Passeggiate archeologiche 

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> 1 dicembre 2013:  3a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

a cura di Ignazio Romano e Roberto Vallecoccia

"LE VIE DELL'ACQUA" -prima parte
L'Ufente, un fiume di storia

Una passeggiata tra colori e sapori di un'epoca lantana

Domenica 1 dicembre il gruppo In Difesa dei Beni Archeologici, sempre alla scoperta di nuovi tesori offerti da un territorio generoso, ha proposto a tutti gli amici una nuova esperienza. Accompagnati dall'archeologa Elisabeth Bruckener, dall'archeologo Vittorio Mironti e dal naturalista Angelo Marchetti abbiamo visitato uno dei più importanti corsi d'acqua della zona.

Partecipazione e problemi idrogeologici i temi rilevanti

Tanti, veramente tanti i temi da citare in merito alla passeggiata di domenica 1 dicembre

La sintesi non può che partire dal dato della partecipazione che, nonostante il brutto tempo, continua ad essere importante, infatti alla passeggiata di ieri c'erano 45 persone.

Tra queste tre hanno svolto il ruolo di guida: il professore Angelo Marchetti ha parlato delle particolari varietà di piante incontrate sul percorso; l’archeologo Vittorio Mironti ha illustrato le epoche preistoriche che hanno interessato la zona; l’archeologa Elisabeth Bruckner ha parlato delle epoche storiche partendo da quella romana per arrivare fino al 1700.

Ma il tema che ha coinvolto e preoccupato tutti, anche alla luce dei recenti e tragici fatti di cronaca legati al maltempo, è quello del precario equilibrio naturale e idrogeologico

Per questo gli ingegneri che frequentano il gruppo hanno rilevato come gli argini dell'Ufente sono privi di manutenzione, mentre alcuni animali non autoctoni come le nutrie stanno rendendo fragile il letto del fiume scavando numerose tane lungo i suoi argini.

È importante ricordare che prima della bonifica dei papi l’Ufente allagava tutta la zona sottostante, rendendo quella parte di pianura un immenso lago invalicabile per le popolazioni dell’epoca. Una sorta di confine naturale che divideva la Ciociaria dalla zona di Roma.

La passeggiata di domenica si è conclusa con il pranzo presso il ristorante da Angeluccio, dove lo chef Giuseppe Sinopoli ha preparato per noi una serie di piatti tipici. Il pranzo è stato anche una occasione per discutere sui temi e sul  programma delle prossime uscite.

L'escursione si è svolta lungo l'argine alto del fiume Ufente, e per la precisione nel tratto che va da Ponte Ferraioli, sulla strada Migliara 47, fino alla Migliara 46 nelle vicinanze dell'impianto idrico delle Sardellane, così come riportato sulla cartina.

Durante la passeggiata sono stati illustrati alcuni aspetti storici e naturalistici del percorso, tra questi: 

-    l'importanza del sito preistorico dell'Arnalo dei Bufali che, come evidenzia la foto sopra, domina il corso d'acqua.

-    la presenza nelle vicinanze dei ruderi della villa di epoca romana della tribù Ufentina che prende il nome dal fiume, che a sua volta ha origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi. Infatti Ufente viene cantato nell’Eneide di Virgilio ed incarna uno dei nemici che contrastano la mitica figura di Enea, appena sbarcato nel Lazio a seguito della distruzione della sua città.

-   in questa zona si trovano le prime opere della bonifica dei papi del 1700, affidate all'ingegnere Gaetano Rappini  che modificò il tracciato dell'Ufente per prosciugare la zona.  

E molte altre cose ancora sulla flora e sulla fauna che rendono il luogo particolarmente affascinante.

 

Sopra- busto marmoreo dell'ingegnere Gaetano Rappini (1734-1798)

Sotto- una porzione delle carte topografiche della bonifica del 1778 di cui è fatto divieto di riproduzione.  

Concessione N. 0006-2013 dell'Archivio di Stato di Latina che conserva gli originali.

foto di Anna Vertecchi

Descrizione percorso
Luogo di Partenza: Ceriara di Sezze - parcheggio del ristorante Da Angeluccio 
Orario di partenza: 9:30
Orario di ritorno: 12,30 - sempre al parcheggio del ristorante Da Angeluccio
Lunghezza percorso 4 Km circa
Difficoltà: Turistico - Escursionistico
Tempo di percorrenza: 3 ore circa (con ritorno al punto di partenza)
Raccomandazioni: Calzature comode e acqua al seguito.

