Dalla Via Setina al parco archeologico dei Lepini

Setina Civitas

> 29 maggio 2011:  7a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

La pietra del tesoro, tra storia e leggenda

Domenica 29 maggio tornano le escursioni del gruppo di appassionati del territorio setino. L'appuntamento è fissato per le ore 9,30 nel parcheggio del ristorante "Battocchio" in via Piagge Marine sito nei pressi dell'Anfiteatro. Lunghezza del percorso circa 2 Km. Durata dell'escursione poco più di 2 ore. Si consiglia di indossare scarpe da trekking o scarpe da ginnastica antiscivolo, abbigliamento comodo, K-way (zona ventosa), torcia tascabile per chi vorrà entrare nella grotta.

Descrizione percorso:

La "Preta degli Trasoro", come viene da sempre chiamata in paese, è una stele di roccia naturale alta circa 4.5 m che si trova lungo l’antica mulattiera che dall’Anfiteatro raggiungeva il lago delle Mole Muti. 

Sulla stele è incisa un’iscrizione funeraria dedicata al Caio Licinius risalente al I secolo d. C.

(H. H. Armstrong fa risalire l’iscrizione all’età repubblicana in base alla tipologia di caratteri usati).

Secondo la tradizione sotto il pretore Licinius fu martirizzata Santa Pareasceve.

L’iscrizione ha da sempre fatto parte della cultura popolare di Sezze, almeno fino al primo dopoguerra quando l’antico tratturo è stato abbandonato a causa dello sviluppo del trasporto su gomma. Da quel momento è iniziata a perdesi la memoria collettiva. Successivamente il tratturo è stato interrotto dal muro di cinta realizzato dalla Provincia di Latina per circoscrivere l'area di quello che ancora oggi è conosciuto come Anfiteatro, chiuso al pubblico da più di vent'anni.

Dopo la visita alla stele proseguiremo verso est per qualche centinaio di metri fino a raggiungere la Fonte della Chitara.

Secondo la tradizione un pastore sezzese, quando a Sezze arrivava il mare, si innamorò della figlia di un pescatore che non volle sapere di darla in sposa al pastore. Per la disperazione scolpì sulla roccia una chitarra affinché l’acqua che ne sgorgasse cantasse per il suo perduto amore.

Dopo la Fonte della Chitarra continueremo ancora a camminare verso est fino ad una grotta dove durante la seconda guerra erano sfollate alcune famiglie sezzesi. Entreremo nella caverna per renderci conto meglio delle condizioni di vita degli sfollati (consigliamo una torcia tascabile).

"L'escursione, a cui hanno partecipato una ventina di persone, si è svolta come da programma. Alla partenza c'era ad accoglierci Marcello Battocchio (nella foto) che ci ha aperto la strada.

Giunti alla stele ci siamo accorti che la luce del mattino non ci permetteva di fotografare bene la scritta incisa nella roccia, nonostante il tentativo di mettere in risalto l'incisione bagnandola. 

Abbiamo proseguito lungo l'antica mulattiera che, prima di essere stata interrotta nel 1954 dal  muro che la Provincia costruì per recintare il Teatro Sacro Italiano, collegava l'abitato di Sezze con le terre coltivate in pianura. È facile immaginare che i nostri contadini, fino al primo dopoguerra, percorrevano questa via passando due volte al giorno davanti a quella epigrafe arcana. 

Poco più giù si incontra la Fonte della Chitarra e poi una delle tante caverne carsiche che durante la guerra ha protetto gli sfollati. La passeggiata, durata appena due ore, è servita a recuperare un altro pezzo della storia di Sezze, nella speranza che queste poche foto e queste poche righe assolvono all'arduo compito."  Ignazio Romano


> 3 aprile 2011:  6a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

Cori-Velletri: 20 km sulla via Francigena 

Domenica 3 aprile il nostro gruppo di amici, oramai consolidato, si è dedicato a un percorso utilizzato nel passato dai pellegrini che andavano verso la città eterna. Guidati da Fabrizio Palladinelli e partendo da Cori, con una sola fermata per mangiare sulle sponde del lago di Giulianelllo, dopo sei ore di cammino si è giunti a Velletri. Durante l'escursione sono stati affrontati temi inerenti a progetti che si pensa di condividere in futuro per soddisfare passioni ed interessi.

