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provincia di Latina

 

anno 2016

 

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29 novembre 2016

a cura del prof. Michele Santulli

Due opere ciociare a Londra

Alla metà di dicembre  vanno al pubblico incanto a Londra due opere  che raffigurano un pifferaio e una bella ciociarella: sono accoppiati e misurano entrambi 117x89 cm quindi misure quasi maestose. Furono realizzate durante un soggiorno dell’artista a Roma nel 1863 e di queste due opere se ne conoscono altre due di misure minori presenti al Museo di Belle Arti di Bayonne in Francia: è ben possibile che fossero un regalo dell’artista a Léon Bonnat, suo illustre collega e amico, grande amante e cultore del personaggio ciociaro di cui realizzò molte decine di splendidi quadri.

L’artista di cui stiamo parlando è Henri Lehmann (1814-1882), tedesco-francese, allievo di Ingres. Venticinquenne era già stato in Italia per circa quattro anni dove dipinse diverse opere anche  ciociare: si rammenti che le prime decadi dell’Ottocento rappresentarono la scoperta e il pieno successo, iniziato in verità già anni prima, delle opere con personaggi in costume ciociaro  da parte  degli artisti stranieri residenti a Roma nonché la scoperta e la invenzione del modello e della modella di artista e altresì la scoperta della iconografia  del brigante di Sonnino: cioè si trattò di un vero inno al personaggio ciociaro che si diffuse in tutta Europa, tanto che al Salone espositivo  parigino del 1843 e 45 Baudelaire, il grande poeta, che ne era il critico ufficiale, esclamò vedendo ancora tante di queste opere sulle pareti: “basta con questi soggetti!” In effetti, ma da almeno venti anni prima, era iniziato un nuovo capitolo nella Storia dell’Arte occidentale: la “Pittura di genere all’italiana” che negli anni a venire sarà ancora molto di più presente nelle esposizioni ufficiali di tutta l’Europa: la creatura ciociara era divenuta il soggetto umano più amato e più illustrato. 

Ancora un dettaglio curioso sull’artista desunto da una lettera capitatami per le mani: sempre nel 1863 a Roma aveva conosciuto uno zampognaro di nome Iaconelli di San Biagio Saracinisco, non escluso il modello del quadro in  oggetto, il quale lo invitò al suo paesello sperduto sulle Mainarde e l’artista curioso accettò l’invito e si misero in viaggio: in quello stesso anno soggiornava a Cassino (che si chiamava ancora San Germano) un altro grande appassionato del costume ciociaro, l’artista Ernest Hébert che vi si trovava con due amici: si incontrarono e organizzarono la gita assieme destinazione San Biagio:  partirono sul far della notte, al chiarore di un luna abbagliante e al suono delle rane lungo il Rapido e degli uccelli notturni e dell’abbaiare dei cani in lontananza e del gorgoglio del fiume: Hébert accompagnò fino a S.Elia e poi tornò indietro, mentre gli altri proseguirono. 

E quiuesto artista e sul suo rappoirto con la Ciociaria: nell’anno dei due 1uadri, il 1863,  aveva co nosciuto a Roma uno 1zampognaro1 di nome Iaconelli originbario di San Biagio bSaracinisco e ne seguì l'  ci arrestiamo col nostro racconto e invitiamo caldamente qualche cuore appassionato e intelligente a far tornare in patria questi due splendidi quadri che, salvo sorprese,  si possono acquistare, ciascuno, a poco più del prezzo di una utilitaria.  Sarebbe opera altamente meritevole, oltre che un felice acquisto ed investimento: si ricordi, tra l’altro, che sulle pareti, o altrove, delle istituzioni ciociare, non esistono quadri ciociari, con sommo disdoro ed imperdonabile offesa.


21 novembre 2016 

Ufficio Stampa Con-Tatto Edizioni

Domani la presentazione del libro di Simone Di Giulio “Mirella Di Tullio, nata due volte” nell’ambito dell’iniziativa “Biblio Caffè Letterario” alla biblioteca di Sezze scalo

Si svolgerà domani, mercoledì 23 novembre 2016 a partire dalle 11 presso i locali della biblioteca comunale di Sezze scalo, la presentazione del libro “Mirella Di Tullio, Nata due volte”, di Simone Di Giulio, edito da Con-Tatto Edizioni. La prima vita di Mirella Di Tullio inizia il 18 luglio 1948. E’ la più piccola della famiglia, cresce coccolata dall’amore dei genitori e dei fratelli, inizia a lavorare, si innamora di Pino, lo sposa e mette al mondo due bambini. Ma la sua vita cambia drasticamente il 5 ottobre del 1996 all’interno dello stabilimento Cirio di Sezze scalo, dove la donna lavora. Quel giorno un drammatico incidente su un macchinario che etichetta le bottiglie di conserva le fa rischiare seriamente la vita, la costringe a due anni in ospedale con circa 40 interventi e, di fatto, la fa nascere una seconda volta. Dopo 17 anni la voglia di raccontare quello che è successo a lei e alla sua famiglia prende il sopravvento e da qui nasce l’idea di un libro che vuole narrare una storia di coraggio, di dignità e di forza d’animo. “Ci sono storie – si legge nell’introduzione del libro – che meritano di essere raccontate. Ogni storia, bella o brutta che sia, merita di essere raccontata. Ma alcune storie lo meritano di più, perché le persone devono sapere prima di giudicare, devono conoscere prima di farsi un'idea, devono viverle e, dove non fosse possibile, devono ascoltarle”. La presentazione del libro, a poco più di venti anni dall’anniversario dell’incidente, si svolgerà all’interno del contenitore “Biblio Caffè Letterario”, progetto alla prima edizione organizzato dalla biblioteca comunale di Sezze scalo, che nei primi due appuntamenti ha ospitato “Giallo nella palude redenta” di Antonio Scarsella e “Il culto dei caduti” di Vincenzo Faustinella. Insieme all’autore e all’editore, il presidente di Con-Tatto Edizioni Lidano Lucidi, i ragazzi delle scuole avranno l’opportunità di parlare con la protagonista del libro, Mirella Di Tullio. Interverranno il sindaco Andrea Campoli, i consiglieri comunali Giovanbattista Giorgi, Antonia Brandolini e Serafino Di Palma, il dirigente scolastico Anna Giorgi e il dirigente comunale Piero Formicuccia, mentre a coordinare i lavori ci sarà Loredina Macera, responsabile della biblioteca comunale impegnata in questo progetto.


