AGRICOLTURA DA SALVARE

a cura di Vittorio Del Duca

anno 2011

Salviamo la nostra risorsa principale

Sezze, 29 dicembre 2011
Agricoltura in ginocchio per il calo dei consumi

Il fatturato dell’Agricoltura di Sezze, registra un calo del 65% rispetto allo scorso anno, quando le cose non andavano già bene. Esistono fondati timori dei produttori a perseverare nell’attività agricola, ma non hanno altri sbocchi occupazionali e in tanti stanno già facendo ricorso ai mutui per proseguire l’attività e pagare i pregressi. Per i consumi è stato il peggior Natale degli ultimi dieci anni. Lo abbiamo toccato con mano nelle settimane che precedevano il Natale, ma anche nella primavera scorsa a causa del batterio killer, quando gli ottimi ortaggi che si producono a Sezze e nel resto del territorio pontino restavano in larga parte invenduti sui mercati all’ingrosso, da quello internazionale di Fondi sino a quello di Roma, passando per i mercati minori di Latina, Velletri ed Albano. Ora è arrivata la conferma e le prime stime ci dicono che non è mai andato così male da 10 anni a questa parte, quando però i costi dei mezzi di produzione erano notevolmente inferiori agli attuali. 

L’Agricoltura setina, per la quasi totalità ortaggi, nel solo mese di Dicembre ha registrato un calo di fatturato del 60 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ciò significa che dell’ottima verdura, per una superficie stimata di 200 ettari ed una produzione lorda vendibile non inferiore ad 1 milione di euro, è rimasta invenduta o a marcire nei campi per difetto di domanda. Una corretta stima delle perdite non può però prescindere anche dai minori introiti ricavati dal venduto ( a prezzi bassi, perchè sul mercato c’è un eccesso di offerta ed una domanda ai minimi storici) e che prudentemente, per difetto, stimiamo non inferiore ad un altro milione di euro. Due milioni di euro lamentati in un solo mese dall’Agricoltura sono una cifra pesante soprattutto perché a questa si vanno ad aggiungere i cinque milioni di euro perduti in primavera, da Maggio ad Agosto, a causa della contrazione dei consumi della verdura per il batterio killer del cetriolo. 

Sette milioni di euro perduti a Sezze in un solo anno, ed un calo del fatturato del 65% rispetto allo scorso anno, quando le cose non andavano già bene, sono cifre che fanno paura e devono far riflettere sull’impatto devastante sull’economia setina, ma soprattutto sul destino dell’Agricoltura e per i produttori costretti a ricorrere ai mutui per far fronte alle spese di coltivazione che, dato il consistente aumento subito dai fertilizzanti e dai carburanti, sono diventate ingenti e in alcuni casi, e per alcune colture, superiori al limite della convenienza economica. Se può consolare, dal Natale 2011 esce rafforzata la tendenza alla riscoperta del legame con i prodotti del territorio, perché nel cenone della vigilia e nel pranzo di Natale, che nove italiani su dieci hanno preferito passare a casa con amici e parenti, è prevalso il 'made in Italy' con meno caviale, ostriche, salmone, champagne e ciliegie, più bollito e torte rustiche. 


Sezze, 20 dicembre 2011
Dove sta l'equità?

La recessione e la crisi dei consumi è in atto. Non è mai avvenuto che nel periodo natalizio, a Sezze, le aziende agricole fossero costrette ad una chiusura forzata a causa degli ortaggi che restano invenduti sui mercati deserti di acquirenti. Colpa del decreto Monti? È presto per dirlo ma è fuori dubbio che per le nostre aziende agricole la manovra di questo Governo è profondamente iniqua perché sono già al collasso e dovrebbero invece essere tutelate. Figuriamoci se possono sopportare ulteriori sacrifici! L’Agricoltura sta tirando la cinghia da troppo tempo, è esausta, ha già pagato e sta continuando a pagare duramente con la sottoremunerazione dei propri prodotti, con gli alti costi dei mezzi di produzione e con un carico contributivo e fiscale tra i più alti d’Europa. 

Equità, rigore e crescita: nel suo Vangelo, Monti , non ha mai pronunciato la parola “agricoltori” ma solo “autonomi”. Non ha compreso, come i suoi predecessori, che il settore agricolo è una componente importante del sistema e che senza il suo apporto non è possibile in alcun modo rilanciare l’economia. Senza di noi l’Italia non si salverà, eppure non vediamo da parte del Governo una minima traccia di equità nei nostri confronti e tanto meno misure per la crescita; vediamo solo una imposizione di gabelle che ci stanno mettendo fuori mercato e che ci faranno chiudere. Le aziende agricole non sono più nella condizione di poter far fronte agli alti costi dei mezzi di produzione perché i prezzi dei prodotti agricoli non hanno avuto la stessa progressione, anzi sono in caduta libera e non esistono più margini per un equo guadagno. 

Le ripercussioni economiche saranno gravi e, a meno di improbabili inversioni di rotta, si faranno presto sentire non solo per l’occupazione ma per tutto il sistema Italia. Il bene terra, se utilizzato come fattore della produzione in una impresa agricola, merita un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi il fondo agricolo lo detiene a fini speculativi come “agricoltore da salotto” e questo vale ancora di piu’ se si tratta di imprese professionali, così come avviene nel resto dell’ Europa in cui vogliamo restare, a pari condizioni e dignità con i nostri partners. 


Sezze, 2 dicembre 2011
Maiscoltori a Sermoneta per debellare la Diabrotica virgifera

Convegno il 5 dicembre alle ore 10,30 presso il Centro Civico di Sermoneta in località Monticchio.

È ormai arcinoto che uno degli effetti negativi della globalizzazione è l’alterazione dell’ecosistema e della biodiversità. Le merci viaggiano da un capo all’altro del mondo ed insieme a loro batteri, virus ed insetti da noi poco conosciuti ma che qui hanno ritrovato le condizioni favorevoli alla loro riproduzione devastando il patrimonio forestale ed importanti colture agrarie. Le misure di lotta con insetticidi, come ben conosconogli agricoltori, sono spesso inefficaci, e quelle che potrebbero avere una certa efficacia rischiano di procurare all’uomo e all’ambiente danni ancora peggiori. Il Servizio Fitopatologico Regionale del Lazio ha monitorato in provincia di Latina (comune di Sermoneta) la presenza di un insetto Diabrotica virgifera in grado di danneggiare seriamente le colture di mais, stante la difficoltà di colpirlo con i tradizionali insetticidi. 

Dopo il monitoraggio la prima misura di prevenzione è stata la delimitazione di una zona focolaio nei Comuni di Cisterna di Latina, Latina e Sermoneta avente un raggio di un chilometro e una conseguente zona tampone, corrispondente ad una fascia di almeno cinque chilometri attorno alla zona focolaio, ricadente anche se solo parzialmente nei Comuni di Cisterna, Latina, Sermoneta, Sezze e Cori. Il territorio del Comune di Sezze per la verità è stato toccato solo marginalmente ed in misura trascurabile perché ricade solo per pochissimi ettari nella zona tampone, ma il fenomeno va comunque arginato per evitare nel prossimo futuro la diffusione della Diabrotica virgifera in tutta la maiscoltura regionale. Così la Regione Lazio dalla metà di Novembre sta inviando lettere di avviso ai produttori maidicoli della zona focolaio e della zona tampone con le misure da adottare e le sanzioni civili e penali per i trasgressori. 

Tra le misure agronomiche è stabilita la rotazione triennale del mais nella zona focolaio e biennale nella zona tampone, inoltre le macchine agricole utilizzate nei campi di mais devono essere ripulite da terra e da resti di altro materiale prima di essere portate fuori dalla zona, le piante spontanee di mais nate da semi dormienti tra altre colture devono essere rimosse , la terra dei campi di mais della zona focolaio non deve essere trasportata al di fuori della zona,la raccolta del mais deve effettuarsi dopo il 31 Ottobre al fine di non trasportare in un territorio indenne femmine di Diabrotica in grado di ovideporre. Il comune di Sermoneta e la Coldiretti hanno programmato un incontro tecnico per LUNEDI' 5 DICEMBRE prossimo alle ore 10,30 presso il Centro Civico di Sermoneta in località Monticchio, nei pressi dei nuovi locali delle Poste.
È un duro colpo per i maiscoltori e per le stalle della provincia di Latina, che nella prossima stagione avranno evidenti difficoltà ad approvvigionarsi di mais da trinciato per l’alimentazione del bestiame, ma è anche un monito per tutte le Agricolture di tutti i territori ad un ritorno alla millenaria pratica agronomica della rotazione e dell’avvicendamento che l’agricoltura intensiva, non senza problemi, ha in massima parte cancellato. Molte delle colture che entravano in rotazione non sono più remunerative, com’è il caso del grano, altre come la soia e la barbabietola da zucchero non hanno neanche un mercato, altre come il pomodoro sono state soppiantate dal triplo concentrato cinese, che rilavorato in Italia diventa doppio concentrato e made in Italy. Un’ottima opportunità di rivalsa per il Carciofo Romanesco , una pianta pluriannuale che permane sullo stesso terreno per più anni e che entra a pieno titolo nelle lunghe rotazioni del terreno, dopo il grano.
Notizie sulla diffusione di Diabrotica virgifera in Italia Nel 1997 è inziata anche in Italia l’attività di monitoraggio nelle zone maidicole a maggior rischio. Nel 2001 il Settore Fitosanitario Regionale in collaborazione con la Provincia di Novara ha monitorato la presenza dell’insetto nell’area adiacente l’aeroporto di Malpensa usando trappole a ferormoni costituite da un foglio di plastica trasparente che viene avvolto attorno ad una pianta di mais e controllato per circa 2 – 2,5 mesi. I rilevamenti hanno consentito di accertare la presenza della Diabrotica del mais e quindi di prendere coscienza del problema. Lo scorso anno il Servizio Fitosanitario Regionale del Lazio, sull’esempio di quanto stava già avvenendo nelle zone maidicole del Nord Italia, ha riscontrato con monitoraggi estesi a tutto il territorio regionale, la presenza della Diabrotica virgifera nella provincia di Roma.

