notizie dal territorio

provincia di Latina

 

anno 2015

 

>>>

26 dicembre 2015

a cura del prof. Michele Santulli

Ancora su Ciociaria e Roma nel 1800 

Cogliamo l’occasione dell’apparizione sul mercato antiquario di un antico manifesto molto particolare  per continuare sul nostro tema della ciociarizzazione di Roma dell’800, a gratificazione e informazione del lettore anche se non pochi, inconsapevoli, inorridiranno  della ‘ciociarizzazione’ di Roma, molti altri, al contrario, se ne stupiranno:  eppure questa è una pagina  estremamente significativa   strappata via dal libro della storia. Certo che è imbarazzante, qualcuno dirà, la città dei Cesari e dei Papi collocarla affianco ai ciociari, tanto vilipesi! Abbiamo già illustrato e documentato tale storica parentesi e ora vogliamo documentarla ulteriormente. Il manifesto come si vede è una pubblicità dell’inverno 1900-1901 a proposito della istituzione di un collegamento di un treno espresso bisettimanale di lusso Parigi-Roma e si ammira la ciociara in primo piano anche essa simbolo di Roma, come Castel Sant’Angelo, la Scalinata o il Colosseo: anche per l’autore del messaggio, un artista spagnolo dell’epoca, era fatto acquisito che la popolazione di Roma fosse la bella ciociara nel suo scintillante costume pur se, in questo caso, con le scarpe e non le cioce ai piedi. 

Ricordiamo inoltre che la Roma papale, pur non essendo mai stata genitrice di arti e di letteratura nella sua storia, nel corso della seconda metà dell’ottocento fu la culla inusitata di una quantità di artisti soprattutto pittori specializzati in massima parte in opere pittoriche che decantavano e illustravano la Città Eterna, i suoi monumenti e campagna, un numero veramente cospicuo: fu una produzione sconfinata, soprattutto di acquerelli che grazie alle continue presenze di turisti e di pellegrini, trovarono facile accesso letteralmente in ogni angolo del pianeta. E gli abitanti di Roma che vediamo numerosi su tutte queste opere erano solo ed esclusivamente ciociari. Cioè il ciociaro era parte integrante di Roma come il Portico di Ottavia o S.Pietro o il Pantheon. Da ricordare anche che la Roma papale di Pio IX era retta da numerosi cardinali ciociari, originari di Ceprano, di Santopadre, di Sonnino, di Gorga, di Boville, di Veroli che ne costituivano la segreteria o le alte sfere, senza scendere nelle categorie più basse che erano sostanzialmente occupate solo da preti ciociari. 

Erano quei ‘cardinali ciociari’ che suscitavano le aspre critiche dei Gesuiti e che Benedetto Croce più tardi ancor più biasimò in quanto primitivi e arretrati e non ricettivi delle nuove ideologie e scoperte che scuotevano l’Europa. La presenza ciociara a Roma era attiva e di grande successo e ammirazione anche nelle lettere, nelle scienze, nella dottrina: lo scienziato che con altri studiosi tra cui Angelo Celli, scoprì il germe patologico mortale della malaria che aveva imperversato per venticinque secoli alle porte di Roma e nelle Paludi Pontine, fu un medico originario di Patrica, Ettore Marchiafava che diverrà anche il medico personale del Papa e di Casa Reale; nelle lettere e nella letteratura occupavano posizioni di ammirazione Augusto Sindici originario di Ceccano e Cesare Pascarella originario di Fontana Liri con le loro composizioni poetiche in dialetto romanesco, oggi ancora più gustose di prima, se prese tra le mani; giornalista e romanziere celeberrimo fu Giustino Ferri da Picinisco; critico d’arte e letterario ed esteta stimatissimo fu Angelo Conti da Arpino del quale ha delineato un bel ritratto il nostro Marcello Carlino; una nicchia particolare si ritagliò Attilio Taggi da Sgurgola, noto come l’usignuolo della Ciociaria, grazie alle sue composizioni poetiche delicate e dolci, scritte in dialetto ciociaro, oggi anche queste ancora più gradevoli e gratificanti. Nella musica e nel canto eccelsero, a livelli europei e non solo a Roma, Filippo Coletti, di Anagni, baritono esimio stimatissimo da Giuseppe Verdi, e Elisa Ciccodicola da Arpino, pianista magistrale. Nella lotta e tenzone politica dell’epoca, si distinsero Luigi Angeloni da Frosinone che fu obbligato a trascorrere la sua vita in esilio continuo all’estero per i suoi ideali libertari e il suo  manco di compromessi; Pietro Sterbini da Sgurgola che fu parte attiva nei moti mazziniani romani e che poi, perseguitato, dovette rifugiarsi a Napoli dove anche lasciò traccia imperitura della propria temperie: infatti fondò un quotidiano, ancora oggi in vita e circolante, al quale diede il nome della amata ‘ROMA’. 

Anche il mondo accademico romano dell’epoca ebbe un rappresentante ciociaro assurto ai primi posti della scena cittadina sia per l’alta qualità scientifica dell’insegnamento impartito -i suoi studenti lo chiamavano ‘il professorissimo’-  sia per il fattivo e persistente impegno civile, Antonio Labriola da Cassino: sempre presente nelle lotte sindacali affianco degli operai in quel momento particolare della società romana totalmente in balia di palazzinari e speculatori voraci e assetati e sia anche per il continuo impegno sociale finalizzato alla liberazione da schemi e concetti ormai fuori del tempo, facendosi  per esempio, coi suoi studenti,  acceso promotore della riabilitazione di Giordano Bruno, il filosofo bruciato vivo il 17 febbraio 1600 da una Chiesa fondamentalista e integralista, e anche della erezione della sua statua in Piazza Campo dé Fiori. In questo scorcio di secolo brillarono veramente nella Città Eterna due altri personaggi ciociari, uno nella scultura, Ernesto Biondi da Morolo, autore de ‘I Saturnali’ alla Galleria Naz. d’Arte Moderna, e l’altro un eccelso tenore di livello europeo, Evangelista detto Evan Gorga da Broccostella, che lasciato il canto, diede sfogo alla sua anima di collezionista di oggetti d’arte e di strumenti musicali mettendo assieme nell’arco degli anni una collezione inimmaginabile, consistente -sembra incredibile- di centinaia di migliaia di pezzi, di oggetti anche tra i più disparati: oggi il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma è dedicato a Evan Gorga.  


27 novembre 2015

comunicato stampa

Factory10 presenta: Fotografie stellari

Una serata dedicata alla fotografia astronomica.

Venerdì 27 Novembre 2015 Factory10 propone un imperdibile appuntamento con la fotografia dedicato, questa volta, anche agli appassionati di astronomia.

Nella cornice del Photocafè, il classico appuntamento che permette a tanti appassionati di conoscere da vicino i fotografi invitati, Factory10 avrà il piacere di ospitare Corrado La Rana in un incontro alla scoperta della fotografia astronomica.

Da quando ho lanciato il mio primo sguardo verso il profondo del cielo, non ho più voluto smettere…” : inizia così il racconto di Corrado a chi gli chiede come è nata questa particolare passione. Armato di telescopio e di macchina fotografica reflex, sfrutta ogni notte propizia per arricchire la sua galleria personale di fotografie che ritraggono galassie, nebulose, ammassi stellari ed altri lontanissimi oggetti celesti. Fotografie dotate di un fascino disarmante, che incantano lo spettatore riuscendo a portarlo direttamente lì … nei posti dove nascono i sogni.

Corrado racconta che l’astrofotografia è un hobby alla portata di tutti: è indispensabile però conoscere il processo che c’è dietro ad ogni foto, dalle tecniche di ripresa al successivo trattamento delle immagini, per evitare brutte sorprese che potrebbero scoraggiare anche i più volenterosi.

Durante la serata si parlerà delle varie problematiche della fotografia astronomica e delle relative soluzioni, di attrezzature, di tecniche di ripresa e di post-produzione.

Se siete pronti a lanciarvi in una nuova sfida, a puntare i vostri obiettivi verso il cielo notturno e scoprire i colori dell’Universo, Corrado vi aspetta Venerdì 27 Novembre presso la sede di Factory10 alle ore 19.00, per condividere le sue esperienze maturate nel campo dell’astrofotografia e per strabiliarci con le sue spettacolari fotografie!


