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22 aprile 2017

Promettendo

di Raffaele Imbrogno

“Ogni organizzazione umana, sia essa sociale o politica, si fonda in fin dei conti sulla capacità dell’uomo di fare promesse e mantenerle. L’unico dovere strettamente morale del cittadino deriva da questa duplice volontà di dare e mantenere un impegno affidabile sulla propria condotta futura, che è la condizione prepolitica per tutte le altre virtù specificatamente politiche. In quest’ottica la tanto citata affermazione di Thoreau, ‘L’unico obbligo che ho il diritto di assumere è quello di fare in ogni momento ciò che ritengo sia giusto’, potrebbe diventare: ‘Il solo obbligo che in quanto cittadino ho il diritto di assumere è quello di fare e mantenere promesse’.

Le promesse sono l’unico mezzo di cui dispongono gli uomini per ordinare il futuro, rendendolo prevedibile e affidabile per quanto sia umanamente possibile.” 

Hannah Arendt, Disobbedienza civile, Chiarelettere, 2017, pagg.50-51.

Il 12 settembre 1970 Hannah Arendt, pensatrice tedesca di nascita ebraica e cittadina statunitense dagli anni ’50, pubblicava il saggio da cui ho tratto la citazione precedente. Riflettevo rileggendo questo testo che promettere e mantenere le proprie premesse non è anche il succo di un programma politico; che chi si candida ad occupare una posizione pubblica presenta? In effetti dovremmo votare A e non B o C, perché dopo attenta riflessione e ponderando tutte le opzioni aperte, preferiamo quanto prospettato, quanto promesso per la nostra comunità, appunto dal candidato A.

Per quali altri nobili motivi dovremmo fare altro? Con quali interessi affidare la porzione di potere che ci appartiene come cittadini del nostro paese ad una o ad un’altra persona? Sarò ingenuo (ma l’ingenuità è una caratteristica a-politica da rivalutare), ma ritengo che proprio l’insieme delle promesse fatte adesso dai candidati per la carica di Sindaco di Sezze, il loro disegno prospettico per il nostro comune futuro dovrebbe essere l’unico discriminante per decidere se e chi votare. 

Bene si vota tra non molto, l’11 giugno per il primo turno ed il 25 giugno per l’eventuale ballottaggio (siamo uno dei 13 comuni del Lazio che avendo più di 15.000 residenti voterà con il maggioritario a doppio turno), meno di due mesi. Ebbene al momento, almeno alla mia modesta persona, non risulta leggibile nessun programma delle possibili liste che si presenteranno (l’ultima volta che abbiamo votato nel 2012 si presentarono ben 13 liste, vinse l’attuale Sindaco Campoli che con 14.803 voti pari al 70,1% staccò e di molto il secondo candidato, un plebiscito[1]). 

Allora faccio un caldo invito a tutti i candidati sindaci: inviate presso il sito di Ignazio Romano i vostri programmi, le vostre promesse, magari accompagnati anche da una ipotesi minimale della squadra che volete costruire per render operativo il vostro programma. Apriamo su queste pagine un confronto trasparente delle vostre idee per futuro del nostro paese. Un confronto fuori dalle solite stanze, dai soliti bar o ristoranti.  Poi sarebbe utile che qualcuna delle tante meritevoli associazioni operative nel nostro territorio si proponga per organizzare un incontro pubblico per una discussione aperta e franca per confrontare i vari programmi presentati.

r.imbrogno@tin.it

[1] http://www.comune.sezze.lt.it/pagina328_elezioni.html


20 aprile 2017

Lidano Lucidi lancia l’idea della "Banca della Terra"

Comunicato stampa

Lidano Lucidi, candidato a consigliere comunale in appoggio al candidato Sindaco Paride Martella, lancia l’idea della Banca della Terra, un progetto volto a favorire lo sviluppo economico e sociale del territorio. “Anche a Sezze dovremmo dar vita al progetto Banca della Terra. Il Comune dovrebbe censire le terre pubbliche e assegnarle a chi vuole coltivarle o svolgere altre attività imprenditoriali, come per esempio un campeggio o un’area attrezzata per le roulotte. Ci sono molti ettari di proprietà pubblica che sono incolti e senza manutenzione. 

