C'era una volta Sezze

il libro

San Carlo e il suo dialetto | C'èra una volta...S.Pietro | Bruno Raponi | Ripicchiozzo

Sabato 21 dicembre 2013 - ore 18,00                                                      Museo Archeologico

Antonio Campoli

con il patrocinio del Comune di Sezze, le associazioni Leonardo e La Compagnia 

presentano

C'era una volta Sezze

Con la convinzione che soltanto conoscendo la propria storia, la propria vita e il proprio passato si può ben progettare il proprio futuro.

Presenzieranno:

Dott. Andrea Campoli - Sindaco di Sezze

Prof. Luigi Zacheo - Prof. GIancarlo Onorati - Titta Ceccano - Piero Formicuccia 

Antonio Campoli

Caro zio

Credo di non aver mai utilizzato questo sito per parlare di me o dei miei cari, ma ora c'è da spiegare ai più quell'antica parentela che ci unisce, e che è stata importante anche  per la storia dei nostri luoghi.

Sto parlando di Vincenzo Fattorini, nipote del cocchiere di casa Leopardi e figlio di Antonio Fattorini fratello di quella Teresa che Giacomo Leopardi ha reso immortale con il nome di "Silvia". Antonio Fattorini alla fine del '700 lasciò Recanati per seguire l'ingegnere Gaetano Rappini a Sezze, dove sarà al suo fianco nell'opera di bonifica della pianura Pontina. In seguito Vincenzo Fattorini diventerà il Notaro della famiglia Rappini con il compito di prendere nota e appunti di tutti i possedimenti della famiglia aristocratica.

Appunti che in parte sono serviti a mia madre per accendere il camino, negli anni bui della seconda guerra mondiale, a casa della nonna, Stella Fattorini, figlia di Vincenzo insieme ad altri dodici tra fratelli e sorelle tra cui Vincenzina madre di Alessandro Di Trapano che per molti anni è stato sindaco di Sezze e Matilde, tua amatissima madre, caro zio.

Mia madre, Angela, rimasta orfana a soli dodici anni, ha vissuto con la nonna Stella che, oltre ad avergli letto tutti i classici della letteratura da Virgilio a Dante fino ai Promessi sposi recitati a memoria, gli ha raccontato della vita agiata di suo padre, Vincenzo, che sposò Lucia Vali partendo in viaggio per Roma con una carrozza tirata da sei cavalli bianchi. Proprio come nelle fiabe.

A Roma Vincenzo Fattorini andò spesso per lavoro, ma anche per assistere alle opere liriche e alle serate mondane che, al ritorno, non mancava di raccontare ai suoi dodici figli raccolti intorno al focolare domestico. Vincenzo Fattorini morì di ritorno dalla campagna sul suo calesse, in modo analogo al padre di Giovanni Pascoli, e la figlia Teresa vista la scena si ammalò di cuore morendo subito dopo ed è sepolta con il padre. La tomba è la prima, entrando a sinistra, nel cimitero di Sezze, e dall'epigrafe si comprende l'importanza che Vincenzo Fattorini ha avuto per questa città che, in segno di lutto, coprì con il drappo nero tutti i lampioni.

Noi come suoi discendenti non possiamo deluderlo e la tua opera, caro zio, di certo perpetua questo solco fatto di passione e impegno. 

Ma affinché il tuo lavoro, caro zio, non diventi una scusante, o peggio un alibi per i nostri concittadini, ti suggerisco di ripensare al titolo del libro modificandolo da C'era una volta... Sezze  a  C'era una volta Sezze... neanche tanto tempo fa.

E si, perché molti tesori del passato, e molti luoghi di Sezze dove tu sei vissuto e dove poi hai ambientato le storie riportate nel libro, sono arrivati fino ai giorni nostri prima di essere cancellate dalle azioni insensate degli amministratori locali.

Per questi motivi se mai dovessi pubblicare una mia raccolta di foto dovrei chiamarla "Sezze... prima che sia troppo tardi"

tuo nipote, Ignazio Romano

Il marchese Gaetano Rappini era un ingegnere idraulico che aveva lavorato nelle valli di Comacchio. Chiamato da Papa Pio VI a risolvere il problema delle paludi Pontine, da Bologna portò con se Antonio Fattorini, e nel 1777 presentò al papa la sua "Redazione e Voto sopra il decadimento delle Paludi Pontine" . 

