà presenziato dal sindaco Domenico Guidi e vedrà gli interventi dell’assessore ai servizi sociali Giovanna
Coluzzi, del presidente dell’associazione culturale Dopo di Noi Francesco
Cardarello, del presidente della cooperativa sociale Cambia-Menti Christian
Polisena, della responsabile dell’associazione Casaliò di Roma, Dott.ssa Cristina da Empoli e in conclusione
dell’On. Ileana Argentin.
Si cercherà di far emergere una maggiore consapevolezza di cosa sia effettivamente il “Dopo di Noi” e l’importanza di operare nel “Durante Noi” e gli strumenti da utilizzare per un più consapevole “Dopo”.
Verranno illustrati quindi progetti per il “Durante Noi”, il disegno di legge per il “Dopo di Noi”
e l’idea di costituzione di una Fondazione di Partecipazione per il raggiungimento degli scopi sociali nel rispetto delle volontà delle famiglie che vi parteciperanno.

DOPO DI NOI
Il problema del “Dopo di Noi” è un problema di preparazione al Dopo di Noi: ma che cos’è e perché affrontarlo “durante noi e insieme a noi”?
Nella sua brevità e semplicità questa espressione rappresenta una vera e propria angoscia per i familiari delle persone disabili: “e quando non ci saremo più? Cosa ne sarà di nostro figlio, quando noi non ci saremo più?” .
È la paura dei genitori che hanno figli disabili.
È l’angoscia per non riuscire a prefigurarsi un futuro: non c’è un modello, ancora poche le esperienze.
Il “ Dopo di Noi” evoca il venir meno di uno dei perni del nostro sistema socio-assistenziale, la famiglia, e di tutto il lavoro di cura e di assistenza che essa garantisce.
La famiglia è per tutti il centro di sentimenti e di affetti profondi, la consapevolezza di riferimenti sicuri, di persone e ambienti che sono la tua biografia.
Allora, se la famiglia non è solo un posto letto, il “Dopo di noi” non è e non potrà essere solo un problema di strutture residenziali. Le famiglie, che hanno lottato e lottano per la formazione, per il lavoro e per l’assistenza, che vivono per assicurare ai propri cari una esistenza dignitosa domandano con forza soluzioni non dettate dall’emergenza, che porterebbe la persona disabile ad essere sistemata dove c’è posto, con persone e in luoghi sconosciuti
DURANTE NOI
Per questo è necessario anticipare il "Dopo di noi" al "durante noi", per evitare che, al trauma di una separazione, si vadano ad accumulare ulteriori traumi dovuti a cambiamenti improvvisi.
Come?
Dando l’opportunità alla persona disabile adulta di mettersi alla prova in un ambiente diverso dalla famiglia, ma con il coinvolgimento della famiglia stessa, che avrebbe la possibilità di accompagnare il figlio durante il cammino verso l'autonomia.
Sperimentarsi, quindi, nel distacco: il figlio sperimenta l’allontanamento da casa, ma anche il genitore sperimenta la lontananza da quel figlio. Essere protagoniste di questa preparazione.
Solo così le famiglie potranno immaginare un futuro possibile per il proprio figlio: un futuro pensato “insieme a noi” e affidato serenamente a qualcun altro, “Dopo di noi”.
Si tratta di un processo lento e graduale, occorre perciò pensare al Dopo di Noi “il prima possibile”.
Quando?
Il dopo di noi per una persona disabile deve cominciare presto; si dovrebbe riuscire ad affrontarlo non al momento dell’emergenza, ma molto tempo prima; si pongono così le condizioni per un percorso che necessita di tempo e di tappe.
CONTATTACI
ASSOCIAZIONE CULTURALE DOPO DI NOI
Via Piagge Marine, 257
04018 Sezze (Lt)
Cell: 3280978813
22
marzo
2015
articolo
di Michele Santulli
La
soppressione delle ProvinceLe
province per fortuna degli Italiani, saranno finalmente e definitivamente
eliminate e di conseguenza si comincia già a parlare pur se solo
vagamente, che ne sarà dei loro territori cioè delle amministrazioni
comunali pertinenti e, per esempio, a quale regione accorparli. Da noi in
verità si parla solo delle province di FR e di LT e non
della parte meridionale della provincia di Roma e cioè di Colleferro,
Segni, Olevano, Subiaco, Paliano, ecc.
e delle località dei Monti Simbruini e Ruffi che pure fanno parte
della Ciociaria Storica. Il
che lascia già mal presagire: non individuare geograficamente e
storicamente il territorio del quale le tre province sono tre componenti,
è da ritenere grave malformazione logica, riprova evidente, ancora oggi,
della ignoranza e misconoscenza di quanto si sta affrontando. Discettare
dunque sulle regioni macroeconomiche e macrogeografiche alle quali
aggregare le province di FR e LT che
correttamente si vogliono tenere assieme e indivisibili ma allo stesso
tempo ignorando quella di Roma, è riprova evidente di quanto poca
coscienza e consapevolezza si ha della situazione reale.
