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Comunità di Sant'Egidio |
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La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 40.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 60 paesi dei diversi continenti. E' "Associazione pubblica di laici della Chiesa". Le differenti comunità, sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant’Egidio Visita il sito Sant'Egidio |
sabato 29 novembre 2008 - ore 18,30 la "COMUNITA' DI SANT'EGIDIO"promuove la campagna internazionale No alla pena di morte Città
per la Vita
Tutta la cittadinanza di Sezze è invitata a partecipare alla fiaccolata in favore della moratoria sulla pena di morte. La manifestazione, a cui parteciperanno le autorità comunali, partirà dal Centro Sociale "Ubaldo Calabresi" alle ore 18,30. |
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Illuminiamo
il parco della Rimembranza
Venerdì 30 novembre 2007 alle ore 18,30 la cittadinanza di Sezze ha dato vita ad una fiaccolata in favore della moratoria sulla pena di morte. La manifestazione, a cui hanno preso porte anche le autorità comunali, è stata promossa dalla Comunità di Sant'Egidio. Il primo NO alla pena di morte è stato pronunciato in Italia “Ascoltate la voce della giustizia e della ragione: essa vi grida che i giudizi umani non sono mai sicuri a tal punto che la società possa dar la morte ad un uomo condannato da altri uomini soggetti all’errore e alla prevenzione (…) La mia conclusione è: sia abrogata la pena di morte” (Cesare Beccarla, Dei delitti e delle pene, 1764) “UNA
TAPPA STORICA PER UN MONDO SENZA PENA DI MORTE. NON C’E’ GIUSTIZIA SENZA VITA.”
LA
COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO SULLA RISOLUZIONE Da
Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio “Un
passaggio storico. L’approvazione della Risoluzione per una Moratoria
Universale della Pena capitale alla terza Commissione dell’Assemblea
generale delle Nazioni Unite segna una tappa decisiva per
l’affermazione di una giustizia capace di rispettare sempre la vita,
una giustizia senza morte. Il grande numero di emendamenti contrari, le
campagne che hanno reso necessari 15 anni per arrivare a questo
risultato sono testimoni dell’importanza che la Risoluzione e la sua
approvazione da parte dell’Assemblea generale dell’ONU riveste. “E’
un contributo decisivo per accelerare un processo che ha già visto
dagli anni 90 oltre 50 paesi rinunciare all’uso della pena di morte e
il suo uso restringersi in molti paesi retenzionisti, per un accresciuto
rispetto della vita umana e per i crescenti dubbi sulla sua efficacia e
correttezza nell’applicazione, anche nei sistemi giudiziari più
evoluti. “E’
una vittoria del mondo e della vita, una vittoria della difesa della
dignità e dei diritti umani. La Comunità di Sant’Egidio ha lavorato
intensamente per questo risultato, da anni, assieme ad altri
protagonisti storici della Campagna mondiale, raccolti o a fianco della
Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte (WCADP). E’
la conferma di un più alto standard di rispetto della vita umana e di
rispetto di una cultura della vita che si fa strada sul pianeta. E’
stata una strada difficile, contrastata da chi ha cercato di far passare
questa decisione storica come un’ingerenza in affari interni dei
singoli paesi e come una visione “europea” dei diritti umani. “I
cinque milioni di firme raccolti in 153 paesi dalla Comunità di
Sant’Egidio, la creazione di un fronte mondiale interreligioso e
interculturale mondiale, resi evidenti dalla consegna avvenuta nelle
mani del Presidente dell’Assemblea Generale Srgjan Kerim da una
delegazione della Comunità di Sant’Egidio e della WCADP il 2 novembre
scorso, all’indomani della presentazione della Risoluzione da parte 37
paesi autori della stessa ,con un numero mai raggiunto di co-sponsors,
hanno testimoniato il carattere universale, “cross-regional” del
testo della Risoluzione e il cambiato sentire di gran parte del pianeta. “L’approvazione
della Risoluzione per una Moratoria Universale è una proposta a tutti i
paesi membri, è un ponte anche verso i paesi che non l’hanno votata e
che l’hanno contrastata, per una giustizia capace di combattere il
crimine innalzando il rispetto della vita in tutte le circostanze.
Permette di fermare un sistema giudiziario che non è mai infallibile.
Permette di introdurre misure alternative sempre aperte alla
riabilitazione umana, capaci di risarcire la società e di scoraggiare
ogni senso di vendetta. “Non
si può togliere quello che non si può restituire. Non si può
aggiungere una morte alla morte già avvenuta. Non si può legittimare,
da parte dello stato, il diritto a infliggere la morte mentre si
vorrebbe sostenere il diritto alla sicurezza della vita. Lo stato e la
società civile non può mai scendere al livello di chi uccide. Una
giustizia capace di essere sempre dalla parte della vita è la via per
riconciliare interi paesi e popoli dopo sanguinose guerre e atroci
sofferenze, come mostra la scelta coraggiosa contro la pena capitale di
paesi come Ruanda, Burundi, Cambogia, che hanno vissuto un terribile
genocidio, come indica il Sudafrica che è uscito dall’apartheid senza
pena di morte e indicando la strada di una giustizia senza vendetta. “Un grande riconoscimento ai paesi che hanno generosamente lavorato, nei cinque continenti, per la Risoluzione, ai governi italiano e alla presidenza dell’Unione Europea, a Messico, Brasile, Filippine, Timor Est, Croazia, Nuova Zelanda, Albania, Gabon e quanti negli ultimi mesi o da anni hanno lavorato ad avvicinare paesi, culture e mondi: Europa e Africa, Americhe, Asia e Oceania. “L’approvazione della Risoluzione rappresenta la vittoria della sinergia tra culture diverse, tra Governi e Organizzazioni non governative. Una vittoria che, per questo, non umilia nessuno, ma segna la strada per un mondo capace di cercare, su questa strada, anche vie più efficaci per una pace senza guerra e senza più necessità di guerra.” approfondimento
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