ambiente & storia 

2018 - 2020

a cura di Vittorio Del Duca

 

Sezze, 26 febbraio 2019

Storia di paese: Sisto V
Correva l’Anno Domini 1589 e Sisto V, con un nutrito seguito di nobili e prelati, giunse a Sezze per ammirare dall’alto del colle i lavori di bonifica della palude che si avviavano a conclusione.
L’abate Nicola Maria Nicolai nel suo libro “De Bonificamenti delle terre pontine” (Roma, Stamperia Pagliarini, 1800), scrive che Sisto V si portò alla volta di Sezze il 12 ottobre 1589 ed alloggiò presso i Normesini, la cui casa fu convertita in monastero dal cardinal Corradini (
Monastero del Bambin Gesù). 
Aggiunge inoltre che dalla cima di un colle rimpetto alla città di Sezze e presso il monte Trevi, si mise a riguardare la palude, che restava tutta esposta alla vista; ed un sasso, sopra cui dicesi che il Papa si ponesse a sedere, porta anche al presente il nome di Pietra di Sisto, dal volgo altresì detta Sedia del Papa.
Sin qui la Storia, ma la fervida fantasia dei sezzesi ne trasse una storiella assai curiosa, tramandata per secoli e fino ai primi del Novecento, quando la fantasia popolare dava il meglio di sé nelle lunghe sere d’inverno, accanto al fuoco.
Si è raccontato che Sisto V, mentre ammirava con soddisfazione la palude bonificata, si lasciò andare ad un’esclamazione: -Ah, quanto sono grande ! Sono veramente grande! 
Quindi, rivolto ad un cardinale del suo seguito: - Sapete dirmi voi, cardinale, quanto sono grande? 
- Santità - rispose il cardinale, sicuro di guadagnarne la benevolenza – voi siete più grande e più forte della palude che avete appena bonificato-
- Guardieee – urlò il Papa – arrestate costui, dategli cinque frustate e un anno di galera per aver sminuito la mia persona. 
Quindi rivoltosi ad uno dei vescovi : - E voi monsignore? Sapete dirmi quanto sono grande io ?
Il vescovo, intimorito: - Santità siete più grande dell’Italia intera, non della sola palude.
-Nooooo! - urlò il Papa – Ha bestemmiato! Guardieee, dategli tre frustate e rilegatelo in galera per un anno.
Venne la volta di un giovane prete, al quale il Papa rivolse la stessa domanda e il preticello, per non sbagliare: - Santità, voi valete tutto l’Universo, altro che l’Italia e la palude!
Il pontefice, chiama nuovamente le guardie: - Arrestate questo cretino, dategli dieci frustate e sbattetelo per un anno in cella, perché solo il Creatore vale l’Universo. 
Nel frattempo giungeva dalla località Case Nuove un fraticello dei Zoccolanti, tutto sudato per la salita e per aver corso tanto, così da arrivare in tempo a vedere il Papa.
-E voi frate – gli chiese Papa Sisto- sapete dirmi quanto sono grande io ?
-Santità, sono tutto sudato ed affamato, le forze mi mancano e non sono nelle condizioni di rispondere ad una simile domanda con la saggezza che Ella merita. Vogliate perdonarmi ma proprio non ce la faccio!
Il Pontefice chiamò gli inservienti e ordinò che al frate fosse dato da mangiare e da bere a sazietà, qualunque cosa avesse desiderato.
Quando l’umile frate si fu rifocillato il Papa gli si accostò e gli rivolse nuovamente la domanda.
-Santità – rispose il frate – se mi consente vorrei dare un voto alla sua grandezza.
- Orsù rispose il Papa, fate pure, non abbiate timore.
- Santità, il voto che io le dò è trentadue.
- Trentadue ? – rispose sorpreso il Papa- Perché proprio trentadue ?
- Perché ho già dato trentatré a Nostro Signore Gesù Cristo, a motivo dei suoi anni quando è salito sulla croce e a Voi, Santità, ne do uno di meno.
Il Papa, soddisfatto del voto e del numero enfatizzato dai Vangeli gli rispose:- Voi, umile frate, valete più di tutti questi ignoranti che mi stanno intorno, verrete a Roma con me e sarete mio consigliere.
L’anno dopo Sisto V morì e il fraticello tornò a Sezze nel Convento di Santa Maria delle Grazie, accolto con tutti gli onori dai suoi confrati per essere stato, seppure per poco, consigliere del papa.

Sotto- una mappa della Pianura Pontina di Leonardo Da Vinci


Sezze, 23 gennaio 2018

Il vino

Sul finire del 1889, Edmondo De Amicis,  autore  del libro “Cuore”, scrisse un volumetto dal titolo “ Il vino” di appena 91 pagine, facendo una descrizione del nettare di Bacco molto vicina, per alcuni aspetti, all’elogio.

Il volumetto uscì con grande accuratezza grafica, con le illustrazioni dei migliori artisti del momento e con una copertina a colori molto originale, poiché raffigurava una signora elegante, vestita secondo lo stile della “belle epoque” nell’atto di alzare il calice di fronte ad una tavola imbandita, con un gesto deciso e quasi professionale ma inusuale, se non addirittura scandaloso, per una donna dell’epoca. Erano in corso, infatti, campagne salutistiche contro l’abuso dell’alcool ed il nostro Edmondo De Amicis dovette destreggiarsi non poco tra bevitori ed astinenti.

Tuttavia il suo volume per più di un secolo non ebbe il successo sperato ed è stato riscoperto solo negli ultimi del Novecento. Da questo periodo in poi si sono infatti tirate più copie che non nei precedenti cento anni, segno evidente di un modo diverso della società di porsi nell’approccio con il vino, ma anche dell’attualità e della modernità di molte sensazioni dell’autore. Il nostro De Amicis, dovette destreggiarsi con esemplare maestria tra le idee, gli stereotipi e la retorica dell’Italia dopo l’unità nazionale, che voleva l’esistenza di due vini. 

L’uno è il veleno che trascina all’ozio, all’istupidimento, alla prigione, alla tomba. E questo vino è da combattere, vituperare e fuggire. L’altro è il vino che fa alzare  il calice, la fronte ed il pensiero, il vino che mette all’operaio la forza nel braccia e il canto sulle labbra. È l’allegria giornaliera della nostra mensa, il festeggiatore della riconciliazione e dei ritorni, il liquore benefico che riscalda le vene dei nostri vecchi, che aggiunge un sorriso all’amicizia e una scintilla all’amore.Quando si urtano tutti i bicchieri per un brindisi, in quell’incrociamento di evviva e di saluti, in quel bicchiere di vino pare che cominci un’epoca nuova per il genere umano. Un’epoca d fratellanza e di solidarietà tra tutti i popoli della Terra.

a cura di Vittorio Del Duca