Una
regione per secoli sempre unitaria e uniforme, sia in epoca italica e sia
ancora di più in epoca romana poi divisa tra Stato
della Chiesa e Regno di Napoli,
il cui nuovo confine era
segnato dal fiume Liri e suo prolungamento ideale fino a
Itri e Terracina: ma folkloricamente
e socialmente unita e compatta, pur se politicamente come detto in
parte napoletana (Alta Terra di Lavoro) e in gran parte papale, fino al
1860/70. In epoca mussoliniana questo territorio coeso e omogeneo venne spezzettato
in tre entità
amministrative, le attuali province di LT FR e RM, dopo aver correttamente
inglobato il suddescritto territorio borbonico tra i fiumi Liri e
Garigliano (Alta Terra di
Lavoro) alla neo costituita provincia di FR: e, come terza provincia, la parte meridionale della provincia di Roma la quale si
attribuì tutta la fascia dei Monti Simbruini e Ruffi
(Anticoli C., Saracinesco,
ecc.) fino a Subiaco, Paliano, Olevano, S.Vito, Colleferro, Segni, ecc.
gioielli di ciociarità.
La
riorganizzazione amministrativa mussoliniana di ottanta anni fa ha
rappresentato dunque per il territorio di cui stiamo parlando una
gravissima frantumazione e
disgregazione che la incoscienza e insensibilità miste a mero
campanilismo, delle tre istituzioni relative, le Province di FR
LT e RM, da allora fino ad oggi, hanno
vieppiù aggravato e scavato fino ad ottenere che le comuni radici e la comune eredità costituitesi
e sedimentatesi durante più di venti secoli di unione e vita
comune, venissero completamente ignorate e neglette. Per fortuna la Storia
non dimentica e non cancella.
Una
frantumazione in verità doppiamente
perversa in quanto non solamente divise e separò in tre parti
un territorio omogeneo e armonico quanto ne fece tre entità amministrative autonome e indipendenti l’una
dall’altra che in pochi decenni hanno conseguito il
risultato funesto di quasi annullare e far dimenticare una
comunanza invece plurisecolare.
Con
la soppressione delle Province si presenta dunque sulla ribalta della
Storia un sottile enigma da affrontare: riaggregare e riunificare l’antica regione fino al Garigliano o
accettare e confermare in toto o in parte, la
presente frantumazione e sgretolamento. Cioè rimettere assieme le
attuali province di FR e di LT e le città e territori incorporati oggi
nella provincia di Roma, oppure procedere ad altre, antistoriche
configurazioni territoriali. Crediamo che l’opera dei singoli sindaci
è quella che potrà essere determinante poiché il loro ruolo nella nuova
situazione ne esce enormemente accresciuto e rafforzato. Nel caso felice
in cui si avrà cura di attenersi e perciò di ricostituire l’antica
plurimillenaria regione, la Storia mette già a disposizione la
denominazione felice e sola pertinente per circoscrivere tutto il
territorio a Sud dei Castelli iniziando dai Simbruini con confine
meridionale il fiume Garigliano, orientale gli Appennini, occidentale il
Tirreno cioè: Ciociaria.
Qualcuno osserverà: ma la Ciociaria non è una entità amministrativa
o geografica o politica o ecc.:
è vero: in effetti essa è qualcosa
di più, di molto di più: essa è un concetto certamente folklorico e
storico ma, in aggiunta, anche spirituale e sentimentale, il
solo storicamente noto e
conosciuto e in tutto questo antico territorio oggi diviso tra LT FR e
RM le uguaglianze e le uniformità e perciò i vincoli sono veramente
diffusi e comuni, visibili, senza
artifici politici o geografici o religiosi, a dispetto degli ottantanni
bui trascorsi. Ciociaria dunque
è la sola denominazione idonea a far rivivere la comune eredità ovunque
presente e diffusa ma soprattutto a identificare e a connotare la regione
finalmente riunificata.
15
marzo
2015
articolo pubblicato da Mondo
Re@le
Il
cammino dell’acqua dalla collina al mare
Riunione
operativa, giovedì mattina a Cisterna, incentrata sul progetto “Ninfa,
i Caetani, il Cavata ed il Foro Appio: il cammino dell’acqua dalla
collina al mare”.