Iron, con una dedica alla piccola Chiara


> 27 marzo 2011:  5a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

Le ville romane: un tesoro disseminato su tutto il territorio del comune di Sezze

Domenica 27 marzo sono riprese le escursioni dedicate ai tesori archeologici presenti sul territorio del comune di Sezze. Come previsto la quinta escursione, che chiude il primo ciclo, è dedicata alla visita delle ville rurali di epoca romana, ed in particolare della villa "Le Grotte" che si trova ai piedi del paese sul vecchio tracciato della SR 156.  

Guidati dalla naturale voglia di conoscere e spinti da una grande passione per il territorio in cui vivono, i componenti del gruppo spontaneo “In difesa dei Beni archeologici” nella mattinata di domenica, invece di arrivare con le auto sul posto, si sono avventurati lungo un percorso non facilissimo che collega la zona “Sedia del Papa” a quella della villa “Le Grotte”.

Scendendo da circa 400 metri di altezza fino alla pianura, il gruppo di escursionisti nel loro percorso ha incontrato una serie di interessanti cavità carsiche documentate fotograficamente anche grazie all’aiuto di Gianluca Magagnoli

Dopo due ore di cammino il gruppo è giunto sul sito della villa romana del I secolo a. C. e passato il primo momento di euforia, la delusione nel vedere sempre più abbandonato e decadente l’antico rudere, che pure ha restituito più di duemila anni per giungere fino a noi, è prevalso sulle altre sensazioni. Dopo aver visitato e fotografato tutti gli ambienti della villa, compreso quelli del sovrastante ninfeo, la giornata archeologica volge al termine.

Soddisfatti, anche se con le gambe doloranti, e con lo spirito rinfrancato dall’aver visto un altro sito importante del territorio dei Lepini, nonostante il disinteresse della maggior parte degli abitanti e degli amministratori di Sezze, i componenti del gruppo spontaneo “In difesa dei Beni archeologici” tornano a casa con la consapevolezza di aver contribuito ancora una volta a tener viva la cultura millenaria di questi posti meravigliosi che la storia un tempo ha privilegiato.

 

Conformazione di origine carsica con cunicoli laterali che conducano in altri ambienti

Il Palazzo di Augusto e la Villa di Mecenate
di Vittorio Del Duca

I ruderi che si notano ai piedi di Monte Trevi, lungo la vecchia s.s. 156 dei Monti Lepini, conosciuti con la denominazione Le Grotte, risalgono al I secolo a.C. e sono con ogni probabilità i resti del palazzo (palatium) dell’imperatore Augusto, a più piani e con la classica struttura a camera con volta a botte. Si dice che Augusto prediligesse Setia in virtù dell’antico vino cecubo che gli faceva bene allo stomaco. Se la toponomastica è l’archivio in cui la tradizione popolare meglio ripone la memoria, l’ipotesi che Le Grotte fossero i resti della villa dell’imperatore prende ancora più corpo, poiché tutta la zona della campagna prospiciente i ruderi, viene ancora oggi conosciuta come “Palazzo”. 