3 novembre 2016 

comunicato stampa

Le melodie del rinascimento lungo la Via Farncigena

La Via Francigena rappresenta un patrimonio storico inestimabile, in grado di restituire alla memoria tradizioni, usanze e saperi.

In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, la Camera di Commercio di Latina, nell’ambito dell’iniziativa regionale di Unioncamere Lazio per la valorizzazione dei Cammini del Lazio, in questi giorni nel territorio dei monti Lepini, sta proponendo il percorso “Il Giubileo del Mare e il camminamento dell’Anima - Cultura e Territorio” - La Via Francigena del Sud: in cammino da Fossanova a San Pietro dal 3 al 9 novembre 2016 -, con una serie di iniziative lungo le diverse città che accolgono i pellegrini diretti a Roma.

Nel centro storico di Bassiano, nella serata di sabato 5 novembre, alle ore 19:30, presso la chiesa di San Nicola si esibirà il Complesso Strumentale “FANFARRA ANTIQUA” nel concerto La Via Francigena in musica” - Soavi melodie e canti del Rinascimento lungo il cammino dei pellegrini –, un interessantissimo spettacolo in costumi d’epoca che presenterà squisitissimi brani musicali e canti tra il XV ed il XVI secolo. Una chiesa quella di San Nicola dedicata originariamente a San Pietro Apostolo, risalente al 1200, con interessanti affreschi, che ricoprono quasi interamente le pareti, che raccontano la vita dei Santi.

Scopo essenziale del Complesso strumentale, diretto dal M° Carlo Vittori, è quello di andare a riscoprire le musiche rinascimentali, attraverso uno studio attento delle melodie dell’epoca, in particolare quelle che ci sono state tramandate nei secoli attraverso i trattati del maestro Fabritio Caroso da Sermoneta, musicista e maestro di ballo del XVI secolo, oltre a quello di andare a valorizzare il patrimonio musicale ed artistico del territorio del Lazio. Nell'occasione di Bassiano che porterà i pellegrini partecipanti verso Roma, il Complesso Strumentale si avvarrà dell’importante collaborazione di maestri di musica antica come Carlo Vittori (clavicembalo), Mauro Salvatori (flauto, piva rinascimentale), Francesca Candelini (flauto), Anna Maria Gentile (viola da gamba), Paolo Fantini (percussioni) e del soprano Roberta Polverini.

Un percorso “Il Giubileo del Mare e il camminamento dell’Anima - Cultura e Territorio”  condiviso con tutti gli attori locali istituzionali e non (Prefettura, Amministrazioni Comunali, Club Alpino Italiano-Sezione di Latina, Compagnia dei Lepini S.c.p.a., Associazione Gruppo dei Dodici, AIGAE –  Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche -, Croce Rossa, Protezione Civile) che regala la possibilità di  conoscere le ricchezze inestimabili e spesso nascoste dei Monti Lepini e che consente di armonizzare il desiderio di conoscenza, il piacere della storia e dell’arte, l’immersione nel paesaggio incontaminato, il silenzio dei luoghi mistici, il gusto di una buona cucina, l’incontro con comunità accoglienti e lo scambio interculturale. Un’esperienza unica e di condivisione che il territorio è pronto a vivere con i suoi ospiti.

(foto Edoardo Alessi)


20 maggio 2016

a cura del prof. Michele Santulli

Il costume ciociaro il costume d'Europa

Tutti restano ammirati e coinvolti ogni qualvolta si assiste a quelle cerimonie pubbliche o semplicemente  familiari nel corso delle quali i  partecipanti di ogni età e grado  indossano i loro costumi tradizionali: scozzesi, tirolesi, bavaresi, brettoni, olandesi….., va aggiunto che molti li indossano, in tutto o in parte,  anche nella loro vita quotidiana, normalmente. Colpisce altresì che tutto si svolga senza esibizione o finzione, con la più grande naturalezza: cioè il costume della tradizione e della memoria è realmente ingrediente della vita quotidiana, individuale di ognuno: non tanto e non solo un contrassegno della propria appartenenza quanto un solido punto di riferimento e l’affermazione della propria individualità ed etnicità. 