Riportiamo la mappa di delimitazione della zona focolaio e zona tampone di Diabrotica pubblicata con il Comunicato della Regione Lazio. Il territorio del Comune di Sezze è indicato con il numero 28


Sezze, 28 novembre 2011
Scandaloso!

Lo Stato italiano promuove la vendita all’estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiona, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York da una salumeria di un noto gruppo industriale italiano, Parmacotto, il quale ha stipulato un vantaggioso accordo che prevede l’investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di una società per azioni, la Simest, controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione dei privati. Già lo scorso anno si verificò un altro caso simile, la stessa società fu coinvolta con il il latte perché commercializzava, attraverso Lactitalia, sia in Italia che in altri Paesi europei, formaggi di tradizione italiana fatti con latte romeno con nomi e loghi evocativi della nostra tradizione ma che con il tricolore avrebbero ben poco a che fare.
È inaccettabile, è immorale, è scandaloso che in tempi di crisi, mentre si stanno spremendo i contribuenti per trovare le risorse al debito pubblico, lo Stato italiano butti 11 milioni di euro per finanziare le aziende italiane che realizzano gli stabilimenti all’estero, che occupano manodopera straniera, che comprano la materia prima straniera, che vendono con i marchi dei nostri territori e che fanno concorrenza al vero made in Italy prodotto nelle nostre aziende. E’ una questione che riguarda non solo gli agricoltori ma tutti i cittadini perché nel made in Italy agroalimentare c’è un pezzo del futuro dell’Italia, non c’è solo l’interesse degli agricoltori. E’ una situazione che Coldiretti aveva già denunciato nel 2010 per la quale il Ministero per le Politiche Agricole aveva aperto un tavolo di lavoro che è rimasto lettera morta.


Sezze, 20 novembre 2011
I terreni agricoli devono restare all'Agricoltura

I terreni dell’ex campo di aviazione ai giovani imprenditori agricoli e quelli della ex Colonia Agricola Pontina ai campi sperimentali della Facoltà di Agraria. 
Dai primi dati del censimento dell’Agricoltura, in Italia vi sarebbero 338.000 ettari di terreni agricoli di proprietà pubblica per un valore stimato di 6 miliardi di euro che secondo la legge di stabilità dovrebbero essere alienati. Il Lazio si classifica al secondo posto dopo il Piemonte, con 41 mila ettari e tra questi i terreni del Campo di aviazione e della ex Colonia Agricola Pontina. Il maxiemendamento prevede che “Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali individua i terreni a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato, nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da alienare a cura dell’Agenzia del Demanio” “ I terreni dell’ex campo di aviazione rientrano nella fattispecie e il maxiemendamento ne prevede la vendita all’asta poiché superano il valore di 400.000 euro. 

La stessa legge di stabilità, accogliendo una proposta di Coldiretti, riconosce il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli, singoli o associati, così come definiti ai sensi del DL 21/4/2000 n. 185, e successive modificazioni. I giovani imprenditori potranno usufruire per l’acquisto delle agevolazioni previste dalle leggi sulla piccola proprietà contadina nonché dei bandi del PSR. E’ senz’altro una buona notizia perché questi terreni sono di ottima fertilità, irrigui ed idonei ad una Agricoltura moderna e competitiva, sia per caratteristiche che per dimensioni. La cessione di questi terreni ai giovani imprenditori, oltre a rendere disponibili risorse per le casse pubbliche, eviterà la lottizzazione e la loro devastazione a scopo edificatorio, e favorirà la competitività delle imprese locali creando nuova occupazione in un settore, quello del cibo e del made in Italy, che rappresenta una leva straordinaria su cui poggiare un pezzo importante del nostro futuro. Non dimentichiamo che le importazioni di prodotti agroalimentari sono la seconda voce del debito pubblico, dopo quella energetica.
Un discorso a parte andrebbe fatto per i terreni agricoli dell’ex Colonia Agricola Pontina, oggi di proprietà comunale. Questi terreni potrebbero rientrare nelle “finalità istituzionalì” del maxiemendamento come campi sperimentali per la Facoltà di Agraria, che insieme alla sede, individuata nell’ex Monastero delle Clarisse, proposta dal Consigliere provinciale Enzo Eramo e fatta propria dall’Amministrazione Comunale, conferirebbero a Sezze il pieno titolo per ospitare l‘Università. Siamo convinti che la Facoltà di Agraria di una Università prestigiosa come La Sapienza, sarebbe un ottima opportunità per Sezze, con effetti dirompenti non solo sulla sua economia ma anche su quella provinciale che è tuttora completamente basata sull’Agricoltura. 

Nelle foto sotto i terreni dell’ex Colonia Agricola Pontina


Sezze, 16 ottobre 2011
Terra tradita come la Democrazia 

La democrazia è nata 2.700 anni fa in un isola dell’Egeo da un popolo di agricoltori, pastori ed artigiani. Ha rappresentato un grosso passo avanti dell’umanità, ma oggi l’abbiamo tradita e trasfigurata, allo stesso modo di come stiamo facendo con la terra.
Il mondo sta radicalmente cambiando, tutto quello che è stato fino ad ieri oggi non conta più. Gli economisti non sono in grado di azzardare per il futuro previsioni ottimistiche e non sappiamo quando questa crisi finirà, come finirà e soprattutto non sappiamo cosa fare. La crisi ci sta costringendo per la prima volta a pensare a cosa fare. Le stesse forze sociali sono chiamate ad un'assunzione di responsabilità insolita, si interrogano, propongono, si incontrano, si accusano si scontrano. 

Nel nostro Paese regna una gran confusione, si cercano maggioranze alternative a quella eletta dai cittadini senza tener conto che si sta spogliando il popolo della sua sovranità e lo si sta riducendo in sudditanza. Ai cittadini, a tutti i cittadini giunge un messaggio chiaro ed inequivocabile, il bisogno urgente di una nuova democrazia e di un senso civico, che in un Paese come il nostro sono diventati merce rara. Occorre ristabilire alcune priorità irrinunciabili ed alcuni valori, perché siamo diventati una società fondata sui veleni: una società che produce veleni, che si alimenta di cibi avvelenati e che sta per essere seppellita sotto rifiuti velenosi

E’ una società che ha tradito la terra, ma ha tradito anche la democrazia. La terra non produce più i suoi veri frutti perché sono stati tutti alterati dalle manipolazioni genetiche e dalla globalizzazione, proprio come la democrazia. Muoiono piante di castagno, di palma, di eucaliptus, attaccate da insetti velenosi finora sconosciuti, muore la democrazia attaccata dai veleni degli uomini. Occorre quindi ripensare ad una idea nuova di società perché la storia ce lo impone, perché la dilatazione dei mercati e la globalizzazione hanno cambiato le regole del gioco e tutto ciò che è stato sino ad ieri non vale più. Le merci circolano da un capo all’altro della terra, dietro le merci si muovono i popoli, tutti i popoli, che non si rassegnano più ad una condizione in cui erano stati rilegati da sempre, ma chiedono giustizia. Quindi il nostro prossimo impegno è proprio questo: affrontare i problemi imposti dalla storia attraverso una società che possa essere modello di giustizia e di civiltà e che ritrovi i veri valori della democrazia, oggi umiliata, offesa, trasfigurata, tradita. Come la terra. 


