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GRISU',
GIUSEPPE E MARIA
con Paolo Triestino e Nicola Pistoia
Grisù,
Giuseppe e Maria: non è una preghiera; neanche un'esclamazione di
meraviglia nel vedere l'attore Nicola Pistoia. È il titolo della commedia
brillante.
L'interprete
principale e regista è il Buster Keaton del nostro teatro italiano. Così
è stato definito Pistoia dal giornalista del Corriere della Sera Roberto
De Monticelli, per molti anni presidente dell'Associazione nazionale dei
critici di teatro, quando lo vide recitare per la prima volta.
«Facevo
uno spettacolo con Anna Proclemer e Gigi Pistilli - racconta Pistoia -
Interpretavo il figlio di custodi che gestivano una locanda. La mia prima
battuta nel secondo atto era: “Mah!”. Venivano giù applausi a scena
aperta, tanto che la Proclemer mi chiedeva sempre: “Ma che fai?”. In
quella occasione De Monticelli scrisse: “Dobbiamo ricordare Nicola
Pistoia, l'attore nel ruolo di Titus, faccia alla Buster Keaton:
imperturbabile”».
Grisù,
Giuseppe e Maria: perché questo titolo?
«Grisù
è un pretesto - rivela l'attore - In questo affresco di un Italia che non
esiste più, siamo nel 1956, è presente un piccolo riferimento a
Marcinelle, la località del Belgio dove c'era la miniera di carbone nella
quale perirono molti italiani per colpa di quel gas, il Grisù. C'è
proprio una battuta che richiama questa frase dove la protagonista, Donna
Rosa, interpretata da Crescenza Guarnieri, pensa che in Belgio preghino
così, appunto con: Grisù, Giuseppe e Maria. Il titolo originale era Newtòn,
in riferimento a Isacco Newton, ma pronunciato alla napoletana. Un altro
era Atti impuri. Alla fine si è scelto questo con un
sottotitolo: Una storia italiana».
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