Nella foto sopra, eseguita ad Anagni nel 1926, sono ritratti alcuni dei discendenti di Antonio e la nuora, ma non il figlio Vincenzo morto prematuramente:

da sinistra la balia dei due bambini in foto, Silvia e Alessandro Di Trapano che sarà sindaco di Sezze per oltre 20 anni; in divisa il colonnello dei carabinieri Ottavio Fattorini, al suo fianco suor Maria Chiara Fattorini, badessa presso il convento di clausura di Anagni dove oggi si trova una targa che la ricorda; a seguire Antonio Fattorini e Matilde Fattorini; la suora al centro è ancora da identificare; seguono Luca Campoli, Sestilio Fattorini e l'autista di quella giornata ad Anagni per festeggiare la ragazza vestita da comunicante che è Quintina Fattorini, figlia di Antonio. Sedute al centro della foto ci sono Lucia Vali (la vedova di Vincenzo Fattorini) e Vincenzina Fattorini, mamma di Silvia e Alessandro e, come tutti gli altri Fattorini nella foto eccetto la comunicante, figlia di Lucia.

NOTA INTRODUTTIVA      

a cura di Vincenzo Faustinella 
Nel mese di marzo del 1979, epoca in cui era del tutto impensabile lo sviluppo che - grazie all’avvento delle nuove tecnologie informatiche registrato 30 anni dopo - avrebbero avuto i sistemi di comunicazione, il Comune di Sezze adottò uno strumento semplice, ma efficace e moderno a quei tempi, per portare direttamente nelle case dei propri cittadini un riassunto delle notizie più importanti riguardanti quelle che erano le attività svolte dall’amministrazione comunale locale nei diversi settori della vita pubblica.       
Lo strumento in questione era una piccola rivista  formato A5, copertina patinata lucida, doppia pagina spillata al centro, composta in media da una ventina di pagine, che mensilmente, con precisione svizzera, veniva recapitata a mezzo posta nelle case dei cittadini di Sezze.
Titolo della testata giornalistica: Il Comune Oggi - Mensile dell’Amministrazione Comunale di Sezze.
Direttore Responsabile, nei primi anni della sua edizione, è il noto giornalista e scrittore pontino, Pier Carlo Giorgi; mentre il ruolo di Direttore Editoriale viene ricoperto dall’allora primo cittadino di Sezze, Alessandro Di Trapano[1]. 
A partire dal numero 2 del mese di aprile del 1979, tra le diverse rubriche che raccontano e fotografano la vita del paese lepino, una in particolare raccoglie il consenso dell’opinione pubblica fin dal sua prima uscita, stimolando e provocando la curiosità dei lettori grazie ai suoi contenuti che si soffermano e narrano “Storie di Paese” avvincenti, coinvolgenti ed originali, spesso sconosciute alla gran parte di chi sfoglia quella rivista nell’intimità delle mura domestiche e, scorrendo le righe, si ritrova immerso in un passato che non esiste più e che parla di una Sezze ormai “scomparsa” da anni.         
La rubrica ha un titolo da “inizio fiaba di Andersen”: C’era una volta…”, anche se il taglio giornalistico non è fiabesco ed i suoi contenuti non sono frutto di quella fantasia che appartiene al mondo delle favole, bensì - come dicevamo prima - trattano storie accadute davvero; parlano di persone vissute realmente; raccontano aneddoti che si sono tramandati nel tempo e da cui si è formata buona parte dell’ossatura antropologica del popolo setino.           
A curare la rubrica “C’era una volta…” è il poeta e cultore dell’antico dialetto di Sezze, Antonio Campoli, sapiente studioso e profondo conoscitore degli usi, costumi e tradizioni locali; ricercatore attento e rigoroso, nonché divulgatore affabile della Storia millenaria di quella che Marziale chiama: “La pensile Sezze”.           
Laureato in Giurisprudenza, quando Campoli inizia a collaborare con Il Comune Oggi svolge già l’attività di Professore ordinario di lingua francese, è un fine ed apprezzato Avvocato patrocinante in Cassazione e per dieci anni, dal 1970 al 1979, è stato Magistrato Onorario con funzioni di Reggente presso la Pretura di Sezze.
Scorrendo fino in fondo il curriculum vitae di Campoli, scopriamo che le sue pubblicazioni in campo giuridico sono oltre duemila tra sentenze civili, penali, ordinanze etc.     
Oltretutto, nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta ha svolto anche un’apprezzabile attività di Pubblicista per i quotidiani Il Corriere dello Sport, Il Corriere Comasco e per la rivista Gioventù, organo dell’Azione Cattolica Italiana.         
Nel mese di aprile del 1981, esattamente due anni dopo l’inizio di quella esperienza narrativa, e dopo aver pubblicato alcuni dei suoi versi dialettali all’interno di opere letterarie scritte da altri autori locali[2], Campoli pubblica la  sua prima raccolta di versi che si completerà con una trilogia di poesie in dialetto di Sezze: La Fontana di Pio IX (1981), Tibbo Tabbo (1986), La Calandrella (1999).          