Sezze, 1 ottobre 2011
I mercati del contadino anche su Topolino 

In prima pagina: “ Zio Paperone e la campagna in città”

I farmers markets, i famosi mercati del contadino che offrono prodotti a km 0, conquistano anche la copertina di Topolino, dove clienti d’eccezione comprano a Paperopoli “ tanta roba sana, coltivata come si deve” e dove l’attento Paperon de Paperoni dice “cerco di risparmiare come posso”. Il calo di vendite dei suoi supermercati spinge infatti Paperone a fare un giro al mercato degli agricoltori dove fanno la spesa anche i suoi nipoti. “I prodotti sono a km zero coltivati nelle terre intorno a Paperopoli” gli spiegano Qui, Quo e Qua “cosi si evitano lunghi viaggi inquinanti per il trasporto, e frutta e verdura sono più buone perché appena raccolte”. 
Tra i produttori c’è, ovviamente, anche Nonna Papera che, oltre a vendere, dà ai clienti consigli di cucina e di giardinaggio. Paperone e il suo rivale Rockerduck cercano quindi di sfruttare l’idea del famers’ market a livello industriale, ma forzando eccessivamente i ritmi naturali il risultato sarà un prodotto scadente e i consumatori torneranno ad acquistare al mercato contadino. 
Dalla storia di copertina dell’ultimo numero dell’edizione italiana del popolare fumetto “Zio
Paperone e la campagna in città” viene dunque un importante riconoscimento del grande successo degli acquisti diretti dai produttori agricoli che in tempi di crisi in Italia sono cresciuti del 30 per cento, in controtendenza rispetto all’andamento generale che evidenzia un calo in tutte le forme distributive e per tutte le tipologie di prodotto, alimentari e non, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi a luglio 2011.


Sezze, 19 settembre 2011
A chi i sussidi in agricoltura?

I sostegni per l’agricoltura, comunitari e non, ammonterebbero a circa un miliardo di euro, ma sono solo una favola perché sinora nessuno degli interessati ha mai visto un centesimo. Dove vanno a finire?
Da qualche tempo a questa parte leggendo le notizie sulla stampa, si ha l’impressione che l’ Agricoltura stia ricevendo tanti di quei sussidi e da direzioni diverse (C.E, Camere di Commercio, Province, Comuni ecc) da far apparire gli agricoltori quasi come una “ casta”. Ci riferiamo in particolare al comunicato stampa del Consigliere Regionale Stefano Galetto, che segue di poco quello dell’Assessore Regionale alle Politiche Agricole Angela Birindelli, dei quali apprezziamo comunque l’impegno politico e l’ attenzione verso il settore agricolo, anche se con risultati intangibili ai più. 

Per tale motivo questi comunicati (ne potremmo citare a iosa) anziché rallegrarci ci indignano perché nelle nostre tasche, in quelle degli agricoltori autentici, non è mai giunto alcunché e mai ne giungerà, fintanto durerà tale sistema. L’apprendere quindi dai rotocalchi di interventi che darebbero una “boccata di ossigeno” all’Agricoltura ci induce a cattivi pensieri su chi la prenderà, dal momento che , come al solito non saremo noi . 

Ci viene così da pensare a tutta una serie di Associazioni, Comunità, Compagnie nate per promuovere i territori e i loro prodotti ma che in realtà servono da paravento per lauti appannaggi ai “trombati” della politica. Ci viene da pensare ad alcune Organizzazioni di produttori (O.P.) e a molte Cooperative “private” la cui utilità sociale è solo sulla carta, perché sono le prime a danneggiare i produttori agricoli almeno tre volte; la prima quando sottraggono i loro finanziamenti, la seconda con la sottoremunerazione dei prodotti e la terza con le importazioni low cost immesse poi sul mercato come “made in Italy”.

Quando si dice che si vuole sostenere l’agricoltura attraverso il PSR per noi equivale più o meno ad ascoltare il racconto di una favola. I PSR infatti, sono stati inventati da burocrati e tecnocrati della CE, pagati dalla collettività con stipendi milionari, ma che al pari dei parlamentari europei che li hanno votati ed approvati non capiscono un beato tubo dell’Agricoltura e dei suoi problemi. Oltretutto le Politiche Nazionali e Regionali continuano, con la stessa ignoranza di Strasburgo, a considerare i PSR come il toccasana per tutti i mali dell’Agricoltura e non discernono le tante imprese agricole che avendovi ingenuamente confidato si sono ridotte sul lastrico, in balìa degli “usurai legalizzati” perché i benedetti finanziamenti non sono giunti a destinazione, oppure perché sono stati decurtati e ridimensionati. 
Infatti, i paletti burocratici per ottenere i finanziamenti del PSR sono talmente tanti da far impallidire Ercole con le sue sette fatiche, le procedure sono farraginose e le aziende preferiscono farne a meno, tanto è vero che 843 milioni di euro stanno per tornare indietro alla CE, inutilizzati. La ragione ne è che le più importanti misure del PSR, così come sono state congegnate, sono fatte apposta per chi ha già tanti soldi di suo e che, dati i tempi di crisi, ci viene da dubitare siano di provenienza lecita. Ma gli agricoltori, quelli veri, quelli che vogliono permanere nella legalità e nel rispetto delle regole, che sono la massa, che lavorano sodo e nonostante ciò non riescono a essere in attivo, pensate che abbiano ancora risorse da investire? 


Sezze, 6 settembre 2011
Il cibo e la crisi

L’Agricoltura sta pagando il prezzo più alto di questa crisi, perché già da diverso tempo è stata dimenticata dalla Politica. Questa è ormai venuta meno al suo ruolo che è quello di interpretare i bisogni dei cittadini senza i condizionamenti dell’economia e della finanza, che spingono verso un modello di sviluppo che ha favorito speculazioni e nuove forme di povertà. Così i nostri prodotti agricoli vengono acquistati dalla G.D.O. in concorrenza con quelli del terzo mondo, dove la gente muore di fame, senza benefici di sorta per i consumatori che pagano sempre più caro il cibo. I mezzi di produzione registrano al contrario nuovi record di prezzi, che spingono al rosso i bilanci delle aziende agricole. Così non è più possibile andare avanti, se non ci sarà una inversione di rotta il settore primario è destinato a scomparire. E’ prioritario, quindi, che il cibo e l’Agricoltura siano riportati dalla Politica al centro delle strategie di sviluppo del Paese. 

La Politica deve dettare le regole per il funzionamento dell’economia reale, alla quale la finanza deve porsi al servizio. Le criticità del mercato del cibo, a partire dalla volatilità che danneggia imprese agricole e consumatori, sono il prezzo che paghiamo per aver invertito questa gerarchia valoriale. Oggi nel mondo, la finanza nella sua forma più spietata della speculazione governa l’economia, e la Politica per scelta o per necessità non regolamenta il mercato, così la gente paga il prezzo per tutti di questa anomalia. Recenti studi dimostrano che nel mondo abbiamo riserve di cibo sufficienti solo per 116 giorni e che nel 2010 l’arretramento della politica e delle regole ha permesso un nuovo colonialismo attuato dalle multinazionali e dai fondi sovrani che hanno acquistato terreni in Africa per una superficie equivalente a quella della Francia. Bastano questi due dati per dimostrare che il cibo e l’Agricoltura debbono essere riportati dalla Politica al centro delle strategie di sviluppo del Paese. 

L’Agricoltura merita attenzione anche perché è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni. Nell’attività manifatturiera tale percentuale si è piu’ che dimezzata. La presenza di giovani agricoltori è rimasta percentualmente stabile a conferma che il ricambio generazionale in agricoltura è più alto che in altri settori. Il fatto che da decenni si parla di imprese agricole condotte da anziani non solo non è vero, ma laddove accade rappresenta un fatto fisiologico in quanto i non piu’ giovani nelle campagne rimangono in famiglia a dare una mano fino alla fine, magari anche come titolari di azienda. Non c’è dunque una contrapposizione generazionale frutto di un arretramento culturale, ma semplicemente una modernità sociale di cui siamo ben orgogliosi.
Non devono essere però sempre i soliti a sostenere il peso di questa crisi. Vorremmo ricordare a quanti hanno responsabilità di governo ai vari livelli, che fintanto esisteranno i disoccupati, i cassaintegrati, giovani senza lavoro o con contratti precari, imprese che annaspano e licenziano o che addirittura fuggono all’estero, parlare di crescita è solo un’ utopìa, perché un popolo che non lavora e non guadagna non può spendere e non è in grado quindi di muovere l’economia. 
Vorremmo quindi, una volta per tutte, che emergesse quell’Italia del buonsenso di cui è ricco il Paese, che non merita di essere rappresentato solo dalla crisi etica della vita pubblica. Non ci stiamo a che la rappresentazione del nostro Paese si esaurisca in questo deficit di etica! Esiste un'altra Italia, alla quale ci sentiamo di appartenere, che è tessuto connettivo, intelaiatura del Paese, un’Italia che vuole lavorare, che si assume responsabilità e ci permette, nonostante tutto, di stare in piedi. E’ questa Italia che necessita far emergere, affinché traghetti il Paese verso un futuro migliore.