(sotto 14. Gonz.Carelli:Ciociara,olio,72x48)

E che cosa a proposito del costume ciociaro, il più decantato al mondo? Una duplice risposta: o non lo si conosce o ci si vergogna! In entrambi i casi una perdita ed una mutilazione. Infatti tra la fine del 1700 e fino alle prime decadi del 1900 quel costume  era stato conosciuto e visto in giro a Roma, poi a Parigi, a Londra, in Scozia, a Berlino, continuamente, nelle situazioni e contesti più diversi, fino a diventare, dove più dove meno,  un ingrediente consolidato della società. Il costume ciociaro è conosciuto ed amato in tutto il mondo anche perché in tutti, o quasi tutti, i musei e gallerie del pianeta è presente almeno un’opera d’arte, sia essa un quadro o una scultura, che illustra e raffigura la donna o l’uomo ciociari. 

E queste opere d’arte aventi per soggetto il personaggio ciociaro sono state realizzate in un arco di tempo di almeno centocinquanta anni dalla gran parte degli artisti europei, dai minori ai massimi: cioè, più semplicemente, Manet, Corot, Degas, Cézanne, Van Gogh, Picasso hanno dipinto la donna o l’uomo ciociaro ma non il personaggio negli altri costumi citati! E pertanto nella terra di origine del costume più noto e celebrato del pianeta, nella Ciociaria, questo costume si conosce poco o niente e in aggiunta, così parrebbe,  ci si vergogna di indossarlo. 

Non solo dunque costume ciociaro e romano, senza parlare di abbruzzese, calabrese, basco, savoiardo, zingaro ecc. ma il costume d’Italia per antonomasia, il costume d’Europa. Siccome le opere d’arte che raffigurano questi personaggi sia esso il pifferaro o lo zampognaro o il brigante o la ragazza o il contadino sono normalmente ricorrenti da sempre anche sul mercato dell’arte internazionale allora è facile rinvenire la conferma che gran parte delle titolazioni, quando non erronee come abbruzzese, calabrese, ecc. sopra citate, titolano le opere regolarmente costume d’Italia o quasi sempre Italiana o brigante italiano, ecc. 

(78. C.Randanini: alla fontana, acquarello, 50x34)

Manet titolò la sua ciociara ’l’Italienne’ così pure Cézanne la sua, così Van Gogh, così Picasso quella sua in stile cubista e così mille altri esempi. Si dirà, perché non titolano  ’ciociaro’? Perché pochi conoscevano la parola e quei pochi che la conoscevano ne storpiavano la grafia o la pronuncia in quanto il termine ‘ciociaro’ è particolarmente difficile sia a pronunciare sia a scrivere per i transalpini. Per saperne di più si raccomanda il mio libro: “IL COSTUME CIOCIARO NELL’ARTE EUROPEA…” Il significato europeo è documentato dalla realtà secondo la quale tutti conoscevano il costume ciociaro perché dalla maggior parte visto e ammirato a Roma, poi visto e incontrato sistematicamente per anni e anni per le strade di Parigi, di Londra, di Edinburgo, di Berlino, poi a centinaia negli studi degli artisti e delle scuole per almeno cinquantanni, era veramente la sola presenza umana visibile e riconoscibile e consueta nelle città principali d’Europa: nessun gruppo etnico possedeva quelle caratteristiche! Ecco perché il costume ciociaro, come detto più sopra, quasi la lingua franca d’Europa, uno spettacolo abituale e familiare vederlo in giro in mezza Europa. 

Ma è da aggiungere, anche a disdoro della situazione di oggi, che in certi locali pubblici dell’epoca, stiamo parlando del 1800, le cameriere servivano in costume ciociaro, a significarne la familiarità e anche il valore sentimentale a esso legato! Ultima e più recente prova del significato europeo consolidato  quindi non artificioso,  è il Comune di Parigi che qualche mese addietro  a Montmartre ha affisso su una delle arterie principali una targa in onore di una modella ciociara a significarne ed evidenziarne il valore e  addentellati appunto europei. Sempre a Parigi se si entra nell’immenso antico edificio della Borsa del Commercio si scoprirà  che nella fascia affrescata che scorre attorno sotto la cupola con episodi del commercio riferiti ai cinque continenti,  l’Europa è rappresentata in primo piano da una coppia di ciociari: e certamente ciò ha un significato e una valenza che è superfluo ribadire. E allorché Gino Severini realizzò il grande affresco dell’”Europa malata dopo la seconda GM”,  intorno a Europa appunto distesa malata, la illustrazione dell’Italia che assiste assieme alle altre nazioni è  la donna ciociara.  La presenza della umanità ciociara nella storia dell’arte ha assunto un ruolo e una valenza talmente imponenti e significativi e quindi irrinunciabili che ne è  divenuto addirittura un capitolo cioè pittura di genere all’italiana!

