Alessandro Di Prospero

                                   antologia povera

6-  No, non era il diavolo

Febbraio 2016  

Il Mese di Luglio dell'anno 1946, volgeva verso la fine. La Pianura Pontina, riarsa dalle lunghe giornate di pieno sole, aveva assunto il suo colore caratteristico di giallo paglierino.
Dal balcone della mia casa di Sezze vedevo, quasi nitidamente, le Aie dei vari poderi agricoli con molte persone indaffarate a prendere i covoni di grano da un grande mucchio e portarli ad una rumorosa ed imponente trebbiatrice meccanica, fatta funzionare tramite un grosso trattore con motore a scoppio. La trebbiatrice, come per miracolo e velocemente, separava i chicchi di grano dalle spighe e dagli steli dando come risultato grano pulito e paglia per gli animali, nelle vicine stalle.
Altri agricoltori che non si potevano permettere il costo di una trebbia, disponevano, proprio vicino alla loro casa colonica, di una grande Aia posta sempre in una posizione favorevole al vento. Su questa, mediante battitura, facevano uscire i chicchi di grano dalle spighe e appena si levava un po' di vento, abilissime donne con setacci appropriati, scuotevano il tutto permettendo al vento stesso di portare via le spighe vuote e gli steli rendendo il grano pulito e pronto per il granaio o per la molitura. L'Aia era utile anche per altri cereali.
Fra il colore giallo paglierino dei campi appena abbandonati dalla mietitura, si distinguevano perfino le povere spigolatrici intente a raccogliere gratis le spighe rimaste per caso sul terreno, fra gli steli rasati . Anche le case coloniche con le varie pertinenze costituite dalle stalle, dal forno a legna e dai servizi igienici, contrastavano nettamente fra il colore dei campi ed il cielo azzurro.
Molti carretti carichi di sacchi di grano tribolavano alquanto per i quattro lunghi tornanti e le salite all'interno di Sezze; anche i muli, sudati per l’enorme lavoro e spesso appaiati fra loro, scalpitavano decisi sul selciato, spronati dalla frusta schioppettante del carrettiere a fare di più. Il lavoro terminava così, con l'aiuto di possenti facchini che provvedevano a portare i pesanti sacchi di grano nei granai.
La raccolta del grano nei due casi accennati, rappresentava anche una festa.
Si suonava con la fisarmonica, qualcuno cantava canzoni popolari e si ballava pure.
Il cibo ed il vino era in abbondanza; questa festa favoriva anche le relazioni sociali soprattutto fra i giovani e le giovani donne. La mietitura iniziava verso le ore 3 del mattino e terminava verso le ore 9. La festa della mietitura invece iniziava quando la trebbiatrice era pronta per il suo lavoro . Iniziava al mattino e terminava al tramonto del Sole.
Le trebbiatrici meccaniche, nella Pianura Pontina, furono volute ed introdotte da B. Mussolini negli anni precedenti ed in particolare durante la “Battaglia per il grano” e particolarmente per fronteggiare le sanzioni imposte rigorosamente da molti Stati. In regime di autarchia alimentare, tutti gli italiani di quel tempo, si dettero da fare per piantare semi di grano ovunque ed inventare qualsiasi cosa sia alimentare che meccanica per sopperire o sostituire quelle venute a mancare.

Archivio Az. Agricola Del Duca – Trebbiatura del grano Anno 1941
Il mio buon maestro quinquennale Fanelli delle scuole elementari, ricordo che ci fece seminare chicchi di grano su grandi vasi del terrazzo che fronteggiava la nostra aula e che a sua volta dava proprio sul Monumento ai Caduti della Grande Guerra. Facemmo la semina con grande volontà e seguimmo con interesse la crescita delle piantine . A Giugno ,alla chiusura dell'anno scolastico, l'esperimento risultò molto positivo con nostra grande gioia, anche per la promozione ottenuta.
Verso il 20 di luglio 1946 con mia grande fatica mentale ed agitazione ma in ultimo molto soddisfatto , raggiunsi il mio scopo, cioè l’ aver ottenuto il diploma alle Magistrali. Gli esami di Stato, sia scritti che orali, a quel tempo erano molti impegnativi e non esisteva proprio il vizietto della raccomandazione. Severi professori anziani, venuti da fuori, sicuramente conservatori ma nel contempo molto colti, onesti e rigorosi nell'esecuzione del proprio mandato, facevano veramente tremare.
Nessuna festa a casa mia, nessun elogio. Solo mio padre mi faceva capire che era contento… Loro, i miei genitori, erano abituati a questi risultati perchè prima di me c'erano altri due fratelli ed una sorella molto più avanti negli studi. Anzi mia madre già accennava a mio padre di una eventuale iscrizione al Magistero. Faccenda proprio negativa per me. Ad ogni modo, la promozione mi faceva sentire finalmente libero, come se avessi avuto ali per volare e fare per un po' di tempo tutto quello che volevo, particolarmente riversarmi sui miei studi preferiti : la radiotecnica e le sue diversificazioni oltre qualche ragazza della contrada come primo amore solo a vista.
Sentivo dentro di me la necessità impellente di evadere, di rendermi autonomo, di non pesare più sulle spalle dei miei genitori.. Mi rendevo conto che questa aspirazione non era un'impresa facile e a portata di mano. Il fatto delle prime elezioni politiche ed il referendum contestuale, espletato nel precedente mese di Giugno per rendere l'Italia una Repubblica, aveva portato Sezze in completa libertà ma anche in grande confusione; risultava difficile trovare qualsiasi posto di lavoro, anche fuori regione. La precedenza spettava soprattutto ai reduci di guerra, ai soldati già prigionieri di guerra ed anche a quei soldati tornati quasi a piedi dalla gelida Russia. Persone meritevoli, tutte fra i trenta e quaranta anni di età. Cosa potevo fare io, un ragazzo di 17 anni e 9 mesi ? Proprio nulla ! Un' idea però mi balenò nella mente : “ Prova a fare domanda ai vari organismi di stato esponendo le tue caratteristiche personali....e vedremo se qualcuno ti risponde”. 

E così fu. Mi recai a Piazza dei Leoni e nella tabaccheria- cartoleria principale, acquistai due quinterni di carta protocollo. A casa, occupai quasi tutto il tavolo della cucina, mi munii di una penna con un buon pennino, calamaio con inchiostro e carta tampone… Così cominciai a scrivere una specie di curriculum vitae in forma sintetica all' Esercito di Liberazione Nazionale, al Corpo della Pubblica Sicurezza presso il Ministero degli Interni, al Comando Generale dei Carabinieri , al Comando Generale della Guardia di Finanza ed infine al Comitato di Liberazione Nazionale. In verità, debbo confessare che io stesso non sapevo esattamente a chi scrivevo, praticamente andavo alla cieca senza alcuna speranza, tanto, dicevo fra me, come va, va. 
Nelle domande oltre ai miei studi letterari, esposi che mi dedicavo da sempre alle radiocomunicazioni come autodidatta a cui allegavo una provvisoria sperimentale rilasciata nello stesso anno 1946 dal Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni. Alla svelta, dopo averle rilette attentamente, le misi con cura ognuna nella propria busta gialla e con francobollo addirittura ordinario, le andai a imbucare a piazza S. Pietro, nell’unico ufficio postale del paese.
Il fatto che più mi è rimasto impresso mentre scrivevo tali domande di arruolamento o di assunzione è che, con un orecchio, ero attento ai commenti fra mio padre e mia madre nel negozio antistante. Infatti mio padre sbirciava in cucina cosa io stessi facendo. Poi, si rivolgeva sottovoce a mia madre dicendo: 

”Ma non te ne sei accorta che Sandro sta scrivendo tanti fogli di carta protocollo tanto che ha riempito tutto il tavolo della cucina ? Forse saranno domande.....Ma a chi ? “
E mia madre prontamente gli rispondeva ma non sottovoce ,come se volesse farsi sentire anche da me : ”Ma non stare a preoccuparti...tanto a quissu chi se lo piglia ? Quissu è proprio strano, è diverso dagli altri figli...ma lui si deve mettere in testa che deve fare quello che dico io. Quindi lascialo fare. Non basta tutti i guai che ci ha procurato fino ad oggi con tutti quei “ giocattoli elettrici che tiene in camera. Il Maresciallo e l'Appuntato dei Carabinieri passano spesso qui davanti. Poi, quegli ispettori venuti da Roma mi preoccupano abbastanza. Mettici il consumo della corrente elettrica e le tegole rotte sul tetto, sono tutti soldi perduti. E so pure che tu, bene o male, gli dai anche parecchie lire; non credere che non me ne sia accorta. Io, invece, lo manderei a zappare la terra nell'azienda dei miei fratelli. Quissu, qualche giorno ci manderà anche in galera..! E' ora di finirla …..
I discorsi fra mio padre e mia madre, così di traverso, non erano di buon auspicio ma scoraggianti. Personalmente però mi sentivo tranquillo, libero e malgrado mia madre fosse contraria alle mie volontà, mi riversai interamente nella radiotecnica ed in particolare alle radiotrasmissioni. D'altro canto le vacanze estive me lo consentivano
A Sezze, i primi minimi segni di ripresa economica e di benessere erano noti a tutti.
Per le strade si rivedevano le susarole, rocchigiane o bassianesi con fascine di legna sulla testa o con carbone. 

Donne che con canestri sulla testa, la mattina presto passavano sulle strade di Sezze vendendo il latte fresco, la giuncata o la ricotta. I forni per la cottura del pane funzionavano a pieno regime e così anche le cariatore con in testa le spase piene di pane odoroso, ben coperto e caldo, facevano la spola di ritorno fra il forno e le abitazioni confezionatrici. E così anche il mercato in Piazza delle Erbe, tornato sul suo sito regolare, era pieno di verdure fresche degli orti, di cereali, di galline, polli, uova, conigli, ranocchi, pesce, frutta di stagione, lupini e tanti altri prodotti alimentari naturali tutti di Sezze o della pianura.
Ebbene, in questo contesto storico fra la fine di Luglio ed i primi di Agosto 1946 mi misi in testa ed in modo assoluto e ad ogni costo di provare finalmente a trasmettere con i miei apparati autocostruiti o militari surplus modificati o riparati. Calcolai una buona antenna trasmittente/ricevente sul tetto di casa e così dopo qualche giorno di duro lavoro meticoloso, tutto sembrava in ordine e pronto all'impiego. Non sapevo come fare le prime prove né potevo comunicarlo ad altri competenti di Roma o di Napoli sia perché non conoscevo nessuno e sia, soprattutto, perchè non ero in regola con la Legge Italiana ed anche del Comando Alleato in Roma. Ero si autorizzato dal Ministero Poste e Telecomunicazioni ma solo provvisoriamente per lo studio e la sperimentazione di radiotecnica in ricezione. Praticamente un pirata fuorilegge, senza licenza e senza nominativo di stazione; uno, scrivo francamente, sprovveduto, incosciente radiante o radioamatore.