Nell’antica Roma, Palatium era il Palatino, ma dopo che Augusto e i suoi successori vi portarono la corte, divenne anche il palazzo imperiale. Quindi per palatium si deve intendere solo ed esclusivamente la residenza dell’imperatore.
Non lontano dal sito Le Grotte, al disotto del primo tornante che conduce in paese, si notano altri ruderi che il Corradini ipotizzò essere gli avanzi di una villa, appartenuta a Mecenate, alter ego di Augusto, che usava costruire le sue ville in prossimità dei palazzi imperiali. Tale villa dovette estendersi sino alle sorgenti in località Fontana Acquaviva, comprendendola. In tale sorgente, come riferisce Vincenzo Tufo nella “Storia antica di Sezze”, furono rinvenuti nell’ottocento avanzi di mosaico, di condotte per l’acqua e casse mortuarie a mattoni di epoca romana. È perciò verosimile l’ipotesi avanzata da più parti, sull’esistenza in loco di antichissime terme, probabilmente appartenute alla villa di Mecenate. Nelle sorgenti della Fontana Acquaviva, l’acqua non fuoriesce più sin dagli inizi degli anni 60, quando in tutto l’agro pontino si scavarono una infinità di pozzi per usi irrigui, che causarono l’abbassamento delle falde acquifere. 

Negli anni trenta il Consorzio di Bonifica costruì in questa sorgente un magnifico fontanile con abbeveratoio, ancora oggi esistente, grazie all’opera di restauro e manutenzione del sottoscritto, la cui azienda "Del Duca" vi confina. Questo fontanile è l’unico ancora esistente tra i numerosi pozzi del territorio di Sezze, dove si conduceva il bestiame per l’abbeveraggio e dove i contadini andavano a rinfrescarsi nelle pause di lavoro e a consumare la colazione. I pozzi prendevano il nome dalla località su cui insistevano o dai proprietari dei fondi limitrofi, come i puzzo Cantero (adiacente all’ex stabilimento della Setina), i puzzo Maselli (in via Archi, angolo via Torricella), i puzzo Ficarotto (in via Murillo, angolo via Nova), i puzzo agli Rusciugli ed altri ancora.
Opere consultate:
1) L. Zaccheo – F. Pasquali - Sezze ,Guida all’antiquario e ai maggiori monumenti – Angeletti Editore, 1970
2) V. Tufo – Storia Antica di Sezze – Veroli 1908
3) F. Lombardini – Storia di Sezze - Velletri 1909
4) P.M. Corradini – De civitate et Ecclesia Seyina – Romae MDCCII


> 27 febbraio 2011:  4a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

L'Antignana, sulla via Francigena: 

dove la storia è passata ad oriente e dove oggi Ercole sogna di realizzare una fattoria didattica.

Dopo due anni sono tornato da Ercole Ciampini, e nel suo eden naturale, a soli tre chilometri dal quartiere Casali di Sezze, il tempo sembra essersi fermato al passaggio dei primi pellegrini in cammino per la terra santa.  

Nonostante il brutto tempo il paesaggio è affascinante, e tra un fossile che testimonia un passato sommerso, resti di epoca romana che hanno preceduto i templari, le chianine di Ercole al pascolo e i panorami mozzafiato sul centro storico di Sezze, anche questa escursione è stata archiviata con profitto.


> 24 febbraio 2011:  Lettera del presidente del Gruppo Folkloristico Città di Sezze

di Daniela De Angelis

Caro Sindaco:

Sono Daniela De Angelis, presidente della neonata Associazione Culturale Gruppo Folkloristico Città di Sezze. Domenica 20 Febbraio 2011, ho partecipato insieme ad Ignazio Romano e al Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici” ad una visita al sito preistorico del Riparo Roberto rinvenuto nel territorio di Sezze. Quando mi è stato proposto di fare questa escursione non ho esitato neanche un momento, e mi sono unita al gruppo. Non mi sembrava vero di poter vedere da vicino quel luogo dove nella preistoria ha abitato forse un mio lontano progenitore.

