Sezze... che Passione

 

7 febbraio 2016“Processione e Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo”

di Vittorio Accapezzato

A Sezze, spetta il vanto di una tra le più imponenti e grandiose rappresentazioni sacre della sera del Venerdì Santo. La Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo è un prezioso patrimonio d'arte e di fede, che richiama enormi folle di fedeli per la profonda suggestione e il suo notevole valore artistico e folclorico. Congiuntamente a essa, in apertura, sfila la secolare processione liturgica, in cui le confraternite del Sacro Cuore (i Sacconi), del Rosario, della Buona Morte, di Gesù e Maria, mettono in scena una sacralità mesta e dolorosa. 

L’insieme della processione liturgica e della Sacra Rappresentazione è diventato oggi una commistione di folclore e religiosità, che però contrasta a scapito della parte liturgica. Un tempo e per secoli era la sola processione liturgica a sfilare per le vie del paese alla luce di falò e torce, sulle note di pianto dell’antichissimo canto latino lo Stabat Mater. La processione, pregna di sacralità, rievocava i simboli della passione, portati dai sacconi e da altre confraternite come il teschio che rappresenta il Golgota, la croce, la corona di spine, la scritta Inri, i chiodi e il martello. Il culmine della misticità era raggiunto al passaggio del Cristo Morto e della Madonna dell’Addolorata, dietro la quale, le pie donne, con le loro accorate e laceranti grida riempivano di commozione e raccapricciavano gli animi. L’attenzione, il coinvolgimento con cui era seguita la processione determinava una forte solennità e suggestione. Una processione, dunque, solenne, mistica e religiosa.
L’anima di tutto il movente devozionale, come ebbe a dire il compianto don Vincenzo Venditti, era rappresentata dal popolo “che si effondeva in un pianto interrotto, finché il sermoncino finale, alle soglie della Chiesa, non rasserenava nell’aspettazione della prossima Resurrezione”.
Nel 1933 l’avv.Filiberto Gigli, affascinato da tale processione, ideò La Sacra Rappresentazione e d’allora la secolare processione liturgica venne congiunta. Per un certo tempo e finché il numero dei quadri dei figuranti rimase quello della Sacra Rappresentazione di Gigli, le due anime riuscirono quasi a convivere e a trovare un punto do equilibrio, ma da un po’ di tempo a questa parte, con il numero di quadri raddoppiati, con la presenza di attori famosi, ma soprattutto con l’avvento della trasmissione in Mondovisione, quella che dovrebbe essere la parte liturgica ha finito per soccombere e diventare un quadro folkloristico della Sacra Rappresentazione, non più in grado di far accapponare la pelle e di trasmettere quel forte senso di spiritualità anche a chi non è credente. 

Le due celebrazioni differiscono per la sacralità dell’una e come un prezioso patrimonio d'arte e di fede, la “Sacra Rappresentazione” che ha raggiunto espressivi traguardi internazionali, facendo onore alla nostra cittadina. L’aria che si respira non è più quella di un tempo, tutto appare sacrificato alle esigenze televisive e alla spettacolarizzazione dell’evento con buona pace della misticità. Ora per dare a Cesare quello che è di Cesare, sarebbe il caso che le autorità ecclesiastiche preposte ritengano opportuno di organizzare i due eventi in orari differenziati di un’ora, in modo da ridurne al minimo l'interferenza, senza minare lo spirito sia dell'una che dell'altra.

28 marzo 2015:   “La mia Processione”

di Giovanni Andreozzi

Dire, saper dire, saper esistere attraverso la voce diretta, l’immagine letteraria è tutto questo quello che la vita vale. Il resto, sono amori immaginari, vanità fittizie, refusi di digestione e d’oblio, un mucchio di animaletti che si muovono animatamente, quando si alza la pietra astratta del cielo azzurro e senza senso.” 