Le domande da farsi sono: ma se il Comune non ci fa niente di tutta questa terra, non è meglio darla a chi vuole utilizzarla per un’attività imprenditoriale favorendo anche il ricambio generazionale? Meglio avere un appezzamento di terra lasciato lì a far nulla o dare la possibilità a qualcuno di farsi o mantenere una famiglia? In questo modo si risparmierebbero anche i soldi della manutenzione, soldi che potrebbero essere utilizzati in altro modo, come una migliore cura dei parchi, considerato lo stato di abbandono in cui versano. 

La terra pubblica potrà essere affidata a cooperative di produttori locali, anche ragazzi, per lo sviluppo delle produzioni. La società abbatterebbe così i costi di affitto del terreno e quindi avrà più risorse per pagare gli stipendi, il Comune avrebbe un terreno pulito invece che lasciato abbandonato. Si potrebbero fruttare anche i fondi del PSR e soprattutto farsi guidare nella gestione del progetto dagli agricoltori. 

Questa idea infatti può funzionare solo se viene coinvolto chi lavora la terra, perché con la sua esperienza quotidiana potrà indicare le colture da sviluppare (vino, visciole, olio, carciofi, broccoletti) in quella zona. Il Comune deve indirizzare, favorire la creazione di lavoro, deve costantemente confrontarsi con chi si spacca la schiena ogni giorno e non calare progetti dall’alto. La Banca delle Terra potrebbe essere anche sfruttata per l'agricoltura sociale, progetti per inserimento lavorativo dei diversamente abili. In definitiva avremmo terre curate e più occupazione. Anche i proprietari privati che non sanno che farsene di un piccolo pezzetto di terra a volte ricevuto in eredità, potrebbero avere convenienza ad entrare nel progetto”.


6 aprile 2017

Errando

di Raffaele Imbrogno

"Senza la conoscenza dei venti e delle correnti, senza il senso della direzione, gli uomini e le società non restano a galla a lungo, moralmente o economicamente scaricando fuoribordo l’acqua che entra nella falla"  Richard Titmuss

Per un errante del pensiero quale io sono, pieno di lacune conoscitive e pervaso da fluttuanti dubbi, lo spazio che Ignazio Romano ha creato, e messo a disposizione dei cittadini setini, è come una comoda deriva dove poter stare lontano da flutti e maree imprevedibili. 

Lo ringrazio di nuovo per la sua preziosa ospitalità.

Viviamo in un momento dove il deserto del sociale, l’assenza di uno spazio pubblico politico è sempre più visibile. Il deserto del pensiero provocato dalla imperante ideologia neoliberista vincente, ha progressivamente smantellato ogni momento di comunità e reso impalpabile il potere di movimento di semplici cittadini come me.

Dal 1980 abbiamo assistito ad una preponderante avanzata di coloro che hanno vinto lo scontro tra soggetti sociali, strati di società (classi sociali?) che è divampato fino alla fine degli anni ‘70. Proprio quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del 1977 e di un movimento che al di là dei giudizi soggettivi ha rappresentato l’ultimo tentativo di scontro con il potere costituito (per inciso l’uccisione di Luigi De Rosa è stato il momento di inizio di molte dinamiche di quel periodo, ed oggi l’unica Associazione Culturale setina che ricorda con un premio storico quel tristissimo fatto, quella enorme ferita, vive oggi dalle difficoltà nel silenzio colpevole di noi tutti). 

Un potere che ha vinto, e, quindi, dovremmo essere da anni in una società pacificata, soddisfatta del suo benessere economico e sociale. Purtroppo se non vogliano credere ai tanti pifferai presenti, non è così. Dal 2008 siamo dentro una profonda crisi. I dati socio economici nazionali sono devastanti. Uno per tutti è il numero dei disoccupati giovani. Un numero pari al 37% va al di là di sostenibile accettazione e mette in crisi ogni concetto di democrazia sociale. Intere generazioni sono state devastate. 

Ritorniamo ad emigrare, torniamo ad esportare intelligenze come abbiamo fatto quasi sempre nella nostra storia unitaria. È saltato quel patto che un attento osservatore sociale come il professore Salvatore Biasco ha chiamato come il “compromesso socialdemocratico”. Patto che ha permesso per anni alle nostre società di progredire. Un accordo tra lavoratori e capitale industriale e finanziario, che sotto l’egida dello Stato e nella forma dello Stato sociale (o welfare ideato da William Beveridge nel 1942 sulle idee economiche di J. M. Keynes) ha permesso alle democrazie occidentali di progredire ed uscire dalle macerie umane della seconda guerra mondiale, garantendo una distribuzione omogenea delle ricchezze e delle opportunità prodotte 

Uno stato sociale vittima sia di una deriva di corruzione, spreco ed inefficienza, sia dell’assalto di una casta economico-politica, attenta solo a soddisfare i propri appetiti. Si balla sul Titanic. Come uscirne? Con una svolta di sinistra, simile e diversa dal New Deal degli anni trenta, o con svolte autoritarie come il fascismo ed il nazismo o forme simili ma diverse nell’apparire? 

