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Ponzio
Pilato è forse il
più noto (almeno per nome) dei governatori romani di tutti i tempi,
sicuramente più della maggior parte degli imperatori, a causa della sua
menzione nel Credo, imparato a memoria e recitato dai cristiani di tutti i
tempi e in ogni parte del mondo. Chi è stato veramente Pilato? Le sue
origini sono oscure, come per la quasi totalità dei suoi contemporanei,
anche più illustri e meno controversi. Alcuni cercano tracce di nobiltà
nell'esistenza di una famiglia Pontia; altri vedono nel 'pileus', da dove
potrebbe aver origine Pilato, un berretto rosso che veniva portato dagli
schiavi riscattati, dunque siamo alla tesi opposta che gli attribuisce
umili origini. L'unica cosa certa è che è stato governatore della Giudea
fra il 26 e il 36 secondo la nostra datazione, mentre Tiberio era
imperatore a Roma, ed Erode tetrarca della Galilea (tetrarca vuol dire
capo di un territorio diviso in 4 parti) secondo le notizie forniteci da
Luca 3,1 quando parla dell'inizio della missione di Giovanni il Battista e
dunque poi di Gesù.
Dalla
storia si sa, da Giuseppe Flavio, che ha avuto molte difficoltà a capire
la stranezza degli ebrei, perché al suo arrivo avrebbe collocato a
Gerusalemme le insegne imperiali, ma ne è stato impedito da una
resistenza che avrebbe pagato ad oltranza con la vita dei suoi sudditi,
perché non si commettesse questo sacrilegio. Pilato in questo caso ha
desistito, ha tenuto fermo invece quando col danaro del Tempio ha pagato
un'opera pubblica, un condotto dell'acqua, malgrado le esagerate proteste
dei capi religiosi.
Nel
Vangelo di Luca Pilato è anche ricordato per una strage di galilei
durante una delle molte sommosse contro i romani (13,1). Sappiamo che nel
36 fu richiamato a Roma e dovette giustificarsi per un inutile massacro di
samaritani in una analoga circostanza. Poi scompare e non si sa più
nulla; una pia leggenda lo vuole suicida per i suoi rimorsi. In realtà la
storia umana non lo condanna per gli interventi, anche pesanti, in quella
che è oggi la Palestina, da sempre funestata da guerre fratricide. Un
governatore è mandato per tenere l'ordine pubblico a qualunque costo, e
questo Pilato lo ha fatto come ha potuto.
Pilato
è ricordato universalmente per il giudizio che non è riuscito a dare su
Gesù; in fondo c'è stata solo una sentenza, ma senza processo. La
sentenza avrebbe potuto esser data dagli stessi ebrei, visto che si
trattava di condannare un loro preteso Messia, e così avrebbe voluto
Pilato senza essere lui coinvolto. Matteo descrive il suo "lavarsi le
mani", a significare la sua estraneità (é anche
"innocenza"? Mt.27,24). Matteo è l'unico che riferisce anche di
un sogno che ha turbato la moglie di Pilato. Sappiamo che si chiamava
Procula e che era figlia della terza moglie di Tiberio e forse per qualche
tempo sua favorita. Molte leggende si accaniranno su lei. Qui ci colpisce
lo stesso verbo che poi il Credo userà per Gesù, "ha sofferto"
in sogno a causa di lui.
Dalla
storia del mancato processo a Gesù si trae l'impressione di una sua certa
prudenza: non vuole scontentare i capi sacerdoti e il Sinedrio di
Gerusalemme, non vuole del tutto depotenziare Erode, che sarebbe il
"re" locale, senza alcuna funzione reale; d'altra parte è
abbastanza avveduto politicamente da non mettersi nei guai per uno
sconosciuto, quando lo minacciano di denunciarlo all'imperatore.
Il Vangelo
di Giovanni è quello che lo menziona più a lungo di tutti gli altri
(cap.18,19), dove Pilato si coinvolge in discussioni con gli accusatori
(su chi debba giudicare Gesù), con Gesù stesso sull'essere re e di quale
tipo di Regno, e poi sull'autorità e da dove essa viene, e sulla verità.
Su quest'ultimo argomento Pilato si mostra assai scettico. Infine il
vangelo di Giovanni mette in bocca a Pilato delle involontarie profezie, o
parole di gran rilievo teologico, di cui egli, come della verità, in
realtà non si cura: "Ecco l'uomo!" (19,5) e l'iscrizione sulla
croce "Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei". Giovanni, fra i
Vangeli, accentua che Pilato "cercava di liberarlo" (19,12). Nel
Cristianesimo antico si sono date due letture diverse di questa sua
ambigua personalità: nel mondo orientale (soprattutto copto) è prevalsa
la leggenda del suo pentimento e del suo amore verso Gesù e Pilato,
insieme a sua moglie Procula sono considerati santi. In Occidente è
prevalso un giudizio negativo che fa di Pilato uno scettico, disilluso,
incapace di mantenere una posizione in favore della giustizia. E' nota
l'espressione di Dante "che per viltade fece il gran rifiuto"
che secondo una poco nota interpretazione di G. Pascoli si riferirebbe a
Pilato (e non a Celestino V). Del giudizio poco favorevole in Occidente
basti pensare a detti popolari come: "lavarsi pilatescamente le
mani" oppure "starci come Pilato nel Credo"...
In
effetti cosa ci fa Pilato nel Credo, visto che si tratta di dichiarazioni
solenni che riguardano la fede? Come abbiamo già detto per Maria, Pilato
sta nel Credo perché ci dice qualcosa di importante su Gesù. E' Gesù il
soggetto del verbo "patì". E non avviene per caso che sia
menzionato Pilato e non Quirino (che era governatore quando è nato Gesù).
Il Credo considera ben più importante la morte che la nascita di Gesù.
Pilato significa che Gesù è entrato nella nostra storia e l'ha percorsa
fino in fondo. La sua vita e in particolare la sua morte sono un evento
incancellabile della storia, anzi l'evento di svolta della storia umana.
Non vi è entrato da Dio o da Eroe, facendo gesta mirabolanti, ma nella
prosaicità della carne, anzi della morte.
Le
altre religioni del mondo hanno i propri valori per la visione che danno
della realtà, per la carica morale che trasmettono, per la promessa di un
futuro migliore o perché insegnano a gestire la vita e il corpo di
ciascuno, o un corretto rapporto con la natura, ma non hanno questo
radicamento nella storia umana, iniziato con l'Ebraismo e portato a
maturazione nel Cristianesimo. L'annuncio principale, la buona notizia è
che Dio è entrato nella storia e la storia è valorizzata dalla sua
presenza nascosta, ma efficace (quanto un seme piantato in terra). Anche
nel Cristianesimo si è presto deviato cercando di sfuggire alla storia,
dedicando la vita apparentemente a Dio nella mistica e nell'ascesi, sono
vie di fuga che non prendono sul serio l'incarnazione di Dio nel Cristo e
la sua morte "sotto Ponzio Pilato".
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