Inizierei così; con questa frase del grande Tabucchi, a descrivere il lavoro si nasconde dietro la nostra esperienza di piccoli attori nelle fila della bellissima processione del venerdì Santo di Sezze. 
Di primo acchito, la partecipazione a tale manifestazione, si potrebbe giudicare come un piccolo esperimento artistico, una semplice esperienza volta allo stare insieme nell’intento di rievocare significati importanti della nostra cultura. 
Di fatto per chi la vive di prima persona è una grande emozione, un intimo incontro con le radici della nostra storia e spiritualità. Emozione senza alcun dubbio causata dal confronto e dall’incontro con la drammaturgia. 
Credo che in generale, ad ognuno di noi vengano proposte le migliori opportunità di crescita. Forse a volte non sappiamo sfruttarle a pieno o non le riconosciamo affatto. 
Quando mi presentai l’anno scorso presso la segreteria della Passione, mi venne proposto un quadro molto semplice in cui l’impeto e l’istrione che mi contraddistinguevano dovevano necessariamente abbassare le armi. 
La situazione che dovevo rappresentare era “Gesù che incontrava i primi discepoli” e il contenuto delle battute che dovevamo recitare mi lasciò completamente basito. 
“E’ un testo d’altri tempi! La situazione d’incontro con i discepoli non ha un contenuto altamente drammatico e chi sarà distante dalla scena non potrà sicuramente ascoltare il dialogo!” pensai.
Mi rivennero in mente le parole di chi partecipa con critica costruttiva a tali manifestazioni. Informazioni che ritengo utilissime perché tracciano, in linea generale, quelle che sono le defaillance organizzative e tecniche di un esperimento che solo un buon terzo occhio può vedere con obiettività. 
Pensando dunque all’opportunità che mi era stata offerta ed alla difficoltà di riuscita come un’opportunità unica di crescita, accettai senza indugio di rappresentare quel quadro.
Capii subito il ruolo fondamentale della mimica, della pantomima e del linguaggio del corpo ed immaginai, anche attraverso le preziose indicazioni del regista, di formare una scena che parlasse da se, anche senza quel verbale tanto auspicato. Una scena in cui il movimento fosse la parte viva del racconto. Gesù cammina tranquillamente nel suo orto e viene raggiunto dai suoi discepoli di corsa e dopo una piccola disquisizione che ha come oggetto l’arresto di Giovanni, vanno tutti insieme da Pietro che però ha sua suocera malata. Gesù dunque dopo aver sentito le parole di gioia e di dolore di Pietro, si china e salva la donna moribonda che alzandosi esulta la grazia del Signore ed accompagna il Messia e gli altri dentro casa per servirli.
Il risultato fu ottimo e la processione si concluse con la nostra viva soddisfazione.
L’esperienza di quest’anno, grazie all’intuizione positiva degli organizzatori, si è rivelata ancora più edificante ed efficace di quella dell’anno passato. Si sono, infatti, realizzati dei laboratori propedeutici condotti da professionisti del settore, attori, registi e sceneggiatori che ci hanno raccontato la loro esperienza ed ascoltato uno ad uno nelle nostre performance correggendo gli errori che naturalmente si compiono.
E’ stata un’ulteriore grande opportunità che la Passione di Sezze ci ha voluto regalare. Chi segue corsi di recitazione, conosce l’importanza di tali esperienze. 
Il venerdì Santo deve ancora arrivare. Mancano pochi giorni, ma sento già di essere pronto al magico incontro con Pietro e il mio augurio, ma credo anche quello di tutti i piccoli attori della Passione, è quello di riuscire a regalarvi dei bei momenti di unione con le nostre radici, la nostra cultura e il nostro spirito, attraverso “un dire ed un saper dire” che solo una sana ricerca culturale, artistica ed umana ci può dare.

