AGRICOLTURA DA SALVARE

          a cura di Vittorio Del Duca

      Tel: 335 62 61 205   mail: agridelduca@libero.it    sito: Azienda agricola Del Duca

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Salviamo la nostra risorsa principale


Sezze, 23 settembre 2018
Arriva il Villaggio
Coldiretti

Arriva il villaggio degli agricoltori Coldiretti: un'occasione unica per vivere da vicino, nel cuore della città, la grande bellezza delle nostre campagne. Un’occasione per grandi e piccini, per vivere in città un giorno da contadino, nella stalla con gli animali della fattoria, sui trattori, nell’agriasilo, nell’orto con le verdure di stagione, ma anche per arrivare a scoprire i trucchi di bellezza delle nonne con l’agricosmetica, gustare le ricette tradizionali dei cuochi contadini o acquistare direttamente dagli agricoltori esclusivi souvenir. E se tutto questo non bastasse è inoltre l’unico posto al mondo dove tutti possono fare un’esperienza da veri gourmet con il miglior cibo italiano grazie agli appetitosi menù preparati dagli agrichef Campagna Amica.


Sezze, 5 giugno 2018
Cibi del passato...

Mi viene da dire che la lettura di questa nota dovrebbe essere riservata ad un pubblico adulto, tanta è la repulsione di chi non ha superato da un bel pezzo gli “anta”e non ha avuto modo di conoscere ed apprezzare alcune tipicità della nostra cucina! 
Ma se pensiamo che dall’inizio di quest’anno giungono dall’oriente, nei banchi dei supermercati, confezioni di vermi e scarafaggi pronti all’uso, in confezioni famiglia da friggere in padella, ecco che raccontare di quelle “schifezze” nostrane, diventa molto più facile. Ma non si dica però che questi insetti sono il cibo del futuro o un ingrediente esotico, perché a Sezze c’è ancora chi ricorda quando nei granai si ponevano a stagionare le forme di pecorino sotto il grano, con lo scopo di favorirne i vermi, che trasformavano il formaggio in una sorta di crema dal sapore leggermente piccante.
Ogni popolo della Terra ha quindi avuto nel passato una propria alimentazione, strettamente legata alle risorse disponibili nel proprio territorio. Anche il palato ha dovuto adattarsi alle diverse realtà territoriali e a preferire alcuni sapori piuttosto che altri; infatti il gusto del buono e del cattivo non sono una caratteristica innata nell’uomo ma si è sviluppato secondo le risorse disponibili.
Così, mentre inorridiamo al solo pensiero che alcuni popoli si possano alimentare con carne di serpente o di cane, oppure di insetti e scarafaggi, per questi invece è del tutto normale considerare il proprio cibo delle autentiche prelibatezze, da proporre sul mercato globale al resto del mondo.
Uno dei piatti tipici della cucina di Sezze, che però non possiamo più proporre, erano i ranocchi (rane), cotti al forno a legna alla “stagnarola” impastati con farina e con passata di pomodoro, allo stesso modo di alcuni pesci. 