Eppure…


12 aprile 2016

a cura del prof. Michele Santulli

La Regione Lazio e la Ciociaria

Si provi  a consultare il ”sito ufficiale del turismo della Regione Lazio” VISITLAZIO.COM  e si  apprenderà  con quale competenza ed attenzione gli addetti  se ne occupano: per quanto riguarda il concetto  ‘Ciociaria’ ci imbattiamo  in una incompetenza ed in una improvvisazione ma  soprattutto in un lassismo e assenza di rispetto verso la comunità e la cultura, da far veramente spavento. Qui appresso indichiamo, solo superficialmente, in che modo il sito fa conoscere e presenta la Ciociaria al visitatore ignaro desideroso di informazioni. Innanzi tutto la Regione Lazio limita e riduce la Ciociaria alla sola provincia di FR, confermando la, a mio avviso, ignoranza paurosa e culturalmente criminogena che attanaglia ancora oggi certe strutture pubbliche allorché sono chiamate ad occuparsi di questa Terra: si scoprirà in che modo può essere ignorata e vilipesa una realtà storica di venticinque secoli e pervenire, tra l’altro, ad una esemplificazione traumatica e madornale quale quella di  ridurre la Ciociaria, la  ’nobile terra distesa ai piedi di Roma’ alla sola provincia di FR, capoluogo tra l’altro  vergognosamente, e non da poco, agli ultimi posti nelle graduatorie nazionali del Buon Vivere. Nel sito regionale la Ciociaria frusinate, di questo, in realtà, si tratta,  viene presentata attraverso delle icone, una per ogni comune o per argomento particolare individuato dai compilatori del sito:  la prima immagine che viene offerta al visitatore curioso di conoscere la Ciociaria di FR? Il pecorino di Picinisco! E come quarta icona: il peperone di Pontecorvo! E qui ci arrestiamo, tanto ridicola e nefanda è la presentazione, senza bisogno di leggere il contenuto delle varie icone che sostanzialmente fanno addirittura ridere nelle loro omissioni macroscopiche e nella loro infima banalità di ‘copia e incolla’. Si badi bene che il titolo ufficiale del sito VISITLAZIO.COM  è: “sito ufficiale del Turismo della Regione Lazio” e si ritiene che quando si parla di Turismo si abbia in mente qualcosa in più  del pecorino o del peperone  o  del torroncino,  a meno che ci si trovi nella giungla o all’epoca dei trogloditi. E così parrebbe, stando al sito della  Regione Lazio: la Ciociaria frusinate equivale a riempirsi lo stomaco e abbuffarsi!   Credo che il solo a cui votarsi per un intervento è il presidente attuale della Provincia, Avv.Pompeo, l’unico a poter provare a tutelare ufficialmente il buon nome sia  della Ciociaria e sia soprattutto della provincia di FR, così vilipeso e offeso dal sito internet della Regione Lazio.

Ma se poi abbandoniamo il suddetto incipit di Ciociaria ed esaminiamo la Valcomino allora si ritorna alle origini: questi signori della Regione, a dir molto poco,  si trovano nelle nuvole, vivono e operano in un loro mondo personale, dove tutto è possibile: giungla e cavernicoli...  

Innanzitutto il sito regionale registra addirittura  due Valcomino: una si chiama ‘Valle di Comino’ e l’altra ‘Val di Comino’ e non si creda che siano sinonimi, che  i contenuti siano i medesimi!  Troppo banale: i contenuti delle due ‘Valcomino’ sono infatti differenti e disuguali: le ‘Valcomino’ sono dunque due per la Regione Lazio! Una, per esempio, elenca otto Comuni di appartenenza, l’altra cinque! Ma il bello è altro: si legga quanto appartiene a ‘Val di Comino’: gatto selvatico nella Valle del Treja, Val di Varri, Comune di Pescorocchiano, Cammino di San Francesco, Comune di S.Elia Fiumerapido, Valle del Liri, Comune di Strangolagalli, festival internazionale del film di Roma e altre  belle cose. Se invece si va nel sito ‘Valle di Comino’ i Comuni di appartenenza come detto diventano 5  ma in compenso i visitatori vi trovano: la Valle del Pantano, la Valle dell’Aniene, la Valle del Mignone, i Santuari della Valle Santa, le Linee difensive della Valle del Liri e altro ancora che nulla e niente hanno a che fare con la Valcomino; se per caso si va alla icona: escursioni e sport e cerchi: Arte e Cultura: trovi: Alberi monumentali a Rieti, Museo del Rugby a Colleferro, Museo del Fiore ad Acquapendente, Agro Pontino. Ricordo che stiamo leggendo: ‘Val di Comino’! 

Ci siamo limitati solo ai titoli delle icone: figurarsi che cosa mai avranno scritto all’interno delle varie immagini!

Il sito è stato varato dalla Regione nel maggio 2014 con notevole risalto mediatico. Sembra incredibile che ancora  oggi, inizi aprile 2016, cioè due anni dopo, si presenti in questa maniera così offensiva ed obbrobriosa. Come pure è arduo a comprendere che il Governatore stesso della Regione o qualche suo  più stretto collaboratore non abbiano ritenuto opportuno, sentito la curiosità, di verificare di persona in che modo venisse presentato un territorio glorioso della Regione Lazio: bel biglietto da visita istituzionale! In effetti  due mesi  fa ho fatto loro presente le distorsioni ed errori presenti: nessuna risposta,  nessuna correzione. Soprattutto squalificante, a mio avviso, direi imperdonabile, che non gli uomini politici della provincia dei quali ben si conosce la statura culturale bensì i sindaci della Valcomino abbiano accettato che la loro terra venisse e venga offesa e vituperata in questo modo, che  non abbiano fatto sentire la loro voce in merito a tali aberrazioni e distorsioni vomitate sulla Valcomino! Nulla e niente…  Tale medesima abulia e tale medesimo torpore si registrano a proposito di una ulteriore vicenda che pure investe  questo glorioso piccolo territorio. Da qualche mese la superstrada Sora-Cassino è costellata di bellissime tabelle fittamente descritte e illustrate, costate sicuramente un patrimonio di soldi pubblici: si avrà notato che sono state scoperte nuove terre e regioni inesplorate sotto il nome di Terre di Comino, Terra di San Benedetto, in attesa di un nuovo Magellano che vada a scoprirle: a questi nuovi territori geografici meritatamente scoperti, vanno aggiunti anche quei Borghi Sabaudi sempre in Valcomino di cui fa menzione il sito regionale succitato: anche in quest’altra assurda vicenda resta inspiegabile che i sindaci della Valcomino nulla dicano o facciano: forse anche in questo caso  preferiscono per ragioni loro, star a guardare…