22 aprile 2014:   “La tradizione è l’illusione dell’immortalità” (W. Allen)

di Franco Abbenda

Quest’anno ho visto la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo in Piazza Duomo, davanti alla Cattedrale di S. Maria.
L’altra sera invece, l’ho rivista in tv, replica della diretta ripresa da Porta Pascibella.

La prima, appoggiato ad un muro scrostato, tra lo scoppiettio ed il fumo del fuoco della piazzetta, come da tradizione antica.
La seconda, ripresa live, come da un set cinematografico montato ad arte per il pubblico televisivo.

A Santa Maria, molte pause nell’incedere dei quadri, minuti di vuoto interminabile nell’attesa del prossimo ingresso in scena.
A Porta Pascibella i tempi di pausa sono calcolati al secondo, giusto il tempo di un accenno di musica sacra e di un commento illuminato.

Dal vivo, molti recitano a bassa voce, giunge solo qualche frase rubata qua e là, a seconda di come si muovono le teste.
Alla tele la voce è chiara, con i giusti volumi; ad ognuno degli attori parlanti, solerti tecnici audio hanno appeso un radiomicrofono un attimo prima dell’ingresso in piazza.

Al Duomo la scenografia e le luci sono quelle “nature”: la facciata della Cattedrale illuminata a giorno, sedie di legno appoggiate al lato della strada, chiaroscuro flebile dei vecchi lampioni.
Sul set la scena non sembra neanche Sezze, qualche manifesto celebrativo su cui zoomare, un telo bianco a delineare l’ingresso in piazza, fumo artificiale e fari multicolori modulati dall’esperto regista tv.

Nella prima la gente commenta a bassa voce, qualcuno degli attori accenna un saluto all’amico spettatore, i bambini giocano in piazza ormai distratti e stanchi di aspettare il cavallo successivo.
Nella seconda il popolo sembra non esserci, è lontano, sfocato, in religioso silenzio dietro le barriere poste a giusta distanza; pochi invitati sbadigliano, non inquadrati, dall’alto della tribunetta smontabile.

Qui cento telefonini alzati ad immortalare cristi, apostoli, soldati e croci, da inviare “real time” ad amici lontani; flash scoordinati che accecano ed impauriscono uomini ed animali in costume.
Là solo telecamere HD e teleobiettivi professionali di ultima generazione a scandagliare ed immortalare il volto degli attori, la loro espressione mimica più accorata, le rughe nascoste dal pesante  trucco multicolore.

Questa dal sapore antico, nella scia di una tradizione vera.
Quella una fiction e poco più, confezionata per il pubblico omologato dei megaschermi casalinghi, tra divani, birra e pop-corn.

C’è una Rappresentazione “naive”, nel chiaroscuro dei vicoli.
C’è un’altra Rappresentazione, mega-produzione in diretta TV.

In molti apprezzano questa video-Rappresentazione e non salgono al paesello, pochi turisti lontani, assenti anche paesani timorosi di furti in casa.
Altri, vecchi affezionati, continuano a sperare che la Processione del Venerdì Santo riesca a recuperare la flebile scintilla di religiosità di un tempo, una tradizione dal gusto antico, una utopistica ricerca di spiritualità nella rievocazione contemplativa sulla via della Croce.

E poi, non si dovrebbe esportare un evento simile, tradizione antica, unica e di popolo, come succede a Siena con il Palio.

Per me rimane tra le dieci cose più belle di Sezze:

Si chiudo gl’ócchi
e penso allo béglio di Sezze
mi véûo a mente ‘ste dèci cóse.
…….
…….
“Heu heu”, Pio IX a cavaglio
e le fémmene cantènne “Bettammàdre”
alla processione digli Venerdì Santo.

 

Ma la direzione sembra ormai un’altra. Eccoli, affamati di gloria e di alti riconoscimenti, sempre più lanciati alla conquista di santuari e portali vuoti da ri-sacralizzare ad ogni costo, pacchetto all-inclusive: attori, confraternite, telecamere ed autorità a prezzo stracciato…“in diretta mondovisione per l’occasione”.