Presso la sala giunta del palazzo comunale si sono incontrati i
rappresentanti di tutti i 7 partner istituzionali che fanno parte del
raggruppamento vincitore del bando della Regione Lazio per la
“promozione di itinerari, cibo e cultura”. Presenti dunque i delegati
delle amministrazioni comunali di Aprilia,
Cori, Sermoneta, Norma, Bassiano e Rocca Massima.
A
rappresentare Cisterna, capofila del progetto, il vicesindaco Marco
Muzzupappa. C’erano inoltre, i rappresentanti della Camera di Commercio
di Latina e della Fondazione “Roffredo Caetani”, anche loro partner di
questo importante progetto che promuoverà le ricchezze storico –
turistiche e culinarie della Provincia di Latina anche presso i padiglioni
dell’Expo 2015. Finanziato dalla Regione Lazio, il progetto prevede un
intenso programma di appuntamenti caratteristici che tra maggio ed ottobre
prossimi si terranno presso i cinque Comuni coinvolti. “Nella riunione
– spiega Muzzupappa – è stato definito il programma degli
appuntamenti che avremo modo di presentare nel dettaglio in seguito.
Cisterna
è capofila di un progetto che promuove le bellezze del nostro territorio
davanti ad una platea internazionale come quella dell’Expo e questo
rappresenta per noi, come per gli altri Comuni coinvolti, un’opportunità
unica che vogliamo sfruttare al meglio. Inoltre, l’intesa che sta
nascendo in questa occasione tra i partner del progetto, può essere la
base di partenza per future collaborazioni sempre incentrate sulla
valorizzazione e sulla messa a sistema delle risorse territoriali e
culturali a nostra disposizione”.
1
marzo
2015
Comunicato
stampa
La
Cooperativa Impulso di Bassiano vince il premio "Formica d'oro
2015"
Il microbirrificio della Cooperativa Impulso di Bassiano vince il
premio “Formica d’oro 2015”. E’ un premio, questo, che il Forum
Terzo Settore regionale assegna alle migliori iniziative che nel corso
dell’anno sono state realizzate nel Lazio. Il suo obiettivo è quello di
dare risalto a queste iniziative e portarle a conoscenza di un pubblico più
vasto per favorirne così la loro replicabilità in contesti analoghi da
parte di altri soggetti. «Con questo premio - specificano i dirigenti del
Forum Terzo Settore Lazio – puntiamo in particolare a segnale e
diffondere le buoni prassi, ossia quelle azioni e metodologie che hanno la
caratteristica di essere efficaci, innovative e ripetibili nei settori
della cooperazione, dell’economia socio-solidale, dell’educazione, dei
servizi alla persona, della cultura, dell’ambiente, dello sport, delle
relazioni solidali tra i popoli, dell’integrazione, della costruzione di
reti, dell’amministrazione pubblica, dell’informazione e quant’altro
attinente alle politiche del benessere sociale. Il “Formica d’oro”
– concludono i dirigenti del Forum Terzo Settore Lazio – è un premio
al buon lavoro».
Ma
oltre il buon lavoro e la produzione “etica” (tre birre: alla carruba,
ai fichi e miele e ai fiori di sambuco), è stato soprattutto premiato il
coraggio dei quattro soci della Cooperativa Impulso che sono stati
“costretti” a trasferirsi a Spello, in provincia di Perugia, per
vincere quella sfida che avevano lanciato a Bassiano. Il loro
microbirrificio è figlio del “Borgo Solidale”, il progetto con cui la
Cooperativa Utopia 2000 sta puntando alla costruzione di un nuovo modello
di sviluppo locale fondato sull’economia socio-solidale in cui la
ridistribuzione del lavoro e della ricchezza ne sia il fine. Era stato
realizzato all’interno del Parco «Achille Salvagni» gestito dalla
stessa Cooperativa Utopia 2000, ma per la miopia della classe politica
locale non è stato possibile avviare la produzione. In pratica, è
successo questo: proprio per favorire il cammino del «Borgo solidale» e
consentire ai quattro giovani soci della Cooperativa Impulso (si è
costituita a dicembre del 2012) di costruirsi il futuro seguendo le loro
passioni, Utopia2000 aveva messo loro a disposizione una struttura. I
quattro ragazzi hanno iniziato i lavori con il consenso del Comune,
proprietario dello stesso Parco.