Da sempre, praticamente ogni giorno, salendo al paese il mio sguardo si ferma su quella strana conformazione rocciosa che rende ancor più suggestivo il costone a ridosso del colle che ospita il centro abitato di Sezze. Avevo letto di questo rifugio, e sapevo che gli studiosi hanno scritto che circa 15.000 anni fa è stato frequentato dall’uomo primitivo. Lo dimostrano i graffiti che vi sono stati ritrovati. Così, armati di zaino e tanta buona volontà, ci siamo incamminati verso quella che, sin dall’inizio ci è sembrata una passeggiata non troppo facile. La vegetazione lungo il percorso di avvicinamento è rigogliosa ed è stato necessario prestare molta attenzione al sentiero che si presenta molto scosceso. Ma non ci siamo persi d’animo! Uno dietro l’altro, abbiamo camminato pensando al nostro obiettivo: raggiungere la grotta! Dopo un’ora di cammino ecco il riparo, un ultimo sforzo e finalmente abbiamo messo piede nella fenditura rocciosa dove tanto tempo fà qualcuno per un po’ ci è vissuto o quantomeno passato. Man mano che ognuno di noi arrivava nella grotta aveva la stessa reazione rimanendo pietrificato.

Eravamo affaticati si, ma il nostro restare fermi non era dovuto certo alla stanchezza. Dopo tanta fatica, resti impietrito da ciò che vedi. Quello che il rifugio era stato prima che venisse scoperto ormai è profanato. Infatti ciò che è apparso ai nostri occhi è stato un vero e proprio scempio. I graffiti risultano in parte “sovrascritti” da scritte fatte da vandali con bombolette spray. E’ difficile spiegare la sensazione che ho provato. Potrei parlare di rabbia, delusione ma anche e, soprattutto, di dispiacere per quello che è stato fatto da persone che, voglio sperare, nella loro ignoranza non conoscevano neanche il significato ed il valore di quegli “scritti primitivi”. Penso di esprimere un sentimento di tutti quelli che erano con me domenica nel dire che abbiamo sentito un grande vuoto culturale ed assenza di attenzione anche da parte delle istituzioni.

Guardando il paesaggio lì intorno, ho trovato una vaga somiglianza con le pareti rocciose che ho visto qualche anno fà in Irlanda. Inorridisco al pensiero che lì c’erano file di persone partite da ogni dove per vedere quello spettacolo della natura, mentre noi, a Sezze, non solo abbiamo bellezze altrettanto importanti che non siamo capaci di valorizzare ma neppure di preserva. 

La mia delusione e la mia rabbia, e parlo in qualità di presidente dell’associazione che rappresento e quindi come cittadina appassionata delle tradizioni del mio Paese, è di vedere ignorato e deturpato un così importante patrimonio storico, archeologico e paesaggistico senza che nessuno muove un dito. Mi auguro che cresca presto in ogni mio concittadino, a cominciare da Lei, signor Sindaco, la consapevolezza che questo paese può offrire ancora molto ai suoi abitanti, ma occorre fare presto qualcosa per permettere che i tanti tesori presenti arrivino anche ai futuri abitanti di Sezze.


> 20 febbraio 2011:  3a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

Riparo Roberto: sulle tracce preistoriche dell'uomo che ha abitato qui 15.000 anni fa

Dove la considerazione dei politici e degli amministratori arriva solo sotto campagna elettorale; dove una comunità distratta non vede nessuna importanza e nessun interesse; dove vandali incoscienti arrivano con le loro bombolette spray; dove mai nessun piano regolatore potrà arrivare; lì ci sono le nostre origini. 

Ed è bello sapere che solo io e pochi amici abbiamo il privilegio di condividere una così preziosa eredità, in attesa che altri appassionati, responsabili o solamente curiosi prendono in considerazione l'idea di condividere un tale tesoro.

IL RIPARO ROBERTO

Posto nelle vicinanze di Sezze e più precisamente sul versante sud-ovest della valle del torrente Brivolco, è stato rinvenuto nel 1953 dall'antropologo Marcello Zei. Il Riparo, che prende il nome dal figlio dello scopritore, consiste in una grande apertura orizzontale, al cui interno furono scoperti dei disegni a carboncino raffiguranti animali, uomini ed altri soggetti. È lungo circa 30 metri, con una profondità di 5 metri ed un'altezza di metri 2,8. L'accesso al Riparo è difficoltoso per la pendenza del versante della valle. I graffiti rinvenuti nel '53 di recente sono state danneggiate con atti vandalici. Le figure sono a carboncino, poste sulle pareti della fenditura, sono state rigorosamente puliti e rilevati su polietilene e in ultimo è stato eseguito un rilevamento fotografico e metrico delle opere. La parte più ricca delle figurazioni è la parte centrale della parete di fondo, anche se sono sparse in tutto il riparo; a sinistra ce ne sono alcune facilmente visibili, mentre a destra sono di difficile lettura, ma rimangono quelle del sistema centrale le più evidenti e meglio conservate ( è stato possibile scoprirlo grazie ai residui di sostanze legnose). Le figure dominanti sono quelle zoomorfe e quelle geometriche, comunemente definite astratte. 