10 novembre 2015

a cura del prof. Michele Santulli

Ciociaria e Roma nel 1800 

Proseguiamo la nostra cronaca dei vincoli e relazioni unici e inimmaginabili tra Roma e la Ciociaria, a gratificazione e ad acculturamento. Nel corso del 1800 si registra un terzo momento di apoteosi della Ciociaria cioè quello che possiamo definire la ciociarizzazione di Roma: il termine si spiega da solo. Non si spiega invece perché questa pagina gloriosa sia completamente ignorata, quasi strappata via dal libro della Storia, da tutti.  

I ciociari sono stati parte primaria  e integrante di Roma sin dagli inizi della storia: uno studioso ha scritto felicemente: ‘sono stati complementari l’uno dell’altro’. Dalla metà circa del 1700  inizia a registrarsi una realtà nuova e  mai vista di tali proporzioni cioè una invasione vera e propria di umanità  sia dai territori napoletani di Alta Terra di Lavoro  (Valcomino, Cassinate, Sorano) sia da località papali (Boville, Veroli, Morolo, Monte S.Giov.Campano, Strangolagalli, ecc.)  che si disperde nelle Paludi Pontine e nelle località sia marittime  sia montane della Ciociaria pontina: Terracina, Anzio, Sezze, Sonnnino, Cisterna, Velletri…  

E poi il traguardo ambito e ancestrale, Roma, a migliaia, un flusso continuo e permanente, a ingrossare le presenze esistenti. Gradualmente diventano parte integrante del tessuto connettivo della società romana per quanto riguarda certi aspetti particolari della quotidianità, specie con  riferimento alle donne: le domestiche, le balie, le lavandaie, le donne di fatica, le stiratrici, le filatrici  e poi quelle invece diciamo, sociali: la chiromante, la indovina, la ballerina, la fioraia, la venditrice di ortaggi, la cameriera nelle innumerevoli trattorie, la mendicante, la suonatrice di organetto, la rigattiera, la modella. Un universo colorato e multicolore che ruotava attorno a Piazza di Spagna, a Piazza Fontana di Trevi, a Piazza Barberini, a Piazza Farnese, alla gloriosa e ora scomparsa Piazza Montanara, luoghi in ogni momento dell’anno affollati di pellegrini, di artisti e di viaggiatori.

Le cronache registrano che a quest’epoca, siamo nella prima metà del 1800, la popolazione della Caput Mundi era di poche decine di migliaia di abitanti, tutti assiepati nell’ansa del Tevere e dall’altra parte del fiume: almeno diecimila erano i ciociari, in continuo incremento. Se si riflette un istante a quante unità potesse ammontare il clero, a quante quelli che vi ruotavano attorno, a quante le famiglie nobili, che gli Ebrei chiusi nel ghetto erano almeno 5000, se si pensa a quanta parte degli abitanti  dipendeva sia dal clero sia dai nobili, allora si può ben comprendere che la popolazione di Roma vera e propria, quella originaria, che costituisce cioè il nucleo di una comunità, quella per intenderci descrittaci dal Pinelli, era ben poca cosa numericamente, qualche decina di migliaia come detto. 

Prorompente e imponente era al contrario la presenza dei ciociari, ancora più visibile grazie agli abiti sgargianti e agli strani calzari. E questo fenomeno così significativo, quasi rivoluzionario, la ciociarizzazione di Roma, fu già rilevato e riconosciuto nelle alte sfere della gerarchia come fatto compiuto: infatti nel 1854 allorchè l’8 dicembre fu proclamato da Pio IX il Dogma della Immacolata Concezione, nel quadro commemorativo dell’avvenimento, oggi sempre appeso nei Musei Vaticani, la popolazione di Roma era rappresentata solo da ciociari. E nella segreteria di Pio IX, il papa dell’epoca, siedevano quasi tutti cardinali ciociari, di Ceccano, di Gorga, di Anagni, di Santopadre, di Sonnino con palese disdegno dei Gesuiti di ‘Civiltà Cattolica’  avverso i ‘cardinali ciociari’ che secondo loro erano l’anima nera del papa. E sempre in quest’epoca circolava nel Piemonte una stampa in cui una bella donna con la corona in testa, l’Italia, ormai unita, chiedeva al re di affrettarsi a liberare Roma e così completare la unificazione: e Roma, in questa immagine, era raffigurata da una ciociara con i segni papali! E allorché Roma fu ‘liberata’, perfino sulla stampa americana apparve in prima pagina una immagine in cui si vedeva Roma, impersonata da una nobildonna, che salutava con una mano il bersagliere liberatore e con l’altra il ciociaro liberato suo abitante. 

E nel Museo del Risorgimento di Milano si ammirano due grossi quadri commemorativi della liberazione di Roma in cui i due artisti (di cui uno Enrico Gamba) illustrano l’Italia che abbraccia Roma ormai liberata, raffigurata sotto le spoglie di una avvenente ciociara. E sempre in questo periodo turbolento anche per Roma, 1845/60, il grande pittore Gerolamo Induno immagina in un suo splendido quadro un laboratorio a Roma dove tre o quattro donne stanno confezionando le bandiere della insurrezione: e le sarte cucitrici sono tutte ciociare nei loro magnifici costumi. 

E qualche anno più tardi il Carducci al cospetto della devastazione immobiliare della Roma antica che cadeva ogni giorno  a pezzi sotto il piccone profanatore, non solo si scagliò con veemenza contro gli autori di tale mostruoso scempio quanto apostrofò in malo modo pure la popolazione che assisteva indifferente e ignava a tale spettacolo di annientamento: e anche per Carducci il popolo romano era rappresentato dal ciociaro che “nella folta barba passa e non guarda...”. E pochi anni fa Alberto Moravia, sempre innamorato di Roma antica, in un articolo sul ‘Corriere della Sera’ scriveva (cito a memoria) : “Roma nel 1800 rappresenta un caso unico nella storia delle grandi città poiché anziché essere stata essa  stessa a  condizionare e a dare la sua impronta a tutto il suo territorio circostante, come è la normalità, è stata in questo caso, al contrario,  la campagna  che ha imposto la propria impronta alla  città!” 

E la campagna è solo ed unicamente la  presenza ciociara attiva sia nell’Agro che soprattutto nell’Urbe. Continueremo in un prossimo intervento a documentare con altri fatti la ’ciociarizzazione’ di Roma nel 1800, questo episodio di fratellanza e di consanguineità unico nella storia,  con l’intendimento di informare prima e di sensibilizzare dopo, tutti gli addetti ai lavori, affinché tale pagina della Storia venga liberata dalla polvere e fatta rivivere. Anche con riguardo a questo particolare momento della fine delle province e dell’accorpamento auspicabile e storicamente ineccepibile  e perfino naturale, della Ciociaria con Roma metropolitana.


31 ottobre 2015

a cura di Alessandro Mattei

Scelta nuovi consiglieri del Cda di Acqualatina, un pasticciaccio
L'Intervento del portavoce Comitato acqua pubblica Di Capua

Il portavoce del Comitato Acqua Pubblica di Sezze, Paolo Di Capua, interviene sulla questione relativa al metodo scelto dai sindaci per selezionare i consiglieri del nuovo Cda di Acqualatina. “ Nella conferenza dei sindaci – afferma Di Capua – i sindaci agiscono come se avessero una super delega in bianco, decidono approvano e deliberano all’insaputa dei rispettivi consigli comunali. Per la selezione dei candidati di parte pubblica del Cda di Acqualatina – aggiunge – la conferenza dei sindaci nel mese di maggio scorso hanno approvato delle modifiche allo statuto (poi confermate) sul quale la società Acqualatina ha subito redatto l’avviso pubblico per la selezione dei candidati”. Insomma, per come è andata la vicenda, a Di Capua non resta altro che parlare di un “nuovo ed ennesimo scivolone dei rappresentanti istituzionali, sindaci caduti dal cielo” . Il portavoce si chiede: “ Come si potranno i sindaci giustificare nei rispettivi consigli comunali nei confronti delle loro maggioranze e minoranze? Alzano la mano approvando tutto inconsapevolmente?”. Il Comitato Acqua Pubblica non crede che i sindaci siano degli sprovveduti perché in ballo ci sono comunque gli interessi pubblici. Difficile, comunque, resta a Di Capua il fatto che “ non ci sia stata lettura del disciplinare e del bando di gara” da parte dei sindaci votanti, ciò a dire che probabilmente “ si nasconde la consuetudine spartitoria delle cariche”. Nella chiosa finale, riferendosi all’ultima conferenze dei sindaci, Di Capua parla anche di “ conflitti istituzionali” e di partiti FI e Pd “ che usano i sindaci e le istituzione come cosa privata”. 