Ma
quando i lavori sono terminati e gli amministratori comunali, così come
si erano per l’appunto impegnati a fare, non hanno dato
l’autorizzazione a Utopia2000 di subaffittare i locali. E così i
quattro giovani imprenditori hanno smantellato gli impianti trasferendoli
in Umbria, seguendo le orme di Utopia che lì, alla fine del 2013, ha
aperto due nuove strutture. Quando una comunità, la sua classe dirigente
«espelle» i giovani, è destinata a fallire. Quindi con tale premio il
Forum del Terzo Settore Lazio da una parte evidenzia per all’appunto il
coraggio, il lavoro e la produzione “etica” della Cooperativa Impulso,
dall’altra segna la sconfitta dell’Amministrazione comunale. La
premiazione avverrà mercoledì 4 marzo a Roma, presso il Campidoglio.
>>>
26
febbraio
2015
Comunicato
stampa
Garanzia
Giovani: buoni risultati per il comune di Norma
Ufficio
Stampa Assessorato Commercio Turismo Comune di Norma
Per
maggiori informazioni www.comune.norma.it
commercioturismonorma@gmail.com

Lo
scorso 24 Febbraio presso l’aula Consiliare del Comune di Norma, 52
ragazzi hanno firmato il loro primo contratto di tirocinio avviato grazie
al programma europeo “Garanzia Giovani” , promosso dal Ministero del
Lavoro e dalla Regione Lazio, che avrà inizio dal 1 Marzo 2015. Questi 52
si uniscono a sei contratti che sono stati già avviati, mentre altri 40
saranno attivati nel mese di Aprile.
Nonostante
sul nostro territorio l’iniziativa non abbia avuto risultati positivi,
con ritardi nei colloqui e offerte di lavoro insufficienti, Norma è stato
l’unico paese in grado di portare avanti questo importante programma
europeo per l’inserimento lavorativo che entro Luglio vedrà inseriti
quasi la totalità dei ragazzi aventi diritto, per un totale di 150 unità. Un
impegno portato avanti con grande valore dall’Ufficio Politiche
Giovanili e dal Consigliere Comunale Andrea Dell’Omo. Il Comune di
Norma, a differenza di altre realtà, ha attivo uno sportello che ha
facilitato DOMADA/OFFERTA inserendo prima di tutto i giovani proprio nelle
aziende locali che lavorano sul territorio, portando 3 benefici alla
cittadini: l’inserimento di tutti i ragazzi disoccupati, l’assunzione
da parte delle attività commerciali di giovani a carico in regola e
retribuiti dall’INPS, inoltre, cosa fondamentale un gettito di circa
250.000,00 sul territorio che, in questa crisi risulta
essere una boccata d’ossigeno per l’economia locale.
Il
Comune di Norma, per velocizzare la pratica di selezione
si è avvalso della fondamentale collaborazione della società di
formazione SAIP, la quale oltre a gestire le pratiche dei ragazzi, si
occuperà di pagare le assicurazioni e l’istituto INAIL senza oneri per
l’ente.
“Garanzia
Giovani” è un programma rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni che non
sono iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e né
seguono corsi di formazione. Un’opportunità che permette di
sperimentare un nuovo sistema di servizi e di politiche attive per il
lavoro.
18
gennaio
2015
comunicato
stampa Daniela Pezzola
Presidente Pro Loco Formello
La
Via Francigena nel Lazio
la Pro Loco di Formello si trova ad organizzare per il terzo anno consecutivo l'evento denominato
" La Via Francigena nel Lazio". Il programma dell'anno 2015 prevede un cammino che in varie tappe (cfr.all.) ci condurrà a percorrere anche la Via Francigena del Sud, in questo modo avremo completato un viaggio che comprende tutto il nostro bellissimo territorio che non ha nulla da invidiare a nessuno: il Lazio.
I cammini favoriscono una sensibilità maggiore all'accoglienza,
un'attenzione alle ricchezze e alla storia del proprio territorio. Pertanto sarebbe cosa gradita, condividere con le amministrazioni locali, le pro loco, le associazioni territoriali e quanti altri vogliano partecipare, accogliendo i gruppi per il timbro da apporre sulle credenziali.

17
gennaio
2015
articolo
di Michele Santulli
Un
grande Ciociaro: Aldo Manuzio
In
occasione dell’apparizione sulla ribalta del teatro nazionale della
figura di ‘francone’ detto ‘er batman’ gloria degli anagnini che
lo hanno coccolato e mantenuto per venti anni almeno, mangiatore di
ostriche e bevitore di champagne a spese dei cittadini italiani e di
quell’altro esemplare veramente unico, noto come il ‘vaccaro di
castelliri’ anche lui assurto agli onori e agli allori della cronaca
nazionale con grande abbondanza di lazzi e di beffe, senza ricordare più
recentemente quell’altro esemplare addirittura parlamentare
che, così pare, anche lui a
piene mani intingitore nella pubblica mangiatoia, tutta la stampa italiana
con enorme fragore e roboanza, si è espressa con gli insulti più palesi
nei confronti dei ‘ciociari’, parlando perfino di una ‘antropologia
ciociara’, di una
‘ciociaria pride’ e addirittura del pericolo di
‘una ciociarizzazione dell’Italia’ a seguito delle imprese
della fauna più sopra ricordata.
