Daniele Nardi

Dalla Semprevisa all'Himalaya

   

 Sezze, 28 novembre 2004                           auditorium Mario Costa

Ad un passo dal cielo / proiezioni

Daniele Nardi e Silvio Mondinelli

Scienza e Alpinismo

Scienza moderna e alpinismo hanno radici comuni. Nascono entrambi dalla trasformazione

culturale avvenuta in Europa tra il XVI e il XVIII secolo e che ha portato alla visione moderna del

mondo, in gran parte fondata sul pensiero scientifico. Scienza e alpinismo esprimono, in ambiti

diversi, lo stesso desiderio di conoscenza. Un desiderio che esce dai gabinetti scientifici, dagli studi

e dalle biblioteche, abbandona le scrivanie, prende contatto diretto con il mondo e si realizza

attraverso l’osservazione e l’esplorazione diretta della natura.

I primi alpinisti sfidavano una natura selvaggia e inesplorata. Si avventuravano in un mondo che

nessun occhio aveva prima mai guardato con interesse, rischiando anche la vita. I primi scienziati si

confrontavano con tradizioni potenti e consolidate, come quella della Chiesa. Provavano a guardare

la realtà con occhi nuovi e secondo prospettive diverse rischiando a volte, anche loro, la vita.

Spesso le due figure, di scienziato e alpinista, coincidevano.

Tutto ciò avveniva nel contesto di una trasformazione più generale, che interessava la cultura, la

percezione, la visione del mondo.

La “laicizzazione” del pensiero, che si attuò gradualmente con lo sviluppo del pensiero scientifico

moderno, portò a una corrispondente desacralizzazione del mondo naturale. I cieli erano stati da

sempre considerati appartenenti a una sfera divina, incommensurabile con quella terrestre. Le

montagne, per millenni luoghi estranei alla vita dell’uomo, espressione di un disordine che male si

accordava con l’esigenza classica di un’armonia unificante, erano spesso percepite come

minacciose e ostili oppure appartenenti a una sfera più simbolica che reale, in ogni caso anch’essa

incommensurabile con quella umana. Mondi estranei e lontani, come erano estranei e lontani i cieli.

La prima frattura in questa visione avviene non a caso proprio con una teoria che sconvolge lo stato dei cieli,

la teoria eliocentrica di Copernico. Tra terra e cielo si ricompone la frattura e le montagne fanno da trait- d’union. Keplero, Galilei, Cartesio e Newton contribuiranno all’affermazione della ragione come strumento privilegiato d’indagine del mondo naturale. La stessa ragione, non disgiunta dalla

curiosità e, più tardi, dall’attrazione romantica, si rivolge verso le montagne, un vero e proprio

continente verticale ancora in gran parte sconosciuto, la cui varietà e complessità acquistano man mano valore.  

Le montagne iniziano ad apparire nei quadri, negli scritti, sulle carte. Mentre gli scienziati scoprono

attraverso l’osservazione le prime leggi della natura, i primi esploratori-scienziati si avventurano

nelle valli, sulle balze rocciose, sui ghiacciai, sfidano le cime. Sono passati più di duecento anni, ma il nostro spirito di fondo, come alpinisti, non è cambiato. Mi sono trovato di recente nella fortunata situazione di coordinare le più importanti ricerche scientifiche che l’Italia abbia mai fatto sulle due montagne più alte della Terra, Everest e K2. Sull’Everest ho condiviso la gioia di Daniele per un sogno realizzato. Come incorreggibili dreamers proviamo un’altra volta insieme a inseguirne un altro. Non ci sarà scienza questa volta. Ma gli

uomini sono gli stessi. E la voglia di salire e conoscere pure.

Daniele Nardi parla, mentre al suo finco Leonardo Morellato ha condotto abilmente la serata

Arrampicata Sportiva e non solo

Nel comprensorio dei Monti Lepini, che ricade nella provincia di Latina, sono presenti molte

strutture rocciose (Falesie) dove oggi è possibile praticare l’Arrampicata Sportiva o Free climbing.