L’ideologia vincente, quella neoliberale, quella legata ai quei soggetti che detengono il potere e la maggior parte del ricchezza a discapito di una sempre più ampia povertà sociale, invitano a non disturbare l’auriga. Dobbiamo stare tranquilli e sopportare, il grande fratello ci guiderà verso una nuova terra promessa. Il novello Mosè ha una missione da compiere e noi dobbiamo smetterla di adorare vecchi dei: l’uguaglianza socio economica, la scomparsa delle differenze violente, la felicità.

La vittoria è stata totale, sia sul piano economico, sia su quello culturale. Lo schema proposto è stato ben condiviso a destra (e questo ci sta tutto) ed anche a sinistra (e questo molto meno comprensibile). Il nuovo establishment ha assunto tutti. Li paga molto bene per convincerci che il nostro capo chinato è l’unica soluzione. Questo al centro, alla periferia ed anche alla estrema periferia dove noi viviamo. Con le dovute differenziazioni anche noi a Sezze viviamo tutto questo

Lo vediamo uscendo per lo nostre vie, lo respiriamo nell’aria. Come ha scritto qualcuno “Guasto è il mondo”, ed il nostro piccolo paese non gode di una buona salute. Declinato sulle nostre coordinate quotidiane, questa prolungata crisi che stiamo vivendo ha fatto esplodere i valori e la comune cultura che ci apparteneva. Dove ci riconosciamo come comunità setina? 

Nella rincorsa di modelli estremi, nella speranza di uscire da un presunto errato provincialismo? Se una cosa abbiamo anche noi in modo distinguibile è un settore del nostro paese che ha tutto l’interesse all’anomia sociale, alla afasia politica. State tranquilli va tutto bene, questo lo slogan. Statevene a casa, pensate alla nuova macchina da comprare (magari un bel SUV con cui stare in fila per ore nella ricerca di terre selvagge), o la prossima vacanza da fare, al resto ci pensano vecchi e nuovi sacerdoti dell’agire sociale e politico. 

Una casta vera e propria che ha accompagnato con grande cinismo questo declino in cui siamo immersi. Eppure esistono sul nostro territorio forze ancora sveglie, sotto la cenere si intravede della brace. Il difficile è nel ridarsi fiducia a vicenda, riscoprirsi come comunità che non ha come destino comune solo una desertificazione quotidiana ed un abbandono progressivo di spazi e luoghi a noi tutti familiari. 
Come si chiedeva un vecchio rivoluzionario anni fa: Che fare?
Io, nella mia modesta conoscenza di queste dinamiche politico sociali, posso solo sognare nuovi percorsi comuni, che devono cercare di condizionare l’agire delle classi amministrative del paese e proporre uno sviluppo sostenibile per noi tutti.

Ripartire dalle cose semplici, lasciando il complicato ad un futuro lontano da venire. 
Un paese che ha espresso ed esprime tante libere associazioni, deve guardarsi allo specchio e dirsi: lo possiamo fare, non siamo destinati alla scomparsa.
Mi piacerebbe pensare una futura gestione della cosa comune, legata a due macro organizzazioni interne: due assessorati. Il primo della Normalità il secondo della Straordinarietà.
Il primo dovrebbe essere finalizzato a raccogliere tutte le risorse presenti nel territorio per ripristinare una vita normale per tutti noi.

Riscoprire la vocazione contadina di questo territorio. Come diceva un protagonista del film All That Jazz: Ciò che sembra vecchio prima o poi torna nuovo. Allora perché non pensare Sezze come un nuovo polo di sviluppo di applicazioni tecnologiche per una agricoltura verde, bio compatibile, che rispetti l’ambiente. Creare un istituto di sviluppo, progettazione e realizzazione di soluzioni tecnologiche per la agricoltura del futuro. Le tante guerre che si combattono per il mondo, sono sì legate alle forme di approvvigionamento energetico, ma anche alla ricerca di territori fertili da poter sfruttare a proprio vantaggio. Il mondo futuro avrà molta sete e molta fame. 