Antonio Campoli è anche autore di ballate, stornelli, serenate, canti alla poeta e canti a dispetto che, a distanza di anni dalla loro composizione, sono stati raccolti e pubblicati in quella che è la sua ultima opera letteraria in ordine cronologico: Ripicchiozzo (2009), scritta (e cantata) a quattro mani con il Maestro di musica Giuseppe (Pino) Di Prospero.      
La lunga e prolifica esperienza letteraria di Antonio Campoli, vanta anche diverse opere teatrali, sempre in dialetto di Sezze: Livio va in pensione (1985), I due compari[3] (1987), Un giorno in Pretura (1989), Una vincita al totocalcio (1990), Una pelliccia per Tutarella (1993), Il Forno (2007), Studio Legale (2013).
All’appello,dunque, mancava soltanto una nuova pubblicazione che raccogliesse tutti i suoi scritti, a partire proprio da quelli apparsi per la prima volta su Il Comune Oggi, passando per Nuova Informazione, I Lepini e, in ultimo, SU&GIU’, giovane testata giornalistica locale sulla quale Campoli, durante i primi anni del Terzo Millennio, aveva ripreso a pubblicare i suoi scritti curando una rubrica che si riannodava al vecchio filone di “Storie di Paese” interrotto anni prima. Titolo della rubrica - pensate un po’!:“C’era una volta...”. Di conseguenza, era assodato e facile dare lo stesso titolo a questo volume che oggi raccoglie tutti gli scritti pubblicati da Antonio Campoli a partire dal 1979 in poi, e ai quali si aggiungono alcuni inediti che pubblichiamo qui per la prima volta.  
Avendo a disposizione soltanto il materiale cartaceo, la nostra prima operazione è stata quella di dare un ordine cronologico (lo stesso seguito da questa pubblicazione, tranne diverse eccezioni dovute al tema trattato) agli articoli conservati presso l’archivio personale di Antonio Campoli[4]. Dopodiché, grazie alla preziosa e diligente collaborazione di Giuliana Ferrazzoli, abbiamo iniziato a trascrivere i testi e a salvarli su file Word. Infine, sempre sfruttando le nuove tecnologie a disposizione della comunicazione moderna (in questo caso ilmiolibro.it del Gruppo L’Espresso), abbiamo realizzato una serie di edizioni degli scritti di Antonio Campoli da sottoporre alla visione dello stesso autore per raccogliere il suo parere, ascoltare i suoi consigli e apportare, eventualmente, le dovute correzioni (ci auguriamo non sia sfuggito nulla ai nostri occhi).
Il prodotto finale è questa raccolta da cui emerge tutta la sensibilità del Poeta, l’esperienza umana dell’insegnante, il rigore morale (non moralista) e l’autorevolezza dell’uomo di Legge; la nostalgia dell’adolescente allegro e scanzonato verso un mondo che non esiste più; l’impegno civico e i valori etici del cittadino che si scuote e cerca di destare le coscienze degli altri di fronte agli obbrobri, all’inciviltà, all’incuria e alla distruzione sistematica di un patrimonio artistico e culturale da cui si dipana la storia di un’intera Comunità, quella di Sezze, che Campoli, usando la scrittura come suo padre Luca usava ago e filo[5], ricuce con abilità ed eleganza fino a confezionare un unico “vestito”: quello della memoria collettiva che ogni comunità sana e solidale dovrebbe preservare e tramandare ad ogni ricambio generazionale[6], sfruttando quelli che sono gli strumenti della comunicazione a disposizione dell’essere umano come, in questo caso, la scrittura.       
Perciò - anche se in palese disaccordo con Platone che, nel Fedro, parlando per bocca di Socrate, biasima l’invenzione della scrittura perché “strumento che contribuisce a svalutare la memoria”- dobbiamo essere grati e riconoscenti al nostro Concittadino Benemerito Antonio Campoli ché, attraverso i suoi scritti, ci ha reso immuni da quella malattia sociale che Franco Ferrarotti chiama amnesia di massa.
 