7 aprile 2016

Comunicato stampa

Un territorio da difendere, dibattito sul referendum del 17 aprile

Cori, domani l’incontro sul referendum sulle trivelle
Un momento per fare il punto sulla situazione a dieci giorni dall’appuntamento referendario del prossimo 17 aprile. E’ questo lo spirito alla base della manifestazione che si svolgerà domani, 8 aprile 2016, a partire dalle 17 all’interno di Palazzetto Luciani, in piazza S.Oliva a Cori. L’evento, organizzato da due associazioni culturali di Sezze, la Onirika Edizioni e la Edizioni Con-Tatto, con il prezioso contributo di EtWebTv, si inquadra all’interno del progetto “Incontri nel MondoRe@le”, che ha esordito nel mese di agosto 2015 con un incontro sulla sicurezza svoltosi a Sezze. “Un territorio da difendere?”, questo il titolo della manifestazione, che vedrà alternarsi sul palco amministratori locali, comitati, associazioni ed esponenti della società civile. Modereranno l’incontro il presidente della Con-Tatto Edizioni, Lidano Lucidi, e il direttore di MondoRe@le Quotidiano Online, Simone Di Giulio. “Abbiamo scelto Cori – ha spiegato Lidano Lucidi – perché è una realtà viva e dinamica e perché di recente ha avuto un problema di sfruttamento del territorio con la vicenda delle cave. A Cori abbiamo trovato la disponibilità del sindaco Tommaso Conti e degli amministratori e siamo felici di portare le nostre capacità organizzative a disposizione della comunità”. Dello stesso avviso Simone Di Giulio, direttore di MondoRe@le: “La nostra posizione sul referendum è chiara, ma ciò non vuol dire chiudersi a riccio e non ascoltare le ragioni di chi la pensa diversamente. Il tema è più serio di quanto non si creda e ci è sembrato opportuno mettere a disposizione i nostri strumenti per parlarne ed affrontarlo con serietà”. La manifestazione vanta anche la presenza e la copertura mediatica di EtWebTv. Sarà videoregistrata e verrà condivisa sui canali delle tre associazioni coinvolte. L’appuntamento è fissato per le 17 presso Palazzetto Luciani, in piazza S.Oliva a Cori.


8 febbraio 2016

a cura del prof. Michele Santulli

Le Paludi Pontine, l’ecosistema più significativo d’Europa

Sopra un dipinto del pittore inglese Robert Hillingford eseguito alla metà dell'800

Un capitolo della storia d’Italia così tragico da comprenderne quasi il silenzio che lo circonda, anche un luogo a tutti noto ma a tutti sconosciuto. Qui appresso andiamo a ricordarne al lettore una pagina che illumina e getta luce sulla esistenza terribile della umanità ciociara attiva nell’immenso territorio a Sud di Roma, il latifondo incoltivato e le Paludi Pontine

Già le Commissioni Parlamentari dopo il 1870 avevano dichiarato questo territorio essere il più arretrato del Paese e già quasi cinquant'anni prima il Gregorovius aveva  notato perfino che le bestie vi erano meglio tenute e nutrite che gli esseri umani.

Nel contesto del fenomeno migratorio, in essere già dalla metà del 1700, verso lo Stato della Chiesa e al di là delle Alpi, con abbrivio dalla Valle di Comino in Alta Terra di Lavoro (Regno di Napoli), quello verso le Paludi Pontine ha il sapore quasi di tragedia: pur se limitato a poche migliaia di anime di presenze, se sommate nel corso degli anni costituiscono una cifra spaventevole. 

Le Paludi Pontine erano una regione immensa che si estendeva  all’incirca dal Sud dei Castelli Romani fino a Terracina, limitata a Est dalla Via Appia e a Ovest dal Tirreno.  

Fittamente ricoperta di alberi di alto fusto, quasi impenetrabile, solcata da corsi d’acqua, interrotta da stagni e radure, abitata da una fauna inimmaginabile di volatili di quadrupedi e di rettili, era l’ecosistema più significativo d’Europa. I cacciatori romani, ancora di più i bracconieri, avevano a disposizione un paradiso di volatili di ogni tipo, di cinghiali, di cervi, senza contare la ricchezza e varietà di pesci. Le condizioni ambientali quasi tropicali erano tali che la non comune fertilità del suolo e la vegetazione  lussureggiante, offrivano abbondanza e varietà di prodotti commestibili: ma ciò che da sempre teneva lontani i visitatori era principalmente la malaria mortale e anche il numero delle vipere. 

Le rade popolazioni locali quasi tutti paesetti appollaiati sui Monti Ausoni o Lepini, non avevano impellenti necessità di contatti con le Paludi. Al contrario, gli immigrati dalla Valcomino prima e da tutti gli altri paesi sia della Ciociaria Frusinate principalmente e dal Cassinate poi, erano mossi da esigenze primarie esistenziali per cui iniziarono a poco a poco l’assalto vero e proprio delle Paludi, e non alle propaggini. 

Un territorio immenso abitato da nuclei lontani chilometri l’uno dall’altro, fuori da ogni contatto sociale, abbandonati a sé stessi: nelle radure, le cosiddette ‘lestre’, i poveri ciociari erigevano le loro capanne di paglia a cono e accudivano alle loro occupazioni e se  ne  possono immaginare le condizioni sia igieniche e sia ambientali: terribili. Senza scuola, senza chiesa, senza nulla, a guisa degli animali che abitavano intorno. 