Possiamo pensare di dare un piccolo contributo alla soluzione di questi problemi, partendo dalla nostra storia passata? Si potrebbe riconvertire uno dei tanti spazi pubblici presenti ed inutilizzati per dedicarlo a questo nascente polo scientifico-agricolo.
L’interesse del nostro patrimonio ambientale andrebbe poi visto non solo in termini di produttività agricola ma anche come risorsa turistica. Per far questo si deve fermare qualsiasi forma di speculazione edilizia che possa ancora devastare un territorio che negli ultimi anni è stato ampiamente abbrutito

Noi viviamo il nostro ambiente, la sua bellezza o la sua bruttezza. Lo condizioniamo e ne siamo condizionati. Noi siano il nostro momento estetico. I contadini di una volta questo lo avevano chiaro e difendevano le loro terre, le rendevano più belle e vivibili, noi? 
Se si vuole sviluppare un turismo non selvaggio sui monti Lepini si può anche utilizzare il volano dello sport. Il turismo sportivo è sempre più diffuso. Di eventi sportivi a Sezze se ne possono organizzare molti, sfruttando anche quelle personalità di valore nazionale da noi presenti. Penso a Simeoni, bandiera della lotta al doping sportivo, Nardi e molti altri. A persone come Sandro Pontecorvi e Costantino Giorgi che su questo tema hanno ancora molto da dire. 

Perché se si vuole un turismo sportivo vero, si deve puntare sull’eccellenza e non sulla mediocrità.
Senza sicurezza non si vive. Scoprire il limite della dialettica sicurezza-privacy è una continua scommessa. Noi però abbiamo bisogno che le nostre vie tornino abitabili per tutti e soprattutto per fanciulli ed anziani, i valori profondi del nostro paese. Trovare fondi per queste fasce di generazioni, renderà sicuro il paese prima per loro e poi per tutti. 

Garantire percorsi culturali virtuosi sul nostro territorio è una priorità. Ridare importanza alle nostre scuole, dare spazio alle tante associazione, che uscendo dal loro particolare possono dare molto. Possono dare solo se si ha voglia di ascoltare però, senza presunzione da parte di chi occupa il Palazzo locale. La modestia e l’umiltà accompagnano la normalità e consentono il vero salto di qualità.

In modo asincrono alla normalità (il motivo per il quale dovremmo votare qualcuno) mi aspetto un lavoro sulla straordinarietà (quello per cui dovremmo rivotare in futuro una persona, una lista). La capacità di intravedere un futuro possibile e migliore per tutti noi. Trovare progetti, risorse, emozioni, per delineare un paese nuovo.
Tutto questo alla base deve avere un agire amministrativo trasparente ed onesto oltre che professionalmente capace. Non possiamo non poter disporre di bilanci di Partecipate, per poi scoprire nel tempo che sono portatrici, non solo di consenso e voti, ma anche di enormi debiti. 

I favori sono per pochi, i debiti di tutti. Non mi sembra equo.
Ho scritto molto, vorrei scrivere altro ancora. Alcune parti sono approfondite, altre no. Ma io sono un umile errante, un rolling stone, vi chiedo scusa e vi ringrazio se siete arrivati fino qui.
Resto in ascolto di altre idee di cui ho dannatamente bisogno.

r.imbrogno@tin.it


15 marzo 2017

Paride Martella è il candidato sindaco del centrodestra.

Sostenuto da un progetto civico che verrà presentato sabato 18 marzo

articolo di Alessandro Mattei - Il Messaggero, 15 marzo 2017

Come anticipato il 13 gennaio scorso dal Messaggero, il centrodestra setino ha scelto l’avvocato Paride Martella come candidato sindaco. L’ex presidente della Provincia di Latina scenderà in campo con un gruppo di liste civiche senza simboli di partito, forse a sostenerlo ce ne saranno addirittura cinque. 

La decisione è stata presa nel corso dell’ultima riunione tenutasi a Latina lunedì’ scorso, nel corso della quale Martella ha sciolto ogni riserva, anche a seguito forse della decisione del Pd di rinunciare alle primarie e candidare Sergio Di Raimo. L’ufficializzazione avverrà sabato prossimo alle ore 17 presso il Museo Comunale di Sezze. Martella da ieri sta lavorando alla squadra a stretto contatto con il consigliere comunale Serafino Di Palma in primis. 