In verità, non potevo fare a meno di queste prove assolutamente importanti per me e non procrastinabili. Con chi, quindi, mi domandavo, fare queste prove ? I ricevitori radio a Sezze di una certa qualità si potevano contare sulla dita di una mano e oltremodo era difficoltoso chiedere questi favori poco comprensibili e strani. Gira et rigira col pensiero, la scelta cadde sul
mio compagno Ernesto Maselli. Fortemente incredulo a tutte le mie spiegazioni verbali, tribolai parecchio per convincerlo. Andai anche a casa sua e gli spiegai praticamente come doveva fare col suo apparecchio radio ricevente.
Ecco, gli dissi , tu , dalle Onde Medie devi commutare in Onde Corte e con la lancetta della sintonia devi centrare il n.7 (7Mhz), diminuisci il volume a metà corsa e all' ora stabilita dovresti sentire per qualche minuto la mia voce che ti chiama col tuo nome e cioè “ Ernesto mi senti ?. Ripetuto più volte.

Anno 1946 - Stazione ricevente/trasmittente militare MK 19/3 ricondizionata
Fu stabilito che lo avrei chiamato alle ore 10 precise del mattino seguente, quando la madre con una delle donne della servitù fossero uscite per fare la spesa. Sincronizzate le rispettive sveglie di casa aspettai con trepidazione il giorno seguente. Il tempo sembrava non passare mai e il giorno seguente fin dal mattino presto ricontrollavo tutto minuziosamente affinchè l 'esperimento non fallisse. Per me aveva una grande importanza la prova. Alle ore 10 precise mandai l'apparato in trasmissione e cominciai, attraverso il microfono, a fare la chiamata come stabilito ed alla fine, dopo circa tre minuti aggiunsi che avrei spento tutto e mi sarei recato a casa sua per conoscere il risultato. E così, quasi di corsa, da Via Corradini attraversai il paese fino a Porta S. Andrea e da qui alla casa di Ernesto. 

Lo trovai mezzo impaurito e mi confermò che la mia voce con il suo nome si era sentita forte e chiara per tutta la casa tanto che, una delle domestiche presenti ebbe un grande spavento, sicura che fosse opera di qualche spirito o fantasma. Contrariamente a loro due, io invece, ero ampiamente soddisfatto per la buona riuscita della prova.Tornato a casa decisi che mi bastava la prova in fonia (Parlato) e quindi era il momento di provare l'apparato in telegrafia che già conoscevo elementarmente e a bassa velocità o cadenza. Il fatto della trasmissione in telegrafia aveva il vantaggio di non farmi riconoscere e avere la speranza che qualcuno da qualche parte d'Italia mi rispondesse. 

Le prove nella tarda mattinata furono tutte negative. E così appena mangiato, tornai nella mia camera e ripresi le prove sempre in telegrafia. Dopo ore di prove e controprove tutte con esito negativo, dalla finestra aperta che dava sul mio balcone in via Corradini, sotto di me, sentivo un gran vociare di donne e ragazzi che correvano tutti verso il Vicolo della Torretta, distante da casa mia una decina di metri, come se stesse accadendo qualcosa di strano. Avevo molto da fare e quindi non davo importanza al fatto anche perchè pensavo che si trattasse dei soliti litigi fra vicine di casa.
La sera , durante la cena e con tutta la famiglia al completo, mio padre disse :
La sapete l'ultima ? Al vicolo della Torretta oggi c'è stata una grande confusione: In casa di Tizia dicono che c' è il diavolo. Si sentono strani rumori in cucina che poi cessano completamente.”
I miei fratelli, compreso me e mia sorella ci mettemmo a ridere ed in coro gli rispondemmo che ciò non era possibile e sicuramente sarebbe potuta essere stata una corrente d'aria provocata dalle varie aperture oppure uno scricchiolio di mobili in legno disseccati dal gran caldo.
Chiuso il discorso su questo argomento, mio padre, soggiunse .
“”Io ancora non so niente; ma ve lo ha detto vostra madre che Sandro ha scritto un sacco di lettere non si sa a chi ?”
le risposte a scaletta :
-Maria Anna : “Perché...? ora , sa anche scrivere ?”
-Lidano : ” Io piuttosto lo manderai ad imparare il mestiere di elettricista !“
-Filiberto : “ Ha ragione mamma. L'unica cosa sarebbe quella di mandarlo a
dormire dallo zio Vincenzo Del Duca, così la mattina presto se lo 
porta in pianura con tutti i suoi operai a zappare la terra..”

Via Corradini, a destra la casa col balcone dove sono nato
Risposte scherzose e decise ma naturalmente senza cattiveria . In silenzio, incassavo le loro critiche ma dentro di me avevo motivo di pensare che mio padre era favorevole o quanto meno curioso delle mie iniziative o inclinazioni anche perchè leggeva ogni giorno il quotidiano “Il Messaggero” e pertanto era continuamente al corrente di ogni notizia sia di cronaca sia di politica e di ogni altro genere, compreso le novità tecniche e scientifiche. Per questo, le chiacchere dei miei fratelli non mi turbavano.
La mattina seguente, verso le ore 10 ripresi le prove di trasmissione sempre in telegrafia ma nessuno mi rispondeva. Verso le ore 11 però, fui distolto nuovamente da un gran vociare sulla strada. Dal balcone, ancora una volta, vidi donne, ragazzi e ragazze che correvano ancora verso il Vicolo della Torretta gridando : ” Dai ! Corri, in casa di Tizia si sente il DIAVOLO!
Il fatto che più mi sorprese fu che, fra le persone, vidi anche mio padre che andava con loro. Forse per accertarsi di persona di questo fatto abbastanza strano. Ero talmente indaffarato con le mie prove che nulla poteva distrarmi. Provai ancora due o tre volte ma sempre con risultato negativo. Forse, pensavo tra me, non ho un nominativo regolare oppure c'è qualcosa che non va. 

Eppure la strumentazione mi dava tutto regolare. Data l'ora per preparare il pranzo, spensi tutto e scesi giù in cucina per aiutare mia madre. Quando mio padre tornò a casa riferì a mia madre che si ascoltavano dei rumori come se fossero vibrazioni di pentole o di metalli, dei sibili a tratti o come friggere qualcosa ma sempre a tratti. “Proprio....una faccenda molto strana ! “ concluse mio padre. Nel pomeriggio dello stesso giorno verso le ore 16 ripresi le prove ma molto scoraggiato. Ebbene, dopo tre o quattro tentativi andati a vuoto, sentii ancora una volta un gran vociare di persone che correvano sempre verso il Vicolo della Torretta.
Perfino l'Arciprete Don Carissimo, che abitualmente transitava sempre a quell'ora per recarsi nella Cattedrale di Santa Maria fu colpito da quell'assemblamento di persone e dal loro vociare, nonché della ricorrente parola D I A V O LO; anziché proseguire diritto, Don Carissimo , forse spinto dalla curiosità o forse perché si trattava di suoi parrocchiani, sentì il dovere di sapere cosa stesse succedendo. Per questo entrò nel vicolo e le persone gli fecero largo per lasciarlo passare. Entrò in casa di TIZIA.
A questo punto deluso dalle mie prove e spinto anche dalla curiosità lasciai tutto e mi recai velocemente a casa di Tizia per vedere cosa stesse succedendo soprattutto per la presenza del Parroco Don Carissimo. Vidi così la signora Tizia affranta e visibilmente preoccupata, addirittura con le lacrime agli occhi e così anche suo marito e i loro figli. Volevano anche abbandonare quella casa per andare in un’altra. Don Carissimo, molto prudentemente, attraverso i suoi occhiali da vista, sbirciava di qua e di là nell'intento di farsi una opinione in merito in base alla sua cultura ed alle sue esperienze, prima di emettere un discorso da far valere. E così, prendendo le mani di Tizia, cercava di calmarla e le diceva che si trattava sicuramente di un fenomeno dovuto all'eccessivo caldo e la rincuorava pure dicendo che da quel momento il fastidio sarebbe sparito e che il “ D I A V O L O “ non c'entrava in modo assoluto. 

Per dargli ancora più fiducia provvedeva immediatamente a farsi il segno della croce e a benedire la casa con una breve preghiera in lingua latina. Don Carissimo lasciò la casa e riprese il suo cammino verso la Cattedrale di S. Maria. Io, invece, rimasi lì in cucina, curioso di sentire personalmente i rumori fatidici. Ma nulla avvenne. Notavo che la cucina era abbastanza in ordine e non notavo nulla di strano. Comunque il mio sguardo si posò su delle pentole in rame tutte allineate fra loro ed anche splendenti, compreso uno scaldaletto con manico in ferro ed apribile. Il coperchio aveva molti fori per far uscire l'eventuale calore. Così uscii dalla casa di Tizia senza aver compreso nulla e faceva bene mio padre nel riferire che la faccenda appariva alquanto strana.
Tornando a casa e fermandomi nel negozio, mio padre che era solo, mi disse molto seriamente e con un fare inquisitorio : “ Stammi a sentire bene... quando sei in camera ed armeggi con tutte le tue cose elettriche sento che il Contatore della Luce fuzza a tratti e mi sembra di sentire gli stessi rumori che in qualche modo ho sentito nella casa di Tizia. Non è per caso che ci sia una correlazione fra le tue apparecchiature e questo fenomeno ?
Il discorso di mio padre mi fece immediatamente trasalire aprendomi anche la mente su una questione squisitamente tecnica riguardante gli scherzi della RADIOFREQUENZA.
Assicurai mio padre che non si poteva assolutamente abbinare il fatto alle mie sperimentazioni. In cuor mio però sentivo di aver dato a mio padre una risposta fasulla che aveva il sapore di una grande menzogna e che, peraltro, non meritava. Il fenomeno riscontrato in casa di Tizia poteva benissimo dipendere dalle mie prove di trasmissione in telegrafia e dalla RADIOFREQUENZA STAZIONARIA dovuta ad una antenna esterna calcolata male. Mi ritirai in camera molto giù di morale per ricercare la causa della possibilità di questo fenomeno, avvenuto a distanza di pochi metri. Per questo motivo tornai nella casa di Tizia e poiché riscuotevo molta fiducia, fra i vari discorsi piacevoli e rassicuranti, le chiesi, senza destare sospetti, di poter esaminare le pentole in rame a bella mostra su una parete della cucina. La mia osservazione, apparentemente disinvolta, si posò sullo SCALDALETTO in rame con lamiera molto sottile. Lo aprii e con mio grande stupore notai sulla cerniera dell'Ossido di Rame e, ancora di più, delle striature di bruciature. Ahi, ahi ! pensai subito fra di me, questa è RADIOFREQUENZA !!. 