Sezze, 6 agosto 2011
Frutta e verdura: meglio regalarla che svenderla

Distribuzione gratuita di frutta e verdura dei produttori Coldiretti a Roma
Per la prima volta i produttori pontini di Coldiretti, insieme a quelli campani e pugliesi si sono mobilitati a Roma per difendere il primato della verdura e della frutta made in Italy, messo a rischio da una crisi senza precedenti. 
A causa dei miseri ricavi, che non riescono più a stare al passo con i continui e costanti aumenti dei mezzi di produzione, nella sola provincia di Latina sono a rischio ottomila aziende e quindicimila posti di lavoro. Gli agricoltori preferiscono regalare i propri prodotti piuttosto che svenderli a pochi centesimi. E’ per questo che in Piazza Santissimi Apostoli sono stati distribuiti oltre 100 quintali di pomodori, peperoni, melanzane, angurie e meloni.
Con l’occasione è stata anche realizzata una esposizione dei principali prodotti ortofrutticoli con l’indicazione dei prezzi pagati ai produttori agricoli e di quelli che invece il consumatore deve sborsare per approvvigionarsi di alimenti particolarmente necessari nella stagione calda. Per poter acquistare una tazzina di caffè al bar,gli agricoltori devono oggi vendere 10 chili di cocomeri o 4 kg di lattuga al lordo delle spese di produzione. E’ l’effetto del crollo dei prezzi in campagna che ha messo in crisi le imprese agricole, senza peraltro avvantaggiare i consumatori ai quali la frutta e la verdura viene fatta pagare con ricarichi anche di oltre il 500 per cento.
Le motivazioni della crisi attuale vanno ricercate nella scarsa attenzione che negli anni è stata riservata all’agricoltura, svenduta e svilita per altri interessi, quasi che fosse un settore marginale.
Sotto accusa sono l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato ma soprattutto la distribuzione commerciale che non è riuscita fino ad ora ad arrivare ad offrire prodotti di qualità ad un prezzo equo per produttori e consumatori. 
Ci vuole una assunzione di responsabilità dell’intera filiera, da quando il prodotto esce dall’azienda fino a quando arriva sul banco dei supermercati, perché nella forbice dei prezzi, dal campo alla tavola, c’è sufficiente spazio per garantire reddito ai produttori e vantaggi per i consumatori.
                 I RICARICHI DAL CAMPO ALLA TAVOLA – in euro/kg
               Prezzo al produttore    Prezzo al consumatore      Ricarico
Lattuga   0,23                               1,50                                      552%
Indivia     0,28                               1,90                                      533%
Angurie   0,11                               0,60                                     445%
Pesche    0,31                               1,85                                     496%
Meloni      0,34                               1,30                                     282% 

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati sms consumatori relativi ad agosto 2011


Sezze, 21 giugno 2011
La bufala dei risarcimenti
In questo terzo millennio esiste ancora un sistema agricolo di tipo “feudale”. E’ figlio del liberismo economico, sfrenato e senza regole che ha condotto alla crisi economica, concentrando enormi ricchezze, prodotte dalla gente che lavora, nelle mani di pochi faccendieri.
L’Agricoltura setina è stata fortemente penalizzata dalla psicosi del batterio killer. I produttori europei dovrebbero in parte essere risarciti dalla CE, che liquiderà a breve 210 milioni di euro alle Organizzazioni dei Produttori, le cosiddette OP, ma questi risarcimenti finiranno realmente nelle tasche dei produttori? Neanche a pensarlo! Non solo perché nell’Agro Pontino sono veramente poche le Organizzazioni di Produttori che rispettano i principi per cui sono sorte, ma anche perché buona parte degli agricoltori delle campagne di Sezze non sono associati ad alcuna OP. Così i finanziamenti della CE andranno a finire nelle mani di una ristretta cerchia di persone, dopo lo scorporo delle percentuali previste per leghe, unioni, confederazioni, consorzi di coop di vari colori e di diverse parrocchie. Ad ognuno la sua parte, tranne che agli agricoltori! Così il sistema agricolo di questo terzo millennio ha molte assonanze con quello feudale dei vassalli, valvassori e valvassini, in cui tutti smaniano per assicurarsi una rendita alle spalle dei poveri agricoltori, servi della gleba, gabellati e crocefissi persino dalle Istituzioni. Queste ultime a causa di un sistema fiscale iniquo e vessatorio, in cui ognuno dei vassalli (Stato, Regioni, Province, Comuni, ecc) vuole la sua parte e a tutti i costi, senza badare alle grosse difficoltà in cui si dibatte il settore.
Tra illazioni, voci di corridoio e ipotesi scientifiche, in 15 giorni abbiamo vanamente sbattuto il mostro in prima pagina: una volta era il cetriolo, poi il pomodoro, poi la soia. No, scusate, ci siamo sbagliati forse sono i legumi, nemmeno quelli, la verdura cruda, l’insalata … correzione: sono i fagioli Mung, cioè la soia. 
Nessuno ci dirà mai se i germogli della soia incriminata sono di tipo geneticamente modificato, ma il sospetto è più che legittimo dal momento che buona parte dei semi di soia commercializzati nel mondo sono delle multinazionali del gene, e la Germania contrariamente all’Italia non ha fatto una scelta anti ogm. 
Le informazioni errate fornite dalle autorità tedesche hanno creato una psicosi collettiva nei consumatori, mandando in fumo 50 milioni di tonnellate di ottima e genuina verdura italiana, con danni enormi per i produttori.
I risarcimenti della CE per gli agricoltori europei ammonterebbero a 210 milioni di euro ma sono poca cosa rispetto ai danni effettivi , che secondo Coldiretti ( sulla base di dati Copa/Cogeca) ammonterebbero invece a 417 milioni di euro, solo nella prima settimana di comparsa del batterio. Secondo tali dati, al primo posto si troverebbe la Spagna con danni per 200 milioni di euro, al secondo posto l’Italia con 100 milioni, seguita da Olanda con 50 milioni, Francia e Germania con 30 milioni ciascuno e via discorrendo.
Elaborando questi dati e distribuendo i risarcimenti CE ( 210 milioni di euro) tra i vari Paesi, in proporzione del danno subito, all’Italia spetterebbero circa 50 milioni di euro, che ripartiti tra le 300.000 imprese del settore (dato Coldiretti) farebbero in media , ma solo teoricamente, circa 150 euro ad azienda lorde di spese contabili, bancarie, di riparto e di percentuali alle coop, da Bruxelles ai produttori. Una elemosina, che oltretutto i produttori italiani non pensano nemmeno di ricevere! Ma allora a chi andranno questi risarcimenti? Di certo a pochissimi di quelli che hanno buttato 50 milioni di tonnellate di verdure e che giornalmente si dannano l’anima sulla terra tra una difficoltà e l’altra nel vano tentativo di far quadrare i conti. D’altro canto, cosa risolverebbero mai con una media di 100 euro pro- capite? Così i risarcimenti, come tutti i finanziamenti europei, andranno alle centinaia di OP riconosciute dalla CE e sparse sul suolo italiano, ognuna delle quali sulla base di “carte” in regola, proclama di rappresentare un certo numero di produttori agricoli, perché nel suo seno raggruppa xxx cooperative agricole, yy di loro consorzi, impiega un numero a cinque cifre di addetti, rappresenta un fatturato annuale complessivo a otto e nove zeri e pertanto, in nome di tale rappresentanza, le OP, in completo accordo, si “papperanno” i 50 milioni di euro lasciando qualche briciola (seppure) ai produttori membri. Alla faccia della rappresentanza! Chi invece non è membro di una OP (la maggior parte) dovrà presentare domanda di aiuto con una OP riconosciuta ( cioè firmare un contratto per la tentata elemosina) e qualora in un territorio vi sia una limitata presenza delle OP, gli Stati membri possono autorizzare che un produttore non membro sostituisca il contratto con una notifica alla “Autorità competente” del proprio Paese, che dovrà essere costituita entro il 30 Giugno e che entro il 22 Luglio dovrà dare le informazioni alla commissione CE per l’aiuto. Conoscendo come vanno le cose in Italia è veramente il caso di dire: canta cavallo che l’erba cresce! 
Intanto parecchi produttori mi chiedono : “ Ma che su stè Oppì ? ” Come faccio a spiegare loro che sono…una cosa nostra…, organizzazioni a…livello europeo, riconosciute da Bruxelles ..su misura, per fini sociali di mutuo soccorso…per il miglioramento delle nostre strutture agrarie…delle condizioni del nostro lavoro…dello sviluppo delle nostre zone rurali…delle nostre produzioni locali... del benessere degli animali ..per la filiera corta? Pif.. che fatica! Non era meglio un misero sgravio fiscale per tutti ?