<<Distruggere la memoria di un popolo – ha scritto l’illustre Maestro di Sociologia - equivale alla distruzione delle sue basi di identità, significa attentare alla sua presenza storica, cancellarne o mutilarne il significato[7]>>.           
Con questa raccolta di scritti che andiamo a pubblicare, possiamo dire che le nostre “Storie di Paese” sono finalmente e concretamente al riparo da ogni tentativo di vederle (e volerle) seppellite nell’oblio. Siamo altresì convinti che questo libro riuscirà a soddisfare la nostra sete di “conoscenza”, che è anche fonte di sapere per i nostri figli, e per i figli che verranno a sostituirci in questa Comunità terrena che ogni giorno ci sforziamo a tenere unita e a rendere solidale sia all’interno del suo tessuto sociale già formato, che nei confronti di chi, in attesa di entrare, ci guarda e ci giudica attentamente dall’esterno. A cominciare dai più giovani, da quelli cioè che sono alla ricerca di radici profonde su cui impiantare e far crescere l’albero della propria vita. Campoli, attraverso i suoi scritti, ha scavato, cercato e riportato in superficie quelle radici, che sono poi le stesse che hanno permesso ad un intero popolo di crescere e progredire, di formare una propria identità culturale basata sui valori della solidarietà, dell’accoglienza, della tolleranza. Ora, spetta a noi contemporanei non disperdere i frutti della sua opera che non è solo letteraria, ma sociale, politica e culturale in senso antropologico.            


[1] Storico ed indimenticabile Sindaco di Sezze che con Antonio Campoli, oltre al carattere gioviale e la battuta sempre pronta, avevano in comune lo stesso nonno materno, Vincenzo Fattorini. Ivi, 20–Il Centenario di Garibaldi, pag. 88.

[2]Luigi Zaccheo, Sezze che scompare – Sezze, 1974;
  Luigi Zaccheo e Flavia Pasquali, Il dialetto di Sezze – Sezze, 1976.

[3] Rappresentata in pubblico nel 2012 dalla Compagnia Teatrale
“I Turapitto”. Regia di Piero Formicuccia (vedi foto a pag.40).

[4] Le collezioni intere de Il Comune Oggi e Nuova Informazione, sono conservate presso l’Archivio Storico del Comune di Sezze.

[5] Luca Campoli, Sarto setino di Alta Scuola, allievo di Mastroianni e lavorante di Caraceni, Roma. Dichiarato Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vaschem, il Sacrario della Memoria di Gerusalemme, per aver salvato una famiglia di ebrei di Sezze durante i rastrellamenti nazifascisti del 1943.

[6]Karl Mannheim, Le generazioni. Bologna, 2008. Prendendo spunto dal sociologo ungaro-tedesco, ci preme ricordare, e stigmatizzare, che il passaggio di consegne da una generazione all’altra non deve essere segnato a tutti i costi da conflitti insanabili che nascono dalla stravagante idea che, solo liberandosi del proprio passato, quindi delle esperienze e delle conoscenze acquisite dalla generazione “uscente”, una società riesce a rinnovarsi e a progredire. 

[7] Franco Ferrarotti, La tentazione dell’oblio. Bari, 1996.

Biografia di Antonio Campoli

Antonio Campoli è nato a Sezze. Si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Roma "La Sapienza". E' iscritto all'Albo Professionale dell'Ordine degli Avvocati di Latina dal 1959 e all'Albo Professionale degli Avvocati Cassazionisti dal 1980.

Abilitato all'insegnamento di Lingua e Letteratura Francese ha insegnato dal 1960 al 1983. 

In campo giornalistico, quale Pubblicista, ha collaborato a diversi giornali quali:  Il Travaso, Gioventù, Corriere dello Sport-Stadio, Il Comune Oggi, Nuova Informazione, Il Lavoratore Comasco. E' autore di tre volumi di poesia: La Fontana di Pio IXTibbo Tabbo, e  La Calandrella, editi dalla Angeletti Editore. Come coautore, ha messo la sua firma sui volumi Sezze che scompare Il dialetto di Sezze opere di Luigi Zaccheo e Flavia Pasquali.

E' stato presidente della Banda Comunale di Sezze, attuale presidente del Centro Studi Titta Zarra, vice presidente del Bonsai Club di Sezze, vice presidente del Distretto Scolastico n. 47 e Pretore Reggente del Mandamento di Sezze e Bassiano dal 1969 al 1979.

Oltre alle novelle, ai racconti, alle monografie e agli studi del mondo contadino, alle usanze e alle storie antiche e moderne su Sezze, ha scritto opere teatrali di fondamentale importanza quali Livio va in pensione, I due compari, Un giorno in Pretura, Una vincita al totocalcio e Studio Legale.