14 ottobre 2015

a cura del prof. Michele Santulli

La Ciociaria e i ciociari

Si è chiusa anche quest’anno la stagione estiva, la stagione dei festivals, delle sagre, delle notti bianche, delle tavolate, delle storie, ecc. Quanto vistosamente colpisce  anche ora  è l’assenza di qualsivoglia riferimento  e richiamo a fatti e uomini sia della storia locale sia della Ciociaria in generale. Se cioè non ci fosse Aquino con il suo ciclo di iniziative su Giovenale e il suo bel piccolo Museo, Roccasecca con il suo evento su Gazzelloni e le altre iniziative su San Tommaso, Arpino con il suo Certamen,  Fondi con i suoi sforzi per portare avanti il discorso della Ciociara, Atina e Ceccano col loro impegno costante nel promuovere anche cultura e sapere, e sicuramente qualche altro evento che sfugge alla attenzione, in Ciociaria si direbbe che il  solo momento aggregante sia quello del mangiamento e del bevimento! Cioè, con parole più semplici, la gente viene presa unicamente e solamente per… la pancia! Come avveniva nel Basso Impero. 

Incredibile e naturalmente assurdo il fatto che mai senti impiegare il termine di: ciociaro o di Ciociaria! Il proprio passato non esiste! Mai! Il senso della patria comune è inesistente: il taglio e la cesura col proprio tempo andato sono totali. 

Potrebbe sembrare quasi che ci sia una volontà nascosta di cancellare la  propria storia e le proprie radici:  invece, in sostanza, è solamente la risultanza terribile della mancanza di opportunità anzi di alternative: la scuola prima di tutte, che ancorata  a certi schemi e a certi parametri,  salvo le dovute eccezioni, è la causa prima dell’ignoranza e dell’assenza di stimoli e di curiosità verso la propria storia; non si può dare la colpa alle altre istituzioni in quanto con la qualità degli uomini politici che le presiedono,  è quasi normale  che la situazione sia quella che si vede. La parola ’Ciociaria’ è sconosciuta, quasi non esiste, il costume ciociaro noto in tutto il mondo,  presente in quasi tutti i musei del mondo, decantato dalla letteratura e dalla musica, più infinitamente degli altri costumi famosi d’Europa, non esiste, peggio ancora non si conosce veramente: in certe società  ci si fa  una gratificazione, un segno di prestigio indossare il proprio costume o  qualche elemento di esso nelle circostanze civili e religiose, personali o pubbliche: da noi zero totale, pur disponendo del costume più bello e soprattutto il solo conosciuto in tutto il mondo, eternato dai maggiori artisti.

 Si fa di tutto per cancellare o degradare o precarizzare, veramente tutto: ancora ci sono personaggi che fraseggiano a dir poco, sulla differenza tra borboni e ciociari, come se ci fosse una differenza! ancora sono in giro personaggi a Sora, ad Arpino, a Cassino,  altrove, che non rifuggono dall’inventare differenze tra ‘ciociari’ e ’napoletani’ e ’borboni’, ancora ci sono personaggi di istruzione che  sognano di ‘Terra  di Lavoro’ e scrivono perfino che essi fanno parte di ‘Terra di Lavoro’ e non della ‘Ciociaria’! Questo è il livello e il degrado: cioè siamo ai tempi di Cartagine o della Tripolitania o della Dacia, ignorando però, per voluta insipienza o misconoscenza o anche per fini contingenti, che la Ciociaria trova la sua origine e il proprio humus proprio in Terra di Lavoro!  

Tali mene  autolesioniste o inconsapevoli come si vuole, comunque  promotrici e fautrici di ignoranza e di false informazioni, in queste ultime settimane sono state confermate, propagate e  propalate al meglio a mio avviso,  perfino apertamente e ufficialmente,  sulla superstrada Sora-Cassino:  targhe bellissime, colorate, sicuramente risultato di architetto insigne, montate su supporti  all’avanguardia lucidi di zecca,  targhe ricche di diciture e di erudite informazioni turistiche che si ritiene  che l’automobilista che viaggia a minimo novanta Km all’ora sia in grado  di leggere e di assimilare, costate ciascuna quanto meno, a mio avviso, tra annessi e connessi, quindici-venticinquemila Euro di soldi pubblici europei, forniscono e illustrano, tra il tanto altro,  un’attualissima  addirittura rivoluzionaria informazione nonché insegnamento da metabolizzare: sono state scoperte  nuova terre, regioni sconosciute, territori inesplorati: ” le Terra di Comino!” e, solo mangerecce: ”Le Terre di S.Benedetto”. Per la gioia degli Almagià e dei Magellano e dei Livingstone! 

E dire che la Ciociaria, vale a dire le tre province di FR, di LT e della parte meridionale di Roma, si trovano ad affrontare oggi  il momento più straordinario e spettacolare della loro esistenza cioè la fine e la dissoluzione delle province e quindi la ipotesi sconvolgente ed inaudita della ricompattazione e riunificazione del proprio territorio quale tramandato e conservato per 25 secoli di storia, fino al Regime Mussoliniano  novanta anni fa che tutto sconvolse e frantumò. Con i presupposti centrifughi e ambigui di cui sopra, risultanza sostanzialmente a mio avviso di pregiudizi e di preconcetti se non di disinformazione vera e propria, sarà arduo far fronte alla grande occasione con le armi appropriate e le motivazioni giuste e la concordia necessaria.


1 ottobre 2015

Ufficio Stampa Comune di Carpineto Romano ufficiostampa@carpinetoromano.it

Convegno "Il Caravaggio ritrovato"
tra i relatori Claudio Strinati e Pietro Folena

Il “mistero” del Caravaggio seicentesco di Carpineto Romano è svelato: il “San Francesco in meditazione” dipinto dal grande maestro lombardo è quello del piccolo centro dei Monti Lepini, mentre quello conservato a Roma nella Chiesa Santa Maria Immacolata Concezione altro non è che una copia. Ma il “mistero” attuale è quello di dove debba essere esposto, o meglio, e più in generale, sul luogo dove debbano essere conservate le opere d’arte: il luogo per cui sono state dipinte e pensate e dove sono state per secoli? Oppure quello in cui sono state portate oggi?

Anche di ciò si parlerà nell’ultimo degli incontri del “Festival della Complessità dei Monti Lepini” dal titolo “Il Caravaggio Ritrovato - Conversazione sul capolavoro di Carpineto a quindici anni dalla sua attribuzione ufficiale”, che si svolge Sabato 3 ottobre 2015 ore 17.30 nella “Sala Caravaggio” del Museo La Reggia dei Volsci di Carpineto Romano,  e che vede tra i suoi relatori lo storico dell’arte Caludio Strinati ed il presidente della Associazione Metamorfosi, Pietro Folena.

Carpineto Romano rivuole il suo Caravaggio e dal Convegno che si svolgerà oggi presso il Museo Civico “La reggia dei Volsci” auspico che possa uscire una petizione rivolta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Enrico Franceschini, affinché si adoperi per far tornare qui il quadro”, afferma il Sindaco Matteo Battisti  “il San Francesco in meditazione è un’opera d’arte universale e come tale i valori di cui è portatore appartengono al mondo intero, ma anche alla Comunità di Carpineto Romano”.

Ritrovato nel 1968 nella Chiesa di San Pietro a Carpineto, inchiodato su una parete ed in pessime condizioni di conservazione da Maria Vittoria Brugnoli, la sua datazione oscilla attorno al 1606, epoca in cui per alcuni mesi Caravaggio, in fuga da Roma per aver ucciso in una rissa un rivale, si rifugiò nei feudi della famiglia dei Colonna, prima di riparare nello stesso anno a Napoli, e forse giunse presso il Convento di San Pietro tra il 1617 ed il 1622, legato ad una committenza del Cardinal Pietro Aldobrandini, ottemperata dalla nipote Olimpia, Signora di Carpineto.

 “Nella immagine del San Francesco in meditazione traspare un mondo la cui identità è sicuramente omogenea, ed è la nostra identità: la sua casa non può non essere il Museo Civico di Carpineto Romano” conclude l’Assessore alla Cultura, Noemi Campagna.


15 luglio 2015

comunicato stampa

Factory10 presenta: Mostra Maratona Fotografica

Mercoledì 22 Luglio 2015 linaugurazione presso i locali dellassociazione dalle ore 19.00

Lassociazione Fotografica Factory10 presenta la mostra dedicata alla terza edizione della Maratona Fotografica Città di Latina.