Ma
in verità detta fauna, se messa a confronto con altra analoga
ancora più feroce e/o risibile venuta fuori dalla cloaca
nazionale, dobbiamo convenire che è ben poca cosa, quasi insignificante.
E allora perché tanto astio e irrisione quando si tratta di ciociari? E
qui ci arrestiamo e lasciamo al lettore consapevole e informato di dare la
risposta. E passiamo dunque alla edificazione e gratificazione.
Quest’anno
ricorrono i cinquecento anni
dalla morte a Venezia di Aldo
Manuzio, nato a Bassiano, antichissimo paesino abbarbicato sui Monti
Lepini, nel versante pontino, ciociaro dunque. Internet fornisce per
fortuna tutte le informazioni necessarie su di lui, a chi sente la
curiosità di meglio conoscere questo gigante della civiltà occidentale.
Se cultura, civiltà e progresso hanno per fondamenta
solo ed esclusivamente la scrittura, la lettura, la conoscenza,
certamente non il frigorifero o la cementificazione o il telefonino che
sono ingredienti di altre ipotesi esistenziali, allora possiamo affermare
anzi informare e ricordare che civiltà
e progresso e cultura e saggezza sono nati e sbocciati e principiati
in Ciociaria e non a Milano o a
Firenze o a Venezia! Ma non si crede!
E
pertanto, mi ripeto, le fondamenta del progresso e quindi la civiltà e la
cultura, sono state gettate in Ciociaria perché le prime
parole in lingua italiana sono state pronunciate e scritte in questa
terra, perché i primi libri stampati in Italia lo sono stati in questa terra e non a
Firenze o a Napoli o a Milano, perché la conoscenza e la diffusione e la conservazione degli antichi autori greci e romani e
l’arte della miniatura e della illuminazione sono state realizzate in questa terra, perché in questa terra
è stata affermata e proclamata per
la prima volta nella Storia la
sacralità del lavoro e quindi la censura e la disapprovazione della
schiavitù, della oppressione, dello sfruttamento; perché da questa terra
e da quel faro di civiltà che è stato Montecassino
sono partiti tutti quegli insegnamenti e quelle
dottrine che hanno plasmato letteralmente tutta l’Europa a
partire dal decimo secolo.
E
che cosa dobbiamo dunque ad Aldo Manuzio? Contributi immensi,
inimmaginabili: non solo la diffusione parlata del latino e del greco ma
ancora di più la invenzione della pagina tipografica armoniosa
e elegante, la invenzione del
carattere corsivo, che al
di là delle Alpi chiamano ‘italics’ e che invece, per coerenza
storica, si dovrebbe chiamare
‘ciociaro’! è sempre lui che ha inventato la punteggiatura
e cioè la scoperta e l’impiego della virgola,
degli accenti, degli apostrofi,
del punto e virgola, ecc.; è a lui che si deve la diffusione generale e
la conoscenza del formato cosiddetto ‘tascabile’
dei libri e parecchio altro ancora. Basti dire che nell’antiquariato
librario in tutto il mondo i suoi libri, le cosiddette
‘aldine’, sono sempre tra le più appetite e più ricercate: il
suo marchio sui libri da lui stampati tra la fine del 1400 e gli inizi del
1500 a Venezia dove si era
trasferito, è un’àncora con attorno un delfino. Questo è Aldo Manuzio,
del quale ricade l’anniversario di cinque secoli dalla morte.
Siamo
certi che le pubbliche istituzioni non bruceranno anche questa ricorrenza
veramente eccezionale e sapranno perciò commemorare degnamente uno dei
padri della civiltà e della cultura occidentali. Magari ricordandolo e
conservandone la memoria almeno col dedicargli una piazza o una scuola o
una biblioteca.
14
gennaio
2015
comunicato
stampa
Roma:
tra storie, canzoni, vizi e passioni
Sezze,
sabato 17 gennaio - ore
21,00
Auditorium Mario Costa
Roma: tra storie, canzoni, vizi e passioni
è il primo lavoro firmato “L’eco dei Sanpietrini” e nasce con l’intenzione di celebrare la Città di Roma nei suoi aspetti storici e culturali, senza tralasciare quelli sociali e di costume.