Al termine, non dissi nulla; come scusante della mia azione esaminatrice, tenni a spiegare a tutti quelli di casa che il metallo di rame era un ottimo conduttore di calore e quindi soggetto a dilatarsi o restringersi in base alla temperatura dell'ambiente. Non c'era quindi di preoccuparsi minimamente e consigliai loro, senza aggiungere altro, di spostare questi oggetti anche di poco ed in particolare lo SCALDALETTO. Non occorreva tanto lavoro e tempo per cambiare la disposizione degli oggetti e quindi, penso, lo fecero subito. Principalmente per quello che aveva detto loro il Parroco Don Carissimo e soprattutto per la benedizione data, il fenomeno non si ripetè più. Ma in verità, lo strano fenomeno, non si ripetè più perchè , “” IL VERO DIAVOLO”, il vero colpevole, sicuramente ero proprio io in persona, convinto anche tecnicamente. 
Da quel pomeriggio le mie prove di trasmissione smisero definitivamente e nessuno fino ad oggi, prima della stesura di questo racconto è venuto mai a saperlo. Anche mio padre, pur avendo pensato ad una mia possibile colpa, non ha saputo mai la verità.
Ora a 70 anni circa dal fatto, rendo noto il mio giudizio di piena colpevolezza : No, non era il DIAVOLO ma ero proprio io in persona.
Nel mondo contemporaneo, comunque, il termine “ DIAVOLO “, o SATANA , dio del male, riferito prettamente alle diverse religioni, è stato quasi completamente declassato. Il Mondo sembra andare inesorabilmente alla rovescia . La ragione, l'educazione, il rispetto degli onesti e il buon senso, inculcatici dai nostri avi e ritenuti validi anche nei millenni passati, vengono estrapolati assurdamente.
La giustizia, comprende, difende e premia il criminale e non il danneggiato. I politici in generale , dalle sfere alte a quelle basse compreso i locali, sembrano “alieni” o meglio, i “veri diavoli attuali” pregni di egoismi avidi che tartassano il povero e l'abbisognevole (loro stessi elettori) verso altre azioni o programmi inconsueti anche apparentemente umanitari, ma male programmati ed alla rinfusa, producendo tensioni gravi e danni in ogni parte della società con disparità di trattamenti, scompigli e confusioni. Allo stato dei fatti ricorrenti giornalmente da ogni lato del globo, sembra che i politici sia grandi che piccoli siano affetti da una patologia mentale fuori da ogni comprensione o ragione. Non sarebbe affatto errato, quindi, affermare che attualmente i nuovi diavoli, presto o tardi, porteranno a manifestazioni convulse gravi fra gli umani oltre quelle già in atto e cosa, parimenti grave, a concrete mutazioni dei fenomeni naturali del Pianeta Terra.
Questo racconto di colpevolezza non dolosa mi fa sentire attualmente più tranquillo e cosciente in rapporto alla filosofia coscienziale del mondo attuale. Mi fa sentire che la mia mente è ancora normale pur se senile. Sembra infatti, secondo la fantascienza, ma non troppo, che gli ALIENI venuti chissà dove dall'Universo, stiano modificando totalmente la mente dei grandi potenti umani proprio per il fatto di creare nuove grandi guerre anche di religione, al solo fine di estinguere i terrestri o renderli schiavi e impossessarsi del pianeta.

PER CONCLUDERE :
Come andarono a finire le varie domande scritte ai vari organi di Stato ? Bene, vi racconto subito che il successivo mese di Settembre un Appuntato della G. di F. assieme ad altro Finanziere si affacciò all'ingresso del negozio e con voce chiara ed autorevole domandò a mio padre e mia madre :” Abita qui Di Prospero Alessandro ? 
Mio padre e mia madre tremanti dalla paura risposero di sì.
Bene, disse, l'Appuntato, lei che è il padre, le lascio questo foglio di viaggio e mi metta una sua firma ben chiara per ricezione della chiamata, su questo altro foglio. Alessandro, il giorno 26 Ottobre 1946 prossimo venturo, deve presentarsi a Roma in via dell’Olmada per la visita medica e per essere arruolato nel Corpo della G. di F.
Ma questa e' un'altra storia. Vuoi saperne di più ? Nel successivo mese di Novembre 1946, con grande stupore o meraviglia mista a grande preoccupazione di mia MADRE e di mio PADRE nonché di mia sorella e dei miei due fratelli maggiori, si fecero avanti i Carabinieri, la Pubblica Sicurezza e l'Esercito di Liberazione. Io però, mi trovavo già nella Scuola Alpina di Predazzo, in val Camonica a quasi mille chilometri da Sezze perchè la Guardia di Finanza , dopo la prescritta visita medica molto accurata, mi aveva subito accettato fra le sue fila senza altri esami, addirittura ancora minorenne per pochi giorni. Quello che successe a casa mia con la mia mancanza e il mio modo di vivere con le mie “stravaganti idee”, lo venni a sapere tempo dopo. La mia assenza non prevista, provocò un sensibile vuoto, preoccupazione e dolore a tutti ed in particolare a mia Madre che fortemente agitata ,già pensava di recarsi a Roma per lamentarsi contro la G.di F. per il fatto di aver accettato un ragazzo.....ancora minorenne e che, peraltro, doveva iscriversi assolutamente al primo anno di Magistero. Ma, come già ho accennato, questa è un'altra storia che sa di “tragico/comico” ma che vuole dimostrare il grande amore di una MADRE verso i suoi figli.-
Povera Madre mia…! Non riusciva a comprendere in tutta questa storia, il motivo preciso : La sperimentazione in Radiotecnica.

GLOSSARIO : ( Secondo l'interpretazione dell'autore)
-Bassianesi donne di Bassiano;
-Cariatore donne volontarie ed abituali che avevano cura di avvertire le varie 
massaie di casa per preparare il pane alla prima infornata. La sveglia 
per l'impasto avveniva verso le ore 2 del mattino. La cariatoria 
avvertiva pure che sarebbe venuta a ritirare il pane crudo verso le ore 
9 per la cottura al forno. La stessa si impegnava di riportarlo a casa
appena cotto. Per riconoscere il pane di ogni massaia, la fornaia o la 
cariatora provvedeva a fare un segno particolare sul pane (Pagnotta)
crudo. Per tutte queste operazioni sia la cariatora che la fornaia
pretendevano come pagamento una unità (Pagnotta) di pane cotto ed 
alcune volte, anche una unità di pane integrale, detto comunemente
Muglitto; pane, a quel tempo, per i poveri.
-FUZZA dovrebbe derivare dal verbo dialettale FUZZARE cioè compiere molti
giri accompagnati anche da un sibilo.
-Radiofrequeza -Termine per specificare che la potenza emessa da un trasmettitore 
radi anziché essere irradiata completamente dall'antenna, torna 
indietro e va a ristagnare nel luogo di emissione con gravi possibili 
danni ed interferenze.
-Rocchegiane: Donne di Roccagorga.
.Quissu Questo , riferito a persona di cui si sta parlando.
-Spasa Trattasi di un pianale in legno con bordi lunga circa un 1 metro e 8o 
Centimetri e larga circa 80 Centimetri. Legno molto dolce e caldo.
Munita di coperta valida per difendere il pane sia crudo che cotto 
dalla temperatura esterna e dal possibile vento o pioggia.
-Susarole Donne sempre di Sezze ma abitanti nella poco distante conca di Suso
-T I Z I A Nome fittizio per difendere la privacy.-



5-
 
Sezze, una città ricchissima ma senza idee

Gennaio 2016  

Un tema annoso che si ripropone nel tempo, per colpa di persone che, anziché viaggiare in una direzione di progresso, di equità sociale e di cultura, viaggiano sempre su vecchie strade, con una mentalità ancora di tipo medievale per non dire, come sarebbe lecito pensare, massonica, o ancora peggio, mafiosa.
Malgrado tutto,
il gruppo “In Difesa dei Beni Archeologici” di Sezze, a complete sue spese e sacrifici sembra farsi “strada” per far comprendere a tutti i cittadini quali sia l'importanza e la ricchezza storica che i nostri antichi avi ci hanno lasciato in eredità, e noi per i posteri.
Vedo che, a differenza della pubblica amministrazione, il gruppo di volontari segue arditamente e con perseveranza il suo progetto fondamentale di far comprendere ai cittadini dove sta la loro reale ricchezza sia storica che economica.
Le azioni di questo gruppo vengono riproposte in continuazione sul Web, su Internet ed anche sulla stampa giornalistica al fine di scuotere la coscienza delle Autorità Pubbliche verso una apertura mentale, volta al bene del paese e della cittadinanza presente e futura.
Forze meravigliose, giovanili, figli di Sezze, semplici Cittadini, ma anche Archeologici, Paleontologici, Architetti, Ingegneri, Professori e Studiosi locali, classi di tutto rispetto e forse anche culturalmente superiori ai blasonati ed arrugginiti “prendi stipendio inutile” della sempre apparente dormiente Amministrazione Pubblica, che probabilmente, come fine principale, persegue esclusivamente il guadagno in voti elettorali. 
Il
gruppo “In Difesa dei Beni Archeologici”, secondo me, fa sentire continuamente il suo “grido” e la sua “voce” affinché la stessa amministrazione si desti dal letargo atavico e rivolga le sue azioni verso una imprenditorialità moderna ed efficace, a beneficio delle giovani generazioni.
Sezze ormai dispone di una folta schiera di figli, pieni di professionalità , di cultura e di grande volontà; sarà difficile fermarli per questioni squisitamente politiche; per loro i colori della politica, rispetto al progresso della città, costituisce solo un fatto marginale che non deve interferire in modo assoluto con il programma neutrale in cui essi credono. La sana iniziativa di ogni azione, nonostante coloro che non la gradiscono, darà sempre i suoi frutti positivi alla collettività.
Auspico pertanto che un domani, io, assieme ai tanti altri che hanno veramente a cuore questa grande ricchezza storica , si possa constatare una globale azione positiva e coscienziosa per tutte quelle opere antichissime, continuamente trascurate, danneggiate ed in rovina, esistenti nell'intiero territorio di Sezze e che solo madre natura , sembra aver fatto del tutto per preservarle dalle offese del tempo e degli uomini.


4-  1944: CHI ERA QUEL BAMBINO?