Levento Maratona Fotografica Città di Latina, questanno giunto alla sua terza edizione, è organizzato dall'Associazione Fotografica Factory10 ed ha lo scopo di unire tutti gli appassionati di fotografia (e non solo), dedicando una intera giornata a valorizzare gli scorci e le ambientazioni più belle della città di Latina, seguendo i temi proposti dallorganizzazione.

Come ogni anno i partecipanti si sono dati appuntamento nella mattinata e, una volta comunicati i temi, hanno avuto a disposizione tutta la giornata per interpretarli e realizzare i propri scatti, cercando di cogliere le sfumature e gli scorci più belli.

In questa edizione la pioggia ha aggiunto un grado di difficoltà alla manifestazione ma i fotografi non si sono fatti scoraggiare, prendendo spunto dalle avverse condizioni meteo per donare ai propri lavori un tocco inaspettatamente noir.

Nella serata del 22 Luglio saranno quindi presentate al pubblico le immagini (circa 50) realizzate dai partecipanti e i due video prodotti durante la giornata della manifestazione, svoltasi il 23 Maggio scorso.

Una splendida occasione per passare una serata in compagnia ed anche per conoscere lAssociazione Factory10, i suoi servizi e le sue tante iniziative.

Lingresso è gratuito ed aperto a tutti.

Per maggiori informazioni : www.factory10.it     info@factory10.it    0773 1761809

Associazione Culturale Fotografica Factory10

Via dei Boi, 10 - Latina


16 giugno 2015

comunicato stampa

Un Volto per Fotomodella

Prima tappa sabato 20 giugno presso il ristorante "Tre Stelle" ALATRI - Frosinone  


16 maggio 2015

comunicato stampa Associazione Culturale Fotografica Factory10

Factory10 presenta: Terza Maratona Fotografica Città di Latina

Sabato 23 Maggio ritorna latteso appuntamento con la Maratona Fotografica

Levento, giunto alla sua terza edizione, è organizzato dall'Associazione Fotografica Factory10 ed ha lo scopo di unire tutti gli appassionati di fotografia (e non solo), dedicando una intera giornata a valorizzare gli scorci e le ambientazioni più belle della città di Latina, seguendo i temi proposti dallorganizzazione. Inoltre questanno lorganizzazione dellevento introduce una grande novità: la sezione dedicata ai VIDEO.

Il programma è piuttosto semplice: durante la giornata di Sabato 23 Maggio, i partecipanti della sezione FOTOGRAFIA dovranno affrontare i diversi temi comunicati di volta in volta nellarco delle 9 ore della manifestazione (dalle 10.00 alle 19.00). Utilizzando la città come set e traendone ispirazione, i fotografi dovranno interpretare i temi proposti secondo il loro gusto personale, scattando le fotografie che poi selezioneranno e consegneranno a fine giornata agli organizzatori.

Tutti i partecipanti che aderiranno alliniziativa consegnando le fotografie a fine giornata, potranno successivamente partecipare ad una Mostra Collettiva, che accoglierà i diversi punti di vista con cui gli autori hanno interpretato i temi proposti.

La novità di questanno è rappresentata dallintroduzione della sezione VIDEO: gli organizzatori assegneranno ai partecipanti un brano musicale della durata di 90 secondi.

Su questo brano si potranno montare un massimo di 9 riprese che riescano a raccontare la città di Latina secondo la personale interpretazione dellautore.

Tra tutto il materiale consegnato, verrano selezionati e premiati i lavori che meglio interpreteranno i temi proposti, con la possibilità di vincere un Corso di Fotografia base o di Photoshop (per la sezione FOTOGRAFIA) e un corso di analisi filmica (per la sezione VIDEO).

Come sempre, nello spirito partecipativo tipico della manifestazione, le iscrizioni sono aperte a tutti e senza vincoli sul mezzo fotografico o di interpretazione. Ciò che non deve mancare è la fantasia e la passione che hanno alimentato anche le precedenti edizioni e che hanno permesso di vivere, tutti insieme, una giornata entusiasmante e divertente!

Per maggiori informazioni : www.factory10.it

Associazione Culturale Fotografica Factory10

Via dei Boi, 10 - Latina

Contatti: info@factory10.it   tel 0773 1761809


2 maggio 2015

comunicato stampa Compagnia dei Lepini

Domenica ai musei gratis per tutti

“Nice to meet you”. Il prossimo 3 maggio è l’occasione giusta  per entrare e conoscere le storie ed i materiali stra-ordinari del territorio tutelati e valorizzati  nel Sistema territoriale dei  Musei dei Monti Lepini.  Dieci luoghi da non perdere. L’epopea di una comunità dai Volsci al “Nuovo Mondo” nel Museo della Reggia dei Volsci di Carpineto Romano; il mito di Ercole ed i misteri dell’Età Medievale nel Museo della Città e del territorio di Cori; il Museo del Paesaggio di Maenza nel Castello Caetani-Aldobrandini; due Musei a Priverno: uno archeologico con utensili, preziosi e stupendi pavimenti a mosaico; uno Medievale a Fossanova con il  racconto di un periodo storico carico di significati; il singolare esperimento di ri-costruzione identitaria dell’Etnomuseo di Roccagorga; il divenire storico, urbanistico e topografico narrato nel Museo archeologico di Segni; due musei anche a Sezze: il Museo archeologico con una narrazione dalla preistoria al secolo scorso ed un Museo dedicato al gioco, al giocattolo alla visione ludica dei bambini. 

Tutti i musei saranno aperti gratuitamente tutto il giorno e proporranno visite guidate. L’iniziativa, promossa dal MIBACT, ha trovato la pronta adesione del Sistema territoriale dei Musei dei Monti Lepini che, a partire dalla prossima domenica 3 maggio, opererà per garantire nel corso di tutto l’anno l’apertura gratuita per le prime domeniche di ogni mese. Si tratta di uno sforzo di non poco conto rivolto a garantire ai cittadini il diritto a partecipare liberamente al patrimonio culturale ed a godere delle arti così come dettato nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” ma è anche rivolto a contrastare l’esclusione sociale per mezzo della cultura favorendo un miglioramento della cittadinanza attiva, della qualità della vita e del benessere delle comunità locali. Per Quirino Briganti, Presidente della Compagnia dei Lepini “il patrimonio culturale, così,  potrà diventare anche un fattore di sviluppo sostenibile, una risorsa per lo sviluppo personale e collettivo, un valore da preservare e trasmettere alle nuove generazioni, stimolo naturale alla coscienza dei valori civici”.


21 aprile 2015

comunicato stampa

Lungo la Via Francigena del Sud: Carpineto Romano


23 marzo 2015

comunicato stampa

“Vivere il Durante Noi per un sereno Dopo di Noi”

Venerdi 27 Marzo 2015 ore 16:00, presso l’auditorium del Comune di Bassiano, si svolgerà l’incontro aperto al pubblico “Vivere il Durante Noi per un sereno Dopo di Noi” organizzato dall’associazione culturale Dopo di Noi e dalla cooperativa sociale Cambia-Menti con il patrocinio del Comune di Bassiano.
L’incontro sarà presenziato dal sindaco Domenico Guidi e vedrà gli interventi dell’assessore ai servizi sociali Giovanna Coluzzi, del presidente dell’associazione culturale Dopo di Noi Francesco Cardarello, del presidente della cooperativa sociale Cambia-Menti Christian Polisena, della responsabile dell’associazione Casaliò di Roma, Dott.ssa Cristina da Empoli e in conclusione dell’On. Ileana Argentin.
Si cercherà di far emergere una maggiore consapevolezza di cosa sia effettivamente il “Dopo di Noi” e l’importanza di operare nel “Durante Noi” e gli strumenti da utilizzare per un più consapevole “Dopo”.
Verranno illustrati quindi progetti per il “Durante Noi”, il  disegno di legge per il “Dopo di Noi”  e l’idea di costituzione di una Fondazione di Partecipazione per il raggiungimento degli scopi sociali nel rispetto delle volontà delle famiglie che vi parteciperanno.