 

Per comodità di analisi e di studio il riparo è stato diviso in vari settori.  

Settore A: questa è la parte dell'estrema sinistra che ospita due figure zoomorfe: la prima sembra un  canide; quella che segue è di difficile definizione.

Settore B: procedendo verso il centro del Riparo è possibile vedere due figure zoomorfe, ricche di movimento. Probabilmente si tratta di cervidi, dal momento che appaiono delle corna.

Settore C: ospita una figura naturalista; un cervide si differenzia dalle altre figure zoomorfe.

Settore D: tra figure di età relativamente recenti, come alcune iscrizioni, la caricatura di un volto e persino due montagne tra le quali sorge o tramonta il sole, ospita una piccola figura zoomorfa di difficile definizione tipologica ed una composizione meandriforme.

Settore E: ha solo delle iscrizioni recenti.

Settore F: è quello più ricco di figurazioni ed è la parte più profonda del Riparo. La figure sono come sempre zoomorfe ( anche se oltre ai cervi vi troviamo anche degli equini), alcune sono in corsa su una " linea di terra ".

Settore G: presenta figure antropomorfe.

Settore H, I: appaiono i più danneggiati da scritte recenti. E' stato possibile, però, individuare dei cervidi sovrapposti a figure geometriche e ad altri abbozzi antropomorfi.

Settore L: è interamente occupato da figure di difficile definizione; s'intercalano segni a disposizione geometrica con tracce di carboncino e figure zoomorfe con quelle antropomorfe. Quest'ultima è una tesi della Prof.ssa Bertolucci, anche se risulta un pò azzardata perché, come già detto, si sono avute numerose alterazioni sui dipinti negli ultimi anni.  

Concludendo, possiamo affermare che i disegni a carboncino sono abbastanza antichi, anche se non collocabili in un ambito cronologico ben definito. Riguardo questo problema le ipotesi sono molte: alcuni, come il Prof Breuil, li collocano nell'età dei metalli; altri affermano la possibilità che appartengano al Neolitico o all'età protostorica o addirittura a quella storica. Oltre ai disegni questa "grotta " presenta altri segni di antropizzazione. Ci sono, infatti, delle cappelle, dei canali scavati nella roccia e dei canaletti.


> 18 febbraio 2011:  Coldiretti aderisce al gruppo di cooperazione

Opportunità integrate di sviluppo del territorio e di rilancio dell’Agricoltura

di Vittorio Del Duca
L’agricoltura in questi ultimi tempi sta subendo notevoli cambiamenti ed anche la legislatura agricola si sta uniformando ad essa. Così, con la legge di orientamento, fortemente voluta da Coldiretti, le imprese agricole hanno assunto il carattere di multifunzionalità, cioè sono abilitate a svolgere in maniera congiunta, oltre la tradizionale funzione economica e produttiva di beni alimentari, anche altre funzioni a carattere ambientale e sociale che producono beni e servizi competitivi sul mercato, in grado di rispondere ai bisogni della società e quindi del cittadino consumatore. E’ un concetto innovativo e importantissimo che permette la valorizzazione del territorio, delle sue produzioni e di tutte le sue risorse. Un’ Agricoltura moderna che si vuole rigenerare attraverso la vendita diretta dei prodotti, le fattorie didattiche, gli agriturismi, i punti di degustazione di prodotti tipici, contribuendo allo sviluppo locale , non può prescindere dal territorio in cui opera. Le imprese agricole diventano così ambasciatrici del territorio, per far conoscere ed apprezzare i prodotti, il paesaggio, la cultura e la storia raccontata dai nostri monumenti millenari, i valori del mondo rurale e della civiltà contadina. 

