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Sic
et simpliciter
IO
SONO DI SINISTRA ...
di
Orazio Mercuri
compagnia
teatrale Sic et simpliciter
con Orazio Mercuri, Gino
Costantini, Gianluca Caetani, Francesco Ciotti, Peppe Novelli, Anna Maria
Bovieri, Filiberto Fioretti, Ignazio Gori, Simone Arcese e Francesca
Palombi. musiche
a cura di Bruno Cifra e Gianluca Palmieri costumi
di Mimmi Manzoni coreografie
di Paola Caetani
fonico
FABIO DI LENOLA luci ARMANDO DI
LENOLA riprese video PIETRO PALETTA
Io
sono di sinistra...
alias Orazio Li'Mperatore, a Sezze
ha
riscosso un grosso successo di pubblico. Chi pensava di trovarsi davanti
alla solita satira qualunquista e pacchiana si è dovuto ricredere presto,
prima di fronte a una tagliente analisi della crisi di identità che
affligge la
sinistra italiana, poi davanti a una esilarante farsa del potere dove non
è stato difficile riconoscere personaggi e situazioni locali da cui,
chissà, forse il buon Orazio ha attinto a piene mani. Brillante e
divertente, l'opera di Orazio Mercuri ha ricevuto applausi a scena
aperta e certamente ha lasciato riflettere gli spettatori del Mario
Costa sulle problematiche del potere e della sua millenaria
gestione. I.R.
Io
sono di sinistra! Io sono di sinestra. Io sono di … È un testo
teatrale scritto e diretto da Orazio Mercuri. In chiave satirica
l’autore vuole porre forte la tematica della questione morale e, più
precisamente, della moralità dell’agire politico di chi si pone a guida
della comunità. Sono messi in risalto i vizi, o meglio, le radicate
abitudini non del sistema politico ma di coloro che attraverso la politica
cercano una conferma alla loro vanità, alla loro sete di prestigio e, non
ultimo, al loro bisogno di avere soddisfazioni con un facile e scontato
arricchimento economico. Tutto ruota e si concentra intorno alla
famigerata poltrona, bella, alta, visibile, affascinante. Poltrona ambita.
Poltrona sulla quale vengono adagiati le aspirazioni e riposte le speranze
del proprio futuro. Questa poltrona, oltre che concretamente, viene
costruita soprattutto
mentalmente da quella famosa attesa nella quale ognuno pensa di
risolvere i propri problemi chiedendo al sedente di turno la frase più
volte rilanciata nello spettacolo che così recita “Ma a me, che me
tocca?”. Orazio Mercuri, oltre che regista e autore, è anche attore di
questo spettacolo e non è nuovo a queste esperienze infatti è presente
da tempo sulle scene teatrali e in questo ultimo periodo anche in
iniziative cinematografiche. Mette a disposizione la sua sensibilità
artistica per comprendere e condividere con il pubblico il processo di
comprensione e quindi di evoluzione interiore tramite le varie espressioni
dell’arte della recitazione. Fino ad oggi, molto apprezzata, è stata la
versione comica se non addirittura farsesca con la quale egli riesce a
comunicare e cogliere gli eventi salienti e a volte anche a leggere
anzitempo quanto sta per avvenire sullo scenario della
vita. Testimonianza è stata l’ultima piece dal titolo “La Mel
En Conì – Voilà” dove lo scenario della guerra in Iraq e le poco
chiare mosse della CIA venivano annunciate anzitempo. Attualmente ha
realizzato una sceneggiatura tratta da un suo scritto dal titolo “Il
Mito di Seth” e con un gruppo ristretto di collaboratori ha già
individuato le location e sta completando il cast per realizzare questo
film.
Intervista
a Orazio Mercuri RIDERE
DELLA POLIS
Io
sono di Sinistra! Una satira o
una
dichiarazione di voto?
Naturalmente
una satira. Sul
modo di gestire il
rapporto di
governo con e per i
cittadini. Una
pièce che vuole
mettere in risalto i
difetti di quelli che
si dicono (bontà
loro!) di essere in
grado di gestire le
istituzioni e condurre
una comunità
ad evolversi.
Difetti
dei soli politici di sinistra?
Certamente
no. Ma visti da una
persona, il sottoscritto appunto,
che ha dato la sua attenzione e, per
quel poco che ha
potuto e saputo,
ha prestato alla
sinistra anche la sua
azione almeno per un
periodo della
sua vita.
Un'autocritica
allora?
Anche
qui, certamente no. Sta
diventando un po'
obsoleta questa
autocritica. Una delle
cose che
viene
segnalata in questo lavoro
teatrale è proprio
questa: l'assenza
di saggezza nelle
azioni. L'agire con
assoluta superficialità.