DOPO DI NOI
Il problema del “Dopo di Noi” è un problema di preparazione al Dopo di Noi: ma che cos’è e perché affrontarlo “durante noi e insieme a noi”?
Nella sua brevità e semplicità questa espressione rappresenta una vera e propria angoscia per i familiari delle persone disabili: “e quando non ci saremo più? Cosa ne sarà di nostro figlio, quando noi non ci saremo più?” . 
È la paura dei genitori che hanno figli disabili. 
È l’angoscia per non riuscire a prefigurarsi un futuro: non c’è un modello, ancora poche le esperienze. 
Il “ Dopo di Noi” evoca il venir meno di uno dei perni del nostro sistema socio-assistenziale, la famiglia, e di tutto il lavoro di cura e di assistenza che essa garantisce. 
La famiglia è per tutti il centro di sentimenti e di affetti profondi, la consapevolezza di riferimenti sicuri, di persone e ambienti che sono la tua biografia.
Allora, se la famiglia non è solo un posto letto, il “Dopo di noi” non è e non potrà essere solo un problema di strutture residenziali. Le famiglie, che hanno lottato e lottano per la formazione, per il lavoro e per l’assistenza, che vivono per assicurare ai propri cari una esistenza dignitosa domandano con forza soluzioni non dettate dall’emergenza, che porterebbe la persona disabile ad essere sistemata dove c’è posto, con persone e in luoghi sconosciuti
DURANTE NOI
Per questo è necessario anticipare il "Dopo di noi" al "durante noi", per evitare che, al trauma di una separazione, si vadano ad accumulare ulteriori traumi dovuti a cambiamenti improvvisi.
Come?
Dando l’opportunità alla persona disabile adulta di mettersi alla prova in un ambiente diverso dalla famiglia, ma con il coinvolgimento della famiglia stessa, che avrebbe la possibilità di accompagnare il figlio durante il cammino verso l'autonomia.
Sperimentarsi, quindi, nel distacco: il figlio sperimenta l’allontanamento da casa, ma anche il genitore sperimenta la lontananza da quel figlio. Essere protagoniste di questa preparazione. 
Solo così le famiglie potranno immaginare un futuro possibile per il proprio figlio: un futuro pensato “insieme a noi” e affidato serenamente a qualcun altro, “Dopo di noi”.
Si tratta di un processo lento e graduale, occorre perciò pensare al Dopo di Noi “il prima possibile”.
Quando?
Il dopo di noi per una persona disabile deve cominciare presto; si dovrebbe riuscire ad affrontarlo non al momento dell’emergenza, ma molto tempo prima; si pongono così le condizioni per un percorso che necessita di tempo e di tappe.
CONTATTACI
ASSOCIAZIONE CULTURALE DOPO DI NOI
Via Piagge Marine, 257
04018 Sezze (Lt)
Cell: 3280978813


22 marzo 2015

articolo di Michele Santulli

La soppressione delle ProvinceLe province per fortuna degli Italiani, saranno finalmente e definitivamente eliminate e di conseguenza si comincia già a parlare pur se solo vagamente, che ne sarà dei loro territori cioè delle amministrazioni comunali pertinenti e, per esempio, a quale regione accorparli. Da noi in verità si parla solo delle province di FR e di LT e non della parte meridionale della provincia di Roma e cioè di Colleferro, Segni, Olevano, Subiaco, Paliano, ecc.  e delle località dei Monti Simbruini e Ruffi che pure fanno parte della Ciociaria Storica. Il che lascia già mal presagire: non individuare geograficamente e storicamente il territorio del quale le tre province sono tre componenti, è da ritenere grave malformazione logica, riprova evidente, ancora oggi, della ignoranza e misconoscenza di quanto si sta affrontando. Discettare dunque sulle regioni macroeconomiche e macrogeografiche alle quali aggregare le province di FR e LT  che correttamente si vogliono tenere assieme e indivisibili ma allo stesso tempo ignorando quella di Roma, è riprova evidente di quanto poca coscienza e consapevolezza si ha della situazione reale.  

Una regione per secoli sempre unitaria e uniforme, sia in epoca italica e sia ancora di più in epoca romana poi divisa tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, il cui  nuovo confine era segnato dal fiume Liri e suo prolungamento ideale fino a  Itri e Terracina: ma folkloricamente e socialmente unita e compatta, pur se politicamente come detto in parte napoletana (Alta Terra di Lavoro) e in gran parte papale, fino al 1860/70. In epoca mussoliniana questo territorio coeso e omogeneo  venne  spezzettato in tre  entità amministrative, le attuali province di LT FR e RM, dopo aver correttamente inglobato il suddescritto territorio borbonico tra i fiumi Liri e Garigliano (Alta Terra di Lavoro) alla neo costituita provincia di FR: e, come terza provincia,  la parte meridionale della provincia di Roma la quale si attribuì tutta la fascia dei Monti Simbruini e Ruffi  (Anticoli C.,  Saracinesco, ecc.) fino a Subiaco, Paliano, Olevano, S.Vito, Colleferro, Segni, ecc. gioielli di ciociarità.

La riorganizzazione amministrativa mussoliniana di ottanta anni fa ha rappresentato dunque per il territorio di cui stiamo parlando una gravissima frantumazione e disgregazione che la incoscienza e insensibilità miste a mero campanilismo, delle tre istituzioni relative, le Province di  FR LT e RM,  da allora fino ad oggi, hanno  vieppiù aggravato e scavato fino ad ottenere che le comuni radici e la comune eredità costituitesi  e sedimentatesi durante più di venti secoli di unione e vita comune, venissero completamente ignorate e neglette. Per fortuna la Storia non dimentica e non cancella.

Una frantumazione in verità doppiamente perversa in quanto non solamente divise e separò in tre parti  un territorio omogeneo e armonico quanto ne fece tre entità amministrative autonome e indipendenti l’una dall’altra che in pochi decenni hanno conseguito il risultato funesto di quasi annullare e far dimenticare  una comunanza invece plurisecolare.

Con la soppressione delle Province si presenta dunque sulla ribalta della Storia un sottile enigma da affrontare: riaggregare e riunificare l’antica regione fino al Garigliano o accettare e confermare in toto o in parte, la presente frantumazione e sgretolamento. Cioè rimettere assieme le attuali province di FR e di LT e le città e territori incorporati oggi nella provincia di Roma, oppure procedere ad altre, antistoriche configurazioni territoriali. Crediamo che l’opera dei singoli sindaci è quella che potrà essere determinante poiché il loro ruolo nella nuova situazione ne esce enormemente accresciuto e rafforzato. Nel caso felice in cui si avrà cura di attenersi e perciò di ricostituire l’antica  plurimillenaria regione, la Storia mette già a disposizione la denominazione felice e sola pertinente per circoscrivere tutto il territorio a Sud dei Castelli iniziando dai Simbruini con confine meridionale il fiume Garigliano, orientale gli Appennini, occidentale il Tirreno cioè: Ciociaria. Qualcuno osserverà: ma la Ciociaria non è una entità amministrativa   o geografica o politica o ecc.:  è vero: in effetti essa è qualcosa di più, di molto di più: essa è un concetto certamente folklorico e storico ma, in aggiunta, anche spirituale e sentimentale, il solo storicamente noto e conosciuto e in tutto questo antico territorio oggi diviso tra LT FR e RM le uguaglianze e le uniformità e perciò i vincoli sono veramente diffusi e comuni, visibili, senza artifici politici o geografici o religiosi, a dispetto degli ottantanni bui trascorsi. Ciociaria dunque è la sola denominazione idonea a far rivivere la comune eredità ovunque presente e diffusa ma soprattutto a identificare e a connotare la regione finalmente riunificata.    


15 marzo 2015

articolo pubblicato da Mondo Re@le

Il cammino dell’acqua dalla collina al mare

Riunione operativa, giovedì mattina a Cisterna, incentrata sul progetto “Ninfa, i Caetani, il Cavata ed il Foro Appio: il cammino dell’acqua dalla collina al mare”. Presso la sala giunta del palazzo comunale si sono incontrati i rappresentanti di tutti i 7 partner istituzionali che fanno parte del raggruppamento vincitore del bando della Regione Lazio per la “promozione di itinerari, cibo e cultura”. Presenti dunque i delegati delle amministrazioni comunali di Aprilia, Cori, Sermoneta, Norma, Bassiano e Rocca Massima

A rappresentare Cisterna, capofila del progetto, il vicesindaco Marco Muzzupappa. C’erano inoltre, i rappresentanti della Camera di Commercio di Latina e della Fondazione “Roffredo Caetani”, anche loro partner di questo importante progetto che promuoverà le ricchezze storico – turistiche e culinarie della Provincia di Latina anche presso i padiglioni dell’Expo 2015. Finanziato dalla Regione Lazio, il progetto prevede un intenso programma di appuntamenti caratteristici che tra maggio ed ottobre prossimi si terranno presso i cinque Comuni coinvolti. “Nella riunione – spiega Muzzupappa – è stato definito il programma degli appuntamenti che avremo modo di presentare nel dettaglio in seguito. 