29 gennaio 2014  Venerdì Santo tra sacro e profano

di Giuseppe Viglianti
Facebook > Le due Processioni
La Processione Religiosa del Cristo Morto e della Madonna Addolorata
Un rito pluricentenario, che ancora oggi conserva la sua capacità evocativa. 
La presenza delle quattro Confraternite di Sezze, la Confraternita del Sacro Cuore (i sacconi), la Confraternita del Rosario, la Confraternita della Buona Morte, la Confraternita di Gesù e Maria; le due statue di Cristo e Maria Addolorata; il canto dello Stabat Mater ... trasmettono un forte senso di spiritualità, avvertito anche dai non credenti. 
La "Sacra Rappresentazione" del Venerdì Santo
Voluta dall'avvocato Filiberto Gigli nel 1933, fin dall'origine è stato un potente richiamo nel mondo artistico e culturale, raggiungendo in pochi anni una rinomanza tale che nel 1950 venne rappresentata a Roma in Via dei Fori Imperiali a coronamento del Sacro Giubileo. Ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e costituisce un atteso appuntamento, trasmesso anche in mondovisione.
Questa "crescita", che richiama a Sezze migliaia di spettatori, ha finito per rendere subordinata la Processione Religiosa del Cristo Morto; questa è diventata una specie di prologo dell'altra, subendone i percorsi, i tempi e le pause necessarie per la recitazione dei vari quadri, ultimamente subordinate anche alle esigenze "televisive".
Pertanto, senza nulla togliere alla "Sacra Rappresentazione", andrebbe risolto l'annoso dibattito sulla commistione fra ciò che è veramente un atto liturgico e ciò che, pur trattando un argomento religioso, sostanzialmente è solo una rappresentazione. La dimensione sempre più teatrale che ha raggiunto la "Sacra Rappresentazione", utilizzando addirittura personaggi del mondo dello spettacolo, ne ha in qualche modo alterato lo spirito originale; quello di manifestazione corale di popolo, quando un san giuseppe o un profeta era tale tutto l'anno, in un contesto di ingenuità popolare, intensamente ricca di genuinità.
Tuttavia la "Sacra Rappresentazione" è un attrattore turistico di grande rilevanza, di indubbia valenza per l'immagine di Sezze, che potrà e dovrà essere ancora promosso e potenziato.
Ciò che va accuratamente evitato è che la Processione Religiosa del Cristo Morto diventi un "quadro" della "Sacra Rappresentazione"!
Perciò è opportuno organizzare i due eventi in modo da ridurne al minimo l'interferenza, senza minarne lo spirito sia dell'uno che dell'altro.
Analizziamo la soluzione illustrata nella cartina allegata.

La Processione del Cristo Morto ha da sempre come luogo di partenza e di rientro la Chiesa di San Pietro e conserva un protocollo di svolgimento rimasto invariato nei secoli.
La "Sacra Rappresentazione" nasce come una sorta di potenziamento del rito religioso e, intesa come una sorta di "continuazione" della processione liturgica, finora si è accodata a questa partendo dallo stesso luogo.
La crescita numerica di quadri e figuranti, la presenza di carri e di animali, ne ha reso sempre più complessa la gestione, anche per l'esiguità delle aree di stazionamento in attesa dell'allineamento in uscita.
Ciò suggerisce l'opportunità di far partire la "Sacra Rappresentazione" non da San Pietro ma dalla Cattedrale di Santa Maria, che, oltre ad avere un ampio sagrato e una corte, è prossima allo spiazzo di Porta Romana, dove i figuranti, con relative dotazioni, possono stazionare in attesa di allinearsi nel percorso processionale.
La Processione Liturgica ritorna nel più antico percorso entro le mura e procede secondo il passo usuale delle processioni, senza soste. Parte da San Pietro alle ore 20,00; raggiunge Santa Maria, percorrendo Via Roma e Via Matteotti; continua in Via Corradini, Porta Pascibella, Via Umberto I, Via San Carlo, Via Roma e rientra a San Pietro. Il passaggio a Porta Pascibella ne consente la ripresa televisiva, che ormai è entrata nell'attesa di chi segue l'evento da casa.
La "Sacra Rappresentazione" parte dopo il passaggio a Santa Maria della Processione Liturgica, dopo un breve intervallo, per evitare l'interferenza acustica dei canti e le preghiere religiose con la recitazione degli attori. Rispettando tutte le soste previste per la rappresentazione dei "quadri", percorre Via Corradini, Porta Pascibella, Via Felice Cavallotti, Ferro di Cavallo, Via San Leonardo, Porta Sant'Andrea, Via San Carlo, Via Matteotti e rienta a Santa Maria.
Una soluzione siffatta, se condivisa con spirito di collaborazione, è una doverosa e rispettosa sottolineatura del valore dei due eventi, ancorché nella loro diversità di significato.