Sezze, 8 giugno 2011
L'energia? Andiamo a prenderla in campagna!
“Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messer lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione.”
Il Cantico delle Creature del Poverello di Assisi è ancora attuale e “messer lo frate Sole” oltre ad illuminarci ci fornisce anche l’ energia pulita, quella che preserva l’ambiente, che non minaccia la nostra esistenza e ci porta “significatione dell’Altissimo” 
Abbiamo dovuto aspettare un’altra catastrofe nucleare per accorgerci che scienza e tecnologia non sempre sono portatrici di verità assolute, ovvero, la verità rimane tale sino a prova contraria e la storia ci dimostra che è quasi sempre questione di tempo, poi la prova contraria arriva. Dovrebbe essere allora scontato che, quando le applicazioni della scienza, ovvero le tecnologie, sono di portata tale che eventuali errori avrebbero ricadute globali ed incontrollabili su salute e ambiente, spetti alla gente e non agli scienziati dire l’ultima parola. Questi ultimi da parte loro dovrebbero saper fare un passo indietro, caricandosi di quel pizzico di umiltà che non guasta. Insomma, per l’energia nucleare cosi come per gli Ogm è la gente che dovrebbe decidere e la precauzione serve, eccome se serve! Il ruolo dell’imprenditore agricolo moderno, come rivisitato dalla legge di orientamento, si espande in più direzioni e si amplia di competenze, tra cui quella della produzione di energia da fonti rinnovabili: il sole (energia fotovoltaica), il vento (energia eolica) e gli scarti delle lavorazioni agricole (energia da biomasse). La tecnologia fotovoltaica ha fatto passi da giganti, i pannelli solari possono essere integrati nelle strutture agricole senza snaturare la originale vocazione del territorio e del paesaggio. Tetti di stalle, di fienili, di serre e terreni marginali possono essere utilizzati concretamente per offrire un occasione di reddito ad una agricoltura boccheggiante e vengono erogati incentivi per sostituire sui tetti dei capannoni le vecchie coperture all’amianto con nuove tegole fotovoltaiche. L’Agricoltura è oggi in grado di produrre energia in maniera pulita, senza alcuna contaminazione ambientale e senza alcun rischio di avvelenare il cibo, le acque e gli organismi viventi. La produzione di energia pulita è una scelta di grande civiltà e di sensibilità ambientale ma anche un grande investimento economico. Al contrario delle nucleari, intorno alle quali orbitano lobby di politici, di presunti scienziati, di venditori di reattori e di dispensatori di case con viste panoramiche, le energie da fonti rinnovabili creano opportunità di lavoro non solo per l’azienda agricola, ma anche per le imprese di trasformazione e di servizio, con indubbi vantaggi per tutta la collettività, sia sotto il profilo economico che in quello ambientale. 
L’ ACQUA: UN BENE PREZIOSO
Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

“L’acqua è un dono di Dio all’uomo e alla terra ed è perciò un bene comune”, ricordano i frati francescani del Sacro convento di Assisi. Il solo pensare che essa possa essere considerata di proprietà di qualcuno è un’aberrazione. San Francesco dice che oltre ad essere “humile et casta” è anche utile e preziosa e lo sarà ancora di più in un prossimo futuro, quando diventerà uno dei beni più preziosi del nostro pianeta. Senza acqua non c’è vita, non c’è cibo e tra qualche anno l’acqua “casta” cioè pura, diverrà più preziosa del petrolio. Non possiamo permettere che a gestirla sia il privato, diventerebbe come la benzina, con rincari sempre più forti.
Alcune multinazionali stanno saccheggiando miliardi di litri d’acqua acquistando sorgenti in India e in Africa, lasciando assetati interi Paesi, per “offrirla” ad altri che sono disposti a pagare per averla. Così, Danone, Nestlè o Coca Cola fanno affari colossali con l’acqua degli altri, che con la complicità delle leggi di quelle Nazioni passa dalla mano pubblica a quella privata. L’ex presidente di Perrier, l’acqua minerale francese della Nestlè, ebbe ad affermare : “Tutto quello che c’è da fare è portare l’acqua in superficie e poi venderla ad un prezzo maggiore del vino, del latte o anche del petrolio”
Sor acqua è un bene di tutti, occorre non inquinarla e salvaguardarla, esercitando vigilanza e responsabilità sociale.


Sezze, 6 giugno 2011
Batterio killer: manifestazione al mercato di Fondi
In occasione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura in Lussemburgo per affrontare le gravissime conseguenze della contaminazione del batterio killer per i produttori europei, a sostegno delle richieste italiane, gli agricoltori della Coldiretti hanno organizzato per martedì 7 giugno, dalle ore 10,30 a Fondi (Latina) davanti all’ingresso del Mof, il piu’ grande centro ortofrutticolo italiano, una manifestazione “antipanico” per promuovere la qualità, la sicurezza alimentare Made in Italy e denunciare i danni subiti. 
Dopo gli spagnoli scendono in piazza anche gli agricoltori italiani che offriranno direttamente ai consumatori cetrioli freschi, di stagione e a chilometri zero, insieme all’intera gamma della verdura rigorosamente locale, per denunciare la grave crisi del settore a causa della psicosi causata dagli allarmi infondati sul batterio killer che hanno provocato danni per 100 milioni di euro al Made in Italy alimentare a seguito del crollo delle esportazioni e al calo dei consumi sul mercato nazionale che sono destinati purtroppo a continuare anche nei prossimi giorni.
Coldiretti, con questa manifestazione chiederà immediati risarcimenti alle competenti autorità europee per i danni economici subiti ingiustamente dai produttori di frutta e verdura nazionali per il crollo dei consumi provocati dalla diffusione di notizie senza alcun fondamento


Sezze, 3 giugno 2011
Allarme batterio killer
Alcuni anni fa, in un convegno di agronomia, un veterinario spiegò che la causa del contagio da Escherichia Coli era dovuta a tracce di escrementi di animali sulle verdure a consumo fresco (cioè senza cottura). Si tratta di animali che vagano nelle campagne e negli orti, come cani, gatti, volpi, ecc. ma l’infezione si può prevenire attraverso il lavaggio accurato di frutta e verdura con acqua potabile, prima del loro consumo.
E’ allarme in tutta Europa per il batterio killer che ha già causato quindici morti in Germania, con il crollo dei consumi di frutta e verdura e un blocco delle importazioni che ai produttori italiani sta costando circa 3 milioni di euro al giorno, secondo un’analisi della Coldiretti. Il mercato teutonico è, infatti, il principale sblocco per l’export di ortofrutta tricolore.
Di certo il caso presenta diversi punti oscuri ed elementi di incertezza, tanto dal punto di vista della provenienza dei prodotti contaminati dal batterio, in un primo momento identificati con dei cetrioli spagnoli, quanto da quello medico. Il batterio, l’escherichia.coli, sembra infatti comportarsi in maniera anomala rispetto a quanto precedentemente osservato. 
Di norma non dovrebbe superare le barriere gastriche, mentre invece ci riesce, e gli esperti suppongono che possa aver sviluppato una mutazione che lo ha reso resistente a tali barriere. Inoltre la Hus, la sindrome emolitico uremica, di solito colpisce prevalentemente bambini, mentre in questo caso specifico le vittime sarebbero invece soprattutto adulti (87%) e in particolar modo donne (67%).
Una possibile spiegazione è legata a una eventuale contaminazione crociata (ad esempio fra mani e stoviglie) avvenuta in fase di preparazione del cibo. Anche la modalità di contaminazione degli alimenti rimane ignota; potrebbe essere primaria, ovvero dovuta a feci negli alimenti, sia secondaria, ovvero ad una contaminazione avvenuta in un qualche punto della filiera alimentare, o di preparazione del cibo. 
Occorre dunque fare immediata chiarezza sull’evoluzione dell’epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l’economia. Fortunatamente al momento non si sono riscontrati effetti negativi sul consumi di cetrioli ed altri tipi di verdure in Italia anche grazie alle positive rassicurazioni sul fatto che nessun caso di infezione è stato finora segnalato in Italia e all’avvio di controlli a tappeto sui prodotti importati con sequestri preventivi.
Grazie alla battaglia della Coldiretti per la trasparenza dell’informazione è tra l’altro possibile riconoscere su tutti i banchi di mercati, negozi e supermercati la provenienza della frutta e verdura in vendita poiché è in vigore l’obbligo di riportare le informazioni relative all'origine, alla categoria, alla varietà, nonché al prezzo della frutta e verdura messe in vendita sia nel caso di prodotti confezionati che in quelli venduti sfusi, per i quali possono essere utilizzati appositi cartelli o lavagnette. 


Sezze, 7 maggio 2011
La campagna non è una pattumiera
I cassonetti della campagna, anziché accogliere i rifiuti delle case circostanti, stanno diventando la discarica, ormai generalizzata, di quanti non rispettano la raccolta differenziata. Sono troppe le persone che vengono in macchina da lontano per scaricare i loro rifiuti, con enormi sacchi, difficili da sollevare e spesso rotti, che abbandonano con noncuranza ai bordi o addirittura al centro della strada, in balìa di cani e gatti. Esiste una inciviltà che fa paura, nessun rispetto per l’ambiente, nessun rispetto per quanti vivono nelle vicinanze dei cassonetti e che quotidianamente trovano i loro cortili o i terreni invasi dall’immondizia altrui. E’ una vergogna che disonora Sezze e i suoi cittadini e non si può far finta di non discernere. Vi sono persone disperate e stufe di raccogliere nelle loro proprietà le schifezze e i rifiuti che vengono trasportati dai cani o dal vento, stufe di posizionare ogni giorno un bastone sul cassonetto, per mantenerlo aperto (le aperture a pedale sono guaste) nel tentativo di agevolare lo scarico dei rifiuti e contenere i danni alle loro proprietà. Tutto questo senza contare i maggiori oneri che la municipalizzata deve quotidianamente sostenere per raccogliere manualmente i rifiuti fuori dai cassonetti, oneri che ricadono su tutti i cittadini contribuenti. A questi guasti sul territorio ne dobbiamo aggiungere altri, perché nei cassonetti della campagna viene scaricato di tutto, come ben conoscono gli addetti alla raccolta: calcinacci, materiali in amianto, rifiuti industriali pericolosi e nocivi, gomme e batterie di auto, ecc, tutta roba che andrebbe smaltita per altri canali, (non quelli dell’irrigazione, come pure avviene).
La campagna non può essere la pattumiera dei cittadini ignoranti e le Istituzioni non possono stare a guardare, anzi loro compito primario è quello di far crescere, progredire ed educare le masse. C’è bisogno urgente di un maggior controllo sul territorio, ma ancor prima è necessario individuare e correggere le disfunzioni e le carenze del servizio di raccolta differenziata, sensibilizzare la cittadinanza al rispetto delle regole per poi individuare, anche tramite telecamere di sorveglianza, quanti si rendano responsabili di atti di inciviltà, perseguendoli severamente. 


