Passeggiate archeologiche 

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> 27 settembre 2015:  6a tappa del Gruppo “In Difesa dei Beni Archeologici”

a cura di Fabrizio Paladinelli, Vittorio Del Duca e Ignazio Romano

La Via delle Mura

Visita guidata lungo le Mura Poligonali di Sezze

Cartina della Città di Sezze con il percorso che segue la cinta muraria di epoca romana

Indicate da un cartello sbiadito dal tempo, le mura in opera poligonali a Sezze si estendono lungo tutto il fronte del paese che da sulla pianura. L'imponente opera, voluta dai Romani nel IV secolo a.C. per difendere i territori di confine dal popolo Volsco, oggi versa nel più completo abbandono.

La denuncia è partita più volte da queste pagine che da quindici anni prova a difendere i "tesori" della città, ma mai nessuno ha preso in seria considerazione la possibilità di rivalutare il patrimonio culturale presente sul territorio con un adeguato programma di interventi.

"Scandalo al sole"

Proprio sotto gli occhi di tutti, sindaco, assessori, consiglieri di maggioranza e di opposizione, dirigenti comunali, forze dell'ordine e ogni altra istituzione che prima di tutto ha il dovere di far rispettare la legge:

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 9   La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Il Gruppo In Difesa dei Beni Archeologici, visti i lavori di sterro incontrati sul percorso a ridosso delle mura di epoca romana, si riserva di presentare una relazione dettagliata dello stato dei luoghi agli organi competenti per valutare la possibilità di intraprendere azioni legali nei confronti dei responsabili e capire se ci sono state eventuali inadempienze da parte delle autorità stesse.

Il servizio fotografico che segue è abbastanza eloquente e descrive da solo la gravità dei fatti.

Sezze cancella la sua Storia

....ma si tratta solo di un disguido

Così, mentre da un lato, nei pressi di Porta Pascibella, la Via dei Templi, realizzata nel 1967 grazie a un cantiere scuola per valorizzare la cinta muraria e solo successivamente invasa dalle costruzioni, è stata interrotta da una frana causata dal mal tempo il 24 giugno scorso, dalla parte opposta, sotto Porta Romana, è in atto da alcune settimane uno sbancamento, di cui le autorità non danno alcuna notizia, che mettere in serio pericolo la staticità delle Mura Ciclopiche e impedisce l'accesso agli orti e alla cava litica di epoca romana. 

Di fatto il tratturo storico Costa del Capannaccio, che il gruppo "In Difesa dei Beni Archeologici" aveva inserito tra quei percorsi da rivalutare presentando il progetto "Valorizzazione dei Beni Culturali" all'Ente Comunale, ora è inaccessibile. E mentre le autorità competenti “dormono da piedi”, il patrimonio storico e paesaggistico della nostra amata Sezze è sempre più a rischio. Un giorno resteranno solo le foto, alcuni ricordi sbiaditi e il rimpianto tardivo di una comunità scellerata che ha cancellato la sua Storia... ma si tratta solo di un disguido.

Quelle che seguono sono alcune indicazioni grafiche per puntualizzare lo stato dei luoghi

Area dello sterrato da un elaborato con Google Earth


La politica non serve a nulla, solo con le nostre idee possiamo riconquistare spazi e diritti negati.

Ignazio Romano

La foto sopra è stata eseguita in occasione della passeggiata del 20 ottobre 2013, antecedente allo sterro

Descrizione percorso
Luogo di Partenza: Sezze (LT) Ferro di Cavallo

Data escursione: Domenica 27 settembre 2015
Orario di partenza: 9:30
Orario di arrivo previsto: 13:00 a Porta Pascibella
Lunghezza percorso 1.5 Km - di cui asfalto 500 m. sentiero 1000 m.
Difficoltà: T (Turistico)
Tempo di percorrenza: 3 ore circa 
Raccomandazioni: Calzature da trekking, acqua al seguito. 

Mura poligonali a Porta Romana. Foto scattata dall'archeologo Thomas Asbhy tra il 1905 e il 1907