Nella sua non breve carriera, Campoli ha collezionato una infinità di premi e rico­noscimenti; basti ricordare il Premio di Poesia Città di Sezze, il Trofeo dei Lepini, il Premio biennale di Norma, il premio biennale Attilio Taggi di Sgurgola, il Premio Simpatia al Campidoglio, il Premio Nazionale " Latina Tascabile", premio letterario internazionale di Segni.

Campoli lascia di sé una immagine indimenticabile. Ha operato attivamente ed instancabilmente contro la delinquenza, contro gli abusi edilizi meritandosi l'appellativo di "Pretore d'assalto".  Attualmente svolge la sua professione di Avvocato e passando dall'altra parte della barricata, si è messo al servizio dell'umanità sofferente e bisognosa di Giustizia. Stimato per la sua serietà e lucidità, profonde la sua ricchezza interiore nella sua attività, nelle sue opere, nelle sue poesie e in tutti i suoi scritti.

La sua ispirazione è pregevole il suo lirismo è misurato, scherzoso, riservato ma soprattutto, dialogo immediato di una volontà narrativa che riflette il suo legame con la gente e i luoghi della sua terra. Campoli ha scelto il dialetto di Sezze e ci narra ora con lirismo digiacomiano ora con la plasticità belliana, ora con la malinconia e la memoria di Trilussa, il trascorrere delle stagioni e della vita, i segni del tempo sulle cose e sui volti, le storie dei sezzesi, le voci dei suoi paesani, i fatti di quelle donne e di quegli uomini semplici e veri, le storie di carne e di sangue dai cuori teneri ed aspri di corpo robusto e di passioni tenaci. Campoli vive la sua poesia con quei toni ammiccanti e simpatici e con quella vena di ironia che resta discreta e composta. La sua poesia offre refrigerio con una freschezza ariosa che sembra spruzzo di fantasia carezzata dalla mano delle buone maniere a dalla filosofia nel rispetto per la sincerità interiore di Campoli in cui l’equilibrio intellettuale collima con lo specchio della sua anima. Alita nell'opera di Campoli un refolo della sua fantasia svariona, scanzonata, frizzante che traduce un temperamento propriamente " classico”.

Campoli è il più prolifico poeta dialettale lepino contemporaneo e senz'altro il più equilibrato e coerente il quale ora fa il verso di Orazio, ora nei componimenti ove si celano le battute o l'aforisma, prende da Marziale.

Il suo dialetto ha una sostanzialità antica ove la parola morbida, polposa, gustosa come un frutto indeiscente rinserra un seme acidulo di sorridente e cattivante ironia nient'affatto tossica.

Campoli ha il gusto del dire, del parlare, del ricercare un dialetto arcaico, che, a volte, può apparire aspro, ma che è l'espressione di una antichità apparentemente storia di cui

rivendica la dignità di cultura pienamente vissuta, di cui gusta il sapore attraverso la frase breve e densa, corrispondente alla lingua di una tradizione contadina e paesana che l'erudito non ha rinnegato ma ha arricchito e vivificato attraverso la padronanza di strumenti culturali diversi dalla tradizione orale. Campoli è poeta serio e lucido, scherzoso e riservato, curialesco ed umile, comunque sempre ricco di umanità, portatore di un rapporto vivo con la sua Sezze, intenso con le persone, anche le  più umili, rispettate sempre nella loro dignità umana.

Perché le tessere originali più preziose che affrescano il grande mosaico del linguaggio palpitante del popolo di Sezze non andassero perdute e non cadessero nell'oblio, era necessario e doveroso rendere i giusti meriti e indiscussi riconoscimenti ad Antonio Campoli che ha nel suo cuore, come tutti i cittadini degni di questo nome, la Sezze immortale, la Sezze sospesa negli spazi celesti, la Sezze di antica e nobile stirpe, la Sezze piena di fascino. Al poeta che ha cantato la nostra terra nelle sue infinite sfaccettature, al poeta vivace, colorito, ricco di umanità pieno di inventiva, rapido nella battuta, dolce nel sentimento amoroso e profondamente partecipe nel dolore, va questo riconoscimento. 

E con la sua vastissima opera di poeta e di uomo di cultura Campoli ci ammonisce ricordandoci che il suo impegno letterario non e affatto un elogio del tempo passato, ma rappresenta la convinzione che soltanto conoscendo la propria storia, la propria vita e il proprio passato si può ben progettare il proprio futuro.

C'era una volta Sezze