Pranzo ore 13,00: Per chi lo desidera alla fine dell'escursione è possibile pranzare nel ristorante Da Angeluccio previa prenotazione entro il 25 novembre telefonando al numero 3381503955 oppure comunicandolo all'indirizzo di posta elettronica info@setino.it

Menù

- Prosciutto di Bassiano
- Formaggio del Pastore
- Frittata  con i broccoletti
- Crostini caserecci
- Lacne e fagioli
- Mazzalaccardi  al sughetto piccante
- Capocollo lepino agli aromi campestri e patate
- Insalata di puntarelle
- Crostata
Prezzo promozionale riservato esclusivamente ai partecipanti del gruppo in difesa dei beni archeologici euro 25.00

Il pranzo è un momento in più per socializzare e parlare in modo più approfondito degli argomenti che legano i partecipanti a questa ed alle altre passeggiate che il gruppo In Difesa dei Beni Archeologici ha organizzato ed ha in animo di organizzare per vivere e conoscere il territorio.

Ricordiamo che:

All'iniziativa aderiscono il Circolo Lepino Legambiente, la Coldiretti, l'Associazione Culturale CON-TATTO ed il Circolo Culturale Setina Civitas insieme a numerosi appassionati.

La partecipazione alle escursioni è libera, gratuita e aperta a tutti quelli che vogliono conoscere il territorio del comune di Sezze.  

Il gruppo "In difesa dei Beni Archeologici" è nato nel 2004 con il progetto di "Riqualificazione della Via Setina".  Tra il 2008 e il 2011 sono state realizzate 7 escursioni in cui sono emersi nuovi elementi utili a sensibilizzare i cittadini.

Nel 2012-13 il gruppo ha effettuato 11 escursioni scegliendo come logo rappresentativo quello dell'uomo a phi.  

Per aderire è sufficiente partecipare alle escursioni domenicali riportate nel calendario, e per avere maggiori informazioni è possibile scrivere una mail all'indirizzo info@setino.it

Per il 2013-14 il gruppo ha già programmato le prime 3 escursioni come riportato nel calendario.

Vitis Setina maritata all'olmo sulle rive dell'Ufente, in zona Canalelle. 

Da Plinio nelle Storie Naturali: "caecubae vites in pomptinae paludes madent.."

Sulle tracce della tribù Ufentina

di Vittorio Del Duca

Giovanni Ciammarucone nel 1641 in “ Descrizione della Citta di Sezza” così parlava dell’ Ufente, il mitico fiume che origina dalle fresche sorgenti poste ai piedi di Sezze, meglio conosciute con il nome di “Mole Muti”, “ Sardellane” e “Scafa Rappini” (la scafa era una barca, oggi in disuso) :
“Nasce l’Ufente in piè della montagna setina con letto navigabile nell’istesso fonte; e lentamente scorrendo nel mar Tirreno si nasconde; celebre ne ’tempi nostri per le grosse pesche di spigole, e di cefali, che in quello si fanno con reti, e con altri ordegni piscatorii, venendo prima intorbidare l’acque con grosso branco di bufali. Tali pesche si fanno per l’ordinario in ogni tempo dell’anno, eccetto che nel fondo dell’invernata, ma particolarmente nella settimana santa se ne fa una solennissima dalli Signori Governatori di Campagna per regalare gl’Eminentissimi Signori Nipoti di Papi;…” 

Il fiume ha origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi; viene cantato nell’Eneide di Virgilio ed incarna uno dei nemici che contrastano la mitica figura di Enea, appena sbarcato nel Lazio a seguito della distruzione della sua città, Troia. 
Nella vicina Priverno, che con Sezze ha sempre avuto una rivalità secolare, il nostro paese veniva identificato con “gliò Bufente” come testimoniano alcune storielle ancora in voga sino a qualche decennio fa tra “la Regina Camilla e gliò Bufente” inventate dai pipernesi per denigrare Sezze. Il nostro paese rendeva pan per focaccia con un'altra serie di racconti tra “I Bufento e la Camilla” quasi sempre imbastiti di volgarità, al pari di quelli di Priverno. Priverno è nota per le sue origini volsche, e Camilla ( figura immaginaria, secondo Ciammarucone ed altri) regina di Volsci e figlia di re Metabo, morì per mano di Arunte combattendo con i suoi guerrieri al fianco dell’alleato Turno contro Enea, dalla cui progénie verrà poi fondata Roma. (Eneide di Virgilio canto VII vv. 803 -817 e canto XI vv. 498 – 915.) 
Se però i pipernesi chiamavano Sezze “gliò Bufente”, storpiando il nome del fiume Ufente, una ragione doveva pure esserci e questa la possiamo trovare ancora una volta nel libro del Ciammarucone, che si rifà ad un passo di Tito Livio: “Da questo Ufente venne denominata la Tribù Ufentina, che insieme con l’altre votava nel Senato Romano; di cui ancor vive la memoria in un marmo intagliato dell’antica Fregelle; hora Ponte Corùo, di lui fece menzione Livio nel libro IX della prima Decha con queste parole: Eo anno dua addite Tribus Ufentina e Falerina..” Conosciamo veramente molto poco di questa tribù; possiamo solo dedurre da Tito Livio che si sviluppò lungo le rive dell’Ufente e che nel 318 a.C. faceva parte della Lega Latina e partecipava con rappresentanti alle sedute del Senato Romano.