L’Arrampicata in questa zona dei Lepini è rimasta per parecchi anni in sordina, pur essendo

praticata, anche ad un certo livello, dalla metà degli anni ottanta. L’apertura delle prime vie di

arrampicata, di cui si ha traccia documentata, risale addirittura agli anni settanta, queste prime vie

erano essenzialmente a carattere esplorativo e sicuramente per molti anni sono rimaste nel

dimenticatoio. Per veder nascere vie di arrampicata chiodate appositamente per essere scalate

sistematicamente da eventuali fruitori, bisogna attendere la metà degli anni ottanta. Infatti in questo

periodo furono aperte una manciata di vie nella falesia delle Placche Rosse (Norma) da alcuni soci

del CAI, ciò permise una sufficiente fruizione della falesia, si era ancora allo stato embrionale. Il

luogo era frequentato da pochi locali ed era totalmente sconosciuto alla massa degli scalatori,

comunque permise di creare un piccolo gruppo di scalatori locali che gettarono le basi per

accrescere e sviluppare l’arrampicata in provincia. Bisogna aspettare la fine degli anni ottanta

inizio novanta per vedere accrescere il numero di vie chiodate e di conseguenza il numero di

scalatori. In questo periodo Armando Onorati inizia un’opera di chiodatura ed esplorazione in giro per le varie

falesie della zona, comunque concentrandosi principalmente nelle falesie intorno a Sezze. In contemporanea si iniziano a vedere i primi arrampicatori che provengono da fuori provincia, soprattutto da Roma. 

Le falesie chiodate all’epoca erano essenzialmente due (Placche Rosse e Tre Laghi) dove si contavano una trentina di vie d’arrampicata. Nelle altre falesie, pur essendo state esplorate, ancora non si contavano un numero sufficiente di vie o non se ne contavano affatto. Alla fine del 1993 nell’opera di chiodatura si unisce Stefano Milani, aumentando la possibilità di apertura di vie nuove. Infatti a partire dalla metà degli anni novanta il numero di vie attrezzate cresce di anno in anno fino a contarne più di trecento, distribuite in una decina di falesie diverse. In contemporanea, anche grazie all’opera di divulgazione svolta da Milani e Onorati sulle riviste specializzate (con articoli, recensioni e la stampa di una piccola guida), iniziano ad arrivare molti arrampicatori provenienti da tutte le regioni d’Italia e dall’estero. Nello stesso periodo inizia a crescere anche il numero di arrampicatori locali, grazie a corsi di arrampicata organizzati con cadenza annuale. Anche il livello di arrampicata, da parte di arrampicatori locali, sale raggiungendo anche livelli molto alti, infatti si passa dal raggiungimento del 7c agli inizi degli anni novanta, al 8a della fine della stessa decade. L’ingresso nel nuovo secolo ha segnato una nuova svolta, viene pubblicata una nuova guida (“Noveccippiù 9c+” di Onorati-Milani) che descrive tutte le falesie del comprensorio. Il numero di vie chiodate, grazie all’opera di apertura di Stefano Milani (rimasto l’unico chiodatore attivo nella zona), aumentano notevolmente raggiungendo l’attuale numero di 540 tiri chiodati distribuiti in 14 falesie. Aumentano notevolmente i fruitori, attirati dalle molte nuove vie, dalla bellezza delle stesse

e dai contesti ameni in cui sono inserite. Alcuni arrampicatori locali raggiungono difficoltà intorno

all’ 8b, contandosi sulle dita di una mano questi atleti hanno raggiunto notevoli risultati. Inoltre è

aumentato notevolmente il numero di scalatori locali, passando da una decina degli inizi anni

novanta, a circa una quarantina di questi ultimi anni, il tutto in poco meno di dieci anni.

L’attività verticale nella zona non si è limitata solamente all’apertura di vie destinate

all’arrampicata libera, infatti non è mai terminata l’esplorazione, e la sperimentazione, sono solo

cambiati gli interpreti. Partendo dai primi pionieri degli anni settanta (provenienti da fuori

provincia) passando per Onorati negli anni ottanta, arrivando a Milani per gli anni novanta al quale

si è unito Nardi negli ultimi anni, è sempre proseguita l’esplorazione in stile classico di tutte le

strutture rocciose della zona. Sono state aperte vie in stile classico anche di più tiri grazie

soprattutto a Stefano Milani, che con scrupolosa passione, ha sperimentato le varie tecniche di

scalata spingendosi oltre il limite dell’arrampicata sportiva. Utilizzando tecniche appartenenti

prettamente all’alpinismo classico e all’alpinismo moderno, salendo in apertura dal basso con

l’utilizzo di protezioni classiche (chiodi) e veloci (nut, friend ecc.), arrivando nel 2003 con Nardi

(capocordata) ad aprire alla Rave di Norma una via che presenta difficoltà in libera di 6b e

artificiale fino al A2.

Agli inizi dell’attuale decennio avviene una sorta di ricambio generazionale, il gruppo originario di

arrampicatori si frammenta, riducendosi a pochi elementi assidui che, con passione e continuità,

ricompongono un nuovo gruppo attivo e molto motivato.