Le Mura Ciclopiche nell'antica Setia
articolo di Vittorio Del Duca

Immaginiamo di trovarci su una macchina del tempo e di compiere un viaggio virtuale a ritroso nell’antica Setia (Sezze). Ci fermiamo al 160 d.C, il massimo consentito dalla moderna e avanzata tecnologia. Il paesaggio che si presenta ai nostri occhi è completamente diverso da come lo conosciamo, quasi irreale e magico nella sua bellezza, tanto che se non fosse per la conformazione geofisica dei luoghi, il nostro senso di smarrimento sarebbe totale. Decidiamo una passeggiata lungo le mura poligonali e scegliamo di farci accompagnare da un nostro amico, un importante personaggio dell’epoca, Asclepiades, o come lo chiamano in molti, Asclepio, la cui tomba si trova nei pressi dell’Anfiteatro ed è stata denominata dal popolo di Sezze “Pietra del Tesoro”(1). 
Asclepio è stato inviato a Setia, in qualità di medico e prefetto, dall’imperatore Antonino Pio, nel II secolo d.C. Sotto la sua prefettura avvenne il martirio della “giovanetta setina Santa Parasceve” (2); vive qui da più di quindici anni, pertanto è anche un buon conoscitore dei luoghi, degli usi e dei costumi. Lo troviamo al lavoro nella Basilica, dove si amministra la giustizia, e il sito ci sembra coincidere con quello dell’attuale Monastero del Bambin Gesù. La basilica, così come avviene in tutti gli impianti urbanistici romani, si trova non distante dall’incrocio tra il cardo ed il decumano ed infatti anche questa di Setia si trova a breve distanza dal punto in cui il decumano (l’attuale Via S. Carlo) incrocia il cardo della città (Via Roma) dove troviamo anche il Foro, (l’Arringo). 
Così, dopo avergli spiegato i motivi per cui vogliamo visitare le mura poligonali, Asclepio ci invita a seguirlo in strada, da dove, attraverso una breve e lieve discesa, giungiamo alla Curia del Senato, che ravvisiamo adiacente all’attuale Porta Romana o Porta di Piano e precisamente nel luogo chiamato dal popolo, sino agli inizi del Novecento, con il nome di Sgurla (storpiatura dialettale del termine latino “senatus curia”). Alla Curia si accede attraverso un magnifico terrazzo addossato ad un solidissimo muro di pietre molto grosse prive di malta e di forma geometrica regolare (3). Questo terrazzo ha una stupenda copertura a volte, sorretta da colonnati con un pavimento in mosaico, raffigurante azioni di guerra. Vi si gode una bellissima vista sulle Paludi Pontine e quindi del territorio inferiore di Setia. Una parte di questo mosaico è oggi custodita al Museo Comunale di Sezze.
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Ecco - ci addita infatti Asclepio - questo è il Pomptinus Ager ! (4) - All’estremità di quei monti, che degradano verso il mare nostrum e alle cui pendici si trova Anxur, (5) si trova il confine di sud ovest, di questa immensa palude, che sembra un tutt’uno con il mare e con il promontorio di Circellum (Circeo). Ad ovest, la palude termina nei pressi di quella grande e folta distesa di macchia (6), ma l’Agro Pontino finisce più in là, dopo il porto di Antium (Anzio) e innanzi ai colli Albani. E di questo paesaggio godrete per tutto il percorso lungo le mura ciclopiche-
Non vi è dubbio alcuno che da questa parte che guarda la pianura, il paese non oltrepassò il limite di oggi, perché procedendo da porta Romana (località la Sgurla) e proseguendo verso il supposto luogo del tempio di Apollo, sulle cui rovine sorge la chiesa di S. Parasceve, s’incontra per tutto questo lungo tratto una linea di mura pelasgiche (7). 