Il nome “gliò Bufente” affibbiato a Sezze, potrebbe dunque trovare una giustificazione dal fatto che la tribù Ufentina o Ofentina , che abitò le rive dell’Ufente, abbia trovato una sistemazione proprio nelle rive sotto Sezze e che i privernati idealizzarono con tale nomignolo tutta la zona, ivi compresa la nostra città, che peraltro in tutti i testi antichi non figura mai con tale nomignolo ma sempre con il suo vero nome. 
Del resto, la tribù Ufentina, non avrebbe mai potuto trovare luogo migliore delle sorgenti dell’Ufente, soprattutto in quel tratto che va dalle Mole Muti (dal nome dell’antico proprietario) alla sorgente della Scafa Rappini, e dall’Arnalo dei Bufali (dove fu ritrovato il dipinto rupestre dell’uomo a phi), fino a Ponte Ferraioli. Chi conosce questi luoghi sa che sarebbero stati ideali ad ospitare una tribù di pescatori e di agricoltori quale doveva essere l’Ufentina, non solo per le numerose sorgenti e polle d’acqua che fanno invidia a Ninfa, ma anche perchè l’Ufente era navigabile e pescoso, ed i terreni circostanti potevano essere facilmente irrigati da una fitta rete di canalicoli, in cui ancora oggi scorrono le acque sorgive, e che hanno dato a tutta la contrada la denominazione di “Canalelle”. 
Se così fù, le numerose grotte carsiche che si vedono nel monte dirimpetto le sorgenti del fiume, e ai cui piedi passava la ferrovia di “Tuppitto” ed ora la Roma – Napoli, avrebbero potuto essere abitate dalla tribù Ufentina, cosi come la villa situata tra i pascoli della Società Bovaria, i cui resti oggi sono comunemente chiamati “villa romana”. Osservando i ruderi e il sito di questa villa, posta ad una quota di circa 70 metri di altitudine, si desume che dovette essere piùttosto ampia, costruita su più livelli e servita da una copiosa sorgente d’acqua che scaturiva dalle rocce, e di cui ancora oggi se ne ravvisano i segni. Quanto sarebbe bella una passeggiata in battello sull’Ufente!