Sezze, 1 maggio 2011
Primo Maggio: fave e pecorino

Anche a Sezze, come a Roma, è antichissima tradizione festeggiare il primo maggio con fave fresche e pecorino. L'abbinamento fava-pecorino unisce due prodotti della tradizione agroalimentare nazionale, conosciuti entrambi fin dal tempo degli antichi romani ed e' irrinunciabile nella nostra Regione ma anche nelle Marche, Umbria, Abruzzo e Molise. Proprio per questo la Coldiretti ha presentato il primo kit da picnic a km 0 con fave, pecorino, vino, acqua oltre ad una tovaglietta e bicchieri e posate in plastica biodegradabile, per un totale di 5 euro l'uno che verra' distribuito in anteprima domenica 1 maggio, a Roma, in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, nell'ambito dell'iniziativa "Campagna Amica" all'Auditorium. 

Sono oltre mille le tonnellate di fave fresche consumate in occasione della Festa del primo maggio nelle regioni del Centro Italia spesso nel tradizionale abbinamento con il pecorino che nell’agro romano e pontino gode del marchio dop. Le fave sono ricche di proteine, fibre, vitamine (A, B, C, K, E, PP) e sali minerali, hanno una riconosciuta azione di drenaggio dell'apparato urinario e tra i legumi sono i meno calorici: per 100 grammi di fave fresche l'apporto energetico e' di sole 37 chilocalorie. 


Sezze, 23 aprile 2011
Una Pasqua che cade così “alta” non succedeva dal 1859
Come è noto, la ricorrenza della Pasqua varia di anno in anno, e cade nella domenica seguente il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera (21 Marzo). In questo giorno, secondo la tradizione ebraica, si immolava un agnello. La data della Pasqua è perciò stabilita secondo il calendario lunare e può oscillare, secondo gli anni, tra una data minima del 23 Marzo ed una massima del 25 Aprile. Nel corso dei secoli è stata osservata una stretta relazione tra la ricorrenza pasquale e il sopraggiungere della primavera, che sarebbe legata ai cicli lunari piuttosto che all’equinozio. Gli agricoltori, da sempre attenti alle condizioni meteo per programmare le operazioni colturali, sanno che più la Pasqua cade “alta” (cioè prossima al 25 Aprile) tanto più l’inverno sarà lungo, anche se non necessariamente freddo. Il 2011 ne è la riprova, infatti il 13 Aprile, quando si pensava che l’inverno fosse finito, una brusca ondata di freddo ha fatto scendere nuovamente le temperature minime, le montagne si sono di nuovo ammantate di neve e l’aria fresca, soprattutto la mattina e la sera, ci andrà accompagnando per tutta la settimana santa. La saggezza contadina, a tal proposito, si è espressa con un detto che recita così “ I meglio ciocco, riposagli pe’ Pasqua” .

L’inverno è normalmente più corto quando invece la Pasqua cade “ bassa ”, cioè prossima al 23 Marzo. Il risveglio della natura è condizionato dalla luna pasquale, infatti le gemme fioriscono tanto più precocemente quanto più la Pasqua cade bassa e viceversa. Neanche i nostri carciofi sfuggono a questa legge, cosi in alcune annate si raccolgono i primi capolini (chiamati anche primi padri o cimaròli) già a fine Gennaio (Pasqua bassa), mentre in altre occorrerà attendere la prima settimana di Marzo (Pasqua alta). Naturalmente vi sono le eccezioni, che anche in questo campo confermano la regola . Così, la XLII edizione della Sagra del Carciofo di Sezze si è svolta per la prima volta nel periodo antecedente la Pasqua, perché nei suoi 42 anni di storia non è mai accaduto che questa festività cadesse così “alta”, da giungere alla fine della campagna di raccolta. Infatti, andando a ritroso nel tempo, l’ultima Pasqua in data 24 Aprile la troviamo nel 1859, cioè prima dell’Unità d’Italia, mentre la prossima cadrà nel 2095. Per trovare invece una Pasqua in data 25 Aprile occorre risalire al 1943, ma ne avremo un’altra “solamente” nel 2038, cioè ad un secolo di distanza. La Pasqua più “bassa”, il 23 Marzo, si è avuta qualche anno fa nel 2008, ma per un’altra con tale data dovremo “pazientemente aspettare” l’arrivo del 2160, ovvero altri 150 anni. 


Sezze, 16 aprile 2011

Non tutto è perduto

La straordinaria affluenza di persone registrata alla XLII edizione della Sagra del Carciofo, dovrebbe indurre ad una profonda riflessione sull’importanza per Sezze di avere un prodotto distintivo come il carciofo, una specie protetta dalla Comunità Europea con marchio IGP. E’ proprio da questa tipicità che occorre ripartire se veramente si ha a cuore il rilancio dell’Agricoltura e del Territorio, sull’esempio di altre realtà italiane che, come Sezze, possono vantare prodotti DOC, DOP o IGP. Sono proprio questi territori ad attrarre sempre di più i turisti che vogliono unire ambiente, paesaggio e gastronomia. Il modello italiano in questo campo sta facendo scuola al mondo, non solo durante le Sagre ma in tutto l’anno. 
La gente è venuta a Sezze per riscoprire sapori autentici, profondamente legati al territorio che li ha generati, alla cultura che li ha prodotti, all’ambiente che li ha alimentati. Sono i valori primari che occorre tutelare e difendere se veramente vogliamo rilanciare Sezze e la sua economia, attraendo turisti tutto l’anno e non solamente per una giornata. 
Questa Sagra dovrebbe indurre ad una riflessione soprattutto quelle persone che negli ultimi decenni hanno assunto la responsabilità di governare il Territorio e l’Agricoltura, pur sapendo di non avere le necessarie competenze, o peggio ancora, gestendo la cosa pubblica in maniera palesemente dissennata, autocratica e partitica, rendendo agonizzante un territorio ricco di storia, di cultura,di tradizioni e di grandi potenzialità. Basta vedere l’incuria e il degrado in cui versano i beni archeologici presenti sul territorio, come l’antica Via Setina, le Mura Ciclopiche e gli sfregi vandalici al Riparo Roberto, tanto per citarne alcuni. La speranza è che si sia realmente compreso come ogni euro investito in Agricoltura e Territorio abbia un ritorno triplo per l’intera comunità, in termini di occupazione, di sviluppo e di crescita economica, ma soprattutto che ci sia la volontà politica di operare in questa direzione.


Sezze, 21 marzo 2011

Impariamo a riconoscere i nostri carciofi
La selezione varietale ed il business ad essa connesso, spesso snatura i nostri frutti più preziosi forzando il carattere della bellezza a spese del sapore. 
Non so che effetto faccia ai consumatori, ma a me, vedere sul mercato i carciofi romaneschi con un colore viola esasperato che rasenta il blu, o peggio ancora con colori verde e viola a pois, crea una sensazione di orrore e contemporaneamente di angoscia. Ritengo tutto questo, una grave offesa alle nostre pregiate varietà “Campagnano” e “Castellammare”, tradizionalmente coltivate negli areali di produzione dell’IGP, come il nostro. Non sono assolutamente contrario alla selezione e al miglioramento varietale ma condanno ciò che per apparire più attraente al consumatore, stravolge quello che tradizionalmente siamo abituati a riconoscere ed apprezzare. 

È come se un bel giorno, ci imbattessimo in persone con la faccia stranamente viola, ma intonata alla camicia, e volessero farci credere che sia una prerogativa. 

Qui non si tratta più delle discusse varietà C3 o C4 ma di loro incroci con altri cloni, al fine di ottenere, come dicono le ditte sementiere, carciofi romaneschi con “prerogative” di una maggiore produttività e di un maggior gradimento presso i consumatori in “virtù” della loro spiccata colorazione “blu”, a mio avviso esageratamente “anormale” e che niente ha a che vedere con il tradizionale colore dei nostri carciofi. Non facciamoci ingannare ! Le caratteristiche del carciofo romanesco autentico, che tradizionalmente ancora si coltiva a Sezze, sono quelle descritte nell’allegato al disciplinare di produzione IGP : “capolino principale sferico, compatto, con caratteristico foro all’apice, dimensioni grandi, brattee esterne di colore verde con sfumature violette, ad apice arrotondato, inciso, inermi “(senza spine). 