Gennaio 2016

Il nuovo Anno 1944, non prometteva niente di buono. Era tutto un subbuglio, un’agitazione generale mista a speranza di poter sopravvivere alle diverse calamità.

Fino a marzo inoltrato, un freddo gelido, misto sovente a nevischio, imperversava per le strade e per i vicoli di Sezze come se volesse aggravare ancora di più la situazione generale di una popolazione già prostrata da innumerevoli eventi negativi. 

Diverse famiglie si erano rifugiate a Suso e dintorni, ovunque potevano, anche nelle caverne.

Le Istituzioni in genere, compreso gli Istituti di istruzione, funzionavano a singhiozzo o addirittura erano chiusi per motivi di sicurezza e dal fatto disorientante che nel precedente anno 1943, con la caduta del Fascismo, del  temporaneo Governo Badoglio e dei nuovi Partiti Politici o nuovi Movimenti Politici, molti  "sfacciati" gerarchi e semplici fascisti sezzesi, cambiarono prontamente il colore di "casacca", arrampicandosi opportunamente verso il nuovo partito politico, ritenuto più forte, in attesa di programmi da parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale).

Il rigore dell' Inverno, rigido e impietoso, si accompagnava a miseria, carestia di abiti, di alimenti, di acqua, di riscaldamenti domestici a legna o a carbone o anche di un semplice focolare, magari il più umile, al centro di una stanza senza camino. C’era poca igiene, abbondanza di pidocchi e di altri parassiti, ma soprattutto disgrazie per familiari morti sui vari fronti di combattimento o per le mine sulle strade, oppure per bombardamenti aerei continui anche indiscriminati. In diverse zone del paese colpite da bombardamenti, cannoneggiamenti,

e azioni di sabotaggio da parte dei Tedeschi, mancava l'energia elettrica.

Il dirigente dell'Energia Elettrica Setina a quel tempo era il sig. Frainetti che, guarda caso, abitava proprio vicino a casa mia, e debbo dire che si comportava da “Eroe” assieme alla sua squadra di elettricisti e manovali per le riparazioni varie,  più volte ripetute, in particolare nell'Ospedale Civile e in aziende importanti  del settore alimentari. Frainetti, nella sua grande esperienza, apprezzava molto i miei studi di Radioelettrologia e faceva di tutto per non farmi mancare l’energia elettrica.

Quello che affliggeva di più le varie famiglie erano i continui rastrellamenti dei Tedeschi, eseguiti senza alcun riguardo. Nella rete caddero anche i miei due fratelli maggiori, Lidano e Filiberto, portati subito nel territorio di Cisterna a scavare trincee.

Dal mio balcone, al secondo piano di Via Corradini, vicino al largo del “Montono” oggi piazza Indipendenza, c’era una fontana funzionante a tratti e il Convento delle Clarisse di Santa Chiara con la sua imponente Chiesa sembrava volermi cadere addosso mentre le bombe "pazze" della Fortezza Volante "B17" degli Eserciti Alleati, in particolare U.S.A. venivano giù.

Erano azioni belliche aeree impreviste, immediate e senza alcun riguardo per la popolazione civile, forse perché ritenuta in maggioranza poco colta, povera, umile e contadini, per questo di poco conto.

Via Corradini era pressoché deserta ed io ero solo a casa per fare i miei doveri scolastici delle scuole Magistrali e per aiutare mio padre e mia madre nella loro attività commerciale di generi alimentari, ma solo ed esclusivamente per i clienti muniti di tessera Annonaria. Prima del tramonto lasciavamo a piedi la casa per passare la notte a Suso in Contrada Valle Pazza, dove la mia famiglia possedeva una piccola vigna con un rifugio in muratura costituito da un’unica stanza.

I nostri animi non erano tranquilli, ma agitati, per possibili bombardamenti o mitragliamenti durante il giorno.

   

                 Fotomontaggio A. Di Prospero

Non una bomba, ma addirittura tante bombe a grappoli, venivano scaricate attorno alla collina di Sezze, Stazione F.S. e strade di comunicazione da decine di fortezze volanti che si vedevano arrivare da Sd/Ow e nessuno dei cittadini pensava che gli alleati, dopo l'armistizio, avessero continuato a colpire e con più veemenza anche il centro di Sezze. Si pensava sempre che queste fortezze volanti fossero solo di transito per raggiungere Cassino ove era il fronte di guerra.

 

            Foto disegno dello sbarco di Anzio – Nettuno    

Fatto drammatico e nello stesso tempo curioso, che non vorrei omettere in questo racconto, è che il 27 gennaio del 1944, uno dei tanti bombardamenti aerei produsse danni seri alla Chiesa Cattedrale di S. Maria e maggiormente a quella del Bambin Gesù, ove era un Convento di Suore e così anche a Porta di Piano.

L'immobile a più piani, antistante il convento delle suore del Bambin Gesù e facente angolo con via Corradini, era andato quasi completamente distrutto. Bene, al pian terreno di questo immobile, per quanto io possa rammentare, vi era una porta, ove una donna molto anziana che chiamavano “cipollina” vendeva  frutta secca ai passanti, del tipo arachidi, mandorle, noci, fichi e lupini. Dentro il suo unico locale al pian terreno, probabilmente in affitto, dormiva e mangiava.                   Il Particolare è che sotto il letto, lei custodiva quella che doveva essere la propria cassa da morto per l’ora estrema. Successe però che nel bombardamento aereo del 27 Gennaio 1944, fortunatamente non era in casa. L'edificio fu quasi completamente semidistrutto e sotto al suo letto, si salvò miracolosamente la sua cassa da morto, che poi i soccorritori o i militari Tedeschi utilizzarono per altre persone decedute. L'anziana donna chiamata “cipollina” si trasferì con la stessa attività a Porta Pascibella e visse ancora per molti anni.

Ma dal 21 del mese di Maggio non fu così. Grappoli di bombe caddero più volte

proprio sul centro cittadino, distruggendo parzialmente la Chiesa di S. Andrea e il provvisorio mercato giornaliero ortofrutticolo, spostato da Piazza delle Erbe proprio per motivi di sicurezza, producendo con grande dolore più di 70 morti. Molti paesani dettero la colpa ai vari carretti parcheggiati con le stanghe verso l'alto perché avrebbero potuto dare la sensazione visiva di "armi contraeree". 

Nulla di più errato a mio parere. I carretti infatti dalle ore sei circa del mattino e forse anche prima, parcheggiati a S. Andrea, di fronte al Mulino Maselli, gestito dalla signora Ved. Spaziani ,si trovavano quasi tutti in pianura per i quotidiani lavori agricoli.

Io stesso, ricordo benissimo che con un carrettino a mano, fatto con due ruote di aereo (residuato bellico), andavo da mia zia Marietta Del Duca, sorella di mia madre, per prelevare mezzo quintale di grano, per portarlo al Mulino e poi vendere la farina al negozio di mio padre, con regolare documentazione.                                                           

La verità invece potrebbe risiedere nel fatto che gli Alleati con le loro Fortezze Volanti cercavano di distruggere a tappeto e ad ogni costo qualsiasi passaggio obbligato dei Tedeschi, sia per il rifornimento di mezzi, sia per isolare gli stessi impegnati sul fronte dello sbarco alleato di Anzio-Nettuno, che arrivava fino a Torre Astura ed anche oltre, nel territorio del Comune di Littoria.                              

Mi domando quindi perché Littoria sia stata esclusa da questi episodi bellici, pur essendo stata mitragliata e bombardata in precedenza.

Una bomba cadde proprio sul breve tratto di salita che conduce alla Chiesa di S. Antonio a fianco dell'Ospedale Civile, producendo un profondo cratere del diametro di più di 10 metri, senza colpire la scalinata. A rigore della pura verità debbo aggiungere che nei giorni seguenti, durante un mitragliamento, questo cratere servì sia a me che ad altre persone per rifugiarci dentro a scopo protettivo. Altre bombe caddero verso S. Pietro e zone adiacenti. La Chiesa Collegiata di S. Rocco fu rasa al suolo.

Ma vi è di più, l'anno 1944 conserva in sintesi, altri bruttissimi ricordi per l'arrivo tanto atteso degli Eserciti della “Liberazione” o degli Americani.                                     

A questi ultimi, grandi signori, non mancava proprio nulla. Al loro arrivo distribuivano cioccolate, caramelle e pane bianchissimo a volontà. Ogni semplice caporale disponeva di una Jeep, molto fornita di materiale bellico. Vestivano con uniformi sempre accuratamente sgargianti e pulite. Si guardavano bene intorno prima di andare avanti ed affrontare il nemico. Spesso non ne ravvedevano la necessità, perché disponevano di una possente artiglieria e di fortezze volanti. Oltre questo, pur sapendo che il nemico era fuggito, per maggior sicurezza mandavano avanti le truppe di colore al comando degli ufficiali Francesi.               

Queste truppe di colore si stabilirono alla Fonte della Penna, occupando molto  terreno, fino alle Fontane e a via Roccagorga. Vere orde di barbari, i fatti non smentirono la loro inciviltà e violenza. Violentarono e stuprarono molte donne, fino all'assassinio. Non ho mai sentito parlare in modo preciso di questi soprusi storici alle donne di Sezze, forse perché i cittadini ne facevano un tabù. Ora, in clima di piena libertà e di democrazia, mi chiedo come mai non sia stato mai creato un Comitato di Inchiesta, per appurare le responsabilità di questo quadro doloroso e storico, per fare luce e rendere giustizia a tutte quelle donne martiri, violentate, stuprate e brutalmente uccise.                                            

Il “silenzio” assordante su questo grave fatto storico, ritengo debba attribuirsi esclusivamente ad una mentalità gretta, ad un costume medievale forse addirittura arcaico, complice anche la religione. Credo sia pure da attribuire alla difesa e al rispetto dell’onore della donna, vittime degli abominevoli abusi ed inoltre al timore reverenziale dell’allora classe dirigente del paese, preoccupati di poter compromettere gravemente l’alleanza militare che andava a proteggere quei soldati che si erano macchiati di così orribili misfatti, in tutto il territorio italiano.

In questo clima storico, pieno di sofferenze di ogni genere e di dolori veramente vissuti da tutti, sommariamente registrati nella mia mente giovanile, anche non compiutamente, viene fuori il principale motivo di questo racconto, da cui il titolo.

Entrando pienamente nel racconto, debbo confessare che un bruttissimo ricordo, ancor più doloroso ed indelebile, mi segue da quel triste ANNO 1944 e che, ancora oggi, giunto verso la fine della mia vita, non riesco a scrollarmi di dosso.

