AGRICOLTURA DA SALVARE

          a cura di Vittorio Del Duca

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Salviamo la nostra risorsa principale


Sezze, 5 aprile 2017

A tre giorni dalla 48a Sagra le considerazioni di Del Duca

De.Co. per fare che? 

A parte tutte le considerazioni già espresse sulla inopportunità di anticipare la Sagra a quindici giorni prima di Pasqua, va sottolineato che durante il suo svolgimento sono state consegnate, ai produttori agricoli partecipanti, le attribuzioni De. Co. ( Denominazione Comunale).

L’utilità di questo marchio è chiara solo all’amministrazione comunale, molto meno agli espositori, che lo hanno considerato come un attestato di partecipazione; in realtà il suo valore non  si discosta di molto.

Le De.Co. sono l’idea di una valorizzazione del territorio che poteva trovare una sua giustificazione prima della globalizzazione dei mercati, quando nacque ad opera di Luigi Veronelli, non ventisette anni dopo.

Oggi, senza un controllo preventivo alla fonte, del quale i Comuni sono incapaci, le De.Co. produrranno più danni che utili, poiché verrà a legittimare come produzioni locali anche quelle di dubbia provenienza, attualmente spacciate sul territorio, favorendo di fatto le agromafie, i furti di identità, le falsificazioni e gli inganni verso i consumatori e i produttori. Tutti crimini contro i quali Coldiretti si sta battendo da anni, anche con presidi sul territorio, rappresentati da Mercati, Punti vendita e Botteghe di Campagna Amica.

Forse l’Amministrazione comunale starà in buona fede e magari, non disponendo di personale qualificato, pensa davvero di riuscire a tutelare con questo marchio le eccellenze territoriali che rischiano di scomparire dalla nostra tavola, tuttavia non riusciamo a comprendere le ragioni per le quali ha sempre rifiutato l’apporto costruttivo offerto da professionisti del settore, in particolare da Coldiretti, che si è sempre dimostrata disponibile e propositiva, avendo a cuore lo sviluppo del territorio e dell’agricoltura.

Così, con questa forma di gestione autocratica del territorio, il carciofo, che costituiva una grande risorsa economica per il paese, è diventato il ritratto decadente di un’agricoltura che non c’è più.

Anche quest’anno ha fatto registrare una ulteriore e significativa contrazione delle superfici, passando dai circa 60 ettari della campagna precedente, a qualcosa come 40 ettari; briciole rispetto ai 1500 ettari di cui disponeva nel 1970, anno della prima Sagra.

Ma, in sintesi, cosa sono le DeCo ?  

Innanzitutto va sgombrato il campo da equivoci: non sono un marchio di qualità, quindi nessun produttore si aspetti da tale attribuzione di spuntare sul mercato qualche centesimo in più dai suoi prodotti.

Il fenomeno delle De.Co. nacque a seguito della legge dell’8 giugno 1990 n. 142 che consentì ai Comuni la facoltà di disciplinare, nell’ambito del decentramento amministrativo, la valorizzazione delle attività agro-alimentari ed “artigianali” presenti nelle diverse realtà territoriali. Il suo percorso, sostenuto da una proposta di legge dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) non è mai stato lineare e tranquillo, ma fu contrastato da giuristi ed opinion leader, soprattutto nella parte che riguarda l’opportunità per i Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei prodotti.

Si arrivò persino ad uno scontro frontale con il Ministero delle Politiche Agricole che la ritenne foriera di equivoci e di confusione ed ancora oggi è incompatibile con i marchi europei di qualità e tipicità DOC, IGP, DOP, di cui anche Sezze gode. 

Laddove esistono questi marchi europei, le De.Co. sono passibili di sanzioni ai sensi della normativa che espressamente tutela le indicazioni geografiche.

Vi furono lunghe diatribe, persino se si doveva chiamarsi De.C.O. con tre puntini (Denominazione Comunale di Origine) oppure De.CO. con due puntini, (Denominazione Comunale) ma si arrivò all’acronimo finale De.Co. che non è un marchio di qualità, ma un’attestazione o delibera con cui una determinata amministrazione comunale censisce e registra un prodotto, un piatto, un sapere o una tradizione, che identifica la Comunità di appartenenza.