Asclepio ci spiega che le denominazioni di mura pelasgiche o ciclopiche sono convenzionali , perché è una favola l’esistenza dei Ciclopi e dei Pelasgi, popoli giganti e che quella che stiamo percorrendo è la terza cinta muraria, la più esterna. La prima cinta muraria, la più antica è visibile di fronte alla Chiesa di S. Chiara, lateralmente al luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Rocco e cingeva l’acropoli, il Castrum durum, una fortezza dove era ubicato il tempio di Ercole e dove si custodirono gli schiavi cartaginesi (8) . 
La seconda cinta muraria si trova sotto il Monastero delle Clarisse e un suo tratto, della lunghezza di dieci metri circa, è visibile dal quartiere “Montono” a piazza Indipendenza. Si è recentemente avanzata l’ipotesi che le tre cinte potrebbero essere state costruite nel medesimo periodo per rendere il castrum durum inespugnabile agli attacchi dei nemici, soprattutto Volsci, Osci e di altri popoli, che a detta di Livio sarebbero stati “nec in bello fideles nec in pace costantes” (non affidabili né in guerra come alleati, né in pace).
Le mura ciclopiche sono formate da grosse pietre poligonali, costruite senza cemento di sorta, ed Asclepio ci spiega che nella nostra regione sono comuni a quelle di molte altre città collinari e montane e che se non sono assimilabili per il perimetro lo sono per la struttura. Tutte o quasi tutte presentano argomenti di conformità per le costruzioni di difesa e per i luoghi sacri edificati sull’acropoli, centri di culto e venerazione. Delle costruzioni ciclopiche si è molto discusso, sia sulle origini che sui sistemi tecnici, ma sino ad ora non si è ottenuta una concordia di giudizi tali da costituire un concetto esatto e ben determinato. Sembra peraltro incontroverso, che tali grandiose edificazioni debbano riportarsi agli abitatori più antichi della regione e l’affinità di stirpe e la somiglianza dei più antichi stadi della cultura furono causa che le costruzioni murali dei prischi abitanti italici fossero simili a quelle di altri popoli antichi (9).
Si è fatta nel frattempo l’ora ottava (10) ed Asclepio, ci vorrebbe ospiti per la coena (cena). Conosciamo da Plinio e Marziale che i banchetti di questi potenti sono abbondanti e lunghi, durano diverse ore, ma il tempo a nostra disposizione sta per finire e dobbiamo percorrere duemila anni di storia per ritornare ai nostri giorni.
Asclepio, prima di salutarci ci chiede notizie del nostro tempo, in particolare cosa sia rimasto dei monumenti lasciatici in eredità. Anche se aspettavamo questa domanda, il nostro imbarazzo è stato fortissimo perché avremmo dovuto parlare dell’incuria degli uomini più che delle offese del tempo e francamente ci è mancato il coraggio. Ci sarebbe tanto piaciuto raccontare all’amico Asclepio che, grazie a queste opere che abbiamo ereditato dai prischi latini, Sezze richiama numerosi visitatori, con percorsi culturali e gastronomici che creano economia e ricchezza. Abbiamo solo detto che la sua tomba, preservata dal cemento e in parte dalle offese del tempo, rimane per noi un bene prezioso, al pari della magica denominazione che il popolo ha assegnato al luogo in cui egli riposa: “La pietra del tesoro”.
Tornati nel nostro tempo, conosciuto il passato, confidiamo di consegnare alle nuove generazioni la storia di Setia, la nostra storia, da proteggere ed amare.
Note
(1)- In località Piagge Marine, dopo aver attraversato la parte ad est dell’anfiteatro, su di un masso isolato alto m. 4,55, si trova, in riquadro, l’iscrizione sepolcrale, corrosa del tempo, che ricorda C. Licinius Asclepiades Medicus, conosciuto anche con il nome di Asclepia, medico e prefetto. Il luogo del sepolcro, al tempo del Lombardini, (c.f.r.- Storia di Sezze- pag. 37), veniva chiamato pietra del tesoro forse perché “la tomba devastata e frugata abbia accreditata la credenza, o per l’iscrizione, che per il volgo ha un significato arcano”. Dice inoltre il Lombardini: “questo eccentrico Asclepiade, senza tema di errare, ritengo sia esistito ai tempi di Antonino Pio, nei quali a ciascuna città fu addetto un maggiore o minor numero di medici secondo il bisogno, eletti e stipendiati dalla città stessa.” In altre fonti (vedasi nota 2) lo troviamo come prefetto della “città” in cui avvenne il martirio di S. Parasceve, senza però alcuna precisazione sul nome della città.
(2) – Il Lombardini definisce “giovanetta setina” Santa Parasceve, riferendosi a quanto riportato da bollandisti e scrittori degli atti dei martiri cristiani, che hanno scritto molti secoli dopo il martirio. Non c’è nulla però che possa far affermare con certezza che Santa Parasceve fosse setina . Di essa si sa che proveniva da una ricca famiglia romana e che, abbracciata la fede cristiana, donò tutti i suoi averi ai poveri. Non si conosce se la famiglia di Santa Parasceve avesse posseduto dei beni anche a Sezze. Per le sue predicazioni, subì il martirio a Roma su ordine dell’imperatore Antonino Pio, che però non sortì alcun effetto a causa dei prodigi della santa, nonostante i mezzi più atroci. Nelle more delle sue predicazioni,giunse “in una città” (Sezze ?) dove era prefetto un certo Asclepia o Asclepiades, che nuovamente la condannò al martirio,e conoscendo la sua “invulnerabilità”, la fece condurre in una grotta dove esisteva un terribile drago,(forse nella località pietra del tesoro,dove Asclepio fu sepolto) ma la santa, con un “piccolo segno” ( di croce), riuscì a far spaccare la bestia in due parti. A seguito di tale episodio, Asclepio si converte alla religione cristiana e fu da questa battezzato, ma Parasceve continuò le sue predicazioni e giunge ancora “in altra città”, governata da un “tale Taresio”, che la fece decapitare per aver ingiuriato Apollo davanti al suo tempio; su questo i cristiani eressero in seguito la chiesa ad essa dedicata. Le coincidenze, come la presenza a Sezze di un personaggio di nome Asclepio e la chiesa di S. Parasceve costruita sul tempio di Apollo, e altre leggende sulla figura della santa, hanno accreditato l’ipotesi, che l’altra città fosse Sezze.