Coldiretti aderendo al Gruppo di Cooperazione “In difesa dei beni archeologici” intende lavorare e confrontarsi per promuovere con un percorso comune questo progetto di riqualificazione, che permetta al territorio ed alla sua comunità, di realizzare una progettualità di sviluppo locale e territoriale in grado di produrre crescita e qualità della vita, partendo dal presupposto che un territorio “ ferito”non porta reddito alle imprese né giovamento ad alcuno. Il nostro paese può vantare una storia millenaria e di questo antico passato restano ancora diverse vestigia, ma molte sono andate irrimediabilmente perdute o, quel che è peggio, devastate e saccheggiate durante l’urbanizzazione degli ultimi cento anni. Ciò che ha resistito alle offese del tempo, sta oggi cedendo terribilmente all’incuria e alle offese degli uomini e se non si avrà la sensibilità di intervenire al più presto ed in maniera incisiva, Sezze perderà per sempre la sua memoria storica. 


> 13 febbraio 2011:  2a tappa del Gruppo “In difesa dei Beni Archeologici”

di Ignazio Romano

Inchiesta sui beni archeologici setini

 Quando la passione coincide con il posto dove sei nato e vivi

Dopo la Via Setina il Gruppo di Cooperazione “In difesa dei Beni Archeologici” domenica 13 febbraio ha visitato Via dei Templi, la parte frontale della cinta muraria dell'antica Setia di epoca romana. Partendo dagli orti, prezioso ornamento naturale da preservare, siamo risaliti lungo il percorso che lo scrittore inglese Thomas Ashby (1874-1931), alla ricerca delle antiche fortificazioni delle città italiche, fotografò già nel 1905. Molti sono stati gli studi che da allora si sono susseguiti, ma quello che oggi ci appare è un deprimente stato di degrado in cui si evidenzia il completo disinteresse di tutte le amministrazioni che negli anni si sono susseguite. 

Vandali li chiama Gian Antonio Stella, il giornalista del Corriere della Sera che, nell'intervista televisiva di sabato 12 febbraio, da Fabio Fazio ha presentato il suo nuovo libro-inchiesta "Vandali - l'assalto alle bellezze d'Italia". 

Ma quando la passione coincide con il posto in cui sei nato le parole di Gian Antonio Stella riaprono ferite mai chiuse: "Sezze, che bella!  Peccato ci siano anche certi sezzesi.

Certi sezzesi che non hanno mai colto lo spirito propositivo della partecipazione vera, non quella pilotata, controllata dall’alto e da sempre sterile.

Certi sezzesi che non hanno mai favorito l’iniziativa, quella che arricchisce e fa crescere una comunità, e non quella asservita e utile solo a mantenere invariato il sistema.

Certi sezzesi vecchi, obsoleti , vintage come si usa dire oggi, che non hanno mai cercato di aggiornarsi e rivedere il proprio operato, diventando inevitabilmente un freno culturale.

Ma la cosa peggiore è che all’ombra di questi sezzesi non è mai cresciuta l’erba, ed anche per le persone più vicine è diventato difficile ammettere il grave danno fatto alla comunità.

Questa è  la sostanza delle cose di oggi a Sezze. E tutti i settori, non solo quelli legati alla cultura, ne hanno risentito negativamente. Proporre alternative, idee e progetti, ha senso solo se si è disposti a cambiare modo di fare, mentalità e soprattutto persone che, invece di guidare, controllano. Una comunità sana non ha bisogno di controllori. Responsabilità ed interesse comune deve prevalere su personalismi e chiusure mentali.