Cisterna è capofila di un progetto che promuove le bellezze del nostro territorio davanti ad una platea internazionale come quella dell’Expo e questo rappresenta per noi, come per gli altri Comuni coinvolti, un’opportunità unica che vogliamo sfruttare al meglio. Inoltre, l’intesa che sta nascendo in questa occasione tra i partner del progetto, può essere la base di partenza per future collaborazioni sempre incentrate sulla valorizzazione e sulla messa a sistema delle risorse territoriali e culturali a nostra disposizione”.


1 marzo 2015

Comunicato stampa

La Cooperativa Impulso di Bassiano vince il premio "Formica d'oro 2015"

Il microbirrificio della Cooperativa Impulso di Bassiano vince il premio “Formica d’oro 2015”. E’ un premio, questo, che il Forum Terzo Settore regionale assegna alle migliori iniziative che nel corso dell’anno sono state realizzate nel Lazio. Il suo obiettivo è quello di dare risalto a queste iniziative e portarle a conoscenza di un pubblico più vasto per favorirne così la loro replicabilità in contesti analoghi da parte di altri soggetti. «Con questo premio - specificano i dirigenti del Forum Terzo Settore Lazio – puntiamo in particolare a segnale e diffondere le buoni prassi, ossia quelle azioni e metodologie che hanno la caratteristica di essere efficaci, innovative e ripetibili nei settori della cooperazione, dell’economia socio-solidale, dell’educazione, dei servizi alla persona, della cultura, dell’ambiente, dello sport, delle relazioni solidali tra i popoli, dell’integrazione, della costruzione di reti, dell’amministrazione pubblica, dell’informazione e quant’altro attinente alle politiche del benessere sociale. Il “Formica d’oro” – concludono i dirigenti del Forum Terzo Settore Lazio – è un premio al buon lavoro». 

Ma oltre il buon lavoro e la produzione “etica” (tre birre: alla carruba, ai fichi e miele e ai fiori di sambuco), è stato soprattutto premiato il coraggio dei quattro soci della Cooperativa Impulso che sono stati “costretti” a trasferirsi a Spello, in provincia di Perugia, per vincere quella sfida che avevano lanciato a Bassiano. Il loro microbirrificio è figlio del “Borgo Solidale”, il progetto con cui la Cooperativa Utopia 2000 sta puntando alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo locale fondato sull’economia socio-solidale in cui la ridistribuzione del lavoro e della ricchezza ne sia il fine. Era stato realizzato all’interno del Parco «Achille Salvagni» gestito dalla stessa Cooperativa Utopia 2000, ma per la miopia della classe politica locale non è stato possibile avviare la produzione. In pratica, è successo questo: proprio per favorire il cammino del «Borgo solidale» e consentire ai quattro giovani soci della Cooperativa Impulso (si è costituita a dicembre del 2012) di costruirsi il futuro seguendo le loro passioni, Utopia2000 aveva messo loro a disposizione una struttura. I quattro ragazzi hanno iniziato i lavori con il consenso del Comune,  proprietario dello stesso Parco. 

Ma quando i lavori sono terminati e gli amministratori comunali, così come si erano per l’appunto impegnati a fare, non hanno dato l’autorizzazione a Utopia2000 di subaffittare i locali. E così i quattro giovani imprenditori hanno smantellato gli impianti trasferendoli in Umbria, seguendo le orme di Utopia che lì, alla fine del 2013, ha aperto due nuove strutture. Quando una comunità, la sua classe dirigente «espelle» i giovani, è destinata a fallire. Quindi con tale premio il Forum del Terzo Settore Lazio da una parte evidenzia per all’appunto il coraggio, il lavoro e la produzione “etica” della Cooperativa Impulso, dall’altra segna la sconfitta dell’Amministrazione comunale. La premiazione avverrà mercoledì 4 marzo a Roma, presso il Campidoglio.


>>>

26 febbraio 2015

Comunicato stampa

Garanzia Giovani: buoni risultati per il comune di Norma

Ufficio Stampa Assessorato Commercio Turismo Comune di Norma

Per maggiori informazioni  www.comune.norma.it   commercioturismonorma@gmail.com 

 

Lo scorso 24 Febbraio presso l’aula Consiliare del Comune di Norma, 52 ragazzi hanno firmato il loro primo contratto di tirocinio avviato grazie al programma europeo “Garanzia Giovani” , promosso dal Ministero del Lavoro e dalla Regione Lazio, che avrà inizio dal 1 Marzo 2015. Questi 52 si uniscono a sei contratti che sono stati già avviati, mentre altri 40 saranno attivati nel mese di Aprile.

Nonostante sul nostro territorio l’iniziativa non abbia avuto risultati positivi, con ritardi nei colloqui e offerte di lavoro insufficienti, Norma è stato l’unico paese in grado di portare avanti questo importante programma europeo per l’inserimento lavorativo che entro Luglio vedrà inseriti quasi la totalità dei  ragazzi aventi diritto, per un totale di 150 unità. Un impegno portato avanti con grande valore dall’Ufficio Politiche Giovanili e dal Consigliere Comunale Andrea Dell’Omo. Il Comune di Norma, a differenza di altre realtà, ha attivo uno sportello che ha facilitato DOMADA/OFFERTA inserendo prima di tutto i giovani proprio nelle aziende locali che lavorano sul territorio, portando 3 benefici alla cittadini: l’inserimento di tutti i ragazzi disoccupati, l’assunzione da parte delle attività commerciali di giovani a carico in regola e retribuiti dall’INPS, inoltre, cosa fondamentale un gettito di circa 250.000,00 sul territorio che, in questa crisi  risulta essere una boccata d’ossigeno per l’economia locale. 

Il Comune di Norma, per velocizzare la pratica di selezione  si è avvalso della fondamentale collaborazione della società di formazione SAIP, la quale oltre a gestire le pratiche dei ragazzi, si occuperà di pagare le assicurazioni e l’istituto INAIL senza oneri per l’ente.

“Garanzia Giovani” è un programma rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e né seguono corsi di formazione. Un’opportunità che permette di sperimentare un nuovo sistema di servizi e di politiche attive per il lavoro.


18 gennaio 2015

comunicato stampa Daniela Pezzola Presidente Pro Loco Formello

La Via Francigena nel Lazio  

la Pro Loco di Formello si trova ad organizzare per il terzo anno consecutivo l'evento denominato 
" La Via Francigena nel Lazio". Il programma dell'anno 2015 prevede un cammino che in varie tappe (cfr.all.) ci condurrà a percorrere anche la Via Francigena del Sud, in questo modo avremo completato un viaggio che comprende tutto il nostro bellissimo territorio che non ha nulla da invidiare a nessuno: il Lazio. I cammini favoriscono una sensibilità maggiore all'accoglienza,
un'attenzione alle ricchezze e alla storia del proprio territorio. Pertanto sarebbe cosa gradita, condividere con le amministrazioni locali, le pro loco, le associazioni territoriali e quanti altri vogliano partecipare, accogliendo i gruppi per il timbro da apporre sulle credenziali.


17 gennaio 2015

articolo di Michele Santulli

Un grande Ciociaro: Aldo Manuzio  

In occasione dell’apparizione sulla ribalta del teatro nazionale della figura di ‘francone’ detto ‘er batman’ gloria degli anagnini che lo hanno coccolato e mantenuto per venti anni almeno, mangiatore di ostriche e bevitore di champagne a spese dei cittadini italiani e di quell’altro esemplare veramente unico, noto come il ‘vaccaro di castelliri’ anche lui assurto agli onori e agli allori della cronaca nazionale con grande abbondanza di lazzi e di beffe, senza ricordare più recentemente quell’altro esemplare addirittura parlamentare  che, così pare, anche lui  a piene mani intingitore nella pubblica mangiatoia, tutta la stampa italiana con enorme fragore e roboanza, si è espressa con gli insulti più palesi nei confronti dei ‘ciociari’, parlando perfino di una ‘antropologia ciociara’, di  una ‘ciociaria pride’ e addirittura del pericolo di  ‘una ciociarizzazione dell’Italia’ a seguito delle imprese della fauna più sopra ricordata. 

Ma in verità detta fauna, se messa a confronto con altra analoga  ancora più feroce e/o risibile venuta fuori dalla cloaca nazionale, dobbiamo convenire che è ben  poca cosa, quasi  insignificante. E allora perché tanto astio e irrisione quando si tratta di ciociari? E qui ci arrestiamo e lasciamo al lettore consapevole e informato di dare la risposta. E passiamo dunque alla edificazione e gratificazione.

