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LE
COLONNE
presenta:
Meglio questa
di
Giancarlo Loffarelli
regia
di Giancarlo
Loffarelli

con
Emiliano
Campoli, Marina Eianti, Giancarlo Loffarelli, Roberto Baratta,
Elisa Ruotolo
Marco
Zaccarelli, Luigina Ricci, Fabio Di Lenola, Ivan Palluzzi
scritto
e diretto da
GIANCARLO
LOFFARELLI
audio
e luci: Armando Di Lenola
Messa
in scena dalla stessa Compagnia Le colonne, in prima nazionale, nel 1995
al Teatro dei Satiri di Roma, la commedia Meglio
questa! ha avuto un enorme successo di pubblico e di critica tanto
che, nel corso di più quindici anni, è stata ripresa più volte dalla
Compagnia Le colonne e portata in scena da diverse Compagnie italiane
(attualmente, è portata in scena, da due anni, in numerosi teatri del
Trentino Alto Adige, dalla Compagnia Asolo Teatro).
Questa
commedia è stata tradotta in lingua russa e inserita all’interno di un
volume contenente opere di sei autori teatrali italiani contemporanei,
presentata nel mese di marzo 2010 a Mosca per iniziativa della casa
editrice Triquadrata, con la traduzione di Natalja Osis, docente di lingua
russa dell’Università di Genova, con l’intento di far conoscere in
Russia le nuove tendenze della drammaturgia italiana contemporanea.
Meglio questa!
è una commedia in un atto ma non è un "atto unico"; nel senso
che non si caratterizza come "testo breve" ma semplicemente per
il fatto di non avere una interruzione fra una prima e una seconda parte.
Questo perché la commedia rappresenta lo svolgimento di un'azione
unitaria: quella compiuta da due (presunti) fuorilegge che fanno irruzione
in un teatro in cui una compagnia teatrale sta recitando Casa
di bambola di Ibsen.
Il
meccanismo strutturale dell'opera è quello delle scatole cinesi, dove
ogni verità che sembri definitiva si apre a ulteriori sviluppi che la
rendono vana. Insomma: una
travolgente catena d’apparenti verità destinate a rivelarsi infondate
tranne che al momento dell'esito finale, quando la commedia si rivela
essere una descrizione satirica della società fondata sul sensazionalismo
a tutti costi, dove la notizia è più vera quanto più eclatante. A farne
le spese, in questa occasione, è un'arte "timida" come quella
del teatro, di per sé così aliena da sensazionalismi di ogni tipo, la
quale, però, per farsi largo è costretta a cercare compromessi con uno
stato di cose estremo e delirante.
E' questa infatti l'altra tematica che emerge dal testo: il teatro che è
schiacciato da un progressivo rincorrere la notizia eclatante; il teatro
che vive invece di rapporti umani semplici e coinvolgenti; il teatro che
riesce ancora a trovare uno spazio vitale grazie a quell'arte
d'arrangiarsi sperimentata nel corso dei secoli da generazioni di attori
girovaghi, comici e guitti.
Il
pubblico è coinvolto da una serie di esilaranti colpi di scena che
rendono alta la tensione dall'inizio alla fine così come pure il livello
comico. La separazione fra scena e sala è completamente annullata,
favorendo invece un'estrema mobilità degli attori fra i due spazi che,
pur restando architettonicamente separati, cessano di esserlo
drammaturgicamente.
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