(3) – c.f.r. Vincenzo Tufo– Storia antica di Sezze—1908 – tipografia Reali
(4) – L’ Agro Pontino. Alcuni storici ne fanno derivare il nome da “Pontus” (mare o distesa di acqua), altri dal territorio dell’antichissima città volsca “Suessa Pometia” (ager pometinus) la cui ubicazione, peraltro, è stata sempre incerta. Il prof. Tufo, nella Storia antica di Sezze, scrive però che il termine pometinus o pomentinus nel significato di “marittimo” non è mai stato usato dagli scrittori antichi. Secondo Raffaele Castrichino, storico e filologo di Minturno, (nella collana MONUMENTA AURUNCORUM HISTORICA) la denominazione romana di Pomptinus deriverebbe dal greco pèmpte (quinta). Infatti per i greci, nell’orientamento durante la navigazione, la costa paludosa pontina era “ limne metà tèn pèmpten,” cioè si trovava dopo la quinta isola del gruppo delle Ponziane, più precisamente dopo Ponza, Zannone, Palmarola,Ventotene, Santo Stefano. L’errore degli studiosi sarebbe stato dunque, secondo Castrichino, quello di fermarsi al latino Pomptinus, come se prima dei Romani non fosse esistita né pianura, né palude né nome. 
(5) – Terracina, anticamente si chiamava Anxur, per l’esistenza del tempio dedicato a Giove Anxur. Successivamente divenne “Tarracina.”
(6) – La macchia Caserta era la denominazione del bosco situato al confine ovest della Palude Pontina. 
(7) –Tufo Vincenzo – Storia antica di Sezze – Tipografia Reali – 1908 pag. 12
(8) – G. Moroni – Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica- vol LXV- pag. 57
(9)- F. Lombardini – Storia di Sezze - Atesa Editrice. Pag. 26, 27
(10)- L’ora ottava corrisponde alle ore venti.

Nella foto sotto il gruppo In Difesa dei Beni Archeologici durante la passeggiata del 20 ottobre 2013

Seguono tutte le foto della passeggiata di domenica 27 settembre 2015
In 60 a Sezze per dire basta agli scempi

Per il coordinamento grazie alla Protezione Civile di Latina e alla Guardia Nazionale Ambientale

Carissimo Ignazio,                                                          1 ottobre 2015

leggo sovente www.setino.it anche per tenermi al corrente dei fatti che ricorrono nel mio paese natio, unica fonte di informazione reale e sincera nonché apolitica. Questa sera però sono rimasto sconvolto che in una moderna e popolosa città, quale è Sezze, piena di anime giovanili, colte ed intraprendenti nonché fortemente tifosi ed orgogliosi della propria storia, possa accadere che uno "STERRO SELVAGGIO" possa arrivare al punto inconcepibile per chiunque di poter minacciare o compromettere le antiche Mura di epoca romana e forse più storicamente. 

Voglio sentitamente ringraziarti per questo tuo articolo vibrante e di allarme per i grandi "Tesori" lasciateci dai nostri avi e che l'intelligenza ed il buon senso dei contemporanei dovrebbe mantenerli indenni non solo per loro ma anche per i posteri. È veramente inconcepibile venire a conoscenza di fatti gravosi del genere. Debbo ringraziare anche Fabrizio Paladinelli e Vittorio Del Duca. 

Manco da più di Settanta anni dalla mia SETIA ma la mia vita ed i miei ricordi sono diretti a Lei con grande affetto ed orgoglio. Purtroppo l'avvento di classi Politiche di ogni colore non hanno saputo tenere da conto le grandi ricchezze sia storiche che economiche di SEZZE e l'evidente risultato dormiente di ogni iniziativa sana e produttiva si rivela perfino con l' AGGRESSIONE INCONTROLLATA ai preziosissimi BENI STORICI.
Pensa che in America (USA) o in Canada ed altri Stati civili anche europei, se avessero una parte anche minima delle Mura, chiamiamole Ciclopiche, della città di Sezze, succederebbe subito un "finimondo". Tutto verrebbe recintato e custodito gelosamente per preservarlo dalle intemperie del tempo. Ma non è finita qui: gli stessi cittadini si renderebbero responsabili di loro iniziativa e spese per rendere gradevole il bene STORICO ed anche a fare la guardia diuturna acché lo stesso non venga oltraggiato o sottratta qualche pietruzza.
Siamo nel 2015 e fra non molto qualche nostro nipote arriverà anche su Marte; vorrei pertanto augurarmi che almeno i responsabili Politici sezzesi attuali non continuino con la solita regola del "Tira a Campare".
cordiali saluti, 
Alessandro Di Prospero

 La passeggiata si interrompe prima perché da alcuni mesi la Via dei Templi, nata nel 1967 per valorizzare la cinta muraria, è interrotta da una frana in prossimità di Porta Pascibella.

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