L'assoluta
assenza di
consapevolezza, l'assoluta
assenza del senso di
un nesso
tra tutti gli
individui. Questa autocritica
neanche si usa più
come
parola forse perché
ci si rende
conto che ci si prende
e si prende
in giro. No. Nessuna
autocritica.
Semplicemente una
costatazione
del modo di essere,
nostro.
Nostro?
Nostro.
La comunità è appunto un
nesso di individui che
si contaminano
a vicenda. A vicenda
ci si affina,
ci si purifica o ci si
infetta. Per
dirla come Di Pietro
è un questione
ambientale. Qui è
bene prendere
atto che nessuno è
immune da questo
modo di essere. Tutti
siamo
figli di questa società
e in questo
contesto siamo
immersi. È, ormai,
un problema di
fondamenta dell'uomo.
Qui non è più un
problema
di destra o di
sinistra. Se proprio ci
stimola fare dei
distinguo possiamo
farli tra chi agisce
in buona fede e
chi invece agisce in
mala fede. Ma
anche questo agire in
mala fede in
fondo nasconde solo
cecità. Ora
però rischiamo di
aprire un altro
capitolo che ho in
mente di trattare
con il prossimo
lavoro.
Quale?
Il
Mito di Seth. Penso però che vale
la pena parlarne in un
altro
momento magari più
approfonditamente.
Bene.
Torniamo a noi.
Allora
neanche
chi critica o, se
preferisci,
mette in
risalto i difetti, è immune?
Naturalmente.
Non mi reputo
certo un santo.
Purtroppo per me
non lo sono.
Altrimenti non starei
certo qui a mettere su
spettacoli
per invitare,
praticamente, a cambiare
questo modo di essere,
ripeto,
nostro. Posso
tranquillamente, si fa
per dire, affermare
che anch'io
come i miei
contemporanei mi
sento nella melma e
per questo,
diciamo così, sono un
po', diciamo
così, furibondo.
Allora
con quale autorità ti senti di
condurre una
critica?
Con
nessuna autorità, né con
superbia, né con
orgoglio.
Semplicemente con la
consapevolezza
della
mia debolezza che mi
porta a chiedere
pubblicamente
aiuto a chi vuole
darlo. Chiedo con
la
satira, quindi mi auguro con leggerezza,
di essere aiutato a
risollevarmi,
a raffinarmi, a
diventare un
uomo degno di essere
considerato
un signore.
Un
signore?
Un
signore. Parola e concetto, mi
rendo conto, demodé.
Un signore
che nulla ha a che
fare con i soldi
ma tutto ha a che fare
con la nobiltà
d'animo. Quindi so di
non avere
alcuna autorità ma so
di avere tutta
l'aspirazione ad
acquisire questa
autorevolezza. E se
quando abbandono
questa dimensione avrò
raggiunto
questo stato allora e
solo
allora potrò dire che
ho tenuto fede
al
mio compito.
Oggi forse sono una
persona brillante,
che non può
lamentarsi del
suo stato sociale ma
tutto ciò ha
ben poco a che fare
con l'essere un
signore. Anzi, ti dirò,
non ne vedo
nessuno
in giro. Vedo potenti, quattrinari,
persone famose, vedo
persone
cosiddette normali,
vedo raffinati
assemblatori di
parole, vedo
poveri, disperati, ma
signori proprio
no. Non ne vedo! Si
parla tanto
che abbiamo smarrito
il senso della
vita, un obiettivo per
cui cimentarsi.
Ecco!
Io
ho questo e ve lo propongo.
A tutti. Impegniamoci
tutti
a diventare dei
signori. Persone che
quando si incontrano
sono degne
di rispetto.
Un
signore di destra o di sinistra?
Un
signore è solo un signore. Non
è di destra ne di
sinistra. È un
signore e basta. Anche
se oggi
siamo
nella melma non fa niente,
alziamoci e laviamoci.
Qua la dico
come Totò …
Cioè?
Mio
caro, "è la somma che fa il totale!"
Quindi è compito di
ognuno di
noi coltivare questa
consapevolezza
di sè per rialzarsi e
poter partecipare
a questa somma, per
disintossicare
il nostro ambiente
smettendola
di mettere in circolo
ancora veleno
per le nostre
coscienze.
È
quello
più deleterio!
Disintossicare
l'ambiente.
Anche
ecologista ora?
Soprattutto
ecologista. Ma ecologista
della mia coscienza,
del mio
essere. È
innanzitutto là che bisogna
fare pulizia. È
soprattutto questo
il territorio che va
esplorato,
conosciuto e
ripulito.
È
la saggezza
la chiave di volta.
fonico
FABIO DI LENOLA luci ARMANDO DI
LENOLA riprese video PIETRO PALETTA
Autoitalia
spa è sponsor della
manifestazione
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