22 - 24 febbraio 2005:        Sezze difende la sua cultura

di Ignazio Romano

Passione di Cristo a rischio? Niente affatto, la processione del Venerdì Santo si farà

Anche quest'anno polemiche e problemi ma alla fine i fondi per realizzare il più importante evento culturale della Provincia di Latina sono usciti, o meglio: nel comunicato stampa, che il Comune di Sezze ha emanato giovedì 24 febbraio, si precisa che già lo scorso 2 febbraio era stata presentata alla Provincia la richiesta di patrocinare l'evento. Si tratta di 5.000 euro che andranno ad aggiungersi ai 5.000 presenti già nel bilancio comunale, e che sommati dovrebbero coprire le richieste fatte dall'Associazione che gestisce la Passione. L'intero evento necessita di 16.000 euro di cui 10.000 chiesti agli enti pubblici dal direttivo della "Passione di Cristo". Nei prossimi giorni cercheremo anche di dare il dettaglio di tale spese. Nella mattinata di giovedì 24, per sbloccare la questione che addirittura era giunta in aula Parlamentare, si sono incontrati d'urgenza  l'Assessore Provinciale alla Cultura, Fabio Bianchi, il Sindaco di Sezze, Lidano Zarra, ed il neo Assessore alla cultura Carlo Grassucci che hanno garantito il finanziamento. Intanto a Roma la Presidenza del Consiglio dei Ministri accoglieva la richiesta degli onorevoli Sesa Amici e Riccardo Ricciuti concedendo il patrocinio. La Passione è salva, e Sezze può continuare a rappresentare la sua tradizionale processione del Venerdì Santo così come avviene da 72 anni, anche se sarà il caso di rivederne la gestione. L'intera vicenda dimostra che nei nostri luoghi il turismo non lo fa l’impresa, come qualcuno vorrebbe far credere, per il semplice motivo che non c’è impresa che trovi interessante l’attuale stato del “prodotto Lepini”.

Proprio in considerazione di questo nel 1998 il Presidente Elio Magagnoli (dell’associazione della Passione di Cristo costituita da volontari) presentò all’amministrazione Siddera un progetto turistico da realizzarsi al Teatro Sacro Italiano (appositamente costruito) meglio conosciuto come Anfiteatro. Lo scopo non è quello di sostituire la tradizionale sfilata per le vie del centro storico a cui tutti i setini sono molto legati, ma quello di realizzare un prodotto turistico per dare la possibilità all’associazione che gestisce l’evento di autofinanziarsi, e non dipendere esclusivamente da quegli enti pubblici che, con grande dignità, oggi si tirano indietro. Il moderno piano di rilancio turistico, STILe, che qualcuno pensa possa partire dal mondo imprenditoriale, prevede la ristrutturazione del grande teatro setino, con i suoi 15.000 posti a sedere, tutto con i fondi comunitari del DOCUP 2000/2006. E allora cosa manca? Ci aspettiamo da questa amministrazione che tali progetti vedano finalmente la luce, e che Sezze torni ad essere punto di riferimento culturale per l'intera provincia. 