E la morte che mieteva vittime a ogni momento, specie tra i piccoli. L’unica cautela che gran parte di loro prendeva era quella di allontanarsene nei mesi di luglio e di agosto, quando la zanzara mortifera era più attiva, e andare a prestare la loro opera  nei paesi al di là della Via Appia o nei paesi di origine, per poi tornare a settembre: le festività di San Michele e San Giovanni Battista erano di regola i punti di riferimento della umana transumanza. Molti grandi pittori dell’Ottocento e non pochi del Novecento, hanno ritratto in particolare i loro spostamenti sui ‘sandali’ (le imbarcazioni a fondo piatto tipiche della Palude) e  i loro volti smunti e minati dalla malaria. Nel corso degli anni mai nessuno si era preoccupato della esistenza e delle condizioni di queste creature: solo dopo oltre due secoli ci si avvide della loro presenza!

Infatti l’inizio dell’alfabetizzazione e della profilassi anti-malaria si registra verso la fine dell’’800 e  nei primissimi anni del  ‘900, per iniziativa di alcuni personaggi che fanno parte della Grande Storia della Ciociaria ma anche di quella della solidarietà umana in generale: lo scrittore giornalista Giovanni Cena, la sua compagna scrittrice e giornalista Sibilla Aleramo, Angelo Celli medico e immunologo con la moglie infaticabile e appassionata  Anna Fraentzel, tedesca, il maestro e pedagogo Alessandro Marcucci e altri benemeriti e esemplari tra cui Duilio Cambellotti pittore e scultore che diede un contributo infaticabile specie nella redazione dei libri scolastici e i pittori  Giacomo Balla e G. A. Sartorio e altri. 

Un impegno eccezionale faticosissimo rivolto in due direzioni: la scolarizzazione che sola può riscattare e aiutare a capire e poi la lotta alla  malaria micidiale: in questo secondo contesto ci imbattiamo nella figura di Ettore Marchiafava originario di Patrica che assieme al citato Angelo Celli riuscirono a scoprire la causa e origine della malaria e a debellarne gli effetti mortali. 

Angelo Celli in particolare che oltre alla professione medica, siedeva anche nel Parlamento, moltissimo con il sostegno della moglie e di Ettore Marchiafava e anche degli altri benefattori, si adoperò per la distribuzione gratuita del chinino, il rimedio efficace contro il morbo. 

Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Anna Fraentezel, Alessandro Marcucci per anni si impegnarono, a proprie spese, in una opera di volontariato e di umanità di cui non è facile rinvenire l’eguale: erano loro che andavano a ritrovare nei luoghi, specie i bambini da educare, a impostare punti di incontro in capanne appositamente realizzate, distribuire chinino, a individuare con pericolo delle proprie vite i numerosi nuclei umani sparsi nell’infido territorio. 

Solo verso il 1907, con l’aiuto anche del Comune di Roma il cui sindaco in quegli anni era Ernesto Nathan indimenticabile, iniziarono a impiantare scuole e centri di raccolta un po’ dovunque nella Campagna Romana e ai limitari della Palude. I loro soli oppositori erano i proprietari terrieri che mal vedevano che i loro lavoratori godessero dell’arma pericolosa della istruzione e una certa chiesa che si vedeva espropriata di certe iniziative. 

Ma questo delle ‘scuole dei contadini’ fu un episodio, perché iniziative di siffatto respiro non possono essere portate avanti da uno sparuto gruppo di benefattori e di volontari: e infatti lo Stato arriva, se arriva, in ritardo:  invero gli umili e i derelitti della società non fanno storia, specie sotto certi regimi, non decidono nulla, non hanno autorità!  

E la pagina finale definitiva dei luoghi venne effettivamente con la Grande Bonifica Mussoliniana che tutto cancellò e trasformò

Resta comunque imperdonabile che in tutta la Ciociaria questi personaggi e altri siano completamente ignorati e accantonati, anziché tenuti a mente quali episodi luminosi e punti di riferimento rarissimi della umanità e dell’amore. 

Sotto un dipinto del pittore francese Ernest Hébert eseguito alla metà dell'800  


7 febbraio 2016

Comunicato stampa

UTOPIA 2000 apre due nuove comunità per minori a Spello, presso Umbraflor
Con tale ulteriore iniziativa, che rientra in una politica di espansione, contaminazione e confronto, la Cooperativa punta anche a rafforzare la diversificazione delle proprie attività
Dopo le quattro Comunità di Gualdo Cattaneo (una socio-educativa per minori e tre per bambini con genitori, di cui due avviate nei giorni scorsi) e l’Agriturismo «Le Grazie» di Bevagna, la Cooperativa Utopia 2000 onlus apre in Umbria, a Spello, in provincia di Perugia, presso UmbraFlor, azienda vivaistica regionale, altre due Comunità socio-educativa per minori. Verranno inaugurate sabato 13 febbraio alle 11 e saranno ospitata in una delle palazzine del Vivaio «Il Castellaccio», ristrutturata e appaltata per fini sociali. Utopia2000 opera in Umbria da un paio d’anni e da sempre, sin dalla sua nascita, sui Monti Lepini dove tuttora gestisce un Gruppo appartamento per minori e l’asilo comunale «Il Bruco Verde» di Cori. 