L’avvocato intende riproporre quel progetto civico che nel 2003 portò la coalizione di Lidano Zarra a vincere al ballottaggio il centrosinistra setino, dopo anni di ininterrotto governo della città. Questa volta il protagonista sarà però lo stesso Martella, che intende inserirsi nel vuoto lasciato in questi anni dai partiti di centrodestra e anche nella spaccatura avvenuta dentro il partito democratico di Sezze. 

Nel progetto civico l’avvocato, che di esperienza politica ne ha da vendere, vuole canalizzare tutte le energie verso un progetto che punti alla governabilità del paese, uscendo dalle logiche partitiche tradizionali che spesso ingessano le amministrazioni locali. Paride Martella democristiano doc, punta a far convergere intorno alla sua figura un elettorato di centro, moderato. Nelle intenzioni dell’avvocato setino c’è la volontà di garantire un programma amministrativo che sia in controtendenza rispetto agli ultimi anni. Martella, classe 1955, ha alle spalle una lunga esperienza politica che lo ha portato prima a ricoprire la carica di consigliere comunale di Sezze e poi dal 1995 al 2004 quella di Presidente dell’amministrazione comunale di Latina. 

Dopo Rita Palombi per “Sezze Bene Comune”, Gaetano Arduini per “Noi con Salvini” e Sergio Di Raimo per il Pad, l’avvocato 62enne è ufficialmente il quarto candidato sindaco per le imminenti elezioni amministrative di Sezze, previste per il mese di maggio. Non è escluso che ce ne siano altri, vi vocifera ad esempio che Gaetano Leonoro possa essere il candidato sindaco per il Partito Comunista Italiano, anche a Sezze riunitosi.


11 marzo 2017

Primarie, Enzo Eramo fa un passo indietro e rifiuta "accordi di basso profilo"

Latina Editoriale Oggi

Le primarie a Sezze dovevano tenersi il 26 marzo. Dovevano perché Enzo Eramo che si sarebbe confrontato con Sergio Di Raimo ha deciso di fare un passo indietro mettendo nero su bianco in una nota le sue ragioni. 
"Alla fine - si legge nella nota -  ho scelto di rinunciare a presentare la mia candidatura. La mia scelta di accettare la candidatura era nata raccogliendo le indicazioni espresse in maniera chiara da molti esponenti dello stesso partito. A tali indicazioni ho risposto con la mia disponibilità. Disponibilità che però ho da subito da subito vincolato ad alcuni presupposti.Avevo annunciato, al di là dello strumento per la selezione del candidato a sindaco, fossero fondamentali per una mia accettazione alcuni elementi imprescindibili:- Convergenza netta della maggioranza del partito
- Autonomia di scelta delle donne e degli uomini e dell’offerta politica
- Programma ispirato ai valori del centro sinistra sintetico e realizzabile

Venendo meno questi presupposti, non ho ritenuto esserci le condizioni di un patto chiaro e trasparente con i cittadini e le cittadine della mia città. Su questi elementi chiari e per me irrinunciabili nel mio modo di intendere, ragionare e vivere la politica, nell’attuale situazione non ho ritenuto barattabile una linea politica e amministrativa chiara con accordi di basso profilo. Il mio impegno continuerà, come è stato fino ad ora in questi anni e anche in questa scelta, nell’esclusivo servizio del paese come testimoniano le opere realizzate nel corso dell’ultima amministrazione. 

Ringrazio tutti coloro che hanno pensato alla mia persona per ricoprire un ruolo cardine per la vita di un paese come lo è il sindaco. Con loro ho condiviso un ragionamento che è stato accettato all’unanimità fino a maturare la scelta definitiva di non candidarmi". 
Solo nella giornata di ieri, a Sabaudia altro comune che andrà al voto il segretario Pietro Piroli ha rassegnato le dimissioni per contrasti nati proprio rispetto le decisioni da prendere in vista delle elezioni. Una comunicazione quella di Piroli arrivata dopo la conferenza stampa di Stefano Zappalà che ha lanciato una proposta per le amministrative a Sabaudia a cui ha aderito il candidato sindaco del Pd, Amedeo Bianchi. Una scelta evidentemente non condivisa da tutti. Oggi la decisione di Eramo. In vista delle elezioni la situazione all'interno del Pd non sembra essere semplice in provincia.