Il progetto, che si svolge sul duplice binario del teatro e della musica, è ambizioso, frutto dell’ingegno e della sensibilità di due giovani attrici romane:
Sarah Mataloni e Lavinia Lalle, tra l’altro autrici del testo. Quest’ultimo, che alterna brani di repertorio tratti da
Trilussa, Belli, Fiorini, Pasolini e Fabrizi, si mescola con i bei monologhi e dialoghi scritti dalle ragazze, unitamente alle canzoni più rappresentative del repertorio popolare romanesco. Lo spazio scenico si allarga, per divenire teatro di lucide emozioni, di evocazioni nostalgiche, che si alternano fatalmente ai momenti della guasconeria e della esilarante romanità. I luoghi più suggestivi della Città Eterna si materializzano magicamente agli occhi dello spettatore, attraverso la recitazione ed il canto, sotto lo sguardo sornione del fiume Tevere. Un nugolo di personaggi ed artisti, da Sordi a
Petrolini, da Pinelli ad Anna Magnani e Gabriella Ferri, senza dimenticare il compianto Nino Manfredi e la Sora Lella, li abitano e vi si muovono con la personalità e la grazia che li hanno sempre contraddistinti in vita.
La rappresentazione, che vanta tra l’altro debutti di successo in Calabria, Umbria, Lombardia e Lazio, si avvale delle collaborazione e dell’esperienza del regista Paolo Mellucci e del M°Francesco Paniccia nelle vesti di Direttore Musicale. Gli strumentisti, vivaci menestrelli di un tempo che fu, sono il bravo Gianni Mirizzi alla Fisarmonica ed Aldo Massimi alla Chitarra.
Poesia, prosa, passione, riso, vino e canzoni. Una piccola gemma artistica, uno spettacolo teso a soddisfare tutti i palati; da quelli esigenti, appartenenti ai cultori della romanità più vera, a quanti, non conoscendola, vogliano averne un chiaro e suggestivo assaggio.
Nella
seconda parte della serata ci sarà Gianfranco Budinar che è stato
l’interprete principale del film su Califano, pertanto avremo anche un
tributo a Califano, in più attualmente è uno dei più grandi imitatori
d’Italia con circa 180 personaggi, faceva parte dell’ex Gialappas
Band.
Questo spettacolo è nato per caso, grazie all’amicizia con l’attore
che ha espresso il desiderio di venire a Sezze.
11
gennaio
2015
articolo
di Michele Santulli
Charlie
Hebdo... e i Ciocairi !
Quante cose grandi uscite mai da questa terra! Eppure quanto disinteresse e insensibilità. Uomini politici che hanno retto e reggono le sorti della Terra di Ciociaria, ben nutriti e ben pasciuti, che sono passati e passano senza lasciare un segno positivo, una traccia gratificante del loro operato, se non il loro agitarsi e muoversi sul palcoscenico di un teatrino sempre uguale e il medesimo per tutti loro, marionette vocianti. Cementificazione farneticante e criminale del territorio, la distruzione e inquinamento dell’ambiente, spese e sperperi faraonici per progettazioni mai realizzate, per posti di lavoro inventati, per spese e consulenze varie, divertimenti e mangiamenti, intrallazzi e ruberie…: ecco le loro imprese. Ma ci arrestiamo altrimenti il lettore si bloccherà e si perderà una fonte, invece, di molta gratificazione e di grande godimento, qui appresso.
E infatti nell’ambito dell’orribile massacro parigino presso la sede di Charlie Hebdo si registrano anche delle concomitanze che hanno rapporto diretto, sembra incredibile, con la Ciociaria.
Coluche, il grande commediante ed umorista nonché fondatore dei ‘Ristoranti del cuore’, che ha letteralmente improntato di sé e dominato la scena artistica francese per oltre venti anni, onorato e ricordato anno dopo anno in tutta la Francia -ma ignorato in Ciociaria e perfino a Casalvieri suo paese originario- del quale anche su queste colonne abbiamo illustrato vita e opera, ebbe rapporti collaborativi con due delle vittime della strage del 7 gennaio scorso e cioè con Cabu e
Wolinski, eminenti vignettisti, massimi disegnatori e molto altro.