Poteva essere il 21 Maggio del 1944 o giù di lì. Dopo un accanito bombardamento su Sezze e dintorni mi affrettai a lasciare la mia casa di via Corradini e senza ben riflettere presi di corsa le scalelle di S. Chiara, attraversai la via che porta a Piazza S. Pietro ma prima presi quella che portava al Cinema Tomassotto. Proprio di fronte al cinema, voltai a destra su via Orfanotrofio. In questa strada, le macerie rendevano difficile anche il cammino. 

Alle spalle dell'edificio postale, anche questo mezzo distrutto, VIDI TRA LE MACERIE ED IN MEZZO ALLA STESSA STRADA UN CORPO, FORSE SENZA VITA, DI UN BAMBINO CHE POTEVA AVERE (a mio parere) UN'ETA' DI CIRCA CINQUE, SEI ANNI. 

Non vedevo ferite o fuoriuscita di sangue; sembrava che dormisse. I suoi abiti erano completamente in ordine e così i suoi calzini e le scarpine impolverate. Grande fu il mio stupore angoscioso. Mi soffermai due o tre minuti al massimo. Avrei voluto fare qualcosa, ma la mente non mi suggeriva nulla; mi suggeriva solo di fuggire ed anche più che potevo, se non volevo incorrere in qualche pericolo di crollo di muri o di altro bombardamento.                     

Ebbene, oppresso da quello che vidi in quei pochi attimi di miserevole e quasi fredda contemplazione, dentro il mio animo si formò un turbinio di pensieri reattivi, di protesta accorata. Ma contro chi ? Contro tutti, direi ancora oggi amareggiato. Anche contro il nostro Dio, che permetteva agli umani questi orrori indescrivibili. Con un gesto di rabbia e con le lacrime agli occhi alzai le braccia a mani aperte e tese verso quel cielo plumbeo di morte “gridando” solo con la mia mente:  "Dove ...sei ! " .

Ancora oggi mi domando cosa altro avrei potuto fare in quel particolare frangente, inusuale ed inaspettato. La strada era deserta, non si vedevano persone. Forse già ero spaventato dal pericolo in atto ? Forse non mi sono soffermato abbastanza per istinto egoistico di salvezza?  Oppure ho travisato cose non vere, irreali? 

Ipotesi, quest’ultima, da scartare completamente. Quel bambino oggi potrebbe avere poco più di 70 anni. È stata sempre mia intenzione fare delle ricerche su quel bambino, se era morto oppure se si è poi salvato, ma le vicissitudini  della vita, del mio lavoro o professione mi hanno sempre tenuto lontano da Sezze. 

Oggi mi sono deciso a ripercorrere questo ricordo, veritiero, con la speranza che qualcuno che legga possa darmi una risposta esatta sul suo nome e sulla sua famiglia. Tutto questo per andare a trovarlo a casa, qualora si fosse salvato e fosse ancora vivo, ma se la morte ha voluto ingiustamente reciderlo da bambino allora potrei andarlo a trovare al Cimitero, per dimostrargli il mio dolore provato e scaricare da me definitivamente il ricordo.

Se qualche persona potesse darmi notizie al riguardo, la ringrazio già da ora.


3- Buon Anno 2016 a tutti i componenti di  www.setino.it

Gennaio 2016

Io e miei coetanei, età fra 7 e 10 anni, ricordo che recitavamo solo la seguente filastrocca : "BONI', BONI', BONANNO, TECCHETE I SASSU DI CAPODANNO. DAMMI LA ZIPPLA , DAMMELA BONA, PUZZI FA UNA FIGLIA SIGNORA " il resto della stessa filastrocca non lo conoscevamo ma è facile che esisteva un seguito. La brevità sicuramente ci consentiva di fare più case della Contrada il MONTONE i cui confini partivano dal Vicolo del Guglietto, Via Corradini fino alle Scalelle della Piazza e parte della Valcareggia. Confini ben delimitati se non si voleva incorrere in lotta fra  altre contrade. Non era dato nemmeno per scontato che ogni casa  ci donasse una ZIPPLA o qualcosa del genere ad ognuno di noi. Capitava infatti che qualche padrona di casa  ci scacciasse con quelle scope di Saggina non pericolose come si usavano tanti anni or sono. Non va anche dimenticato che si frequentavano più che altro ed astutamente famiglie con figli femmine in cui l'effetto mediatico poteva riuscire persuasivo.
Sento il dovere pertanto di dovermi complimentare  con LUDOTECA "ORSO ROSSO" e, per questa, Umberto De Angelis e Rosalino Trabona .per aver ben descritto questa antichissima usanza scemata poi nell'evoluzione  dei tempi e della modernità. Il fatto, mi ha fatto rammentare molto nebulosamente che mio nonno materno Alessandro Del Duca mi raccontava che il "Sasso di Capodanno" regalato da bambini innocenti era di buon auspicio per il nuovo anno nascente e quindi era facilmente accettabile. Anche lui da bambino partecipava a questa  usanza trasmessa a sua volta da suo padre e da suo nonno. Precisava mio nonno che in tempi molto antichi, forse  prima di Roma ed anche oltre il popolo di Setia era costituito da agricoltori e da pastori affezionati molto al loro territorio anche a costo della propria vita. 

In mancanza di armi efficaci si difendevano dal nemico anche  con piccoli macigni, pietre ed anche sassi di ogni specie. anche piccolissimi lanciati con fionde fatte con rami di Ulivo. Il tutto veniva lanciato dall'alto delle cosiddette Mura Ciclopiche. Per la buona riuscita di questo sistema nelle diverse azioni di difesa , il "SASSO" fu considerato  come "Portatore di Bene". Certamente deve trattarsi di una usanza di tipo pagano anche perché con l'avvento del Cristianesimo l'usanza veniva sempre più trascurata. Comunque , ai giorni della mia fanciullezza, questa usanza  era ancora quasi valida. Ricordo bene che pochi giorni prima della fine dell'anno vecchio  io e i miei coetanei  andavamo a cercare ovunque pietre ben levigate , tonde ed anche con qualche colore o venatura di salgemma ben pulite e possibilmente "luccicanti". Certamente non dovevano essere  grandi ma facili da portare. Ognuna di queste poteva pesare due o tre ettogrammi circa.
Ritengo che sia un bene ricordare queste usanze molto antiche, semplici , portatrici verosimilmente di bene  ma soprattutto di amicizia sincera o di fratellanza.
BUON SASSO DI CAPODANNO A TUTTI !


2- UN PITTORE DEL PASSATO: "VINCENZO ALBANESE" 

Dicembre 2015

Quel giorno all'uscita  da scuola mi attardai nel rientrare a casa  perché sapevo che mia madre, in mattinata, era stata a conferire con i miei  professori.

Ohimè....ohimè !   pensavo tra me ….che succederà quando rientrerò ?

Immaginavo già mia madre  su tutte le furie  che si rivolgeva a mio padre con le rituali frasi che già erano nella mia mente :  “Guarda Vincè che quel somaro e impunito di tuo figlio, al Secondo Trimestre, non ha riportato la sufficienza in quasi tutte le materie e così pure in  Buona Condotta!

Il Professore di Disegno, se continua così, lo boccerà sicuramente “.

“Che debbo fare... mica lo posso ammazzà !. Forse questa fu la risposta di mio padre.

“No, non lo devi ammazzà ma è necessaria una buona strigliata se no quissu non metterà mai giudizio e poi comincia a metterti la mano in saccoccia per mandarlo subito a ripetizione di disegno da qualche altro professore.”  

Probabilmente,  terminò  così il discorso di mia madre. La  strigliata al mio ritorno si verificò puntualmente anche per il ritardo nel tornare a casa. Come solito, infatti,  tornato da scuola, dovevo stare attento in cucina per mantenere bene accesi i carboni dei due fornelli mediante una ventola fatta artigianalmente di piume di gallina o di gallo.

Appena finito questo compito, mia madre mi affidava il fratellino Pietro di circa due o tre anni a portarlo fuori sulla strada per  fargli prendere un po' d'aria e fargli fare qualche primo passettino.

Birbacciò...! stai attento a non farlo cadere se no le abbuschi ancora “.  Mi ammonì mia madre.

Si pranzava sempre dopo le ore 14 se tutto andava bene e quando tutti e tre gli altri figli  maggiori  Anna Maria, Lidano e Filiberto , erano rientrati dalle loro scuole superiori anche da Littoria.

Pranzo poco tranquillo, riguardo a me; sulla mia testa cadevano regolarmente a “scaletta” rimproveri e minacce  sia da mia sorella che dai miei due fratelli maggiori.

Mio padre, conscio della situazione prese subito  provvedimenti. Ogni figlio maggiore di me doveva prendersi la responsabilità di controllarmi più severamente soprattutto nei compiti di scuola e fare diminuire le mie varie carenze nelle materie letterarie. Saltò fuori la novità che anche mia sorella aveva bisogno di qualche ripetizione di disegno.

Il giorno seguente, io e mia sorella Anna Maria, fummo accompagnati da mio padre presso un noto pittore chiamato  VINCENZO ALBANESE.


Foto di  Vincenzo Albanese

Persona molto emblematica, molto distinta e riservata; il pittore Vincenzo Albanese era di stampo prettamente signorile. Per il suo stato di povertà  dignitosamente nascosto non veniva affatto considerato affatto dal “popolino” di sezze, anzi era considerato un semplice imbianchino. Non rifiutava lavori di qualunque genere sia di pittura varia che di imbiancatura di stanze od altro. Non era molto alto ma di statura medio-alta. Le informazioni attuali fornitemi da mio cugino Vittorio Del Duca, raccontano che Vincenzo Albanese fu Giuseppe e Ascenzi Rosaria nacque a Sezze l'8/11/1883 e ivi morì l'8/11/1973 (Strane date...coincidenti)

Nel 1918, sposò Salvagni Angelica di Bassiano deceduta nel 1930. Una donna molto anziana di Bassiano mi ha riferito che Angelica era bionda, bellissima e di casato benestante.

Albanese Vincenzo, rifiutò i beni della moglie previsti per Legge. Ritengo che questo umanista e realista pittore fortemente addolorato dalla morte della propria consorte si sia ritirato dalla sua vita sociale pur essendo in una età molto giovanile (Circa 46 anni) e sia entrato completamente nella sua intimità, nella sua grande riservatezza e soprattutto nella sua grande  personalità di artista anche se in assoluta povertà.

Ripeto, aveva una corporatura media ma snella e di fattezze giovanili gradevoli. Portava fin da giovanotto il pizzetto con barba corta, capigliatura non molto lunga a modo di artista un poco brizzolati e di colore castano chiaro brillanti. Di solito, quando usciva per le vie di Sezze, non per lavoro, camminava con passo regolare e con un bastone (o bacchetta) non lungo, molto curato sotto il braccio destro. Sicuramente come segno di distinzione e signorilità.  