I ranocchi erano un piatto estivo perché, per rispettarne la riproduzione, non dovevano essere assolutamente pescati nei mesi con la “r” (febbraio, marzo, aprile, settembre, ecc.) nonostante la palude ne fornisse in quantità pressoché illimitata.
E come contorno? Approfittando del forno acceso, niente di meglio di una stagna di pomodori, cipolle o patate novelle, tutto naturalmente di produzione propria, a chilometri zero, al massimo dalle regioni limitrofe. Bei tempi, quando non c’era bisogno dell’etichetta di origine! La globalizzazione dei mercati era ancora lontana, ed i furti di identità dei prodotti agricoli inesistenti. 
C’era poi il brodino di rana, alimento delicato e altamente digeribile, raccomandato ai bambini e agli adulti che avevano necessità di mangiare “leggero”. 
Oggi le rane, quelle che San Lidano miracolosamente azzittiva nei canali attigui al Monastero di S. Cecilia, quelle che a Foro Appio, secondo il racconto di Orazio, impedivano il sonno ai viandanti romani e davano luogo nella palude ad una fiorente economia, insieme a pesci e cacciagione, sono una specie protetta in via di estinzione e non si odono più gracidare nei canali come in un concerto. Di essi resta oggi solo qualche sparuto solista.
Ma nella civiltà contadina, cui tutti affondiamo le radici, non si sprecava nulla. Il sangue della macellazione del pollame, dei suini, degli ovi-caprini e dei bovini, che oggi ha dei costi per lo smaltimento, per millenni è stato invece utilizzato nell’alimentazione umana e considerato una benedizione di Dio, come il pane.
Il sangue dei polli o delle anatre, essendo di quantità modesta si consumava subito, a pranzo o a cena fritto al tegame, allo stesso modo delle uova, con un po' di olio, un po’ di sale e pezzettini di cipolla.
Con il sangue del maiale si facevano i sanguinacci, una vera golosità. Il sangue si raccoglieva in un sinnolòne (grosso catino di coccio smaltato) e mescolato prima che si rapprendesse, a zucchero, uva passa, qualche candìto di bucce di arancia o di limone, quindi versato nelle budella più grandi dell’animale, allo stesso modo degli altri insaccati. Le budella più piccole erano riservate alle salcicce e se non erano sufficienti bastava recarsi nelle botteghe di generi alimentari ed acquistare quelle sottosale. 
Il sanguinaccio, così preparato, si portava ad ebollizione in un pentolone e poi a completa cottura a fuoco lento e si poteva consumare subito, a fette, con un pò di pane come tutti gli altri insaccati. Il più delle volte veniva riposto nell’arcone e consumato entro una decina di giorni, fritto al tegame con un po' di olio. Diventava una vera golosità da pasticceria, molto gradita ai ragazzi.
Il sangue degli altri animali, ovini e bovini, opportunamente lavorato con sale ed altre spezie veniva fatto rapprendere in forme, come il formaggio, quindi bollito. Si conservava per diversi giorni e si consumava dopo averlo fatto friggere a piccole fette nel tegame, sempre accompagnato dalla immancabile cipolla.
La tradizione è scomparsa con la fine della civiltà contadina, da quando cioè gli animali non scorazzano più nell’aia. Allora venivano mattati con metodi barbari, il maiale, ad esempio, si portava fuori dal recinto (mandriglio) non con un guinzaglio come un cagnolino, ma con un gancio alla gola e poi trafitto al cuore con un grosso coltello, Oggi i tempi sono cambiati: si allevano a centinaia in batteria, reclusi in pochissimo spazio, come macchine da carne, secondo le norme europee del “ benessere animale”. Escono solo per essere avviati alla macellazione in centri specializzati ed attrezzati con tutti gli accorgimenti igienici, sempre secondo quelle norme europee costruite per il loro “benessere”. 
La pietà umana, ha fatto si che alcuni diventassero vegani. Ma fino a quando? Osservando quanto avviene in natura, nessuno può mettere in dubbio che si compone da prede e da predatori e che il pesce grande mangia quello più piccolo. L’uomo non fa eccezione, oltretutto il suo organismo per stare bene, ha bisogno di proteine di origine animale. Dura lex sed lex …anche in natura.


Sezze, 20 maggio 2018
Sovranità alimentare ed etichetta d’origine, ecco il contratto Lega-M5S

Sovranità alimentare per l'agricoltura, etichettatura di origine obbligatoria, riforma della Pac, nuovo approccio nei trattati di libero scambio, voucher e stop sanzioni Russia. Sono i punti chiave della “parte agricola” della bozza di Contratto gialloverde, l’accordo programmatico che dovrebbe fungere da base per il nuovo Governo a guida Lega-M5S, divulgato dall'Huffington post.

Nel documento si ricorda che il settore primario è “uno dei più promettenti dell’economia” anche se è da tempo “impegnato a sopravvivere alla competizione globale dei mercati”. L’obiettivo è dunque “una nuova presenza a Bruxelles per riformare la Pac”, integrando le “misure di sostegno, specie quelle dello sviluppo rurale con interventi per realizzare obiettivi di interesse generale quali la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici, la sicurezza alimentare”.

Il contratto gialloverde impegna dunque a “difendere la sovranità alimentare dell’Italia e tutelare le eccellenze del made in Italy” condizionando le scelte all’interno della prossima riforma della Politica agricola comune, anche mettendo in campo strumenti per garantire trasparenza ed efficienza nell'erogazione dei fondi Pac da parte delle Regioni.

E’ inoltre prioritario, per Lega-M5S adottare un sistema di etichettatura d’origine corretto e trasparente che garantisca una maggiore tutela dei consumatori.

Altro punto forte del contratto è un “nuovo approccio europeo nei trattati di libero scambio con i paesi terzi”, che dovranno essere ratificati dagli Stati membri ed esaminati dai parlamenti nazionali.

Ma un pilastro dell’azione del prossimo governo sarà anche “la riforma dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (Agea) e del Siam il Sistema informativo unificato di servizi”. Ma il contratto gialloverde prevede altri temi di interesse agricolo, a partire dal capitolo sul ritiro delle sanzioni alla Russia, che hanno causato l’embargo di Putin sui prodotto agroalimentari europei, compresi quelli italiani.

In agenda anche il ritorno dei voucher lavoro, nati per il settore agricolo, la cui cancellazione “ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresenta uno strumento indispensabile”.