Coluche e Cabu e
Wolisnki, l’uno con la parola, i due con penna e matita, hanno lanciato per anni i loro messaggi e divertito, e ammonito, i francesi con le loro trovate, le loro invenzioni irripetibili e uniche. Tutti e tre Artisti autentici, di quelli cioè che la Natura regala alla umanità con sensibile oculatezza e molta parsimonia, in grado quindi di aprire spiragli ed orizzonti di idee e di concetti che arricchiscono l’uomo e lo innalzano. Pur se la vita di Coluche è stata improvvisamente spezzata a poco più di quaranta anni, la relazione tra i tre artisti deve essere stata necessariamente molto stretta e ricca non solo e perché coltivavano
visceralmente, e praticavano, le medesime idee politiche quanto essendo accomunati dalle medesime finalità ed obbiettivi artistici ed etici, operavano in settori diametralmente opposti: i due prevalentemente nella carta stampata, l’altro nella televisione, nella radio, nel cinema, perciò un completarsi e integrarsi perfetto, come avviene in rarissimi altri casi.
Le ricerche mi hanno portato ad individuare almeno due libri che accomunano i tre famosi artisti: uno scritto direttamente da Coluche e intitolato: Pensées et Anecdotes con disegni di Cabu e di Wolinski e di altri tre disegnatori e un secondo volume intitolato: L’Intégrale des Sketches opera di tutti e tre:
Coluche, Cabu e Wolinski. Questi libri sono continuamente ristampati e riproposti, tanto sentita la partecipazione che riscuotono. Certamente parecchio altro si potrebbe far venire alla luce del giorno indagando più da vicino i loro rapporti.
Una seconda concomitanza veramente sorprendente chiama di nuovo in relazione la Ciociaria con, questa volta, il solo Georges
Wolisnki. Come detto, l’Artista si professava da sempre di certe idee politiche e nelle occasioni ufficiali di riferimento del partito di appartenenza, è inevitabile che esse occasioni rappresentassero anche un luogo di incontro e di conoscenza. E in una di queste manifestazioni il grande artista ha conosciuto e familiarizzato con un altro sodale di partito al quale fece dono di un disegno che, caso o volontà, ne ritrae fedelmente la fisionomia. E la didascalia del disegno, in verità molto acclamato e noto, illustra e dichiara apertamente i loro sentimenti e la loro solidarietà autentica: ”La felicità? Si dovrebbe farla diventare comune a tutti, nazionalizzarla!”. Il sodale di cui sopra che per sua bocca esprime le parole di
Wolinski, vittima dell’integralismo e del fondamentalismo, è un ciociaro anche lui, come
Coluche.
4
gennaio
2015
articolo
di Michele Santulli
MONTECASSINO,
SOLO TRA LUPI
L’ultimo
dell’anno testé trascorso ha rappresentato per
Montecassino una data come si suol dire storica cioè per la prima volta dopo secoli e secoli,
il Te Deum di ringraziamento di fine anno è stato celebrato alle
ore 17,00 nel Monastero e non alla mezzanotte nella Chiesa Madre di
Cassino come appunto era sempre avvenuto. La ragione ne è che le alte
gerarchie vaticane con un
colpo di penna hanno cancellato secoli di Storia e di tradizione cioè
hanno tolto anzi strappato a Montecassino la gestione e il patrocinio
della Diocesi e suo territorio, abbinandola a quella di Sora.
Come
ci confermano fonti autorevoli, tale volontà distruttrice veniva curata e
covata dalle alte gerarchie sin
dagli anni ’60 e che non era stata mai messa in atto solo a seguito e
grazie all’intervento diretto dei vari Papi in persona che, sollecitati
e informati da altri canali, avevano
regolarmente accantonato tali progetti storicamente sovversivi e,
aggiungiamo, inutili o quasi. Ora invece si è venuta a creare una
contingenza tale che ha impedito che la manovra a nostro avviso
proditoria, venisse esaurientemente
portata a conoscenza di
Papa Francesco che quindi non ne ha potuto valutare la
completa inanità nonché
inopportunità.
Tale
messaggio non gli è pervenuto, e più sotto si capirà perché, e di
conseguenza, immaginiamo, il Papa non ha fatto altro che firmare siffatto
micidiale e diciamolo pure: assurdo, provvedimento, senza
nemmeno avvedersene. E
la contingenza che dicevamo più sopra che ha reso possibile o quanto meno
non ostacolato tale gravissimo torto alla Storia e a Montecassino, è
stata che il Monastero sono ormai alcuni anni che per svariate delicate
vicende è senza il suo pastore e
abate e perciò certe
alte sfere vaticane ben consapevoli dell’assenza di ogni voce contro,
hanno finalmente avuto buon gioco a cancellare mille anni di storia e di
vicende: e niente può
compensare e giustificare il gigantesco affronto arrecato non solo a
Montecassino ma alla Storia e
alla Cultura Occidentale.