Calzava abitualmente un cappello a falde quasi larghe, ben portato. Il suo vestito, forse l'unico, nel suo complesso, sembrava essere uscito dal sarto proprio quel giorno. Non camminava per le strade di Sezze per ostentare la sua professionalità o per curiosare i fatti o le cose di terzi ma sicuramente, nella sua mente, per ammirare tutto ciò che vedeva degno di attenzione per la sua arte. Il suo “andare”, come riferiscono anche altri, esprimeva  correttezza morale e sociale, nonché onestà. Dalle possibili informazioni raccolte il suo lavoro di pittore, oltre a quello di imbianchino ordinario, consisteva in quello di fare quadri su tela  realistici o disegni su pareti. 

La sua specializzazione primaria  era quella di dipingere, in palazzi signorili, grandi stanze con soffitti a volta o trapezoidali rientranti verso l'alto. Su questi soffitti esprimeva tutta la sua arte anche di propria iniziativa sempre se il committente non esprimeva suoi desideri. 

Anche mio padre, prima del suo matrimonio, fece dipingere da questo pittore due camere da letto con soffitto a volta di tipo romboidale in Via Corradini al numero 57. Una per lui stesso e l'altra per il fratello Giuseppe. Questi disegni rappresentavano dei giardini con piante e fiori bellissimi che davano un senso di freschezza, di primavera. Ricordo che da piccolo,  quando ero influenzato, mia madre mi metteva al centro del suo letto matrimoniale per sorvegliarmi meglio. Ebbene da questo letto e con lo sguardo verso l'alto, passavo il tempo a curiosare i particolari del disegno. Il fabbricato però fu venduto dagli eredi verso la fine degli anni '60 e non saprei dire se queste due stanze  sono state conservate nella loro integrità. Ritengo  comunque che qualche palazzo signorile di Sezze o paesi limitrofi debbano ancora avere qualche stanza o salone con volte affrescate da questo pittore. 

Risulta anche che siano stati fatti ritocchi murali di dipinti Sacri in qualche Chiesa del luogo. Mia madre verso gli anni '50 , gli fece fare opere di ritocco o di pittura di un consunto o sbiadito  dipinto murale e della volta nella Cappella Gentilizia del Cimitero Setino intestata alla Famiglia Di Prospero. I ritocchi fatti o disegni aggiunti sono tuttora visibili.

Dalla morte della sua consorte, la signora Salvagni Angelica di Bassiano, Vincenzo Albanese  si rifugiò in un fabbricato abbandonato e diroccato, sicuramente ormai di bene pubblico o di chi voleva ; almeno così si racconta da persone anziane. C'erano diversi edifici abbandonati a quel tempo sulla Cinta Muraria di Sezze

Ma perché erano abbandonati ? 

La “Storia” inedita, deriva da tempi molto antichi. Infatti, come si racconta sempre da persone qualificabili, tutti i fabbricati posti ad Oriente e a Sud venivano dati quasi gratis ai poveri che dalle capanne intendevano diventare cittadini. La spiegazione di questo fenomeno era dato dal grande pericolo della malaria. Le sofferenze ed i decessi per questa malattia spaventavano tutti.

Le poche Signorie di Sezze infatti avevano pensato bene di edificare o ampliare le loro residenze tutte a Nord e cioè verso Bassiano,  Suso e la Semprevisa. 

Tutte le case  poste sulla  prima Cinta Muraria ed un pochino anche sulla Seconda, le “Signorie Setine” le ritenevano più soggette all'arrivo delle zanzare provenienti dalla pianura sottostante. Per questo motivo consideravano queste case o caseggiati come un efficace sbarramento. Non considerando o trascurando il fatto che le zanzare non provenivano solo dalla pianura o palude, ma sicuramente proliferavano nelle piccole pozzanghere di acque stagnanti o fognarie, da cisterne d'acqua piovana a cielo aperto, o da finti pozzi raccoglitori. 

Fino ai primi del '900 Sezze non disponeva di un acquedotto, ma di cisterne di diverso genere. 

Le poche acque potabili provenivano da Suso o dalla Semprevisa ma, in grandi quantità venivano portate a Sezze con carretti, muli o somari dentro botti o barili di legno ed anche con orcioni di coccio, brocche e conconi portati sulla testa dalle donne che si servivano di una Coroglia ammorbidente. Sicuramente è stata una attività commerciale redditizia, caduta in disuso con l'arrivo dell'energia elettrica. 

Grazie a questa nuova energia, ma soprattutto grazie all'onestà,  alla sana iniziativa ed alla intraprendenza della Amministrazione Comunale di quel tempo, la Città di Sezze fece un coraggioso passo avanti verso la modernità e l'evoluzione. Infatti l' ammirevole operato dell'Amministrazione Comunale consentì di prelevare acqua dal Lago delle Mole Muti  tramite un acquedotto tubolare costruito in Ghisa, tutto in salita fino alla sommità della Collina della Contrada Petrara. Su questa Collina fece erigere un grande serbatoio di acqua fresca e potabile.


Le  prime illuminazioni pubbliche con l'energia elettrica

Tramite altre tubazioni l'acqua arrivò a caduta fino a tutta la città di Sezze. Nacquero così le fontane pubbliche in ogni contrada per il popolo, nonché adeguati abbeveratoi per il bestiame in tutte le entrate del paese. Veramente lodevole quell'Amministrazione che con pochi mezzi e pochissime risorse economiche seppe realizzare un opera che è arrivata sino a noi.

Riprendendo la storia del nostro pittore, sappiamo che Vincenzo Albanese scelse il quartiere povero di Porta di Piano rifugiandosi in fondo al Vicolo della Marina al primo piano dell'ultimo caseggiato posto al limite ovest delle Mura Ciclopiche, se non addirittura sopra le stesse. 

Oggi un luogo di grande valore storico ed anche economico per chi ha avuto la fortuna , nel tempo, di prenderne possesso. Certamente  la Commissione Comunale che stabilì di attribuirgli quel nome fu una Commissione altamente intelligente e direi anche competente. Per accedere ove abitava Vincenzo Albanese, bisogna percorrere l'intero vicolo fino in fondo. 

A destra vi è un fabbricato che ora, sembra in fase di ristrutturazione (?) con una scalinata in pietra ordinaria molto originale di circa 10-12 , in sezzese cimasa, veramente artistica e che da accesso ad una specie di appartamento. A chi appartenesse questo fabbricato in passato non è dato sapere. Come non è dato sapere chi sia l'attuale proprietario o da chi l'abbia acquistato o come gli sia pervenuto ed anche se il Comune di Sezze abbia ponderato bene le opere di ristrutturazione o di rifacimento della zona. 

Vincenzo Albanese, da povero ma vero artista non poteva scegliere di meglio! Egli, sicuramente colto ed intelligente, aveva scoperto una meravigliosa finestra sul mondo!  Da questa casa si può ancora  ammirare tutta la Pianura Pontina, dal Promontorio di Terracina a quello del Circeo, le Isole Ponziane ed il Mar Tirreno fino a Nettuno, Anzio ed oltre.

Vincenzo  Albanese con le sue mani e con i suoi poverissimi mezzi rimise alla meglio questa specie di casa meravigliosa rendendola verosimilmente confortevole ed abitabile. Certamente questo fabbricato ora sarebbe l'ideale come sede di opere culturali e storiche di Sezze  anche come patrimonio da lasciare ai posteri.


Foto Vicolo della Marina oggi

E così mio padre, tornando al racconto della mia infanzia, malgrado fosse pieno di pensieri e problemi vari che a quel tempo ogni padre di famiglia con prole aveva normalmente, ci accompagnò fino al Vicolo della Marina, ove in fondo a destra su una cimasa ci aspettava una persona con una casacca bianca corta, sorridente e dall'aspetto suadente, direi rassicurante. Mio padre ci lasciò ai piedi della scalinata, salutò il pittore e tornò indietro verso casa. Il primo incontro, preso con le opportune riserve mentali e con una certa apprensione che scemò quasi subito positivamente. 

Abituati quali alunni in cerca di aiuto ed anche per l'abitudine, lo chiamammo impropriamente ed ingenuamente “Professore”. Ora a distanza di quasi otto lustri, debbo confessare che, sono proprio contento di averlo chiamato “Professore”. Ascoltò con molta attenzione  le nostre carenze personali sia in disegno che in geometria piana e solida. Mentre mia sorella esponeva le sue difficoltà tutti e tre seduti attorno ad un tavolo di legno abbastanza ampio, solido e coperto da un telo pulito, facevo finta di ascoltare  ma nel contempo, spinto dalla curiosità e dal mio solito spirito di osservazione,  a braccia conserte poggiate  sul tavolo e senza muovere la testa cercavo di scrutare l'intero ambiente che ci circondava e che fungeva di tutto: ingresso, cucina, sala  e sicuramente anche luogo di lavoro del pittore. 

L'ambiente era povero, pulito e molto ordinato. Il sole, quasi di fine primavera, entrava deciso attraverso due finestre riscaldando l' ambiente  e rendendolo confortevole. Sulla sinistra proprio dietro la porta d'ingresso c'era  una specie di camino con focolare in pietra e rialzato dal pavimento costituito da vecchi mattoni di colore rossastro. A fianco di questo camino trovava posto una prospicenza murale con una nicchia sottostante fatta a volta e coperta da una tendina. Incastonati sulla parte superiore della prospicenza si vedevano due fornelli in ghisa per carbone o legna sottile. Seguiva uno sgabello in legno che sorreggeva un concone di rame lucente che conteneva acqua. Sulla parete superiore vi erano appese delle pentole un po' annerite ed un mestolo grande, anche questo di rame, per attingere l'acqua. Sulla parete di destra si vedeva una porta che sicuramente dava ad un'altra stanza. Sulla stessa parete faceva bella mostra una modesta credenza/cristalliera ove i raggi di sole andavano ad illuminare alcuni bicchieri che riflettevano la luce proprio su di me, come se mi volesse dire : “Fatti gli affari tuoi e pensa piuttosto a studiare...! Somaro e  Impicciò.  

Seguiva un piccolo arcone sicuramente per il pane. Comunque non vi erano quadri o dipinti, non vedevo il cavalletto da pittore e neppure vernici. L'aria della stanza mi sembrava molto salubre e gradevole. Il soffitto era fatto con tavole di legno imbiancate ma un po annerite. Sopra al focolare vi era un ripiano in muratura ove su due piattini di coccio trovavano posto due candele steariche per l'illuminazione serale. Questa fu la mia “osservazione “  nello spazio di qualche minuto.