E proprio in questo comprensorio aprirà un ‘altra Comunità: entro la fine di febbraio a Roccagorga. Con tale ritmo, visto che altri territori hanno manifestato interesse alle sue iniziative, nel giro di poco tempo diventerà una delle maggiori realtà italiane nel settore del sociale. Oltre a questa sua «politica di espansione, contaminazione e confronto», Utopia 2000 sta in contemporanea diversificando la propria attività: la gestione dell’Agriturismo «Le Grazie» e relativa produzione di olio ne è un esempio. Un altro esempio è lo studio che avvierà con la stessa UmbraFlor per realizzare interventi di agricoltura sociale nei terreni dell’azienda vivaistica rivolti ai minori ospiti della Comunità e ai giovani del posto. 

Da ricordare che la Cooperativa è stata la prima e finora unica impresa in Italia a sposare il «for benifit», una forma di solidarietà in cui chi l’adotta, destina tutti i propri profitti a beneficio della collettività con l’obiettivo di contribuire a costruire il bene comune. Tornando all’inaugurazione della nuova Comunità per minori a UmbraFlor, a far gli onori di casa sarà il suo amministratore unico: l’ex sindaco di Spello Sandro Vitali. Interverranno: Catiuscia Marini e Donatella Porzi, rispettivamente presidente della Regione Umbria e presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Barberini, l’assessore regionale ai Servizi sociali Fernanda Cecchini, il consigliere regionale Gianfranco Chiacchieroni, il sindaco di Spello Moreno Landrini, il sindaco di Gualdo Cattaneo Andrea Pensi, altri sindaci del territorio. il direttore dell’Ati (Ambito territoriale intergrato) Fausto Galilei, il Prefetto e il Questore di Perugia. Hanno assicurato la loro presenza: il sottosegretario agli Interni Giampiero Bocci, le senatrici Valeria Cardinali e Nadia Ginetri, gli onorevoli Walter Verini e Giampiero Giulietti e il presidente del Tar delle Marche Franco Bianchi. 

Poiché la «politica» portata avanti da Utopia2000 punta anche a favorire il dialogo e lo scambio socio-culturale fra l’Umbria e il Lazio, a rappresentare quest’ultima regione saranno l’assessore ai Servizi sociali Rita Visini, il consigliere regionale Enrico Forte e il vicepresidente Slow Food Lazio Tommaso Iacoacci. Per la Provincia di Latina invece sarà presente il vicepresidente Giovanni Bernasconi, mentre per i Monti Lepini interverranno sindaci, assessori e consiglieri dei comuni del comprensorio e Quirino Briganti, amministratore unico della Compagnia dei Lepini, società di sviluppo locale. 


30 gennaio 2016

a cura del prof. Michele Santulli

Roma e il destino del Lazio

“L’ombra di Roma” così qualcuno ha definito la vasta regione che si distende solenne da venticinque secoli, ai piedi della Capitale. E qualche altro studioso l’ha denominata  “matrice di Roma”. Invero non v’è in Italia una regione storica o un territorio che anche lontanamente si avvicini al ruolo giuocato da questa regione: all’inizio era la terra degli Ernici e dei Volsci e dei Sanniti, poi sotto Augusto si chiamò Campania Regio Prima, poi Latium Novum, poi Campagna di Roma, poi Dipartimento del Circeo con capitale Anagni, poi divisa in due Marittima e Campagna, poi ancora altre denominazioni, fino a pervenire alla dissoluzione finale: spezzò e frantumò infatti tale unione e nesso secolari, la riorganizzazione amministrativa Mussoliniana allorché furono istituite e create  ex novo  tre province autonome e indipendenti: quella di FR, quella di Roma naturalmente e quella di LT: alla provincia di FR fu correttamente accorpato il territorio compreso tra i fiumi Garigliano e Liri, amministrativamente già provincia del Regno di Napoli: da allora, dal 1927, il patrimonio comune e le comuni radici di venticinque secoli, sono state completamente neglette e dimenticate e la generale identità oscurata

Tutte le appellazioni surricordate della regione ’ombra di Roma’ da ottanta anni frantumata, sono state rimpiazzate e sostituite già dalla fine del 1700 da un’altra connotazione, pure essa spirituale e sentimentale, più precisamente: folklorica e cioè Ciociaria

In alcuni passati interventi abbiamo tracciato anzi richiamato alla memoria una lunga serie di convergenze, attinenze e confluenze che testimoniano e marcano la secolare e intima interdipendenza e simbiosi tra Roma e la Ciociaria.

Oggi le Province sono state dichiarate dissolte e la Ciociaria è di fronte ad una nuova rivoluzionaria contingenza: se nuovamente perdere, e questa volta definitivamente, la sua identità e venir strappata  dal libro della Storia e dell’Arte oppure ritornare al grembo originario e cioè alla Madre Roma e continuare a vivere. E l’esito di tale terribile evenienza è nelle mani dei sindaci ciociari della provincia di Frosinone, di Latina e della Provincia di Roma (Simbruini, Colleferro, Subiaco, ecc.) e naturalmente dei suoi uomini politici. 

Tutto lascia ritenere, in aggiunta, che il ruolo determinante e risolutivo sarà, a mio avviso, nelle mani dei cittadini stessi, vale a dire di tutte le associazioni e sodalizi, di ogni genere e nome e altrettanto determinante la parte giocata dagli insegnanti e dai loro scolari e studenti: ci troviamo nella medesima situazione di ottanta anni addietro: con la differenza che allora a prendere le decisioni era un solo uomo, ora a più grande  garanzia, vi è la democrazia, se partecipata.