L’Abbazia
cassinense non è una Abbazia qualunque! La Terra Sancti Benedicti, quasi
quindici secoli di vita e di Storia, è stata cancellata
e abrogata, eppure stiamo parlando del Monachesimo Occidentale,
della Regola Benedettina, del Placito Cassinese, di Roberto il Guiscardo,
di Federico II, dello Scriptorium: cioè una piccola diocesi che
rappresentava più un documento storico onorifico che una realtà
veramente di rilievo dal punto di vista amministrativo nell’ambito della
organizzazione ecclesiale.
A
che pro e a beneficio di chi tale inutile comunque
distruttivo provvedimento vaticano? Quale è il senso e il
vantaggio maggiore di privare Montecassino e anche le relative comunità,
dell’ala protettrice dell’Abbazia sul, tra l’altro, esiguo e
limitato, territorio disteso ai propri piedi da quindici secoli? Il
medesimo giorno della cancellazione della Diocesi di Montecassino, le alte
gerarchie hanno nominato ex cathedra anche il nuovo Abate e
anche questa volta andando contro la
Storia e la tradizione: il nuovo abate non fa parte della pur se
ridotta comunità abbaziale ma viene
da altro monastero benedettino.
Non
so perché, non sono informato, ma anche questo è un provvedimento fuori
della regola e della tradizione in quanto l’Abate è
sempre stato emanazione e figlio dell’abbazia medesima. Un medesimo
provvedimento dunque ma con due risvolti: lo strappo della diocesi e,
nel medesimo giorno, il nuovo abate nominato dopo un lungo periodo di
sede vacante in Abbazia. Tutto ben congegnato. E se a tali due episodi
aggiungiamo quanto accaduto pochi anni addietro allorché, sempre il
Vaticano, impose all’Abate dell’epoca di rinunciare e di abbandonare per sempre Montecassino e di andare, quale arcivescovo, a guidare
la diocesi di Gaeta, anche questo un provvedimento mai registrato e
avvenuto prima, nella secolare esistenza dell’ordine benedettino, allora
possiamo senza dubbio alcuno parlare di evidente arroganza del potere, a
danno di Montecassino.
A
fronte a tali, a mio avviso, soprusi avverso la inerme e timorata
comunità monastica di Montecassino, si registra una presa di
posizione altrettanto volutamente
lesiva perfino offensiva da
parte del Comune di Cassino il quale imperdonabilmente
oltre a nulla e niente aver intrapreso in merito al provvedimento
vaticano, al contrario, araldo il suo sindaco, ha lanciato
un’altra freccia avvelenata: infatti dichiara la propria volontà
alla costruzione di una
funivia dalla villa comunale
a Montecassino.
La
città di Cassino nella sua
storia democratica e democristiana in cui sono prevalsi esclusivamente
cementificazione selvaggia e asfaltamento del territorio, non è stata in
grado di dotarsi di quelle strutture e artistiche e culturali che
contrassegnano il livello di civiltà e di maturità di una comunità,
idonee anche ad attirare le persone e a richiamare il turista e il
viaggiatore, ritiene di aver trovato modo e maniera per sopperire
finalmente alla propria
gravissima e inammissibile incapacità e ignoranza, intercettando e
appropriandosi con prepotenza e
violenza del flusso
turistico diretto a Montecassino, per “evitare l’inquinamento” e
“preservare il paesaggio” !!! Gli
autobus, si dice, verrebbero dirottati a Piazza Nicholas Green, i
passeggeri a piedi vanno fino alla villa comunale, acquistano il biglietto
del costo di dieci Euro e poi salgono sulla funivia
e dall’altezza godono lo spettacolo della città
veramente eccezionale dal punto di vista architettonico ed
urbanistico.
Se
si precisa che il Comune di Cassino in tale operazione trova il suo
guadagno pubblico nella distruzione del suo solo polmone verde quale la
villa comunale, nell’ulteriore degrado ambientale e paesaggistico,
nell’ulteriore appezzentimento di Montecassino, nel mettere su un piatto
d’argento l’arricchimento della società che realizzerebbe
l’impianto, e altro ancora, allora è il lettore stesso che
ne trarrà le dovute conclusioni e iniziative. E’ certo e normale
che la agenzia che organizza i pullman per Montecassino non potrà mai
accettare aumenti di costi e ritardi operativi e disagi per i propri
passeggeri e quindi è
altrettanto normale che si
inventerà altre e più normali destinazioni: l’unico a perdere sarà, di
nuovo, Montecassino. Ci troviamo, dunque, di fronte alle famose
autoevirazioni in cui tanti Italiani, disgraziatamente, sono maestri
inarrivabili grazie, direbbe un famoso uomo di televisione, alla loro
‘caprite congenita’.
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