Quest’anno ricorrono i cinquecento anni dalla morte a Venezia di Aldo Manuzio, nato a Bassiano, antichissimo paesino abbarbicato sui Monti Lepini, nel versante pontino, ciociaro dunque. Internet fornisce per fortuna tutte le informazioni necessarie su di lui, a chi sente la curiosità di meglio conoscere questo gigante della civiltà occidentale. Se cultura, civiltà e progresso hanno per fondamenta  solo ed esclusivamente la scrittura, la lettura, la conoscenza, certamente non il frigorifero o la cementificazione o il telefonino che sono ingredienti di altre ipotesi esistenziali, allora possiamo affermare anzi informare e ricordare che civiltà e progresso e cultura e saggezza sono nati e sbocciati e principiati in Ciociaria e non a Milano o a Firenze o a Venezia! Ma non si crede! 

E pertanto, mi ripeto, le fondamenta del progresso e quindi la civiltà e la cultura, sono state gettate in Ciociaria perché le prime parole in lingua italiana sono state pronunciate e scritte in questa terra, perché i primi libri stampati in Italia lo sono stati in questa terra e non a Firenze o a Napoli o a Milano, perché la conoscenza e la diffusione e la conservazione degli antichi autori greci e romani e l’arte della miniatura e della illuminazione sono  state realizzate in questa terra, perché in questa terra  è stata affermata e proclamata per la prima volta nella Storia la sacralità del lavoro e quindi la censura e la disapprovazione della schiavitù, della oppressione, dello sfruttamento; perché da questa terra e da quel faro di civiltà che è stato Montecassino  sono partiti tutti quegli insegnamenti e quelle  dottrine che hanno plasmato letteralmente tutta l’Europa a partire dal decimo secolo. 

E che cosa dobbiamo dunque ad Aldo Manuzio? Contributi immensi, inimmaginabili: non solo la diffusione parlata del latino e del greco ma ancora di più la invenzione della pagina tipografica  armoniosa e elegante, la invenzione del carattere corsivo, che al di là delle Alpi chiamano ‘italics’ e che invece, per coerenza storica,  si dovrebbe chiamare ‘ciociaro’! è sempre lui che ha inventato la punteggiatura e cioè la scoperta e l’impiego della virgola, degli accenti,  degli apostrofi, del punto e virgola, ecc.; è a lui che si deve la diffusione generale e la conoscenza del formato cosiddetto ‘tascabile’ dei libri e parecchio altro ancora. Basti dire che nell’antiquariato librario in tutto il mondo i suoi libri, le cosiddette ‘aldine’, sono sempre tra le più appetite e più ricercate: il suo marchio sui libri da lui stampati tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500  a Venezia dove si era trasferito, è un’àncora con attorno un delfino. Questo è Aldo Manuzio, del quale ricade l’anniversario di cinque secoli dalla morte. 

Siamo certi che le pubbliche istituzioni non bruceranno anche questa ricorrenza veramente eccezionale e sapranno perciò commemorare degnamente uno dei padri della civiltà e della cultura occidentali. Magari ricordandolo e conservandone la memoria almeno col dedicargli una piazza o una scuola o una biblioteca. 


14 gennaio 2015

comunicato stampa

Roma: tra storie, canzoni, vizi e passioni

Sezze, sabato 17 gennaio - ore 21,00                                                      Auditorium Mario Costa 

Roma: tra storie, canzoni, vizi e passioni è il primo lavoro firmato “L’eco dei Sanpietrini” e nasce con l’intenzione di celebrare la Città di Roma nei suoi aspetti storici e culturali, senza tralasciare quelli sociali e di costume.

Il progetto, che si svolge sul duplice binario del teatro e della musica, è ambizioso, frutto dell’ingegno e della sensibilità di due giovani attrici romane: Sarah Mataloni e Lavinia Lalle, tra l’altro autrici del testo. Quest’ultimo, che alterna brani di repertorio tratti da Trilussa, Belli, Fiorini, Pasolini e Fabrizi, si mescola con i bei monologhi e dialoghi scritti dalle ragazze, unitamente alle canzoni più rappresentative del repertorio popolare romanesco. Lo spazio scenico si allarga, per divenire teatro di lucide emozioni, di evocazioni nostalgiche, che si alternano fatalmente ai momenti della guasconeria e della esilarante romanità. I luoghi più suggestivi della Città Eterna si materializzano magicamente agli occhi dello spettatore, attraverso la recitazione ed il canto, sotto lo sguardo sornione del fiume Tevere. Un nugolo di personaggi ed artisti, da Sordi a Petrolini, da Pinelli ad Anna Magnani e Gabriella Ferri, senza dimenticare il compianto Nino Manfredi e la Sora Lella, li abitano e vi si muovono con la personalità e la grazia che li hanno sempre contraddistinti in vita.
La rappresentazione, che vanta tra l’altro debutti di successo in Calabria, Umbria, Lombardia e Lazio, si avvale delle collaborazione e dell’esperienza del regista Paolo Mellucci e del M°Francesco Paniccia nelle vesti di Direttore Musicale. Gli strumentisti, vivaci menestrelli di un tempo che fu, sono il bravo Gianni Mirizzi alla Fisarmonica ed Aldo Massimi alla Chitarra.
Poesia, prosa, passione, riso, vino e canzoni. Una piccola gemma artistica, uno spettacolo teso a soddisfare tutti i palati; da quelli esigenti, appartenenti ai cultori della romanità più vera, a quanti, non conoscendola, vogliano averne un chiaro e suggestivo assaggio.
 

Nella seconda parte della serata ci sarà Gianfranco Budinar che è stato l’interprete principale del film su Califano, pertanto avremo anche un tributo a Califano, in più attualmente è uno dei più grandi imitatori d’Italia con circa 180 personaggi, faceva parte dell’ex Gialappas Band. Questo spettacolo è nato per caso, grazie all’amicizia con l’attore che ha espresso il desiderio di venire a Sezze.


11 gennaio 2015

articolo di Michele Santulli

Charlie Hebdo... e i Ciocairi !  

Quante cose grandi uscite mai da questa terra! Eppure quanto disinteresse e insensibilità. Uomini politici che hanno retto e reggono le sorti della Terra di Ciociaria, ben nutriti e ben pasciuti, che sono passati e passano senza lasciare un segno positivo, una traccia gratificante del loro operato, se non il loro agitarsi e muoversi sul palcoscenico di un teatrino sempre uguale e il medesimo per tutti loro, marionette vocianti. Cementificazione farneticante e criminale del territorio, la distruzione e inquinamento dell’ambiente, spese e sperperi faraonici per progettazioni mai realizzate, per posti di lavoro inventati, per spese e consulenze varie, divertimenti e mangiamenti, intrallazzi e ruberie…: ecco le loro imprese. Ma ci arrestiamo altrimenti il lettore si bloccherà e si perderà una fonte, invece, di molta gratificazione e di grande godimento, qui appresso.
E infatti nell’ambito dell’orribile massacro parigino presso la sede di Charlie Hebdo si registrano anche delle concomitanze che hanno rapporto diretto, sembra incredibile, con la Ciociaria. Coluche, il grande commediante ed umorista nonché fondatore dei ‘Ristoranti del cuore’, che ha letteralmente improntato di sé e dominato la scena artistica francese per oltre venti anni, onorato e ricordato anno dopo anno in tutta la Francia -ma ignorato in Ciociaria e perfino a Casalvieri suo paese originario- del quale anche su queste colonne abbiamo illustrato vita e opera, ebbe rapporti collaborativi con due delle vittime della strage del 7 gennaio scorso e cioè con Cabu e Wolinski, eminenti vignettisti, massimi disegnatori e molto altro. 

Coluche e Cabu e Wolisnki, l’uno con la parola, i due con penna e matita, hanno lanciato per anni i loro messaggi e divertito, e ammonito, i francesi con le loro trovate, le loro invenzioni irripetibili e uniche. Tutti e tre Artisti autentici, di quelli cioè che la Natura regala alla umanità con sensibile oculatezza e molta parsimonia, in grado quindi di aprire spiragli ed orizzonti di idee e di concetti che arricchiscono l’uomo e lo innalzano. Pur se la vita di Coluche è stata improvvisamente spezzata a poco più di quaranta anni, la relazione tra i tre artisti deve essere stata necessariamente molto stretta e ricca non solo e perché coltivavano visceralmente, e praticavano, le medesime idee politiche quanto essendo accomunati dalle medesime finalità ed obbiettivi artistici ed etici, operavano in settori diametralmente opposti: i due prevalentemente nella carta stampata, l’altro nella televisione, nella radio, nel cinema, perciò un completarsi e integrarsi perfetto, come avviene in rarissimi altri casi. 