15 maggio 2002:
Lettera di Franco Abbenda a:

Sig.Sindaco di Sezze

Associazione Passione di Cristo

Portale fotografico Setino

Franco Abbenda nei panni di Giovanni Battista nella Rappresentazione del 1987

 

 

PROPOSTA INDECENTE ?

          È la solita storia: all’indomani di ogni Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, tutti (o quasi tutti) ne parliamo; i più a pensare che…”una volta era più bella” e che”si potrebbe fare meglio”.

         Fino a Pasquetta però; dopo…arrivederci al prossimo anno. Qualcuno a tenersi dentro la soddisfazione per quello che ha fatto (o scelto di non fare); altri a pensare che di questo passo, la “Processione” sparirà; altri a continuare a far finta che tutto vada bene.

         Io penso, e lo dico da attore-partecipante da molti anni, che adesso siamo ad un punto di non ritorno: così non si può più andare avanti!!

         Bisogna avere il coraggio di dire che la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo deve essere ripensata e programmata meglio. Questo, badate bene, nel rispetto di tutti coloro (Associazione Passione di Cristo in primis) che nel corso degli anni si sono battuti, impegnati ed hanno dato il massimo per far sì che la bella tradizione potesse continuare.

         Ma la responsabilità è di tutti gli abitanti di Sezze: quelli che la Processione la vivono da protagonisti e quelli che hanno sempre fatto gli spettatori; quelli che la amano comunque e quelli che ne parlano male comunque; gli amministratori, i sacerdoti, le associazioni religiose e culturali, i gruppi teatrali e “la parte migliore” del paese.

         Ebbene sì; la colpa è di tutti noi perché non ci siamo mai resi conto che la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo è il biglietto da visita per eccellenza del nostro paese, e come tale non può essere patrimonio esclusivo di un’Associazione, di un regista o di alcuni attori rappresentativi. Nessuno a Siena potrebbe organizzare il Palio se la città intera non fosse coinvolta nella corsa di Piazza del Campo!! E’ giusto che ci sia un’Associazione a sovrintendere ed organizzare la serata del Venerdì Santo; ma è il paese intero a dover supportare l’organizzazione e la pianificazione dell’avvenimento che, piaccia o no, è l’evento turistico-culturale del “paesello”.

         Dovremmo, in sintesi, riappropriarci della Rappresentazione, non rivoluzionando tutto e gettando all’aria un mare di esperienze, ma garantendo un adeguato supporto di risorse umane, in numeri e capacità artistiche, a chi (l’Associazione Passione di Cristo) rimane investito della supervisione artistica ed organizzativa dell’intera manifestazione.

         Io ritengo che il percorso da seguire sia quello, ben riuscito, scelto per la Sagra del Carciofo: ogni associazione, scuola, cooperativa, gruppo sportivo o culturale, potrebbe organizzarsi “in proprio” uno o più quadri (di quelli che un Comitato artistico deciderà di rappresentare per quell’anno) curando la preparazione dei singoli partecipanti e la messa in scena artistica, ed il Regista, affiancato da collaboratori qualificati, avrebbe comunque una supervisione globale dell’evento.

         La Sacra Rappresentazione si riavvicinerebbe così alle Associazioni, e quindi ai cittadini, che potrebbero sfidarsi nell’organizzazione del miglior quadro dell’anno; una sorta di premio (Filiberto Gigli ?) che andrebbe a chi ha ottenuto i migliori risultati artistici.

         C’è qualcuno disposto a parlarne? Può essere percorribile questa nuova-via? Oppure di Sacra Rappresentazione possono parlarne, e deciderne, solo in pochi eletti?