Oggi, a 27 anni dalla nascita, le De.CO. hanno avuto un discreto successo solamente in una decina di Comuni italiani, mentre sono diverse centinaia le delibere comunali De.Co. rimaste sulla carta, come magnifiche idee di valorizzazione teorica del territorio che non si tradurranno mai in un vero marchio comunale.

Qui sotto viene riportato il chiarimento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali riguardo alla incompatibilità di De.Co. con i marchi europei (IGP -Dop- ecc).


Sezze, 11 marzo 2017

Sagra del Carciofo in programma per il 2 aprile

Una primizia anzitempo 

Lo stadio medio dei carciofi di Sezze a 20 giorni dalla Sagra (Az. Agricola Del Duca)

La Sagra del Carciofo, è stata sempre storicamente organizzata dopo Pasqua, con due sole eccezioni, quest’anno e nel 2011. Allora la festività cadde il 24 aprile e la sagra nella settimana successiva sarebbe stata troppo tardiva. Ma quest’anno perchè la Sagra è stata così tanto anticipata, nonostante i geli di gennaio abbiano ritardato la produzione ? Forse chi organizza la Sagra, ha pensato che la produzione locale ha perso di importanza e se ne può fare a meno?
La verità è che la settimana dopo Pasqua, la maggioranza che governa Sezze ha tutt’altro da fare ed è impegnata al Santuario di Lourdes, non per un improvviso quanto inaspettato fervore religioso, ma per magnificare se stessa e l’Associazione della Passione di Cristo, ancor non paghe delle riprese in Mondovisione del venerdì santo. 
Senza voler aprire un altro capitolo, seppure significativo di come certe esteriori e costose performance, stiano più a cuore rispetto agli interessi generali della collettività, non è affatto vero che la Sagra si può fare quando fa comodo.
Esiste una stretta correlazione tra l’arrivo della primavera (quindi dei carciofi) e le festività pasquali, che sta a sottolineare come tutto l’universo obbedisca a delle leggi universali che la dimensione culturale umana non può né ignorare né modificare, che la primavera non arriva con l’equinozio del 20 marzo, bensì al compimento di alcuni cicli lunari che si concludono a Pasqua, determinandone il giorno la domenica. Anche la saggezza popolare “Il meglio ciòcco, riposalo per Pasqua” sta a suffragare questa eterna realtà.
La natura e le piante hanno dei ritmi propri ed immodificabili rispetto alle attività umane e l’agricoltura, ha da sempre dovuto fare i conti con il tempo immutato delle stagioni, con lo spazio fisico della terra, con l’energia libera del sole e della luna. Forse per questo ha saputo custodire, meglio che altrove, quei geni preziosi, che il mito transgenico della globalizzazione senza regole e del “tutto, subito e ovunque”, ha fatto perdere ai più, causando prodotti tutti uguali ed omologati, come le ciliegie a Natale, i carciofi a gennaio, i cocomeri a Pasqua e svuotando di significato valori come stagionalità, territorialità e specificità dei prodotti.
La Sagra del Carciofo, oltre ad essere una festa paesana, dovrebbe proprio rammentare e trasmettere questi valori, che noi di Coldiretti stiamo portando avanti con forza anche qui a Sezze, con i Mercati di Campagna Amica. 
Se qualcuno pensa che per fare la Sagra non è più indispensabile che i carciofi crescano a Sezze, a questo qualcuno è bene ricordare che se la gente viene nel nostro paese non è solo per dilettarsi con una festa paesana, in un folklore che degenera nella musica rock , ma per riscoprire sapori autentici, profondamente legati al territorio che li ha generati, alla cultura che li ha prodotti, all’ambiente che li ha alimentati.
Sono questi i valori primari che occorre tutelare e difendere se veramente sta a cuore Sezze, la sua agricoltura e la sua economia, in un mondo che è sempre più artificiale, in cui anche i carciofi sono cambiati perché ne è stato manipolato l’aspetto e il sapore: ibridi da trenta capolini a pianta, tutti uguali, tutti viola, tutti belli, ma tutti sciaguratamente insipidi.