10 marzo 2017

Elezioni comunali a Sezze, 

Di Raimo è il candidato del PD

Latinaquotidiano.it

Niente primarie per il PD di Sezze, è Sergio Di Raimo il candidato sindaco dei democratici alle prossime elezioni comunali. Questa sera alle 8 scadeva il termine per la presentazione delle candidature alle primarie e l’unica pervenuta è stata quella del Presidente del Consiglio comunale.
Enzo Eramo non ha presentato la sua candidatura annullando di fatto le primarie a Sezze.
L’assessore allo sport ha fatto un passo indietro, evidentemente non ha ravvisato nella coalizione quelle condizioni di base che aveva messo come presupposti fondamentali alla sua candidatura.

 

 

 

 

 

 

 


2 marzo 2017

Enzo Eramo puntualizza sulla questione candidatura

articolo di Enzo Eramo

"Si è parlato e discusso molto in merito alla mia eventuale candidatura a Sindaco di Sezze tralasciando però di ascoltare il ragionamento maturato sulla questione dal sottoscritto. Vista l’importanza dell’argomento in questione, alcune cose vanno puntualizzate.

Sulla base delle consultazioni che il Partito ha svolto negli ultimi mesi, consultazioni che sono state decise all’unanimità e il cui esito non era comunque vincolante, mi è stato chiesto da più parti di candidarmi a sindaco. Una richiesta che sicuramente lusinga e premia il lavoro di anni di politica ma che allo stesso tempo comporta tante responsabilità.

Ho ritenuto infatti di dover vincolare tale disponibilità alla candidatura ad alcune condizioni riguardanti sia il programma elettorale, sia il mandato pieno riguardante la costruzione della coalizione e dell’offerta politica.

A mio modo di vedere, il Sindaco deve rappresentare la sintesi di una squadra coesa per affrontare gli obbiettivi programmatici fissati per il bene della comunità. Una sintesi frutto di condivisione ma anche autonomia nelle scelte delle donne e degli uomini che devono andare a compore la squadra. Un’autonomia che va al di là del metodo di selezione e individuazione della figura del Sindaco stesso. Una sintesi di tutte quelle forze e correnti che compongono il partito, un partito fatto di figure e punti di vista differenti ma che questa diversità deve interpretarla come una preziosa ricchezza.

Su questa linea è fondamentale avere la larga maggioranza del mio Partito in primis, e della coalizione consequenzialmente dopo. 

Tutto ciò è una condizione essenziale per affrontare nel migliore dei modi i prossimi anni di amministrazione. Si tratta di condizioni necessarie per prevenire eventuali contraddizioni che nel corso della legislatura possono rappresentare un freno e un limite agli intenti dell’amministrazione che deve concentrare le proprie energie a migliorare la qualità di vita della comunità piuttosto che a gestire eventuali situazioni conflittuali al suo interno. Di fronte alle condizioni sociali ed economiche di difficoltà che vivono oggi i cittadini, la politica non può permettersi di sprecare energie e risorse in beghe interne, mettendo il bene comune al primo posto continuamente anziché le fortune dei singoli.  

Per questo sono stato e continuo ad essere disponibile ad un ragionamento che ci veda capaci di individuare una situazione unitaria ben consapevole che, al di là della persona che guiderà la coalizione, vi sia la necessità di individuare precise e concrete direttrici programmatiche salvaguardando la connotazione e l’identità della nostra tradizione amministrativa nell’attenzione alle tematiche sociali e al sostegno dei più deboli e delle fasce svantaggiate".


22 febbraio 2017

I silenzi di SezzeBeneComune sul Piano Regolatore

pubblicato su Latina Editoriale Oggi

I consiglieri d'opposizione, Di Palma e Brandolini, criticano il neonato movimento civico
«Per quale motivo gli esponenti di SezzeBeneComune attaccano la cementificazione selvaggia e il piano traffico, ma non spendono una parola sulla questione del Piano Regolatore Generale della città che, di fatto, ci ha riportato indietro di 45 anni?» È una delle domande che si pongono Serafino Di Palma e Antonia Brandolini, esponenti di minoranza in Consiglio, che entrano nel merito delle più recenti posizioni di Sbc chiedendosi per quale motivo nessuna riga sia stata spesa sul piano arrivato in Regione dopo cinque anni di tira e molla e la cui istruttoria è stata sospesa per mancanza di documenti. 