Oltretutto, a parte il costo delle piantine ( 15 – 18 mila euro per ettaro) che la dice lunga su chi guadagna in tutta l’operazione, sembrerebbe che rispetto ai carciofi tradizionali, queste nuove varietà necessitino di un numero superiore di trattamenti antiparassitari, quindi hanno un maggior impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo, oltre che per le tasche del coltivatore. È pur vero che il consumatore “mangia con gli occhi” e che oggi, soprattutto nelle città, si è sempre più distanti dal ciclo della natura e delle piante, tanto che molti bambini credono che la frutta cresca nei banchi dei supermercati, ma questi carciofi, anche se in grado di abbagliare per la loro colorazione, rappresentano un vero e proprio insulto alla biodiversità, alla nostra tradizione e ai nostri sapori. 


Sezze, 11 marzo 2011

La benzina supera il prezzo del latte

Con gli ultimi rialzi il prezzo di un litro di benzina alla pompa ha superato quello del latte fresco con l’effetto di determinare non soltanto un aumento dell’inflazione, ma anche cambiamenti nelle decisioni di spesa degli italiani. 
Si tratta di una situazione rappresentativa del deciso cambiamento che la crisi del marcato petrolifero sta determinando sull’incidenza delle diverse voci di spesa nel bilancio delle famiglie. L’abitazione è la principale voce con un peso del 28 per cento, seguita da trasporti, combustibili ed energia elettrica che assorbono ben il 19,3 per cento e superano gli alimentari e le bevande che sono fermi 18,8 per cento secondo i dati Istat che stimano una spesa complessiva di 2442 euro per famiglia italiana. 
Una tendenza che impone una riflessione sulla necessità di un maggiore impegno verso un modello di sviluppo più sostenibile che restituisca un giusto valore alle cose. Un obiettivo al quale si può contribuire attraverso scelte che si fondano sulla presa di coscienza della responsabilità sociale, ambientale ed economica che ha ogni atto di acquisto. Con il progetto per una “Filiera agricola tutta italiana” la Coldiretti vuole valorizzare le identità locali per generare sviluppo economico ma anche qualità della vita dando dignità e titolarità sociale alle imprese agricole. L'obiettivo della Coldiretti è di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, mercati di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo. 
Una filiera tutta agricola perché i protagonisti sono gli agricoltori dal campo al cibo, italiana perché realizzata con prodotti che provengono esclusivamente dai campi e dagli allevamenti italiani e firmata dagli agricoltori che ci mettono la faccia in modo che il consumatore possa conoscere chi produce ciò che mangia. 


Sezze, 16 febbraio 2011

Inaugurata allo Scalo la nuova sede della Sezione Coldiretti di Sezze

Martedì 15 febbraio è stata inaugurata a Sezze Scalo la nuova sede della Sezione Coldiretti. Erano presenti l’intero Consiglio Direttivo della Sezione, il Direttore Provinciale dell’Organizzazione Saverio Viola, il segretario della Sezione Paolo Marchetti, dirigenti e funzionari Coldiretti, imprenditori agricoli e donne imprenditrici, cittadini consumatori, oltre al Sindaco di Sezze, Andrea Campoli, che nel suo intervento ha portato il saluto e gli auguri di buon lavoro di tutta l’Amministrazione Comunale. Erano altresì presenti alcune rappresentanze politiche, il consigliere provinciale Enzo Eramo e i consiglieri comunali Umberto Uscimenti e Roberto Reginaldi. Dopo il taglio del nastro, affidato a Concetta Adiutori Tufo, la Sezione ha ricevuto la benedizione del padre spirituale della Coldiretti Don Giordano Pisanelli Il Presidente della Sezione,Vittorio Del Duca, ha ricordato ai presenti che il prossimo anno la Sezione compirà 60 anni ma anche la funzione storica svolta in questi anni da Coldiretti, che già dagli anni 50, con Paolo Bonomi, riuscì a dare ad otto milioni di coltivatori italiani e alle loro famiglie, fino allora dimenticati ai margini della società, una identità precisa e un sistema giuridico e normativo al pari degli altri cittadini. Importanti riforme previdenziali ed assistenziali, la “cassa mutua” i piani verdi, le leggi sulla piccola proprietà contadina, hanno permesso ai coltivatori di diventare proprietari della terra che lavoravano. - Nell’inaugurare questa sezione – ha proseguito Del Duca visibilmente commosso - voglio ricordare la figura e l’opera insostituibile di un nostro carissimo amico, che purtroppo non è più tra noi: Lidano Tufo. 

Lidano è stato segretario di zona oltre che della Sezione di Sezze, anche di quelle di Pontinia e di Sabaudia nonchè vice direttore della Federazione Coldiretti di Latina. In ognuno di noi è ancora vivo il suo ricordo e grande è ancora oggi il nostro dolore ed il rimpianto per la sua perdita, perché a Lidano volevamo veramente tutti bene. Ed è in omaggio alla sua memoria, per quello che ha saputo essere per noi e per la Coldiretti che abbiamo deciso di dedicargli questa Sezione, chiamandola a suo ricordo imperituro “Sezione Coldiretti Lidano Tufo di Sezze” e apponendovi la targa ricordo - Il Direttore Saverio Viola ha ricordato nel suo intervento come a sessanta anni dalla sua fondazione, la Coldiretti sia diventata la maggiore organizzazione professionale agricola, confortata dal sostegno dei cittadini consumatori, che ne riconoscono la giustezza delle rivendicazioni, prima fra tutte quella sull’etichettatura di origine degli alimenti. Questa legge, approvata recentemente dal Parlamento, costituisce una vittoria di Coldiretti contro i poteri forti dell’economia e permette di far conoscere ai consumatori la reale provenienza dei cibi che acquistano, eliminando di fatto la grande truffa sinora perpetrata a danno dell’agricoltura italiana e dei consumatori, con la quale si faceva passare per italiano ciò che di italiano non aveva neanche l’incarto. Alla fine dell’inaugurazione tutti i convenuti hanno potuto degustare un buffet a base di prodotti tipici, offerto dall’ Azienda agricola “Maina” di Wilma Lombardi, associata Coldiretti nel Mercato di Campagna Amica. 

Breve storia della Sezione Coldiretti di Sezze
La prima Sezione fu aperta nel 1952 in Piazza del Pesce (angolo sinistro con le scalette via del Castello) e funzionò anche come circolo ricreativo per gli agricoltori con servizio bar e con la prima televisione in bianco e nero. Era un televisore “ Admiral” posizionato su di un altissimo carrello “antibambino” (com’era in uso nei luoghi aperti al pubblico) ed attraeva in Sezione intere famiglie coltivatrici a vedere i primi spettacoli televisivi della Rai , che iniziavano alle 15 con la TV dei ragazzi e si protraevano sino a tardi. 

La Sezione nacque senza Presidente e Consiglio Direttivo, poiché doveva ancora raccogliere un numero di tesserati sufficiente ad eleggerli, anche se di questi ne esistevano alcuni che la tessera l’avevano già sottoscritta l’anno precedente a Latina, per essere stati soci fondatori della Confederazione Coltivatori Diretti di Latina, come l’azienda agricola dei F.lli Del Duca Pietro, Vincenzo, Giuseppe ed Agrippino. Il Presidente provinciale Vincenzo Rossetti e il vice presidente Giovanni Lucci incaricarono Pietro Del Duca di reperire a Sezze un locale idoneo alla Sezione e fu così che questa venne aperta nel 1952 in Via del Pesce e vi fu inviato come segretario il giovane Filippo Mangiapelo, ricordato come Pippo. Il primo ad iscriversi alla Sezione Coldiretti di Sezze con il numero di tessera 1/ 1952, fu Rosella Giuseppe chiamato Pino. Nel 1953, i soci tesserati elessero per la prima volta il Consiglio Direttivo di Sezione, composto da 11 membri, e venne eletto Presidente Antonio Proia, meglio conosciuto in paese come “ Antonio La Sgargiatella” più volte riconfermato nel suo mandato sino al 1965. 

Nella storia della Sezione di Sezze, come delle altre, i Presidenti che si sono susseguiti non sono numerosi, poichè sono stati rieletti per più volte dai soci. Così è stato per il secondo Presidente, Filiberto Del Monte (1965 – 1985) e per il sottoscritto Vittorio Del Duca, terzo Presidente della Sezione di Sezze, in carica dal 1986. C’è da rilevare che i Presidenti ed i Consigli Direttivi delle varie sezioni Coldiretti non ricevono alcuna retribuzione o gettone di presenza e la loro opera è dettata solo ed esclusivamente da spirito di volontariato nell’interesse dell’intera categoria, come da statuto. I segretari di Sezione ed il Direttore provinciale, invece fanno parte della categoria dei dipendenti Coldiretti e come tali sono regolarmente retribuiti. Al segretario Filippo Mangiapelo successe Angelo Di Pastina, chiamato Angelino (papà di Don Massimiliano e del consigliere comunale Ernesto) sino al suo pensionamento avvenuto nel 1974, quando venne sostituito dal compianto Lidano Tufo, scomparso prematuramente il 26 Dicembre 2005. Da allora le funzioni di segretario di zona delle sezioni di Sezze, Pontinia e Sabaudia sono svolte dall’attuale segretario Paolo Marchetti . La sezione Coldiretti di Sezze cambiò sede tre volte. Sul finire degli anni 60, da Piazza del Pesce fu trasferita in Via San Carlo 81 (palazzo Iucci) dove restò sino al 1988, quando traslocò i suoi uffici nell’ultima sede del centro storico in Via Scalelle del Duomo,1. 