Sezze, 21 gennaio 2018

Questa non è l'Europa che sognavamo

Dopo il Ceta arriva il Mercosur e l’agricoltura italiana torna ad essere merce di scambio per accordi internazionali che danneggeranno gravemente le imprese agricole e le produzioni Made in Italy. A denunciarlo è la Coldiretti in riferimento al negoziato commerciale che l’Unione Europea ha intrapreso con i Paesi del mercato comune dell'America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, oltre al Venezuela (che non rientra però nel patto). 

Lintenzione sarebbe di chiudere l’intesa entro il prossimo mese di marzo ma sono diversi i dubbi sull’impatto del trattato su alcuni settori cardine dell’agroalimentare tricolore. Non a caso Coldiretti ha chiesto alle ultime riunioni sui tavoli dei Ministeri delle Politiche agricole e dello Svilupo economico di evitare accelerazioni repentine su posizioni non condivise, visti i tanti aspetti che rimangono da chiarire.

A preoccupare è, tra i vari punti, l’apertura all’arrivo a dazio zero in Europa di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani. Si parla di un contingente di 70mila tonnellate che potrebbe aumentare a 100/130mila tonnellate. Ciò implica una concorrenza sleale nei confronti degli allevatori italiani e un abbassamento della qualità per i consumatori, considerato che l’86% della carne importata dall’Ue già proviene dalla Paesi Mercosur che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente.

Lo stesso discorso vale per il riso, dove il contingente tariffario sarebbe di 45mila tonnellate, ma anche gli agrumi, specie considerando le problematiche fitosanitarie dei prodotti provenienti da Paesi Mercosur contaminati da Black-spot o Macchia nera.

Ma preoccupa anche il discorso della protezione delle indicazioni geografiche e della lotta al fenomeno dell’italian sounding in paesi come quelli sudamericani, in cui la produzione di cibo che richiama all’Italia o ne storpia le principali specialità è particolarmente fiorente.

Decisamente più ridotti i vantaggi per l’export agroalimentare Made in Italy. La liberalizzazione riguarderebbe vini, sughi, marmellate, conserve di frutta, olio d’oliva ma non pasta, formaggi, aceti, pomodori preparati. E anche laddove c’è il semaforo verde, come nel caso del vino, il potenziale dell’export resterebbe in ogni caso limitato a causa di un accordo interno dei Paesi Mercosur che favorisce i prodotti di Cile ed Argentina.


Sezze, 20 ottobre 2017

Ritorna a Sezze il mercato di Campagna Amica

La nuova Amministrazione comunale, nel segno della continuità  con il passato, ha firmato la delibera che autorizza il Mercato di Campagna Amica di Coldiretti alla vendita dei propri prodotti presso la rotatoria di viale Marconi – Piagge Marine. Il primo appuntamento è fissato per giovedì 26 ottobre. L’accordo Comune- Coldiretti prevede un incontro mensile sperimentale nel Centro storico, a P.za Regina Margherita (San Pietro) anziché in viale Marconi, con lo scopo di rivitalizzare il centro.  E’ prevista, in aggiunta, una graduale estensione del Mercato alle periferie (Sezze – Scalo, Colli, ecc) e la partecipazione ad importanti eventi del paese. Coldiretti, dal canto suo, sta  lavorando per ampliare la gamma dei prodotti offerti in vendita, con l’obiettivo minimo di raddoppiare il numero dei gazebi.

Attaverso la Fondazione Campagna Amica, Coldiretti promuove una vera e propria rivoluzione culturale, cambiando il modo di fare la spesa e, conseguentemente,  il rapporto con il cibo di tutti quei cittadini che hanno scelto di acquistare regolarmente dagli agricoltori, privilegiando i concetti di stagionalità, sicurezza, legame con il territorio, riscoprendo valori forti quali la fiducia, le relazioni umane, la conoscenza e finanche il gesto di un semplice sorriso o una stretta di mano.

Un’operazione la cui riuscita era tutt’altro che scontata, tanto più in un periodo di  crisi e di calo dei consumi, ma che ha portato oggi il brand Campagna Amica a diventare per il consumatore sinonimo di buon cibo italiano, sano e di qualità. Un valore immateriale prezioso che le nostre aziende accreditate possono spendere sul mercato con legittimo orgoglio. 
E’ un nuovo protagonismo agricolo in quelle filiere produttive che da troppe stagioni sono finite in mani sbagliate, spesso con gravi danni di immagine per il made in Italy a tavola. Queste filiere le stiamo riportando nelle mani giuste. Le nostre!

Gli agricoltori di Campagna Amica attendono quindi tutti i cittadini consumatori all’appuntamento di giovedì 26 Ottobre per offrire il meglio delle produzioni locali: cibi freschi e genuini a Km zero, che fanno bene alla salute e all’ambiente, ottimi prodotti di stagione rigorosamente in filiera corta. 

I mercati di Campagna Amica non sono solo l’appuntamento per una spesa di qualità ma  anche un modo  per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di un’alimentazione sana e di uno stile di vita corretto e consapevole. 

 

anno 2018