Cattedrale di Santa Maria 

SAN FILIPPO NERI  

La tela di San Filippo Neri torna 

in cattedrale dopo un sapiente restauro

articolo a cura della redazione pubblicato venerdì 28 giugno 2019
È stata restituita in questi giorni alla città di Sezze la mirabile tela di San Filippo Neri in adorazione della Vergine Maria e di Gesù Bambino: copia dall’originale di Carlo Maratta (1625-1713) - oggi a Roma, nella sede della Federazione nazionale dei Coltivatori diretti a palazzo Rospigliosi - eseguita quasi certamente dal pittore romano Filippo Evangelisti (1680-1761) su commissione del suo protettore, il cardinale Pietro Marcellino Corradini (1658-1743) che la donò alla cattedrale di Sezze nel 1727 per ornare l’altare di san Filippo Neri, consacrato da Benedetto XIII (1724-1730) in visita alla città; a questa visita - rimasta memorabile - Corradini diede un significativo contributo organizzativo, facendo allestire apparati di prospettive architettoniche, degna accoglienza al pontefice ed al vasto seguito, rispondendo alla speciale devozione di Benedetto XIII con l’edificazione dell’altare sul modello romano in marmi pregiati, per accogliere la tela che definiva non a torto «quadro assai bello e di buona mano» (viaggio, cerimonia ed altare la cui memoria è rimasta vivida nei coevi Diari romani di Chracas e Valesio e ancora un secolo dopo ne L’Album. Giornale letterario e di belle arti, in pagine vivaci dedicate allo stesso card. Corradini).

Sotto un particolare della tela dopo il restauro

Ridotta in pessime condizioni da “spanciamenti” e deformazioni varie, la tela era anche interessata - oltre che da un foro all’altezza del braccio di san Filippo - da una diffusa alterazione della cromia originaria dovuta allo sporco accumulatosi nel tempo, al fumo di candele, alla naturale alterazione dei colori; pur così deteriorata essa era stata riconosciuta come copia assai bella tra quelle in circolazione, tanto che la prof. Angela Negro - studiosa delle arti a Roma e nelle zone vicine - ne auspicava un celere restauro per darle quella leggibilità che oggi finalmente le è stata restituita grazie al lavoro delle restauratrici romane Cristiana Maria Noci e Francesca Piat, una operazione culturale di indubbio valore, resa possibile dai fondi del cosiddetto “8 x 1.000” destinati alla Chiesa cattolica dai contribuenti italiani e da questa impiegati anche per la salvaguardia di opere d’arte pertinenti al Museo diocesano d’arte sacra di Sezze e all’annessa cattedrale di S. Maria.
Del nostro San Filippo Neri si è occupata qualche anno fa la dott. Tiziana Gagliardini, in un prezioso volume dedicato ai gusti artistici del card. Corradini: pubblicato nel 2006, resta insuperato quanto alla ricostruzione della dimensione privata e della committenza pubblica del nostro cardinale, che ha arricchito la cattedrale di Sezze e la città di numerose opere e realizzazioni.
Grazie all’attività del Museo diocesano d’arte sacra - che opera in sinergia con l’Archivio capitolare della cattedrale, con cui costituisce un unico polo culturale - in questi ultimi anni la cattedrale di Sezze sta riscoprendo e rivitalizzando la propria identità documentaria, storica, artistica ed architettonica, con una attenzione che, occorre dirlo, non ha pari nella nostra città.

Sotto la tela prima del restauro