La leggenda del principe Ufente e della regina Camilla
di Vittorio Del Duca

Questa è una di quelle antichissime storielle che si perdono nelle notti dei tempi, che ci sono state tramandate dai nostri nonni, che le raccontavano nelle lunghe serate d’inverno accanto al camino, in famiglia o con gli amici. Presi come siamo da uno stile di vita diverso, e con la tecnologia che ha rivoluzionato il modo di comunicare e di rapportarsi nella società, rischiamo di perderne completamente la memoria. 
Per questo, grazie alla traccia suggerita dalla nostra amica Filomena Danieli, una miniera di informazioni su storia, cultura e tradizioni setine, ho pensato di ricostruire questa antica leggenda che, in chiave mitologica , spiega come ebbero inizio le diatribe e gli eterni scontri tra sezzesi e pipernesi. Scontri talmente aspri che fecero dire a Teodoro Valle in “ Dialogo tra Camilla Privernate Regina de'Volsci e Sezze colonia antica de romani ” che Setia deriverebbe il suo nome non dalle setole del leone di Ercole (Nemeo) ma dai peli di porco, gli unici che in latino, secondo Valle, si chiamerebbero “setis” e che quindi sarebbe stato più appropriato chiamarla “Sozza” anziché “Sezza”. Ciò in risposta al nostro Ciammarucone, che nella “Descrittione della città di Sezza colonia latina di Romani” 1641, aveva affermato che la leggendaria Regina Camilla non era mai esistita e che la volsca Priverno era troppo piccola per essere stata un regno.Un mito a cui evidentemente i privernati non erano disposti a rinunciare.
Camilla,la leggendaria regina privernate dei Volsci cantata nell’Eneide di Virgilio, era figlia di re Metabo e della regina Casmilla. Si dice che il padre non fosse ben visto dai suoi sudditi e che per questo gli si ribellarono contro ed invasero la reggia (come sono cambiati i tempi !). Ci furono scontri, tafferugli e molti perirono, ma re Metabo riuscì a fuggire, prese in braccio la piccola Camilla di soli pochi mesi e cercò scampo nella foresta, sotto una pioggia torrenziale. Dopo avere a lungo camminato tra pozzanghere e fango, inseguito da uomini armati, giunse al fiume Amaseno, prossimo allo straripamento e con le acque intorbidite dalla troppa pioggia caduta in quei giorni. Metabo si rese conto che era troppo pericoloso attraversare il fiume a nuoto con la bambina tra le braccia, e che oltretutto bisognava fare presto perché incalzato dagli inseguitori. 
Ebbe così una idea fulminea: prese una grossa scorza di sughero dal tronco di un albero, vi pose la piccola Camilla e l’avvolse in un telo, legò il tutto alla sua lancia e con grande impeto la scagliò dall’ altra parte del fiume, dopo averla affidata e consacrata alla dea Diana con preghiere. La dea accolse le suppliche del povero Metabo e pose la piccola sotto la sua protezione, fin quando il padre non la raggiunse a nuoto sfidando la corrente del fiume. Camilla crebbe così nella foresta, nutrendosi di latte di pecora e di radici, e vestendosi con pelli di tigre; divenne sacerdotessa di Diana ed insieme ad alcune ancelle imparò a combattere e a cavalcare, diventando una vera guerriera, una sorta di amazzone. 
Camilla però aveva in animo un solo desiderio, quello di vendicare il padre e di riconquistare il regno della sua Priverno. Si narra che insieme alle ancelle cavalcasse più veloce del vento e che i loro cavalli erano capaci di attraversare sterminati campi di grano senza far cadere una sola spiga a terra. Dopo diversi anni,finalmente riesce a riconquistare il regno paterno e viene proclamata regina dei Volsci. La regina Camilla, oltre che valorosa, era anche una donna bellissima e numerosi principi l’avrebbero voluta come sposa. Tra i suoi pretendenti c’era Ufente, principe della “ Tribus Ufentina” alle sorgenti dell’Ufente, chiamato “Bufento” dalla tradizione popolare, un uomo forte e bello ma soprattutto innamoratissimo di Camilla. 
Costei però non era una donna come tutte le altre, perché il padre l’aveva consacrata alla dea Diana, e lei stessa da adolescente ne era diventata sacerdotessa. Il suo cuore quindi apparteneva a Diana come pure la sua verginità. Non potendo essere corrisposto da Camilla, Ufente si rivolse agli dei, perché lo aiutassero a conquistare il suo cuore. Gli dei erano un po’ come i nostri ministri e Giove, padre di tutti gli dei, era come il Presidente del Consiglio. Ognuno nell’ Olimpo aveva il suo “ministero”, ma tutti insieme formavano una maggioranza più o meno coesa (proprio come oggi), per questo gli dei non volendo dispiacere a Diana, protettrice di Camilla, consigliarono il principe di dimenticarla e di cercarsi come sposa un'altra donna. Ufente era però molto ostinato oltre che innamorato, e come sempre accade in amore non poteva immaginare la sua vita senza Camilla, né i suoi occhi discernevano altra donna che potesse reggere al confronto. Decise così di sfidare gli dei, trovando ogni giorno un nuovo stratagemma per incontrare la regina e per tentare di conquistarne il cuore. 

Camilla, anche se diversa dalle altre, era pur sempre una donna, ed anche molto tentata dall’amore e dalla perseveranza del principe, ciononostante invocò Diana di darle la forza ed il coraggio di resistergli. Diana, che ben comprendeva le ragioni della sua “protetta” per aver anche lei fatto voto di castità in seguito alle profferte del dio Amore, trasformò il principe Ufente in fiume. Ma anche da fiume, il principe non smise di amare e di desiderare la bella Camilla, spostò pian piano il suo corso verso la reggia per esserle più vicino, e come da uomo ebbe cura della sua persona, così da fiume volle che le sue acque fossero sempre fresche e limpide e ordinò agli uomini della sua tribù di curare le rive in modo che restassero sempre verdi e profumate da fiori, insomma una sorta di eden. 
Camilla, in un caldo giorno d’estate, attratta da questo eden, decise di bagnarsi in compagnia delle sue ancelle, e legato il cavallo ai rami di un albero si denudò delle vesti e si tuffò. Ad Ufente non parve vero che Camilla venisse spontaneamente ad abbracciarlo nel proprio letto e rispose carezzandola teneramente con le sue acque limpide, in un turbine di sensazioni prima mai conosciute. Camilla rimase incantata da tanta dolcezza, ed Ufente che non aveva alcuna intenzione di resistere al suo fascino continuò nel suo gioco con tanta passione, che la regina non seppe opporre resistenza. Ufente visse così il suo sogno d’amore, ma non durò a lungo perché il desiderio di palesarsi a Camilla per chi effettivamente era, fu troppo forte. La regina sentendosi tradita, odiò lui e tutti gli Ufentini. Da qui l'eterna diatriba e gli scontri tra Sezzesi e Privernati.

Per approfondimenti sulla storia dei luoghi trattati leggi Nicola Maria Nicolaj

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