Quando si rivolse a me capii subito che aveva afferrato i miei problemi come se fosse entrato nella mia mente. Parlava lentamente , senza alterigia e molto chiaramente. Da scettico o poco credente nei miracoli, come personalmente ritenevo ed in particolare per un apprendimento veloce  di una materia  per me poco interessante, ero sicuro trattarsi di tempo e denaro perso. 

E invece mi dovetti ricredere. Non so il motivo, ma fui invaso subito da una grande volontà di apprendere.  Forse era il suo metodo didattico a me completamente nuovo che costui utilizzava

con la sua matita in prove pratiche e reali. La curiosità si trasformò in volontà crescente come se già in me ci fosse anche un pittore nascosto. Il  tutto  iniziò  nelle diverse proiezioni di un corpo solido o piano nello spazio. 

Il centro di proiezione era  tutta la base di ogni problema  e delle varie formule di geometria. Incredibilmente, nelle lezioni che seguirono, malgrado il mio pressappochismo sistematico di apprendere cose che non mi riguardavano pienamente, lo seguii con sempre più attenzione  e nascente volontà di apprendere sempre di più. Parlava in modo semplice, chiaro, affabile  e nel  contempo faceva sentire il "discepolo" sereno e capace di comprendere  anche in pratica con le sue stesse mani il “punto”, il solo “punto” principale della lezione, impossibile poi da dimenticare.

E così progredii nell'arte del disegnare anche con le varie regole geometriche in genere. Grazie ai suoi insegnamenti e durante tutti  questi anni trascorsi, quasi quarantenne, anche io mi munii di  cavalletto da pittore e di colori vari. Ogni tanto, quando mi prende l'estro, faccio qualche pittura a mia fantasia certamente da umile appassionato di pittura e solo di mio gradimento. Ancora oggi ricordo le sue istruzioni, le applicazioni e le regole.

A chiusura di questo racconto e dai miei diversi “Additti e gli Addummanni” è spuntata fuori una signora dall'anonimato che si dice  molto anziana, sicuramente molto nobile e riservata ma non so esattamente di dove. Mi ha rimesso una vecchia e consunta foto che attribuisce essere di questo pittore in età giovanile, asserendo che la propria madre era innamorata platonicamente di questo artista. La riservatezza è d'obbligo.


 
Foto elaborata del Pittore Vincenzo Albanese

 

-GLOSSARIO  : (Vocaboli dialettali e note esplicative personali  dell'autore)

-”Gli Additti e gli Addummanni “ Chiedere informazioni a persone del luogo della cosa o fatto che interessa sapere come se si gridasse a viva voce o domandare a persone che si ritengono capaci di fornirle.

- “Abbuschi“ Nel senso di punizione: Prendere ancora qualche ceffone.

-”Ammazzà “ Non nel vero senso letterale del verbo Ammazzare ma esclusivamente in senso

                       bonario quasi di comprensione, affetto ed anche perdono di una persona che ha

                       commesso delle irregolarità anche gravi.

-” Brocca “  Recipiente piccolo o medio/grande di fattura ordinaria di Terracotta; di forma

                       ovale. Alla sommità un modesto foro circolare e due manici ai lati. Qualcuno

                       disponeva  da una sola parte una specie di beccuccio sempre in terracotta per poter

                       bere o riempire qualche oggetto più piccolo semplicemente inclinando di poco il

                       reeipiente.

-” Concone”   Recipente medio-grande completamente in Rame battuto a forma di Anfora e con  due manici in metallo.

- “Coroglia “  Panno di cotone o strofinaccio da cucina arrotolato diagonalmente e a sua volta

avvolto nuovamente su se stesso a forma circolare con le giuste dimensioni per stare comodamente sulla testa per diminuire l'attrito dell'oggetto duro e sorreggere meglio il peso dello stesso che si doveva trasportare.                                                                             

-” Impicciò Persona curiosa che, bene o male, usa entrare nelle cose o fatti degli altri.

-” Impunito“ Birbante .

-” Littoria nome di una Città fondata e fatta costruire  da B. Mussolini assieme ad altre medie e piccole altre città, borghi, località come per esempio l'EUR di Roma Capitale nonché completamento di grandi bonifiche durante il periodo della

                        Monarchia e “Dittatura” del Governo Fascista.                          

                        L'autore pur essendo , apolitico da sempre, ravvede, a suo giudizio, di

                        comentare brevemente. 

                        Il nome  LATINA, dato successivamente a quello di  LITTORIA, non dispiace.         

                        Non si può comunque omettere “Perversa Diaspora Politica”, non di popoli ma di

                        idee estroverse poco democratiche dirette a  distorcere negativamente la storia.

                        Littoria o Latina, in se stessa, rimane e rimarrà innocente. Molti Politici                 

                        pur essendo  democratici e amanti della libertà, sembra che non si siano resi conto

                        che la “STORIA”   non si potrà mai cancellare come l'ISIS (JIHADISTI) sta

                        facendo a PALMIRA (Medio Oriente). Solo Madre Natura può cancellare la Storia

                        e gli Umani. Non si comprende quindi la “Filosofia” delle diverse Politiche nel

                        volere distorcere a proprio temporaneo vantaggio i fatti storici. Solo i posteri

                        potranno esprimere  serenamente e indipendentemente le loro critiche positive o

                        negative. LATINA, a  35/40 minuti  da ROMA CAPITALE si può considerare

                        attualmente una sua non lontana periferia. Dalla fine della seconda Guerra

                        Mondiale e in Regime di Repubblica Democratica e di piena Libertà, LATINA,

                        si può serenamente affermare, è stata  “Trucidata” volutamente : Due Centrali

                        Elettriche Nucleari ora in disuso; un Sito adibito a Scorie Nucleari non si sa di che

                        capienza; una Ragnatela  paurosa di grandi Ellettrodotti; Un Poligono di Tiro

                        Militare  anche aereo proprio sul suo Mare; Un grande Aeroporto capace di

                        accogliere Aerei di grandi dimensioni e costato diversi Miliardi è da sempre

                        utilizzato esclusivamente da una  Scuola di Volo Militare per una o due “manciate”

                        di giovani allievi con piccoli velivoli che ronzano sui borghi e periferia della Città

                        non favorendo di certo lo sviluppo del  turismo. ROMA CAPITALE avrebbe un

                        grande  bisogno di un grande Scalo Aeroportuale come Latina che porterebbe                                   grandi

                       benefici  per l'occupazione di lavoratori ed anche economici.Ma stranamente,tutto

                       dorme.

                       Le strade provinciali e  locali lasciano molto a desiderare e la loro larghezza è  

                       ancora  quella originale. Non parliamo poi di quelle Regionali : le cronache 

                       riportano i fatti negativi. Infine, l'interno della città di Latina non trova mai pace ed

                       il suo assetto originale anche artistico,viene, come solito, continuamente sconvolto

                       da ogni nuovo Politico  “intelligente” appena  arrivato facendo ancora  più danni

                       rispetto ai suoi “simili” predecessori.

“ Popolino”    Persone di poca cultura. Pronte a giudicare chiunque o fatto in base alle loro

                       abitudini.

“ Quissu “      Questo o quello, relativo a persona.

“ Saccoccia “ Tasca  dei pantaloni  o della giacca.

“ Somaro      Non riferito all'animale vero e proprio ma riferito a persona che non svolge bene il

                       suo dovere e per questo, commette degli errori.


1- IL GIGANTE DORMIENTE : " I RIULICO "
Novembre 2015

Probabilmente correva l' Anno 1937 - 1938. Le scuole Elementari erano appena riaperte. 

Il vento autunnale aveva già disperso le foglie ingiallite cadute dagli alberi che d' Estate ombreggiavano il Viale dei Cappuccini ed il suo bosco.

L' autunno precoce, triste per la fine delle vacanze estive prorompeva deciso, piovoso e ventoso. Per noi ragazzi, compagni di classe e di contrada, rimaneva abbastanza difficile dover riprendere gli orari e le varie discipline scolastiche. La quinta elementare poi sembrava insormontabile per essere ammessi al Ginnasio.Problemi seri per noi ragazzi in quanto non esistevano scappatoie di alcun genere. Nelle vie di Sezze e nei suoi vicoli compreso giardini e periferia, durante l' orario di scuola e di lavoro non si vedeva nessuno, solo donne di media età affaccendate nei vari lavori domestici. Gi anziani invece, muniti di mantelle nere di tessuto pesante, si radunavano nelle varie Porte del paese per poter godere di qualche tiepido raggio di Sole dopo il frizzante freddolino preso in casa nel primo mattino.
Nelle strade si vedevano circolare le poche Guardie Comunali sempre a piedi e attivi, i Carabinieri a cavallo e il Banditore che con la sua Tromba faceva radunare in ogni Piazza , Porta o Largo le persone presenti per informarle dei messaggi che il Podestà intendeva far sapere oppure, per esempio, che all'Ammazzatore Comunale era stata macellata una vacca o qualcosa del genere e che la relativa carne sarebbe stata venduta presso una data Macelleria. Rimaneva impossibile marinare la Scuola di ogni grado e se qualcuno lo faceva, oltre a venire notato dalla popolazione che unanime gli gridava "Vai a Scuola, Spennacchiò !!" cadeva facilmente nelle mani di qualche Guardia o Carabiniere che avevano l'obbligo di ricondurlo nella propria classe. Punizione: Sia in classe che in famiglia,"Bacchettate e botte a non finire". Non erano consentiti assembramenti di più persone sia nelle strade, nelle piazze, osterie o laboratori artigiani.
Tutto, per tutti, si svolgeva ordinatamente nel modo più assoluto e secondo la professione od il mestiere di ognuno. Non erano ammessi ritardi o giustificazioni mendaci.