Giace già in Parlamento una proposta di Legge presentata da due Parlamentari che nelle ipotesi da loro previste di accorpamento delle regioni al fine del ridimensionamento del numero delle medesime, la provincia di Latina e quella di Frosinone sono previste entrambe accorpate ad una macro regione tirrenica con Capitale Napoli, mentre Viterbo ad una macro regione appenninica con capitale Firenze, e Rieti ad altra regione adriatica con possibile capitale Ancona o Pescara: ciò significa che il Lazio, una volta patria della Campagna di Roma, della Tuscia, della Sabina e dell’Agro Romano, cioè la regione più antica d’Italia, quella che ha creato la Civiltà Romana e quella  Etrusca e che ha dato i natali, e ospitata da sempre sul suo suolo, alla Chiesa Cattolica, secondo questo progetto governativo, risultanza di squadra e riga, scomparirà letteralmente dalla carta geografica dell’Italia! 

L’unicità della regione Lazio nonché la sua vicenda storica, crediamo e siamo convinti, pertanto, che sono patrimonio e consapevolezza della cultura nazionale e di conseguenza nessuno accetterà, anche in Parlamento, che essa possa venir disgregata e dissolta, come tale progetto governativo lascerebbe prevedere: l’esito programmatico ragionevole non può essere che il solo logico e storicamente valido: l’aggregazione delle quattro province a Roma Metropolitana, cosa che equivale alla sussistenza e sopravvivenza imperative e irrinunciabili dell’attuale Regione Lazio. Ma la partecipazione e la presa di coscienza dei sindaci e delle associazioni e dei sodalizi e delle scuole, a partire da adesso, sono indispensabili al fine del mantenimento e salvaguardia della Regione Lazio. La discesa in piazza dunque per la conservazione della propria identità e della propria storia è opera immediata e rigorosa dei sindaci, dei cittadini e delle associazioni e delle scuole delle quattro province nel segno della comunanza degli obiettivi e finalità. Naturalmente l’opera di stimolo e di sensibilizzazione e anche di organizzazione ci si aspetta che sia incombenza risolutiva anche da parte dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani che, in verità, ha già iniziato a lanciare le prime pietre nello stagno.


18 gennaio 2016

comunicato stampa

Sonia Ricci si dimette da assessore regionale

La setina Sonia Ricci si è dimessa dalla carica di assessore regionale. Lo ha fatto con una lettera rivolta al presidente Nicola Zingaretti in cui si legge: “Caro Presidente – scrive in una lettera a Nicola Zingaretti – ho deciso di rassegnare le dimissioni dall’incarico di Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca. Un incarico conferitomi al seguito della tua straordinaria vittoria elettorale, alla quale penso e spero di aver dato il mio piccolo contributo, convinta che tu fossi la persona più giusta per iniziare una stagione di vero cambiamento per la nostra regione. Come sai, il mio mandato aveva un termine preciso legato a degli obiettivi: riuscire a spendere tutti i fondi europei della vecchia programmazione 2007/2013 e portare l’agricoltura al centro di una strategia di rilancio economico e di sviluppo dell’intero territorio. In due anni e mezzo, grazie alla splendida squadra da cui sono stata supportata, fatta di uomini e donne dotati di grande dedizione e passione, siamo riusciti a spendere 342 milioni di euro, il 50% delle risorse disponibili di una programmazione avviata ben 9 anni prima, non rimandando indietro in Europa nemmeno un centesimo dei 700 milioni di euro complessivi. Abbiamo, inoltre, avviato, dopo un lungo lavoro al tavolo della Conferenza Stato-Regioni, la nuova Programmazione di Sviluppo Rurale 2014/2020, riuscendo ad avere 77 milioni di euro in più rispetto alla precedente, ottenendo per l’agricoltura del Lazio 780 milioni di euro. Sono stati anni di grandi sfide – ha continuato Ricci – : da una nuova veste della promozione agroalimentare, che ha visto un intero Sistema Lazio protagonista, al bando di terre pubbliche inutilizzate a beneficio dei giovani; dall’apertura delle Case dell’Agricoltura, veri e propri punti di raccordo nelle province, al rilancio dei mercati contadini; dal confronto con tutti i soggetti coinvolti per la costruzione del nuovo PSR sino ad arrivare ad Expo, culmine di un cammino percorso insieme. Abbiamo scritto insieme una pagina per il futuro del settore dal quale provengo e al quale sento di voler tornare, accettando nuovamente il mio incarico in azienda. Torno alla mia professione certa di aver portato a termine il mandato che mi avevi assegnato. Con i risultati sin oggi ottenuti e gli obiettivi raggiunti, il Lazio si e’ rimesso sul percorso giusto per affrontare, in un clima diverso da quello che abbiamo ereditato, le sfide future. Se pur da un luogo diverso, sarò sempre dalla tua stessa parte e con la stessa convinzione nel vedere in te una grande opportunità per la nostra regione”.


9 - 17 gennaio 2016

comunicato stampa

Esposizione collettiva "Pagine d'Artista" 

Lepini Magazine e l'Associazione Culturale Sogni d'Arte vi invitano all'esposizione collettiva che si terrà dal 9 al 17 gennaio presso lo Spazio Comel di via Neghelli, 68 a Latina.
Si tratta di un evento di arte integrata di pittura, scultura e scrittura dove sarà possibile ammirare le opere di 14 diversi artisti.
L'inaugurazione ci sarà sabato 9 gennaio alle ore 18.


anno 2016