Sezze, 21 gennaio 2017

Trasferito l'ufficio ex UMA di Sezze Scalo

Gli agricoltori protestano per la scelta infelice di effettuare il trasloco nel periodo di inizio anno, quando è maggiore l’affluenza dell’utenza.
Per i non addetti ai lavori, l’ex Uma di Sezze è l’ufficio comunale, capofila anche per i Comuni di Bassiano e Sermoneta, che si interessa dell’assegnazione dei carburanti agevolati alle aziende agricole, oltre che delle certificazioni per la piccola proprietà contadina e rilascio delle autorizzazioni per i vivai. Anche se era da diverso tempo nell’aria, la scelta di trasferire l’ufficio dal Centro Sociale di Sezze Scalo ai locali dell’ ex Colonia Agricola Pontina, cade nel periodo peggiore, quando lunghe code di agricoltori sono giornalmente in fila per le assegnazioni carburanti del nuovo anno, senza le quali non è possibile fare i rifornimenti. 
È di oggi la notizia che, a causa del trasferimento, l’ufficio resterà chiuso per una settimana. Tanto è il tempo stimato per il trasloco e la sistemazione di scaffalature e fascicoli. 

A nulla sono valsi i tentativi di Coldiretti Latina e della Sezione di Sezze per ottenere una proroga di qualche mese, le autorità comunali non hanno nemmeno risposto alla richiesta di un incontro per definire il caso. Così, un gruppo di politici nostrani, per favorire i canti e le danze delle cicale del centro sociale, in cambio di qualche voto alle prossime elezioni, hanno avuto la meglio sulle laboriose formiche dell’agricoltura, che da circa venti anni occupavano una piccola stanza dell’immenso stabile di via Puglie, senza arrecare disturbo alcuno. 
Sono false le notizie apparse sui giornali, secondo le quali le aziende agricole si sono dichiarate per il trasferimento, mentre è invece forte la preoccupazione per la qualità del servizio che verrà fornito nella nuova sede. 
Sotto accusa i collegamenti internet, indispensabili all’espletamento delle pratiche, in quanto nei nuovi locali non esiste la linea fissa ma solo collegamenti wi fi con antenna collegata con il Comune. Non di meno il timore di ladri e vandali, notoriamente in agguato in tutti i luoghi isolati. Tutti fattori che fanno temere rallentamenti del servizio ad una utenza che invece ha l’esigenza di muoversi con rapidità, perché i tempi dell’agricoltura mal si conciliano con i rallentamenti e gli intoppi burocratici. 


Sezze, 12 gennaio 2017

Una volta al mercato delle "carcioffole"

Il giorno di Pasquetta era l’occasione per una scampagnata al campo di carciofi con la famiglia e gli amici

Il mercato stagionale dei carciofi era anche la piazza dove i nostri padri si scambiavano informazioni ed opinioni. Una volta, non ricordo bene se nel 1991 o 1992, mentre il mercato dei carciofi languiva in un piazzale brecciato dello Scalo, si parlava del consolidamento del processo di libero scambio del Mercato Comune Europeo, voluto dal trattato di Mastrich, che sarebbe dovuto gradualmente entrare in vigore da lì a qualche anno. I contadini di Sezze, già provati dai precedenti delle quote comunitarie, che imponevano all’Italia di non produrre generi alimentari per consumare le eccedenze prodotte dagli altri Stati, erano tutti concordi nel dire  “ Mò sémo finito di campà “.

A distanza di venticinque anni, come dargli torto!  E’ a tutti noto infatti, che i politici che abbiamo mandato al Parlamento europeo hanno svenduto l’Agricoltura italiana per interessi industriali o per altri che non erano certamente i nostri. 

Oggi ci ritroviamo senza Agricoltura e senza Industria e con un marea incontenibile di disoccupati, ai quali dobbiamo aggiungere i migranti.

L'economia di Sezze, che da sempre si è basata sull’Agricoltura, è arretrata, ed il mercato globale sta facendo il resto. Può durare tutto questo? 

Come sarebbe oggi un’ Italia senza l’Europa? La risposta sta solo nelle ipotesi, mentre resta il fatto che per inseguire gli interessi di pochi, abbiamo commesso l’errore madornale di trascurare le nostre risorse storiche: l’Agricoltura, le sue eccellenze, il paesaggio, i beni artistici e monumentali.

Non è mai troppo tardi, ma a tutt’oggi non si vede ancora un’inversione di tendenza. Errare è umano ma perseverare è diabolico.

anno 2017