ambiente & storia 

2021 - 2022

a cura di Vittorio Del Duca

Sezze, 17 gennaio 2021

Traduciamo il Corradini

Nel Vetus Latium Profanum et Sacrum del 1705 al Tomus Secundus, 240 pagine e 23 capitoli, è descritta la storia antica di Sezze.

Vita ed Opere del Cardinale Pietro Marcellino Corradini

Molto è stato scritto sul Cardinale Corradini, sulla sua vita e sulle opere, in particolare sull’Istituto della Sacra Famiglia da lui fondato. Nondimeno si è parlato del suo grande patrimonio di scritti a carattere giuridico ed archeologico che ci ha lasciato in eredità.

Questi libri furono scritti dal Corradini interamente in latino, lingua che oggi non viene più usata come mezzo di comunicazione e quindi appannaggio di pochi eruditi di civiltà classica.

Tra gli scritti del Corradini ho trovato assai interessante il Vetus Latium Profanum et Sacrum che scrisse nel 1705, particolarmente il Tomus Secundus, dove in 240 pagine e 23 capitoli è descritta la storia antica di Sezze.

È la seconda storia del nostro paese, dopo quella di 71 pagine, scritta nel 1641 da Giuseppe Ciammarucone dottor di legge e zio di Porzia Ciammarucone, madre del Corradini, ovvero Descrittione della Città di Sezza Colonia Latina di Romani.

Il testo del Vetus Latium Profanum et Sacrum fu inserito dal Corradini nel 1718 anche nella sua opera più vasta De Primis Antiqui Latii Populis, nel secondo dei dieci tomi di cui è composta (Setina et Circejensis Historia) senza alcuna revisione.

Nel Vetus Latium Profanum et Sacrum il Cardinale, dopo un’introduttiva visuale panoramica sulle antiche memorie latine e romane, passa a descrivere analiticamente i monumenti della sua Sezze e del Circeo (liber tertium) corredati di alcune illustrazioni. È un lavoro di erudizione immenso, che consacrò l’autore principe degli archeologi del Lazio; una miniera di informazioni da cui hanno attinto tutti gli autori di storia locale e che rappresenta anche oggi un punto di riferimento per nuove ricerche sul territorio.

Io stesso, me ne sono avvalso per la ricerca sul cecubo, ma ho dovuto rispolverare le mie reminiscenze di latino, insieme al vecchio ed immortale vocabolario Angelini.

In tutta sincerità debbo riconoscere che per me, che non mi occupo di latino dai tempi della scuola, è stato un lavoro difficile e penso di non sbagliare se dico che lo sarà ancora di più, se non addirittura impossibile, alle nuove e future generazioni perché gran parte di loro non hanno fatto gli studi classici.

Da queste considerazioni sarebbe auspicabile per la nostra storia, che il Vetus Latium profanum et Sacrum, tomus secundus, venga tradotto in italiano da qualche nostro erudito e volenteroso concittadino o magari, perché no, dagli studenti del liceo classico Pacifici e De Magistris di Sezze, perché possa rappresentare e restare beneficio e patrimonio dell’intera comunità.

Riproduzione del Corradini dei Ruderi della villa di Mecenate e di Augusto in località Quarto Palazzo

a cura di Vittorio Del Duca