Le ricerche mi hanno portato ad individuare almeno due libri che accomunano i tre famosi artisti: uno scritto direttamente da Coluche e intitolato: Pensées et Anecdotes con disegni di Cabu e di Wolinski e di altri tre disegnatori e un secondo volume intitolato: L’Intégrale des Sketches opera di tutti e tre: Coluche, Cabu e Wolinski. Questi libri sono continuamente ristampati e riproposti, tanto sentita la partecipazione che riscuotono. Certamente parecchio altro si potrebbe far venire alla luce del giorno indagando più da vicino i loro rapporti.
Una seconda concomitanza veramente sorprendente chiama di nuovo in relazione la Ciociaria con, questa volta, il solo Georges Wolisnki. Come detto, l’Artista si professava da sempre di certe idee politiche e nelle occasioni ufficiali di riferimento del partito di appartenenza, è inevitabile che esse occasioni rappresentassero anche un luogo di incontro e di conoscenza. E in una di queste manifestazioni il grande artista ha conosciuto e familiarizzato con un altro sodale di partito al quale fece dono di un disegno che, caso o volontà, ne ritrae fedelmente la fisionomia. E la didascalia del disegno, in verità molto acclamato e noto, illustra e dichiara apertamente i loro sentimenti e la loro solidarietà autentica: ”La felicità? Si dovrebbe farla diventare comune a tutti, nazionalizzarla!”. Il sodale di cui sopra che per sua bocca esprime le parole di Wolinski, vittima dell’integralismo e del fondamentalismo, è un ciociaro anche lui, come Coluche.


4 gennaio 2015

articolo di Michele Santulli

MONTECASSINO, SOLO TRA LUPI

L’ultimo dell’anno testé trascorso ha rappresentato per  Montecassino una data come si suol dire storica cioè per la prima volta dopo secoli e secoli,  il Te Deum di ringraziamento di fine anno è stato celebrato alle ore 17,00 nel Monastero e non alla mezzanotte nella Chiesa Madre di Cassino come appunto era sempre avvenuto. La ragione ne è che le alte gerarchie vaticane  con un colpo di penna hanno cancellato secoli di Storia e di tradizione cioè hanno tolto anzi strappato a Montecassino la gestione e il patrocinio della Diocesi e suo territorio, abbinandola a quella di Sora. 

Come ci confermano fonti autorevoli, tale volontà distruttrice veniva curata e covata dalle alte gerarchie  sin dagli anni ’60 e che non era stata mai messa in atto solo a seguito e grazie all’intervento diretto dei vari Papi in persona che, sollecitati e informati  da altri canali,   avevano regolarmente accantonato tali progetti storicamente sovversivi e, aggiungiamo, inutili o quasi. Ora invece si è venuta a creare una contingenza tale che ha impedito che la manovra a nostro avviso proditoria, venisse  esaurientemente portata a  conoscenza di Papa Francesco che quindi non ne ha potuto valutare la  completa inanità  nonché inopportunità. 

Tale messaggio non gli è pervenuto, e più sotto si capirà perché, e di conseguenza, immaginiamo, il Papa non ha fatto altro che firmare siffatto micidiale e diciamolo pure: assurdo, provvedimento, senza  nemmeno avvedersene.  E la contingenza che dicevamo più sopra che ha reso possibile o quanto meno non ostacolato tale gravissimo torto alla Storia e a Montecassino, è stata che il Monastero sono ormai alcuni anni che per svariate delicate vicende è senza il suo  pastore e abate e perciò  certe alte sfere vaticane ben consapevoli dell’assenza di ogni voce contro, hanno finalmente avuto buon gioco a cancellare mille anni di storia e di vicende: e niente  può compensare e giustificare il gigantesco affronto arrecato non solo a Montecassino  ma alla Storia e alla Cultura Occidentale. 

L’Abbazia cassinense non è una Abbazia qualunque! La Terra Sancti Benedicti, quasi quindici secoli di vita e di Storia, è stata cancellata  e abrogata, eppure stiamo parlando del Monachesimo Occidentale, della Regola Benedettina, del Placito Cassinese, di Roberto il Guiscardo, di Federico II, dello Scriptorium: cioè una piccola diocesi che rappresentava più un documento storico onorifico che una realtà veramente di rilievo dal punto di vista amministrativo nell’ambito della organizzazione ecclesiale. 

A che pro e a beneficio di chi tale inutile comunque  distruttivo provvedimento vaticano? Quale è il senso e il vantaggio maggiore  di privare Montecassino e anche le relative comunità, dell’ala protettrice dell’Abbazia sul, tra l’altro, esiguo e limitato, territorio disteso ai propri piedi da quindici secoli? Il medesimo giorno della cancellazione della Diocesi di Montecassino, le alte gerarchie hanno nominato ex cathedra anche il nuovo Abate  e anche questa volta andando contro la Storia e la tradizione: il nuovo abate non fa parte della pur se ridotta comunità abbaziale ma viene  da altro monastero benedettino. 

Non so perché, non sono informato, ma anche questo è un provvedimento fuori della regola e della tradizione in quanto l’Abate  è sempre stato emanazione e figlio dell’abbazia medesima. Un medesimo provvedimento dunque ma con due risvolti: lo strappo della diocesi e, nel medesimo giorno, il nuovo abate nominato dopo un lungo periodo di sede vacante in Abbazia. Tutto ben congegnato. E se a tali due episodi aggiungiamo   quanto accaduto pochi anni addietro allorché, sempre il Vaticano, impose all’Abate dell’epoca di rinunciare e di abbandonare per sempre Montecassino e di andare, quale arcivescovo, a guidare  la diocesi di Gaeta, anche questo un provvedimento mai registrato e avvenuto prima, nella secolare esistenza dell’ordine benedettino, allora possiamo senza dubbio alcuno parlare di evidente arroganza del potere, a danno di Montecassino.

A fronte a tali, a mio avviso, soprusi avverso la inerme e timorata  comunità monastica di Montecassino, si registra una presa di posizione altrettanto volutamente lesiva  perfino offensiva da parte del Comune di Cassino il quale  imperdonabilmente oltre a nulla e niente aver intrapreso in merito al provvedimento vaticano, al contrario, araldo il suo sindaco, ha  lanciato un’altra freccia avvelenata: infatti dichiara la propria volontà  alla costruzione di una funivia  dalla villa comunale  a Montecassino. 

La città di Cassino  nella sua storia democratica e democristiana in cui sono prevalsi esclusivamente cementificazione selvaggia e asfaltamento del territorio, non è stata in grado di dotarsi di quelle strutture e artistiche e culturali che contrassegnano il livello di civiltà e di maturità di una comunità, idonee anche ad attirare le persone e a richiamare il turista e il viaggiatore, ritiene di aver trovato modo e maniera per sopperire  finalmente alla propria gravissima e inammissibile incapacità e ignoranza, intercettando e appropriandosi con prepotenza e violenza  del flusso turistico diretto a Montecassino, per “evitare l’inquinamento” e “preservare il paesaggio” !!!  Gli autobus, si dice, verrebbero dirottati a Piazza Nicholas Green, i passeggeri a piedi vanno fino alla villa comunale, acquistano il biglietto del costo di dieci Euro e poi salgono sulla funivia  e dall’altezza godono lo spettacolo della città  veramente eccezionale dal punto di vista architettonico ed urbanistico. 

Se si precisa che il Comune di Cassino in tale operazione trova il suo guadagno pubblico nella distruzione del suo solo polmone verde quale la villa comunale, nell’ulteriore degrado ambientale e paesaggistico, nell’ulteriore appezzentimento di Montecassino, nel mettere su un piatto d’argento l’arricchimento della società che realizzerebbe l’impianto, e altro ancora, allora  è il lettore stesso che  ne trarrà le dovute conclusioni e iniziative. E’ certo e normale che la agenzia che organizza i pullman per Montecassino non potrà mai accettare aumenti di costi e ritardi operativi e disagi per i propri passeggeri   e quindi è altrettanto normale che  si inventerà  altre e più normali destinazioni: l’unico a perdere sarà, di nuovo, Montecassino. Ci troviamo, dunque, di fronte alle famose autoevirazioni in cui tanti Italiani, disgraziatamente, sono maestri inarrivabili grazie, direbbe un famoso uomo di televisione, alla loro  ‘caprite congenita’. 

anno 2015