Giovani balilla a Sezze, foto anno 1936
Un giorno del mese di Ottobre il Cielo era nuvoloso e la "Marina" non prometteva nulla di buono. Era un Sabato Fascista e il quinquennale Maestro già alle ore otto precise ci aveva inquadrati nel sottostante cortile della scuola per erudirci delle imprese dei grandi Marescialli Badoglio e Graziani nonchè imparare a memoria, cantando, le canzoni "Bella Abissina" e "Salve o RE, Imperator", Fra l'altro ,alla fine, soggiunse : " Voi non valete niente,siete ancora figli della Lupa.Se frequenterete bene l'anno scolastico,diventerete dei veri Balilla e ,oltre ai libri, avrete anche il vostro moschetto"(Giocattolo).- Il Sabato Fascista si concludeva alle ore 12 con la preghiera cattolica :"Dio salvi il RE e la Regina".
Il Sabato era comunque una giornata di lavoro tecnico/culturale, non scolastica ma assolutamente impegnativa per tutti dai più piccoli ai grandi sia maschi che femmine dedicata interamente allo Stato Monarchico, Governo Fascista,alle arti militari ed alla Chiesa. Infatti nel primo pomeriggio di ogni Sabato i ragazzi e ragazze in genere si dovevano recare alla propria Parrocchia(Associazione che non ricordo il nome) per partecipare alle "Prediche" di anziani cattolici ,di Parroci , di Preti in genere o di Frati. Certamente non era una giornata "Prefestiva" come si usa oggi.Quel Sabato però il fatto di andare in Parrocchia, non avvenne.
Un vento forte e sibilante proveniente dalla pianura invase strade e vicoli facendo sbattere porte e finestre strappando e portando via biancheria stesa sui balconi. Grossi nuvoloni neri, minacciosi e gravidi di pioggia imminente, avanzarono velocemente dal mare a bassa quota con fulmini e tuoni roboanti rovesciando acqua a callarelle su tutta la città e zone limitrofe.
"Provvidenziale", questa abbondante pioggia !" Mi disse mio padre come se volesse tranquillizzarmi dalle scariche dei fulmini e successivi tuoni che facevano tremare anche i muri della casa. Ci trovavamo al piano terreno un pò sotto il livello stradale tanto che per entrare si dovevano scendere due gradini. In questo piano o locale terreno mio padre e mia madre gestivano un negozio di generi alimentari con retrostante cucina in Via Corradini 57 proprio all'altezza del Largo Montono ove ,usualmente, parcheggiavano carretti in genere di colore rosso con le lunghe stanghe rivolte verso l'alto. Perché ?, risposi a mio padre. Ed egli soggiunse :"

" Vedi, questa pioggia in abbondanza lava tutte le strade selciate del paese e , soprattutto, pulisce le fogne e i Tombini da quelle reflue luride portandole poi, a cielo aperto,nei vari pendii o fossati della collina arricchendo di Umus i vari orti , piante e agricoltura sottostante".

Sezze foto del 1930
La breve "istruzione" di mio padre durò poco e cominciò a preoccuparsi seriamente quando vide entrare acqua nel negozio. L'acqua impetuosa scendeva dalla Capo Croce e dalle Scalelle di S. Chiara sempre più crescente e mio padre aiutato dagli altri figli maggiori di me cercava in ogni modo di poter arginare l'imprevisto e prepotente flusso dell'acqua entrante. In Via Corradini le donne e gli uomini, occasionalmente presenti, erano in allarme ; chi gridava di quà e chi di là correndo ai possibili ripari. In pochi minuti la Via Corradini sembrava un torrente in piena e all'altezza del Montono le acque si dirigevano verso la Valcareccia e parte verso la Cattedrale S. Maria alimentate anche dalle due
Scalelle provenienti dalla Piazza dei Leoni(Scalelle del Duomo e della Piazza).
A quel tempo, purtroppo,a Sezze e dintorni, non esistevano servizi di Protezione Civile, vigili del Fuoco, Ambulanze(Carretti e calessi per i fortunati, altrimenti a piedi o su una barella improvvisata fino al locale Ospedale) . Il popolo,nei momenti di crisi, si autoaiutava come poteva. Lo Stato od il Municipio ? Nemmeno lontanamente si pensava allo Stato od al Municipio per un possibile soccorso in genere. La cronaca o le notizie ? Viaggiavano col sistema a voce : l'uno passa all'altro e l'evento dannoso ,amplificato o sminuito, si veniva a sapere dopo molti giorni o settimane. Praticamente,chi moriva, moriva e chi campava,campava. Chi rimaneva rovinato in mezzo alla strada,comunque, era sempre il povero o mediopovero.
Tornando alla pioggia impetuosa ed abbondante di quel Sabato pomeriggio, durata più o meno una mezza ora,oggi potremmo chiamarla Nubifragio od altro. Le strade erano piene di detriti di ogni genere prodotti dalla rottura di tetti,cornicioni e comignoli di case.Spinto dalla curiosità e di nascosto dei miei genitori,al termine del grande temporale, uscii da casa ed insieme ad altri coetanei girammo con non poche difficoltà, tutto il paese, L'attenzione fu rivolta verso una nuvola che si alzava verso il Cielo dalla costa che sorregge Porta di Piano. Sembrava vapore,verosimilmente nebbia ma non era altro che goccioline d'acqua che poi ricadevano al suolo. Tutto era accompagnato da un fragore assordante. Molte persone correvano verso l'Ammazzatora e la casa di sora Auturia (Unica Levatrice di Sezze per la nascita di nuove vite umane) che, a mala pena, si intravvedeva fra la nebbia di goccioline.Difficilmente si poteva andare oltre. La Via della Fanfara e Madonna della Pace erano impraticabili e pericolose. 

Il fragore che proveniva incuteva anche timore. Molti ragazzacci compreso me e di contrade diverse, in "armistizio" temporaneo , spinti dalla curiosità ed irresponsabili dei pericoli , tutti bagnati e infreddoliti, ci avventurammo fino alla Madonna della Pace. Da questa Chiesa in poi era impossibile proseguire oltre in quanto i diversi torrenti in piena provenienti dall'avvallamento a fianco della Porta di S.Andrea e Ferro di Cavallo e dalla collina sottostante la strada che porta al Bosco ed alla Chiesa dei Frati Cappuccini (Orfanotrofio) nonché Porta Romana, ora P.Gioberti. Questa, a quel tempo, era la principale entrata a Sezze poi andata in disuso e lasciato il suo nome a Porta di Piano,nuova entrata), oltre a detriti pericolosi si correva il rischio di essere trascinati via. Tutte le acque si convogliavano con grande potenza nella curva molto stretta della strada sottostante che porta a Suso e a circa 200 metri dalla Chiesa della M.d. Pace per poi rovesciarsi subito nella sottostante vallata con grandi spruzzi verso l'alto e in ogni direzione. La nuvola di goccioline che saliva verso l'alto, il fragore o meglio il rumore assordante, proveniva in direzione dei Casali e dalla VALLE della CUNNULA. ove sfocia il grande torrente quasi sempre addormentato I RIULICO . Tutte le acque impetuose provenienti dalla montagna a fianco, da Bassiano e da Suso, si impattavano violentemente fra gli argini alti ed il piccolo, stretto e precario ponte antico dei Casali non si vedeva più. 

Era completamente sommerso da un "fiume" d'acqua. Se cadde o fu danneggiato , questo non lo so. Posso scrivere però che mi sembrò una vera catastrofe. Il "GIGANTE" RIULICO, si era svegliato. Impietosamente e direi anche con rabbia, trasportando a valle tutto ciò che incontrava: Capanne,ripari in legno, rami spezzati, tronchi d'albero e alberi completamente sradicati e forse anche animali. Dalla antica Chiesa diroccata proprio sopra delle due cave "Rompizappa".si poteva constatare il dramma rovinoso che si andava compiendo. Una massa d' acqua e di detriti vari arrivavano sul primo tornante della strada sottostante danneggiandola ma ancora di più si andava a convogliare con una più grande massa d'acqua e di detriti che sfociava velocemente dalla curva ai piedi della prima cava per poi andarsi ad impattare con violenza sul ponte cosiddetto del Riulico, unico passaggio per comunicare con l'intera pianura. Le diverse "Icone " murali fatte a forma di piccole "Cappelle Votive" erette, nel tempo, da persone che in groppa a cavalli, muli , somari e carretti, erano certi di essere stati "miracolati" per aver avuto salva la vita durante la discesa o salita dei quattro tornanti, erano sparite completamente. 

La vecchia Chiesa di S. Isidoro risultava allagata e si vedevano persone che correvano da ogni parte per sfuggire alla piena. Lo " spettacolo drammatico " dannoso si poteva constatare meglio dal Muro della Terra al Largo di S. Maria. Le acque e detriti vari allagavano il passaggio a livello
della ferrovia monobimario (Ora Sottostazione di smitamento Elettrico) fino al Ponte di Cantiero ed oltre. La meravigliosa Ferrovia monobinario F.S. " TUPPITTO" con Locomotiva a Vapore e che collegava Terracina, Fossanova, Priverno, Sezze, Sermoneta, Cori e Velletri, risultava seriamente danneggiata sia dalle acque provienienti dal Riulico e sia da quelle altrettanto distruttive provenienti dalla Valle che da su Ceriara o Cannalelle e che raccoglieva anche quelle della collina di S. Lucia , Contrada Pretara e collina ove ora si trova la grande Croce. Ceriara era completamente allagata e così le pianure che davano sulla migliara  46 e 47.

NOTE :
Trattasi di un racconto reale visto dagli occhi di un ragazzo e scritto con ricorrenti vocaboli volutamente sezzesi di quel tempo, ancora nella sua mente senile.
A quel tempo le campagne,periferie e i dintorni di Sezze erano piene di capanne o ripari in legno come abitazione.
Non esistevano mezzi di locomozione meccanica. Non c'erano strade asfaltate ma strade o tratturi pietrosi, polverosi e fangosi ove i carretti molto spesso affondavano facilmente con le loro grandi ruote. Chi possedeva un carretto, un Cavallo, un Mulo od un Asino nonchè un piccolo pezzo di terra da coltivare era un mediopovero. Tutto il resto della popolazione. escluso le poche "Signorie-Ricche" si dovevano arrabattare alla giornata per poter sopravvivere con incredibili stenti e sofferenze.La "Pizza Roscia" cotta a gli mattono, era all'ordine del giorno
Ora Sezze ha cambiato completamente d' "abito". L' avvento delle Industrie, del Commercio , dell'istruzione , della democrazia , della civiltà e libertà repubblicana,hanno favorito un grande progresso sia culturale che economico(Fatte salve le possibili grandi ruberie o interessi di "politicanti" in genere.
Come un albero fiorito con migliaia di GEMME COLORITE, si vedono ora case per tutti bellissime, piene di ogni confort e ville brillanti di ogni genere tutte molto gradevoli.Tutto è nato come grandi grappoli densi al sole. Purtroppo, la maggioranza, con strade molto strette,impervie e di difficile circolazione. 
Ognuno , certamente con grandi sacrifici e sudore, ha costruito sul proprio piccolo terreno la casa o la villa dei suoi sogni non pensando però all'evoluzione dei tempi attuali che richiedono lo studio topografico dei terreni e piani regolatori per la sicurezza degli immobili . Sarebbe stata una attenzione molto importante, soprattutto per i FATTI STORICI NATURALI PASSATI e probabilmente FUTURI che MADRE NATURA potrebbe offrire, sempre senza riguardo per alcuno.

Tutto questo benessere però, non ci deve far dimenticare mai che il GIGANTE DORMIENTE , " I RIULICO" , è sempre lì.

 ricordi di un tempo lontano