Auditorium del Turismo

Mario Costa

   

 Sezze, 9 marzo 2008                                        foto di Ignazio Romano

Sic et simpliciter

IO SONO DI SINISTRA ...

 di Orazio Mercuri
compagnia teatrale Sic et simpliciter
con Orazio Mercuri, Gino Costantini, Gianluca Caetani, Francesco Ciotti, Peppe Novelli, Anna Maria Bovieri, Filiberto Fioretti, Ignazio Gori, Simone Arcese e Francesca Palombi. 

musiche a cura di Bruno Cifra e Gianluca Palmieri

costumi di Mimmi Manzoni

coreografie di Paola Caetani

fonico FABIO DI LENOLA luci ARMANDO DI LENOLA riprese video PIETRO PALETTA

Io sono di sinistra...

alias Orazio Li'Mperatore, a Sezze ha riscosso un grosso successo di pubblico. Chi pensava di trovarsi davanti alla solita satira qualunquista e pacchiana si è dovuto ricredere presto, prima di fronte a una tagliente analisi della crisi di identità che affligge la sinistra italiana, poi davanti a una esilarante farsa del potere dove non è stato difficile riconoscere personaggi e situazioni locali da cui, chissà, forse il buon Orazio ha attinto a piene mani. Brillante e divertente, l'opera di Orazio Mercuri ha ricevuto applausi a scena aperta e certamente ha lasciato riflettere gli spettatori del Mario Costa sulle problematiche del potere e della sua millenaria gestione.   I.R.

Io sono di sinistra! Io sono di sinestra. Io sono di … È un testo teatrale scritto e diretto da Orazio Mercuri. In chiave satirica l’autore vuole porre forte la tematica della questione morale e, più precisamente, della moralità dell’agire politico di chi si pone a guida della comunità. Sono messi in risalto i vizi, o meglio, le radicate abitudini non del sistema politico ma di coloro che attraverso la politica cercano una conferma alla loro vanità, alla loro sete di prestigio e, non ultimo, al loro bisogno di avere soddisfazioni con un facile e scontato arricchimento economico. Tutto ruota e si concentra intorno alla famigerata poltrona, bella, alta, visibile, affascinante. Poltrona ambita. Poltrona sulla quale vengono adagiati le aspirazioni e riposte le speranze del proprio futuro. Questa poltrona, oltre che concretamente, viene costruita soprattutto  mentalmente da quella famosa attesa nella quale ognuno pensa di risolvere i propri problemi chiedendo al sedente di turno la frase più volte rilanciata nello spettacolo che così recita “Ma a me, che me tocca?”. Orazio Mercuri, oltre che regista e autore, è anche attore di questo spettacolo e non è nuovo a queste esperienze infatti è presente da tempo sulle scene teatrali e in questo ultimo periodo anche in iniziative cinematografiche. Mette a disposizione la sua sensibilità artistica per comprendere e condividere con il pubblico il processo di comprensione e quindi di evoluzione interiore tramite le varie espressioni dell’arte della recitazione. Fino ad oggi, molto apprezzata, è stata la versione comica se non addirittura farsesca con la quale egli riesce a comunicare e cogliere gli eventi salienti e a volte anche a leggere anzitempo quanto sta per avvenire sullo scenario della  vita. Testimonianza è stata l’ultima piece dal titolo “La Mel En Conì – Voilà” dove lo scenario della guerra in Iraq e le poco chiare mosse della CIA venivano annunciate anzitempo. Attualmente ha realizzato una sceneggiatura tratta da un suo scritto dal titolo “Il Mito di Seth” e con un gruppo ristretto di collaboratori ha già individuato le location e sta completando il cast per realizzare questo film. 

 

video di Pietro Paletta

  Intervista a Orazio Mercuri

RIDERE DELLA POLIS

Io sono di Sinistra! Una satira o una dichiarazione di voto?

Naturalmente una satira. Sul modo di gestire il rapporto di governo con e per i cittadini. Una pièce che vuole mettere in risalto i difetti di quelli che si dicono (bontà loro!) di essere in grado di gestire le istituzioni e condurre una comunità ad evolversi.

Difetti dei soli politici di sinistra?

Certamente no. Ma visti da una persona, il sottoscritto appunto, che ha dato la sua attenzione e, per quel poco che ha potuto e saputo, ha prestato alla sinistra anche la sua azione almeno per un periodo della sua vita.

Un'autocritica allora?