Milani Stefano e Nardi Daniele, organizzano due corsi l’anno aumentando notevolmente il numero

di scalatori locali, che si uniscono ai sempre più numerosi scalatori provenienti da fuori provincia. I

due con stoica passione, oltre ad occuparsi dell’organizzazione dei corsi di arrampicata aperti a tutti,

si occupano della diffusione della nuova attività allargando i confini, divulgando su più campi (carta

stampata, televisione, internet) le enormi potenzialità della zona. Questa nuova linfa porta alla

creazione di un folto gruppo che naturalmente sfocia nella creazione di una associazione, la

Mountain&Freedom, che ha la capacità e la volontà di convogliare le forze per occuparsi

seriamente di tutte quelle attività praticabili in montagna a contatto con la natura.

Le possibilità della zona pontina dei Lepini sono ancora enormi e non tutte sfruttate completamente.

Le solari placche grigie e rosse che si affacciano sulla pianura, a volte con impressionante

verticalità inimmaginabile per questi luoghi, offrono un ottimo terreno di gioco frequentabile in

ogni periodo dell’anno, creando un’interessante alternativa alle blasonate spiagge della provincia.

Negli ultimi venti anni è stato creato dal nulla un importante terreno di gioco apprezzato moltissimo

da scalatori provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, questo forse è dovuto alla bellezza dei

luoghi, alla varietà di vie e alla sicurezza delle stesse, che permettono di passare intere giornate di

sport a contatto con la natura.

Un vero bagno di folla per i tre alpinisti al Mario Costa di Sezze

La festa è tutta per Daniele Nardi che il 19 dicembre riceverà, nella sala convegni del Palazzo della Cultura, il Premio Immagine Latina come migliore sportivo dell'anno. Premio giunto alla settima edizione.

Cenni sulla preparazione psico-fisica dell’alpinista.

In una famosa lezione della Sorbone, nel 1857, Claude Bernard diceva “Tutti i meccanismi vitali,

per quanto possono essere diversi, hanno sempre un unico scopo finale, quello di preservare la

costanza delle condizioni di vita dell’ambiente interno”.

Questo principio di mantenimento del melieu interieur è descritto dalla parola omeostasi e può

essere definito come il complesso di tutte quelle reazioni dell’organismo che tendono a riportare

l’ambiente interno all’equilibrio quando ci si è allontanati da esso, oppure a trovare un nuovo

equilibrio, equilibrio dinamico o stato stazionario, quando non è possibile tornare allo stato

iniziale.

Cos’è che sposta l’organismo dall’equilibrio e che gli impedisce di tornarci?

Le variazioni dell’ambiente esterno. Nell’alpinismo ci si trova spesso ad affrontare situazioni

ambientali estremamente diverse l’una dall’altra, che turbano questo stato di equilibrio.

La facoltà che rende possibile all’alpinista di vivere in condizioni così disparate si chiama

adattamento. Una situazione che induce adattamento, uno stimolo che provoca modificazioni delle risposte

dell’organismo è costituito dall’esercizio psico-fisico. L’alpinismo rappresenta uno stimolo per l’organismo; è uno sport dove il meccanismo bioenergetico prettamente interessato è quello aerobico.

L’adattamento razionale, programmato, agli stimoli che caratterizzano l’alpinismo si chiama allenamento.

Uno degli obiettivi dell’allenamento in montagna è quello di incrementare la capacità aerobica.

Avere una buona capacità aerobica significa maggiore capacità di resistenza all’esercizio

prolungato, minor tempo di recupero, minor fatica psico-fisica generale, a seguito di una migliore

ossigenazione di tutti gli organi e sistemi, conseguente minor affaticamento psico-fisico.

L’allenamento deve mirare anche a consolidare attraverso esercizi specifici e speciali gli

adattamenti climatici (acclimatazione) e della quota (ipossia); invece attraverso gli esercizi

generali a migliorare la mobilità articolare, la coordinazione nonchè la forza muscolare la quale

deve essere ben distribuita, garantendo così un’equa distribuzione del carico senza gravare e

sovraccaricare l’articolazione (mano, polso, gomito, spalla). Possedere tutte queste capacità e abilità garantisce un’ energia di riserva per far fronte alle situazioni imposte dalle variabili atmosferiche.

Fondamentali sono la tenacia, l’autocontrollo, la capacità di gestire i propri limiti ed emozioni,

grande ardimento, determinazione e soprattutto idee chiare sul percorso da scegliere e sulla

strategia da seguire che accompagnano l’alpinista o team a condurre a termine una spedizione.

La montagna richiede inoltre attenzione, passione e dedizione mantenendo sempre grande umiltà.

Sezze, 28 novembre 2004                           auditorium Mario Costa