Partecipazione vuol dire affidare al Cittadino le scelte da fare per il bene comune. Partecipazione è spiegare al Cittadino quali sono i ruoli, i compiti e i limiti della libertà individuale. Su questa traccia si muove il gruppo di volontariato “In difesa dei beni archeologici” che da un po’ di tempo ha ripreso a lavorare".

L'inchiesta prosegue con l'escursione di domenica prossima (tempo permettendo l'appuntamento è al ristorante Il Faraone nel quartiere Casali ore 9,30)  con la 3a parte - LE TRACCE PREISTORICHE -


> 6 febbraio 2011:  1a tappa - Dopo 3 lunghi anni di inutile attesa, si riparte!

di Ignazio Romano

Inchiesta sui beni archeologici setini

Per chi sogna in direzione ostinata e contraria

1a tappa - LA VIA SETINA - dalla Madonna della Pace agli Archi di San Lidano

2a tappa - LE MURA POLIGONALI - dal cosidetto tempio di Saturno a Santa Paresceve

3a tappa - LE TRACCE PREISTORICHE - dalla camminata dei dinosauri al riparo Roberto

4a tappa - L'ANTIGNANA, SULLA VIA FRANCIGENA - dove la storia è passata ad oriente

5a tappa - LE VILLE ROMANE - la vita quotidiana nella provincia della Roma imperiale

Sono passati più di tre anni da quando, nell'ottobre del 2007, il Gruppo di Cooperazione “In difesa dei Beni Archeologici” ha consegnato al Sindaco Andrea Campoli il progetto di "Riqualificazione della Via Setina". 

Nulla è successo da allora, se non qualche passeggiata sullo straordinario tracciato che oggi ha visto tornare alla carica il gruppo di lavoro che nel 2005 ha redatto il progetto. Cittadini che in questo modo rispondono alle offerte di "partecipazione" dell'amministrazione comunale dando a Campoli una nuova occasione per passare dalle parole ai fatti, dalle promesse alla realizzazione dei progetti che già si trovano sulla sua scrivania ed attendono solo di essere realizzati.

> 4 novembre 2010:    in attesa che qualcuno si indigni

Dal Centro Studi San Carlo da Sezze arriva la proposta per la sicurezza della "Madonna dell’Appoggio"

articolo pubblicato su "Il Territorio" del 4 novembre 2010

Il Centro studi San Carlo da Sezze, attraverso una missiva, ha proposto al sindaco di Sezze Andrea Campoli e all’amministrazione comunale di intervenire per la messa in sicurezza del santuario della Madonna dell’Appoggio. Un luogo sacro non solo per i setini ma per tutta il comprensorio lepino. La chiesa risale al XV secolo ed è cara a San Carlo perché proprio in quei luoghi chiese l’intercessione della Madonna dell’Appoggio per la guarigione del fratello malato. «Se un restauro appare, allo stato attuale, quasi impossibile - spiega il presidente del Centro Studi San Carlo Antonella Bruschi - sembra opportuno tentare di preservarne la memoria almeno con un intervento di messa in sicurezza e di pulizia di tutta l’area».

Non è la "Madonna dell'Appoggio" da mettere in sicurezza, ma la memoria storica di Sezze che va scomparendo

Intervento di Ignazio Romano del 4 novembre 2010

Condivido pienamente la proposta del Centro Studi San Carlo da Sezze e mi auguro che un qualche intervento venga realizzato per salvare quel che resta di quelle antiche testimonianze. 

Ma voglio ricordare a tutti, come ampiamente descritto su queste pagine, che negli ultimi sei anni sulla "Madonna dell'Appoggio" e sull'antico tracciato romano su cui è posto il rudere c'è stato un totale disinteresse da parte degli amministratori setini, che pure hanno ricevuto dalle associazioni di volontariato tutto il materiale necessario per un tempestivo intervento di conservazione. 

Ed oggi appare evidente che è stato uno sforzo inutile. Sezze sta perdendo la sua memoria storica e presto molte testimonianze non saranno più visibili. Questa è la realtà, e la foto sotto è una prova. 

Ruspe in azione | Lettera al Sindaco | Setina Civitas