Anche qui, certamente no. Sta diventando un po' obsoleta questa autocritica. Una delle cose che

viene segnalata in questo lavoro teatrale è proprio questa: l'assenza di saggezza nelle azioni. L'agire con assoluta superficialità. L'assoluta assenza di consapevolezza, l'assoluta assenza del senso di un nesso tra tutti gli individui. Questa autocritica neanche si usa più come parola forse perché ci si rende conto che ci si prende e si prende in giro. No. Nessuna autocritica. Semplicemente una costatazione del modo di essere, nostro.

Nostro?

Nostro. La comunità è appunto un nesso di individui che si contaminano a vicenda. A vicenda ci si affina, ci si purifica o ci si infetta. Per dirla come Di Pietro è un questione ambientale. Qui è bene prendere atto che nessuno è immune da questo modo di essere. Tutti siamo figli di questa società e in questo contesto siamo immersi. È, ormai, un problema di fondamenta dell'uomo. Qui non è più un problema di destra o di sinistra. Se proprio ci stimola fare dei distinguo possiamo farli tra chi agisce in buona fede e chi invece agisce in mala fede. Ma anche questo agire in mala fede in fondo nasconde solo cecità. Ora però rischiamo di aprire un altro capitolo che ho in mente di trattare con il prossimo lavoro.

Quale?

Il Mito di Seth. Penso però che vale la pena parlarne in un altro momento magari più approfonditamente.  

Bene. Torniamo a noi. 

Allora neanche chi critica o, se preferisci, mette in risalto i difetti, è immune?  

Naturalmente. Non mi reputo certo un santo. Purtroppo per me non lo sono. Altrimenti non starei certo qui a mettere su spettacoli per invitare, praticamente, a cambiare questo modo di essere, ripeto, nostro. Posso tranquillamente, si fa per dire, affermare che anch'io come i miei contemporanei mi sento nella melma e per questo, diciamo così, sono un po', diciamo così, furibondo.  

Allora con quale autorità ti senti di condurre una critica?

Con nessuna autorità, né con superbia, né con orgoglio. Semplicemente con la consapevolezza

della mia debolezza che mi porta a chiedere pubblicamente aiuto a chi vuole darlo. Chiedo con

la satira, quindi mi auguro con leggerezza, di essere aiutato a risollevarmi, a raffinarmi, a diventare un uomo degno di essere considerato un signore.

Un signore?

Un signore. Parola e concetto, mi rendo conto, demodé. Un signore che nulla ha a che fare con i soldi ma tutto ha a che fare con la nobiltà d'animo. Quindi so di non avere alcuna autorità ma so di avere tutta l'aspirazione ad acquisire questa autorevolezza. E se quando abbandono questa dimensione avrò raggiunto questo stato allora e solo allora potrò dire che ho tenuto fede

al mio compito. Oggi forse sono una persona brillante, che non può lamentarsi del suo stato sociale ma tutto ciò ha ben poco a che fare con l'essere un signore. Anzi, ti dirò, non ne vedo

nessuno in giro. Vedo potenti, quattrinari, persone famose, vedo persone cosiddette normali, vedo raffinati assemblatori di parole, vedo poveri, disperati, ma signori proprio no. Non ne vedo! Si parla tanto che abbiamo smarrito il senso della vita, un obiettivo per cui cimentarsi. Ecco! 

Io ho questo e ve lo propongo. A tutti. Impegniamoci tutti a diventare dei signori. Persone che quando si incontrano sono degne di rispetto.

Un signore di destra o di sinistra?

Un signore è solo un signore. Non è di destra ne di sinistra. È un signore e basta. Anche se oggi

siamo nella melma non fa niente, alziamoci e laviamoci. Qua la dico come Totò …

Cioè?

Mio caro, "è la somma che fa il totale!" Quindi è compito di ognuno di noi coltivare questa consapevolezza di sè per rialzarsi e poter partecipare a questa somma, per disintossicare il nostro ambiente smettendola di mettere in circolo ancora veleno per le nostre coscienze. 

È quello più deleterio!

Disintossicare l'ambiente. Anche ecologista ora?

Soprattutto ecologista. Ma ecologista della mia coscienza, del mio essere. È innanzitutto là che bisogna fare pulizia. È soprattutto questo il territorio che va esplorato, conosciuto e ripulito. 

È la saggezza la chiave di volta.

fonico FABIO DI LENOLA luci ARMANDO DI LENOLA riprese video PIETRO PALETTA


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