«Forse - spiegano i consiglieri - non ne parlano perché uno dei leader politici del loro movimento, Maurizio Baratta, è lo stesso che nel 2012 ottenne l’assessorato all’Urbanistica e, appena arrivato in municipio, si ritrovò tra le mani quel Piano regolatore generale approvato all’unanimità solo qualche mese prima dal Consiglio comunale? Forse al neo assessore quel Piano non convinceva? È possibile che nei suoi due anni in Giunta non si sia accorto che quel piano era contenuto all’interno di un cassetto quando, invece, si doveva spedire alla Regione per l’approvazione? Non ha pensato Baratta - proseguono Brandolini e Di Palma - al fatto che, dopo un anno, le norme di salvaguardia del Piano regolatore generale passano da 5 a soli 3 anni? Non vogliamo credere che un professionista come lui abbia commesso un errore così superficiale, così come non vogliamo credere che, adesso, sul tema non abbia nulla da dire. Magari non vuole dirlo personalmente per non alimentare polemiche, ma allora per quale motivo non lo fa dire a Rita Palombi, candidato sindaco e oltretutto architetto? 

Ci piacerebbe - hanno concluso Di Palma e Brandolini - che prendessero una posizione univoca sul tema, perché altrimenti si potrebbe avere la sensazione che, come tutte le Giunte che si sono alternate dal 1972 ad oggi, anche loro vedano il futuro urbanistico di Sezze come una serie di inutili e non costruttive varianti in corso d’opera».


23 gennaio 2017

Rita Palombi è il candidato sindaco di SezzeBeneComune

pubblicato su MondoRe@le
È Rita Palombi del movimento SezzeBeneComune il primo candidato sindaco per le elezioni previste nella prossima primavera. La candidatura della donna, 42enne architetto setino, è stata ufficializzata ieri pomeriggio nel corso del quinto incontro organizzato dal movimento e inquadrato in una serie intitolata “Sezze, città visibile”, che dallo scorso 21 ottobre ha trattato diversi temi che poi saranno parte integrante del programma elettorale. 

SezzeBeneComune, quindi, scioglie le riserve a meno di 6 mesi dalla chiamata alle urne, anche se il nome di Rita Palombi era già trapelato da diversi mesi, con il gruppo a cercare proseliti e convergenze con altre forze politiche e con realtà associative, ma sempre con il principio ben saldo che il candidato sarebbe venuto fuori dal gruppo dei fondatori, Rita Palombi appunto, Maurizio Baratta (ex assessore con Campoli e “mente politica” del gruppo, chiaramente non spendibile), Fabrizio Paladinelli di Legambiente e Gustavo Giorgi. Proprio queste condizioni messe alla base del progetto, senza alcuna possibilità di mediazione, avevano portato ad una serie di rotture tra il neonato gruppo e la sua derivazione originaria, quel Gruppo in Difesa dei Beni Archeologici guidato dall’ex presidente della Consulta delle Associazioni di Sezze, Ignazio Romano, che presto aveva deciso di seguire un’altra strada. 

Ieri pomeriggio, invece, dopo tre mesi di studio e, probabilmente, anche di fattibilità dell’operazione, è arrivata la benedizione del gruppo nei confronti di Rita Palombi, che quindi sarà il candidato del movimento e ambisce a diventare la prima donna sindaco a Sezze, dopo il deludente tentativo di Rita Berardi, che nel 2012 aveva tentato l’azzardo con la Federazione della Sinistra ottenendo 331 preferenze, pari al 2,34% dei consensi. Forte dell’esperienza della scorsa estate nel capoluogo pontino, invece, il gruppo di Sbc tenterà di percorrere la stessa strada intrapresa dal movimento guidato da Damiano Coletta, poi diventato sindaco al ballottaggio. Nelle prossime settimane il gruppo inizierà a rendere noti i punti cardine di un programma elettorale che ha già cominciato a prendere piede in questi 3 mesi, con incontri che hanno toccato diversi argomenti che saranno sviluppati per creare la proposta di governo alternativa agli ultimi dieci anni di centrosinistra. Ipotizzabile, infine, una lista di supporto creata e gestita da giovani (Sezze DuePuntoZero), che hanno già fatto intendere che daranno il loro sostegno al progetto di Sbc.

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