Sezze, 1 febbraio 2011

La Coldiretti lascia il centro storico di Sezze

Dopo quasi sessanta anni di presenza nel centro storico di Sezze, la sezione Coldiretti trasferisce i suoi uffici a Sezze Scalo nel Piazzale della Stazione. Il trasferimento si è reso necessario per le note difficoltà di parcheggio nel centro storico unitamente al fatto che la maggior parte degli associati abita ormai in pianura e che si è voluto, con questo atto, essere più vicini al loro luogo di lavoro. E’ stata una decisione sofferta, che contrasta con la storica e tradizionale vicinanza delle sezioni Coldiretti d’Italia ai palazzi istituzionali, ma permanere nel centro storico avrebbe significato causare inutili perdite di tempo ai nostri associati, costretti da tempo a giri viziosi nella ricerca di un parcheggio per recarsi in sezione. 

La nuova sezione Coldiretti sarà comunque vicina all’annunciato distaccamento della sede comunale, nei locali delle ferrovie. La prima sezione Coldiretti fu aperta a Sezze nel 1952 in Piazza del Pesce, su iniziativa del Consiglio Provinciale della Federazione Coltivatori Diretti di Latina presieduta da Vincenzo Rossetti, ed era anche un circolo ricreativo per gli agricoltori, con servizio bar e con la prima televisione in bianco e nero ad un solo canale Rai. All’apertura, la Sezione era priva sia del Presidente che del Consiglio direttivo perché non esistevano ancora i soci per eleggerli e tutte le funzioni venivano svolte dal segretario di zona, nella persona di Pippo Mangiapelo, che rispondeva direttamente al Direttore e al Consiglio Provinciale. 

Il primo agricoltore ad iscriversi alla sezione di Sezze, con tessera n° 1 del 1952, fu Rosella Giuseppe chiamato Pino abitante in via Resistenza, ed il primo Presidente di Sezione fu Antonio Proia conosciuto in paese come Antonio La Sgargiatella. A metà degli anni 60, la sezione trasferì i suoi locali in Via San Carlo 81 ( nel palazzo Iucci nei pressi dei Quatto Cantoni ) dove restò sino al 1988, quando traslocò nell’ultima sede di Via Scalelle del Duomo,1. Quantunque la nuova sezione Coldiretti di Sezze Scalo sia ben servita dai mezzi pubblici, ci si sta comunque attivando per un recapito settimanale nel centro storico, allo scopo di venire incontro alle esigenze dei pensionati che ancora vi abitano e che potrebbero trovare disagevole raggiungere lo Scalo.


Sezze, 22 gennaio 2011

Finalmente obbligatorio indicare in etichetta il luogo di produzione

Approvata la legge "Salva Made in Italy"

 L’Italia, prima in Europa per sicurezza alimentare, consolida con questa legge la sua leadership. Un duro colpo anche all’agromafia

Questa legge è una vittoria per i cittadini e per i consumatori che potranno finalmente sapere da dove viene ciò che mangiano e scegliere italiano, perche l’agricoltura italiana e il cibo italiano, sono i più controllati, i più sicuri e i più apprezzati al mondo. 
La nuova legge, che pone fine anche alla pubblicità ingannevole, è una vittoria per le nostre imprese agricole che potranno far riconoscere il valore del proprio lavoro e della propria qualità e contrastare la concorrenza sleale di chi vende per italiano ciò che di italiano non ha neppure l’incarto. E’ una vittoria per la filiera agricola italiana, ma anche per le industrie e la distribuzione italiana che vorranno valorizzare il vero made in Italy come leva competitiva esclusiva per fronteggiare i mercati interni ed internazionali. E’ una vittoria per la politica italiana tutta, perche la legge è stata votata all’unanimità da tutti i partiti e da tutti i parlamentari, e questo fa onore a un Paese che generalmente è diviso su ogni cosa e che ha, invece, ritrovato l’unità proprio su una norma dove è in gioco la corretta informazione ai consumatori e la difesa della trasparenza. 
E’ una vittoria contro l’agromafia recentemente rivelata dagli archivi di Wikileaks, secondo cui la mafia e la camorra farebbero affari sporchi con cibi da "importazioni a basso costo" spacciando per italiani prodotti che vanno "dalle mele cariche di pesticidi della Moldova” al sale del Marocco infestato da “E. coli" fino alle mozzarelle provenienti dalle “ fabbriche illegali che fanno mozzarella usando latte in polvere boliviano” 
Alcune anticipazioni del rapporto sull’ agromafia, in corso di elaborazione da Coldiretti/Eurispes, ci dicono che l'ecomafia attraverso il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi, ha sviluppato a danno delle campagne pontine, laziali ed italiane,un giro di affari di 7,5 miliardi di euro. La lista dei reati ascrivibili alla agromafia è lunga: furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, estorsioni nella forme di caporalato, di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardianìa alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea, intromissioni nel sistema di distribuzione e di trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli soprattutto, che mettono a rischio la sicurezza alimentare delle produzioni, oltre a danneggiare gli operatori sotto il profilo economico. 
Il falso made in Italy nel mondo ha ormai superato la ragguardevole soglia dei 51 miliardi di euro, abbiamo dei prodotti che tutto il mondo ci invidia e non è un puro caso se la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Oggi che in Italia il traguardo della tracciabilità è diventato finalmente legge, che Coldiretti ha ottenuto un altro importante risultato, conquistato in dieci anni di battaglie condotte con le associazioni dei consumatori contro la resistenza di potenti lobby in odore di collusioni con personaggi della politica, è necessario impegnarsi per combattere la inerzia comunitaria, riaffermata ancora pochi giorni fa dove, nonostante il parere favorevole del Parlamento Europeo espressione dei cittadini, il Consiglio Europeo dei Ministri della salute (con la sola eccezione dell’Italia e pochi altri paesi) ha espresso contrarietà all’etichetta obbligatoria europea con l’origine degli alimenti perché, bontà loro, sarebbe lesiva del principio della libera concorrenza. Oggi più che mai la nostra legge nazionale “salva made in Italy” rappresenta un punto a favore della civiltà e della democrazia, ma anche un chiaro monito alla Ue: quando forze sociali, consumatori e cittadini fanno squadra è possibile sconfiggere le lobby e far vincere la gente, perché secondo indagini Swg/Coldiretti, questa legge incontra il favore del 97% degli italiani. Quando è in gioco la salute e la sicurezza di ciò che mangiamo si deve agire subito, anche a costo di aprire un contenzioso con l’Ue, perché dobbiamo confermare ancora una volta che quando si parla di trasparenza, sicurezza e qualità dei cibi italiani, ovvero della filiera agricola italiana, noi siamo un passo avanti a tutti.


Sezze, 18 gennaio 2011

I carciofi di Sezze in onda su Rai 1

Oggi Rosalba ospite della trasmissione di Fabrizio Frizzi " I soliti ignoti"

Rosalba Mancini, la simpatica raccoglitrice di carciofi dell’Azienda Agricola Del Duca, che compare nel film documentario “Sezze, sulle tracce di Ercole”, stavolta ha portato il suo cesto colmo di carciofi a RAI Uno, nella trasmissione di Fabrizio Frizzi “I soliti ignoti”. L’immagine dei carciofi trasmessa dalla Rai in prima serata è di repertorio, perché questa nostra prelibatezza tarda ancora a giungere sulle nostre tavole, ma l’interesse mostrato è senza dubbio un forte segnale di quanto questo gioiello della nostra agricoltura sia apprezzato e stimato dai consumatori anche fuori dal territorio setino. Fabrizio Frizzi – ha dichiarato Rosalba- cercava per la sua trasmissione una presenza femminile che coltivasse i carciofi di Sezze ed io sono stata orgogliosa di rappresentare in quella sede l’azienda in cui lavoro ed il paese in cui vivo. E’ stata un’occasione forse irripetibile per me – ha continuato – che mi ha permesso di promuovere questa eccellenza della nostra agricoltura, pur nei pochissimi secondi di tempo imposti dalla trasmissione. 
Rosalba avrebbe desiderato in trasmissione anche un breve flash sugli altri prodotti distintivi di Sezze, ma sarebbe stato un chiedere troppo e così tra una pausa e l’altra delle prove ha offerto all’intero staff le paste nostrane di mandorle e di visciole. I dolci di Sezze sono così piaciuti che è mancato poco che andassero in onda da soli! Senza chiedere. Anche noi lo speravamo, ma comprendiamo che non era nello spirito della trasmissione e ringraziamo Fabrizio Frizzi e lo staff “I soliti ignoti”. Va bene anche così !

anno 2011